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TECNOLOGIE
30 agosto 2017
Effetti dell'evoluzione tecnologica sulla globalizzazione e conseguenze sulle persone.

Effetti dei progressi tecnologici  sulla  globalizzazione   e  conseguenze   della  globalizzazione sullepersone.

 

<<Nel Feudalesimo la posizione di preminenzaderivava dal potere militare e dal dominio della terra. Nel Capitalesimo ilcontrollo che assicura la preminenza deriva dalle reti, dalle conoscenzetecnologiche e dall’impiego di vasti capitali, a loro volta in grado diinfluenzare il potere e le sue decisioni>> (Da “Capitalesimo. Il ritorno del feudalesimo nell’economia mondiale” DiPaolo Gila)

 

 

Con leinnovazioni tecnologiche nell’informatica e nella telematica, ma anche conl’uso dei containers nei trasporti, la globalizzazione ottenne un’ulteriorespinta. La crescita ha però creato molte illusioni: in primis, che possa essereeterna e costante. In secondo luogo, che possa interessare tutti gli stati, sesolo avessero tutti politiche economiche neoliberiste.

Nel 2000 ilPIL mondiale è ben sette volte quello del 1950, ma si riscontrano tali problemi(inquinamento, fame, guerre civili in Africa, ecc) che hanno indotto ariflettere su quanto sia negativo uno sviluppo eccessivo e incontrollato.Alcuni, tra cui Serge Latouche, propongono un rallentamento o addirittura una“decrescita”.

 

In paesidefiniti in passato “in via di sviluppo” si differenziano tra quelli che hannoraggiunto un certo grado di sviluppo e quelli che sono rimasti al palo o sonoaddirittura precipitati in una situazione di miseria generalizzata peggioredella precedente povertà.

 

I casi piùnoti sono quelli della Cina e dell’India (quest’ultima ha uno sviluppo moltosignificativo in settori altamente qualificati, mentre l’altra ha un un tassodi screscita che viaggia sul 9% annuo, ridimensionato al 7% in questi ultimianni, e però non si è ancora specializzata in alcuna produzione ad altatecnologia). Ma anche il Vietnam e il Brasile hanno un tasso di crescita moltoelevato (rispettivamente l’8,4% e il 6%). Anche molti paesi africani cresconodel 5% l’anno e la Cina investe grandi capitali in Africa, con una politicaneocolonialista che però risulta diversa, nell’approccio, rispetto a quella delcolonialismo europeo; la Cina, in cambio delle materie prime, costruisceinfrastrutture (che però è lecito chiedersi quanto possano durare).

 

Soprattuttoin Africa, però, persistono paesi che sono in una condizione disumana, conmalattie infettive e parassitare, malnutrizione o denutrizione, instabilitàpolitica, guerre civili. E’ il caso di stati come la Somalia, il Malawi, loZimbabwe, il Sudan (diviso di recente con la secessione della repubblica delSudan del Sud, che però a sua volta è ripiombato in una guerra civile e che haanche subito una carestia, come nel vicino Darfur, regione del Sudancompletamente abbandonata dalla “comunità internazionale”). Anzi, molti diquesti paesi, sono in tali condizioni proprio per colpa dell’Occidente, dellesue politiche predatorie e dell’applicazione di politiche economichepreconfezionate e non adatte ai casi specifici dati da paesi con una geografiadel tutto diversa da quella dei paesi dell’emisfero boreale, con clima esituazione ambientale non propizi.

Si creano rapporti molto stretti tra le aziende di tutto il mondo anche con ilfenomeno della delocalizzazione. Le aziende si spostano sempre più nei paesimeno forti economicamente, sfruttandone la mano d’opera a basso costo.

Ciò, se da unpunto di vista strettamente economico può sembrare positivo, perché significache la produzione si sposta dove c’è un vantaggio comparato o addirittura unvantaggio assoluto, nei fatti ha creato delle esternalità negative, in primisl’aumento della disoccupazione, specialmente negli stati dell’EuropaOccidentale (con la sola parziale esclusione della Germania, che è riuscita ariformare il suo apparato produttivo puntando non solo sulla delocalizzazionedi alcune produzioni, ma anche sull’innovazione e la ricerca scientifica etecnologica).

 

Ladisoccupazione ha creato situazioni sempre più gravi di esclusione sociale e incerti casi anche fomentato l’odio razziale, per via dell’esagerato peso che sidà all’immigrazione come causa della disoccupazione stessa; in realtà questa ècausa principalmente dalla delocalizzazione produttiva; le mansioni per cuisono impiegati immigrati sono quelle che la maggioranza dei giovani italianinon vorrebbe, specie se per paghe basse (ma che sono relativamente alte per gliimmigrati, che contano di mandare delle rimesse alle loro famiglie nei paesid’origine).

Scrive Luciano Gallino: <<La disoccupazione di lunga durata ha sugli individui effetticumulativi, prima economici, poi sociali e psicologici. Che ne è colpito, dopoaver perduto il salario resta prima o poi anche privo delle indennità erogatedallo Stato, in varia forma e per periodi diversi da un paese all’altro. Peruna famiglia può essere la rovina economica. Per l’individuo ha inizio unacarriera di degrado delle proprie relazioni interpersonali, con i familiari econ la comunità. Infine, l’essere disoccupati per anni di seguito ha ancheeffetti negativi sulla sua autostima, sulle motivazioni e sulle competenze chesono necessarie per poter sperare di trovare un altro lavoro. Ne deriva che,più a lungo si resta disoccupati, tanto più peggiora lo status complessivodella persona, e tanto più diminuisce la probabilità di trovare lavoro. Lacaduta nella povertà e nella solitudine diventano irreversibili. Tramite talecircolo vizioso l’esclusione giunge a investire tutte le sfere dell’esistenza>>.( Da “Globalizzazione e disuguaglianze”,alle pagine 87 e 88).

 



 La sperequazione tra i paesi porta ad unaforte pressione di migranti verso i paesi occidentali, in quanto, soprattutto igiovani vedendo attraverso i media il miraggio del benessere e non avendocomunque altra scelta, se non di vivacchiare nei loro paesi, tentano di tutto purdi giungere in quello che, probabilmente, assimilano all’Eldorado, per viadella differenza tra i redditi medi dei paesi occidentali (in senso stretto,hamingtoniano, di USA, Canada e paesi dell’Europa Occidentale) e quelli deipaesi extra-occidentali. Tutto ciò mette in crisi il sistema degli Stati,inclusi G8 e G20. Nonostante le scelte neoliberiste in campo industriale, ilprotezionismo persiste nel settore agricolo, sia per quanto riguarda la UE, sianegli USA. Ciò va, per altro, contro certe dichiarazioni di intenti a favoredello sviluppo dei paesi poveri che non riescono a competere sul mercato pervia degli alti dazi doganali.

Dalsaggio di Jean Ziegler (“Laprivatizzazione del mondo”) a pag. 150 traggo questo passo:
 <<A Marrakech, gli stati dominanti del Nord avevano promesso agli statidel sud una rapida liberalizzazione dei mercati agricoli. Nulla è stato fatto,né a Singapore, né a Seattle, né a Doha, né nel corso di nessuna Conferenza delcommercio. La maggior parte dei prodotti del Sud resta tuttora tagliata fuoridai ricchi mercati del Nord. Gli stati del Nord continuano a riversare la lorosovrapproduzione agricola sugli stati del Sud, grazie ad astronomichesovvenzioni all’esportazione. I governi del Nord, in effetti, sovvenzionano inmodo massiccio la loro produzione agricola. Un solo dato: nel 2002 gli statidell’OCSE hanno versato ai loro agricoltori 335 miliardi di dollari sotto formadi sussidi alla produzione  e  allastabilità dei prezzi. In che modo un contadino congolese, boliviano o birmanopuò lottare contro una simile concorrenza?>>;

 più avanti, a pag. 160: << La grande maggioranza dei paesi più poveri ècostituita da paesi agricoli. L’87 % dei contadini vive nell’emisfero Sud. Glistati del Nord, il cui potere d’acquisto è elevato, chiudono i loro mercati aiprodotti agricoli e agroalimentari del sud>> (a parte alcuni prodottiche ci servono come il cacao, il caffè, le banane, ecc ecc, che però sonoprodotte da multinazionali occidentali --- aggiungo io). <<Allo stesso tempo, i paesi dominanti del WTO sovvenzionanoampiamente la produzione e l’esportazione dei loro prodotti agricoli. Questeeccedenze si riversano nel Terzo Mondo e sono responsabili della distruzionedelle fragili economie agricole locali>>.

 

Si giungequindi al paradosso che le carestie spesso avvengono non per mancanza di cibo,ma per il fatto che gli abitanti dei paesi sottosviluppati non possonocomprarlo.

 

SempreZiegler: << Prendiamo inconsiderazione solo l’esempio dello Zimbabwe. La produzione autoctona di burroè crollata del 92% tra il 1994 e il 1999 perché non poteva rivaleggiare – intermini di qualità e di prezzo – con la produzione europeasovvenzionata.[…]Rubens Ricupero constata: “[L’origine della miseria] stanell’abisso tra la retorica dell’ordine internazionale liberista e la suarealtà. In nessun altro luogo questo divario è più flagrante che nel sistemacommerciale internazionale”.>>

 

Non solo, maè evidente che molte delle carestie avvenute in Africa nel corso della secondametà del 900 sino ad oggi, sono state programmate.

 

Dapag. 210: <<Niente è semplice,dunque, in Mauritania. Ma una cosa è certa: oggi in questo paese lasottoalimentazione e la malnutrizione sono aumentate in modo esponenziale. ANoukchout, Chiunguetti, Tamchaket, in tutte le città del paese, bambiniaffamati, mendicanti dallo sguardo spento, tendono ormai la mano alviaggiatore. Sordide bidonvilles si estendono ai margini dei villaggi ediventano l’ultimo rifugio per le famiglie rovinate dal FMI. Prima dellosconvolgimento delle strutture agrarie, solo il 5% del riso consumato inMauritania veniva prodotto nel paese; adesso la percentuale supera il 50%. Mail prezzo è salito alle stelle perché il riso prodotto dalle grandi impreseagricole nate dalla privatizzazione è due volte più caro di quello che un tempoil governo importava dalla Thailandia. Da qui l’aumento rapido e angosciantedella malnutrizione e della fame che colpiscono gli strati più poveri dellapopolazione. Il FMI non contesta che il prezzo del riso autoctono siaesorbitante, ma ribatte che producendo localmente il riso, il governo risparmiavalute estere. Sottinteso: queste valute possono essere utilizzate per pagaregli interessi del debito contratto con le banche occidentali, e così che deveessere. Bisogna dunque che i bambini muoiano di fame e di malattie legate allasottalimentazione affinché possano essere destinate al servizio del debito, inaltre parole a beneficio dei predatori>>.(grassetti miei).

 

Ancoradal libro di Ziegler, ma a pag, 188, riferendosi però alla situazione delBrasile (nel 2002):<<Leprivatizzazioni sono al centro del dogma dei signori e dei loro mercenari. Ognivolta che un ministro va a Washington per mendicare un prolungamento delcredito, gli avvoltoi del FMI gli strappano un nuovo brandello dell’industria odel settore pubblico del suo paese. Il metodo è sempre lo stesso. Il FMI esige

– e ottiene – la venditaalle società transnazionali, di solito statunitensi o europee, di industrie oimprese di servizi (assicurazioni, trasporto, ecc) che appartengono a unsettore redditizio. I settori non redditizi dell’economia restano, beninteso,nelle mani del governo locale>>.

 

L’economiastatunitense vede oggi anche la penetrazione del capitale cinese, sia perquanto riguarda il debito pubblico, sia per gli investimenti diretti enell’acquisto di aziende americane, come, ad esempio, il caso della cessionedel comporto di produzione dei pc dalla IBM alla Lenovo; si profila sempre dipiù una simbiosi economica tra Cina e USA (tale che è fortemente improbabile uno scontro bellico tra questi duepaesi, anche se si usassero armi non atomiche).

 

Nel 2007 èscoppiata un’altra crisi per via del crollo di un sistema di speculazionifinanziarie, combinato a prodotti finanziari di pessima qualità, come i mutuisubprime. La crisi continua fino ad oggi, con il rischio di mettere arepentaglio la stabilità politica sia in Europa, sia, anche se in minor misura,nelle Americhe (USA compresi); alle prossime elezioni europee del 25 maggio, cipotrebbe essere un exploit dei partiti anti-euro, contro l’integrazione europeae contro l’immigrazione.  Questimovimenti, oltretutto, hanno una visione distorta delle cause della crisi;molti di coloro che li voteranno credono che tornando alla lira, tutto sisistemerà e che la crisi sia stata voluta dai banchieri internazionali e dallaBanca centrale europea, per scopi di lucro. Tutto ciò non è corretto, anche seun fondo di verità c’è; è indubbio infatti che le crisi che hanno colpitol’Occidente (cicli economici, ma con esiti peggiorati per via di speculazionifinanziarie incontrollate) sono state causate dalla cosidetta “deregulation”.

 

Dice in proposito Joseph Stieglitz,a pagina 151 de “Il prezzo delladisuguaglianza”:

 

 

<<La deregolamentazione ha svolto un ruolocruciale nel creare l’instabilità che noi, come molti altri paesi, abbiamoconosciuto. Ma lasciare le briglie sciolte ai grandi gruppi, e soprattutto alsettore finanziario, era nell’interesse miope dei ricchi, i quali usarono illoro peso politico e la loro capacità di plasmare le idee per spingere laderegolamentazione prima nel settore aereo e dei traporti in generale, poinelle telecomunicazioni e finire, cosa più pericolosa di tutte, nellafinanza.  Le regolamentazioni sono regoledel gioco concepite per far lavorare meglio il nostro sistema, ossia pergarantire la concorrenza, prevenire gli abusi e tutelare chi non puòproteggersi da sé. Senza qualche restrizione, i tipi di fallimenti del mercato[…] per via dei quali i mercati non riescono a produrre risultati efficienti,dilagano. Nel settore finanziario sin creeranno, per esempio, conflitti diinteresse, eccessi – di credito, di indebitamento, di assunzione di rischi – ebolle. Ma chi fa affari vede le cose in modo diverso: libero da vincoli, vedesolo l’aumento dei profitti. Non pensa alle più ampie conseguenze sociali edeconomiche, spesso a lungo termine, del suo operato, ma al proprio ristrettointeresse personale di breve periodo, ai profitti che potrebbe accumulare ora>>.

 

 

Poi, a pagg. 153-154: […]

 

 

 

<<Sulla scia della crisi finanziaria globaledel 2008, si sta creando un consenso sempre più ampio riguardo al fatto che ladisuguaglianza conduce all’instabilità e che questa contribuisce alladisuguaglianza. Anche il fondo monetario internazionale […] ammette, inritardo, di non potere ignorare la disuguaglianza per ottemperare al propriomandato. In uno studio del 2011 concludeva: “Osserviamo che periodi di crescitapiù lunghi si associano fortemente a una distribuzione del reddito piùegualitaria […] Su orizzonti più lunghi, una riduzione della disuguaglianza euna crescita sostenuta potrebbero essere quindi i due lati della stessamedaglia.”   Nell’aprile dello stessoanno, il suo ex direttore generale Dominique Strauss-Kahn sottolineava: “allafine, occupazione ed equità sono i mattoni con cui costruire la stabilità e laprosperità economica, la stabilità politica e la pace. Questo è il centro delmandato del FMI. Deve essere anche al centro dell’agenda politica”.

Nella realtà l’opera del FMI si è sempre interessatoprevalentemente di tutelare gli interessi dell’Occidente e degli USA inparticolare.

Continuando il discorso su comela tecnologia influirà sul processo di globalizzazione politica, so che la previsionedi cui discuterò adesso può sembrare pura fantascienza, almeno per ora, maquesta ipotesi non va scartata a priori; e infatti molti sociologi edeconomisti, che citerò in seguito, la tengono in conto.  Secondo alcuni scienziati e inventori, tracui Ray Kurzweil (con entusiasmo) ed Elon Musk (con più apprensione), entro il2045 dovrebbe avvenire un fatto rivoluzionario e sconvolgente, tale che tuttoil nostro sistema economico e politico ne sarebbe completamente trasformato: sitratta della “Singolarità Tecnologica”,cioè il punto in cui l’intelligenza artificiale sarà talmente sviluppata da nonessere più controllabile da nessun essere umano, neanche quelli più geniali.

Non è strano che le scimmie che sonorimaste nella foresta pluviale non si siano evolute come noi, in quanto nonhanno avuto lo stesso "stress adattativo". Invece quelle che sievolsero nella parte centro-orietantale dell’Africa, più arida, si solodifferenziati in modo prodigioso anche se lo svilppo tecnologico e industrialeha visto il suo acme solo negli ultimi  2secoli. Circa 300.000 anni fa, una specie derivata da Homo Habilis, HomoErectus, scoperse l'uso del fuoco. Solo una settantina d'anni fa si inventà laBomba Atomica.

Che cosa accadrà nei prossimi 100 anni? 100 anni per il "tempoprofondo" (quello delle scale temporali geologiche) non sono nulla! ma èormai evidente che l'evoluzione culturale e soprattutto quella tecnologica vain modo logaritmico!

Nel corso della storia della vita sulla Terra sono avvenute alcuni eventiprodigiosi che possono anch’essi essere considerate “singolarità” (ad esempio,a prescindete dal Big Bang e dagli altri fenomeni primordiali della fisica, lanascita del codice genetico basato sul DNA, la formazione delle prime cellule,la differenziazione in organisimi unicellulari e pluricellulari, la speciazionee l’evoluzione per selezione naturale, la nascita del genere Homo da un gruppodi altre scimmie, l’origine dell’uomo anatomicamente moderno, la scoperta delfuoco, l’origine dell’agricoltura, la nascita delle prime città, ecc, ecc). 

Questa imagine illustra bene questo fatto, come si spiega in questo video (cheillustra il capitol sulle “sei epoche” del libro di Ray Kurzweil intitolato “LaSingolarità è vicina”)

https://www.youtube.com/watch?v=jOC0DBvhuaY



Ecco il sito principale del “singularitanismo.
http://www.singularity.com/charts/page17.html

La singolarità tecnologica sarebbe quindi un'altra singolarità da attuare, manon è detto che sia davvero realizzabile o che lo sia così presto e infattil’informatico Paul Allen si è detto scettico sulla sua realizzabilità,quantomeno in tempi brevi.


27 ottobre 2011

Paul Allen: La singolarità è lontana!

 

Paul Allen, che assieme a Bill Gates fondò ilgigante Microsoft nei primi anni '80 è ritenuto uno dei pochi genidell'informatica a livello mondiale assieme allo stesso Bill Gates, SteveWozniak e al defunto Steve Jobs.

 

E' uscito di recente con un articolo intitolato"The Singularity Isn't Near" (La singolarità non è vicina...)parafrasando sarcasticamente il titolo del famoso libro di Ray Kurzweil. Inquesto testo, che ha suscitato vivaci commenti, Allen mette in luce alcuni deiproblemi delle proiezioni di Kurzweil affermando che la sua legge detta"dei ritorni accelerati" è infondata da un punto di vista logico eche quindi la singolarità non apparirà affatto attorno al 2045 come affermatodal suo collega scienziato-futurologo.

 

Altresì mette in luce che allo stato attualenon possiamo pensare di emulare una mente pensante in una macchina dato che nonabbiamo spiegazioni certe, ma solo aleatorie, di come funzioni realmente un cervello umano. In altre parole: come loemuli se non sai nemmeno come è fatto?

 

Oltre a ciò Allen mette in evidenza quello chesu queste pagine avevo citato come Il problema del Software in un post dialcuni mesi fa e che ebbe reazioni molto timide. Mi fa piacere invece che ungrande esperto di Information Tecnology a livello mondiale confermi oggi i mieisospetti. Siccome l'articolo mi pare interessante, anche per le necessariecontrodeduzioni da opporvi (la Singolarità potrebbe apparire anche per altrevie...) non escludo di tradurlo e ripubblicarlo su futurology.it prossimamente.

 

http://estropico.blogspot.it/2011/10/paul-allen-la-singolarita-e-lontana.html#axzz4pvZ3oV2l       
                     
https://www.technologyreview.com/s/425733/paul-allen-the-singularity-isnt-near/    


Comunque, se dovesse verificarsi, la singolarità tecnologica sarebbe l’iniziodi uno sviluppo esponenziale della tecnologia e della scienza cheincentiverebbe (molto più di quanto fatto finora) il superamento dei limitifisici e mentali della nostra specie secondo il movimento di pensiero chiamato“Transumanesimo”.

Un articolo che ne parla:
 
http://www.huffingtonpost.it/2017/03/16/ray-kurzweil-ingegnere-capo-google-profezia_n_15403024.html
 
La medicina ela chirurgia (in tutte le forme, compresa quella estetica) sono anch’essiespedienti con cui l'umanità cerca di superare i propri limiti. Personalmenteio vorrei tornare a quando avevo 25 anni (o anche meno) e non dover mai piùinvecchiare e in realtà la scienza sta indagando anche su questo, trattando ilprocesso di invecchiamento come se fosse una vera malattia; in proposito citoalmeno il titolo di un saggio uscito il mese scorso, intitolato “La scienza cheallunga la vita”, di Elizabteh Blackburn ed Elissa Epfel. Inoltre le promesse del transumanesimo stanno già per veniremantenute dall’invenzione di un nuovo mettodo di correzione del genoma: ilCRISPR; di questo tratta il saggio di Anna Meldolesi “E l’uomo creò l’uomo -CRISPR e la rivoluzione dell’editing genomico”.
Nel saggio di David Runciman “Politica”, apagina 66 c’è un capitolo sulla rivoluzione tecnologica di cui traggo un passo(e scatto una foto) a pagina 70: <<La tecnologia ha il potere di far sembrare lapolitica obsolete. La rapidità di cambiamento emargina l’attività di governo,che può apparire lento, scarsamente manovrabile, zoppo e irrilevante. Può ancherendere il pensiero politico noioso se confrontato con le grandi idee cheemergono dall’industria tecnologica. E questo non si riferisce solo a ideeparticolarmente innovative su quel che sarà a breve tecnologicamente possibile:robot intelligenti, impianti computerizzati nei cervelli umani, realtà virtualeindistinguibile dalla realtà effettiva (tutte cosec he Ray Kurzweil, ilco-fondatore della University of the Singularity sponsorizzata da Google, pensadiventeranno reali entro il 2030)>>
La previsione della Singolarità Tecnologica è presa in considerazioneanche dal saggio “2030 La tempesta perfetta” citato in precedenza;  nel capitol “le ambigue promesse dellatecnologia” di cui cito solo alcuni stralci: <<La portata delle innovazioni tecnologiche che l’uomo è stato capace dischierare sulla Terra negli ultimi secoli è ormai tale da spingere qualcheeminente studioso ad affermare che, per la prima volta, l’uomo ha davvero laforza di modificare la storia del Pianeta in maniera permamente, al punto dainaugurare una nuova era geologica: l’Antropocen>>. (pag 47)
In realtà l’Antropocene (termine inventato dal chimico PaulKrutzen) se fosse accettato nella classificazione dei tempi geologici sarebbeun’ epoca dell’era cenozoica del periodo quaternario, ma tant’è,  a noi importa il fatto che siamo a unlivello dello sviluppo tecnologico per cui o ci estingueremo oppure diventeremoqualcos’altro. Gliautori del saggio a pagina 49 sanciscono:
<<
Ci piacciao no, l’Homo Sapiens è alla vigilia di un salto evolutivo paragonabile a quelloche ci separa dall’uomo preistorico. La curva di accelerazione delle tecnologieci avvicina al cosidetto “punto della Singolarità”, paragonabile a quello chesono i buchi neri per la fisica o le divisioni per zero in matematica: il puntonel quale le regole che applichiamo per cercare di prevedere il futuro nonmvalgono più, e si passa a un nuovo paradigma. Quando le macchine diventeranno* più intelligenti dell’uomo, o comunque l’integrazione uomo-macchina daràvita a forme di intelligenza oggi impensabili, avverranno fenomeni di taleaccelerazione tecnologica (sempre che l’uomo sia in grado di dominare questoprocesso senza farsi distruggere) da rendere il future imprevedibile>>.

*Ioavrei scritto “diventassero”; ma probabilmente gli autori considerano veritieretali previsioni e che sia solo una questione di tempo la loro realizzazione. Apagina 51: <<Ilsito    http://futuretimeline.net/   , costruito con gli apporti di scienziati, futurologi, inventori,scrittori, si azzarda a dettagliare le previsioni sulle tecnologie disponibili,ma anche sull’evoluzione della società umana e dello stesso Homo Sapiens. Annoper anno fino al 2100, ma il sito si spinge anche oltre e per il secolosuccessive prevede una crescente divergenza tra umani e transumani. Questiultimi si considerereranno pressocché eterni, perché il cervello potrà esseresottoposto a un back-up, come un disco rigido, per trasferire le informazionisu un altro corpo creato con clonazione. I transumani potranno così conquistarel’Universo, lasciando agli umani una Terra sempre più degradata.
Senza spingerci così lontano, il conflitto tra i ‘natural’ e gli ‘enhanced’, I“potenziati”, che credono nel Transumanesimo e sono diposti a tutto pur diprolungare la propria vita, essere più belli e accrescere le proprie facoltàmentali, potrebbe già caratterizzare i prossimi decenni
>>.

Sarebbetroppo lungo citare tutte le parti in cui si ipotizzano gli scenari che cisarebbero se Singolarità tecnologica e Transumanesimo dovessero verificarsi; insintesi, il saggio ne descrive tre:
Nel primo si ha la convinvenza pacifica tra umani e intelligenza artificialeforte e la simbiosi non disumanizzante con essa;

<< A Kurzweil il magazine Time ha dedicato lacopertina del 21 febbraio 2011, con un titolo di grande effetto: “2045, l’annoin cui l’uomo diventa immortale”. L’Innesto tra uomini macchine, col passaggio finale delle responsabilitàdecisionali dagli uni alle altre, pone ovviamente immani problemi etici. Non èneanche detto che la tabella di marcia di Kurzweil sia infallibile: da un latoassistiamo ad accelerazioni tecnologiche imprevedibili fino ad alcuni anni fa,dall'altra ci sono ritardi inegabili. Si pensava che per il 2010   I computer sarebbero stati in grado di darcitraduzioni corrette, ma questo obiettivo appare in realtà lontano. Però èdifficile negare che Kurzweil indichi la direzione di marcia verso cui si stamovendo l'umanità, sempre più dipendente da un insieme di nuove tecnologie chepossono tederminare la sua salvezza o la sua dannazione, con difficoltà, maanche con continue accelerazioni.

e il paragrafo si conclude con questa denuncia(a pagina 55):

<<L’accelerazione tecnologica non è esente da rischi maper Kurzweil nessuno la può arrestare perché si tratta di un evoluzionemondiale. Se anche qualche paese volesse rallentare alcuni aspetti dellaricerca scientifica considerati pericolosi, le nuove tecniche verrebberosviluppate da qualche altra parte, costringendo alla fine anche i refrattari adadeguarsi per non rimanere indietro>>

Nel Secondo scenario si paventa invece la totale distruzionedella specie umana, citando un articolo dell’informatico Billy Joy pubblicatosu Wired (solo nell’edizione Americana) nel 2000.
“Why the future doesn’t need us?”

<<
Non c’è solo il rischio di un incidenteprovocato dale GRIN*; è l’atteggiamento stesso dell’uomo, quello che Joycontesta>>
*Le GRIN sono le tecnologie emergenti(GRIN è una delle sigle con cui sono indicate e sta per Genes, Robotic, Information and Nano processes.
Billy Joy sostenne in quell’articolo un monito contro il rischio che l’umanitàdiventi troppo dipendente dalle macchine.
<<Sealle macchine è permesso di prendere le proprie decisioni, non possiamo farealcuna congettura sul risultato, perchè sarà impossibile indovinare come talimacchine potranno comportarsi. Noi indichiamo soltanto come il destino dellarazza umana sarà alla mercè delle macchine. Si potrebbe obiettare affermandoche la razza umana non sarebbe mai così stolta da consegnare tutto il poterealle macchine. Ma non stiamo altresì suggerendo che gli umani volontariamenteconsegnerebbero il potere alle macchine o che le macchine di proposito siimpossesserebbero del potere. Quello che suggeriamo, è che la razza umana possafacilmente lasciarsi scivolare verso una posizione di totale dipendenza dallemacchine per cui non possa avere alternativa che accettare tutte le decisioniprese dalle macchine. Visto che la società ed i suoi problemi diventano semprepiù complicati, e le macchine sempre più intelligenti, le persone lascerannoche le macchine prendano sempre più le decisioni per loro, semplicemente perchèdecisioni fatte dalle macchine porteranno migliori risultati che quelle fattedagli esseri umani. Si arriverà prima o poi ad uno stadio in cui le decisionida prendere per mantenere il sistema saranno così complicate che gli esseriumani non saranno in grado di farle in modo intelligente. A quel punto lemacchine avranno effettivamente il controllo. Le persone non sarannosemplicemente in grado di spegnere le macchine, perchè ne saranno cosìdipendenti da far risultare lo spegnimento un suicidio>>.

Iltesto completo lo si trova in italiano in questo sito: https://www.tmcrew.org/eco/nanotecnologia/billjoy.htm 
e anche nel sito originale: https://www.wired.com/2000/04/joy-2/

Citatodal saggio “2030 La tempesta perfetta” a pagina 56, viene commentato così:
<<L’uscita del saggio di Joy su Wired ha provocato un intenso dibattito,ma va detto che l’autore, definito per la sua genialità, l’Edison di Internet,non è il solo a proporre previsione catastrofiche. Martin John Rees, astronomoreale in Gran Bretagna dal 1995, attribuisce all’umanità una propabilità disopravvivenza fino al 2100 che non super ail 50%. Come ridurre I rischi?Disseminando l’umanità fuori della Terra e magari fuori del Sistema solare,risponde lo scienziato. Ma è chiaro che si tratta di una soluzione estrema, unasortie di Arca di Noé per pochi privilegiati>>.

Ionon credo affatto che la colonizzazione di altri pianeti sia la soluzione alrischio di estinzione precoce della nostra specie.  Nessun pianeta, anche se nella zona abitabiledel proprio Sistema planetario, potrebbe ospitarci, perché avrebbe dellecarattestiche diverse dalla Terra, tali da renderlo non ospitale per noi, anchese le specie autoctone vi si trovano benissimo, per la ragione molto sempliceche vi sono evolute e quindi sono perfettamente adattate a vivere lì, come noisiamo adattati a vivere nel nostro pianeta. Comunque, anche se si trovasserodei pianeti quasi uguali alla Terra, con una atmosfera molto simile, con unagravità praticamente uguale, che orbitano intorno a un stella nana gialla comeil sole, e che hanno un clima e delle stagioni simili a quelle terrestri,occorrerebbero superare il problema della distanza che, anche andando allavelocità della luce, rischia di essere percorsa solo in decine, se noncentinaia o migliaia di anni. Ma se quei pianeti fossero  ottimali per l’esistenza della vita, quasisicuramente ci sarebbero già degli esseri viventi, e noi che diritto avremmo diandare a colonizzarli?
Anche colonizzare un pianeta vicinissimo alla Terra come Marte in realtà non èaffatto una soluzione; Marte è troppo piccolo, ha una gravità che è solo unterzo di quella terrestre, un atmosfera rarefatta composta al 95 % di anidridecarbonica, praticamente nessuna fonte idrica, e un suolo sterile, coperto disottilissima ruggine, che viene rimossa e rigettata continuamente dal vento eche danneggerebbe le colonie di pionieri che, in qualsiasi fase della colonizzazionedel pianeta, sarebbero sempre del tutto dipendenti dalla tecnologia.
La colonizzazione di nuovi mondi probabilmente non è neanche nel destino dellanostra specie, ma in quella di una specie a noi successiva e superiore che nonè neppure detto si svilupperà mai; per incentivarne la nascita, occorrerebbe farricorso in modo spregiudicato all’ingegneria genetica, per produrre esseri“post-umani” che abbiano già caratteristiche adatte a vivere nei pianeti didestinazione.  Però resterebbe unproblema etico: chi ha diritto di mandare alla ventura degli esseri senzienticontro la loro volontà? E comunque non sarebbe la salvezza della attuale specieumana, ma solo una nuova speciazione.

Non possiamo quindi far altro che renderci conto che solo la Terra è la nostravera e unica dimora cosmica e che non c’è altra via se non l’unificazionepolitica dell’umanità per la sua salvezza dall’estinzione precoce.

Il saggio “2030 La tempesta perfetta” a pagina 57 ha il paragrafo conclusivodel capitolo sulle promesse della tecnologia, in cui illustra un terzoscenario: quello in cui l’uomo domina l’evoluzione.
<<[…]
ilquadro dell’umanità potrebbe essere ben poco gradevole, per I nostri attualistandard morali: da una parte un’élite che si avvale dei superpoteri, dall’altragli “havenots”, tutti quelli che non possono permetterseli o li rifiutanoideologicamente, finendo con l’essere emarginati. Non più gli “enhanced” e I“natural”, quanto piuttosto gli “enhanced” e “the rest”, I “potenziati” e tuttigli altri, Per non parlare delle obiezioni etiche: vogliamo davvero un’umanitàfatta di cyborg?
Joel Garreau, nella sua ricerca sul future, ci presenta però anche un terzoscenario, la Vittoria, nel quale l’uomo riesce a dominare l’evoluzionetecnologica senza perdere l’umanità nella fusione con la macchina. L’uomo èimprevedibile e non necessariamente la tecnologia determinerà la storia, cidice Garreau, basandosi soprattutto sui lavori di Jaron Zepel Lanier, uno degliinventori della realtù virtuale […].  LaTesi di fondo di Lamier è che le macchine sono intrinsecamente diverse dallamente umana. E’ vero che rischiamo di delegare ad esse il potere e il future,ma il mondo potrebbe anche prendere un’altra piega, soprattutto se gli umaniriusciranno a intensificare I collegamenti non con le macchine, ma tra loro:  “La caratteristica fondamentale dello scenarioVittoria è che il successo dipende dai legami tra gli uomini, non tra uomini etransistor. Se si arriverà a qualche forma di trascendenza in forme chesfuggono alla comprensione della mente umana attuale, questo non avverràattraverso la trasformazione in superman di qualche individuo. Nello scenario‘Prevail’ di Lanier, la trascendenza è sociale, non solitaria, nella misura incui I molti riescono ad evolvere insieme”.   Concetti simili sono evocatianche dal recente libro di Jeremy Rifkin “La civiltà dell’empatia”. Secondol’autore, con la globalizzazione della vita economica, sociale, con latransizione all’era dell’informazione e grazie alle nuove tecnologie, la nostracoscienza, che prima si è fondata sulla fede e successivamente sulla ragione,sarà basata sull’empatia, ossia sulla capacità di immedesimarsi nello statod’animo o nelle condizioni delel altre persone>>.
Noncredo che la posizione ottimistica di Jeremy Rifkin corrisponda alla realtà deifatti, dato che mi pare vero il contrario e cioè che l’opinione comune,riguardo a fenomeni mondiali come le migrazioni, l’inquinamento, le carestie eil riscaldamento climatico sia espressione di una generale indifferenza quandonon di un patente egoismo e di xenofobia.

A prescindere dalla previsione della singolarità tecnologica,comunque, già oggi si vedono le prime avvisaglie del progresso dei sistemitelematici.:
Il saggio “Connectography di Parag Khanna (che è il terzo di una trilogia, icui altri saggi si intitolano  “I TreImperi” e “Come si governa il mondo), illustra come il Pianeta sarà presto  globalmente sempre più interconnesso masarebbe troppo lungo citarlo in modo che sia utile farlo,  quindi mi accontento di segnalare il sitointernet dell’autore:
https://www.paragkhanna.com/home/2016/4/19/7-maps-that-will-make-you-optimistic-about-the-future
Citando però almeno un paragone scritto da Khanna (a pagina 82):
<<
Se la globalizzazione fosse un pallone, sarebbesoltanto al pallido inizio della propria capacità di gonfiarsi. La miopia chedomina il discorso pubblico occidentale confonde interamente l’internazionalizzazione– che cambia completamente a seconda delle industrie e dei cicli di produzione– e la globalizzazione che altro non è che la nostra capacità, in perenneaumento, di interazione globale>>.
(“perenne” per ora, chissà in futuro).

A pagina 79: <<
Non c’è alcun precedente significativo daprendere a esempio per la scala, la profondità e multiciviltà di oggi, in cuitutte le regioni sono importanti e si stanno estendendo l’una verso l’altranello stesso tempo. Dopo cinque secoli di dominio geopolitico ed economicooccidentale, le regioni post-coloniali hanno l’opportunità di impegnarsi in uncampo di gioco a più livelli, vendendo in un mercato globale anziché ha un solocompratore con la pistola puntata.>>

Intanto però possiamo vedere che la Cina è il paese che più di tutti si staavvantaggiando della globalizzazione, in quanto, oltre ad essere diventata la“fabbrica del mondo” ha quasi superato la tendenza a limitarsi a copiare latecnologia dall’Occidente e ormai sis ta affacciando anche come innovatrice;sta facendo passi importanti nell’organizzazione delle sue città, in modo darenderle meno inquinanti, incentivando la sostituzione delle macchine aidrocarburi con macchine elettriche e anche allacciando le città con treni adalta velocità.
Nei confronti del resto del mondo la Cina si è ormai posta come nuova Potenzacolonizzatrice: in Africa, in particolare in Angola, costruisce intere cittàper i future coloni cinesi (per ora queste città restano praticamente deserte);prende le materie prime e in cambio costruisce infrastrutture.
Nei confronti dell’Occidente invece sta attuando una politica di acquisizionedi importanti settori della sua economia (emblematico in tal senso l’acquistodi Ibm da parte della Lenovo e , di recente, la proposta di acquistare ilmarchio Jeep da FCA).
In futuro, se non altro nei prossimi 30 anni,  il mondo sarà ancora più interconesso diquanto si veda in questo schema.


L’Europa, nonostante la perdita dell’egemonia sul pianeta, è ancora la regionemondiale mediamente più connessa.
http://www.dhl.com/en/about_us/logistics_insights/studies_research/global_connectedness_index/global_connectedness_index.html#.VFff5MkpXuM





Siti in merito all’indice di interconnettività:

http://www.supplychain247.com/article/global_connectedness_index_signals_strong_comeback_for_international_supply

http://www.dpdhl.com/en/media_relations/press_releases/2014/dhl_global_connectedness_index.html




In questo articolo, che non incollo, si parla del “trilemma” esistente trademocrazia, sovranità nazionale e globalizzazione:   la soluzione che riporta però è assurda (ilritorno alla piena sovranità degli “stati nazionali”);  ma l’unica “globalizzazione intellgente”sarebbe la Federazione Mondiale, pur nel rispetto del principio disussidiarietà.

 
http://www.ilsole24ore.com/art/mondo/2016-04-06/il-trilemma-rodrik-puoi-avere-democrazia-globalizzazione-e-sovranita-nazionale-tutti-assieme-173314.shtml?uuid=ACVglP2C
Marco Deaglio in Postglobal, scrive a pag 135:

<<Problemi di questo tipo richiedono un coordinamento tra i vari governiche solo con molta fatica e tra molti contrasti si è cominciato ad abozzare:come dimostra la tormentata esperienza degli accordi di Kyoto, sono glistrumenti politici assai più che gli strumenti tecnologici ad essere carenti.>>




Oltre al prossimo possibile balzo della globalizzazione in una“iperglobalizzazione” osserviamo che l’automazione e le prime forme diintelligenza artificiale stanno provocando un problema sociale (è una dellecause dell’aumento della disoccupazione) che non sarà risolvibile se non con unintervento socioeconomico a livello mondiale, magari una “tassa sui robot”(come ha suggerito persino Bill Gates) o semplicemente un’imposta progressivasui redditi che colpisca quindi maggiormente i ricchi a livello mondiale (perevitare che si creino dei paradisi fiscali e quindi delle fughe di capitali),per garantire a tutti almeno un reddito di cittadinanza, sulla cui possibilitàdi applicazione nel lungo termine però ci sono aspri dibattiti.

Nel saggiodi Martin Ford “IlFuturo senza lavoro  Accelerazionetecnologica e macchine intelligenti  Comeprepararsi alla rivoluzione economica in arrivo”, l’autore, a pagina 239 c’èun capitol su “Superintelligenza e Singolarità”.   Purtroppo è impossibile citarlo tutto, ecitare anche poche parti non servirebbe a molto quindi sintetizzerò l’argomentocon una domanda: il “Singolaritanismo è una nuova religione in cui il la“singolarità tecnologica” fa le veci del “Messia”? 
Dal saggio di Ford a pagina 245: <<
Robert Geraci, docente di Teologiaal Manhattam College, ha scritto in un saggio intitolato “The cult of Kurzweil”che se il movimento farà presa su un pubblico più ampio “porrà un’ardua sfidaalle comunità religiose tradizionali, le cui promesse di salvezza potrebberoapparire deboli a confront”.  Kurzweil,dal canto suo, nega recisamente qualunque connotazione religiosa e sostiene chele sue previsioni siano basate su una solida analisi scientifica di datistorici>>. 
Allude per esempio alla “legge dei ritorni acceleranti” ( che però è più unpresupposto filosofico che una vera legge scientifica, dato che anche se ilprogresso tecnologico è accelerato in modo sorprendente negli ultimi 100 anni,niente garantisce che tale progresso sarà garantito anche in futuro; in base alpresupposto di Kurzweil
 il tasso di progresso tecnologico è una funzioneesponenziale e non lineare);  Kurzweilallude anche  alla legge di Moore (cioè alla constatazione che la complessità di un microcircuito, misurata ad esempiotramite il numero di transistori per chip, raddoppia ogni 18 mesi (equadruplica quindi ogni 3 anni) aumentando così la velocità e le prestazionidei computer. 
Interessante in merito questo articolo del Sole24 Ore:
http://www.ilsole24ore.com/art/tecnologie/2017-05-22/oltre-legge-moore-ecco-frontiera-silicio-40--125107.shtml?uuid=AEs7NmQB

Ma in realtà la legge di Moore sta per diventare obsoleta.
http://www.centodieci.it/2017/01/legge-moore-non-piu-valida/

Il saggio prosegue: <<L’intero concetto potrebbe essere facile darespingere in toto, se non fosse che un intero Pantheon di miliardari dellaSilicon Valley ha mostrato fortissimo interesse per la Singolarità.  Larry Page e Sergey Brin di Google, e ilcofondatore di PayPal (nonché investiture in Facebook) Peter Thiel, sis onoavvicinati al tema. Allo stesso modo, Bill Gates ha elogiato la capacità diKurzweil di prevedere il futuro dell’intelligenza artificiale. Google haassunto Kurzweil nel dicembre 2012 per fargli dirigere le sue attivitàsull’intelligenza artificiale avanzata, e nel 2013 ha creato uno spin-off dandovita a una nuova azienda di biotecnologia chiamata Calico. Il suo obiettivodichiarato è condurre ricerche finalizzate a ridurre l’invecchiamento ed estenderela vita degli esseri umani>>.

E continua con un invito allaprudenza e al buon senso : <<La mia opinione personale è che un evento possibile, a tutt’altro cheinevitabile. Il concetto sembra avere la massima utilità quando è spogliato diogni appendice estranea (come la tesi sull’immortalità) e visto, semplicemente,come un periodo future caraterizzato da una drastica accelerazione tecnologicadi rottura. Alla fine il catalizzatore della Singolarità, cioè l’invenzionedella superintelligenza, potrebbe dimostrarsi impossibile, o essere ottenutosoltanto in un futuro molto lontano.

Il testo in questo punto haun asterisco che rimanda a una nota a piè di pagina con l’ipotesi che ilgoverno cinese (e aggiungo qualsiasi governo asitatico) abbia interesse aaumentare l’intelligenza media della propria popolazione con l’ingegneriagenetica, mentre in Occidente, che ha una matrice culturale Cristiana,nonostante sia anche la culla della rivoluzione scientifica e dell’illuminismo,considerazioni di tipo morale potrebbero indurre a vietare ogni forma diibridazione tra uomo e macchina e di potenziamento del cervello umano).

Inseriscouna foto per comodità e completezza.



 

 

 

 

Concludo questa partesottollineando un aspetto che rende necessaria in questa relazione latrattazione della Singolarità Tecnologica. 
Elon Musk, fondatore di PayPal e dell’industria Tesla che si costruiscemacchine elettriche, ha più volte espresso la paura che l’intelligenzaartificiale forte possa finire nelle mani sbagliate o che possa essere alterataper farla rivolgere contro le persone indiscriminatamente.
L'intelligenza artificiale lo spaventa, ma non tanto di per sè, quanto per gliusi distorti che altri umani possono farne, specie se queste intelligenze nonfossero coscienti (l’intelligenza artidficiale forte potrebbe essere inventatamentre la coscienza artificiale potrebbe anche non esserlo mai) e non potesseroquindi ribellarsi a una programmazione che le inducesse a compiere azioniterroristiche.

Sarebbe opportuno che unrobot o un computer anche se non fossero dotati di una coscienza e di unamorale, nel momento in cui venissero hackerati, avessero un sistema disalvaguardia: basterebbe l'autospegnimento o che il controllo possa essereripreso da un essere umano (ad esempio nel caso di automobile che si guidano dasole, che sono un progetto sia di Google, sia di industrie automobilistiche).

 

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/07/17/guida-autonoma-e-intelligenza-artificiale-elon-musk-la-civilta-corre-un-rischio/3733436/

Di recentela Fiat Chrysler Automobiles ha inaugurato una cooperazione con IBM e BMW  proprio per riuscire in tempi brevi ainventare l’auto a guida autonoma che sia anche sicura di guidare in mezzo altraffico.

http://www.repubblica.it/economia/finanza/2017/08/16/news/fca_accordo_per_auto_a_guida_autonoma_con_bmw_e_intel-173146934/

Passiamo ora all’aspetto sociologico della “disoccupazionetecnologica” come studiato da Martin Ford e da Domenico De Masi.

Il reddito minimo garantito o , addirittura, il reddito di cittadinanza, sonotra le proposte del Movimento Cinque Stelle, ma, contrariamente a quando sicrede, non è un’idea progressista; non è uno dei cavalli di battaglia dellasinistra, per la quale, semmai, l’obiettivo resta, ancora oggi,. la pienaoccupazione, come la intendeva John Maynard Keynes.

Il Redditodi Cittadinanza in Italia non è considerato un rimedio praticamente da nessunodei partiti che insieme formano la maggioranza parlamentare (anche se sonoavversari, mi riferisco al PD e ai partiti del Centrodestra)  in quanto, si sostiene, indurrebbe ibeneficiari a smettere di cercare lavoro, e c’è anche il timore che possacausare un aumento del tasso di inflazione (timore serio, ma solo nel lungotermine, dato che in realtà in questo periodo il rischio, in Italia, è ladeflazione; se un reddito minimo incentivasse i consumi e questo inducesse unaumento della produzione interna, non sarebbe un problema se i prezziaumentassero, a patto che non non crescano tanto da rendere irrisorio l’importodel reddito minimo). Ma ogni medaglia ha il suo rovescio; il motive per cui ipolitici conservatori, specie negli USA, sono a favore del Reddito diCittadinanza è che vogliono trovare con esso un espediente per eliminare ogniforma di stato sociale, anche residuale. Lo Stato si limiterebbe quindi a pagare ai poveri una certa sommamensile, con la quale questi dovrebbero fare tutto ciò che serve loro, compresol’acquisto di medicine e servizi previdenziali. L’ideale invece sarebbe che si applicasse, a livello mondiale, ilprincipio della progressività fiscale, tassando quindi di più i ricchi edeliminando alla radice il rischio di evasione del pagamento delle tasse. Inproposito incollo due foto tratte dal saggio di Martin Ford. Importante anchequesto articolo de Il Fatto Quotidiano, che però non incollo, in cui vieneintervistato Martin Ford sul tema dei rimedi alla disoccupazione tecnologica: http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/17/i-robot-distruggeranno-il-lavoro-quindi-serve-il-reddito-minimo-garantito-siate-creativi-o-una-macchina-vi-sostituira/3590386/

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 







Permancanza di spazio, non citerò alcuna parte del saggio di Domenico De Masi inmio posesso  (“Lavoro 2025”) ma possoalmeno mettere il link di alcuni articoli:

 
Reddito di cittadinanza, sociologo De Masi vs Borghi (Lega):“Quanto vuole spendere per 6 milioni di poveri?”. “Zero. Lo dice l’Europa”

di Gisella Ruccia | 29 maggio 2017


Botta e risposta pepato a Omnibus (La7)tra il sociologo Domenico De Masi e il consigliereregionale della Toscana, Claudio Borghi (Lega). Lapolemica è innescata dallo scetticismo del cofondatore di FratelliD’Italia, Guido Crosetto, sul reddito di cittadinanzaproposto dal M5S e in particolare sulle risorse disponibili perrealizzarlo. Borghi dà ragione a Crosetto e osserva: “I numeri hanno la testadura”. “Pure quando li usa lei hanno la testa dura”, insorge De Masi. “Ipoveri sono 6 milioni in Italia. Se li moltiplichiamo per 9mila euro all’anno,sono 54 miliardi“, risponde il responsabile Economia della Lega. “Maqual è la cifra disponibile?” – ribatte il sociologo – “Visto che voi sapetetutti questi numeri, qual è la cifra che volete spendere per 6milioni di poveri?“. “In questo momento, la cifra è semplice” – spiegaBorghi. incalzato con la stessa domanda da De Masi – “E’ zero, perchéc’è l’Europa che ci sta dicendo che dobbiamo tagliare e ridurre la spesa.La mia ricetta è quella di uscire dai vincoli europei e creare lavoro tramitespesa a deficit”. “E intanto questi muoiono”, controbatte De Masi

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/05/29/reddito-di-cittadinanza-sociologo-de-masi-vs-borghi-lega-quanto-vuole-spendere-per-6-milioni-di-poveri-zero-lo-dice-leuropa/3621810/


In realtàla politica del leghista sarebbe fallimentare, dato che uscire dall’euro nonpuò in alcun modo essere la soluzione. Avrebbe effetti ben più disastrosi dell’uscita del Regno Unito dalla UE;da sola sarebbe in grado di decretare la fine del processo di integrazioneeuropea e il ritorno alla situazione precedente alla fondazione della ComunicaEuropea del Carbone e dell’Acciaio, dato che, a meno che non si formi un nucleoduro ristretto, comprendente solo i paesi della cosidetta “Framania”  (Francia, Germania e paesi del BeNeLux), conla sparizione dell’euro, ci sarebbe, quasi certamente, il ritorno alla politicaprotezionista, con il ripristino dei dazi doganali e delle frontiere.  E tutto questo senza avere affatto lacertezza che ciò basti a rilanciare l’economia italiana.

De Masi sintetizza con lafrase “Intanto questi muoiono” una situazione ben più grave: il tracollodell’economia italiana se dovesse tornare a una moneta debole e instabile comeera e tornerebbe ad essere la Lira.
Un altro articolo, che però non incollo:
http://www.repubblica.it/politica/2017/03/22/news/domenico_de_masi_aiuto_il_m5s_non_lo_voto_parlano_ai_piu_poveri_ma_sono_un_po_liberisti_-161132542/

Comunque Claudio Borghi haragione a sostenere che il reddito di cittadinanza in Italia sarebbe moltodifficile da attuare perché semplicemente non ci sono i soldi.  La cosa ideale, però, sarebbe che di taleforma di sostegno del potere di acquisto dei cittadini se ne occupasse l’UnioneEuropea, imponendo una politica di redistribuzione dagli stati più ricchi, inparticolare dalla Germania, che gode di un surplus nella bilancia dei pagamenticon i membri periferici dell’Unione.
http://www.repubblica.it/economia/2016/02/09/news/germania_ancora_un_record_del_surplus_commerciale-133023257/
Invece è ovviamente necessario che, se si ha la stessa valuta, si debba ancheunire l’economia, con l’unione bancaria e fiscale; il debito dei singoli paesidella UE deve essere sommato e costituire un unico debito federale. 
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/09/se-leuropa-diventa-federale/376746/

In proposito cito una parte del saggio di Mario Monti e Silvie Goulard “LaDemocrazia in Europa:  Guardarelontano”.  (a pag  112  e113)  ma prima incollo l’articolo delSole 24 Ore con la proposta citata dai due autori:

23 agosto 2012

EuroUnionBond i perché di un rilancio

di Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio


La crisidell'eurozona prosegue sia per la debolezza di alcuni Stati membri (Pigs) e perla forza di altri (Germania) sia per una crescita vicina allo zero. Anchel'Italia non è fuori dalla crisi pur non essendo più considerata al centrodella stessa. La recessione e tassi di interesse sui titoli di Stato decennaliintorno al 5,5% (con spread tra 400 e 450 punti base sui tassi tedeschi)vanificano i nostri sacrifici che portano a un avanzo primario intorno al 4 percento. Per questo non riusciamo a ridurre il debito pubblico sul Pil sul quale siaffollano adesso molte ipotesi di "taglio" specie con vendite dipatrimonio pubblico. Ipotesi che non convincono il premier finlandese, chegoverna un Paese molto determinato sul rigorismo. Nel recente incontro con ilpresidente Monti, egli ha espresso scetticismo sulle vendite a questi prezzi dimercato, suggerendo di mettere i beni pubblici a garanzia delle emissioni deititoli di Stato dell'Italia (e della Spagna) per abbassare i loro interessi.Questa proposta appare simile a quella che un anno fa avanzammo su questecolonne con l'articolo "EuroUnionBond per la nuova Europa".
Noi non proponevamo però garanzie reali per le emissioni di un singolo Paese (emeno che mai la garanzia che qualche Paese della Uem potrebbe chiedere ad unaltro per dargli un prestito) ma per l'emissione di EuroUnionBond per lastabilità e la crescita di tutta l'Eurozona.

I molti tipi dieurobond 
Tante sono ormai le proposte di eurobond (si veda A. Quadrio Curzio, On thedifferent types of eurobond, in «Economia Politica», dicembre 2011) con finidiversi: bloccare la crisi finanziaria in atto, mettere in sicurezza i debitipubblici dei Puem (Paesi della Uem),varare un mercato ampio e liquido di titolidell'Eurozona, favorire la crescita. Per ora sono stati però emessi solo dei ProjectBondper singoli investimenti (soprattutto da parte della Bei) e dei RescueBond(cosìli denominiamo) dal Fondo Salva Stati (Efsf:European Financial StabilityFacility). Noi rilanciamo perciò gli EuroUnionBond(Eub) che puntano adunificare gli obiettivi. Siamo incoraggiati a riproporli anche perché una delletipologie degli StabilityBond ipotizzati dal Green Paper della Commissioneeuropea del novembre 2011 (che cita anche il nostro contributo dell'agosto2011) ha delle similitudini con i nostri Eub. Inoltre i Fondi salva Statiattuali potrebbero, con modifiche, diventare l'Ente che emette gli Eub.

Gli EuroUnionBond(Eub) del Fondo finanziario europeo 
La nostra proposta del 2011 era in sintesi questa.Varare un fondo finanziarioeuropeo (Ffe) dotato di un capitale conferito in beni reali (riserve auree,azioni di società di reti infrastrutturali, azioni di società-veicoloimmobiliari)da parte dei Puem nelle proporzioni che essi hanno nel capitaledella Bce riproporzionato a 100 con esclusione dei Pesi non-Uem. Avevamoipotizzato un capitale di 1000 miliardi di euro per la emissione con leva tredi 3000 miliardi di Eub a lungo termine ad un tasso medio del 3% e quindi conun'incidenza degli interessi annui pari a circa l'1% del pil del 2011 dellaUem. Avevamo ipotizzato che le risorse finanziarie raccolte venissero destinatea due scopi: 2.300 miliardi per rilevare parte dei debiti pubblici dei Puempari al 25% del debito su pil di ciascuno; 700 miliardi per fare investimentiinfrastrutturali. Il debito su pil italiano verso il mercato sarebbe sceso al95% e questo avrebbe reso più difficile la speculazione, portanto ad unariduzione dei tassi, in quanto il 25% detenuto dal Ffe sarebbe stato negoziatoa tassi realistici e portato a scadenza. A loro volta gli investimentiinfrastrutturali avrebbero consentito di unificare e potenziare le reti espingere la crescita.

Chiariamo treulteriori aspetti della nostra proposta. 

Un aspetto riguarda l'opportunità o meno di tenere distinti eurobond permutualizzare parte dei debiti da quelli per fare investimenti. Gli Eubunificano le due tipologie perché gli investimenti per unificare le retiinfrastrutturali materiali e immateriali (R&S) nella Uem rafforzerebbero ilFfe aumentando il suo contenuto reale e la sua capacità reddituale. Le garanziereali unite nel Ffe valgono di più delle stesse disunite nei Puem e lo stessovale per gli investimenti unificati.
Un altro aspetto riguarda "l'incentivo al debito" che i Puem pocovirtuosi avrebbero dalla diminuzione del loro debito pubblico verso ilmercato.Per evitarlo avevamo proposto di ponderare i voti dentro il Ffe anchein funzione inversa alla eccedenza del debito sul Pil di ogni Puem rispetto al60 per cento. Il dispositivo può essere aggravato prevedendo che se un Puem facrescere il suo debito sul Pil è tenuto a un ulteriore conferimento di capitalereale al Ffe senza aumento nelle quote di partecipazione. Il terzo aspettoriguarda le eventuali necessità di ricapitalizzazione del Ffe che dovrebberosempre avvenire con conferimenti reali proporzionali dei Puem e non congaranzie nominali.

Quali novità daiFondi salva Stati ( EFSF e ESM) 
Il varo del Ffe può adesso beneficiare dell'esperienza del Fondo salva stati(Efsf) che ha emesso dei RescueBond per sostenere Grecia, Irlanda e Portogalloin crisi e prossimamente la Spagna.
Il Fondo Efsf non è piccolo avendo un capitale di 780 miliardi di eurogarantito dai Puem con le seguenti quote principali: Germania(27,06%),Francia(20,31%), Italia(17,86%), Spagna(11,87%). In totale questi Paesigarantiscono il 77,10% del capitale. Quindi l'Italia è impegnata per 139miliardi che vanno a gravare il nostro debito pubblico via via che i RescueBondvengono emessi. Dunque non siamo dei sopportati perché anche noi supportiamo!
Il Fondo dopo un partenza lenta nel 2011 ha intensificato le sue emissioniobbligazionarie nel 2012 sia a lungo temine (con emissioni da 1 anno a 25 annidi durata) sia a breve termine (da 3 e 6 mesi) sia con cessioni dirette diRescueBond per la ristrutturazione, anche con i privati, del debito greco. Indefinitiva sono ormai impegnati, Spagna compresa, 300 miliardi di euro e sonotuttora utilizzabili 140 miliardi dei 440 ammissibili. Il Fondo ha dimostratoche vi è una forte domanda ad ottime condizioni di mercato per titoli emessidall'Eurozona unitariamente. Infatti i RescueBond hanno avuto una domandasempre molto maggiore dell'offerta e interessi che per i titoli a breve sonoandati da un minimo negativo ad un massimo di 0,266% e per i titoli a lungotermine da un minimo di 0,335%(ad un anno)ad un massimo di 3, 875% (sui 20anni) e di 3, 375 (sui 25 anni). La struttura geografica della domanda denotauna forte componente europea e asiatica che supera molto spesso il 90% mentrequella per tipologia di investitori vede banche centrali, Fondi sovrani,governi, intorno al 40%. Sono risultati importanti se si considera che lo Efsfè una società di diritto privato lussemburghese a tempo determinato, che ilcapitale non è versato ma solo garantito,che la Uem potrebbe rompersi.

Lo Efsf è stato unbuon test delle potenzialità di emissione di Eurobond e il fondo Esm(EuropeanStabilization Mechanism)che gli subentrerà dal luglio 2013 ha dellepotenzialità ben maggiori trattandosi di un Fondo permanente classificato comeOrganizzazione finanziaria internazionale. Tale fondo avrà un capitalesottoscritto di 700 miliardi di cui 80 da versare e il resto garantito dai Puemed una capacità di prestiti per 500 miliardi di euro.
Nel nuovo Fondo Ems, la Germania deve impegnarsi per 190 miliardi, la Franciaper quasi 143, l'Italia per circa 125. È il 65% del capitale. Sono importigrandi se andassero davvero richiamati e versati sia pure nel tempo.L'Italia(ma non solo) avrebbe enormi difficoltà. Ma non le avrebbe se volesse epotesse versarli con le nostre riserve d'oro (che valgono adesso circa 100miliardi) e con altri beni reali per 25 milardi. Nella recente proposta diAstrid per ridurre il debito pubblico si stima che almeno 150-200 miliardi diEuro di beni patrimoniali pubblici potrebbero essere venduti entro il 2017.Dunque beni conferibili in abbondanza ci sono.

Perché e comel'Italia può cambiare strategia nella Uem 
Il limite di questi Fondi (Efsf e Ems) è di essere usati solo per azioni disalvataggio mentre vanno trasformati in Fondi di stabilità e crescita. Perquesto l'Italia dovrebbe cambiare strategia nella Uem spiegando duramente allaGermania sia che degli Eub con garanzie reali non le addosserebbero debitialtrui (anche se le fanno perdere il privilegio attuale di finanziarsi a tassireali negativi!) sia che il rilancio della crescita la avvantaggerebbe sotto ilprofilo industriale. L'Italia, che ha uno dei più consistenti patrimonipubblici della Uem, dovrebbe perciò rilanciare chiedendo ai Puem una modifica,dopo le ratifiche in corso, del Trattato sul Fondo Esm con l'obbligo di tutti iPaesi di conferire il capitale in beni reali stimati da perizie con criteriuniformi.
I conferimenti che abbiamo proposto prima per il Ffe per emettere Eub sonorealistici e consentirebbero di passare dai soccorsi dei Fondi salva Stati aduna strategia di rilancio della Uem. Nel caso dell'Italia, spostare il 25% deldebito sul pil al Ffe e far scendere quello verso il mercato sotto il 100% ,consentirebbe di finanziarlo a tassi di interesse ben più bassi degli attualicon la possibilità di ridurlo rapidamente con l'avanzo primario. Investimentieuropei per 1000 miliardi darebbero a tutti una grande spinta alla crescita coneffetti di compressione del debito sul Pil.
L'intendimento del Governo italiano di "farcela da soli" (che altritravisa come la difesa di una sovranità nazionale pre o anti-europeista) non èrisolutivo e potrebbe persino "giustificare" l'assenza degliinterventi automatici anti- spread europei. Tra recessione ed alti tassi diinteresse rischiamo di vanificare i sacrifici fatti mentre il nostro patrimoniopubblico reale,usato innovativamente ed in parità con tutti gli altri Puem,contribuirebbe alla stabilità e alla crescita dell'Eurozona. L'alternativa èche la Bce diventi il prestatore di ultima istanza senza distinguo. Ma anche inquesto caso la Uem non potrebbe fare a meno di un Fondo federale che emettatitoli di debito pubblico.Tanto quanto accade negli Usa. Cioè in una democraziafederale.

LA PROPOSTA DEL2011
Uno strumento per salvare la moneta unica
 
Romano Prodi e Alberto Quadrio Curzio propongono il varo dell'Ffe, il Fondofinanziario europeo, che emetta Eub, gli EuroUnionBond.
L'Ffe dovrebbe avere un capitale conferito dagli Stati membri Uem inproporzione alle loro quote nel capitale della Bce. Il capitale dovrebbe esserecostituito dalle riserve auree dei Paesi, da obbligazioni e azioni di societàpubbliche stimate a valori reali. Con mille miliardi di euro di capitale il Ffepotrebbe fare un'emissione da 3mila miliardi con una leva di 3 e duratadecennale.


23 agosto 2012

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-08-23/eurounionbond-perche-rilancio-063538_PRN.shtml



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permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 30/8/2017 alle 9:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diritti
1 marzo 2015
La soluzione "due popoli, due stati" è impossibile!
Io non metto in dubbio che Israele sia solo uno stato e che la Palestina sia la regione geografica che Israele occupa in modo del tutto inopportuno. Se Israele non fosse mai stato fondato (e non ci fosse stato il bisogno di fondarlo), sarebbe stato meglio. 

Se non altro, non ci sarebbe stato un pretesto per odiarci da parte degli arabi e dei musulmani. Oltretutto, parte delle motivazioni per cui venne creato, sono state superate, dato che, almeno in Occidenti, oggi gli ebrei non sono più perseguitati. 

Tuttavia mi chiedo se le alternative ad Israele non si riveleranno addirittura peggiori.

Di seguito il mio commento più "filopalestinese" (sebbene io non sia per la distruzione di Israele). 

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Da: 

https://www.facebook.com/photo.php?fbid=747418038650493&set=a.124082707650699.20859.100001469123450&type=1&theater

<<Israele è lo stato di una nazione molto piccola e i palestinesi non sono una nazione senza stato, ma un'appendice apolide di una nazione enorme, quella araba, che però è divisa in una ventina di stati. Qual è la vera minoranza?>>

A una ragazza israeliana che vive a Cagliari questo mio punto di vista piacque moltissimo e mi aggiunse agli amici persino ringraziandomi, ma io mi accorgo sempre di più che questo punto di vista non è sostenibile.

Anche se è vero che i palestinesi sono arabi è però inutile constatarlo, in quanto gli arabi , più probabilmente non sono una nazione, ma solo un'etnia! c'è una differenza!

In pratica gli arabi sono come gli slavi, ma gli slavi non sono una nazione, ma un insieme di nazioni; l'unica differenza tra arabi e slavi è che mentre il paleoslavo non lo conosce quasi nessuno, l'arabo classico è ancora una lingua usata per l'istruzione, anche se non viene più parlata sarebbe come se noi avessimo ancora il latino come lingua di cultura, in comune con tutte le nazioni neolatine.

Però io cerco di salvare il mio punto di vista filo-israeliano (perché ho simpatia per Israele, la sua cultura e il suo essere parte dell'Occidente, mentre non ne ho alcuna per quella dei paesi islamici), e lo faccio sostenendo che i palestinesi parlano la stessa variante diatopica dell'arabo in comune coi giordani, i siriani e libanesi! basta questo per dire che possano essere sbattuti in uno di questi stati e che Samaria e Giudea siano da conferire più convenientemente a Israele per gli ebrei ?

Ovviamente NO! perché comunque quelle persone hanno diritto di stare dove sono nate, cioè in Palestina . 
L'unica cosa che esiste naturalmente è la Palestina! 

Israele è venuto dopo e ne ha occupato quasi tutto il territorio direttamente e il resto indirettamente (con l'occupazione militare conseguente alla necessità di difendere la popolazione israeliana dopo la terza guerra arabo-israeliana, nel 1967). 

Come è venuto, Israele può anche essere eliminato! e temo che succederà entro il 2050, anche solo per motivi demografici.

Secondo l'amica israeliana, il sionismo è finito con la fondazione di Israele, ma questa mi pare una posizione di comodo. In realtà il sionismo è CONSUSTANZIALE ad Israele e infatti chi sostiene di essere contro il sionismo, ma non contro Israele, si contraddice. 

Solo se Israele non fosse uno stato nazionale ebraico, allora sì che il sionismo sarebbe morto.

L'esistenza di 2 milioni di arabi con la cittadinanza israeliana non cambia il fatto che Israele e il sionismo sono strettamente correlati.

Ma che cosa succederà quando il muro che divide Cisgiordania e Israele verrà abbattuto? e quando gli arabi saranno maggioranza anche in Israele  






permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 1/3/2015 alle 18:1 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
ECONOMIA
2 aprile 2011
Sul problema dell'immigrazione.
Quello che sta succedendo oggi a Lampedusa.... ricordate prima di giudicare!!!! non vanno sbattuti fuori


  • A 3 persone piace questo elemento.
    • Raimondo Matta tutti ad arcore

    • Veronica Kiwy Puggioni molta gente sembra non ricordare...o forse fa solo finta di far parte di un popolo che è stato sempre bene.................

    • Andrea Tratzi già e gli italiani in America hanno portato pure la mafia ......non aggiungo altro

    • Veronica Kiwy Puggioni ?......è lo stesso che dico io....ma la gente continua dire che erano altri tempi.........ma vaff.....

    • Raimondo Matta non sono italiani, sono gli itagliani che dimenticano veloemente

    • Silvia Servolini Andrea sarei d'accordo con Te,se in quei tempi fossimo arrivati a New York ogni giorno con barconi,per tanti anni consecutivi.Noi non abbiamo invaso per tanto tempo e soprattutto non costantemente. Abbiamo scritto un episcodio non una continuita .La cosa non è pagaronabile a mio avviso

    • Andrea Tratzi guarda che sono arrivati a New York in 11mila e continuano sempre ad arrivare... da anni! Loro stanno sbarcando a Lampedusa per sfuggire anche alla guerra....

    • Andrea Tratzi e noi dobbiamo aiutarli ...

    • Raimondo Matta e poi cosa pretendiamo dai nostri poitici razzisti e xenofobi (leghisti)... siamo diventati una brazelletta in tutto il mondo.... risse alla camera, veniamo boicottati pure in questioni di politica internazionale

    • Andrea Tratzi Non sono delle Merde! sono persone!!!

    • Raimondo Matta abbiamo perso credibilità... fors faremmo bene a dedicarci a fare piu' ippica e meno bunga bunga

    • Silvia Servolini Sapete cosa? Qui in Italia le cose vanno a rotoli,non c'è lavoro per noi,la politica come scrive Raimondo è una barzelletta. Siamo in un periodo terribile,e prenderci carico di altri problemi non credo ci possa servire. Non ci siamo solo noi ,potrebbero andare ovunque..

    • Silvia Servolini Certo NON SONO merde.Ma questo non vuol dire che una catastrofe debba farne un altra.

    • Andrea Tratzi ecco allora bisogna iniziare ad aiutare forse così sistemiamo le cose per tutte e non facciamo più figure di merda in tutto il mondo...

    • Andrea Tratzi basta solo organizzare bene e non succederanno casini

    • Raimondo Matta io sono favorele per un pezzo di pane e un piatto di minestra condiviso con tutti, he vedere questo scempio

    • Silvia Servolini Il reale problema è che noi Italiani non POSSIAMO aiutare nessuno. Siamo noi i primi a dover essere aiutati.

    • Raimondo Matta io sono favorevole per condividere un pezzo di pane, un piatto di pasta con tutti che vedere questa vergogna

    • Silvia Servolini OK Raimondo..una volta fatta la traversata ,la coperta e il piatto di pasta è normalissimo darlo.Ma poi dopo? cosa faranno qui? E noi? A noi ci pensi?

    • Andrea Tratzi silvia non è sbagliato quello che dici... però ricordiamo che siamo stati aiutati anche noi in passato

    • Raimondo Matta ci sono i soldini Silvia!!! basta fare dei tagli all'inutile difesa spaparanzata da x tutto

    • Silvia Servolini secondo me ci dovrebbero aiutare ancora o meglio aiutare sia noi e chi viene da noi.

    • Andrea Tratzi si infatti tutta l'europa ci deve sostenere per quello che sta succedendo..

    • Silvia Servolini La Francia non appena varcano il confine ,chiama la polizia italiana che deve riportarli indietro.Neanche il loro comportamento è corretto.

    • Andrea Tratzi perchè La Francia è rappresentata da un altro politico che guarda il caso è simile a quello che abbiamo noi..insomma non serve a un cazzo!

    • ascoltate questa canzone, nulla di piu' vero!!1

    • Silvia Servolini Che Berlusconi sia inutile non ci piove. Fatto sta che alla fine da noi se vonno restacce lo ponno fa.(peronateme il romanaccio) hehehe

    • Silvia Servolini perdonateme

    • Silvia Servolini Se fossimo un paese florido e benestante sarei la prima ad aprire le porte a chiunque abbia bisogno. Ma nello status attuale NO,non siamo in grado di far nulla.

    • Raimondo Matta beh possiamo sempre vendere il vaticano

    • Andrea Tratzi ahahah grande Raimondo!!!

    • Silvia Servolini D'accordo! Ma il Vaticano non è Italiano. è uno stato a se stante.

    • Raimondo Matta oppure possiamo obbligare il vaticano ad aprire le case del signore per ospitare le persone piu' sfortunate

    • Andrea Tratzi Silvia infatti è quello che dicevo prima ...anche le altre nazioni dovrebbero darci una mano

    • Raimondo Matta insomma se siamo cristiani dobbiamo essere caritatevoli... alora che ratzi si decida ad aprire le porte

    • Alessio Giandomenico Mameli Comunque, non tutti gli italiani che emigravano negli USA venivano accettati.... In ogni caso, quelli che lo erano venivano destinati a lavori servili e di dura manovalanza... In Italia non c'è lavoro neppure per gli immigrati, quantomeno, non per tutti.

    • Silvia Servolini Fatto sta che alla luce dei nuovi sviluppi sono arrivata a dire(seppur sbagliato) ringrazio Dio de esse de Roma e non di Lampedusa,potrei dar di matto ..se vedessi ogni giorno una cosa simile

    • Alessio Giandomenico Mameli Ma poi, immigrazione a parte, ma se non fosse che esiste la TV, internet e altri Media che tengono connessi al Mondo, a Lampedusa come farebbero a non impazzire, visto che vivono in un buco in mezzo al nulla???

    • Raimondo Matta beh roma è una città del mondo, a roma nn penso vivano solamente romani...

    • Silvia Servolini ?@Raimondo a Roma semo invasi..finche je la famo ..bene ....

    • Alessio Giandomenico Mameli
      Si Raimondo, ma hai presente quanto è piccola e isolata Lampedusa?? Questo senso di isolamento lo sento io che vivo in Sardegna, la seconda isola del Mediterraneo per estensione, ma Lampedusa è poco più di uno scoglio!!! la mia cittadin...Mostra tutto

    • Raimondo Matta al nord hanno grosse estensioni di terreno coltivate, sentissi dire un ragazzo italiano vado a raccogliere pomodori

    • Raimondo Matta quindi ben poko rubano il lavoro....

    • Silvia Servolini Non ho detto che rubano il lavoro ho detto che NON c'è lavoro

    • Silvia Servolini ci andrei io a raccogliere pomodori se a Roma ci fosse richiesta.

    • Raimondo Matta io per dire sono un fisico nucleare e attualmente mi faccio il fisico manovalando in un impresa edile

    • Alessio Giandomenico Mameli e come mai non lavori nel tuo campo?? strano che un fisico non trovi lavoro come fisico, visto che i fisici sono pochi, perchè l'intelligenza è un bene raro.

    • Raimondo Matta e teso' dovrei partire fuori... questo non è il momento adatto

    • Alessio Giandomenico Mameli vuoi lavorare solo come ricercatore?

    • Petra Carrera
      Ho letto i vostri commenti e mi piace il fatto che non vi reputiate razzisti o xenofobi e invece vogliate aiutare questi essere umani che scappano dal loro paese cercando una vita migliore, condivido con Andrea il fatto che in America conti...Mostra tutto

    • Petra Carrera ma quello che mi fa più rabbia è sapere di far parte di una Comunità Europea che invece di aiutare se ne fotte allegramente pensando che il problema sia solo nostro..a loro interessa solo mettere le loro belle leggi del cavolo per alterare o rubare i prodotti IGP DOC e via dicendo..abbiamo molto da insegnare all'Europa. Una volta la dominavamo..abbiamo più storia di loro..abbiamo più cultura..abbiamo più voglia di vivere la vita||

    • Andrea Tratzi hai pienamente ragione e dico sempre che la causa di tutto questo è B. ... ci fa vergognare da tutto il mondo...

    • Petra Carrera concordo...pienamente!!

    • Alessio Giandomenico Mameli Fate attenzione! L'Italia ha un tasso di immigrati rispetto alla popolazione che è la metà di quello di stati come Francia, Germania e Gran Bretagna. Se per davvero si dovesse suddividere il carico di immigrati da ospitare, allora qualche centinaia di migliaia di persone dovrebbero essere trasferite in Italia da quei paesi europei che hanno un tasso di immigrati superiore al nostro!

    • Alessio Giandomenico Mameli
      Io penso che chi, nel governo, sostiene che sia indispensabile l'aiuto della UE, dica cose solo parzialmente giuste, perchè denotano l'incapacità dell'Italia di gestire DA SOLA il proprio territorio e la possibilità di accedervi.

      Se io entro senza farmi riconoscere e senza permesso in casa altrui, si tratta di violazione di domicilio! lo stesso deve valere per chi entra in Italia senza documenti e da vie collaterali. Non si fanno riconoscere? li si rispedisca a casa.



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 2/4/2011 alle 14:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
25 marzo 2010
Sulla Sardegna indipendente (cazzata) senza servitù militari (questa è cosa più sensata); discorso sul valore della lingua sarda.
 

Davide Romolo Nurra 

 

Davide Romolo Nurra INDIPENDENTZIA

Per chi vorrebbe vedere chiusa e riconvertita la base aerea di Decimomannu e buttare fuori dalla Sardegna tutti i criminali con i loro complici e servi che devastano la nostra isola per esercitarsi a ...
 
 
 
Alessio Giandomenico Mameli 
 
Neppure con l'indipendenza verranno tolte le basi americane.... succederà se converrà agli Stati Uniti.... (Cuba è indipendente eppure la Baia di Guantanamo è ancora in mano agli USA; paradossalmente la stessa Italia pur essendo uno stato indipendente , è piena di basi USA e NATO)...

Piuttosto che distruggere lo Stato Italiano utilizzando questi problemi come pretesti, vorrei che essi fossero affrontati pubblicamente con proteste di massa, come è avvenuto in Repubblica Ceca contro la costruzione della nuova base della Nato.
 

 

 
 

 
Antonella Corda
Antonella Corda
Ha ragione Alessio...dovremmo assolutamente star fuori dalla NATO..non basta essere uno stato indipendente..
 
 
Alessio Giandomenico Mameli 
Alessio Giandomenico Mameli
Il punto è che serve la Federazione Europea e che la Nato deve essere rifondata in modo più paritario....

Quando e se ci sarà una federazione mondiale (probabilmente tra n