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--Opinioni in bella vista sui temi scottanti di sempre--
SOCIETA'
22 ottobre 2008
Ndi oleis pruia? ndi teneus pro bosatros puru (cronaca di Cagliari sotto il diluvio)
 

















































Forte nubifragio a Cagliari
Un'anziana muore annegata

Speranza Sollai, pensionata di 85 anni, è morta annegata
mentre si trovava nel seminterrato di casa sua

Violento nubifragio all'alba su Cagliari e l'hinterland.
L'intensità della pioggia ha causato notevoli problemi
alla circolazione stradale. In città è mancata in diverse
zone l'energia elettrica mentre in alcuni centri vicini
numerose case sono state allagate.

Il nubifragio ha già causato una vittima, si tratta
di una pensionata di Capoterra è morta.
La donna, Speranza Sollai, di 85 anni, aveva problema
di deambulazione ed è stata trovata da una squadra
dei sub dei carabinieri morta nel seminterrato
della sua abitazione invasa dall'acqua.
Secondo i primi accertamenti dei militari sarebbe annegata.
I carabinieri hanno anche soccorso un'altra persona,
un uomo che risultava disperso, salvato dal vicecomandante
della Stazione di Capoterra dopo che era stato travolto
dall'acqua e rischiava di annegare.

Secondo notizie giunte alla presidenza della Regione,
sempre a Capoterra è salito a livello di guardia l'acqua
in una diga, per la quale si sta valutando se procedere
allo svuotamento con l'apertura delle paratie
per scongiurare una tracimazione.

Il sindaco di Capoterra Giorgio Marongiu ha previsto
un piano di evacuazione per gli abitanti di alcune aree
a valle della diga di Poggio dei Pini.
"In via precauzionale - ha detto ai microfoni
dell'emittente locale Videolina - ho disposto
che gli abitanti delle abitazioni della fascia costiera
"Fruttidoro-Rio San Girolamo" si spostino nelle zone più alte.
La scuola elementare e la chiesa di "Fruttidoro" serviranno
come punti di raccolta delle persone costrette ad abbandonare temporaneamente le loro case. Il primo cittadino non ha
confermato le notizie su possibili dispersi affermando
che si sta facendo un esame attento della situazione
per non creare allarmismi.

Richieste di soccorso sono giunte ai Vigili del Fuoco
(che hanno inviato tutti i mezzi a loro disposizione)
da Assemini ma soprattutto da Capoterra, a 15 chilometri
dal capoluogo, in particolare a Poggio dei Pini dove
numerose abitazione sono allagate (un metro e mezzo di acqua).
A Cagliari alcune autovetture sono cadute in tombini
aperti o crepe nelle strade.

Bloccata anche la strada Sulcitana che collega con Cagliari.
Alle 9 del mattino Cagliari era ancora avvolta dal buio:
lo spesso coltre di nubi non ha consentito alla luce
di giungere sulla città dove difficoltà stanno subendo
anche i collegamenti: voli cancellati sull' aeroporto
di Elmas come quello da Roma delle 10:40 (Meridiana)
o dirottati ad Alghero come quello delle 8:20 proveniente
da Milano Linate.

L'ondata di maltempo era stata annunciata ieri
da un avviso d'allerta della Protezione civile,
che aveva raccomandato di limitare al massimo
gli spostamenti durante gli attesi temporali.

Il Comando della Brigata meccanizzata "Sassari" ha
disposto il trasferimento a Cagliari di uomini e mezzi
del 5/o Reggimento Genio Guastatori per fronteggiare
lo stato di emergenza originato dal nubifragio che
si sta abbattendo sulla parte meridionale dell'isola.

Pattuglie del 151/o Reggimento, di stanza a Cagliari,
sono state inviate a monitorare le zone di maggior
rischio per poter indirizzare i colleghi del Genio
al loro arrivo da Macomer (Nuoro).

Secondo le indicazioni arrivate al Comando della "Sassari",
in attuazione dei piani coordinati in caso di pubblica
calamità, le zone più a rischio sarebbero quelle
di Capoterra, Basso Sulcis e il bacino del fiume
Cixerri del quale si teme l'esondazione.

La Giunta regionale, che era in corso, è stata sospesa
e il presidente Renato Soru si è recato nella sede
del Cor per seguire gli sviluppi della vicenda,
mentre gli assessori dell'Ambiente e dei lavori
Pubblici, Cicitto Morittu e Carlo Mannoni,
hanno raggiunto Capoterra.
(22 ottobre 2008)
 
4 commenti ricevuti
Commenti
 
 
 
(1 foto/video)
Inviato da tombaso il 22 ottobre 2008 alle 14:41
  • 0/5
Alcune foto e video qui..davveo un brutto colpo per tutto il cagliaritano :-(( http://www.gentedisardegna.it/topic.asp?TOPICID=9794
Inviato da carlobasciu il 22 ottobre 2008 alle 12:31
  • 0/5
 
la ex 131 Sestu h 10:00
(1 foto/video)
Inviato da claudiasanna il 22 ottobre 2008 alle 11:59
  • 3.67/5
 
(1 foto/video)
Inviato da claudiasanna il 22 ottobre 2008 alle 11:55
  • 4.67/5

http://lanuovasardegna.repubblica.it/dettaglio/Forte-nubifragio
-a-Cagliari-Unanziana-muore-annegata/1530930?edizione=EdRegionale




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SCIENZA
24 gennaio 2008
Procreazione, il Tar del Lazio rimette la legge 40 alla Consulta
 Il tribunale amministrativo ha accolto il ricorso di un gruppo
di associazioni
Annullate per eccesso di potere le linee guida
sulla fecondazione medicalmente assistita

Procreazione, il Tar del Lazio
rimette la legge 40 alla Consulta

Mussolini e Prestigiacomo: d'accordo
con la sentenza, ora presto nuove norme


<b>Procreazione, il Tar del Lazio<br>rimette la legge 40 alla Consulta</b> 


ROMA
- Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di un gruppo
di associazioni, fra le quali Madre Provetta, Amica Cicogna
e Warm, annullando per eccesso di potere le linee guida
sulla fecondazione medicalmente assistita, la legge 40.

In particolare la parte contestata riguarda il divieto di diagnosi
preimpianto agli embrioni contenuto nelle linee guida.
Lo ha annunciato l'avvocato Gianni Baldini in rappresentanza
dell'associazione Madre Provetta. Il tribunale amministrativo
ha anche chiesto alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità
della legge 40.

IL TESTO DELLA LEGGE SULLA FECONDAZIONE

Un mese fa un
tribunale di Firenze aveva accolto il ricorso
di una coppia, stabilendo che le linee guida che vietano
la diagnosi preimpianto degli embrioni sono inapplicabili perché
contro la legge stessa e contro la Costituzione, e che al contrario
è possibile la diagnosi preventiva se c'è il rischio di trasmettere
una grave malattia genetica. Nella stessa sentenza il tribunale
aveva affermato che è lecito rifiutare il numero obbligatorio
di tre embrioni se una gravidanza gemellare può compromettere
la salute della donna. In precedenza una decisione analoga
era stata presa dal tribunale di Cagliari.

L'annullamento è stato festeggiato dalle associazioni che hanno
fatto ricorso al Tar e da esponenti del mondo politico, che ora
chiamano in causa il ministro Livia Turco invitandola a dare
le nuove linee guida.

"La decisione del Tar del Lazio è ottima" afferma il ministro
della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, secondo cui queste
linee guida "sono più restrittive e oscurantiste della legge".
Adesso, conclude Ferrero, c'è la necessità di varare "subito
nuove linee guida 'rischiarate dalla ragione', al fine di riconoscere
alle donne quei diritti che ogni Stato laico e democratico
dovrebbe riconoscere".
Entusiasta Alessandra Mussolini, europarlamentare di Alternativa Sociale
e segretario nazionale di Azione Sociale, che parla di un segnale importante:
la legge 40 "era inapplicabile, a meno di non fare uno scempio sul corpo
delle donne e sul futuro dell'embrione". Questa iniziativa, prosegue,
"era scelleratamente ideologica", a portarla avanti sono state "persone
che non capivano la delicatezza delle questioni trattate,
poiché non venivano garantite né la salute della donna,
né il futuro embrione".

"Un fatto positivo, molto serio e prevedibile che ora pone
un serio problema di costituzionalità della legge 40"
è il commento di Stefania Prestigiacomo, deputata di Forza Italia
ed ex ministro delle Pari opportunità nel governo Berlusconi.
"Ritengo che occorra al più presto mettere mano alla legge
sulla fecondazione, perché i tanti ricorsi dimostrano
la sua palese incostituzionalità".

"L'aver almeno insinuato il dubbio della costituzionalità della legge
40 è un bel modo per festeggiare oggi la nostra Costituzione"
dice Monica Soldano, presidente dei Madre provetta,
una delle associazioni che ha vinto il ricorso al Tar.
"Non ci piace la via giudiziaria, ma siamo stati costretti.
Ora la parola torni alle istituzioni: Turco deve dare urgentemente
una risposta con le nuove linee guida".
Che, sottolinea la presidente di Madre provetta,
"devono essere adeguate alla sentenza del Tar".

"E' una grande vittoria della giustizia italiana e per migliaia di coppie
che potranno fare le diagnosi preimpianto qui da noi e non più all'estero"
commenta raggiante il ginecologo Severino Antinori, presidente della Warm,
una delle associazioni che hanno promosso il ricorso al Tar del Lazio.
"Ora chiedo le dimissioni del ministro Livia Turco, ingannatrice delle
coppie italiane, che ha promesso in campagna elettorale di modificare
le linee guida e che in due anni non ha fatto niente. Domani - annuncia
Antinori - sotto al ministero della Salute faremo una grande manifestazione
con migliaia di coppie contro l'ignavia del ministro Turco: non abbiamo
più bisogno di lei, sarà direttamente la Consulta a eliminare la legge".

"E' un grande giorno per tutte le coppie che non dovranno rinunciare
a un figlio per paura di trasmettere una grave malattia, quelle coppie
che non hanno i soldi per l'estero, e quelle coppie che rinunciano
dopo vari tentavi in paesi stranieri" afferma Filomena Gallo, legale
delle associazioni Amica Cicogna onlus e L'altra cicogna onlus.
"Finalmente i tribunali ripristinano la legalità in Italia, perché fino
a questo momento i cittadini che si erano dovuti difendere dalla
Legge 40/04 e dalle linee guida, oggi invece vedono rispettati
i loro diritti tra cui il diritto alla salute, diritto costituzionalmente rilevante".

Sorpreso Girolamo Sirchia, ministro della Salute in carica quando
furono emanate le linee guida dopo l'approvazione della legge 40.
"Non credo proprio venga leso il diritto alla salute sancito dall'articolo
32 della Costituzione. Vediamo cosa deciderà la Corte Costituzionale
perché si tratta di materie delicate, ma mi pare giusto ricordare
che la legge 40 non è un provvedimento che mira a conservare
la salute, quanto a normare la possibilità di avere un figlio".
Sul numero di embrioni impiantabili in utero, non più di tre, Sirchia
ci tiene a precisare "che in Italia si è creato uno scandalo di fronte
a questo limite, ma molti Paesi hanno preso decisioni simili".

Stupore e perplessità anche da parte dell'associazione Scienza & Vita.
"L'esclusione da parte del Tar del Lazio della cosiddetta diagnosi
di tipo osservazionale sull'embrione, assolutamente non invasiva -
precisa l'associazione - aprirebbe la porta, secondo i sostenitori
del ricorso, alla diagnosi genetica preimpianto che, come la letteratura
scientifica ampiamente documenta, è essa stessa causa di gravi danni
per l'embrione. Va comunque detto che proprio per queste ragioni
nella sentenza del Tar non c'è traccia alcuna di un via libera
alla diagnosi preimpianto". La diagnosi genetica preimpianto,
precisa ancora Scienza & Vita, a sua volta "finisce con il legittimare
la selezione a scopi eugenetici degli embrioni che è espressamente
vietata dalla stessa legge 40. Di qui un corto circuito
che il legislatore non può consentire".


Fonte

http://www.repubblica.it/
2007/12/sezioni/cronaca/fecondazione-sentenza/tar-consulta/tar-consulta.html




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SOCIETA'
21 ottobre 2007
Industriale vive da operaio e poi aumenta lo stipendio ai dipendenti
 Enzo Rossi ha passato un mese come i suoi dipendenti
e dopo quest'esperienza ha deciso di dare aumenti a tutti

Industriale vive da operaio
"Il 20 avevo già finito i soldi"

"L'ho fatto anche per le mie figlie,
che non hanno mai provato privazioni"
dal nostro inviato JENNER MELETTI


<b>Industriale vive da operaio<br>"Il 20 avevo già finito i soldi"</b>

Enzo Rossi

CAMPOFILONE (Ascoli Piceno) - Per un mese ha provato a vivere
con lo stipendio di un operaio. Dopo 20 giorni ha finito i soldi. Enzo Rossi,
42 anni, produttore della pasta all'uovo Campofilone, ha deciso allora
di aumentare di 200 euro al mese, netti, gli stipendi dei suoi dipendenti,
 che sono in gran parte donne. Ha dichiarato di essersi vergognato,
perché non è riuscito a fare nemmeno per un mese intero la vita
che le sue operaie sono costrette a fare da sempre.
Ha detto che "è giusto togliere ai ricchi per dare ai poveri".

Signor Rossi, per caso non sarà comunista?
"No. Non sono marxista. Sono un ex di destra. Ex perché quelli
che votavo non sanno fare nemmeno l'opposizione
".

Perché allora questo mese da "povero" e soprattutto la decisione
di aumentare i salari a chi lavora per lei?

"Perché stiamo tornando all'800, quando nella mia terra c'erano i conti
e i baroni da una parte ed i mezzadri dall'altra, e si diceva che i maiali
nascevano senza coscia perché i prosciutti dovevano essere portati
ai padroni. Negli ultimi decenni il livello di vita dei lavoratori era cresciuto
e la differenza con gli altri ceti era diminuita. Adesso si sta tornando
indietro, e allora bisogna rimediare
".

Aveva bisogno davvero di provare a vivere con pochi soldi?
Non poteva chiedere a chi è costretto a farlo, senza scelta?

"Certo, sapevo come vivono le donne che lavorano per me.
Ma ho fatto questa esperienza soprattutto per le mie figlie,
che non hanno mai provato le privazioni. Ho voluto fare toccare
 loro con mano come vivono la grandissima parte delle loro amiche
".

Come si è svolto l'esperimento?
"E' stato semplice. Io mi sono assegnato 1.000 euro, e altri 1.000
sono arrivati da mia moglie, che lavora in azienda con me.
Duemila euro per un mese, tante famiglie vivono con molto meno.
Abbiamo fatto i conti di quanto doveva essere messo da parte
per la rata del mutuo, l'assicurazione auto, le bollette...
Con il resto, abbiamo affrontato le spese quotidiane.
Il risultato è ormai noto: dopo 20 giorni non avevamo un soldo.
Mi sono vergognato, anche se ero stato attento a ogni spesa.
Sa cosa vuol dire questo? Che in un anno intero io sarei rimasto
senza soldi per 120 giorni, e questa non è solo povertà, è disperazione
".

Signor Rossi, lei è mai stato povero?
"Sì, anche se ero già un piccolo imprenditore. Nel 1993 - erano già nate le mie figlie
- ho dovuto chiedere soldi in prestito agli amici per mantenere la famiglia.
Non mi vergogno a dirlo, tanto quei soldi li ho restituiti. E' anche per questo
che nell'esperimento ho coinvolto la famiglia. Volevo che le mie figlie vivessero
in una famiglia con pochi mezzi, per trovare difficoltà e provare a superarle
".

Il momento peggiore?

"L'ultimo giorno, quando ho deciso di arrendermi. Entro nel bar con 20 euro
in tasca, gli ultimi. Sono conosciuto in paese, siamo 1.700 abitanti in tutto
e gli imprenditori non sono tanti. Mentre entro un pensiero mi fulmina:
e se trovo sei o sette amici cui offrire l'aperitivo? Non ho abbastanza soldi.
Ecco, ci sono tanti operai che, quando tocca il loro turno, debbono pagare
da bere agli altri, perché non è bello fare sapere a tutti che si è poveri.
Sono in bolletta e non lo dicono a nessuno. In quel momento ho pensato:
tanti di quelli che sono qui sono poveri davvero e non per un mese.
Mi sono sentito come quando sei immerso in mare a 20 metri di profondità
e scopri che la bombola è finita
".

Il pastificio di Rossi


E allora ha deciso di aumentare i salari.
"E' il minimo che potessi fare. Secondo l'Istat, il costo della vita
è aumentato di 150 euro al mese. Per quelli come me non sono nulla.
Per gli operai 150 euro al mese in meno sono quasi 2.000 all'anno,
e questo vuol dire non pagare le rate della macchina o non comprare
il computer al figlio
. E poi, lo confesso, io ho aumentato i salari anche
perché sono un egoista. Secondo lei, come lavora una madre di famiglia
che sa di non poter arrivare a fine mese? Se è in paranoia, dove terrà
la testa, durante il lavoro?
Le mani calde delle mie donne che preparano
 la pasta sono la fortuna della mia azienda. E' giusto che siano ricompensate".


Se aumenta gli stipendi, vuol dire che l'azienda rende bene.
"Nel 1997, quando ho preso il pastificio Campofilone, il fatturato
era di 90 milioni di lire. Quest'anno arriveremo a 1,6 milioni di euro.
Da due anni le cose vanno davvero bene, e mi posso definire benestante.
Non è giusto che sia solo io a goderne. Il valore aggiunto derivato
dalla trasformazione della farina e delle uova deve portare benefici
sia ai contadini che mi danno la materia prima che ai lavoratori della fabbrica
".


Come l'hanno presa, i suoi colleghi industriali?
"Mi sembra bene. Alcuni mi hanno telefonato per sapere se l'aumento
di 200 euro è uguale per tutti e altre cose tecniche.
Forse vogliono imitarmi e questa è una cosa buona. Io ho spiegato
che sarebbe giusto non fare pagare alle aziende
i contributi relativi a questo aumento.
Se il governo capisce
(mi ha telefonato anche Daniele Capezzone, della commissione imprese)
l'idea di prendere ai ricchi per dare ai poveri non resterà soltanto un manifesto
".

(21 ottobre 2007)

da:
http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/
cronaca/industriale-operaio/industriale-operaio/industriale-operaio.html



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SOCIETA'
9 agosto 2007
Sardegna Radio
Sardegna Radio


Inauguriamo questo blog parlando di noi
Di Sardegna Radio (del 10/01/2007 @ 17:43:59,
in Sardegna Radio, linkato 1985 volte)

Non ce ne vogliate, ma siamo veramente contenti
di come tutti voi ascoltatori stiate partecipando
attivamente al lancio della nostra iniziativa.

Sono passati tre mesi dalla nascita della nostra
radio Web e i dati sugli ascolti sono cresciuti sempre più.
Per questo ringraziamo tutti di cuore, ed in particolare tutti
coloro che ci ascoltano dall’estero, ai quali va il nostro
saluto più affettuoso.

Il nostro progetto editoriale è solo all’inizio e come avete avuto
modo di vedere (e sentire) è nato con un’idea ben precisa
sulla musica e sui contenuti che dovevano essere trasmessi.
Dalle centinaia di mail giunte in redazione, dai riscontri positivi
di stampa e importanti siti sull’emigrazione, abbiamo capito
che la nostra idea di Sardegna piace.

Ma siamo solo all’inizio.
Oltre a “Voches e sonos de Sardinna”, che ha già il suo successo,
è in preparazione una trasmissione sulla letteratura della Sardegna
che vedrà ospiti i più grandi scrittori contemporanei.
Un’altra sarà dedicata alla produzione dell’agroalimentare isolano.
Gli sforzi sono tanti così come la passione che mettiamo
quotidianamente nel nostro lavoro.

Ora lasciamo a voi lo spazio per scrivere in questo spazio
ciò che pensate sulla nostra radio e per lanciare suggerimenti e idee.

A presto e ancora grazie.

Articolo Articolo Storico Storico Stampa Stampa
# 1
Salve Sardegna Radio, complimenti per la bontà della musica e per l'idea.
Secondo me andrete avanti alla grande.
Aspettiamo la trasmissione sulla letteratura siamo molto curiosi.
Saluti da Francesco (Roma)
Di Francesco (inviato il 10/01/2007 @ 20:50:07)
# 2
Ho una sola parola per definire la vostra radio:Fantastica.
La ascolto sempre perchè la vostra programmazione è fantastica
e in particolare modo mi piace molto Voches e Sonos De Sardinna
per la varietà della musica che trasmette e che a noi sardi nel mondo
ci fa sentire sempre vicino alla nostra isola anche se fisicamente
siamo altrove.Devo farvi i complimenti anche per il sito,è molto
ben strutturato sia graficamente che funzionalmente.Complimenti ancora,
auguri di un felice 2007 da un sulcitano vostro fedele radioascoltatore.
Di Ruben (inviato il 10/01/2007 @ 20:50:33)
# 3
Complimenti! Complimenti! SARDEGNA RADIO.
Non ci sono altre parole per descrivere una Radio con la erre maiuscola.
Sono molto colpito per la varietà di musica
e per la cultura di "Voches e Sonos De Sardinna " che spiega molti
particolari tecnici a volte sconosciuti. Ciao a tutti i collaboratori e ascoltatori da Mario.
Di MARIO (inviato il 10/01/2007 @ 23:52:57)
# 4
Sighei diaici ca gei seis andendi beni!
Chi podestis donai calincuna cositedda in sardu fiat mellus puru!
A si biri sanus e allirgus
Di Ivo Murgia (inviato il 11/01/2007 @ 09:23:18)
# 5
Reputo questa iniziativa una cosa molto entusiasmante perchè cerca
di far conoscere al tutto il mondo il valore e la bellezza della musica
sarda in tutte le sue forme vocali.
Di Pietro Taras (inviato il 11/01/2007 @ 13:47:10)
# 6
la notizia l'o avuta dal messaggero sardo e appena ho potuto mi sono
collegato per awscoltarvi sono molto contento di sentire la nostra musica
sia tenores che balli ì. E possibile ascoltare gare poetiche. vi faccio
i complimenti dell'idea avuta. Pro nois sardos (so unu mamujadinu
 i che mancada dae troppu tempus )i li piaghe sas garas e tenores
auguri de sighire in armonia su travallu i hazzes cuminzau
Di gesuino Piu Bovezzo (BS) (inviato il 11/01/2007 @ 19:56:21)
# 7
congratulazioni per l'iniziativa
Di francesco (inviato il 12/01/2007 @ 00:16:49)
# 8
Sono contento si abbia finalmente uno spazio interattivo in cui poter
confrontare le idee con i diversi web-ascoltatori.
Credo di rappresentare il pensiero di molti nel dire che offrite un'opportunità
unica di veicolare la cultura sarda in ognidove.
Interessante la varietà della programmazione e affasciananti
gli approfondimenti di Martino.
Buon anno a sardegnaradio e a totus.
Di Emiliano (inviato il 12/01/2007 @ 11:26:33)
# 9
Vi scrivo mentre ascolto un canto a chitarra stupendo, per me che abito
a Mantova da circa 23 anni è come avere una finestra sulla Sardegna.
Io sono di Lodè(NU)e mio padre cantava nel tenore di Preteddu Nanu come bassu.
Sarei contento di sentire anche il gruppo di cui faceva parte mio padre.
Grazie e continuate alla grande
Di Mauro Addis - San Giorgio di Mantova (inviato il 12/01/2007 @ 17:49:13)
# 10
mi sono colegato ma non riesco a sentire lamusica datemi dei cinsigli non sono molto pratico
grazei ciao
Di antonello (inviato il 12/01/2007 @ 19:01:32)
# 11
Oras de piaghere alimentande s'anima sarda. Nugoresos, faedhare
prus in sardu e pagu in toscanu. Agrassias.
(Un popolo che non parla la propria lingua e' inesorabilmente
condannato a perdere la propria identita' etnica
).
Di Sardiliu Peregrinu (inviato il 15/01/2007 @ 11:09:27)
# 12
Una piacevole sorpresa!!!! Ora lavoro con un sottofondo gradevole.
Grazie al "Messaggero Sardo" che ha riportato la vostra iniziativa.
Forza 'unpare chi sa Sardigna est in donzi cuzone de su mundu.
Mario Z.
Di Anonimo (inviato il 15/01/2007 @ 15:18:46)
# 13
Est unu praghere mannu a intèndere sa mùsica nostra. Diat èssere
unu pràghere prus mannu in prus a intèndere sas presentadas in duas limbas.
Non costat nudda e catzat s'impressione chi sa mùsica siat istranzada
 in una trasmissione anzena. Corazu
Di zfrantziscu (inviato il 16/01/2007 @ 10:36:49)
# 14
Salve e complimenti !!
Per noi sardi nel mondo una preziosa e graditissima sorpresa .
Di Gianni (inviato il 16/01/2007 @ 11:46:00)
# 15
Anche sul continente avete ammiratori e sostenitori, forza
radio sardegna e viva la musica!
Di matteo (inviato il 17/01/2007 @ 18:51:06)
# 16
Sezzis faghinde unu tribagliu chi est una meravizza, sighidela gai !!
Bellas medas sas registraziones in sardu de su tenore de orgosolo
e oliana...rendet de prus !!

Saludos dae s'italia
Di Giovanni (inviato il 18/01/2007 @ 00:37:08)
# 17
Tantos saludos e augurioso dae Thiesi,
Deus bos dia chent'annoso de vida
e poi a bezzesa vida ona.
Di G (inviato il 18/01/2007 @ 00:44:09)
# 18
pure io lo saputo dal messagero,il compiuter lo collegato a un amplificatore,
e ogni giorno vi ascolto, tanti auguri antonio
Di marcialis antonio (inviato il 19/01/2007 @ 18:03:00)
# 19
Devo ringraziare innanzi tutto il “Messaggero Sardo” che mi ha dato
l’opportunità di conoscere la vostra iniziativa. E sopratutto ringrazio
voi di “Sardegna Radio” di esistere e con la vostra iniziativa avete dato
a noi emigranti la possibilità di sentirci sempre più vicino alla nostra amata terra
Di ignazio - da Torino (inviato il 19/01/2007 @ 21:29:56)
# 20
Dal Belgio, mando un gracie a voi per la musica che sto ascoltando . . .
Di Marco Lai (inviato il 20/01/2007 @ 20:23:24)
# 21
Siete veramente bravi, Sardegna radio è un'emittente di notevole spessore
artistico e culturale. Per chi è lontano dalla propria terra è una miniera
di suoni e di richiami a cui non è possibile sfuggire. Vi seguo sempre
con affettO da Sesto San Giovanni.



Di Francesco Dettori (inviato il 21/01/2007 @ 18:48:42)
# 22
sardegnaradio,eo puru canto in d'unu tenore,complimenti pro
sa trasmissione,complimenti pro su modu comente resessidese
a trasmittere su cantu sardu in
manera semplice e fattende assoporare a chie iscurtada tottu
sa melodia de su cantu sardu veru, chena essere istorpiadu
dae atteros istrumentos ki no b'intrana nudda chin su folklore
sardu (comente atteras trasmissionesTV isolanasa faghene)
sighidebila gai e a chent'annos chin salude.
Di alessio pireddu (inviato il 23/01/2007 @ 00:26:55)
# 23
comente si podene leare cuntattos chin sa redazione? itte tocca de faghere?
Di alessio pireddu (inviato il 23/01/2007 @ 00:43:17)
# 24
innanzitutto complimenti per la radio e per il sito.complimenti
a MARTINO da orune. S.SIDORO...
Di Anonimo (inviato il 25/01/2007 @ 19:35:54)
# 25
como chi l isco chi inoche pozzo ascurtare tenores
cantu cherjo mi bi aco su ocu..
Di S.S (inviato il 25/01/2007 @ 19:39:35)
# 26
Seu prexau meda de-i custu blog. M'iat a praxi meda
ki calincunu articuleddu du scries in sardu. Siat in Logudoresu
ka in campidanesu. Custu tanti po fai a cumprendi e amostai
ca is sardus, a parti su cantai, su sardu du scint fueddai e scriri
puru. Aici incarreraus a "amostai una crai", cumenti naraus
 in su sartu nostu, a is "strangixeddus" ki bivint in Sardìnnia.
Comuncas norabonas po su blog spantosu meda.

Di Pàulu (inviato il 26/01/2007 @ 13:07:51)
# 27
tantus saludus de parigi a tottus sa genga de sardegna radio
po su traballu ki seisi faendu
Di antoni (inviato il 26/01/2007 @ 17:46:13)
# 28
tantus saludus de parigi a tottus sa genga de sardegna radio
po su traballu ki seisi faendu
Di antoni (inviato il 26/01/2007 @ 17:46:14)
# 29
Complimenti, ho ascoltato la puntata riguardante il tenore di Orune
e mi è piaciuta, sia per il canto in se che per i contenuti della conversazione.
Bravi ragazzi continuate a sostenere le vostre ambizioni in modo così caparbio.
Un saluto a Martino.
P.S. il podcasting è stata una trovata azzecatissima..
Di Emiliano (inviato il 26/01/2007 @ 23:04:57)
# 30
ahimè la puntata del gruppo di Orune me la sono persa ... aspetto
che la mettiate in archivio così me la scarico, complimenti
per la trasmissione di Martino e per la varietà della musica.
complimenti anche a Miriam Aprile per il suo sorriso... senza prezzo!
chin salude e triccu.
Di Alfredo (inviato il 26/01/2007 @ 23:33:36)
# 31
Siamo una coppia tosco-sarda e vi ascoltiamo quasi tutte le sere.
Ci complimentiamo con voi perchè ci fate sentire il respiro dell'isola intera
con la molteplicità dei suoi canti e balli. Vi auguriamo lunga vita e un successo
sempre maggiore. Apprezzeremmo maggiori infos sui brani in esecuzione
con una breve scheda che colleghi i canti ai luoghi e alle tradizioni.
Perchè non trasmettete anche musiche degli innovatori come
Cordas e cannas, il coro di Nuoro?
Un affettuoso saluto
Grazia e Piero
Di Grazia Mattana e Piero Sighieri (inviato il 28/01/2007 @ 19:22:52)
# 32
Salute a tutti. Ho 30 anni, sono sardo di Macomer e avrei tanto voluto
scrivere in sardo ma non so proprio scrivere. I miei genitori hanno parlato
con me solo in italiano e tra loro in limba.A volte cerco di parlare nella
loro lingua ma sono incerto e ho sempre paura di sbagliare. Detto questo devo dire di apprezzare tanto
Di Paolo (inviato il 30/01/2007 @ 19:18:21)
# 33
lo sforzo di sardegna radio che comunica un pò in italiano e un pò in sardo.
Leggo che gli ascoltatori vorrebbero più sardo e meno italiano,
ma non dimenticatevi di "giovani" come me. Siete davvero bravi.
Gian Piero, Gabriele, MArtino, Lia, Simeone, Andrea, Miriam .... Continuate così!!!!
Di Paolo (inviato il 30/01/2007 @ 19:24:40)
# 34
Pauleddu caru, nara a babbu tuo e mama tua de ti faveddare in sardu.
S'italianu lu connosches, commo toccat a su sardu.
saludos a tottus da un'atteru Paolo ma dae Nugoro
Di Paolo Nuoro (inviato il 30/01/2007 @ 19:48:13)
# 35
la sardegna e sempre piu' vicino con voi grazie
Di mariolino da cuneo (inviato il 31/01/2007 @ 17:13:20)
# 36
Non soi siguru de su significau de su diciu (o proverbiu)
"S'ainu carrat sa paza e issu si la frataza" poita sou castedaiu.
Sa mia interpretazione esti: "Su burricu carrigara sa pagia et issu
si da segare (o issu si da papara?)". Un atru diciu cum su animaleddu esti:
" Poriri calencunu indicai cali esti su significau giustu.
Un atru diciu cum su animaleddu narrara aici:" Fintzas su burricu
poderat virtude ma su cuadhu invecis, presuntuosu, poderat prejumu."
Di Benjaminu Pitzalis, Canada (inviato il 01/02/2007 @ 23:46:40)
# 37
Il canto a tenore rispecchia la vera anima della Sardegna, sichie gai,
a medas annos :) Saludos dae Nugoro
Di Nugoresu (inviato il 02/02/2007 @ 00:58:12)
# 38
mi trovo in cina per lavoro da molto tempo, oltre al piacere di ascoltare
la musica sarda, che era di casa perche mio padre cantava in sardo
molto bene, vi ringrazio perche, mi fate sentire vicino. alla sardegna,
siamo unici nel mondo, ciao a tutta la redazione e grazie.
Di antoninu (inviato il 04/02/2007 @ 16:11:41)
# 39
I miei genitori hanno sempre osteggiato l'uso da parte mia della lingua
sarda ed ora, come Paolo, mi trovo impacciato a parlare in sardo.
'Non e' signorile parlare in sardo' hanno sempre commentato.
Non giustifico piu' questo atteggiamento, comune ad altri genitori,
ed ora lo considero un grave errore che ha finito per farmi sentire straniero
in Sardegna. Sono i Sardi lo scarto dell'umanita' quando parlano in sardo?
Ed in che cosa sono io migliore quando parlo in italiano?
Non e' mai troppo
tardi per imparare, si dice, e la vostra radio mi ha dato lo spunto per farlo.
Vi ascolto per tante ore, sia di giorno che di notte. Scusate il mio sfogo.
Di Nicolino (inviato il 07/02/2007 @ 03:29:02)
# 40
Non trovo giusto che si osteggi così la lingua sarda,ricordiamoci che il sardo
è una lingua come un'altra e prima di tutto è la lingua madre di noi sardi ed è
per questo che noi sardi che usiamo la lingua sarda non ci dobbiamo sentire
secondi a nessuno,anzi,dobbiamo andare orgogliosi della nostra lingua e parlarla
ogni volta che vogliamo e ne abbiamo l'opportunità.Oltretutto la nostra lingua
è molto signorile sia parlata che scritta.
Bravo Nicolino,applicati per imparare il sardo xchè i sardi che parlano il sardo
non devono invidiare niente a nessuno,anzi,sono gli altri che ci invidiano la nostra
meravigliosa isola e le nostre bellissime tradizioni.
Sardegna Radio è senza dubbio la radio migliore di tutto il web e di tutta la sardegna.
Di Ruben (inviato il 10/02/2007 @ 14:27:17)
# 41
Per Nicolino , non approvo quanto fatto dai tuoi, non so se tu ora vivi in Sardegna,
ma ti vedo abbastanza deciso e penso che non avrai difficoltà ad apprendere
“SA LIMBA SARDA” .
Di Naziu da Torino (inviato il 14/02/2007 @ 22:44:36)
# 42
At'esser ora de allegare e ispiegare s'istoria, sas tradiziones e sa limba Sarda
in iscola, cà semmus SARDOS E ORGOGLIOSOS DE L'ESSERE
Di Anonimo (inviato il 17/02/2007 @ 01:17:38)
# 43
Porto all'attenzione di SardegnaRadio.it il messaggio inviato in data
17.02.2007 alla Direzione di RAI International.
Direttore,
ho ascoltato la rubrica Sestante e vorrei portare alla vostra attenzione
il seguente fatto. Io son Sardo e da un paio di mesi ascolto, via Internet,
una stazione radio sarda, la  http://www.sardegnaradio.it .  
Gli operatori sono bravissimi ma purtroppo preferiscono usare
la lingua italiana nelle conversazioni che vengono tenute
con i vari ospiti (finora tutti Sardi).

Trovo questa attitudine contradditoria e sminutiva ai fini del godimento
della musicalita' linguistica della lingua sarda e deleteria ai fini del mantenimento
della lingua stessa (la lingua sarda e' considerata una lingua neolatina
alla pari, per esempio, del Francese e dello Spagnolo oltre che dell'Italiano).
Per dare un'idea dell'assurdita' di questa attitudine richiamo la vostra
attenzione sul fatto che Malta, con una popolazione di appena 400.000 abitanti
(un quarto di quella sarda) ed una superficie di appena 3
Di Sardiliu Peregrinu (inviato il 17/02/2007 @ 09:16:10)
# 44
(continuazione del messaggio precedente)
ed una superficie di appena 316 m2 (1/800 della Sardegna; si' ottocento volte piu' piccola
della Sardegna) ha programmi radio e televisivi completamente in lingua maltese,
senza mischiare inglese che e' l'altra lingua ufficiale di Malta
.
IL MIO SUGGERIMENTO E' CHE RAI ITERNATIONAL PRODUCA UN RUBRICA
 DEDICATA ALLE REGIONI ITALIANE MA CON USO DI DIALETTO E MUSICA
DELLA REGIONE COINVOLTA NELLA PUNTATA.

Contribuireste, cosi' facendo, a dare sostegno ai dialetti in Italia e momenti di gioia agli Italiani nel mondo. Sara' veramente gradito. A chi non piace ascoltare le melodiose canzoni dialettali, co-regionario o meno?
Cordiali saluti. Sardilio Peregrino
Di Sardiliu Peregrinu (inviato il 17/02/2007 @ 09:20:40)
# 45
Si può essere orgogliosi di esser sardi, anche parlando la lingua di Dante.
 Ritengo ingenerose le critiche nei confronti di quei genitori, che, per qualsiasi ragione,
non abbiano insegnato ai loro figli la lingua sarda. Ricordo che, chi si ostinava
a non voler insegnare l'italico idioma ai figli, era solito dire
"a imparare s'italianu bi pensada s'iscola e bi a' sempre tempus".
Io, dico, per impare il sardo, non è mai troppo tardi (mezzus ora che mai!)
M.
Di Anonimo (inviato il 17/02/2007 @ 10:40:37)
# 46
Sergio Atzeni diceva: sono sardo, italiano ed europeo...
E prima ancora lo aveva detto Emilio Lussu
Sardegna Radio è un grande regalo fatto alla terra dei sardi e ai sardi che non stanno
nella terra dei sardi
Una terra in cui si parla un perfetto italiano e in ogni paese un perfetto e variagato sardo.
Una multilpla identità che ci rende ricchi più di qualsiasi regione italiana
La musica è sarda, cantata in sardo nelle sue mille lingue dentro una lingua.
Il Telegiornale sardo della RAI viene letto in sardo?
Il Telegiornale di Videolina viene letto in sardo?
Quando si sente parlare in limba nelle radio e nelle televisioni è solo perchè i programmi
sono stati finanziati dalla Regione.
Non mi sembra che Sardegna RAdio sia un progetto linguistico,
ma è una coraggiosissima idea che nessuno aveva mai avuto prima.
Leggo in questo blog interessanti interventi e vedo che arrivano da qualsiasi parte
Di Marilena prov Cagliari (inviato il 17/02/2007 @ 10:54:28)
# 47
continua..
del mondo.
Sono messaggi di apprezzamento e di incoraggiamento.
Diamo fiducia ed energia a questo gruppo di sardi che con maestria
e silenzio svolge il proprio lavoro.
Che lo svolga in italiano o in sardo o tutti e due insieme che senso ha?
Vedrete che i programmi in sardo arriveranno!
Con stima e rispetto
Di Anonimo (inviato il 17/02/2007 @ 10:56:02)
# 48
Marilena, custa este como sa novidade: una spantosa inghitziara
dae SardegnaRadio chentza pedire sa autoritzatzione a sa RAI.
Su Internetu este de totus e sa RAI non bi podere faghere nudha.
Saludos a totus sos Sardos in su mundu.
Di Frantziscu dae Sud Africa (inviato il 17/02/2007 @ 22:11:08)
# 49
Per chi non avesse potuto vedere ed ascoltare la edizione speciale di SESTANTE,
un settimanale giornalistico di punta di Rai International, riferisco che alla trasmissione,
condotta dal nuovo direttore di RAI Int., Piero Badaloni, ed affiancato dal giornalista
Fabrizio Strafile, hanno partecipato due eccellenze italiane in campo linguistico
e cioe' il Premio Nobel Dario Fo e il Prof. Tullio De Mauro, linguista.
Tutti e quattro i partecipanti hanno convenuto che e' ora di riabilitare i dialetti
perche' da essi e' originata la lingua italiana e non viceversa.

Dobbiamo essere esperti in lingua italiana ma cio' non puo' essere
un impedimento per avere pieno possesso della nostra lingua madre: il sardo.
Candho fue in Sardinia sa ultima bolta apu iscultadu pizzinos faedhare solu
in sa limba dantesca. Dante, paro', non cumpose sa Divina Commedia in latinu,
sa limba "Signorile" de sos tempos suos.
Di Sardiliu Peregrinu (inviato il 18/02/2007 @ 06:00:15)
# 50
Vi sto guardando in Tv a Sardegna Uno,in bocca al lupo per le trasmissioni future
e per come promuovte la Sardegna...Prometto di seguirvi appena posso.
Buon lavoro e a si biri cun saluri.
Di daniela iglesias (inviato il 18/02/2007 @ 19:48:57)
# 51
oggi domenica 18 /02/2007 tramite videolinavi ho scoperto e statene certi non vi lascero mai più
Di antonio palmas nato ad osilo ma residente a roma (inviato il 18/02/2007 @ 20:07:09)
# 52
seo unu lussurzzesu chi mancada de idda sua prus de trint'annos,bos cherzo
ringraziare po su tribagliu chi faghides po nois chi che bivimus allargu.
Sa limba sarda no si che deped'isperdere faeddade e cricade de iscriere
in sardu, de calesisiada idda sezis.saludos a tottus anzelinu pinna. Ferrara
Di anzelinu (inviato il 18/02/2007 @ 20:25:57)
# 53
in sa die de oe, appo fattu una bella iscoperta, "Sardignaradio" corpu e balla!
este veramente interessante e bella novidade. ca su sardu no es tontu.
Complimentos a tottus. A bos biere cun salude. Andria de Ula Tirso
Di Andria Loi (inviato il 18/02/2007 @ 20:30:36)
# 54
Si è acceso un acceso dibattito circa l'uso della linga di Dante o Sarda.
Propongo un argomento di discussione:
RITENETE GIUSTO CHE LA REGIONE SARDA ABBIA COSTITUITO
UNA COMMISSIONE PER LO STUDIO DI UNA LINGUA SARDA
CHIAMATA "COMUNA",
Non vi sembra che mettersi intorno ad un tavolo, per creare di fatto
una nuova lingua attingendo al gallurese, logudorese, campidanese
ecc, presti il fianco a chi afferma che il sardo,
non è una lingua ma uno dei tanti dialetti italiani?
Bisonzu, mi parede non bi aias de ispender tempus e dinari?
Di mario (inviato il 19/02/2007 @ 14:21:18)
# 55
da 2 giorni ho scoperto questa bella trasmissione, credo ke vi seguirò spesso.
una richiesta se è possibile.......
avete in programma di far sentire qualche gara poetica degli anni passati?
grz auguri per la trasmissione
tonino
Di Anonimo (inviato il 19/02/2007 @ 23:03:20)
# 56
Qualche giorno dopo il vostro debutto sull'etere, vi avevo chiesto
gentimente se, oltre al solito coro di Cuglieri che mandate, era possibile
ascoltare qualche vecchia registrazione (se ne siete in possesso) di altri
cori esistiti e/o esistenti a Cuglieri,sia come canti profani e sacri;
giusto per par condicio e anche per far conoscere, secondo i gusti
personali altre realtà di canto.Se non avete materiale, posso
impegnarmi io a procurarvene se cortesemente vorrete rispondermi.
Di Giueppe (inviato il 21/02/2007 @ 13:00:43)
# 57
Mi ricollego al messaggio sulla COMUNA.
Secondo me è una grande scemenza e vi dico perchè.
A chi non è mai capitato di parlare con persone di altri paesi
della sardegna in sardo? Tutti ci capiamo, forse può sfuggire
qualche termine, ma il senso del discorso rimane chiaro.
La ricchezza è proprio questa!
Un ozierese che parla con un cagliaritano si capiscono
Di Michele (inviato il 22/02/2007 @ 21:03:42)
# 58
un bosano che parla con un gallurese si capiscono.
Ha ragione mario, tutti soldi buttati,dinare imboladu
e impiegados imbolados
Di Michele (inviato il 22/02/2007 @ 21:07:33)
# 59
grazie per tutto quello che state facendo io da roma mi sento
a casa mia ad osilo dove sono nato, grazie per aver inserito
anche la poesia di zizi e di masala.non potevano mancare
Di antonio palmas (inviato il 24/02/2007 @ 10:46:20)
# 60
Vorrei ringraziare di cuore Sardegna Radio per la splendida
musica che trasmette ogni giorno,Sardegna Radio
ci fa sentire ogni giorno vicino alla nostra isola.
Un grazie di cuore allo staff di Sardegna Radio,
se non ci foste bisognerebbe inventarvi
Di Ruben (inviato il 26/02/2007 @ 19:02:25)
# 61
Ciao a tutti, penso che dopo i dovuti complimenti a tutta
la redazione di sardegnaradio sia giunto il momento
di lanciare un’idea chiedendo il contributo di tutti
gli ascoltatori della radioWeb. Penso che a tutti
piaccia ascoltare la musica folkloristica Sarda
per organetto, mai pensato di suonarla?
Io si e senza aver studiato musica, di
conseguenza ho cercato un modo più
semplice per interpretarla ma difficile da
trovare perché della “nostra” musica in forma
tablata si trovano per ora poche notizie.
Tra di Voi c’è qualcuno che possa contribuire
con passione a comporre in forma partitura-tablatura
la musica Sarda per organetto? In attesa di una risposta
positiva saluto tutti quanti, arriosu da Giuseppe
Di Giuseppe (inviato il 27/02/2007 @ 11:29:46)
# 62
'Aerrare est umanu', narrant sos becios. Deo seu stetiu in Malta
duas boltas cum sa mulleri mea (issa est Maltisa) e podo narrare
de conoschere abbastantzia bene s'una e s'atera isula, Malta e Sardinia.
Malta est calchi 1/80 sa mannaria de sa Sardinia e non 1/800
(24000Km2 divisos po 300Km2 faghere solu 80).
Ecoghi, sa osserbassiones chi si faghent in apretziu e in giudicu
sunte condivisas. Si sichire gae, commente narrant medas,
sa limba sarda faghere sa finitzia de ateras limbas oramai finidas.
Gae est incapitau a su latinu.
In domo mea faedhamos tres limbas: su inglesu (bene sa mulleri
e sos pitzinos, deo goi) su maltesu e s'italianu (goie, goie).
Sos pitzinos conoschent un atzicu de sardu (cancuna parabulas)
ma abarrant incantados candho iscultant Corsicanas e Nuoresas.
A mie piaghet totu.
Sardegna Radio bandhat bene fintzas gae e aggrazzias a custos
sardos cum albitriu e cumpetentzia podimos iscultare cantos
e poesias in limba. Si apustis megliorant faedhande
Di Luisicu Atzeni, Perth, Australia (inviato il 02/03/2007 @ 00:48:25)
# 63
prusu in sardu, mellus pro chine iscultara. Deo non faedho su sardu
chine nensunu ca in Australia sos Sardos non sunte medas.
Candho addopo cancunu po mie est una die de cuntentesa e isfundhara.
Saludos a totus, mannos e pizzinos.
Di Luisicu Atzeni, Perth (inviato il 02/03/2007 @ 00:51:21)
# 64
no imentigamu su chi semu poite sa sardigna e sa mamma de tottu
sos sardos e su tenore faghet parte de sa traditzione nostra e no lu devimus lassare
andere dovimus avvicinare sos giovanos a custu cantu millenariu...unu saludu
a totta sa sardigna e in particulare a thiesi bida cara e istimada
da sa mesu oghe de su tenore nostra segnora de seunis
Di sa mesa (inviato il 22/03/2007 @ 15:35:58)
# 65
Ho scoperto questa radio da una pubblicita non mi ricordo piu quale.
Quello che ho fatto subito e stato di metterla nei miei favoriti, siete bravi
continuate cosi...
Un piccolo suggerimento (se é possibile) programmate tutti gli stili
di musica Sarda, fa piacere conoscere ed ascoltare la musica
che attualmente va di moda in Sardegna.
Grazie per quello che fate :)
Di Sergio dalla Svizzera (inviato il 23/03/2007 @ 15:38:12)
# 66
Un gran benvenuto... voglio dare a tutti/e queli della Communita
di incontriamoci in Sardegna...
Di Falkittu (inviato il 24/03/2007 @ 18:26:52)
# 67
ops..scusate quelli..
di incontriamoci in Sardegna
http://fr.ch.msnusers.com/IncontriamociinSardegna---
Di Falkttu (inviato il 24/03/2007 @ 18:33:20)
# 68
complimenti davvero per l'idea e la sua realizzazione.
Mi permetto di invitarvi a Nuoro per la rappresentazione dell'opera
di Nino Fois(scrittore e poeta sardo pluripremiato che sicuramente conoscete)
BENIDE CUN MEGUS, che comprende anche i canti sacri della tradizione
quaresimale del Logudoro eseguiti dal coro "Amici del canto sardo" di Sassari.
L'appuntamento è per il 2 aprile 2007 alle 19.30 nella Chiesa cattedrale di Nuoro.
Ci piacerebbe molto avere il vostro incoraggiamento perchè finalmente anche
a Sassari qualcosa di musica sarda si sta realizzando......
Di Tore (inviato il 24/03/2007 @ 22:37:39)
# 69
Ho sempre ascoltato i canti a tenore ma non mi ero mai concentrato
su questi meravigliosi canti a poesia che state trasmettendo due volte alla settimana.
Sono bellissimi e a volte molto divertenti.
I poeti sono bravissimi e intelligenti.
Grazie ora ne so di più
Di marieddu (inviato il 29/03/2007 @ 19:13:38)
# 70
A volte le parole non si capiscono.Sarebbe bello avere i testi, una specie
di libretto da consultare mentre si ascolta l'improvvisata.
Non è una richiesta ma quasi! Ciao ragazzi e grazie
Di Andria L. (inviato il 29/03/2007 @ 20:59:17)
# 71
Saludos dai sa Germania a tottu sos sardos in su mundu ,saluods a bois
de sa redazione de Sardegnaradio ,e mando puru tantos saludos
a sos Solumedesos chi a fin'e ghida festeggiana sa festa de Nostra Signora de Talia.
Zicheddu dae Colonia in Germania.
PS. (Si podides cuntentademi unu disizzu ,de mandare in unda carchi
cantone de Maria Luisa Gongiu ,e de Maria Giovanna Cherchi)

Grazias in antizipu...

Di Zicheddu C. (inviato il 28/04/2007 @ 12:35:46)
# 72
deo so arribadu in parte a tardu, a faghes parte de custa vamiglia.
so i milanu vaeddo su sardu,apenas potto lu vatto a puntiglia.pero
a boltas la tiro sa briglia,da chi no mi gumprende su lumbardu.
e in cussora sento ittangustia,cantu mi manca sa sardigna mia......
marcheddu dae milanu
Di marcheddu dae milanu (inviato il 16/05/2007 @ 15:12:24)
# 73
Pardon, je suis fille d'émigrés mais je suis très contente d'entendre
les chants et autres
Di liliana natale (inviato il 17/05/2007 @ 13:21:13)
# 74
seisi troppu togoso, ma calequna gara fatta in palcu de zizi non da teneisi?
Di gianfra (inviato il 23/05/2007 @ 21:37:01)
# 75
ci calecuno olede iscammiare garasa improvvisadasa mi circhede
Di gianfra (inviato il 23/05/2007 @ 21:40:21)
# 76
Cari amici,
negli anni '70 ho fondato a Nuoro assieme ad altri cari amici Radiu Supramonte.
E' stata un'esperienza indimenticabile.
Sono felice della vostra iniziativa che riempie un vuoto nella cultura dei sardi
saluti
Mario Carboni
Di Mario Carboni (inviato il 29/05/2007 @ 12:22:17)
# 77
Qui a preparare i carcioffini selvatici delle isole canarie, simili ai nostri,
e ascoltando radio sardegna... per un po ho creduto di essere al mare da noi......
grazie per la compagnia.
Di paolo (inviato il 06/06/2007 @ 10:47:32)
# 78
unu mutu unu ballu una gantone,
pone de bona lena e armonia.
in cussas oras de dura traschia,
alligra sa nostalgica pessone.
e vinas pauleddu,in bolu pone,
sa mente)a intro sisula nadia.
serra sos oyios sintende selenu,
chi sos amentos, de su logu amenu

saludos a tottus
Di marcheddu (inviato il 07/06/2007 @ 17:49:38)
# 79
dae trintachibeannoso vivo a trieste ,e d'ogni annu rientro in saldigna ,
e po trel mesese mi godo deo e sa famiglia mia totta canta sa saldigna.
e inoghe no passa die chi no isculta sa radio salda e manifesto sa cuntentesa
intro de me ,saludo a tottucantoso fancellu antonio de Montresta
E mando custal dual rigasa de poesia de autore a mie no notu - ite istudia
s'omine
in disterru in d'una grutta misera e terrena, si a denotte so oios faghen serru
sue die li servin pro sa cadena,mancari chi sia sa persona de ferru suportade
non podede tanta pena,su professore chi mi ada istruidu rezzide lu chelzo
cun rispettu siada in logu bruttu o siada in logu nettu,



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 9/8/2007 alle 15:9 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
25 dicembre 2006
Buon Natale!!!
Buon Natale !!!

Io direi che questa festa dovrebbe, come ogni festa
religiosa in una sociertà laica, non essere più segnalata
nei calendarii, se non insieme alle feste delle altre religioni. 
Io infatti cancellerei ogni festa che non sia comune 
a tutti i cittadini: quindi resterebbero solo le feste
nazionali relative ad eventi politici.

Ogni cittadino avrebbe diritto a due giorni di riposo
settimanale, da gestire come crede in base alla sua fede
(che può esser anche musulmana, buddista, induista, ecc).

Solo i credenti praticanti avrebbero diritto a giorni liberi
prestabiliti anche a Natale, Pasqua e Pentecoste. 
Tutti coloro che non vanno mai a messa, vadano a lavorare!!!!


Mi chiedo come sia possibile che un bambino di 11 anni
(mio cugino)  viva il Natale solo come il giorno in cui viene
sommerso di regali!!!  io lo manderei a messa prima
di scartare i pacchi.

Altra considerazione: credo che una famiglia non cristiana,
al limite addirittura atea, per coerenza non dovrebbe
festeggiare il Natale anche a costo di non fare regali
ai bambini:  ne si darebbe loro di più al compleanno,
per compensare.

Al posto dei regali di Natale si potrebbe far conoscere loro
la sofferenza e il dolore degli altri e insegnare loro ad accettare
come dono la loro condizione di privilegiati bambini
viziati dell'opulente e cinico Occidente.


Il senso del Natale dovrebbe essere il dono di sè: quindi
stare vicino a chi soffre e dedicarsi anima a e corpo a lui
.
Ogni anno invece si riduce a una gara nazionale
a chi compra e a chi mangia di più, in un rituale
neopagano di un'ipocrisia rivoltante.



permalink | inviato da il 25/12/2006 alle 9:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
3 dicembre 2006
Il compleanno
 Oggi è  il  compleanno
della mia migliore amica



 Auguri  Maura!!! 



permalink | inviato da il 3/12/2006 alle 9:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
17 novembre 2006
Ragazi sospesi per un anno: pena inutile ed eccessiva

Ragazzi sospesi per un anno:
pena inutile ed eccessiva.

*********************************

Nelle indagini sulle violenze contro il ragazzo
disabile è stato sequestrato un altro filmato
scoperto perquisendo le case dei minorenni indagati

S o s p e s i
per un anno
i quattro ragazzi      protagonisti
del video-pestaggio
di Torino


***Mio commento***

Ritengo che la pena sia esagerata.

Sarebbe bastato mandarli a fare servizio civile
per almeno 3 anni presso un'associazione
per l'aiuto ai disabili.

Invece cosi faranno loro solo perdere tempo. 

Questa pena non servirà a nulla semplicemente
perchè, se dei ragazzi di una scuola vogliono
davvero picchiare un loro compagno disabile,
lo farebbero lo stesso, magari fuori
della scuola ma, d'ora in avanti,
senza filmare l'accaduto.

Questa storia non sarebbe uscita fuori,
se non fossero stati tanto sprovveduti
da divulgare il video su Internet.

Per finire, dirò una cosa odiosa ma giusta:
il disabile  non ci sta a fare nulla
in una scuola per gente normale:
 
quel ragazzo è addirittura cieco e sordo,
che cosa potrà mai imparare??


Lo dovrebbero trasferire in una scuola specializzata
per portatori di handicap sensoriali.


*********************************

Azione disciplinare per il docente che
"aveva lasciato la classe"


<B>Sospesi per un anno i quattro ragazzi<br>protagonisti del video-pestaggio di Torino</B>

La scuola di Torino
dove si è verificato l'episodio




TORINO - Sospesi per l' intero anno scolastico.
Questa, in attesa delle conclusioni della magistratura,
la prima tegola che si abbatte sui quattro giovanissimi
autori del video-scandalo alla scuola superiore
per grafici pubblicitari "Steiner" di Torino.
La decisione è stata presa dalla giunta esecutiva dell' istituto.

Gli studenti, che oggi sono stati interrogati dai pubblici
ministeri del tribunale per i minorenni
(sono tutti indagati di violenza privata)
tra lacrime e profferte di scuse, potranno
svolgere "un percorso educativo di recupero"
in una istituzione con finalità sociali, magari all'
interno della stessa scuola, magari assistendo i disabili.

Una decisione, quella presa dai vertici dello "Steiner",
che soddisfa anche il ministro della pubblica istruzione,
Giuseppe Fioroni: "
E' un provvedimento giusto
che permetterà di far comprendere ai ragazzi
la gravità del loro gesto
".

Per il direttore scolastico regionale, Anna Maria Dominici,
la scuola "ha dato una risposta forte a un evento grave",
senza tuttavia dimenticare "
la sua finalità, che è quella
di educare ai comportamenti rispettosi nei confronti
degli altri e soprattutto dei più deboli
".

Ci sono guai in vista anche per un' insegnante dello "Steiner",
che ha lasciato la classe poco prima che cominciasse
il crudele gioco contro lo sfortunato studente autistico:
il preside le ha mosso un addebito disciplinare.

E il Ministero, tramite il dipartimento regionale,
oltre a valutare la possibilità di costituirsi parte civile
in caso di processo vuole rivolgersi alla Corte dei Conti
per capire se ci sono danni all' immagine o di natura contabile.

"Sono addolorato", ha affermato oggi uno dei quattro ragazzi
prima di essere ascoltato dal giudice. "
Non trovo le parole
- spiega - per definire quanto è successo
.
Non è nemmeno uno scherzo di pessimo gusto.
Posso soltanto dire che non è nata come una cattiveria
".

Ognuno dei protagonisti ha un ruolo definito.
Il primo ragazzo ha fatto il gesto di percuotere il compagno,
il secondo ha tracciato simboli nazisti sulla lavagna
e si è prodotto in un saluto romano, il terzo ha ripreso
la scena con una piccola videocamera; una studentessa,
infine, nell' agosto successivo ha diffuso
una copia del filmato su internet.
Nei loro racconti, l' episodio deve essere
inquadrato nel contesto degli ultimi giorni dell' anno,
in un clima festaiolo.

Gli altri allievi della "seconda F" - una quindicina di futuri
grafici pubblicitari - non intervengono, ridono,
schiamazzano o mostrano indifferenza.


Anche la loro condotta entrerà al vaglio del consiglio
di classe, che condurrà un' indagine conoscitiva
(senza tralasciare l' audizione dei genitori)
di concerto con gli ispettori ministeriali.

I quattro autori della bravata "
hanno avuto
la percezione della gravità del fatto solo quando
ne hanno cominciato a parlare i giornali
", spiega il preside,
Camillo Di Menna. "E dopo le prime notizie
- aggiunge uno degli avvocati, Cosimo Palumbo -
sono stati proprio loro ad autodenunciarsi ai professori".

E ora ci si chiede perchè una classe frequentata
da ragazzi provenienti da famiglie normali, capaci
di prendere buoni voti, è finita sotto i riflettori.
"Bisogna riflettere su quanto è diffusa la cultura
della non accettazione della diversità", dice Palumbo,
augurandosi che "
il clamore mediatico
non sia controproducente per tutti e,
in particolare, per la vittima
".

Vittima alla quale, finora, a quanto si sa nessuno
ha ancora chiesto direttamente scusa.


Gli inquirenti, intanto, lavorano al materiale sequestrato.
E spunta un secondo video finito su internet,
con scene di vita di classe (senza rilevanza penale),
che testimonia l' abitudine diffusa tra i giovani
di giocare con cellulari e videocamere
mettendo poi in rete le immagini.

(16 novembre 2006)

Fonte:

http://www.repubblica.it/
2006/11/sezioni/cronaca/video-down/nuovo-video/nuovo-video.html



permalink | inviato da il 17/11/2006 alle 10:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
5 novembre 2006
Bagdad, Saddam Hussein condannato a morte
ESTERI

L'ex dittatore verrà impiccato per
crimini contro l'umanità

Pena capitale anche per Barzan al Tikriti
e Awad al Bander

Bagdad,
Saddam Hussein
condannato a morte

L'urlo in aula: "Lunga vita all'Iraq"

Ergastolo per l'ex vice presidente
Taha Yassin Ramadan

All'annuncio della sentenza
colpi di mortaio sul quartiere sunnita


<B>Bagdad, Saddam condannato a morte<br>L'urlo in aula: "Lunga vita all'Iraq"</B>

Saddam Hussein durante il pronunciamento
della sentenza di condanna a morte



BAGDAD - L'ex presidente iracheno Saddam Hussein è stato condannato
oggi a morte per impiccagione dall'Alta corte penale di Bagdad per reati
contro l'umanità. Con lui sono stati condannati alla pena capitale Barzan
al Tikriti, suo fratellastro ed ex capo dei servizi segreti, e Awad al Bander,
 ex presidente del tribunale rivoluzionario del regime.

L'ex vice presidente Taha Yassin Ramadan è stato condannato
all'ergastolo, mentre tre funzionari locali del partito Baath
hanno avuto 15 anni di carcere.

Un solo imputato, Mohammed Azzam Ali,
ex funzionario del Baath, è stato prosciolto.

L'accusa era di crimini contro l'umanità per la strage di 148 sciiti
del villaggio di Dujahil, avvenuta, secondo quanto ha dimostrato
l'accusa, per rappresaglia in seguito ad un fallito attentato del 1982
contro l'allora presidente Saddam Hussein.

Il giudice Abdel Rauf Rahmam, visibilmente teso, ha chiamato
in aula gli imputati uno alla volta e ha proceduto
con la lettura della sentenza.

Saddam, vestito con un abito scuro e una camicia bianca
senza cravatta, è stato chiamato per sesto.
In aula ha rifiutato di alzarsi in piedi, vi è stato costretto
dalle guardie su richiesta del giudice.

Mentre il giudice iniziava la lettura, l'ex presidente,
in piedi nella gabbia degli imputati ha provato ad interromperlo
proclamando ad alta voce "Allah Akbar" (Dio è grande),
"lunga vita all'Iraq e al popolo iracheno", "siete schiavi degli occupanti,
siete traditori", e scandendo slogan a favore del disciolto partito Baath
e contro il tribunale.
Ha anche provato a declamare dei versetti del Corano.
Una volta pronunciata la condanna, il giudice ha ordinato
che venisse portato via.

L'udienza, iniziata in ritardo sui tempi prefissati,
è durata 40 minuti circa.

Lo statuto del tribunale prevede una procedura
automatica di appello in caso di condanna a morte
cosa che potrebbe far slittare di parecchie settimane
o mesi l'esecuzione della sentenza.

A sentenza pronunciata, sul quartiere Adamiya di Bagdad,
una zona a maggioranza sunnita, si sono abbattuti
alcuni colpi di mortaio, mentre in altre zone della città
si potevano udire raffiche di arma da fuoco
esplose verso il cielo in segno di festeggiamento.

(5 novembre 2006)
Fonte:
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/iraq-99/saddam-condannato-a-morte/saddam-condannato-a-morte.html



Reazioni nel mondo e mie considerazioni.


In sintesi Gli USA e la Gran Bretagna esultano per la sua condanna
(anche se Balir ha smentiro i suoi minsiti bocciando la pena di morte in ogni caso).
L'Unione Europea no, perchè contraria alla pena di morte in qualsiasi caso. 
I paesi arabi sono perplessi.

Io credo che la pena di morte sia l'extrema ratio. 
Non va comminata se il reo può essere recuperato
a un ruolo positivo nella società. 
Inoltre non va comminata se ci sia anche il minimo dubbio
 circa la colpevolezza dell'imputato 

Ma Saddam Hussein è colpevole dello sterminio di più di 150.000 curdi,
ha tenuto sotto scacco per 24 anni un intero paese, seminando
morte e distruzione anche nei paesi limitrofi con guerre
tanto sanguinarie quanto inutili.


La condanna riguarda l'uccisione di 148 sciiti.  
Saddam dovrà essere giudicato anche per gli altri capi di accusa. 

Ma perchè mai la sentenza non dovrebbe essere la condanna a morte
in un caso come questo? La sua sopravvivenza è un pericolo per l'Iraq.

C'è chi dice che condannarlo a morte ne farebbe un martire, ma per chi???
Per isalmici fondamentalisti che esisterebbero lo stesso anche qualora
Saddam non venisse impiccato

Forse che la fucilazione ha fatto di Mussolini un simbolo??

Altri sostengono che la situazione irachena è molto critica e l'esecuzione
della condanna vorrebbe dire superare il limite che tiene ancora in equilibrio
i rapporti tra sunniti e sciiti, il che significherebbe che scoppierebbe
la guerra civile, per l'altro già in atto sotto forma di guerriglia.

Ma credo che questo avverrà in ogni caso, per via del fatto che gli sciiti sono
sollecitati molto dall'Iran e potrebbero, in base al principio di maggioranza,
imporre un regime teocratico sciita su tutto il Paese.
Questo avverebbe indipendentemente dalla fine che verrà
fatta fare a Saddam. 


Con tutto ciò non voglio affatto approvare la guerra in Iraq. 
Intanto non sono state trovate le fantomatiche armi di distruzione di massa.
E in ogni caso si tratta comunque di un invasione di un Paese
da parte di un altro Stato. Inoltre la situazione attuale, lungi dall'essere
quella di una nascente democrazia di tipo occidentale
( segno che la democrazia non può essere esportata),
si profila essere invece quella di un nascente regime autoritario
di matrice confessionale..
La religione non dovrebbe avere posto in una costituzione e
invece la legge islamica è stata citata come una delle fonti del diritto civile!!

Io propendo per la divisione dell' Iraq in tre parti: il Kurdistan a Nord,
lo stato di Baghdad al centro ( Sunnita) lo stato di Bassora a sud ( Sciita).

In un futuro si potrebbe anche pensare di integrare
i tre stati in uno stato federale.



Commenti da altri siti.



http://www.radioradicale.it/il-dibattito-sul-processo-a-saddam-hussein-e-leventualita-della-condanna-a-morte

http://www.parlamentando.com/?p=4124

http://passineldeserto.blogosfere.it/2006/06/vaticano_non_gi.html

http://www.deutsche-welle.de/dw/article/0,2144,2225883,00.html

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo334420.shtml

Da questo sito

Iraq, attesa per sentenza Saddam

Coprifuoco a Baghdad e Tikrit


Ora d'attesa in Iraq: domenica l'Alta corte irachena pronuncerà, infatti,  la sentenza nei confronti di Saddam Hussein, per la strage di 148 sciiti a Duijail nel 1982. L'ex raìs e i 7 coimputati sono stati processati per crimini di guerra e rischiano l'ergastolo o la pena di morte. In previsione del pronunciamento, è stato deciso di imporre il coprifuoco a Baghdad e anche a Tikrit, la città natale di Saddam.

Chiuso anche l'aeroporto della capitale irachena. Le Forze armate sono in stato di massima allerta: sono stati cancellati tutti i permessi ai militari. Il consigliere per la sicurezza nazionale Muwaffaw al Rubaie ha riferito che si stanno valutando "altre misure di sicurezza". Il timore è una condanna del deposto leader, data per scontata, scateni una nuova ondata di violenze in un Paese già duramente provato dagli scontri settari. A Bassora, nel sud, due russi e un iracheno sono morti sotto i razzi della guerriglia. A Kirkuk, nel Kurdistan, sono state uccise cinque guardie del corpo del presidente Jalal Talabani, attualmente in visita in Francia. 

Non appena il giudice Rauf Abdel annuncerà la sorte di Saddam e degli altri ex gerarchi del regime baathista potrebbe scoppiare l'inferno. Un eventuale verdetto di condanna a morte, chiesta dal pubblico ministero Jaafar al Mussawi, non sarà subito eseguito. La sentenza dovrà essere riesaminata da una giuria di appello che potrebbe riscontrare errori e disporre un nuovo processo, oppure confermare la decisione della corte presieduta da Abdel. In quel caso il condannato sarà giustiziato entro 30 giorni. Non varrebbe a salvare Saddam neppure l'altro processo in corso per le pulizie etniche di Anfal, dove tra il 1987 e il 1988 furono sterminati 180mila curdi. Nonostante il procedimento sia ancora aperto, in caso di condanna definitiva l'ex rais di Baghdad sarà messo a morte. Secondo la legge irachena nessuno, neppure il presidente, ha il potere di graziare un condannato. Saddam ha già fatto sapere che preferisce il plotone d'esecuzione, di solito riservato ai militari, all'impiccagione.

La decisione del coprifuoco presa da Al Maiki ha l'obiettivo di scongiurare incidenti e attentati in concomitanza con la sentenza. Il coprifuoco, che riguarderà sia i veicoli sia i pedoni e le province limitrofe di Diyala e Salahuddin, sarà esteso a Tikrit, la città natale di Saddam Hussein. La tv di stato ha annunciato che anche l'aeroporto di Baghdad sarà chiuso dalle 6 di domenica mattina fino a nuova comunicazione. Le autorità irachene avevano in precedenza imposto un coprifuoco di dodici ore nell'area, come nella provincia di al Anbar. Le regioni sono considerate il fulcro della guerriglia sannita che combatte le truppe statunitensi e l'esecutivo di Baghdad.


http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=16&idart=6651

Iraq - 05.11.2006

Condanna a morte per il rais
Attesa per la sentenza del processo all’ex raìs,
che rischia la morte ma canta vittoria




Saddam Hussein è stato condannato a morte. Lo ha deciso oggi la Corte che, da un anno, lo sta processando e la condanna si riferisce solo alla strage di sciiti di Dujail nel 1982. Saddam aveva chiesto la fucilazione in caso di sentenza capitale, ma invece sarà impiccato. Saddam ha risposto alla lettura della sentenza gridando: "Lunga vita all'Iraq, lunga vita al popolo iracheno".
 
Violazioni. Ma il processo contro l’ex presidente iracheno sarebbe illegale perché viola il diritto a un giusto processo conforme alla legislazione internazionale. “La privazione della libertà per Mr. Hussein è arbitraria e contravviene all’articolo 14 della Convenzione Internazionale per i Diritti Politici e Civili”, cui aderiscono sia gli Usa che l’Iraq. Queste sono le conclusioni del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle Detenzioni Arbitrarie, composto da esperti legali provenienti da Algeria, Iran, Spagna, Ungheria e Paraguay. “Non sono sorpreso –ha commentato Curtis F.J. Doebbler, docente di legge all’università An Najah – chiunque abbia seguito il processo sa che ci sono stati abusi grossolani. Gli Stati Uniti e il governo di occupazione che hanno installato in Iraq devono decidere se rispettare la legge internazionale o continuare a violarla”. La valutazione sul processo non è vincolante e il gruppo di lavoro non ha potere esecutivo.
 
Violenze. Il 20 ottobre del 2005, un giorno dopo l’inizio del primo processo, veniva ucciso Saadun Janubi, avvocato della difesa di Saddam. Da allora ne sono stati uccisi altri tre, oltre al parente di un giudice, mentre gli altri difensori sono stati minacciati al punto di non poter più partecipare alle udienze. L’ultimo episodio è avvenuto a metà ottobre, quando il fratello del procuratore generale del processo è stato ucciso, in periferia di Baghdad. “Lavoriamo in un Paese che ha perso la sua sovranità, dove la legge è stata rimpiazzata dalle armi –ha dichiarato Khalil Al Dulaimi, il capo del collegio difensivo dell’ex Raìs -. La gran parte degli avvocati attivi in questo processo ha dovuto trasferirsi ad Amman, in Giordania. Lo scorso anno la difesa di Saddam chiese che il processo venisse spostato fuori dal Paese, ma il trasferimento non venne concesso perché, come disse allora Ahmed Chalabi: “Una corte irachena deve stare in Iraq”. “Per noi è importante mostrare che al mondo che la giustizia irachena è indipendente, equa e trasparente” gli faceva eco l’allora Premier iracheno Al Jaafari. A un anno di distanza le proteste per le irregolarità del processo non si sono placate: Saddam è custodito in un carcere gestito dagli Usa e il processo si tiene nella Green Zone, la zona di Baghdad controllata dall’esercito Usa. Anche la linea e i documenti dell’accusa sono stati preparati negli Stati Uniti.
 

Manifestazione pro-SaddamLa vittoria è a portata di mano. Saddam è stato condannato a morte per il primo processo, che lo vede accusato del massacro di 148 sciiti nel villaggio di Dujail, nel 1982. Ma i suoi avvocati hanno già annunciato che ricorreranno in appello. “Se Saddam verrà condannato a morte l’Iraq si trasformerà in un inferno” aveva minacciato uno dei suoi avvocati, Ziyad Najdawi.


Il Paese nel frattempo è sconvolto da una guerra civile in cui risulta difficile comprendere quali e quante forze siano in campo.
 
Le violenze settarie tra iracheni hanno superato gli attacchi contro le forze di occupazione e il deposto dittatore sembra più interessato a quel che accade nel Paese che al suo processo. Recentemente Saddam ha lanciato un messaggio al suo popolo dicendo “La vittoria è a portata di mano, ma non dimenticate che il vostro obiettivo a breve termine è limitato alla liberazione del vostro paese dalle forze di occupazione”. ”Non dovrebbe esserci alcun regolamento di conti” ha concluso Saddam, che condanna le violenze settarie perché tolgono linfa alla resistenza contro l’esercito occupante. Il 16 ottobre, non lontano da Kirkuk, c’è stata una manifestazione cui hanno partecipato oltre 500 rappresentanti delle tribù sunnite irachene. Chiedevano la liberazione di Saddam, la partenza delle truppe di occupazione e la conservazione dell’unità del Paese, contro ogni progetto federalista.
  




ESTERI

In Italia si continua a discutere. D'Alema: "Inaccettabile eseguire la sentenza"
Fini: "Evitare che con l'esecuzione l'ex raìs diventi un martire"

Saddam, ancora polemiche
Blair: "No alla pena di morte"

Bagdad, chiuso l'aeroporto, esercito in allerta. Due morti a Baquba
Cade elicottero militare Usa, due vittime. Invito alla prudenza per gli americani nell'area


<B>Saddam, ancora polemiche<br>Blair: "No alla pena di morte"</B>

Controlli per le strade di Bagdad, dove è in vigore il coprifuoco

BAGDAD - Il giorno dopo la condanna a morte dell'ex raìs Saddam Hussein rimane alta la tensione in Iraq e continuano le polemiche in Europa sull'applicazione della sentenza. Anche il premier britannico Tony Blair oggi si è detto contrario alla pena capitale "sia per Saddam sia per chiunque altro". Ieri, invece il ministro degli Esteri Margaret Beckett si era schierata a favore dell'impiccagione dell'ex presidente.

Parte oggi ufficialmente la procedura d'appello, mentre si temono nuovi disordini nel Paese. Un elicottero delle forze americane è precipitato nella provincia di Salahaddin, a nord di Bagdad, e due soldati sono morti. E da Washington arriva un invito alla prudenza per i cittadini americani in Medio Oriente.

Polemiche e reazioni. In Italia si continua a discutere sulla decisione della corte irachena di condannare a morte per impiccagione l'ex raìs.
Il ministro degli Esteri e vicepremier Massimo D'Alema ha definito "inaccettabile" l'esecuzione della condanna, per due motivi: "La prima è una ragione di principio,
perché l'Europa è contraria alla pena di morte"; la seconda è che l'esecuzione di Saddam "potrebbe ulteriormente spingere il Paese verso una vera e propria guerra civile".

Per il presidente del Consiglio Romano Prodi, si tratta di una sentenza attesa, "non certo una sorpresa ma la conclusione di una lunga dittatura". Sui commenti differenti che arrivano dai leader politici americani, Prodi ha detto che non ci sono nuove divisioni. "No, è una linea di frattura che c'è sempre stata. L'Europa è sempre stata contro la pena di morte mentre l'America è sempre stata a favore. La condanna a morte è fuori dalla tradizione giuridica e dall'etica del nostro Paese", ha detto Prodi parlando al Gr1.

"Con gli Stati Uniti - ha detto ancora il premier - la frattura più seria è stata sulla guerra in Iraq, ed è una frattura che si sta componendo perché l'opinione pubblica americana comincia, nella sua parte prevalente, a condannare la guerra stessa e quindi su questo punto è veramente un cambiamento di enorme importanza".

Gianfranco Fini condivide l'iniziativa della Ue contro la pena di morte a Saddam Hussein per evitare che l'esecuzione ''ne faccia un martire''. Cio' non significa - ha detto il leader di An questa mattina dai microfoni di 'Vivavoce' di Radio 24 - che ''non lo si ritiene meritevole di condanna''.

Anche il ministro per le Politiche comunitarie Emma Bonino ha ricordato questa mattina che "il mondo non ha bisogno di un Saddam martire" e ha definito l'applicazione della sentenza "un errore drammatico per le possibili conseguenze". Sulla stessa linea Marco Pannella, per cui si tratta "dell'ennesimo errore dei potenti del mondo".

Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie della Lega, invece, difende la pena capitale. "Basta con le strategie o le tattiche che dicono di no alla pena di morte, per non fare di Saddam un martire", ha detto. "I pazzi pericolosi - continua - vanno internati, ma quando sono in grado di sterminare i popoli allora non possono che essere soppressi".

Bagdad blindata, due morti a Baquba. A Bagdad restano in vigore misure di sicurezza straordinarie. Le autorità hanno iniziato ad "ammorbidire" parzialmente il coprifuoco, che verrà revocato domani. L'esercito è stato messo in stato di allerta e l'aeroporto è chiuso fino a nuovo ordine. Per le strade della capitale circolano molte pattuglie della polizia.

Due dimostranti sono stati uccisi oggi e altri tre sono rimasti feriti a Baquba, a nord-est di Bagdad, in scontri con le forze di sicurezza governative, intervenute per disperdere una manifestazione contro la condanna a morte di Saddam, organizzata da seguaci del deposto regime. Centinaia di persone sono sfilate in corteo per le strade della città chiedendo la scarcerazione dell'ex leader e l'annullamento della sua "illegale" condanna a morte.

Le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco sulla folla, dopo aver tentato far disperdere la folla, uccidendo due manifestanti e ferendone altri tre.

Manifestazioni a Mosul e Hilla. A Mosul, nel nord dell'Iraq, la polizia ha sparato in aria per disperdere decine di sostenitori dell'ex dittatore che protestavano contro il verdetto. Mentre a Hilla, un centinaio di chilometri a sud della capitale, almeno 400 persone hanno manifestato invece a sostegno della condanna a morte di Saddam, chiedendo che venga eseguita al più presto.

Cade elicottero Usa. Un elicottero delle forze
americane è precipitato nella provincia di Salahaddin, a nord di Bagdad, e due soldati sono morti. Il comando statunitense ha avviato un'inchiesta, ma ha escluso in un primo momento che l'aereo sia stato abbattuto.

Allarme per i cittadini americani in Giordania. Dopo la condanna a morte di Saddam Hussein, l'ambasciata americana ad Amman ha avvertito i cittadini statunitensi nel paese di muoversi con grande cautela. "Questa sentenza potrebbe portare a manifestazioni anti-americane", si legge in una nota della rappresentanza diplomatica. "I cittadini americani sono dunque invitati a evitare le zone dei cortei e a essere molto cauti se si trovano nelle vicinanze".

(6 novembre 2006)
 da:
 
http://www.repubblica.it/2006/10/sezioni/esteri/iraq-99/saddam-giorno-dopo/saddam-giorno-dopo.html


Corriere della Sera, 5 novembre 2006

Il tiranno martire
di Sergio Romano


La probabile condanna alla pena capitale di Saddam Hussein nel
processo per la morte di 148 sciiti nel villaggio di Dujail dopo un
fallito attentato alla vita del raís, susciterà (anche se non
immediatamente esecutiva) sentimenti diversi a seconda delle passioni
con cui ciascuno di noi ha reagito alla guerra irachena. Ma vi sono
almeno tre criteri che dovremmo applicare per valutarne l'importanza
e gli effetti. Dovremmo chiederci se sia un passo avanti sulla strada
di una migliore giustizia internazionale; se dia un contributo alla
conoscenza del regime di Saddam e dei metodi con cui governò il Paese
dalla fine degli anni Settanta al 2003; se sia utile alla
pacificazione dell'Iraq e alla costruzione di uno Stato federale.

Alla prima domanda temo che occorra rispondere di no. Dopo la
costituzione del Tribunale penale internazionale sarebbe stato
possibile portare Saddam all'Aja. Avremmo evitato la condanna a morte
e garantito al giudizio una maggiore trasparenza internazionale. Ma
gli americani avevano probabilmente due ragioni per preferire
un'altra soluzione. Non amano il trattato per la creazione del Tpi
che hanno rifiutato di ratificare, e volevano coinvolgere gli
iracheni nel processo del loro leader per dimostrare al mondo che il
tiranno era stato giudicato dal suo popolo. Il risultato è stato un
dibattimento oscuro di cui abbiamo visto spezzoni pressoché
incomprensibili inframmezzati da una lunga sequenza di incidenti
procedurali. Alla seconda domanda la risposta è ancora più
decisamente no.
 
I registi dell'operazione hanno deciso di evitare la strategia
adottata da Carla Del Ponte per l'interminabile processo a Milosevic
di fronte al Tribunale penale per i crimini di guerra nella ex
Jugoslavia (un giudizio complessivo su tutte le malefatte di cui il
leader serbo sarebbe stato responsabile, dalla Bosnia al Kosovo) e
hanno preferito processare Saddam per singoli episodi, come se la
rappresaglia per un attentato potesse bastare al giudizio storico che
occorre dare del raís e del suo regime. Se Saddam ha davvero meritato
la guerra che gli americani hanno deciso di fargli, il processo
avrebbe dovuto avere ben altre dimensioni e permettere all'imputato
di invocare per difendersi sia il contesto internazionale sia le
molte complicità di cui ha goduto nel corso della sua carriera
politica. Si è forse voluto evitare che ricordasse al mondo i suoi
incontri a Bagdad negli anni Ottanta con Donald Rumsfeld, oggi
segretario della Difesa? O l'implicita licenza di reprimere la
rivolta sciita che ricevette da Bush padre dopo la fine della Guerra
del Golfo? Alla terza domanda è possibile rispondere con qualche
cifra. Secondo un rapporto pubblicato da una rivista britannica nota
per la sua serietà ( Lancet), le vittime civili dall'inizio del
conflitto sarebbero circa 650.000.

Secondo alcuni calcoli, il numero degli iracheni che hanno abbandonato
il Paese o la regione di residenza per cercare rifugio altrove, ammonterebbe
a un milione e mezzo.  Secondo le statistiche delle ultime settimane
le vittime della guerra civile sarebbero ogni giorno non meno di cento.

E' inevitabile, in queste circostanze, che gli orrori di oggi oscurino
agli occhi di molti iracheni gli orrori di ieri e che la condanna di
Saddam appaia meno equa, se non addirittura il tentativo di
giustificare una guerra che ha prodotto conseguenze non meno
devastanti di quelle generate dalla brutalità e dalle ambizioni
imperiali del dittatore. Promosso al rango di martire
dell'imperialismo americano, Saddam potrebbe diventare, per i
nazionalisti sunniti, il simbolo della rivolta e uccidere più
iracheni da morto di quanti ne abbia uccisi da vivo.




permalink | inviato da il 5/11/2006 alle 22:48 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diritti
28 agosto 2006
SUDAFRICA: GOVERNO APPROVA UN PROGETTO DI LEGGE PER I MATRIMONI GAY
Sudafrica: Governo approva un progetto di legge per i matrimoni gay

(25/08/2006)  La legge deve ancora essere varata dal parlamento.














.







************************

JOHANNESBURG - Il governo sudafricano ha dato oggi il via libera a un progetto di legge che permettera' di celebrare matrimoni gay. Questo farebbe del Sudafrica il primo paese africano ad accordare alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero.

Il portavoce del governo, Themba Maseko, ha riferito che il gabinetto ha approvato il progetto di legge, che deve ancora essere varato dal parlamento, dopo che l'Alta corte aveva dichiarato incostituzionale negare ai gay il diritto di sposarsi. ''Di fatto (la legge) legalizzera' i matrimoni tra persone dello stesso sesso, in accordo con la decisione della Corte costituzionale'', ha detto Maseko, che pero' non ha potuto dire quando il parlamento ne discutera'.

Il Sudafrica sarebbe cosi' tra i pochi paesi, per la maggior parte europei, che permettono unioni tra persone dello stesso sesso. Nel continente africano l'omosessualita' rimane in genere un tabu' e molti governi hanno messo l'omosessualita' fuorilegge, chiudendo al contempo un occhio sulle persecuzioni a danno di gay e lesbiche.

Anche in Sudafrica, che vanta una delle Costituzioni piu' liberali del mondo, la questione e' ancora oggetto di pubbliche discussioni e diversi gruppi religiosi, prevalentemente cristiani, ostili alla legge, chiedono che sulla materia venga indetto un referendum.

Fonte: Ansa

redazione@gay.tv

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LESBICA STUPRATA DA PRESIDENTE DEL SUD AFRICA (10/3/2006)
I FILM DEL WEEK END 03/03 - 05/03 (1/3/2006)


Fonte:  http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=2623

Chissà quando se ne potrà parlare in Italia. Forse prima si deve trogliere ogni vestigiadi potere temporale alla santa sede che deve anzi, essere abolita del tutto perporre la Chiesa Cattolica nella stessa condizione delle altre religioni e non in una situazione di privilegio nei rapporti con lo Stato e con Il mondo, rapporto che sono di tipo interstatuale!!!



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POLITICA
26 agosto 2006
Considerazioni sulla guerra impossibile tra Israele ed Hezbollah

Considerazioni sulla guerra impossibile tra Israele ed Hezbollah

Ecco come i musulmani estremisti si spiegano la "sconfitta" di Israele. 

In realtà il problema è simile a quello che attanaglia gli Stati Uniti.
 
Il nemico non era uno Stato ma un movimento terrorista ed è sufficiente che anche solo uno dei terroristi implicati si salvi perchè il movimento stesso non venga sconfitto.

Distruggere il Libano fintanto che  Hezbollah non viene disarmato non ha altra efficacia che indebolirlo rispetto a quello che è il comune nemico di tutti coloro che hanno a cuore la libertà: l' Islam fondamentalista che ora avrà buon gioco di dire che l'Occidente è corrotto, tirannico, usurario, dispotico, imperialista, satanico.

Israele aveva e  ha diritto di difendersi,  il Libano ha la responsabilità di avere sul suo territorio un movimento islamico estremista e di non aver fatto nulla per riportare in mano allo stato il monopolio della forza legittima.  

Ma Israele ha esagerato e tutto ciò rischia di ritorcergli contro.  Spero che la missione dell'Onu possa neutralizzare Hezbollah e ripristinare per sempre relazioni di pace e cooperazione tra Israele e Libano in vista di una pace più diffusa in tutto il Medioeriente. 

Per fare questo Israele deve cambiare strategia politica aprendo il dialogo coi paesi arabi per la riconciliazione, concedendo agli arabi palestinesi non estremisti la cittadinanza israeliana con pieni doveri e diritti alla pari con la parte ebrea della popolazione di Israele che quindi non dovrà più essere uno stato ebraico, sia pure secolarizzato, ma uno stato laicista dove le religioni siano solo fatti personali della vita privata e non influiscano più nella società e nella politica, uno stato dove una persona conti in quanto tale e non in quanto membro di questo o quel gruppo etnico o di questa o quella fede religiosa.




 
 
 







"ISRAELE SCONFITTO PERCHE` HA UN ESERCITO DI GAY"
(18/08/2006)  E` quanto afferma il terrorista palestinese Abu Odai, che confida in prossimi vari fronti per sconfiggere Israele.






foto del fotografo israeliano residente a Londra Kobi Israel.com »

La cosa più importante dimostrata da questa guerra in Libano è che Israele, nonostante la sua potenza, la sua forza aerea, i suoi carri armati, la sua flotta e il suo illimitato budget militare, può essere sconfitto. E se noi avremo la forza di fare quel che ha già fatto Hezbollah, l’esercito israeliano composto di soldati gay, pieno di corruzione, può essere sconfitto anche in Palestina
Lo ha affermato Abu Odai, coordinatore capo delle brigate ‘Martiri di Al Aqsa’, ala armata del partito palestinese Fatah, confermando così i sospetti che divampano in queste ore in tutte le diplomazie occidentali. E cioè che, nonostante un mese di attacchi senza sosta da parte di Tsahal (l’esercito israeliano), la non-sconfitta dei miliziani sciiti di Hezbollah, armati fino ai denti dall’Iran, attraverso la Siria, con armamenti russi e cinesi , ha compattato i vari fronti estremisti anti-israeliani, tra cui quello storico palestinese. 'La cosa migliore' ha proseguito Abu Odai ‘sarebbe aprire più fronti contro questo esercito di gay israeliani e credo che questo sia uno scenario tutt’altro che impossibile’.

una scena da Yossi and Jagger del regista israeliano Eytan Fox



ISRAELE E I SUOI SOLDATI GAY
Il terrorista palestinese pungola Israele per l’apertura che lo Stato ha verso le persone omosessuali, anche in seno all’esercito. La realtà di Israele infatti va oltre quanto raccontato dal celeberrimo film del 2002 “Yossi and Jagger”, del regista Eytan Fox, nel quale i due protagonisti erano militari gay che vivevano la propria relazione in trincea (coincidenza vuole che fosse proprio una trincea in Libano, durante la precedente occupazione), ma di nascosto e con il timore di essere scoperti.
In realtà, in quella che può essere considerata una delle più solide e liberali democrazie del mondo, in quel paese che difende la cultura del diritto dell’individuo contro i fanatismi teocratici mediorientali che considerano l’individuo come semplice addendo di una massa, in Israele la questione dei gay nell’esercito si é evoluta verso un modello di integrazione attualmente assente in qualunque altro paese del mondo. E si è evoluta in tempo di pace (questo per mettere a tacere i maligni che dicono che Israele ha semplicemente bisogno di ‘carne da macello’ e quindi anche i gay vanno bene). Nel 1993 si iniziò con l’abrogazione delle norme che vietavano la presenza degli omosessuali dichiarati nell’esercito. Ma è stato solo il punto di partenza. Con la consueta velocità di estensione dei diritti di cui solo Israele è capace, sulla presenza dei gay nell'esercito sono stati compiuti passi significativi. Nel maggio 2006 il Corriere della Sera raccontò un episodio esplicativo.

foto del fotografo israeliano residente a Londra Kobi Israel.com »


 
CONCORSO DI BELLEZZA TRA I SOLDATI GAY DELLA 8200
Il 13 e 14 marzo 2006, in occasione della festa del Purim (una sorta di carnevale ebraico), il reparto 8200 di Tsahal, che conta il più alto numero di omosessuali tra i suoi militari, ha deciso di eleggere Miss8200; per farlo i partecipanti si sono sfidati a colpi di tacchi a spillo, minigonne e parrucche. I giovani gay in Israele, come ha raccontato un soldato al quotidiano Maariv, sanno di non dover nascondere nulla, poiché anche tra gli ufficiali ci sono molti omosessuali. Oltre alla 8200, ci sono altri gruppi anche nel quartier generale di Kirya (una specie di Pentagono di Tel Aviv), dove può capitare di sentire un capitano rivolgersi ai suoi uomini urlando «sbrigatevi, ragazze».




Giuliano Federico
redazione@gay.tv
fonti: WorldNetDaily, 365gay.com, corriere.it, imdb.com

Leggi anche:
TOUR GAY PER LE TRUPPE ISRAELIANE (23/8/2006)
ALTRI ARRESTI PER LE PROTESTE CONTRO LA POLITICA "DON'T ASK, DON'T TELL" (21/8/2006)
GERUSALEMME WORLD PRIDE 2006 - LA CRONACA (11/8/2006)
ANNULLATO IL WORLD PRIDE DI GERUSALEMME (22/7/2006)




E adesso una parola sui soldati gay di Israele.  Circa il 40% dei suoi soldati è omosessuale : ha fatto bene Israele ad assumerli; mentre negli USA si sono buttati via 400 milioni di dollari per la sostituzione di valenti soldati omosessuali con altri , più scarsi e meno specializzati, soldati eterosessuali, in Israele non fanno alcuna distinzione.

E comunque il fatto di essere gay non significa essere inadeguati all'esercito: molti gay sono virili e machi, inoltre il fatto di non avere figli ( a meno di non aver fatto rapproti eterosessuali a scopo prcreativo o di averli adottati ) li distrarrebbe di meno dal compito di difendere il paese. Inoltre il fatto di avere una cosa in comune che li differenzia dagli altri uomini li fa unire di più in un forte spirito cameratesco.




http://www.ecplanet.com/canale/varie-5/diritti_umani-65/0/0/5265/it/ecplanet.rxdf

http://www.gayroma.it/archivio%20esteri%202004.htm




La defaillance di Israele è dovuta solo alla aumentata potenza dei suoi nemici che non sono stati, ma gruppi terroristici, mutevoli, imprevedibili, mimetici ( si mimettizzano persino tra i civili, proprio per attirare lo scandalo contro Israele che uccide i civili pur di ammazzare anche i terroristi ).



Cancellate nel 1993 le norme contro i «diversi» nelle truppe
Israele, è gay la prima unità di intelligence
Omosessuali e servizio militare: la storia della «8200», un reparto scelto dell'esercito di Tel Aviv. Per il Purim tutti in tacchi a spillo
STRUMENTI
DAL NOSTRO INVIATO
La locandina del film "Yossi & Jagger"
La locandina del film "Yossi & Jagger"
TEL AVIV (Israele) —
Quello che la «8200» scopre nei sotterranei della base affollata di computer è segreto. Ma la squadra è diventata famosa. Non perché da questi monitor sia stata intercettata la Karin A, una nave carica di armi destinate ai palestinesi. O perché vengano decifrati i messaggi in codice tra l'Iran e il Pakistan. E' l'unità dell'esercito israeliano con il più alto numero di omosessuali tra i suoi militari.
Per la festa di Purim, una sorta di carnevale ebraico, i ragazzi hanno tolto la divisa e indossato parrucche, tacchi a spillo, minigonne per partecipare a un concorso di bellezza en travesti ed eleggere Miss 8200. «I giovani sanno di non dover nascondere nulla, anche tra gli ufficiali ci sono molti gay. Il lavoro di intelligence richiede apertura mentale. Così provano a essere arruolati qui», racconta un soldato al quotidiano Maariv. Le forze armate israeliane hanno cancellato nel 1993 la norma che espelleva dall'esercito chi si dichiarava apertamente omosessuale. E come la «8200» ci sono altri gruppi, anche nel quartier generale di Kirya, il pentagono di Tel Aviv, dove può capitare di sentire un capitano rivolgersi ai suoi uomini urlando «sbrigatevi, ragazze». «Proprio come succede nella nostra comunità — spiega Shaul Gonen, che guida l'associazione Aguda —. Le parole sono declinate al femminile, il clima è amichevole e rilassato. Alla "8200" hanno aperto un forum per scambiarsi foto e informazioni sulle serate gay. Ormai tutti hanno cambiato il nome della strada dove si trova la base, da Glilot a Gaylilot».
Shaul è mezzo greco e mezzo italiano, un gigante che non sorprende quando racconta di aver fatto il militare in una delle forze speciali più dure, adrenalina, testosterone e sfide da macho. «Tra il 1982 e il 1986, con un paio di anni in Libano. Non ho mai detto di essere omosessuale. Nelle unità combattenti è diverso: condividi le brande, prendi le mutande di un altro in prestito, dormi appoggiato sulla pancia del tuo compagno. Se lo avessi raccontato, magari qualcuno non avrebbe voluto starmi vicino e io stesso sarei stato imbarazzato. Da allora la situazione è cambiata». Un amore omosessuale (segreto) in un avamposto sulle alture del Golan è stato raccontato dal film Yossi & Jagger. E il fotografo Adi Nes è uno dei più venduti all'estero con le sue immagini di modelli muscolosi e seminudi che indossano (solo in parte) la divisa di Tsahal.
L'atteggiamento dei comandanti riflette quello della società israeliana, molto aperta . «E' vero, non c'è una vera separazione tra religione e Stato — commenta Avner Even-Zohar, gay e capitano della riserva, al settimanale Jewish News Weekly —. Ma anche se alcuni rabbini non approvano l'omosessualità e il sindaco ultraortodosso di Gerusalemme non vuole il Gay Pride nella sua città, il parlamento e il governo fanno passare leggi che parificano le coppie». Nella carriera diplomatica, i benefici e le indennità per il partner che segue il compagno/a all'estero sono equiparati a quelli di una moglie o un marito. La norma che vietava relazioni tra persone dello stesso sesso nell'esercito risale ai tempi del mandato britannico. Nel 1956 due uomini vennero processati perché erano stati scoperti a letto insieme, le condanne erano state ridotte a pochi mesi e da allora (fino all'abolizione) si erano ridotte a multe.
Il centralino di Aguda raccoglie le denunce di soldati maltrattati dai commilitoni o da qualche ufficiale per aver detto di essere omosessuali. «Quando succede interveniamo subito — spiega Shaul — perché le violenze vengano fermate. Siamo stati chiamati nelle caserme per spiegare ai comandanti come comportarsi. Gli abusi ci sono, in generale il clima è positivo e l'esercito riesce a sorprenderci». Racconta il caso di una ragazza che si è presentata al centro di arruolamento e ha detto «io mi sento un uomo e voglio addestrarmi da uomo». Alla fine lo Stato maggiore le ha permesso di prestare il servizio militare come i coetanei maschi, tre anni contro i due delle donne. «E' diventata istruttore di Krav Maga, l'arte marziale israeliana insegnata ai militari delle forze speciali».
Davide Frattini
16 maggio 2006

Fonte

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/05_Maggio/16/frattini.shtml



 
 
 
 
 


 




Link sul tema:

http://italy.indymedia.org/news/2006/08/1134583.php

http://www.arcigaymilano.org/stampa/rs.asp?BeginFrom=0&ID=27145

http://www.sabellifioretti.com/interviste/archives/2004/01/yasha_reibman_s.html

http://www.repubblica.it/online/cinema_recensioni/yossi/yossi/yossi.html

http://www.gay.tv/ita/magazine/we_like/dettaglio.asp?i=2301

http://arianna.libero.it/search/abin/cache.pl?query=cache:Bq8HiARy0g4J:http://www.mariomieli.org/02primopiano/notizia.php%3Fidnotizia%3D698+Israele%20ha%20un%20esercito%20gay&url=http://www.mariomieli.org/02primopiano/notizia.php?idnotizia=698

La copia normale non c'è, c'è la copia Cache

Congedo forzato
Stati Uniti, 29 luglio 2006

Bleu Copas, 30 anni, omosessuale, sergente decorato e specialista in lingue arabe, si era arruolato per spirito patriottico nell'esercito Usa dopo gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001.

Dopo quattro anni di onorato servizio nell'82.ma divisione aerotrasportata di Fort Bragg, nella North Carolina, Copas e' stato l'ultima vittima della politica 'Don't ask, don't tell' - letteralmente, 'non chiedere, non parlarne'-, che vieta alle forze armate di fare domande sull'orientamento sessuale dei militari, ma permette loro di congedare chiunque ammetta apertamente di essere gay o lo mostri in pubblico.

Copas sapeva della politica adottata negli Anni Novanta ed era stato attento a non rivelare ai superiori nulla che potesse far loro sospettare il suo orientamento sessuale. Ma, evidentemente, s'e' confidato con il commilitone sbagliato, che -s'ignora perche'- ha iniziato a tempestare il comando di e-mail di denuncia anonime.

Ne e' seguita un'accurata indagine interna all'esercito, al termine della quale Copas non ha avuto altra scelta se non quella di accettare il congedo 'con onore', non volendo commettere reato di spergiuro dinanzi a una corte.

L'ufficio per la contabilita' generale dell'esercito Usa ha ricordato alla stampa che s'e' occupata del caso che la percentuale di soldati congedati per questioni relative all'orientamento sessuale e' minima. Ma ha anche ammesso che quasi 800 dei gay congedati avevano specializzazioni cruciali e che 300 possedevano conoscenze linguistiche utili.

Secondo il Centro per gli studi sulle minoranze sessuali nelle forze armate, il congedo di soldati omosessuali e' costato sinora al Pentagono circa 369 milioni di dollari.

Fonte Ansa




http://it.danielpipes.org/article/2604

Da questo sito


Preferire Israele ai regimi arabi

I palestinesi – da quelli di grado più basso a quelli di rango elevato – talvolta ammettono di preferire Israele ai paesi arabi. Come osservava un dirigente dell'OLP: "Non temiamo più gli israeliani o gli americani, malgrado la loro ostilità nei nostri confronti, adesso però temiamo i nostri ‘fratelli' arabi". Oppure, come rileva a grandi linee un abitante di Gaza: "Gli arabi dicono di essere nostri amici e ci trattano peggio degli israeliani". Qui di seguito alcuni esempi di atteggiamenti tenuti verso tre Stati:

  • Siria. Salah Khalaf (alias Abu Iyad), una delle più autorevoli figure dell'OLP, nel 1983 dichiarò che i crimini commessi dal regime di Hafiz al-Assad contro i palestinesi "hanno superato quelli perpetrati dal nemico israeliano". Stesso atteggiamento fu quello tenuto da Yasser Arafat ai funerali di un personaggio dell'OLP ucciso su istigazione siriana: "I sionisti hanno provato a ucciderti nei territori occupati e non essendoci riusciti ti hanno deportato. Ma i sionisti arabi, rappresentati dai governanti di Damasco, hanno pensato che ciò fosse insufficiente, così sei caduto da martire".

  • Giordania. Victor, un giordano che un tempo lavorava come assistente di un importante ministro del governo saudita, nel 1994 osservò che Israele era l'unico paese del Medio Oriente per il quale egli nutriva ammirazione. "Vorrei che Israele prendesse il controllo della Giordania" egli asserì, accompagnato da cenni di approvazione da parte del fratello. "Gli israeliani sono l'unico popolo dell'area ad essere organizzati, che sanno come agire. E non sono cattivi. Sono onesti. Mantengono la parola data. Gli arabi non riescono a fare nulla di giusto. Si guardi alla cosiddetta democrazia esistente in Giordania. È un'assoluta burla".

  • Kuwait. I palestinesi collaborarono con le forze irachene quando esse occuparono il Kuwait nel 1990 così, quando il paese venne liberato, essi ricevettero un duro trattamento. Un quotidiano palestinese rilevò che in Kuwait: "I palestinesi ricevono un trattamento perfino peggiore di quello riservato loro dai nemici, gli israeliani". Sopravvissuto all'esperienza del Kuwait, un altro palestinese non ha usato mezzi termini nell'asserire: "Adesso penso che Israele sia il paradiso. Oggi, amo gli israeliani. So che ci trattano da esseri umani. La Cisgiordania [allora ancora sotto il controllo di Israele] è meglio [del Kuwait]. Almeno, prima che gli israeliani ti arrestino, esibiscono un mandato". Con meno esuberanza, Arafat stesso concordava: "Ciò che il Kuwait ha fatto al popolo palestinese è peggiore di quanto fatto da Israele nei territori occupati".

Decenni fa parecchi palestinesi conoscevano già i pregi della vita politica israeliana. Come spiegò un uomo di Ramallah: "Non dimenticherò mai quel giorno, durante la guerra del Libano [del 1982] in cui un parlamentare arabo della Knesset si alzò in piedi e chiamò assassino [il primo ministro Menachem] Begin. Questi non replicò affatto. Se lo avesse detto ad Arafat, non credo che quella sera quell'uomo avrebbe fatto ritorno a casa". Prima della nascita dell'Autorità palestinese, avvenuta nel 1994, la maggior parte dei palestinesi faceva sogni di autonomia senza tanto preoccuparsi dei dettagli. Dopo che Arafat fece ritorno a Gaza, costoro furono in grado di fare una diretta comparazione tra il suo modo di governare e quello di Israele, e lo fecero con una certa frequenza. Avevano parecchi motivi per preferire la vita in Israele.

Uso limitato della violenza. Dopo che la polizia dell'Autorità palestinese fece un'incursione in piena notte nell'abitazione di un sostenitore di Hamas e malmenò sia lui che il padre 70enne, l'anziano uomo urlò alla polizia: "Perfino gli ebrei non si sono comportati da vigliacchi come voi". E il figlio, una volta uscito di prigione dichiarò che l'esperienza da lui fatta nelle galere palestinesi fu peggiore di quella vissuta nelle prigioni israeliane. Un oppositore del regime di Arafat mise in evidenza come i soldati israeliani "cominciano a lanciare gas lacrimogeni per poi sparare proiettili di gomma, e solo in seguito fanno realmente fuoco. Loro non hanno mai aperto fuoco contro di noi senza aver ricevuto ordine diretto di farlo, e anche così si limitano a sparare qualche proiettile. Ma la polizia palestinese inizia a far fuoco subito e ovunque".

Libertà di espressione. ‘Adnan Khatib, proprietario e direttore di Al-Umma, un settimanale di Gerusalemme il cui poligrafico venne dato alle fiamme dalla polizia dell'Autorità palestinese nel 1995, lamentò i guai che gli fecero passare i dispotici leader dell'Autorità palestinese da quando presero le redini del potere. "Le misure prese contro i media palestinesi incluso l'arresto di giornalisti e la chiusura dei quotidiani sono ben peggiori di quelle prese dagli israeliani contro la stampa palestinese". In un paradossale corso di eventi, Na‘im Salama, un avvocato di Gaza venne arrestato dall'AP con l'accusa di diffamazione per aver scritto che i palestinesi avrebbero dovuto adottare gli standard israeliani di democrazia. In modo specifico, egli fece riferimento alle accuse di frode e abuso di fiducia mosse contro l'allora primo ministro Binyamin Netanyahu. Salama osservò come il sistema israeliano avesse permesso alla polizia di condurre indagini su di un Premier in carica e si chiese se la stessa cosa sarebbe potuta accadere al leader dell'AP. Per questa sua impudenza egli finì in galera. Hanan Ashrawi, un accanito critico di Israele, ammise (con riluttanza) che lo Stato ebraico ha qualcosa da insegnare al nascente Stato palestinese: "la libertà dovrebbe essere una di queste cose, sebbene sia stata applicata in modo selettivo, ad esempio sotto la forma di libertà di espressione".‘Iyad as-Sarraj, un eminente psichiatra, direttore del Community Mental Health Program di Gaza confessa che "nel corso dell'occupazione israeliana, ero cento volte più libero [che sotto l'Autorità palestinese]".

Democrazia. Le elezioni israeliane del maggio 1999, che Netanyahu perse, ebbero un impatto positivo su parecchi osservatori palestinesi. I columnist citati in uno studio del Middle East Media and Research Institute (MEMRI) fecero commenti in merito alla fluida transizione israeliana e si augurarono che anche a loro succedesse la stessa cosa; uno di loro asserì di invidiare gli israeliani e di desiderare "un regime del genere nel mio futuro Stato". Perfino uno degli uomini di Arafat, Hasan al-Kashif, direttore generale del ministero dell'Informazione dell'Autorità palestinese, confrontò la sconfitta immediata ed elegante di Netanyahu con il potere perpetuo esercitato da "diversi nomi della nostra leadership" che continuano a governare all'infinito. Nayif Hawatma, a capo del terroristico Fronte democratico per la liberazione della Palestina, voleva che l'AP prendesse le sue decisioni alla maniera israeliana:

Noi vogliamo il PNC [Consiglio Nazionale della Palestina] per discutere gli sviluppi a partire dal 1991, in particolar modo gli accordi di Oslo, che vennero conclusi alle spalle del PNC contrario a ciò che è accaduto in Israele dove, ad esempio, gli accordi vennero sottoposti al voto della Knesset e dell'opinione pubblica.

La sua versione dei fatti potrebbe non essere del tutto accurata ma dimostra che ha ragione.

Stato di diritto.

Quando l'intifada del 1987 degenerò in lotta fratricida e divenne nota come "l'intrafada", i leader dell'OLP apprezzarono sempre più la correttezza mostrata da Israele. Haydar ‘Abd ash-Shafi', il capo della delegazione palestinese ai negoziati di pace di Washington, nel 1992 fece un'interessante osservazione in merito a una trascrizione pubblicata su un quotidiano di Beirut: "Qualcuno riesce a immaginare la felicità di una famiglia che sente bussare alla porta nel bel mezzo della notte l'esercito israeliano?" E continuò: "Quando a Gaza ebbe inizio la lotta senza quartiere, la gente fu felice poiché l'esercito israeliano impose il coprifuoco". Così pure Musa Abu Marzouk, un alto dirigente di Hamas, nel 2000 si giudicò punti ai danni di Arafat paragonando quest'ultimo in senso negativo allo Stato ebraico: "Abbiamo visto i rappresentati dell'opposizione israeliana criticare [il primo ministro israeliano Ehud] Barak e costoro non sono stati arrestati (…) Ma nel nostro caso gli arresti sanciti dall'Autorità palestinese sono all'ordine del giorno".

Tutela delle minoranze.

I cristiani e i musulmani secolari apprezzano in particolar modo la protezione offerta da Israele nel momento in cui la politica palestinese tende ad essere sempre più islamista. Il settimanale francese L'Express riporta quanto detto da un palestinese cristiano in merito al fatto che quando ci sarà uno Stato palestinese "avrà fine la sacra unione contro il nemico sionista. Allora, sarà il momento della resa dei conti. Noi patiremo quanto sofferto dai nostri fratelli libanesi o dai copti d'Egitto. Mi rattrista doverlo dire, ma le leggi israeliane ci tutelano". Le sue paure sono per molti aspetti troppo tardive dal momento che la popolazione cristiano-palestinese negli ultimi decenni ha subito una forte flessione al punto che un analista si chiede se la vita cristiana "si riduce a delle chiese vuote, a una gerarchia senza congregazione e priva di fedeli nel luogo di nascita del cristianesimo?"

Benefici economici.
 
I palestinesi che vivono in Israele (inclusa Gerusalemme) apprezzano il successo economico israeliano, i servizi sociali e gli innumerevoli benefici. Nello Stato ebraico i salari sono cinque volte più alti rispetto a quelli della Cisgiordania e della Striscia di Gaza, e il sistema di previdenza sociale non è paragonabile a quello palestinese. I palestinesi che vivono fuori Israele vogliono farne parte dal punto di vista economico; quando il governo israeliano annunciò il completamento di una sezione di 140 km della barriera di sicurezza per proteggere il paese dai terroristi palestinesi, un residente di Qalqiliya, una città della Cisgiordania, reagì con fare indignato: "Viviamo in una grande prigione".

Tolleranza verso gli omosessuali.
 
In Cisgiordania e a Gaza, una condanna di sodomia prevede da 3 a 10 anni di carcere e i gay raccontano di essere torturati dalla polizia dell'Autorità palestinese. Alcuni di loro si spostano in Israele dove si stima che vivano principalmente 300 gay palestinesi. Donatella Rovera di Amnesty International così commenta: "Andare in Israele è un biglietto di sola andata, e una volta lì il loro problema più grande è probabilmente quello di essere rimandati indietro".

I palestinesi che vivono in Occidente e che si recano in visita presso l'Autorità palestinese sono chiaramente consapevoli dei lati negativi che essa mostra rispetto a Israele. "C'è una differenza tra l'occupazione israeliana e quella dell'AP", ha scritto Daoud Abu Naim, un ricercatore medico, mentre era in visita alla sua famiglia a Shuafat:

Sono disparati gli israeliani che ho incontrato nel corso degli anni. Alcuni sono rimasti indifferenti ai nostri bisogni, e altri no. D'altro canto, il regime Arafat/Rajoub è più che "corrotto". Esso è esclusivamente interessato a mettere in piedi una dittatura in cui i cittadini palestinesi non godranno affatto di nessuna libertà civile.

Rewadah Edais, uno studente di una scuola superiore che vive per la maggior parte dell'anno a San Francisco e si reca regolarmente a Gerusalemme, ha aggiunto: "Gli israeliani hanno preso la nostra terra, ma sanno governare".


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Siti sulla questione libanese e su quella palestinese,
tra di loro correlate


http://www.repubblica.it/2006/08/dirette/sezioni/esteri/mediorient/26agost/index.html

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/26/prodi.shtml

http://www.repubblica.it/2006/06/sezioni/esteri/iran-nucleare9/ahmadinejad-reattore/ahmadinejad-reattore.html

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/08_Agosto/26/teheran.shtml

http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/esteri/medio-oriente-18/accordo-ue/accordo-ue.html

http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=0&idart=6129



ESTERI

Dal vertice europeo dei 25 luce verde alla forza Onu
Fino a febbraio la guida a Parigi, poi il comando a Roma

Libano, dalla Ue 6900 uomini
Italia al comando da marzo 2007

I vertici militari hanno ordinato i preparativi della "early entry force"


<B>Libano, dalla Ue 6900 uomini<br>Italia al comando da marzo 2007</B> 

BRUXELLES
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"Un bel coro europeo. La parola di Kofi Annan, questa volta, è stata ascoltata". Le parole del premier Romano Prodi sugellano una giornata che ha visto i capi delle diplomazie dei Venticinque trovare una sola voce. Bruxelles si è impegnata da subito a fornire 6900 uomini, oltre a quelli che sono già schierati con la forza multinazionale dell'Unifil in Libano.

Dal vertice europeo è venuto anche l'attesa indicazione che sarà l'Italia a guidare la missione dell'Onu in Libano allo scadere, nel febbraio 2007, del comando attualmente affidato alla Francia. Nel frattempo, il segretario generale dell'Onu Kofi Annan, ha illustrato una importante novità: all'Italia andrà la guida di una cellula strategica creata appositamente per questa missione, al palazzo di vetro di New York.

Kofi Annan ha ufficializzato il sistema del cosiddetto doppio comando: a capo di Unifil resterà il generale francese Alain Pellegrini fino alla scadenza del suo mandato, quando subentrerà un generale italiano. All'Italia, da subito, andrà la responsabilità della neonata Cellula di direzione strategica dell'Unifil, costituita presso il Dipartimento per le operazioni di Peace-Keeping dell'Onu. Una struttura nuova, la cui efficacia e voce in capitolo è ancora tutta da dimostrare. Il ministro Parisi vi ha messo a capo un generale di corpo d'armata, Fabrizio Castagnetti, attuale comandante del Coi, il Comando operativo di vertice interforze, la struttura della Difesa che gestisce tutte le operazioni 'fuori area'. Circostanza curiosa: fu proprio Castagnetti, in una intervista nei giorni scorsi, a criticare severamente le missioni a guida Onu "bloccate da una burocrazia elefantiaca".

Gli europei saranno "il cuore" della missione Onu in Libano, ha affermato l'Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Ue Javier Solana. I soldati dei Venticinque, infatti, rappresenteranno più della metà dei Caschi blu e già dalla prossima settimana arriveranno nel paese dei Cedri per cominciare a lavorare sulla pacificazione del paese.

Agli 'scarponi' europei si aggiungeranno, inoltre, i contributi in termini di mezzi, aiuto logistico e assistenza di numerosi altri paesi europei. Grazie all'Europa e all'"ossatura" della forza Unifil che fornisce, l'Onu, ha detto Annan, è ora in grado "di cominciare a mettere in piedi una forza credibile". Per questo Annan ha voluto esplicitamente plaudere alla leadership del presidente del Consiglio Romano Prodi, del presidente francese Jacques Chirac e del governo spagnolo, i paesi che forniranno il contributo più consistente di uomini. La Spagna proprio oggi ha deciso di innalzare notevolmente la sua disponibilità, passando dai 700 uomini dei quali parlavano le indiscrezioni dei giorni scorsi, a 1200.

Facendo un rapido calcolo sono diciannove i paesi europei, più Romania e Bulgaria, che a vario titolo hanno deciso di impegnarsi per una missione che la presidenza di turno finlandese non ha esitato a definire rischiosa. Ci vorranno ancora alcuni ritocchi e per alcuni paesi anche un pronunciamento dei Parlamenti nazionali, ma a giorni partiranno i primo tre-quattromila uomini, secondo le indicazioni di Annan.

(25 agosto 2006)
 

 




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POLITICA
16 agosto 2006
L'amaro calice della Democrazia

Anche se vecchio di 5 mesi è ancora attualissimo viste le ultime vicende in Libano.

Diario del
3 febbraio 2006
 
Nel vento verde
L’amaro calice della democrazia
Il risultato di Hamas nelle elezioni palestinesi non piace a nessuno, per primi a molti Paesi arabi. L’intelligence israeliana aveva sbagliato tutto: prevedeva la vittoria di Fatah basandosi sui sondaggi
di Aldo Baquis
 
 
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23 giugno 2006
Novecento, ripensandoci
Incontro con Bernardo Bertolucci trent'anni dopo

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  Mentre sullo schermo si agitano le bandiere verdi degli islamici in tripudio per aver stravinto le elezioni politiche, la sensazione è che la profezia dello sceicco si stia avverando. Pur costretto su una seggiola a rotelle, lo sceicco paraplegico Ahmed Yassin aveva un cervello fino, vedeva lontano. Ai discepoli parlava di un processo storico, deterministico, in base al quale è possibile che lo Stato di Israele cessi di esistere entro il 2025-27. Loro, i discepoli, lo veneravano. Non osando certo contraddirlo, prendevano carta e matita.
1948: nasce lo Stato di Israele, centinaia di migliaia di palestinesi diventano profughi. Prendere nota: inizia qua il ciclo negativo. Passano quasi vent’anni e si arriva al 1967: Israele conquista Gerusalemme, la Cisgiordania, il Golan, Gaza, il deserto del Sinai. Si è toccato l’abisso più profondo. Ma adesso attenzione, diceva Yassin: la tendenza si inverte. Passano altri vent’anni e, hop, scoppia l’intifada (1987). Il popolo palestinese inizia a scrollarsi di dosso l’occupazione militare. Fra l’altro quello è l’anno di nascita di Hamas. Ora sono gli israeliani a sentirsi in difficoltà.
Dategli altri vent’anni ed ecco il colpo di prestigio di Hamas. Gennaio 2006, vittoria smagliante delle elezioni politiche. Il movimento islamico dispone adesso non più come agli inizi, di kalashnikov, tritolo e bombe umane assortite, bensì di un esercito di 60-70 mila uomini, con unità di élite addestrate (questa è buona) dai servizi segreti occidentali.
Fino al 24 gennaio Israele e l’Occidente chiedevano al presidente Abu Mazen di rispettare il Tracciato di pace e di disarmare Hamas. Invece il popolo palestinese ha preferito che fosse Hamas a disarmare Abu Mazen: anche se la partita adesso è ancora aperta e il presidente dell’Anp si ostina a non voler cedere il comando. È il vento verde che spira, e nelle moschee dei Territori il count-down verso il 2027 è già iniziato (nel 1988 David Grossman pubblicò Il vento giallo, primo libro di uno scrittore israeliano sull’intifada). Nella sua residenza di Damasco, Kaled Mashal, segretario politico di Hamas, pensa che presto potrebbe trasferirsi nella Striscia di Gaza per prendere personalmente in pugno la situazione. Nel frattempo ci sono ancora molti preparativi da completare con i presidenti Bashar Assad (Siria) e Mahmud Ahmadinejad (Iran). A dicembre Mashal è stato a lungo suo ospite personale, ha incontrato responsabili militari iraniani e dell’intelligence.
Una ambasciata dell’Iran a Ramallah? Non dovrebbe essere impossibile, ora che soffia impetuoso il vento verde. Eccellenti notizie dunque per Ahmadinejad che finora incombeva militarmente su Israele dal Libano del Sud, mediante guerriglieri Hezbollah assistiti da guardiani della rivoluzione. Adesso sarà possibile puntare le armi su Israele anche da Sud (Gaza) e, un giorno, anche da est (Cisgiordania).

Il pragmatismo di Hamas. Ha davvero un modo molto dialettico, la democrazia occidentale, di avanzare. Delle elezioni politiche palestinesi va detto dunque tutto il bene possibile, anche se rischiano di proiettare il Medio Oriente verso un vortice di sangue e di violenze. Si prenda nota: per dodici mesi Hamas ha rispettato più di ogni altro gruppo palestinese il periodo di «calma» (tahadya), ossia di sospensione degli attacchi in Israele. Nei mesi precedenti il voto, sono stati semmai i miliziani di al Fatah a far piombare la Striscia di Gaza in un clima di anarchia armata. Le Brigate Ezzedin al Qassam e l’esercito popolare di Hamas, i Murabitun, hanno invece mantenuto i nervi saldi. Tranne un’eccezione, la sola Jihad islamica (pure legata a Iran e Siria) ha compiuto attentati kamikaze in Israele, nel 2005 e all’inizio del 2006. Altre milizie locali (i Comitati di resistenza popolare, e altri) hanno sparato razzi contro il Neghev israeliano. Hamas ha preferito proseguire gli addestramenti militari dei propri uomini e preparare i quadri politici al voto.
Al Fatah è andato con determinazione verso il baratro, con lotte personali fra i quadri anziani e le forze giovani, con scissioni e ricuciture in extremis. Quando il 25 gennaio i palestinesi sono andati alle urne, nei Territori si è avvertita una calma irreale. Per una volta, nessun miliziano si aggirava armato nelle strade. «Sembrava di essere in Europa, la domenica mattina», ha detto un giornalista di Gaza. Niente assalti ai seggi, niente minacce agli elettori, niente brogli in grande stile, niente urne che scompaiono e poi tornano miracolosamente alla luce ore dopo. Anzi: 12 mila osservatori palestinesi e 900 osservatori stranieri dicono la sera del 25 gennaio di essersi perfino annoiati. Tutto regolare. «Gaza è diventata una provincia della Danimarca», azzarda qualcuno.
L’ammirazione per la organizzazione del voto varca il confine, contagia gli israeliani. I dibattiti politici fra i candidati palestinesi ad al Jazira e al Arabya? Di alto livello, esclamano osservatori israeliani. Le candidature femminili? Superiori quantitavamente a quelle in Israele, aggiungono con invidia. Lo spoglio dei voti? Più che trasparente, è stato trasmesso in diretta alla televisione, sottolineano meravigliati gli osservatori. E poi qualcuno, sull’onda dell’emozione, lancia in aria: «I palestinesi hanno dato una bella lezione di democrazia a tutto il mondo arabo. Da oggi noi in Israele non siamo più l’unica democrazia della regione».
Allora, viva la democrazia! Ma il 26 gennaio, quando la Commissione elettorale centrale palestinese non ha ancora il coraggio di pubblicare l’esito del voto e chiede alle forze di sicurezza dell’Anp di proteggere il suo edificio da possibili assalti armati, Hamas annuncia al mondo di aver non solo vinto, ma stravinto.
«Ci risulta che avremo almeno 70 seggi sui 132 del Parlamento di Ramallah», annuncia sorridente Ismail Hanyeh, 43 anni, il capolista di Hamas, da sotto al suo inseparabile cappellino verde da giocatore di baseball. Da giovane è stato capitano della Jamaa Islamya Football Club: ha un sorriso aperto, ispira fiducia. È anche modesto, nelle previsioni. Perché in serata si saprà che Hamas ha avuto 74 seggi, sgretolando al Fatah che dovrà accontentarsi di appena 45.
Quanto è amaro dunque il calice della democrazia. Lo deve bere adesso fino in fondo Israele, lo trangugia malvolentieri anche Washington, e così pure l’Unione europea. I risultati che giungono da Ramallah fanno impallidire anche i dirigenti del Cairo e di Amman. I primi hanno un problema crescente in casa con i Fratelli musulmani: il movimento da cui è derivato Hamas. E anche re Abdallah ha un movimento islamico da tenere d’occhio. Altre iniezioni ancora di democrazia, e quei regimi potrebbero rischiare il collasso. Le notizie sul vento verde a pochi chilometri dal loro territorio non sono tranquillizzanti. E anche in Israele il leader del Likud Benyamin Netanyahu – che da anni va teorizzando che la pace fra Israele e il mondo arabo passa attraverso l’apertura democratica alle masse dei regimi dei loro Paesi – deve forse ritoccare le proprie tesi. Ma le novità non si fermano al Parlamento di Ramallah. Perché una delle prime questioni che Hamas si accinge ad affrontare con Abu Mazen è quella dell’Olp: l’organizzazione ombrello che comprende oltre ai palestinesi dei Territori anche quelli della diaspora. Un tempo le grandi decisioni venivano prese dal suo Parlamento in esilio, il Consiglio nazionale palestinese. Dal 1994, quando Yasser Arafat è tornato nei Territori, e ancora più dal 1996, quando si è costituito il Parlamento di Ramallah, il Consiglio nazionale palestinese si è atrofizzato. I palestinesi della diaspora sono rimasti senza una voce autonoma. E questa situazione deve cambiare, dice Hamas.
Mesi fa Abu Mazen cercò di convincere Hamas a entrare nell’Anp, ma i tempi non erano maturi. Sembra che abbia promesso a Hamas che avrebbe ricevuto nel Consiglio nazionale palestinese una quota identica a quella che avrebbe ottenuto nel Parlamento di Ramallah, dopo il voto. Adesso gli islamici di Khaled Mashal tornano alla carica. Hanno conquistato l’Anp con maggiore facilità di quanto pensassero. È dunque il momento opportuno di espugnare anche l’Olp. Hamas, secondo Mashal, deve diventare la voce principale dell’intero popolo palestinese.

Nel frattempo alla Knesset. Il 25 gennaio 2006 è una giornata importante per il conflitto israelo-palestinese. Già il 29 settembre 2000, ossia l’inizio della seconda intifada, aveva visto stramazzare gli accordi di Oslo, il riconoscimento reciproco Israele-Olp. Uno sviluppo che aveva cancellato di fatto la sinistra israeliana e fatto salire al potere Ariel Sharon. Adesso è il Tracciato di pace ad andare a gambe all’aria. Siamo a due mesi dalle elezioni politiche: come reagirà l’elettorato di Israele? Tornerà nelle braccia protettive del Likud? Una caricatura di Haaretz mostra Netanyahu sollevato dalla vittoria di Hamas, mentre si agghinda in vista di un nuovo comizio ed esclama allegro: «Questa è l’alba di un nuovo giorno».
Nell’agosto 2005, lasciando la Striscia di Gaza una volta per tutte, Sharon aveva sperato che nei mesi successivi l’Anp avrebbe preso in consegna la zona, avrebbe rimesso in moto gli ingranaggi dell’economia, avrebbe fatto balenare alla popolazione una speranza di prosperità e di ordine. Da quel trampolino avrebbe confermato al Fatah alla guida delle istituzioni. Anche il segretario di Stato Condoleezza Rice aveva cercato di dare una mano ad Abu Mazen e compagni: a novembre aveva praticamente violentato Israele perché accettasse un’intesa sul valico di Rafah che consentiva ai palestinesi della Striscia di raggiungere indisturbati il Sinai egiziano e il resto del mondo. Nel frattempo dal Sinai sono entrati nella Striscia elementi indesiderati, legati al terrorismo internazionale, e quantità di armi e di munizioni. «Gaza è diventata un Hamas-stan, un Hezbollah-stan, un Qaida-stan», ha esclamato a fine gennaio l’ex capo di stato maggiore, generale (riserva) Moshe Yaalon.

Economia disastrata. Quanto all’economia palestinese, meglio non parlarne. Nei giorni scorsi, al valico commerciale di Karni, tonnellate di verdura e di frutta che rappresentavano il primo raccolto nelle terre lasciate dai coloni la scorsa estate sono state distrutte perché erano marcite per due settimane in attesa di ricevere da Israele il permesso di attraversare il confine. Attorno si combatte. Miliziani palestinesi sparano razzi sul Neghev, tutti i giorni. Quasi non fanno più notizia. Ordigni potenti vengono deposti lungo le piste pattugliate dall’esercito israeliano. I soldati israeliani sparano su chiunque si avvicini. Nell’oscurità anche innocenti vengono colpiti: fra questi, una bambina di Khan Yunes, di 9 anni.
Di fronte a sviluppi così epocali, si sente la mancanza in Israele di un Sansone spacca-tutto che ai filistei islamici faccia vedere i sorci verdi. Nella sua stanza di ospedale l’ex uomo forte di Israele giace ignaro, del tutto ignaro, di questi sconvoglimenti. Il 4 gennaio Sharon è stato colpito da una grave emorragia cerebrale e non ha mai più ripreso conoscenza. Dopo una decina di giorni ha mosso la mano destra, poi quella sinistra. Ha anche battuto le palpebre, un paio di volte. I figli al capezzale hanno provato a fargli ascoltare la musica di Mozart e la voce dei nipoti, a fargli odorare il profumino di spiedini di carne: niente da fare. In termini medici Sharon è ormai un vegetale. Fra settimane, o mesi, potrebbe risvegliarsi. Ma le facoltà mentali, sembra di poter concludere, sono andate perdute.
Israele ha dunque un primo ministro in rodaggio, Ehud Olmert. Il 24 gennaio nel suo primo discorso alla Nazione ha molto insistito sulla necessità che il Tracciato di pace venga rilanciato. Basterebbe che Abu Mazen disarmasse i gruppi armati dell’intifada che allora si metterebbero in moto come per miracolo negoziati sull’assetto definitivo nei Territori. Israele, ha aggiunto, è pronto a compromessi, a nuovi ritiri in Cisgiordania. Occorrerebbe che i palestinesi segnalassero, a loro volta, una disponibilità a rinunciare alle richieste massimaliste, a venire a compromessi. Il giorno dopo, il suo discorso – e assieme con esso, il programma politico del partito centrista Kadima – era obsoleto. Anche perché i computer dell’intelligence militare di Israele non avevano fiutato il vento verde. O meglio: avevano previsto un ingresso massiccio di Hamas in Parlamento, ma non il crollo drammatico e inequivocabile di al Fatah. Il 24 gennaio alla Knesset si era riunita la commissione parlamentare per gli Affari esteri e la difesa anche nella speranza di avere lumi da un esperto dell’intelligence militare (Aman), il colonnello Zohar Palti. Mancava un giorno al voto nei Territori. «I sondaggi di opinione palestinesi prevedono una vittoria di al Fatah compresa fra il 2 e il 10 per cento», aveva detto Palti ai deputati. Loro quella informazione l’avevano già letta sui giornali. «E Aman, cosa prevede?», avevano incalzato. «Noi prevediamo qualcosa come il 7 per cento in favore di al Fatah», aveva azzardato Palti.
Apprendere dall’intelligence che si basa sui sondaggi demoscopici per sapere cosa bolle in pentola in Cisgiordania e a Gaza è come rendersi conto all’improvviso che per sapere cosa progetta Ahmadinejad in campo nucleare gli 007 di Israele si limitano a leggere l’Irna, l’agenzia di stampa ufficiale di Teheran.
Con Sharon neutralizzato nell’ospedale Hadassah Ein Karem di Gerusalemme, la prima reazione politica israeliana è giunta da Shimon Peres, l’ex dirigente laburista trasferitosi nel partito Kadima per livore nei confronti del suo successore Amir Peretz (e anche, va bene, «per portare avanti il processo di pace»). E di fronte alla vittoria di Hamas, il movimento che ribadisce fino alla nausea di essere andato al Parlamento di Ramallah per picconare una volta per sempre ogni possibile residuo degli accordi di Oslo, Peres è riuscito a trovare elementi di consolazione: «Resto persuaso che l’80 per cento dei palestinesi vogliono ancora la pace con Israele», ha esclamato. Olmert, da parte sua, ha confermato che dopo le elezioni Abu Mazen deve, come promesso, «smantellare i gruppi armati dell’intifada». Parole patetiche, nel momento in cui Hamas ormai di diritto allungava le mani sulle forze di sicurezza palestinesi. E da Damasco il leader di Hamas Mashal prevedeva che le forze di sicuerzza palestinesi diventeranno «un esercito popolare palestinese», una volta integrati i miliziani della intifada. Consiglieri militari siriani e iraniani sono probabilmente pronti a offrirsi volontari.

I piani di Hamas. Un documento dell’intelligence di Israele di aprile conferma l’esistenza di una profonda svolta moderata e pragmatica da parte di Hamas. In primo luogo, l’accettazione del periodo di calma nei Territori. La sospensione degli attentati dei kamikaze. La partecipazione alle elezioni municipali. I colloqui con Abu Mazen sull’inclusione di Hamas nell’Olp. La partecipazione alle elezioni politiche.
E in queste settimane, una campagna elettorale ben attenta a non stuzzicare troppo l’attenzione pubblica israeliana: dunque niente sparate «alla Ahmadinejad» sulla fine necessaria dello Stato ebraico. Anzi, disponibilità a uno Stato palestinese entro le linee del 1967 (Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme est) come fase di transizione, in cambio di una hudna (tregua) anche lunga: dieci anni, per esempio. Non la fine del conflitto, ma comunque un lasso di tempo utile a far rimarginare le ferite, a gettare le basi di una società sana ed equilibrata. Il significato della partecipazione alle elezioni politiche – ha spiegato Hamas – è quello «di proteggere le armi della resistenza». Ossia di far sì che Hamas venga depennato dalla lista delle organizzazioni terroristiche e che acquisti prestigio internazionale (anche come movimento che ambisce a guidare l’Olp).
Un ufficiale dell’intelligence ha scritto, diversi mesi fa, che Hamas ha fatto suo il «Piano per fasi» elaborato negli anni Settanta da Yasser Arafat per una eliminazione graduale dello Stato di Israele. Hamas, a suo parere, si muove nella stessa logica. La prassi può essere moderata – e in effetti gli islamici hanno espugnato l’Anp senza mai ricorrere alle armi – ma i fini sono massimalisti. Si ha a che fare, ha avvertito, con Fratelli musulmani alla egiziana, ispirati dall’integralista Hassan el Bana, che scavano in profondità, per decenni, senza mai perdere di vista l’obiettivo finale. Anzi, sono forse più pericolosi ancora. Perché in alcune moschee di Hamas in Cisgiordania e a Gaza circolano libri e poster che magnificano Abdallah Azzam. Questi è un ideologo palestinese che ha peregrinato fra Arabia Saudita, Afghanistan e Pakistan fino a diventare uno dei maitres-a-penser di Osama bin Laden. La sua carriera fu repentinamente troncata a Peshawar (Pakistan) nel 1989 dall’esplosione di un ordigno, preparato forse dall’intelligence della Russia. Ma il suo volto compare talvolta nei poster di Hamas, accanto a quello dello sceicco Yassin. Fra i dettami di Abdallah Azzam vi è il concetto che tutte le terre appartenute all’Islam (Palestina inclusa) facciano ritorno all’Islam mediante la Jihad, la guerra santa. La lotta dei palestinesi – teorizzava Azzam – va inquadrata nella Jihad mondiale. E una settimana prima del voto la «Corrente di Abdallah Azam», in un volantino con le insegne di Hamas, ha duramente criticato la decisione di partecipare alle elezioni, accusando Hanyeh e a-Zahar di opportunismo.
Ma le elezioni sono state vinte e ora Ismail Hanyeh, Khaled Mashal, Mahmud a-Zahar devono studiare la formazione di un governo che non venga isolato internazionalmente: si prevede dunque la costituzione di un esecutivo di tecnocrati, guidati da un personaggio indipendente (per esempio: l’ex ministro delle Finanze Salam Fayad, oppure Ziad Abu Amr), delegando Abu Mazen ai contatti con l’estero e in primo luogo con Israele. Un altro assillo giunge dall’economia disastrata dell’Anp, le cui casse sono vuote.

Un lungo lavoro diplomatico. La minaccia che Usa e Ue congelino gli aiuti è molto concreta. Hamas trova assolutamente insopportabile che il popolo palestinese venga punito dall’Occidente – il grande sponsorizzatore della democrazia – per aver compiuto in piena coscienza una scelta democratica. Hamas ritiene di aver su questo punto ragione da vendere: ma convincere Washington e Bruxelles richiederà un lavorìo diplomatico paziente e nel frattempo le casse vuote dovranno essere riempite da qualcun altro. Un’ipotesi è di rivolgersi ai Paesi arabi.
Poi ci sono i deputati che scalpitano. Una parlamentare islamica di Gaza ha già affermato che le donne musulmane devono portare tutte il hijab, il copricapo. Un altro parlamentare di Gerusalemme Est, Mahmud Abu Teir, n. 2 della lista parlamentare, ha aggiunto che nelle scuole statali maschi e femmine dovranno essere separati. Sarà anche necessaria una riforma del sistema giudiziario il quale dovrà basarsi sulla sharia, sul codice coranico. I palestinesi cristiani, ha precisato, non hanno niente da temere. Saranno rispettati: come dimostra il fatto che alcuni esponenti cristiani si sono candidati nella lista di Hamas. In termini generali, finché prosegue la lotta di liberazione contro la occupazione israeliana, queste faccende avranno per Hamas un carattere secondario. Completata la liberazione, allora Hamas si ripresenterà agli elettori per sentire il loro giudizio su una Palestina islamica. Niente – viene assicurato – sarà fatto con la coercizione.
Ma a qualcuno di fronte a questa situazione è gia saltato il cuore in gola. Ed è subito sgorgato un filone di barzellette su Hamas. Nel nuovo regime, si prevede, non ci saranno più multe pecuniarie per le infrazioni stradali. Hai parcheggiato la macchina in divieto di sosta? Vai subito in moschea, e reciti due preghiere. Sei passato col rosso? Allora devi digiunare tre giorni. Un aspetto buono della vittoria di Hanyeh e compagni è che adesso si è abbassato il prezzo delle lamette da barba, divenute superflue. Un aspetto meno buono è che è aumentato il prezzo della stoffa: bisogna infatti confezionare in tutta fretta cinquantamila tuniche (jalabye) verdi, per gli agenti della sicurezza. Costoro, purtroppo, non riceveranno il loro prossimo stipendio: si provvederà a pagarli in datteri. I malati palestinesi, per orgoglio nazionale, non potranno più recarsi negli ospedali israeliani: per loro ci sarà invece la «cura a Zahar»: ore e ore in moschea a leggere il Corano, che dicono che faccia tanto bene alla salute. Infine gli abitanti di al Bireh, presso Ramallah, dovranno rinunciare al nome della loro città che significa «birra» ed è quindi invisa ai buoni islamici. La città – nel nuovo e irridente regime di Hamas – si chiamerà d’ora in poi Zamzam: come l’acqua di sorgente di cui si abbeverano i pellegrini alla Mecca.
Anche in Israele la vittoria di Hamas è stata un motore propellente per gli umoristi. È stato il n.2 della lista parlamentare, un severo sceicco di nome Mahmud Mohammed Abu Teir, a conquistare il pubblico israeliano non con il suo pensiero, ma con la sua barba, di colore arancione fiammante. Un cronista zelante ha controllato in archivio e ha notato che dieci anni fa Abu Teir (quando era ancora laico, e militiva in al Fatah) aveva una barba marrone scuro. «Sceicco, ci dica la verità: ma lei si tinge la barba?», gli ha chiesto. «Sì, uso l’henné». Ci sono ragioni religiose, ma comunque elimina la forfora e previene il mal di testa. Provate per credere».
Come spot pubblicitario, era perfetto. Da quel momento Abu Teir è divenuto l’idolo della satira israeliana. Il giorno dopo era in una caricatura di Haaretz, convocato d’urgenza da un severo a-Zahar che gli diceva: «Adesso, quella barba, te la devi tingere di verde».
(Ha collaborato da Gaza Safwat al-Kahlout)


Fonte:

http://www.diario.it/index.php?page=inv.hamas



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diritti
14 agosto 2006
Delitto d'onore a matrice islamica integralista? Si, ma non solo, purtroppo.

Delitto d'onore a matrice islamica integralista?
Si, ma non solo, purtroppo.



Mohammed Saleem, 55 anni, era con il cognato. Ricercato il genero
In un primo momento avrebbe confessato, ma davanti al giudice non ha risposto

Presi il padre e lo zio della pachistana uccisa

Prima ammettono, poi si chiudono nel silenzio

Il giudice gli contesta l'omicidio premeditato
Il fidanzato di Hina, sconvolto, inveisce contro gli immigrati


<B>Presi il padre e lo zio della pachistana uccisa<br>Prima ammettono, poi si chudono nel silenzio</B>

Il padre della ragazza
pachistana in questura


BRESCIA - E' stato fermato dai carabinieri a Gardone, nel bresciano, Mohammad Saleem, il padre di Hina Saleem, la ragazza pachistana trovata uccisa e sepolta nel giardino di casa. L'uomo, 51 anni, è stato bloccato insieme al cognato. In un primo momento avrebbe ammesso parzialmente le sue responsabilità, dichiarando che stava per costituirsi. Gli è stata contestata l'accusa di omicidio premeditato. Poi, però, davanti al magistrato bresciano Paolo Guidi, Saleem si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Era mezzogiorno quando sono terminati i due giorni di fuga del padre di Hina. Condannata a morte per aver gettato lo scandalo sulla famiglia, perchè colpevole di essersi ribellata alle tradizioni e alla potestà paterna, vestendosi e comportandosi all'occidentale e addirittura andando a convivere con un italiano cattolico.

Saleem, quando è stato fermato da un pattuglia dei Carabinieri di Gardone Valtrompia, era assieme al cognato (e zio di Hina) Muhammad Tariq, 50 anni, muratore, residente a Mairano nel bresciano. Entrambi erano diretti verso la caserma dei Carabinieri, dove, ha spiegato Saleem, "avrebbe voluto costituirsi". Rese alcune dichiarazioni spontanee l'operaio è stato portato a Brescia in Procura, dove è rimasto a lungo e dove si è avvalso della facoltà di non rispondere. Nel tardo pomeriggio è stato sentito anche Tariq. A sua volta non ha voluto dire nulla.

E mentre Saleem veniva interrogato, poco lontano, un giovane dava in escandescenze in mezzo alla strada, minacciando di morte i pakistani che avevano ucciso la sua "bambolina". Era Giuseppe T. il fidanzato di Hina un carpentiere di 33 anni. L'uomo, sconvolto dal dolore, si è messo a urlare anche contro i giornalisti che gli avevano posto qualche domanda. Un amico ha cercato di calmarlo, ma Giuseppe sembrava quasi impazzito. E' stato lui, nei giorni scorsi, a denunciare la scomparsa di Hina. La ragazza, che da alcuni mesi viveva insieme al fidanzato, gli aveva detto che doveva andare a casa a parlare con il padre. Poi non si era più fatta viva.

Secondo la prima ricostruzione dei fatti, la sera in cui la giovane è stata uccisa, in casa era scoppiata una violenta discussione. Il padre aveva chiesto a Hina di smettere di comportarsi come un'occidentale e di tornare a rispettare gli usi e i costumi islamici e pachistani. "Devi lasciare il tuo ragazzo e rispettare la nostra religione, altrimenti ti ammazzo", le avrebbe detto poco prima di afferrare un coltello da cucina e sgozzarla. Alla scena sembra essere stato presente lo zio, che non ha avuto un ruolo attivo ma che poi ha collaborato all'occultamento del cadavere, avvolto in un lenzuolo e in un sacco di plastica nero e poi calato in una buca scavata nell'orto.

Secondo Mohamed Saleem le persone presenti al momento del delitto sarebbero state solo due, mentre gli inquirenti ipotizzano la collaborazione di un genero di Saleem, attualmente ricercato. Le ore trascorse quando Mohamed Salem ha spiegato ai carabinieri di non sapere dove si trovasse la figlia, la sua sparizione e l'arresto, sono ancora tutte da ricostruire.

Probabilmente i due immigrati, in Italia da anni e con regolare permesso di soggiorno, si sono allontanati da casa con la macchina di famiglia, poi abbandonata a Gardone Valtrompia.

Da allora hanno iniziato a vagabondare, forse chiedendo asilo a alcuni connazionali. Gli stessi che, una volta resisi conto di quanto accaduto, potrebbero avere convinto i due a presentarsi alle autorità. Quando Mohamed Saleem e Muhammad Tariq sono stati fermati indossavano abiti occidentali e avevano un'aria assolutamente tranquilla.

I carabinieri, coordinati dal pm Paolo Guidi, stanno cercando di capire dove e con chi siano stati i due immigrati. Alcune riposte potrebbero essere state fornite dai rilievi effettuati oggi attorno alle 16 sulla vettura di Saleem, messa sotto sequestro e conservata all'Aci di Marcheno, a pochi chilometri di distanza da Gardone Valtrompia.

(14 agosto 2006)

Fonte:

http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/pakistana-uccisa/preso-padre/preso-padre.html

Link correlati.

http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/pakistana-uccisa/pakistana-uccisa/pakistana-uccisa.html

http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/cronaca/pakistana-uccisa/trovata-auto-padre/trovata-auto-padre.html


La denuncia di Hina nel 2003
 Hina, la ragazza pachistana uccisa dal padre a Brescia (Emmevi)


«Mi hanno tolta da scuola perché fumo.
E mi picchiano perché faccio la cristiana»





Hina, la ragazza
pachistana
uccisa dal padre
a Brescia


BRESCIA — «Si accaniscono su di me, mi accusano di assumere atteggiamenti da cristiana e non da musulmana. Mi dicono: sei una cretina, una stupida maledetta. Mia madre, come il resto della famiglia, si limita agli insulti e ai richiami. Mio padre invece ...». Il primo j'accuse di Hina viene raccolto nero su bianco nella caserma dei carabinieri di Villa Carcina. Sono le 11.50 del 4 marzo 2003. La ragazza ha 17 anni. È stata rintracciata dopo l’ennesima fuga da casa. Quando si rende conto che la vogliono riconsegnare alla famiglia, decide di raccontare ciò che prima aveva sussurrato solo alle amiche più intime: «Con i miei ho un rapporto conflittuale. Mi impediscono di vivere come una qualsiasi ragazza di cultura occidentale. Mi hanno ritirato dalla scuola, nonostante io studiassi con profitto e nonostante volessi continuare ad andare a scuola, perché un amico dei miei genitori li aveva avvertiti che io fumavo sigarette, e siccome alla donna, stando alle leggi coraniche, è vietato fumare, per potermi controllare meglio mi hanno impedito di continuare gli studi».

Allontanandosi dalla famiglia, Hina è fuggita dal presente ma anche dal futuro. E spiega: «Io sono promessa sposa a un mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che neanche conosco e che attualmente vive in Pakistan e con il quale dovrei unirmi in matrimonio non so quando. I miei genitori mi contestano sempre il fatto che io assumo comportamenti e seguo i modi di vivere della cultura italiana anziché rispettare la tradizione pakistana e per questo vengo maltrattata sia moralmente che verbalmente e fisicamente. Questo sia da parte dei miei genitori che da parte delle mie sorelle, fratelli e anche di mio cognato Mahmood (il terzo uomo ricercato per il delitto, ndr), marito di mia sorella».

Arrivata in Italia con madre, sorelle e fratelli nel 1999, Hina si era ricongiunta al padre quando aveva quattordici anni. Ha subito imparato la lingua, stretto amicizie, insistito per andare a scuola. I primi, violenti litigi in famiglia, risalgono all’estate del 2002. «Era luglio, non ricordo la data esatta - racconta Hina - mio padre tornava dal lavoro intorno alle 18.30, mi picchiava davanti all’intera mia famiglia armato di un bastone di legno con il quale mi colpiva su tutte le parti del corpo, tra l’indifferenza totale dei miei familiari. Nonostante le ferite non sono mai stata portata all’ospedale». Poi ricorda di essere stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Gardone Valtrompia. Il bastone impugnato dal papà le aveva rotto il pollice della mano sinistra. «Mi hanno medicata e messo una stecca - racconta Hina - Il medico ha chiesto come avevo fatto a farmi male e la mamma ha risposto che ero caduta con la bicicletta ».

Dai pugni, al coltello. Era il mese successivo, agosto. «In casa non c’era nessuno - ricorda Hina - mia mamma si trovava in Pakistan. Uno zio che abita a Inzino aveva raccontato a mio padre che continuavo a fumare. Lui allora mi ha preso a schiaffi e rinchiuso in camera a chiave. Poi è tornato con un taglierino: mi ha preso il braccio sinistro ferendomi all’altezza dell’avambraccio e del polso. Io mi sono difesa dandogli uno schiaffo e un calcio nelle parti intime ».

Il rapporto con il padre si carica di tensioni. Hina «la ribelle» non solo osa fumare, addirittura reagisce con violenza alla violenza del genitore che «la vuole domare». Hina sta diventano un «problema» per l'intero gruppo parentale. Ed è sempre quando qualcuno «fa la spia» che si scatena la violenza tra le mura domestiche.

«Tra novembre e dicembre dell’anno scorso
- racconta ancora Hina ai carabinieri - qualcuno aveva raccontato a mio cugino, figlio della sorella di mia madre, che avevo fumato mentre ero in ospedale a Brescia per accudire il mio fratellino che era ricoverato. Quando sono tornata a casa sia mia madre sia mio cugino, alternandosi, mi hanno picchiato con schiaffi su tutto il corpo».

Il racconto di Hina prosegue, e affonda nel dolore e nell’angoscia più intima. Emerge il profilo di un padre-padrone che arriva anche a sostituire la mano dispotica e violenta con quella incestuosa: «...Nell'allontanarmi gli dicevo: cosa stai facendo? - racconta Hina - sono tua figlia, lo dico alla mamma. E lui mi ha risposto: lo sa già». Hina non sa dire se è vero o falso. Sa solo che le attenzioni morbose del padre si moltiplicano. Ha paura. «Una settimana fa - racconta - mentre facevo i mestieri mi ha chiamato in salotto dicendomi che doveva farmi vedere una cosa che era sporca. L’ho raggiunto e mi ha afferrato per il polso sinistro, torcendomi il braccio dietro la schiena mentre con la mano destra mi tappava la bocca e con il piede destro socchiudeva la porta. Mi ha spinto sul divano-letto che si trova accanto alla porta. Dopo avermi messo supina mi ha imbavagliato la bocca con la sciarpa che avevo al collo per impedirmi di gridare». Lui sul suo corpo di ragazzina indifesa e terrorizzata. Il ricordo è recente, particolari pochi, ma inequivocabili. «Sono riuscita a liberarmi e a urlare - racconta Hina - sono arrivati nel salone i miei due fratellini: mio padre diceva che dovevano andar via, io li invitavo a restare con me. Allora è andato via lui».

Solo bugie, per il padre e la madre. Imbarazzanti bugie che aggiungono fango ad una famiglia già messa all'indice per la «figlia ribelle» (   e si, come no!!! commento io ! ).

Aveva diciassette anni, Hina, quando ha avuto il coraggio di mettere nero su bianco la sua prima denuncia, che poi smentirà a denti stretti. Di denunce contro il padre-padrone ne farà altre due. E ritirerà pure quelle.


Nunzia Vallini
19 agosto 2006


Fonte:

http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/08_Agosto/19/vall1ni.shtml

STRUMENTI



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Mi piacerebbe poter dire che l'asssassinio della  ragazza pakistana naturalizzata italiana sia dovuto solo alla religione islamica in se e per se ( anche se è vero che mette la donna in condizioni di inferiorità rispetto all'uomo ) ma purtroppo non è esattamente cosi.... (se fosse cosi basterebbe dichiarare l ' Islam fuori legge e condannare chiunque lo professi alla galera a vita ).

Si tratta invece di un fenomeno diffuso in tutte le culture dove ci siano gruppi, famiglie e individui molto tradizionalisti e l'islam centra,
ma centrerebbero anche il cristianesimo, l'ebraismo  e qualsiasi altra religione,  se vissute in modo altrettanto integralista.


Incollo un commento tratto dal blog:

http://blogovest.blog.kataweb.it/home/2006/08/il_pakistan_vic.html


14/08/06

Il Pakistan è vicino

La vicenda di Hina Saleem, la ragazza pakistana uccisa dalla famiglia per aver trasgredito la tradizione accenderà gli animi di coloro che hanno già stabilito che è in corso una guerra di civiltà e che dunque bisogna correre alle armi.

Prima di staccare il fucile dal chiodo però sarebbe meglio ricordate l'italiano che lo scorso marzo ha ucciso la sorella Brunetta Morabito per onore (conviveva, anzi aveva appena avuto un bimbo senza essere sposata!).

Ma anche Jennifer Zacconi, la ragazza incinta, massacrata  di botte e sepolta viva dal suo ex amante, che doveva difendere la sua onorabilità, visto che lui era sposato con due figli.

E le decine e decine di mogli, ex fidanzate, amanti pestate a morte, strangolate, accoltellate, persino decapitate che ogni anno la cronaca del nostro Paese registra in un silenzio assordante, ma i cui numeri fanno pensare a una silente guerra di genere, dove il fatto di essere donna supera di gran lunga le motivazioni religiose o culturali.

Se poi, guardando ai dati del consiglio d'Europa vediamo che la violenza del partner è la prima causa di morte delle donne fra i 16 e i 44 anni (nei Paesi europei, non nel Terzo mondo), allora viene il sospetto che l'Islam o la sharia non c'entri proprio un bel niente, il fenomeno è ben più profondo e globale.

E' vero: è una guerra di civiltà. Tutto il mondo, nei confronti delle donne, deve ancora uscire dalle caverne.

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Inoltro un post di Vexilla ( che mi ha bannato , da bravo fascista, in quanto dissento, sia pure di poco, dal suo punto di vista )

Io espongo dopo il suo testo ( soprassedendo sugli insulti contro i "comunisti"  )  un mio commento, fermo restando tutto quanto detto sopra a riguardo della non eccezionalità del fatto e della sua sovrapponibilità con fatti avvenuti in Italia per mano di italiani non musulmani.


17 Agosto 2006

IL DISEGNO INTELLIGENTE ( da : http://vexilla.ilcannocchiale.it/ )

L'interpretazione che tutti gli idioti comunisti danno dello sgozzamento della ragazza pachistana è uguale, e cioè tende a minimizzare l'episodio togliendolo dall'ambiente islamico che l'ha incubato e prodotto, e iscrivendolo invece in un mitico passato italiano nel quale vigeva il delitto d'onore.

Anche la compagna Lietta Tornabuoni oggi sulla Stampa zapatera di Giulio Anselmi propina la stessa interpretazione.

Ed è esattamente questa costanza nel proporre una tesi sbagliata e provocatrice, più che la tesi in se stessa, che meraviglia e pone la necessità di qualche riflessione.

La cupola dei mafiosi comunisti ha da tempo deciso che l'Italia deve diventare un comodo rifugio per gli islamici, se non diventare addirittura essa stessa un paese islamico.

E' abbastanza chiaro perchè lo facciano: il costante insuccesso elettorale (i comunisti di ogni risma  tutti insieme non raggiungno mai più del 30% del voto popolare) deve aver  fatto pensare a qualche illuminato stratega  che la chiave per impadronirsi del potere in Italia sia nel radicamento qui di comunità allogene che, nei loro demenziali disegni, dovrebbero poi votare per la sinistra.

Sono tutti indizi di questo "disegno intelligente":
1. D'Alema sottobraccio ai terroristi Hezbollah,
2. Amato che prima ne fa entrare 350.000 poi promette la cittadinanza dopo 5 anni,
3. il ministro Ferrero che apertamente minaccia i comuni e gli enti locali del nord di riempirli di immigrati se non rigano dritto (=se non abbandonano la Lega e FI).

I comunisti sono, oggi come ieri e come sempre, il nostro vero e primo nemico.
Quando arriverà la resa dei conti con gli islamici (perchè prima o poi arriverà - e saranno loro a suonare la sveglia), è prima di tutto dai comunisti che dobbiamo difenderci.
Sono i primi da cui guardarci, ed i primi da mettere in condizioni di non nuocere.

Poi ce la vedremo con gli altri.


AGGIORNAMENTO:    
prego andate a leggere questo bel post su 
Anna Vercors che dice meglio di me le cose dette qui
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Il mio commento.


Che i musulmani immigrati in Italia si debbano conformare alla società italiana e alle sue leggi mi pare ovvio; ma per fare questo è necessario un processo di integrazione che non deve essere lasciato all'immigrato in balìa di se stesso, ma deve essere pilotato dallo stato italiano nella direzione da esso voluta: l'assimilazione dell'immigrato alla cultura italiana.

Chi non avrà neppure imparato la lingua dopo 5 anni, verrebbe espulso ( cosi almeno dovrebbe essere secondo me ) chi si sarà integrato verrebbe premiato con la cittadinanza che nond arebbe solo diritti ma anche doveri in pari modo rispetto a un italiano dalla nascita.

Inoltre credo che i figli degli immigrati , sopratutto quelli nati in Italia debbano avere la cittadinanza da subito. In questo modo sarebbe più emplice tutelare i loro diritti.  I genitori dovrebbero rispettare le leggi dello stato italiano mettendo in secondo piano, o in disuso, le usanze musulmane, non iponendole ai loro figli. Lo stesso peraltro dovrebbe valere per i cristiani. Anelo a una società senza più religioni o almeno con persone che le vivono privatamente senza pretendere che le loro visioni religiose della vita influenzino la vita altrui tramite le leggi statali.
Solo con uno stato laico forte, come quello di Zapatero, è possibile dare diritti a tutti, libertà a tutti.

C'è solo una cosa che non ho apprezzato di lui: quando ha fatto attaccare i migranti che erano entrati a Melilla...
 
Bisogna difendere il proprio Paese ma bisogna anche ricordarsi che i migranti sono esseri umani in condizioni disperate; limitarci a chiudere le porte non è una soluzione di lungo periodo. Si rischia però una vera invasione se non si risolve il problema alla radice: povertà, guerre, dittature, sfruttamento neocoloniale...

Saluti.



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politica estera
9 agosto 2006
In difesa e dalla parte di Israele.
In difesa e dalla parte di Israele.


La Guerra imperversa tra Libano e Israele .
Io sto dalla parte di Isarele nel merito, anche se non nel metodo.


Un articolo con dei commenti: io sono Alex

http://www.dilloadalice.it/articolo.aspx?Articolo=119fiore.xml#xx54525xx


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I popoli arabi e quelli islamici in generale non hanno nulla di utile da darci a parte il petrolio. La loro esistenza è un peso per tutti noi, se al loro posto ci fossimo noi occidentali il mondo sarebbe più pacifico. Mi auguro che nei paesi islamici avvenga, prima o poi, una rivoluzione che metta all'angolo la religione e promuova la libertà individuale e il progresso economico. D'altro canto le condizioni fisiche sono sfavorevoli, purtroppo, e questi Paesi, nonostante la globalizzazione, sono relativamente isolati dal mondo moderno; sono una via di mezzo tra età dell'informazione, del silicio e del petrolio ( l'Occidente) e l'età del ferro che ancora imperversa in Africa.

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Io una soluzione l'avrei, ma purtroppo non viene attuata: fare una federazione tra Israele, Giordania, Cisgiordania e striscia di Gaza; la capitale federale sarebbe Gerusalemme, inclusa con un distretto federale; gli stati federati avrebbero rispettivamente come capitali: Tel Aviv, Amman, Rammallah, Gaza Si può fare della Palestina ( che è molto più grande della Palestina dell'OLP) una federazione in stile belga?? SI, ma solo se cessano gli opposti estremismi . Se non è possibile farli cessare con le buone ( trattative e negoziati ) non resta che la guerra all'ultimo sangue. Naturalmente starò dalla parte di ISRAELE.

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Quando gli ebrei tornarono alla terra dei loro avi, cioè la loro PATRIA, essa era pressochè disabitata e non vi era insediato alcuno stato: era una colonia dell'Impero Britannico e prima ancora era parte dell'impero ottomano, e prima dell'impero arabo e prima dell'impero romano...ecc, ma non era uno stato nazionale se non quando c'era il regno di Giuda.... Gli arabi sono solo degli invidiosi e sono anche dei greti nazionalisti e dei religiosi fanatici. Gli ebrei hanno tutto il diritto di restare li almeno alla pari degli arabi e di vivere insieme a loro democraticamente.

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NESSUNO dovrebbe avere diritto all'atomica, soprattutto non un invasato come Ahmadinejad. Sarebbe come se la bomba l'avesse avuta Adolf Hitler... non ci impigehrebbe nulla a lanciarla su Israele, che poi dovrebbe difendersi lanciandola a sua volta su Teheran. Mi chiedo che cosa farebbero Pakistan e India nel frattempo ( io spero che si riuniscano; restare divisi per ragioni religiose non ha alcun senso ).

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ISRAELE è la perla del Medioriente, un' isola moderna, laica e ricca in mezzo ad un oceano di Paesi arretrati, accecati da una fede inutile. Permettere la sua distruzione da parte dei musulmani estremisti ( che distruggerebbero anche noi se potessero ) significa tradire noi stessi e la nostra civiltà, e mettere in discussione la nostra stessa esistenza.

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ISRAELE, mentre prima dell'arrivo degli ebrei la palestina era un deserto, oggi è la perla del medio oriente, isola moderna, laica e ricca in mezzo ad un oceano di Paesi arretrati, accecati da una fede inutile. Permettere la sua distruzione da parte dei musulmani estremisti ( che distruggerebbero anche noi se ne avessero la possibilità ) significa tradire noi stessi e la nostra civiltà liberale , oltre che la nostra stessa incolumità.

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Israele ha tutto il diritto di difendersi. Il problema è che lo fa nel modo sbagliato; effettivamente sta esagerando e sta colpendo gente che non c'entra nulla o comunque se c'entra non lo fa direttamente; e intanto i veri colpevoli restano impuniti e per di più non è stato ancora sconfitto Hezbollah ( il partito di dio, come in Italia sono militia christi e anche forza nuova, tutti partiti anidemocratici estremisti che andrebbero combattuti anche in Italia ). Per sconfiggere Hezbollah occorre sterminare tutti coloro che ne fanno parte. Un'altra cosa: l'ONU può solo imporre una tregua, ma la pace è un'altra cosa; essa deriva o dalla riconcilizaione tra le parti oppure dalla vittoria di una delle parti. Israele per essere sicuro di avere finalmente pace, non può trattare coi suoi nemici, che sono irriducibili, li può solo sterminare. Che i terroristi di Allah si accomodino pure, fosse per me li ucciderei io.

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Gli ebrei non ci danno alcun fastidio, gli arabi invece, anche se non tutti, sono, potenzialmente, un pericolo. Israele è parte dell'Occidente anche se la sua patria è in Medioeriente. L'ideale sarebbe che i paesi arabi prendessero esempio da Israele invece di combatterlo. Dilapidano ricchezze in armamenti e nonostante nuotino nel petrolio il benessere non è diffuso. I Paesi arabi, anche quelli moderati, sono succubi dell 'islamismo integralista e non sono affatto democratici; forse solo la Giordania e il marocco sono almeno in patre democratici, gli altri sono autocrazie nella migliore delle ipotesi; nel caso dell'Arabia Saudita ci troviamo di fronte a uno stato monarchico teocratico.

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Quando arrivarono in Palestina 57 anni fa, la trovarono disabitata. Il problema è che gli arabi fanno troppi figli ed inoltre per loro è comunque un affronto che un paese non musulmano sia un paese libero dalla teocrazia di allah... sopratutto se si tiene conto del fatto che Gerusalemme non è santa solo per ebrei e cristiani, ma anche per i musulamani. Ecco perchè ritengo che Gerusalemme non debba andare nè alla Cisgiordania nè ad Israle ma, come ho detto in un altro commento di questo articolo, dovrebbe stare in un distretto federale e quindi essere capitale dell'intera Palestina , comprendente Israele, Cisgiordania, Giordania e Striscia di Gaza. Ma fintanto che esisteranno terroristi islamici non se ne fa nulla. A un certo punto noi occidentali dobbiamo garantirci la sicurezza. Gli arabi devono perdere e basta.



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diritti
21 luglio 2006
Volpi e visioni scuoiati per le pellicce
Anche cani e gatti macellati per fornire materia prima all'industria

Volpi e visoni scuoiati vivi per le pellicce


Video-choc dalla Cina: gli animali storditi a bastonate o sbattuti violentemente a terra. Poi la loro pelle viene strappata via

STRUMENTI
Una foto tratta dal video-denuncia della Swiss Animal Protection
MILANO -
Morbide al tatto, tanto calde e, secondo alcuni, belle alla vista. Ma le pellicce che fanno bella mostra di sè nelle boutique delle grandi città nascondono spesso una storia di sofferenze e di violenze contro gli animali che sono serviti per produrle. Animali non solo allevati e cresciuti con lo scopo di fornire materia prima all'industria pellicciera. Ma sottoposti anche a crudeltà e sevizie. Fino all'estremo della scuoiatura da vivi. E questo avviene soprattutto in paesi, come la Cina, dove non esistono troppi controlli sulle modalità di produzione. Violenze lontane migliaia di chilometri ma che servono comunque per alimentare anche il mercato italiano ed europeo.
APPELLO AL GOVERNO - La denuncia arriva dalla Lav, la Lega
Un momento della scorticatura degli animali (Swiss An. Pr.)
antivivisezione, che assieme alla Swiss Animal Protection e all'associazione East International ha presentato un filmato-choc realizzato dagli animalisti svizzeri nel corso di un'inchiesta in incognito condotta nel 2004 e nel 2005, che testimonia le angherie a cui sono sottoposti volpi, visoni e decine di altri animali da pelliccia. Il video è consultabile sul sito Internet www.nonlosapevo.com, dove è possibile sottoscrivere una petizione al governo italiano per chiedere un bando internazionale all'importazione e al commercio di pelli e pellicce provenienti dalla Cina.
Cani tenuti in gabbia prima di essere uccisi e scuoiati (Peta)
PELLICCE DI CANI E GATTI -
Le immagini del filmato sono molto crude e sono l'ennesima prova di come all'estero non si vada troppo per il sottile nel recuperare le pelli che poi l'industria provvederà a trasformare in capi di abbigliamento. A finire sotto i colpi degli «allevatori» non sono solo i classici animali da pelliccia, ma anche cani e gatti i cui mantelli sono spesso utilizzati - senza che necessariamente venga dichiarato - nella produzione di vestiario, come documentato anche in un video proposto dalla Peta, la People fort ethical treatment of animals (¦ Guarda il video da Peta-tv). Milioni di capi vengono allevati in condizioni brutali e scuoiati vivi in Cina (in particolare nelle province di Shandong, Heilongjiang, Jilin, Hebei), per poi finire sui mercati internazionali della pellicceria, soprattutto quelli di Italia, Europa, Stati Uniti, Giappone, Corea e Russia.
«SCUOIATI VIVI» - «L’inchiesta a cui è legato il video - sottolinea Roberto Bennati, responsabile Lav per le campagne europee - documenta squallidi allevamenti, animali storditi a bastonate o sbattuti a terra, ai quali la pelliccia viene strappata via mentre sono ancora vivi: respiro, battito cardiaco, movimento direzionale del corpo e movimento dei bulbi oculari, sono evidenti per un periodo compreso tra i 5 e i 10 minuti dopo che sono stati scuoiati. Si vedono anche operai che salgono con i piedi sulla testa o il collo dell’animale per strangolarlo».
LA MOBILITAZIONE DELLE STAR - Queste immagini hanno già fatto il giro del mondo e sono state rilanciate in rete da numerosi siti animalisti e da diversi blog. E stanno sensibilizzando sempre più anche personaggi famosi che decidono di aderire alle campagne anti-pellicce. Negli Usa, ad esempio, hanno accettato di sposare la causa della Peta sia la popolare presentatrice Martha Stewart guarda il video), sia il rocker Tommy Lee, che si è prestto addirittura ad uno strip-tease contro le torture sugli animali (¦ guarda il video). Negli Usa ha avuto anche molto risalto la campagna contro l'uccisione delle foche in Canada, testimoniata da un filmato dell'Ifaw (International fund for animal welfare), diventato a sua volta uno dei più linkati nel web.
IL BUSINESS DELLA CINA - La Cina - spiegano alla Lav - è diventata la
Un altro frame del video della Swiss Animal Protection
più grande produttrice ed esportatrice al mondo di pellicce e di manufatti in pelliccia: nel 2004 il valore del commercio di questo tipo di prodotti ha raggiunto i 2 miliardi di dollari statunitensi. Il Paese asiatico produce più di 1 milione e mezzo di pelli di volpi e visoni l’anno, equivalenti all’11% della produzione mondiale di visoni e al 27% della produzione mondiale di volpi, mentre il numero di procioni allevati e uccisi in un anno è di oltre 1 milione e mezzo. Milioni anche i cani e ai gatti uccisi per la pelliccia. Più del 95% dell’abbigliamento prodotto in Cina è venduto in particolare a Europa e Italia, USA, Giappone, Corea e Russia, con l’80% di pellicce esportate da Hong Kong verso Europa, Stati Uniti e Giappone.
PELLICCE LOW COST - Nel settore della pellicceria è oggi possibile trovare un’infinità di capi di abbigliamento e accessori con rifiniture in pelliccia e questo, sostengono gli animalisti, proprio grazie al mercato cinese di allevamento, trasformazione e confezionamento che grazie a manodopera a basso costo e minori tutele, assenza di leggi a tutela del benessere degli animali allevati e norme che vietino atti di crudeltà, permette di proporre prezzi accessibili a un vasto pubblico e di realizzare ottimi guadagni. «I consumatori devono sapere quali atrocità si nascondono dietro tali prodotti - dice ancora Bennati -, per i quali non esiste un obbligo di etichetta che indichi il paese produttore, la specie animale, il sistema di allevamento e uccisione: a loro chiediamo di rifiutarsi di acquistare qualsiasi capo contenente spoglie di animali. Al governo italiano chiediamo di mettere fine a questo mercato di morte».
DIRITTI VIOLATI - «Le condizioni di detenzione degli animali negli allevamenti cinesi violano i più elementari diritti di un essere vivente - dichiara Mark Rissi, responsabile di World Society for the Protection of Animals e di Swiss Animal Protection, le organizzazioni autrici dell’inchiesta -. In tutta la mia carriera di giornalista televisivo non ho mai visto tanta brutalità e crudeltà verso gli animali. Ora che abbiamo queste prove, vogliamo rendere nota a tutti questa terribile realtà e chiedere alle istituzioni e ai consumatori di non rendersi complici di queste violenze».
PRIGIONI E MORTALITA' - In tutti gli allevamenti cinesi oggetto dell’indagine è stato riscontrato anche che la prigionia nelle anguste gabbie provoca gravi effetti sul comportamento degli animali: sono state documentate stereotipie (comportamenti ossessivamente ripetitivi come camminare ripetutamente avanti e indietro o il ripetuto annuire con la testa), completa passività acquisita (mancanza di sensibilità e inattività estrema), automutilazioni. Gli allevatori hanno segnalato problemi nella riproduzione e infanticidio. La mortalità media dei cuccioli prima dello svezzamento può arrivare fino al 50%.
Alessandro Sala
21 novembre 2005


Ecco cosa succede quando l'uomo pensa solo al denaro.   Se da una parte si vuole tutelare l'embrione umano , che pure non ha lacuna sensibilità dato che non è un organismo dotato di un ssistema nervoso, dall'altro in certi paesi non c'è alcuna rispetto per la dignità di uomini e bestie.

Non si tratta di umanizzare le bestie ( anche perchè l'uomo sa essere orribilmente feroce  e uccidere persino i suoi simili con efficienza allucinante in guerre devastanti ) ; si tratta solo di rispettare gli altri animali e limitarne l'uccisione al solo fine di completare la propria alimentazione ( siamo onnivori il che significa che non possiamo mangiare solo verdure ).

Non so se vietare l'importazione di pellicce o addirittura vietarne la vendità sia la soluzione a queste pratiche orripilanti.
 
La accettereste voi la pelle di un animale ucciso appositamente??  Senza dubbio non comprerò mai una pelliccia e neppure la accetterei in dono.  E come se mi dessero la pelle di un cadavere. 

D'altro canto l'Uomo è la specie animale dominante sul pianeta.  Le pellicce ci hanno salvati dalla glaciazione Wurmiana e sono ancora necessarie in certi luoghi come la Siberia.  Ma io non posso sopportare che in Paesi ove non ce n'è effettivo bisogno le pellicce vengano vendute come capi di lusso.  Lo stesso discorso vale anche per i manufatti di avorio e di corallo per la cui realizzazione sono stati e saranno devastati interi habitat e condannate all'estinzione varie specie animali, tra cui elefanti e coralli.

Noi umani dobbiamo capire che il pianeta è UNO e che non abbiamo nessun pianeta-rifugio.  Distrutto questo pianeta non ci saranno vie di fuga e scompariremo anche noi.





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SOCIETA'
15 luglio 2006
Ripresi i bombardamenti su Beirut: raid israeliani al confine siriano



http://www.repubblica.it/2006/07/dirette/sezioni/esteri/mediorient/15luglio/index.html




Nelle ultime ore i caccia di Gerusalemme hanno attaccato diverse località libanesi. Il bilancio per il momento è di quasi quaranta di morti e diversi feriti. Un marinaio israeliano è stato ucciso, mentre altri tre risultano dispersi. La Siria pronta a schierarsi al fianco degli Hezbollah. Trecento cittadini italiani sono stati evacuati


http://www.corriere.it/Primo_Piano/Esteri/2006/07_Luglio/15/israele.shtml



La guerra tra Libano e Israele quindi ricomincia, dopo 16 anni di pace  . 

Mi pare chiaro che noi, in quanto occidentali, dobbiamo stare dalla parte di Israele.  L'attacco di Hezbollah contro la citta di Haifa, non è solo un attacco ad Israele , ma un attacco a un smibolo della convivenza tra due popoli in base a una società di tipo occidentale, benchè contemperata dalle caratteristiche di società orientali come sono quella islamica e la stessa società ebraica.

Ancora una volta, è il laicismo che permette la civile convivenza di popoli con religioni e cultura diversa.  Hezbollah invece non accetta nulla di tutto ciò; vuole che la Palestina, che quando gli ebrei sionisti la occuparno più di 50 anni fa, la trovarono deserta, ritorni un deserto.

http://mb-soft.com/believe/tio/hezbolla.htm

Non soppprtano il sucesso di israele in ongi campo, nè la sua apertura verso l''Occidente e le sue conquiste sociali.  In altri termini, non sopporta la libertà di israele e per questo lo vuole annientare.

Se permettiamo che ciò accada daremo ragione a questi criminali che potrebbero diventare ancora più forti e attaccare noi direttamente, come è già successo negli ultimi 5 anni.

Di questo passo l'unica garanzia di sicurezza e di libertà per noi, sarà l'annientamento dell'ISLAM.

Purtroppo gli attacchi i Israesle sono sproporzionati e compiscono inncoenti, mentre i veri cokpevoli restano incolumi. Tutto ciò è controproducente per la causa della libertà di Israele e dello stesso occidente.

http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=70348

Qualcuno ha proposto di recente di fare entrare Israele nella NATO.  Ma se questo fosse già realtà adesso dovremmo fare guerra al Libano e alla Siria, non chè all'Iran in quanto finanziatori di Hezbollah

Non so gli effetti che avrebbe tutto ciò; sicuramente molto negativi.



permalink | inviato da il 15/7/2006 alle 13:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
10 luglio 2006
Campioni del mondo
CAMPIONI DEL MONDO

1-1, follia Zidane, i rigori: sbaglia Trezeguet,

l'urlo è di Grosso



A Berlino gli azzurri alzano la Coppa, l'Italia in

piazza



La Nazionale conquista il quarto titolo mondiale, solo il Brasile ha fatto meglio. Tutto deciso ai rigori: 6-4. Partenza ad altissimo ritmo. Rigore: Zizou fa un "cucchiaio" a Buffon: traversa, gol. E' il 7'. Ma il difensore azzurro non si abbatte e al 19' segna di testa. Traversa di Toni. Nella ripresa dominio francese. Nel supplementari il n.10 colpisce a freddo Materazzi: cacciato

FOTO: LE LACRIME DEI GIOCATORI FRANCESI / FOTO: CANNAVARO ALZA LA COPPA /
LE AZIONI E I GOL DEI MONDIALI IN 3D / / LE HOMEPAGE DEI SITI DEI GIORNALI FRANCESI

Da :  http://www.repubblica.it/index.html


Ma se Zidane non si fosse fatto espellere come sarebbe andata a finire?

Perchè ha fatto quel gesto assurdo e inspiagabile? che gli sarà preso?

Mi auguro che non l'abbiano corrotto per farsi espellere e far vincere l'Italia.....

Comunque un 2 a 1 per L'italia entro i 90 minuti , mi sarebbe piaciuto di più

In ogni caso... Forza Azzurri!!!

( meglio non equivocare... )






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Per metà lo scibile m'è oscuro!
Mi separa, d'incomprension, un muro!




Ciao a tutti, mi chiamo 
Alessio Mameli, 
sono un ragazzo
di una città vicina
a Cagliari.

Il mio nickname su internet
è Galamay, in quasi tutti
i siti in cui sia iscritto.

Con questo blog voglio esporre, un po',
la mia visione delle cose...

Trovate una mia foto in sezione
"Sulla mia vita" ;
non la metto qua perchè
occupa troppo spazio

Sono nato il 29/12/80.
Sono alto 177cm, peso circa 73 kg, ho capelli
e occhi castani, fisico normale
(non atletico); sono in cerca,
ancora, di una relazione...l'età del
mio eventuale compagno
può spaziare dai 16 anni
(minimo legale) in poi...
anche uomini più grandi di me
mi possono interessare,
ma ho un debole per gli adolescenti
(ebbene si! )
specie se hanno un corpo asciutto
(senza un filo di ciccia)
e magari anche scolpito.

Tuttavia è già difficile
avere una relazione
con una persona della mia età,
comunque con una persona
adulta, figuriamoci con un adolescente.

Comunque a 18-19 anni
l'adolescenza
dovrebbe essere conclusa,
anche se in realtà sembra
che ormai si concluda
davvero oltre i 30 anni...
(con l'indipendenza economica,
il matrimonio, ecc)

Resta il fatto che gli adolescenti
(non proprio i teenagers!
tra i 16 e i 24 anni circa è meglio)
mi piacciono un casino,
quindi sono disponibile anche
verso di loro, soprattutto
per parlare (specie nel caso si siano
scoperti gay da poco
e vogliano un amico
con cui confrontarsi)

Gli uomini oltre i 40-45 anni
invece mi interessano poco...

Vi consiglio di andare su gay.tv
e leggere il mio profilo :

www.gay.tv/galamay

Ragazzi, uomini, fatevi vivi!

Il mio contatto di msn
è
yemilgo@hotmail.it 

Il link del mio
"myspace"
http://www.myspace.com/
aggadym




Consiglio di andare sempre al "Permalink" 
che trovate in sotto ogni articolo,
per aprire una pagina web ad esso dedicata. 
Ciò permetterà di leggere gli articoli
senza il disturbo di altre parti del blog
(foto, link, parole del dorso)
che, per errori di formattazione
 che io non so correggere,
travalicano il loro spazio.






Stato Laico
Cosa sará mai??


Qualcuno mi ha devastato la voce...
[modifica]

Meno male che l'avevo salvata nel mio blog

La incollo qui per farvela leggere. Non mi sembra affatto confusa,
( adesso si presenta disordinata perchè mancano i link...);
Fa giustizia del concetto di laicismo e laicità :
Il laicismo è l'ideologia che promuove la laicità dello Stato
e della Società. La laicità è l' indipendenza degli individui
dalle ideologie illiberali, religioni comprese, fermo restando
il rispetto della libertà e dei diritti degli altri individui.

Ratzinger, con tutta la sua Chiesa, invece vorrebbe
imporre DIO nella società e impedire che si facciano
doverose estensioni di diritti agli omosessuali e il riconoscimento
legale delle coppie di fatto e ha pure tuonato contro
l'emancipazione delle donne.

Il laicismo è semplicemente indispensabile per la difesa
della libertà individuale.

Nel mio blog trovate cose relative a questi temi,
ma sono chiaramente di parte:
[2]


Le voci di Wikipedia dovrebbero essere blindate una volta
che sono state scritte, previo controllo di uno non di parte.
Mi piacerebbe sapere come sarà la voce "laicità" di Citizendium.

Cordiali saluti


Laicità

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Scritto da me: il mio nickname su Wikipedia è Galaemyam.


Con laicità si indica un attributo riferito solitamente
ad una struttura politica o amministrativa che esprima
e misuri il grado di indipendenza da principi ed ispirazioni
di carattere religioso o ideologico tali da determinarne,
o perlomeno influenzarne, l'azione.


La laicità si configura anche come assenza di un'ideologia
dominante nell'opera di governo di uno stato.
Ad esempio , nel caso di una dittatura sia pure atea
definire lo stato retto da essa come "Stato laico" è un errore,
in quando in esso ogni pluralismo è combatutto per fare
posto solo all'ideologia ufficiale.

Il movimento d'opinione che si ispira alla laicità viene
definito laicismo(1). Il laicismo è anche il movimento
politico che si adopera per la laicità degli stati e quindi
per la libertà e l'eguaglianza di tutti i cittadini.

L'ideologia ufficiale sarebbe lo stesso laicismo, ma con ciò
non si fa eccezione alla laicità dello stato, in quanto il laicismo
si presenta solo come un contenitore in grado di fare convivere
insieme dottrine diverse e non impedisce di credere in una certa
religione o in una certa altra ideologia, e di professarle direttamente,
mentre invece l'ateismo di stato reprime duramente chi professa
una religione; inoltre le varie forme di dittatura, vedendo
nella religione dominante nello stato un'ostacolo all'instaurazione
del totalitarismo, si comportano verso di essa in due modi
differenti: o ne cercano la collaborazione, per usare la religione
come Instrumentum Regni o almeno come parte dell'indentità
nazionale (da usare quindi comme agente di coesione sociale,
anche se discriminante nei confonti di chi non crede in quella
religione), come nel caso del fascismo italiano, oppure la reprimono,
come avvenuto nel Nazionalsocialismo e ancora più nel Comunismo
sovietico (di cui la forma più dura fu lo Stalinismo)

Il Laicismo impedisce solo che i valori, le regole, le dottrine
insite nelle religioni o nelle ideologie non liberali, vengano
imposte a tutta la cittadinanza, anche solo mediante uso
del voto in parlamento, se dalla loro imposizione non derivi
alcun beneficio indiviuale o collettivo, ma solo il rispetto formale
di un dogma (ad esempio: quello della sacralità della vita ,
contrapposta alla sua qualità e opportunità).





Un paragone chiarificatore (forse...)


Credo che questo paragone possa contribuire
alla comprensione del rapporto tra i termini laicismo/laicità:

Laicista: chi sostiene il laicismo
relativista: seguace del relativismo

Laicismo: dottrina della laicità dello Stato
(=
corrente di pensiero che rivendica l’autonomia
dello stato da sistemi dogmatici,
in particolare dal dogmatismo cattolico
) relativismo:
dottrina della relatività della conoscenza

laicità: l'essere laico
relatività: l'essere relativo

laico:
1) (estens.)
che dichiara programmaticamente la propria
autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico
.
In part., dal dogmatismo cattolico.
2) improntato, ispirato ai principi e agli ideali del laicismo

relativo: che non ha valore o significato in sè ma rispetto
a q.c. con cui ha un rapporto

laicizzare: rendere laico
relativizzare: rendere relativo


Insomma: la prossima volta che il Papa ci dice
che gli va bene la laicità ma non il laicismo...
proviamo a rispondergli che a noi va bene
la cristianità (l'essere cristiano),
ma non il cristianesimo

(il complesso delle dottrine religiose
che si richiamano a Cristo) !!!


Quando uso una parola, disse Humpty Dumpty in modo
abbastanza sdegnoso
,
significa esattamente quello che voglio io,
né più né meno.
Il problema è, disse Alice, se puoi fare significare
alle parole così tante cose.
Il problema è, disse Humpty Dumpty,

chi è che comanda, tutto qua.

(da Alice attraverso lo specchio di L. CARROLL)
 
Corydon 04:28, 11 apr 2006 (CEST)

Tratto da:
http://it.wikipedia.org/wiki/
Discussione:Laicit%C3%A0


Di seguito un pezzo della voce di Wikipedia
(scritta da me!!! ma purtroppo rimaneggiata) 
circa che cosa deve essere uno stato laico.

Nessuno ha obbiettato che sia un ricerca originale
o una visione non neutrale della realtá; in effetti io penso
di aver scritto davvero quello che obiettivamente uno stato
che si definisce laico deve fare:

deve tutelare i diritti di tutti i suoi cittadini impedendo
che la maggioranza misconosca i diritti delle minoranze,
anche se ció non ´conforme ai valori morali e ideologici
della maggioranza stessa , fintanto che il riconoscimento
dei diritti della minoranza non danneggia qualcun altro
e non sia obietivamente pericoloso. 
Tuttavia la voce ´stata sintetizzata...


L' intera voce originale, oltre che
nel mio blog, la tovate su:
http://it.wikipedia.org/wiki/
Discussione:
Laicit%C3%A0

Questo link invece porta la sito della voce
ufficiale sul tema laicitá
http://it.wikipedia.
org/wiki/
Laicit%C3%A0


Lo Stato laico

La maggiore o minore laicità di uno Stato può essere
pertanto valutata sulla base del rispetto dei seguenti criteri:

  • la legittimità di uno Stato laico non è subalterna rispetto ad altri poteri, come istituzioni religiose o partiti politici; ad esempio, "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".
  • uno Stato laico rifugge da qualsiasi mitologia ufficiale, ideologia o religione di Stato;
  • uno Stato laico è imparziale rispetto alle differenti religioni e ideologie presenti al suo interno, e garantisce l’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, senza discriminarli sulla base delle loro convinzioni e fedi;
  • uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. compatibilmente con le proprie leggi e ordinamenti;
  • le leggi di uno Stato laico non devono essere ispirate a dogmi o altre pretese ideologiche di alcune correnti di pensiero, ma devono essere mosse dal fine di mantenere la giustizia, la sicurezza e la coesione sociale dei suoi cittadini.

Dibattito sulla laicità

Il dibattito sulla laicità, in Italia, si è acceso prevalentemente
attorno alla regolamentazione di alcuni temi, tra i quali:

  • la presenza o meno di simboli religiosi negli edifici pubblici di proprietà statale,
  • la possibilità o meno di fare riferimento nelle dichiarazioni ufficiali ad alcuna fede,
  • la possibilità o meno dell'insegnamento di una o più religioni nelle scuole pubbliche,
  • la possibilità di regolamentare alcuni temi eticamente sensibili, come il divorzio, l'aborto, la fecondazione medicalmente assistita, le unioni civili per coppie eterosessuali e omosessuali, l'eutanasia, prescindendo o meno dalle convinzioni etiche più restrittive di una parte del Paese.

Uno Stato laico è quello dove le religioni e le ideologie non hanno influenza sulla società nel suo complesso ma hanno valore solo per le persone, e al limite per le comunità formate da quelle persone, che credano in una certa religione o in una certa ideologia. Lo Stato laico deve prodigarsi perché nessuna parte della società prevarichi su una parte minoritaria della società stessa, se non per ragioni di utilità collettiva, ma mai per ragioni ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere usata per negare i diritti delle minoranze.


GOD is omnipotent? yes? then , god is bad, because it makes
NOTHING to prevent the accidents. About the Bible,
it, have the same value of other "sacred texts"; it means:
NO VALUE.

In fact, all the "holy writtings" are only invention
of the human mind, written by powerfull men
to dominate in serfdom other people.
God is only an idea, nothing of real.
It's like Snow White... or Mickey Mouse.

The Bible, like the Choran, or the Book of Mormon
or other texts... does'nt demonstrate the existence of god.
Futhermore, who trusts in god, believes
also that Bible ist God's Word,
but this is completeley senseless.

The humans would be better, if they cought
live together in peace, even without religions.
The Ethics can exist also without gods.

In the end: Reason and Faith are opposite,
because the Reason is to believe with objective probes,
meanwhile the Faith is to believe in something
without any probes.

The Bible is not a probe; it's only a tale, a legend.
 

Look these videos:

http://en.wikipedia.org/wiki/The_
Root_of_All_Evil%3F
 

 
http://www.google.com/search?q
=Root+Of+all+
Evil&rls=
com.microsoft:*:IE-
SearchBox&ie
=UTF-8&oe
=UTF-8&sourceid
=ie7&rlz=1I7GZAZ


http://www.google.com/search?
q=the+
virus+of+faith&rls=com
.microsoft:*:IE
-SearchBox&ie=
UTF-8&oe=UTF-8&
sourceid
=ie7&rlz=1I7GZAZ


 
http://razionalismo.
wordpress.
com/
2007/07/18/root-of
-all-evil-the-virus
-of-faith-sottotitoli-in-italiano/




Di seguito aggiungo in questa pagina alcuni commenti
( tra loro correlati)che ho lasciato su un sito: 
http://www.dilloadalice.it  nella puntata 147 al primo articolo
(quello sul Family Day ), con nickname Alex.



I valori teocratici e illiberali di certi cristiani conservatori,
per uno stato laico, devono valere SOLO PER LORO.


Se venissero resi validi per tutti, anche per via del principio
di maggioranza, usato in modo subdolo, la stessa
laicitá
andrebbe a farsi friggere e con essa la libertá e la dignitá
degli individui.

Le religioni devono contare solo per la VITA PRIVATA
di chi vi crede; impedire che abbiano influenza nella vita
pubblica non é una limitazione della
libertà religiosa (mica
vogliamo distruggere le religioni in quanto tali e la libertá
di vivere la propria vita, e solo quella, secondo i loro precetti
senza imporre nulla agli altri) ma solo impedire che la
maggioranza misconosca i diritti delle minoranze
per via di preconcetti irrazionali.

In Italia il fondamentalismo cristiano non arriva ai livelli
allucinanti del
Ricostruzionismo cristiano vigente nelle
frange piu estremiste della destra americana, ma é comunque
fatto di movimenti liberticidi; essi peraltro non possono
lasciare passare il messaggio che la loro ragione di vita sia
solo un cumulo di menzogne e che chi la propugna
sia moralmente eccepibile e sia stato coperto dalla Chiesa
che loro credono santa e divina... Leggete qui in merito
al cumulo di menzogne su cui si basa il potere
coercitivo della Chiesa cattolica:

http://www.disinformazione.it/deificazionedimaria.htm
 

 

Lo stato laico

Lo stato, per potersi definire compiutamente laico,
deve avere queste caratteristiche:

Fonda la sua legittimità sulla democrazia liberale
e non permette che il Potere sia trasmesso in via
ereditaria dinastica , men che mai permette che
debba ottenere la sua legittimità da parte di un'altro
potere esterno ad esso e correlato a una religione.
Lo Stato e la Chiesa sono quindi separati e non si devono
influenzare l'un l'altro ma devono restare indipendenti
ciascuno nel proprio ordine.

---Da un lato non può avere preferenze per nessuna
religione, non ci deve cioè essere una religione riconosciuta
come religione ufficiale, e quindi negli edifici pubblici
di proprità statale , non ci devono essere simboli di alcuna
religione e nelle dichiarazioni ufficiali non ci deve essere
rifemento a nessuna fede;
---Dall'altro deve garantire l'eguaglianza giuridica
di tutti i cittadini, anche dei non credenti in una certa religione
e dei non rifacentesi a una certa dottrina, assicurando
al contempo il massimo grado di libertà compatibile
con il massimo grado di sicurezza e coesione sociale.

Dovrebbe vietare solo ciò che è obiettivamente dannoso
per la collettività o per gli individui e non dovrebbe
imporre degli obblighi o dei divieti solo perchè la maggioranza,
magari afferente a una certa religione, lo desidera in quanto
considera che i suoi valori siano validi per tutti indistintamente.
Lo stato laico comunque, dovendo garantire la sicurezza
dell'individuo e della società tutta, e le libertà e i diritti
individuali, impone delle regole di convivenza civile,
le più condivisibili possibili, ma assolutamente tassative.


--Pertanto, ad esempio, se può, e forse deve, depenalizzare
l'eutanasia , sulla base del fatto che ogni individuo deve
essere lasciato libero di disporre della propria vita e di liberarsene
quando essa sia ormai insopportabile a seguito di un male
incurabile, non può però legalizzare l'omicidio: può depenalizzarlo
non tenendo conto degli anatemi della religione dominante,
che propugna la sacralità della vita, ma considerando solo
il movente del gesto omicida e valutare se la persona che
l'ha compiuto sia o non sia pericolosa per la Società.
--Quindi può discernere tra omicidio fatto per un movente
abietto (odio, avarizia, sadismo, pedofilia sadica e altro ancora)
e uno fatto per legittima difesa personale, per salvare
una terza persona dall'essere ucciso a sua volta, oppure,
ed è il caso dell'eutanasia, per amore e pietà, specie
se su richiesta del soggetto.

L'omicidio, sotto qualsiasi fattispecie, per la religione
resterebbe un grave peccato, ma nella forma di omicidio
del consenziente o di suicidio assistito (1) non sarebbe
da considerare un reato da parte dello Stato laico,
in quanto la persona che lo ha commesso o lo ha reso
 possibile, non è pericolosa per la società o per altri individui.

Uno stato laico quindi è quello stato dove le religioni
e le ideologie non hanno influenza sulla Società nel suo
complesso avendo invece valore solo per le persone,
e al limite per le comunità formate da quelle persone,
che credano in una certa religione o in una certa ideologia.

Lo Stato laico si prodiga perchè nessuna parte della Società
prevarichi su una parte minoritaria della Società stessa,
se non per ragioni di utilità collettiva, ma mai per ragioni
ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere
usata per negare i diritti delle minoranze.

Note

(1)Per le voci omicidio del consenziente e suicidio assistito
si rimanda anche alla voce Eutanasia, in quanto le voci
specifiche non possono comparire su Wikipedia
per via della loro eccessiva brevità.

(2)D'altro canto l'omicidio del consenziente
può essere anche considerato una fattispecie particolare
dell'omicidio su mandato: quindi mandante e vittima coinciderebbero;
l'omicida allora dovrebbe essere considerato comunque
un pericolo.

Quindi anche in uno stato laico la vita, benchè forse
non sia opportuno considerarla "sacra", deve comunque
essere tutelata, in quanto bene indisponibile, fintanto c
he c'è speranza che la vita di una persona duri.

Quindi nel caso dell'omicidio del consenziente, il consenso
deve provenire da una persona nel pieno della capacità
di intendere e di volere e le ragioni per cui richiede la morte
devono essere tali da non lasciare effettivamente alcuno
spazio a soluzioni e rimedi.

Quindi se, ad esempio, un depresso chiedo di essere ucciso,
nessuno lo può accontentare, dato che la depressione
è curabile. Ma se un soggetto con una malattia incurabile
allo stadio terminale, per di più mantenuto in vita con macchinari,
richiede di essere lasciato morire, o di essere ucciso,
in uno stato laico nessuno glielo potrebbe vietare.

Ma se un soggetto con una malattia incurabile allo
stadio terminale, per di più mantenuto in vita con macchinari,
richiede di essere lasciato morire, o di essere ucciso, in uno
stato laico nessuno glielo potrebbe vietare.

Lo stato dovrebbe autorizzare chi si offrisse volontario
per somministrare il veleno (Eutanasia attiva) e i medici,
i paramedici e i parenti a sospendere le terapie o il mantenimento a
rtificiale delle funzioni vitali anche di soggetti non in coma
(Eutanasia passiva).

Del resto lo Stato da già licenza di uccidere per legittima
difesa o per evitare che altri siano uccisi da parte di un terzo,
eppure la vita dovrebbe essere sacra sempre.
Allora in uno stato laico l'Eutanasia deve essere depenalizzata.

Temi eticamente sensibili


In questo paragrafo si tratteranno alcuni temi
di attualità riguardanti alcuni nuovi diritti civili,
prendendo in considerazione solo il punto di vista
laico che si vede come quello più razionale e
al tempo stesso più liberale possibile, e che
dovrebbero essere propri di uno stato laico,
secondo i suoi propugnatori.
Gli altri punti vista sono trattati nelle voci specifiche.

Embrione:
L'Embrione umano è sicuramente
in grado di diventare
una persona umana, ma lo è effettivamente?
Secondo una visione razionale, non emotiviva,
obiettiva e, quindi, laica, l'embrione umano è effettivamente
solo un grumo di cellule totipotenti che, se impiantato
nell'utero di una donna, può svilupparsi e, se lo sviluppo
prosegue senza intoppi, diventare una persona.
L'embrione fuori dell'utero è un insieme di cellule
che sono solo potenzialmente una persona, ma
che non lo sono ancora. Una volta impiantato
non dovrebbe essere toccato più se non
per gravi motivi ( si veda "aborto" )

Persona: La persona non si identifica nel corpo umano,
ma nella mente umana. Ne consegue che se non
c'è la mente, non c'è neppure la persona.
Quindi un embrione non può essere ancora una persona
dato che non ha un cervello. Al tempo stesso un essere
umano che ha subito un trauma tale da renderlo in stato
vegetativo permanente con la neocorteccia necrotizzata
non potendo più reagire al mondo esterno sotto sollecitazione
e non avendo più nè coscienza nè tanto meno intelligenza,
non è più una persona. Dell'essere umano che era,
resta solo il corpo. Lo stato laico non può imporre
a nessuno di lasciare morire il corpo di essere umano
che non abbia più una mente funzionante,
ma non può neppure impedirlo.

Procreazione medicalmente assistita :
Non ci dovrebbero essere limiti ad essa nè divieti di alcuna sorta.
In quanto l'embrione non è ancora una persona,
la sua eventuale soppressione non costituisce omicidio.
Quindi le tecniche volte non solo a permettere alle coppie
con problemi di infertilità di avere figli, ma anche a quelle
che siano portatrici di geni che causano malattie incurabili,
non dovrebbero essere vietate in uno stato laico.

Una legge volta a salvaguardare la vita di ogni embrione
è una legge che:
---1) si mette contro la libertà di ricerca anche sulle cellule
staminali embrionali.
---2) esclude il diritto delle persone di avvalersi della
possibilità di evitare la nascita di un bambino malato tramite
 la selezione embrionaria previa diagnosi genetica preimpianto.
Ciò porta all'assurdo che per salvaguardare la vita di ogni embrione
ci si affidi alla Provvidenza o al caso il quale decide che,
al posto di un embrione sano, vada a impiantarsi nell'endometrio
l'embrione malato, spesso cosi tanto che poi, o abortisce naturalmente,
oppure il bambino morirà dopo poco tempo dalla nascita;
con la selezione embrionaria, invece, nasce un bimbo, e nasce sano..

Figlio sano non vuol dire figlio perfetto, dato che l'ingegneria
genetica non consente ancora esseri umani transgenici
scegliendo i geni che producono di fenotipi migliori, e non lo
farebbe mai perchè anche in uno stato laico si metterebbe
il divieto di produzione di esseri umani in serie; men che mai
in uno stato laico può essere consentita la clonazione umana
a scopo riproduttivo, dato che alla lunga sarebbe dannoso
per la sopravvivenza della specie, perchè la specie
perderebbe variabilità genetica.

Matrimonio omosessuale:
in uno stato laico tutti i cittadini hanno gli stessi
diritti e gli stessi doveri. L'estensione del matrimonio
civile alle coppie omosessuali non causa alcun danno
alle coppie eterosessuali, le quali potrebbero continuare
a sposarsi come se nulla fosse cambiato.
La questione della adozioni alle coppie gay o lesbiche
invece è più controversa; intanto non esiste un diritto
all'adozione neppure per le coppie eterosessuali,
in quanto l'adozione è vista in funzione del bambino
che ha bisogno di una famiglia e non in vista di una
coppia che vuole un figlio.

Inoltre in Italia le coppie che vorrebbero adottare bambini
sono in esubero rispetto ai bambini dichiarati adottabili;
la questione quindi non è aperta. Tuttavia ci si chiede
da parte dei laici, se l'adozione di un bambino da parte
di una coppia omosessuale non sia comunque preferibile
a lasciare quel bambino in un brefotrofio.
Bisognrebbe però estendere anche il concetto di famiglia
ed è qui che sta lo scontro tra i conservatori e tradizionalisti
da una parte e i laicisti dall'altra.

Famiglia: Per i tradizionalisti , soprattutto cattolici,
la famiglia è data solo dall'unione fra uomo e donna
in vista della procreazione. Anche una coppia eterosessuale
senza figli , non è famiglia. Per uno stato laico invece ,
non ci devono essere limiti al concestto di famiglia e,
benchè la famiglia nucleare con figli sia senz'altro da
tutelare e agevolare in ogni modo ( con sgravi fiscali,
assegni familiari, servizi per l'infanzia, servizi alle donne
incinta e quant'altro ) ciò non implica che altre forme
di unione non possano essere riconosciute dallo stato.

La famiglia, lungi dall'essere fondata sul matrimonio,
è invece fondata sull'amore. Il matrimonio sancisce l'unione
sentimentale vigente tra due persone (anche dello stesso
sesso se si estendesse l'istituzione alle persone omosessuali)
che decidono quindi di promettersi fedeltà e di rispettare diritti
e doveri reciproci. Ma la famiglia esisterebbe lo stesso anche
in assenza di un vincolo matrimoniale. Di fatto in Italia ci sono
decine di migliaia di situazione di tipo familiare che chiedono
di essere tutelate dalla legge: si tratta delle coppie di fatto
per le quali si è richiesto anche in Italia il Patto Civile di Solidarietà ( Pa.C.S ).

Lo studio Spitzer:
vizi e abusi.
(parte I e II)


Concludiamo oggi, con la pubblicazione della seconda parte,
la traduzione del video sui vizi metodologici e sugli abusi c
he gruppi religiosi e politici hanno fatto dello studio Spitzer.

Come vedrete nei prossimi giorni - stiamo lavorando su un altro video -
ma già nei minuti finali di questo video, Spitzer si dice inorridito dall'uso
che i gruppi religiosi, in cerca di visibilità, soprattutto nell'era Bush,
stanno facendo della sua ricerca. Sulla base di questa affermano,
in modo strumentale, che l'omosessualità è una scelta, che chiunque
volesse può cambiare e la usano a supporto di leggi anti-gay o per vietare
costituzionalmente i matrimoni gay. Come dice lo stesso Dr. Spitzer infatti
il suo studio non è stato condotto - per altro come avete visto in maniera
un pò superficiale - per calcolare la percentuale di riuscita di cambiamento
nè per stabilire che l'orientamento sessuale è una scelta ma semplicemente
perchè, dopo esseresi impegnato affinchè l'American Psychiatric Association
eliminasse l'omosessualità dalla lista dei disordini mentali, rimase colpito
dall'esistenza di gruppi di persone che si dichiaravano "guarite" e, incuriosito,
volle capire se veramente era possibile un processo di "conversione".

Per chi non avesse visto la prima parte ve la ripropongo, s
ubito dopo c'è la seconda.
Buona visione!
PARTE I



PARTE II


Ringrazio, ancora,
Daw, Teo e Daniel Gonzales.




Casa editrice
il Saggiatore
Collana Pamphlet
Pagine 160
€ 12,00
ISBN 978-88-428-1467-2
novembre 2007



Vittorio Lingiardi
Citizen gay
Famiglie, diritti negati
e salute mentale


"Di questo passo
si sposeranno anche le scimmie."

Una volta erano discriminati
per la loro devianza. Oggi perché
chiedono di essere normali.

Come mai gli omosessuali, storicamente
marchiati come peccatori, invertiti
o malati mentali vogliono adottare
quell'ordine familiare che tanto
ha contribuito alla loro sfortuna?

Essere gay o lesbiche non è
un merito né un demerito.
È una cosa che capita.

Eppure, in un clima di crescente omofobia,
la dimensione affettiva di milioni di persone
in Italia è tuttora sacrificata.

La mancanza di una legge
che ne salvaguardi il valore e la cittadinanza
genera umiliazione, sofferenza,
paura, odio collettivo
.

Non servono anatemi o concessioni.
Serve un pensiero capace di sostenere
una trasformazione antropologica.
Perché uno Stato i cui cittadini sono
più felici è uno Stato migliore.




La mia fede politica

I miei video
  • La persecuzione degli omosessuali in Iran (parte I)


  • La persecuzione degli omosessuali in Iran (parte II)


  • La terapia ex-gay non funziona
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    In alternativa ci sono anche altre linee di aiuto





    http://www.vialeopardi3.it/arc/ 


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    http://www.associazionearc.eu/











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    Blogaction - 2 aprile 2008

    2 aprile 2008

     

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    *La tanto discriminata "bisessualità"

    *Omosessualità in TV. Perchè no?

    *Le 10 grandi leggende sull'omosessualità maschile

    *Ghettizzazioni omosessuali nelle discoteche

    *Terminologie degli orientamenti sessuali

    *Sfatiamo i miti più comuni sulle cause dell'omosessualità

    *Ti sei appena scoperto omosessuale e credi di essere anormale?
    Ma sai cos'è la normalità?

    *I gay sono tutti effeminati?

     

     




















    Indirizzo del MySpace dell'ARC


    http://myspace.com/associazioneculturalearc

    ARC - Associazione Culturale
    "TUTELA E DIFESA DELLE PERSONE GLBT (Gay, Lesbiche, Bisex, Transessuali) "

    Uomo
    25 anni
    Cagliari
    Italia



    Ultimo accesso: 10/12/2007
    Visualizza: Immagini | Video


       Contatto ARC - Associazione Culturale


    A Cagliari, il 1° Dicembre 2002, è nata l’Associazione
    Culturale ARC.

    ARC si pone l’obiettivo di lottare contro ogni forma
    di discriminazione e di tutelare e difendere i diritti
    civili delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

    ARC è un’Associazione fondata sui principi di democrazia,
    pacifismo, antirazzismo e antitotalitarismo.
    Possono aderire persone di qualsiasi nazionalità,
    religione, orientamento sessuale e politico.

    ARC intende intervenire nel tessuto culturale,
    sociale e politico locale e regionale, promuovendo
    iniziative volte ad affermare i diritti civili
    delle persone omosessuali e a consentire
    un confronto con il variegato mondo GLBT.

    ARC ha la propria sede a Cagliari, ospite
    della sezione della Sinistra giovanile Pier Paolo Pasolini,
    in via Leopardi 3. Le riunioni in sede si tengono
    tutti i lunedì dalle 19 alle 22. Per qualsiasi informazione
    sull’Associazione potete venire a trovarci,
    oppure contattarci all’Help&Info Line nei giorni
    in cui è attivo il servizio (trovate il numero
    all’indirizzo www.vialeopardi3.it/arc)
    o all’email:
    arc@vialeopardi3.it.





    L'Associazione Studentesca universitARC nasce nel 2006
    per facilitare l'esigenza dell'Associazione Culturale ARC
    di confrontarsi e collaborare con gli enti universitari,
    con l'Ateneo di Cagliari e l'ERSU Ente Regionale
    per il Diritto allo Studio Universitario.
    La creazione di questa nuova articolazione di ARC permette
    all'Associazione di addentrarsi con maggiore facilita'
    ed efficacia nella vita universitaria e studentesca della citta',
    organizzando iniziative negli spazi della Casa dello Studente,
    nelle sale conferenze (Sala Giovanni Cosseddu, Sala Maria Carta)
    e nel Cineteatro Nanni Loy. La speranza e' quella di riuscire
    a portare fin dentro il mondo universitario le battaglie per i diritti LGBT
    che ARC manda avanti fin dal 2002, sensibilizzando studenti e giovani
    alle tematiche omosessuali e transessuali, e cercando
    di coinvolgerli nelle iniziative dell'Associazione.
















    Il bellissimo my space di Gigi...

    http://profile.myspace.com/index.cfm?
    fuseaction=user.viewprofile&friendid=139591923

    ______________________________________





























      





    Viva l'amore in ogni forma
    (tra persone consapevoli
    e quindi consenzienti)

     


    _______________________
    GAY AND PROUD!


    ___




    ____________________

    Amico dei bisessuali!!

    Bandiera dell'orgolio bisessuale





    ____________________


    ______________________

    Non lasciamoci ingannare
    dalle
    S a n t e    R a g i o n i 

    Dal nascere al morire -
    La mano della Chiesa sulla nostra vita


    Carla Castellacci , Telmo Pievani
    Editore: Chiarelettere

    Prezzo: Euro 13,60

    Venire al mondo, l’ora di religione,
    i simboli religiosi nelle scuole,
    il caso Darwin e la marginalizzazione
    delle materie su cui la chiesa
    non può far valere la sua posizione,
    il matrimonio e la vita di relazione,
    la “politica” riproduttiva (contraccezione,
    aborto, fecondazione assistita…),
    la ricerca biomedica (staminali e trapianto di organi),
    l’8 per mille, il trattamento fiscale della chiesa,
    il testamento biologico, la terapia del dolore,
    l’eutanasia… In pratica: la vita, dalla nascita
    alla morte.

    Su ognuno di questi temi gli uomini di fede,
    ma soprattutto le alte gerarchie del Vaticano,
    ormai da anni esercitano pressione per consolidare
    una visione del mondo arretrata, irrazionale
    e violenta.

    Questo libro non vuole essere una riflessione teorica
    sulla laicità.
    Questo libro segue passo passo la vita di uomini
    e donne, e mostra (non senza ironia) attraverso
    la cronaca di questi ultimi anni, le tante disposizioni
    di legge che limitano fortemente la libertà individuale,
    come la Chiesa da anni e con violenza decida
    il nostro destino.

    Un libro che denuncia uno stato di cose
    inaccettabile. Un libro che va in profondità
    sulle notizie che ormai da mesi troviamo sparate
    sulle prime pagine di tutti i giornali.

    Un libro scritto con ironia, perché gli argomenti
    di questa Chiesa politica spesso sfiorano il ridicolo,
    sebbene questo ridicolo sia ben nascosto dai media
    e dai grandi mezzi d’informazione.




    http://www.ilconsapevole.it/vetrina_libro.php?id=15273

    http://www.google.com/search?q=sante+ragioni&rls=
    com.microsoft:*:IE-SearchBox&ie=UTF-8&oe=UTF-8&sourceid=ie7&rlz=1I7GZAZ




    Inchiesta su Gesù. Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo Titolo  Inchiesta su Gesù.
    Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo
    Autore Augias Corrado; Pesce Mauro
    Prezzo € 17,00
    Prezzi in altre valute
    Dati 2006, 263 p., rilegato
    Editore Mondadori  (collana Varia saggistica)


    Tema

    Su Gesù sono proliferate nei secoli molte
    leggende e alcune autentiche fiabe, segno
    della curiosità di sapere
    chi lui fosse veramente prima che il mantello
    della teologia lo coprisse, celandone
    allo sguardo la figura storica.

    Corrado Augias ha dialogato su questo tema
    con uno dei massimi biblisti italiani, Mauro Pesce,
    rivolgendogli quelle stesse domande che molti di noi,
    cristiani e non cristiani, si pongono: sul periodo storico
    nel quale Gesù visse, sulle sue parole, sulla sua vita,
    sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano.

    Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota,
    fino alla nascita di una religione che da lui prese il nome,
    anche se egli non ha mai detto
    di volerla fondare. Il profilo di Gesù che questa "inchiesta"
    ci restituisce è quello di un ebreo, ligio alla Legge di Mosè,
    amante del suo popolo e delle sue tradizioni, eppure
    aspramente critico verso gli aspetti che giudicava 'superati'
    o 'secondari', e, soprattutto, portatore di un progetto
    di rinnovamento incentrato sul riscatto degli emarginati;
    una personalità complessa, mai svelata per intero
    nemmeno a chi gli era più vicino, una figura
    profondamente solitaria, coerente con i suoi principi
    fino alla morte in croce.

    Un noto giornalista e uno storico del cristianesimo
    hanno unito la curiosità laica del primo alle conoscenze
    sulla Bibbia del secondo per dare alla luce questa originale

    Inchiesta su Gesù
    , un libro scritto
    nel tentativo di costruire una specie di carta d’identità
    di Gesù: dov’è nato, quando, da chi, quale lingua parlava e così via.

    Un “documento anagrafico” che può essere completato
    solo in parte, dato che le fonti sono scarse e assai manipolate,
    e che presenta vari problemi storiografici come la possibilità
    che i dogmi teologici corrompano la ricerca storica, o quello
    della scelta di alcuni vangeli come documenti a scapito di altri.
    Augias inizia con le domande apparentemente più banali, ma subito
    si scopre che Gesù è nato verso gli ultimi anni del regno d’Erode
    (che morì nel 4 a.C. circa): oggi dovremmo essere nel 2010
    se davvero contassimo a partire dalla sua nascita.
     
    E’ poi improbabile che sia nato a Betlemme, ma dai vangeli
    di Marco, Luca e Matteo risulta che sia nato in Galilea,
    verosimilmente a Nazareth o che, comunque, vi abbia
    vissuto a lungo con la famiglia. Figlio di Giuseppe,
    carpentiere, e di Maria. Ebreo, il suo nome Gesù
    è la traduzione italiana dell’ebraico Yehòshuà
    o Yeshuà, il cui significato è “Dio salva”: credeva
    in un Dio unico quando nel I secolo gli altri popoli
    erano politeisti, mangiava e si vestiva secondo le
    regole dell’Antico Testamento rispettando alla lettera
    le prescrizioni della Torah.

    Inoltre, osservava le festività del suo popolo, frequentava
    le sinagoghe, pregava presto al mattino e andava in pellegrinaggio
    al Tempio di Gerusalemme. Come lingua, parlava l’aramaico
    della Galilea, che era il dialetto della sua regione, ma leggeva
    l’ebraico e conosceva anche un po’ di greco e qualche elemento
    di latino. Viveva, del resto, in una situazione multilingue.
    Un Gesù quindi che viene ritratto nei suoi molti aspetti perché
    ogni vangelo, sottolinea Augias, ha e dà una immagine diversa
    del protagonista: quella di Luca è di un uomo molto attento
    ai poveri e ai diseredati, Marco narra di un taumaturgo ed esorcista,
    Giovanni lo rende come parola di Dio che traluce attraverso
    la sua umanità.

    L’analisi di Augias e di Pesce prosegue con un’indagine
    sulle sue parole, sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano.
    Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota, fino alla
    nascita di una religione che da lui prese il nome, anche se egli
    non ha mai detto di volerla fondare. Il profilo di Gesù che questa
    “inchiesta” ci restituisce è quello di una personalità complessa,
    mai svelata per intero nemmeno a chi gli era più vicino.
    Una figura solitaria, affascinante anche in questa ricostruzione storica,
    coerente con i suoi principi fino alla morte in croce.

    Ascolta la lettura delle
    prime pagine del libro su RadioAlt


    Recensioni 1 - 20 di 98 recensioni presenti.  Media Voto: 2.87 / 5


    Giuseppe (03-12-2007)
    Ottimo libro. Adatto a chi pensa, a chi si pone sani dubbi, a chi
    sa calarsi nel contesto storico in cui sono narrati i fatti. Bisogna
    cercare di viaggiare nel tempo e vedere, sentire, vivere come
    in quel periodo. Allora molte cose ci saranno più chiare.
    Leggete anche Ehrman Bart D. e Elaine Pagels. Adatto anche
    ad atei e credenti di altre religioni, per capire e riconsiderare
    anche le proprie convinzioni. Certamente non è adatto a chi
    "crede obbediente" ad altri uomini (intermediari)
    e non cerca dentro di sè e fuori di sè.
    Voto: 5 / 5



    AliceInWonderland (20-11-2007)
    E' vero che, secondo me, non è uno dei migliori Augias,
    purtroppo, secondo me colpa della struttura "domanda-risposta"
    che rende la narrazione meno fluida...rimango però molto delusa
    dai commenti dei lettori attaccati ciecamente ai preconcetti.
    A pochi è venuta l'idea che forse alcune persone vorrebbero
    conoscere il Gesù "storico", o anche riconoscerlo in una forma
    più umana che divina (come nel Vangelo secondo Gesù Cristo,
    esempio un po' banale lo devo ammettere, ma un libro che ti tocca il cuore)
    per ricominciare a crederci. O che non sempre esiste una sola verità.
    O che bisogna vagliare (non ho detto "credere a", non voglio essere fraintesa)
    o anche solo semplicemente ascoltare tutte le possibili spiegazioni
    che ci vengono offerte. Un coraggioso Augias questa volta (tema sempre
    abbastanza scottante) e un bravissimo Pesce che riesce a spiegare
    in modo semplice e scorrevole le sue tematiche, secondo me per
    niente attratti dalla scia commerciale di Dan Brown (anche perché
    esiste una non sottile differenza tra questi autori, di stile sicuramente
    ma soprattutto di genere).
    Voto: 4 / 5


    Axe (07-11-2007)
    Sono rimasto molto deluso, dopo la lettura non mi è rimasto nulla,
    tutte cose già conosciute, Augias è abbastanza fazioso e a volte fastidioso,
    insiste con domande insignificanti mentre ne tralascia moltissime altre molto
    + importanti. Una perdita di tempo.
    Voto: 1 / 5


    Anthony (02-11-2007)
    Libro che non consiglio, non lascia nessun tipo di insegnamento
    e a tratti è molto noioso. L'ho trovato come una noiosa analisi
    dei testi religiosi. Non dò il minor voto solo perchè è ben
    schematizzato e alcuni punti ti prendono...anche se sono quasi rari
    Voto: 2 / 5


    erik (14-09-2007)
    Il libro è ben scritto e strutturato, e credo possa costituire un'ottima introduzione
    a chi si voglia accostare agli studi biblici. Data la molteciplità degli argomenti,
    risulta talvolta un po' "svelto" e superficiale (su alcune cose avrei anch'io
    delle domande da fare al prof. Pesce). Meriterebbe un quattro, ma gli do
    cinque per tentare di riequilibrare la miriade di giudizi negativi dettati solamente
    da furore ideologico e dottrinale, e da una certa ignoranza.
    Chi sa che dopo il Concilio di Trento la lettura e il possesso dei Vangeli venne
    proibita e i testi sacri messi all'Indice, perché non si voleva che il popolo ne
    conoscesse i contenuti (questo fino al 1963)? Evidentemente la conoscenza
    è ancora un tabù per certi cattolici, che dicono di credere in qualcosa
    di cui però si mantengono orgogliosamente ignoranti.
    Voto: 5 / 5

    Cristiano De Scisciolo (10-09-2007)
    Lettura molto interessante per scoprire tutti gli aspetti di un uomo
    che spesso pensiamo di conoscere ma che, dal punto di vista storico,
    conosciamo ancora troppo poco. Alcuni aspetti potevano forse essere
    approfonditi maggiormente, ma nel complesso il libro è comunque
    un'ottima opportunità di conoscenza. Scritto in maniera semplice,
    si legge senza problemi.
    Voto: 4 / 5

    mauro Ortis (01-09-2007)
    Il libro di Augias-Pesce, non é certo un testo per specialisti, per addetti ai lavori
    (leggi storiografi, teologi, critici, ecc), bensí é all'uomo comune che si dirige,
    per farlo riflettere su un argomento che avvolge da "sempre" la storia occidentale.
    Semplice e onesto, ci da dei dati interessanti, che sicuramente non si potranno
    mai trovare nelle note delle varie edizioni in commercio del Nuovo Testamento.
    In risposta a tutti coloro che hanno dato un voto negativo, mi domando quali
    i preconcetti, dove la ripetitivitá, in che senso difficile da leggere, perché
    si accusa Augias se le teorie sono di Mauro Pesce, riconosciuto esperto
    in storia del Cristianesimo, infine perché non piace che si parli di Gesú
    differentemente dai canoni prestabiliti. Nessuna di queste persone
    ha mai sentito parlare di critica biblica? Insieme a "Inchiesta su Gesú",
    consiglio di leggere anche "Gesú non l'ha mai detto", di Bart Ehrman,
    sempre della Mondadori.
    Voto: 4 / 5


    Giacomo (22-07-2007)
    Il libro del professor Pesce spiega molto bene l'evoluzione e l'interpretazione
    della lettura da parte dei primi cristiani della figura dell'ebreo Yehoshua
    da Nazareth. Il testo chiarische come la figura di questo rabbi e profeta
    sia stata usata nei vangeli e spiega l'influsso ellenistico che il cristianesimo
    nascente ha subito. Un libro chiaro, esaustivo, importante per le citazioni
    dai Vangeli e snello nella forma usata: dialogo tra Augias e il professore
    antropologo. un 5 e mezzo
    Voto: 5 / 5


    alexdelarge (18-07-2007)
    Non ho ancora finito di leggere il libro, che però fin'ora mi pare ben costruito
    e condotto con una certa maestria da chi, il mestiere di giornalista, lo sa fare.
    Noto però alcune cose, in certi commenti, che mi lasciano perplesso,
    soprattutto quello che parla dell'elettricità e del fatto che Gesù non
    ne parlò mai...mi sembra una delle più grosse assurdità che abbia mai sentito
    dire in tutta la mia vita, davvero. Perchè avrebbe dovuto parlare di elettricità?
    e perchè non della forza di gravità? Ancora: sul fatto che il libro sia di difficile lettura:
    il libro mi pare fin troppo semplice, troppo preoccupato di farsi capire da tutti.
    Pesce è un antropologo e uno storico riconosciuto ovunque, non è Dan Brown...
    se volete leggere qualche mistero misterioso, compratevi codice da vinci...su...
    Voto: 3 / 5

    Casimiro (20-06-2007)
    Libro che non giova a nulla, pieno di preconcetti. Da evitare, non lascia nessun
    segno edificante dopo la lettura
    Voto: 1 / 5

    chiara svetia76@hotmail.com (18-06-2007)
    Dopo aver preparato l'esame di Storia Romana sulla storia del cristianesimo
    ho avuto curiosità di leggere anche questo testo. Secondo me è leggibile
    e piacevole e spiega facilmente argomenti molto complessi. Mi è dispiaciuto
    vedere i commenti negativi fatti al testo legati da un'accecata fede
    e da una certa ignoranza. Senza offendere nessuno, ignoranza dal gergo ignorare.
    Non si possono accusare le persone senza possedere un bagaglio sufficiente
    di cultura per poter criticare. Che il libro tratti un tema ripreso in passato
    da altri autori è comprensibile visto che parla di un tema che tutt'oggi spacca
    l'opinione pubblica in due filoni di pensiero assai diversi(cattolici-atei).
    La cosa su cui riflettere di più è la costruzione di una chiesa cattolica che
    predica bene ma purtroppo al giorno d'oggi razzola male. Gesù parlava
    di carità al suo popolo e gli apostoli predicarono la buona novella in maniera
    universale, peccato che oggi il Santo Padre usi vestirsi e sfoggiare tutto
    quel benessere che non fa parte della chiesa povera...questa, secondo
    me, è la riflessione più importante che ci ha insegnato
    Gesù, sia stato semplice uomo o figlio di Dio.
    Voto: 4 / 5


    Roberto (05-06-2007)
    Credo che la diatriba in corso all'interno di questo forum tra sostenitori
    della fede e sostenitori della ragione non abbia motivo di esistere.
    Chi possiede infatti il dono della fede non ha certo bisogno di sapere
    che le gesta di Gesù siano corroborate da riscontri storicamente
    accertabili. D'altra parte, chi si appella a una visione laica dei fatti,
    non può prestare credito a fatti come la nascita verginale
    o la resurrezione. Sono due visioni inconciliabili che partono da due
    approcci diversi che non possono in alcun modo convergere.
    Detto questo, da non cattolico, credo che il libro di Augias e Pesce
    abbia comunque il merito di affrontare il tema in questione
    con una onestà intellettuale di fondo che difficilmente può essere
    contestata. Il libro, infatti, non mira a mio avviso a intaccare
    la fede dei credenti, ma ad analizzare i fatti secondo una prospettiva
    puramente storica. I dubbi sollevatinel testo, quindi, non hanno
    a che vedere con una critica della fede in sé, quanto, piuttosto,
    con la difficoltà oggettiva di operare una ricostruzione del tutto
    veritiera. Ritengo, quindi, che 'Inchiesta su Gesù' sia un libro
    da leggere assolutamente e, per questo, mi sento di consigliarlo.
    Voto: 4 / 5


    Marco (30-05-2007)
    Ho trovato il libro molto interessante se non altro per gli aspetti
    dei Gesù che nonostante siano palesi negli stessi vangeli canonici
    sono stati eclissati dalla dottrina da catechismo. Aspetti come
    la formazione ebraica di Gesù dovrebbero essere ben noti a chi
    si considera credente. Forse ha poco ritmo ed è un pò monocorde
    nel susseguirsi degli argomenti, ma tutto sommato è ricco di spunti
    e riflessioni stimolanti. Certo, chi legge la Bibbia da credente cerca
    sempre di trascendere i caratteri più prettamente umani di Gesù,
    nonchè i tanti elementi contraddittori e assurdi delle Sacre Scritture,
    ma chi come me non crede può trovarvi una testimonianza libera
    dalle apologie di una figura comunque rilevante dal punto di visto storico.
    Voto: 4 / 5


    vittorio (24-05-2007)
    Da ateo che negli ultimi tempi prova crescente interesse per le religioni
    sia per spontanee esigenze dello spirito sia per il peso che esse
    hanno nella storia del mondo odierno, trovo che questo libro fornisca
    importanti elementi su Gesù e sul cristianesimo. Alla fine mi è rimasta
    l'impressione viva per la grandezza del personaggio: è come se
    per la prima volta finalmente avessi incontrato “fisicamente”
    un Gesù vero, plausibile, concreto, un personaggio enorme,
    pur nella perdurante indeterminatezza storico-biografica.
    Un libro interessante, un pò noioso nella parte centrale
    (per lo stile pacato e monocorde di Pesce che non si scompone
    minimamente nemmeno di fronte alle sottili provocazioni di Augias
    che tenta ogni tanto di alzare il ritmo) ma chiaro, implacabile
    e oserei dire “sfrontato” nella sostanza delle cose affermate
    (sfrontato per i guardiani dell'ortodossia che impone -
    con il beneplacido della politica-che-rinnega-la-laicità-per-un-pugno-di-voti -
    la cappa di censura oggi imperante). Purtroppo l'irritazione di certi commenti
    mostra come intolleranza e fanatismo religioso siano veleni diffusi ovunque,
    anche “qua”. “Gesù era un ebreo, non un cristiano”: ovvio, ma che fastidio
    sentirselo dire! Comprensibile e scontata, d'altronde, la “condanna”
    da parte del Vaticano (peraltro abbastanza sommessa rispetto
    allo stile in voga di questi tempi, visti i pochi appigli che evidentemente
    il testo fornisce): è sufficiente avere un minimo di libertà di spirito
    per trarre l'ovvia conclusione di quale tradimento abbia operato la Chiesa
    nel corso di due millenni non solo rispetto alle “verità” storiche ma anche
    a quelle spirituali, ai fatti e all'insegnamento di Gesù. Temo che se
    Egli tornasse oggi dalle nostre parti e si ripetesse pari-pari nei gesti
    e nelle parole, finirebbe nuovamente crocefisso (si spera solo metaforicamente)
    dalla nuova santa alleanza politico-religiosa: un sovversivo, un agitatore,
    un disturbatore della quiete pubblica, un distruttore della famiglia..
    insomma, un terrorista!
    Voto: 4 / 5


    Giuseppe (22-05-2007)
    Nonostante le accese critiche delle frange "Integraliste" ho trovato
    il libro molto interessante. Ritengo pienamente condivisibili le teorie
    di Pesce sulle stesure dei vangeli e l'intero corpus dottrinale sviluppato
    nel corso dei secoli dalla Chiesa Cattolica. Ritengo assolutamente verosimile
    che molti abbiano aggiunto di loro pugno, in buona fede, e sia necessario
    scavare in profondità con le metodologie e le conoscenze odierne,
    per riportare alla luce la vera essenza delle parole di Gesù.
    Come cristiano la cosa non mi turba affatto, mi preoccupano
    di più i dogmi assoluti e intangibili.
    Voto: 5 / 5


    Francesco (22-05-2007)
    Libro, a mio modo di vedere, assolutamente inutile! Monotono, ripetitivo...
    una miscellanea di argomenti e soprattutto di ipotesi (si arriva ad accostare
    le parole Gesù e Comunismo, etc.). Non ho finito di leggerlo, cosa grave
    per me che i libri li divoro come si divora un gelato d'estate!!!
    Voto: 1 / 5

    Dino (20-05-2007)
    Ottimo spunto per una riflessione attenta ed accurata non solo del tronco di religione
    (comunemente chiamato Cristianesimo) ma anche delle sue radici (ebraismo)
    e dei suoi rami (cattolici e protestanti in genere). Facile da leggere perché
    improntato sotto forma di intervista evidenzia le poche certezze storiche
    su un personaggio tanto discusso e per il cui nome sono stati commessi
    atti di puro amore così come di atroce follia. Equilibrato e professionale
    Augias non si smentisce per la sua acutezza. Il voto complessivo risulta
    essere basso perché fonte di una cultura strettamente italiana pronta
    a contestare qualunque idea che vada contro i propri credi o principi.
    Il libro non critica la/e chiese ma si "limita" ad una ricostruzione storica
    dei primi secoli del primo millennio. p.s. Coloro che hanno paragonato
    questo libro al codice da Vinci hanno letteralmente dimostrato
    un'incompetenza letteraria a 360°
    Voto: 5 / 5


    Ocram (04-05-2007)
    Deludente e per nulla facile da leggere e capire. Uno di quei libri
    che si fa molta fatica a finire ed il cui prezzo non vale assolutamente il contenuto.
    Voto: 1 / 5


    ANTONINO CANDILORO antonino.candiloro@fastwebnet.it (03-05-2007)
    Non è altro che una "ribollita" di vecchi, triti ragionamenti già affrontati
    dai "razionalisti" degli ultimi due secoli: LOISY, HARNACK, BULTMANN
    e quant'altri. Sfrutta la tragica, diffusa ignoranza del pubblico in materia,
    attuando un'operazione a fini esclusivamente commerciali, sulla scia
    di Dan Brown che si è' furbescamente rifatto alle "rivelazioni" di Baigent,
    Leigh e Lincoln... (cfr. "Il Santo Graal, 1982). Peraltro l'unico motivo
    per cui viene rifiutato il DOGMA si basa su un altro DOGMA: quello
    (razionalista) DELL'IMPOSSIBILITA' DEL MIRACOLO!
    Voto: 1 / 5

    Francesco (03-05-2007)
    Niente di speciale..Peccato! mi aspettavo qualcosa in più da Augias.
    Voto: 2 / 5


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    Biblioteca

    L'illusione di Dio, di Richard Dawkins.

    Dio non è grande, di Christopher Hitchens.

    Perché non possiamo essere cristiani, di Piergiorgio Odifreddi.

    La Chiesa antievoluzionista, di Francesco D'Alpa.

    La mistica della soggettività, di Pier Giuseppe Milanesi.

    Il Dio ignoto, di Biagio Catalano.

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    Dio non è grande

    Come la religione avvelena ogni cosa
    Christopher Hitchens

    Casa editrice: Einaudi
    Collana: Stile libero inside
    Anno pubblicazione: 2007
    Prezzo: 14,50
    Genere: altre religioni
    Volumi: 1
    Pag: 271


    Descrizione:
    Muovendosi tra l’analisi dei testi di fondazione
    delle grandi religioni
    ( in primis, Bibbia e Corano) e la riflessione
    sull’attualità politica e sullo scontro di civiltà
    in atto, Hitchens costruisce un atto
    di accusa contro le follie che l’uomo commette
    nel nome del suo credo.
    Partendo da una disamina del potenziale
    distruttivo delle religioni, ne mette a nudo
    le conseguenze piú devastanti: oscurantismo,
    superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore
    verso la sessualità, anti-secolarismo.
    Contro questi non valori, e memore
    della grande tradizione laica anglosassone,
    Hitchens reclama a gran voce un ritorno ai fasti
    dell’Illuminismo, intessendo un elogio arguto
    e a tratti commovente della ragione umana.





    Sito sul fondamentalismo cristiano negli USA.
    http://archiviomarini.sp.unipi.it
    /99/01/Religione_e_democrazia_negli_Stati_Uniti_1.pdf


    Tutto il libro di Odifreddi :
    "Perchè non possiamo essere cristiani
    (e meno che mai cattolici)" in PDF, gratis...
    http://www.buccarello.it/aldo/Odifreddi_Piergiorgio_
    Perche_Non_Possiamo_Essere_Cristiani.pdf



    Manifesto Laico

    I nuovi punti del MANIFESTO LAICO (3 giugno 2000)

    Adesioni e primi firmatari del MANIFESTO LAICO

    MANIFESTO LAICO
    Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto.
    L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile
    si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino.

    L'illusione di Dio

    Le ragioni per non credere



    Casa editrice: Mondadori
    Collana: Saggi
    Anno pubblicazione: 2007
    Prezzo: 19,00
    Genere: filosofia
    Volumi: 1
    Pag: 400


    Descrizione:
    Richard Dawkins è uno dei più famosi scienziati di oggi
    e uno dei più strenui difensori della teoria darwiniana
    della selezione naturale, a cui ha dedicato libri di enorme
    successo, a partire da Il gene egoista fino a Il racconto
    dell'antenato. Ma Dawkins, indicato recentemente come
    uno dei tre intellettuali più influenti del mondo, è anche
    un ateo convinto, e non ha nessuna intenzione di nasconderlo.

    La tesi di questo suo nuovo libro, che ha suscitato un enorme
    clamore nel mondo anglosassone e ha generato un dibattito
    accesissimo, è molto semplice:
    Dio non esiste e la fede
    in un essere superiore è illogica, sbagliata
    e potenzialmente mortale, come millenni di guerre di religione
    e la recente minaccia globale del terrorismo
    fondamentalista islamico dimostrano ampiamente.

    Agli occhi di Dawkins, ogni religione condivide lo stesso errore
    fondamentale, vale a dire l'illusoria credenza nell'esistenza
    di Dio, e, con essa, la pericolosa sicurezza di conoscere una verità
    indiscutibile perché sacra.


    Con il suo stile efficacissimo, sviluppando in dettaglio una grande
    quantità di argomenti, Dawkins ha scritto un manifesto di orgoglio
    intellettuale contro tutte le fedi e un attacco in piena regola
    a ogni forma di credenza religiosa, senza, tuttavia, cadere
    nella sterile polemica e nella contrapposizione dogmatica.

    Un saggio esplosivo, che affronta con il rigore
    del ragionamento scientifico una materia delicata
    e incandescente, prendendo in modo risoluto
    una posizione controversa.
     

    .............................................

    Ho appena finito di leggere “l’illusione di dio” di Richard Dawkins.
    Un bellissimo libro che definirei “terapeutico”.

    Leggetelo ve lo consiglio vivamente, specialmente se siete
    religiosi o superstiziosi, magari non praticanti, ma di quelli
    che ci credono così e così o per favore alla famiglia

    o per non dare adito a voci scomode e pettegolezzi.
    Si può essere senza dei e liberi da superstizioni eppure
    felici, sereni, moralmente saldi, curiosi del mondo,
    desiderosi di vivere la sola vita che abbiamo in pieno e molte altre cose.
    Insomma leggetelo, ve lo consiglio fortemente, alla fine
    vi sentirete più consapevoli di cose che molto probabilmente
    già macinavate più o meno coscientemente nel vostro cervello
    e soprattutto più leggeri e liberati.

    Liberate la mente, leggete questo libro, perchè guarire
    dal morbo delle superstizioni e delle religioni si può.

    collegamenti utili:

    http://richarddawkins.net/
    http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880457082.html
    http://www.libreriauniversitaria.it/illusione-dio-ragioni-
    non-credere/libro/9788804570820

    http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=
    9788804570820

    L'ILLUSIONE DI DIO

    Guardate questi filmati di Richard Dawkins. Sono da vedere e meditare:


    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a3gf_lillusione
    -di-dio-13-richard-dawkin


    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a2m1_
    lillusione-di-dio-23-richard-dawkin

    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a088_
    lillusione-di-dio-33-richard
    -

    Trattato di ateologia


    Michel Onfray

    Traduttore: Gregorio De Paola
    Casa editrice: Fazi
    Collana: Le terre interventi
    Anno pubblicazione: 2005
    Prezzo: 14,00
    Genere: filosofia
    Volumi: 1
    Pag: 224


     


    Descrizione:
    Dio non è affatto morto, o se lo era è ormai nel pieno
    della sua rinascita, in Occidente come in Oriente.
    Di qui l'urgenza, secondo Onfray, di un nuovo
    ateismo argomentato, solido e militante.
    Un ateismo che non si definisca solo in negativo,
    ma si proponga come nuovo e positivo atteggiamento
    nei confronti della vita, della storia e del mondo.
    L'ateologia (il termine è mutuato da Bataille)
    deve in primo luogo avanzare una critica massiccia
    e definitiva ai tre principali monoteismi, poi proporre
    un deciso rifiuto dell'esistenza del trascendente e promuovere
     finalmente, dopo millenni di trascuratezza, una cura
    per "il nostro unico vero bene: la vita terrena",
     il benessere e l'emancipazione dei corpi e delle menti
    delle donne e degli uomini. Ottenibile solamente
    attraverso una "decristianizzazione radicale della società".


    http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_ateologia

    Zapatero.
    Il socialismo dei cittadini


    Marco Calamai Aldo Garzia
    José Luis Rodriguez Zapatero

    Brossura. Feltrinelli 2006.
    ISBN: 8807171171 / 88-07-17117-1
    EAN: 9788807171178

    Zapatero. Il socialismo dei cittadini
    Descrizione della casa editrice


    Zapatero. Il socialismo dei cittadini:
    José Luis Rodríguez Zapatero, il giovane primo
    ministro spagnolo (45 anni) del più giovane
    governo europeo, è un premier politicamente
    "anomalo". Le sue scelte internazionali (tra cui
    l'immediato ritiro dall'Iraq) e quelle interne
    (in particolare, le riforme civili: matrimonio
    per i gay, legge integrale contro la violenza
    maschile, divorzio più facile, rilancio dell'istruzione
    pubblica, nuove normative sull'aborto e la procreazione
    assistita) hanno suscitato grande entusiasmo
    nella società civile spagnola e internazionale
    ma anche aspre critiche. Dubbi e incomprensioni
    nei riguardi del "radicalismo" di Zapatero sono
    emersi anche all'interno delle socialdemocrazie
    europee. Ma Zapatero rappresenta ormai un punto
    di riferimento, non solo in Spagna, per i nuovi
    movimenti, i collettivi femministi e anche per molti
    settori della sinistra europea, che auspicano
    con forza il rinnovamento della tradizione
    socialdemocratica. E dopo quasi due anni di governo,
    Zapatero resta un politico "alternativo".


    Il “socialismo dei cittadini” e gli studi di Amartya Sen ...

    “Il nuovo socialismo non teme la voce dei cittadini,
    contiene la libertà nel cuore del suo progetto.
    Un socialismo in cui l’estensione della democrazia, ...
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    ma solo il nostro, in cui le osservazioni ...
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    LiberOnWeb - Fortuna cosmica (Una)

    Fortuna cosmica (Una). Mondadori. - Collana: Saggi. Pagine 367
    - Formato 15x21 - Anno 2007 - EAN13 9788804571674 Argomenti:
    Astronomia, Scienze ...
    http://www.liberonweb.com/asp/libro.asp?ISBN=8804571675 - 14k - Copia cache - Pagine simili - Salva risultato




    Paul Davies


    Prezzo di copertina: Euro 19,00


    Contenuto:
    Per millenni gli uomini hanno osservato il cielo
    pieni di meraviglia, chiedendosi: perché siamo qui?
    Come ha avuto origine l'universo? E che senso ha
    la nostra esistenza nel cosmo? Fino a tempi recenti,
    la risposta a questi grandi interrogativi
    è stata appannaggio di preti e filosofi, ma oggi
    gli scienziati stanno cominciando a intervenire nel dibattito,
    con idee che sono insieme sorprendenti e profondamente
    controverse.

    Come ci racconta con chiarezza Paul Davies, le recenti
    scoperte scientifiche mettono in luce un fatto che lascia
    perplessi: molte caratteristiche fondamentali dell'universo
    fisico - dalla velocità della luce alla struttura dell'atomo
    di carbonio - sembrano calibrate in modo
    apparentemente miracoloso per permettere
    l'esistenza della vita.

    Spostamenti anche minimi nei valori di queste costanti
    potrebbero dare luogo a universi
    altrettanto fisicamente sensati del nostro, ma senza
    alcuna speranza di ospitare qualcosa
    di simile a uomini, piante e animali. Com'è quindi
    possibile che, di tutti gli universi,
    ci sia capitato in sorte proprio l'unico che sembra
    fatto su misura per produrre la vita?

    Abbiamo forse vinto una sorta di lotteria cosmica,
    il cui premio era la nostra stessa esistenza?
    Una teoria radicalmente nuova afferma, per esempio,
    che esistono davvero tutti gli universi
    possibili, ognuno dei quali è leggermente diverso
    dagli altri, e che si tratta di un caso
    se proprio il nostro, tra gli innumerevoli mondi
    paralleli, è risultato così favorevole alla vita.

    Ma secondo Davies la semplice statistica non può
    risolvere davvero l'enigma della nostra
    esistenza. Il fatto che il nostro universo abbia
    prodotto una forma di vita capace di consapevolezza
    e in grado di comprendere le leggi fisiche
    che lo governano non può essere solo una questione
    di fortuna, per quanto cosmica: il sospetto, allora,
    è che ci sia una trama più profonda, forse
    il dispiegamento di un progetto, se non, addirittura,
    l'intervento di un'entità superiore.

    Componendo in modo rigoroso ma vivace un quadro
    divulgativo delle maggiori teorie cosmologiche,
    Davies passa in rassegna tutte le risposte
    scientifiche all'enigma della nostra esistenza, compresa
    quella per la quale lui stesso propende, ma mette anche
    in evidenza come la scienza non abbia trovato la spiegazione
    definitiva che cerca da sempre, lasciando per il momento
    (ma per quanto tempo ancora?) senza conclusione
    certa questo dibattito millenario.


     


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    Cartonato | 367 | Mondadori   | 2007 | EAN: 9788804571674




    Il  mio contatto di msn:

    yemilgo@hotmail.it


    come sono


    sesso: maschile

    segno: capricorno

    colore capelli: castani

    colore occhi: castani

    altezza: 177

    torace:  90


    corporatura: normale

    tatuaggi: no

    professione: per ora studente

    carattere: timido

    modi: maschili

    orientamento: gay

    stile capelli: corti

    peso: 70

    numero scarpe: 43

    etnia: europeo

    piercing: no
     
    look: casual


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    gatti !!!!




    alcool: qualche volta

    fumo: mai

    droghe leggere: mai

    droghe pesanti: mai

    non vivo senza: internet

    chi sa di me: fratello/i , parenti , gli amici ,
    i colleghi , alcuni colleghi

    ...e forse mezzo pianeta...
     
     




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    R: R: L'omosessualità non è anormalità
    Paola, ETERO    22/11/2006
    03:14

    Questa storia della natura davvero è avvilente per
    chi la cita, e assurgerla come canone di verità
    rasenta l'idiozia. La 'natura' fa venire i tumori,
    la 'natura' fa nascere i bambini autistici, la 'natura'
    non è che il paravento dei vigliacchi
    incapaci di accettare il diverso da sè.


    Paolo Rigliano - Amori senza scandalo

    (Feltrinelli)

    Amori senza scandalo. Cosa vuol dire essere lesbica e gay.

     

    Chi ha detto che essere gay significhi per forza
    trasgressione, anomalia, devianza? Perche' continuare
    a pensare in termini di "legittimazione del diverso"?

    E' tempo di considerare l'omosessualita' come uno dei
    possibili esiti di un percorso di vita normale e comune.

    Lo speciale dedicato al nuovo libro di Paolo Rigliano
    con decine di foto del World Gay Pride.

    Come si sviluppa la personalità gay?
    Perché gay non è solo una sessualità particolare
    ma è un mondo affettivo, un bisogno di relazionarsi
    sentimentalmente ed emotivamente con persone
    del proprio sesso. Questo libro sostiene una visione
    antideterministica dell’omosessualità, spiegandola
    in termini di normali dinamiche di sviluppo affettivo,
    il cui esito è guidato dal significato attribuito alle emozioni
    che il bambino prima, l’adolescente poi, elabora nel corso
    del suo sviluppo interagendo con le figure significative.

    I problemi, le vicissitudini, le opportunità e le scelte
    di questo percorso di vita aperto e non determinato
    vengono descritti nel libro dal punto di vista interiore
    della persona, raccontata seguendo la storia evolutiva –
    dall’infanzia alla maturità – nella rete delle relazioni familiari
    e sociali, nelle limitazioni che la società impone e nelle
    aperture oggi sempre più possibili.

    Per arrivare a delineare come si costituisca una coscienza
    positiva di sé, libera di realizzare il senso del proprio
    progetto esistenziale.

     

    http://www.feltrinelli.it/default.asp?url=/inprofondita/Amori.html

     

    Natura=Realtà. Ogni cosa che esiste è parte
    della natura, persino le malattie e persino la sterilità
    di certe coppie eterosessuali.

    L'omosessualità , che non è una malattia dato che
    non crea danni organici e non anticipa la morte,
    è e continuerà ad essere meno diffusa dell'eterosessualità,
    ma se fosse innaturale semplicemente non esisterebbe.

    Inoltre l'omosessualità non c'entra nulla con l'identità
    di genere...  chi è omosessuale non si sente del sesso
    opposto al suo sesso anatomico. 
    Non è vero che un uomo debba per forza essere attratto
    da una donna, per essere davvero un uomo (e viceversa);
    è vero, semmai, che in natura esistono persone che sono
    attratte da altre persone delo loro stesso sesso, come
    è vero che esistono persone che si sentono del sesso
    opposto è che però sono eterosessuali, quindi si sentono
    attratte da persone del loro stesso sesso anatomico,
    ma con identità di genere opposta alla propria.  
    Omosessualità e transessualità sono cose molto diverse
    e non vanno confuse.


    Il matrimonio, non essendo funzionale alla procreazione
    (che può avvenire anche in coppi non sposate: basta
    fare sesso) in quanto è valido anche per persone di sesso
    diverso che però non hanno figli per scelta deliberata
    o per infertilità o per vecchiaia, non è precludibile
    a noi omosessuali; è un nostro diritti vedere regolata
    e riconosciuta dallo Stato la nostra unione con il nostro
    compagno alla stessa stregua delle coppie omosessuali.

    Riguardo all'adozione di bambini alle coppie omosessuali,
    il problema sta solo nel fatto che verrebbero discriminati
    dai loro compagnetti perchè considerati strani
    (ancora una volta), alla stegua dei loro genitori adottivi,
    ma è molto meglio che vengano adotati anche da una
    coppia gay o lesbica piuttosto che restino in un brefotrofio.

    Caro cattolico e caro conservatore... per te e quelli come te
    le coppie omosessuali non sono famiglia, ma solo se
    per famiglia si intende la "culla della vita"; allora non
    sono famiglia neppure le coppie eterosessuali senza figli
    e le coppie risposate di anziani.

    Se invece intendi l'unione tra uomo e donna anche
    senza figli allora stai solo facendo una discriminazione
    a danno delle persone dello stesso sesso.
    La famiglia è un gurppo di persone (almeno due)
    che si amano reciprocamente e che per  questo
    vivono insieme condividendo un progetto di vita comune.

    Il fatto che le coppie eterosessuali possano anche
    fare dei figli è importante (e lo stato deve agevolere
    quelle coppie che fanno figli e hanno difficoltà
    economiche), ma non da loro il diritto di arrogarsi
    l'esclusività del termine "famiglia".
    Altrimenti siate coerentri e riservate il matrimonio
    soltanto a chi ha figli e precludetelo alle coppie
    di anziani e alle coppie eterosessuali sterili.




    G.al.A.ma.Y.



    Se Dio esistesse veramente ci avrebbe gia' liberato
    del famigerato Bruto Maria Bruti, che ha sparso
    per internet centinaia di articoli nei quali ci illumina
    d'immenso su tutto, con un solo e unico punto di vista:
    quello dell'invasato cattolico che e' convinto di essere
    superiore a tutti in quanto avrebbe la Verita' in tasca.

    La sua, ovviamente, ecco perche' (come Ratzinger)
    ce l'ha tanto col relativismo, perche' il relativismo
    introduce il concetto che le mie idee valgono quanto
    le tue (un affronto intollerabile per coloro
    che si considerano portavoci dell'Assoluto).

    Bruti scrive con furiosa velocita' articoli che vengono
    puntualmente ospitati solo dai tanti siti dell'ultraintregralismo
    cattolico, Alleanza Cattolica e simili. Tra i suoi bersagli
    preferiti ovviamente gli omosessuali, che si sforza
    con impegno degno di miglior causa di far apparire brutti,
    sporchi e cattivi, malati da curare, esseri inferiori
    moralmente disgustosi e naturalmente peccatori
    svergognati che bruceranno all'inferno.

    Bruti nei suoi "saggi" (le virgolette sono d'obbligo)
    mescola spesso con disinvoltura citazioni prese
    dai testi piu' disparati, alternando allegramente quelli
    scientifici e quelli scritti da papi, teologi e vescovi
    vari, per i quali stravede incondizionatamente.

    Insomma, e' un vero e proprio Guerriero della Cristianita'.
    Magari un giorno lo faranno beato, o santo.
    Non sorprende che il raziocinante e brillante libro
    di Dawkins gli abbia mandato di traverso l'ostia serale,
    visto anche il successo che ha avuto in tutto il mondo.



    **********************************

    La Bussola d'Oro parte bene ma...

    Pubblicato da Stefano Landenna alle 23:13 in Cinema


    Nell'ultimo fine settimana in pieno clima festivo i cinema italiani hanno registrato
    l'affermazione, come era ampiamente prevedibile, di "Natale in crociera"
    e "Una moglie bellissima" classici film di Natale, mentre ha sorpreso
    positivamente il debutto in terza posizione de "
    La Bussola d'Oro",
    controverso lungometraggio fantasy tratto dal romanzo di Philip
    Pulmann, il primo della celebre trilogia "Queste oscure materie".

    Il buon risultato al botteghino (ricordiamo però che in USA è stato un flop
    colossale) non è stato tuttavia accompagnato dal giudizio della critica
    che ha letteralmente stroncato il film ed anche i primi commenti
    degli spettatori (che possiamo leggere online) non sono lusinghieri.
    La storia, rispetto allo splendido libro, viene solo tratteggiata
    e i temi cari a Pulmann (l’esistenza di una presenza mistica oltre
    a quella di Dio e una totale volontà di liberarsi dai vincoli
    e dalle restrizioni delle istituzioni religiose organizzate)
    non vengono praticamente presi in considerazione.

    Certo gli effetti speciali sono sontuosi, ma ormai nessuno
    si sorprende più. Gli aspetti fondamentali in un film di questo
    tipo dovrebbero essere la profondità della storia
    e la caratterizzazione dei suoi protagonisti: entrambi lasciano
    molto a desiderare ne "La Bussola d'oro".

    Vi lascio con i primi cinque minuti in italiano del film che rimane,
    comunque, l'evento fantasy per il Natale 2007 e che merita un vostro giudizio:


    Leggi anche:


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    La bussola d’oro:
    il film etichettato
    dalla Chiesa come
    anticlericale

    La bussola d'oro

    Oggi in tutti i cinema italiani esce un film fantasy, che si appresta
    a fare a gara con le altre pellicole “panettone” per aggiudicarsi
    il titolo di film di questo
    Natale 2007: stiamo parlando
    de
    La bussola d’oro, dove troviamo una Nicole Kidman
    che veste i panni della cattiva e tanti altri attori famosi.
    Ma come è avvenuto in passato per altri film, anche
    in questa occasione la Chiesa ha voluto dire la sua:
    e la pellicola è stata etichettata come anticlericale.

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    La polemica è nata negli Stati Uniti, dove alcune associazioni religiose
    si sono scagliate contro questa pellicola, che fa parte di una trilogia.
    Ma anche qui in Italia le polemiche sono molte. La critica ha definito

    La bussola d’oro
    come anticlericale e la Chiesa Cattolica, come
    già successo in precedenza per Harry Potter o per Il codice Da Vinci,
    in questi giorni non ha usato mezzi termini per “scomunicare” il film.

    Forse la colpa è di un’organizzazoine presente nel film, che si chiama
    Magisterium, dove alcune persone vestite con un abito talare
    rapiscono i bambini per rubare loro l’anima. Nikole Kidman,
    protagonista del film, ha voluto difendere così il suo lavoro:
    “Sono stata cresciuta come cattolica e la Chiesa è parte
    della mia essenza. Non avrei potuto interpretare questo
    film se avessi pensato che fosse in qualche modo anticattolico”.


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    “la Chiesa Cattolica, come già successo per Harry Potter
    o per Il codice Da Vinci, in questi giorni non ha usato mezzi
    termini per “scomunicare” il film”: sempre più progrediti
    i “signori” della Chiesa! complimenti, così sì che riavvicinerete
    la Chiesa al popolo…
    “Forse la colpa è di un’organizzazione dove alcune persone
    vestite con un abito talare rapiscono i bambini per rubare
    loro l’anima”: bisogna capirli poverini: loro i bambini non
    li rapivano, semplicemente bruciavano le loro madri con
    (assurde) accuse di stregoneria e/o uccidevano tutti quelli
    che non professavano (o anche semplicemente aderivano)
    la loro fede (Giordano Bruno tra i tanti), anche andando
    a prenderli a casa loro (vedi Crociate & co.)!

    Come al solito la Chiesa si dimostra per quello che è realmente:
    un’istituzione vecchia, con regole obsolete e inutili, in una società
    dove riescono a trovare posto solo grazie a quei pirloidi
    che la seguono e la finanziano credendo alle promesse
    che vengono loro fatte…
    ps. as usual, ok per dettare leggi a chi vi segue e apprezza ma,
    per quanto riguarda chi non vi vuole, avreste la buona grazia
    di non rompere imponendoci le vostre idee assurde?
    se, per esempio, per voi l’aborto o l’eutanasia sono
    inconcepibili i vostri “seguaci” sicuramente vi seguiranno
    e le ostacoleranno, ma non è detto che io debba pensarla
    come voi! purtroppo il fatto che l’Italia sia uno stato laico
    è solo una scritta su un vecchio pezzo di carta ormai inutile…


    Mi dispiace contraddirti ma la Chiesa non ha etichettato
    proprio nulla. Semmai alcuni studiosi cattolici hanno sottolineato
    aspetti di ateismo e individualismo nell’opera e hanno espresso
    il loro giudizio come può fare ogni uomo.
    Se credi che uno in quanto cattolico non possa dare
    un suo giudizio allora è la tua mente che è vecchia e chiusa.
    Un pirloide


    vedi zetan, “un pirloide”, ognuno nel mondo è libero
    di dare il suo giudizio come io lo sono di dare il mio…
    nell’articolo veniva citata direttamente la Chiesa
    e non alcuni studiosi: nel caso, ad esempio, del “codice da Vinci”
    questo libro (e il successivo film) sono stati messi ALL’INDICE
    dalla Chiesa stessa e non da alcuni studiosi: quindi non sei
    un buon cattolico se vai a vedere il “codice da vinci”
    (forse potrebbe farti svegliare troppo dall’anestesia
     mentale imposta dalla Chiesa)!!! se non sai cosa vuol
    dire “mettere all’indice” vatti ad informare e fatti un’idea
    di come un’istituzione seguita da milioni di pecoroni abbia
    un suo sistema di censura, non molto diversa da quello
    del fascismo italiano o del comunismo russo-cinese,
    e lo faccia passare come una cosa normale!
    per dirti quanto influente sia questa istituzione, a scopo
    di lucro, in Italia, ti dico solo che, a seguito delle proteste
    per “il codice da vinci” (con la richiesta di NON-TRASMISSIONE
    nei cinema) alcuni cinema si sono rifiutati di proiettarlo!
    ps. ripeto, perchè evidentemente non hai capito: ogni essere umano
    è libero di esprimere le proprie idee (ci mancherebbe) il problema
    è che voi cattolici (la Chiesa in particolar modo) volete che le vostre
    idee vengano sempre etichettate come le migliori e, soprattutto,
    come le UNICHE da seguire PER TUTTI: io cattolico non lo sono
    e mai lo sarò, quindi le vostre idee medievali tenetevele!grazie!
    se uno esprime la propria idea ok, se un religioso la vuole imporre
    in uno stato laico c’è qualcosina che non va, o sono io strano?


    Caro Gio,
    la Chiesa Cattolica esprime una sua opinione e si rivolge ai Cattolici,
    quindi non capisco perchè (come al solito…) quando interviene,
    lo ripeto, RIVOLGENDOSI AI CATTOLICI si levi sempre un’ondata
    di anticlericalismo senza motivo. Mi sembra che inconsciamente
    quasi tutti gli anticlericali (non i veri atei, che scarseggiano…)
    quando condannano accanitamente senza motivo la Chiesa
    e appigliandosi a banali luoghi comuni, o sono gelosi del fatto
    che più di un miliardo di persone (caspita quanti pirloidi!) ne condivida
    le idee, o hanno paura di non avere ragione…
    Per cui, visto che la Chiesa si rivolge ai Cattolici e tu non sei cattolico,
    ergo non ti riguarda e non ti dovrebbe interessare quello che la Chiesa
    consiglia ai suoi fedeli. Ah, e bada che di religioni che vogliono imporre
    le loro idee ai non credenti, se non sbaglio c’è solo qualche ala
    “estremista” mussulmana…sempre che per te i Cattolici non siano
    come i Talebani…



    alcune precisazioni:

    1- io sono ateo in primis (forse una conseguenza di aver studiato
    anche la scienza, che ti aiuta a capire l’inutilità di TUTTE le religioni
    che pongono l’uomo al loro centro, non solo quella cattolica,
    che comunque, secondo me, è tra le più ipocrite e false di tutte)
    e anticlericale di conseguenza;

    2- quando la Chiesa parla non lo fa solo per i Cattolici ma vuole
    includere TUTTI nei suoi “preziosi consigli”: se credi che parli solo
    a voi cattolici sei tu che hai capito male… molto male…
     (in ogni caso consigliare ai propri seguaci di non andare a vedere
    quella cagata di Harry Popper perchè invita alla stregoneria
    mi pare una stupidaggine universale);

    3- “condannano accanitamente senza motivo la Chiesa”:
    senza motivo??????????

    4- il fatto che un miliardo di persone pensino che una cosa
    sia giusta non significa che questa lo sia veramente! se a te
    e altri 999.999.999 di persone sta bene credere a certe cose,
    non vuol dire che esse debbano essere prese per verità fondamentali
    da tutti (e non dire che questo la Chiesa non lo vuole…);

    5- non sono solo i talebani musulmani (una s sola) quelli che impongono
    le proprie regole ai non credenti e se la pensi così sei ancora più
    “close-minded” di quanto si potrebbe pensare…
    Opus Dei (tra le tante) ti dice niente?

    6- per me tra cattolici e talebani non ci sono molte differenze:
    semplicemente la Chiesa cattolica, sviluppandosi nel ricco occidente,
    ha dovuto e HA VOLUTO modernizzarsi rinunciando a cose tipo omicidi,
    violenze di gruppo e roghi di massa di “eretici” per dedicarsi più direttamente
    al dio denaro, cosa, evidentemente, non ancora venuta in mente ai musulmani!
    alcuni atteggiamenti cattolici ricordano molto da vicino quelli dei talebani,
    magari in maniera meno appariscente: nella bella italia cattolicizzata,
    queste prese di posizioni scomode raramente vengono divulgate
    (vedi ad es. il diniego del papa all’incontro col Dalai Lama del quale
    NESSUN tg ha riportato) prefendo tenerle “segrete”!
    in conclusione probabilmente io esaspererò anche il mio ateismo
    ad un anticlericalismo esagerato, ma è anche vero che molti di voi
    cattolici non riescono (o non vogliono) a vedere la realtà!
    il problema forse è che, mentre io ateo i Cattolici semplicemente
    non li posso sopportare, ma non farei mai loro del male, i Cattolici
    reagiscono diversamente se non condividi le loro “belle idee moderne”…
    svegliatevi!


    ah dimenticavo:
    nonostante i preti pedofili in America e non solo (pagate le famiglie
    vittime per non parlare), la ricchezza della Chiesa stessa (poi vengono
    a fare l’elemosina per i poveri mentre loro vivono nell’oro e nel lusso)
    e la diffusione di idee chiaramente sbagliate (no-condom agli africani
    (come se già non avessero aids a manetta), il creazionismo e l’idea
    che il pianeta sia stato creato 5.000 anni fa da Dio per gli uomini)
     la loro maggiore preoccupazione attuale è l’uscita di un film
    che porterebbe all’ateismo???
    bella scala di importanza dei valori che hanno…


    Mi intrometto in questo discorso, sicuramente spinoso e già fin troppo
    acceso, solo per puntualizzare qualche cosa:
    1- non è vero che la scienza faccia capire l’inutilità delle religione
    (lo dico da fisico teorico, non da filosofo o metafisico tanto per
    chiarirsi): ci sono due piani diversi come disse lo stesso Galileo
    (purtroppo allora non capito e condannato da una chiesa
    che ha sbagliato, come lei stessa ha ammesso, seppur con
    un ritardo a dir poco ingiustificabile) la scienza dice come va
    il cielo, la religione come si va in cielo. per quanto le nostre
    conoscenze potranno progredire ci sarà sempre il mistero
    del perché l’universo è a noi comprensibile con “semplici”
    leggi matematiche e del perché sono proprio quelle leggi e non altre…

    2- sono d’accordo con Gio sul fatto che spesso la Chiesa
    si riveli un’istituzione troppo vecchia, legata a idee e
    concezioni un po’ medievali e lenta al cambiamento, ma è
    fatta di uomini e in quanto tali comunque fallibili (i pedofili
    per esempio sono una piaga terribile non solo all’interno
    dei preti o dei cattolici ma in tutta la società): possiamo e
    dobbiamo migliorarla, mantenendola fedele al suo spirito
    originale che è il messaggio di Cristo, cercando comunque
    di capire il perché di certe sue posizioni senza sviluppare
    un rifiuto aprioristico e anticlericale di tutto ciò su cui non
    siamo d’accordo, perché solo così possiamo aiutare a
    sviluppare una coscienza critica in noi e nei nostri interlocutori.

    3- Quando uno è convinto di aver ragione si batte per le
    proprie idee e vorrebbe che anche gli altri cambiassero le loro.
    Se in una votazione la maggioranza delle persone vota secondo
    quanto dice la chiesa si deve accettare questo risultato senza pensare
    ad una imposizione ecclesiale, è il principio fondante della democrazia.
    E’ comunque vero che la Chiesa viene da una storia in cui si è abituata
    ad imporre il suo volere, ma per questo sono convinto che grazie
    all’aiuto di tutti noi pirloidi che ancora ci crediamo potrà riuscire
    mano a mano a migliorare, non penso comunque che oggi come
    oggi imponga alcunché, anzi, chiunque è libero di parlare male
    della Chiesa cattolica e se qualcuno si ribella viene accusato
    di non permettere la libertà di opinione, appena però
    si parla male di altre religioni si viene bollati subito di intolleranza
    e accusati di seminare odio (vedi Oriana Fallaci)….
    4- mi fanno incazzare quelli che pensano che il problema dell’AIDS
    in Africa sia causato o comunque fortemente accentuato della chiesa:
    se in Africa ascoltassero ciò che dice il Papa non ci sarebbe neanche
    il problema, il no al preservativo non è il nocciolo della dottrina sessuale
    cattolica, ma si inserisce in un contesto molto più ampio di amore,
    rispetto e fedeltà (comunque io non sono d’accordo né con il no
    ai preservati né a quello ai rapporti pre-matrimoniali) se tutti facessero
    l’amore solo con la persona che amano (che poi può anche cambiare
    nel corso della vita) la diffusione delle malattie a trasmissione sessuale
    sarebbe praticamente nulla. Il problema sta nel modo in cui si vive
    il sesso, e non solo in Africa: non come manifestazione d’amore ma
    come un momento di puro piacere in cui l’altra persona è ridotta
    a semplice strumento di piacere, per cui il fatto che possa portare
    una malattia è solo una rottura di scatole che ci obbliga ad usare
    delle protezioni. Comunque se in Africa non riescono neanche
    a comprarsi da mangiare come fanno a permettersi i preservativi??
    Conosco delle persone che sono state in missione in Africa che hanno
    visto profilattici stesi ad asciugare…
    5- per tornare a ciò che dovrebbe essere questa pagina, nonostante
    ciò che dice la Chiesa su questo film, penso proprio che se mi capiterà
    l’occasione andrò a vederlo (come ho già fatto con il codice e con
    harry potter) ma con in mente anche il commento della Chiesa
    in modo da poter stare più attento a cogliere quei passi incriminati
    e poter giudicare io stesso….


    premetto che non ho letto il libro!quindi il mio commento è da spettattore
    ignaro della trama(ok..lo aveva letto mio fratello e qualcosa ne sapevo
    ma nulla di più :P ) comunque devo dire che un pochino mi ha deluso.
    Nulla da obiettare ai personaggi,effetti speciali e company..
    ciò che non tollero è che è tutto troppo abbozzato e veloce..
    parte bene(eccetto il riassuntino parlato iniziale =.=) e poi scivola
    inesorabile passando sopra eventi con una velocità e a volte tagli
    mostruosi (speriamo in una versione estesa..ma di molto) i personaggi
    spesso e volentieri sono a malapena abbozzati e gli eventi seguono uno
    dietro l’altro senza nemmeno darti il tempo di raccapezzare qualcosa !!
    il che è un peccato perchè la base per fare un buon film c’era tutta eccome!
    peccato peccato!(non è brutto ma si poteva fare molto ma molto di più)

    vedevo mio fratello nella poltrona accanto a me esagitato per lo scempio
    fatto del libro(secondo lui..io ho appena iniziato a leggere per avere conferma)

    E dire che dopo la boiata di Eragon si fosse capito come lo stravolgere
    e rendere frettolosa la trasposizione di un libro non porti a buoni risultati.

    oltretutto non si deve mai dare per scontato che tutti abbiano letto il libro,
    quindi la realizzazione deve essere comprensibile e godibile anche per chi
    è estraneo alla storia:Il Signore degli Anelli c’è riuscito in pieno,Harry Potter
    se pur stravolto(come mi hanno detto perchè non letto) ha successo perchè
    comunque cinematograficamente funziona!!anche Narnia(letto!!) è stato reso
    bene,nonostante molti accorgimenti tecnici(il cinema non è un libro quindi è
    normale aspettarsi delle modifiche purchè la linea base resti)!
    Invece La bussola d’oro non ha questa caratteristiche,perchè anche e se
    modificata la storia e gli eventi..non funziona..peccato peccato!!!

    riguardo al fattore chiesa o autore ateo,trovo che i commenti
    dei bigotti siano da considerarsi solamente ridicoli e assurdi!
    mi stupisco che la chiesa e le associazioni cristiane non abbiano
    di meglio a cui pensare che non al cinema e ai libri (credo vi siano
    problemi di gran lunga peggiori al mondo)ho visto questo film
    e il Codice Da Vinci e Harry potter (thò..non sono diventato e
    ancora ateo, e non vedo orde di ragazzini per il mondo a volare
    per scope o a inneggiare contro la chiesa)per favore fate il piacere
    di non mostrare la vostra stupidità e fate cose più costruttive per il prossimo magari!!!


    Gio, ti faccio osservare che la tua risposta mi conferma che le argomentazioni
     della maggior parte degli atei (i falsi atei), si basano su luoghi comuni.
    Inoltre ti consiglio di non fare di tutta l’erba un fascio perchè la religione
    Cattolica, o comunque il Cristianesimo, non sono da confodere con la Chiesa,
    che in quanto fatta di uomini è soggetta a sbagli ed errori, e da questi isolati
    errori (perchè se affermi che non sono isolati allora sarebbe meglio che
    ti informassi ed aprissi la mente un po di piu, tu non io) non puoi generalizzare
    e trarre conclusioni moraliste… Ribadisco che la Chiesa istituzionale quando
    parla si rivolge unicamente al popolo Cattolico, di certo non vuole convertire
    nè convicere alcuna persona al di fuori della Chiesa, e in quanto guida
    ogni singolo Cattolico puo decidere se seguire i suoi consigli o no…
    Infine, siccome io ho studiato la scienza e, da quanto vedo che scrivi,
    al contrario di te ho studiato anche la religione (forse perchè non ho
    la mente cosi chiusa come tu dici), ti posso garantire che sono perfettamente conciliabili.

    PS: ci vuole un bel coraggio (o ignoranza?) ad affermare che
     i Cattolici sono come i Talebani…ah, sarà meglio per te,
    al fine di non fare brutte figure quando ne riparlerai, di andarti
    a informare un po meglio sull’Opus Dei, senza basarti sulle
    invenzioni de “Il Codice Da Vinci” (”questo libro è un’opera
    di fantasia” detto da Dan Brown…)


    per Dani
    a prescidere dalla bellezza del film (personalmente non l’ho
    trovato eccezzionale) quello che non condivido, non è tanto
    la presenza di film “fantastici” ma il (non tanto) velato attacco
    verso la Chiesa, che ha il film “La bussola d’oro” (il libro non so).
    Attacco e demonizzazione della Chiesa, che palesemente
    si manifestano attraverso la voluta identificazione del Magisterium e la CHiesa stessa.


    se non te ne fossi accorto, caro soluan, la mia critica è chiaramente
     divisa: da una parte alla Chiesa e dall’altra alla religione cattolica!
    per quanto riguarda la religione: se ci credi bene, se non ci credi bene
    uguale! io non potrei mai credere a fandonie del genere ma moltissime
    persone nel mondo ci credono e non mi permetterò mai di far loro
    qualcosa che non sia tentare di aprire loro gli occhi! se poi non
    ci riesco amen! sia io che loro loro viviamo bene lo stesso!
    per quanto riguarda la Chiesa: penso tutto il peggio possibile
    della Chiesa e ci sta proprio bene una bella generalizzazione!
    il fatto che qualche decina di preti in Africa, e qualcuna in vari
    paesi sparsi in giro, siano brave persone, non salvano un’istituzione
    che ha come unici scopi il denaro e il potere (e provate a negarlo)!
    anche altre istituzioni ce l’hanno ma loro almeno non si nascondono
    dietro a dio per tirarli su… sinceramente cose come la banca della
    Chiesa (una delle più ricche del mondo), il sistema di carriera (legato
    principalmente al lecchinaggio al papa) e l’Opus Dei (magari leggiti
    qualche articolo super partes, magari straniero: ovvio che se vai sui
    siti della chiesa sia descritto come una corporazione per fare torte
    ai bambini malati)TRA LE CENTINAIA DI MAGAGNE non
    mi farebbero andare fiero di seguire la chiesa… poi sta alla volontà
    di ognuno… mai picchiato nessuno perchè religioso comunque…
    il fatto che io ritenga inutili entrambe non penso sia una cosa da criticare…
    ps. sinceramente poi mettermi a studiare religioni inventate per far
    sì che l’uomo non sia quello che è realmente (uno dei tanti animali
    sulla Terra, anzi uno di quelli peggiori, in quanto paragonabile ad
    un virus per questo pianeta) dandogli talmente importanza da
    definirlo “ad immagine e somiglianza di dio” mi pare uno spreco
    di tempo… io ho anche provato qualche anno fa ad interessarmici
    ma non son riuscito a trovare spunti che mi interessassero…
    pps. fatto di questi giorni: siamo l’ultimo stato europeo in cui arriva
    la pillola abortiva RU486! chi dobbiamo ringraziare di questa inciviltà?
    capisci che la chiesa si intromette dove non dovrebbe? questa pillola
    serve (provato scientificamente), funziona (provato scientificamente)
    ed è migliore dell’aborto invasivo (provato con interviste ad un
    campione di 100 donne)! mettere bocca su tutto ok, ma impedire la scienza
    per i vostri valori sinceramente non ci sto… mah…
    continuate a preoccuparvi dei film (non si sa mai che tutti escano dal cinema
    stregoni o con una scopa volante) ed evitate di pensare ai veri problemi
    del mondo… brava chiesa: era proprio questo il messaggio di gesù:
    al posto di dare da mangiare a chi non ne ha fatevi le chiese in oro,
    mangiate come porci e preoccupatevi che nessuno etichetti il magisterium
    del film la bussola d’oro come la chiesa…ma per favore…
    comunque restate convinti delle vostre idee: per voi c’è il paradiso no?
    quindi che preoccupazioni avete?


    Continui a mostrare la tua ignoranza usando ancora luoghi comuni,
    generalizzazioni e pregiudizi per argomentare le tue idee, di fronte
    a ciò la discussione diventa impossibile. Ti auguro di diventare
    un po piu maturo e saggio, allora forse sarai un vero ateo capace
    di supportare le proprie affermazioni con efficacia e padronanza.
    Saluti


    beh, mi pareva di avertene date di motivazioni plausibili ma,
    a quanto pare, per te, sono solo generalizzazioni e pregiudizi
    di un ignorante quindi non c’è verso di farti capire come la penso…
    continua pure a rimanere cieco e a credere a tutto quello che
    ti viene detto. bravo! è così che la chiesa ti vuole!
    ti auguro, un giorno, di riuscire a capire che non tutto quello
    che ti racconta la religione e la Chiesa sia vero! magari allora
    capirai anche come la penso io (non che sia giusto per forza,
    essendo uomo posso sbagliare anch’io!)!
    ciao!





    per soluan!
    guarda…mi stò divorando il libro in questi giorni e sono
    alla fine del primo!!
    comprendo che il film non può piacere!( e assicuro che lo hanno
    un pochino devastato) se poi non convince a una persona che non ha
    letto il libro vuol dire che il regista ha fallito nel suo intento a parere mio.
    (passi stavolgere qualcosa ma se il tutto è sorretto da una scenggiatura
    frettolosa butti all’ortiche tutto quanto)
    comunqe..la questione clericale e il tanto velato attacco alla chiesa!!
    ti dico che nel libro(bellissimo che consiglierei di leggero prima di tutto..
    si si)questo attacco è decisamente più evidente..sinceramente mi domandavo
    (prima di vedere il film perchè mio fratello avendolo letto mi aveva accennato
    qualcosa) su come avrebbero potuto risolvere la questione senza creare troppo clamore!
    a mio parere la questione è stata risolta in maniera egregia,in quanto il fattore
    Magisterium si! viene interpellato ma viene messo in terzo piano rispetto a tutta la storia
    (direi che avrebbero potuto osare di più) e comunque bisogna sempre ricordare
     che la storia avviene in un universo parallelo!!se qualcuno avverte analogia
    nel nostro mondo..bhè..qualcuno forse ha la coda di paglia!!;

    a parere mio lo scandalo creato dalla chiesa americana e qualla italiana
    non ha motivo di esistere perchè questo tema (seppure spinoso)è stato
    trattato abbastanza bene senza eccedere…molti credo abbiano attaccato
    il film senza nemmeno guardarlo basandosi solo sui libri(cui invito vivamente
    a leggerli…tranquilli..non si diventa atei per questo =.='’)
    credo ce se avessero guardato il film..se sarebbero messi il cuore in pace..
    perchè(haimè)non regge al confronto del libro(peccato peccato…)

    Il virus della fede

    Vedete questo documentario,
    fa comunquei paradossi all'interno
    dei quali vivono i bibbia-fedeli.

    Al sito 
     
    http://anticristiano.altervista.org/
    popup.php?a=2&q=20070721110417
     
     
    oppure su YouTube cercando
    "Il virus della fede".

    Un libro che acquisterò molto presto
    e poi commenterò
    in questo sito è "La favola di Cristo",
    potete vedere
    cos'è al sito

     
    http://www.luigicascioli.eu/cascioli_italia/

    Poi leggetevi la Bibbia, quel libro che alcuni
    dicono essere sacro. Un libro. Sacro. Scritto da Dio.
    Dio ha scritto un libro.
    La Madonna l'ha corretto. Gesù e Maometto
    ne hanno fatto un paio di ristampe.
    Troppo lungo. I primi due capitoli. Gli ultimi due.
    Chi dice di seguire questo libro allora è anche
    un fiancheggiatore dello stupro, assassinio, 
    e genocidio. Leggete, leggete.
    Se leggeste il vostro libro sacro diventereste
    dei mostri o smettereste di crederci.
    Ma non lo leggete. L'ignoranza è miracolosa
    per gli uomini di potere.


    *********************





    In Memoria di Welby e di tutti coloro
    che lottano per la libertà


    Io dico che la verità deve essere detta-
    Gesù nn centra nulla con il vaticano,
    ma rendiamoci conto di quanto segue:
    il vaticano ha :
    lo stato vaticano , opere , quadri, statue,
    dipinti oggetti che valgono miliioni di euro.

    ha appartamenti , immobili, istituito di credito,
    istituti finanziari, ha istituiti di ricerca, ha azioni, bot, dà prestiti.
    ha privilegi dallo stato italiano; ha l' 8 x mille

    ha fatto della chiesa di Gesù una SPA ,
    ha inventato il diritto canonico,
    mette guardie svizzere con lance ,
    (armi), davanti alla chiesa di Dio.

    Ha potere.


    Mi dite che cosa centra tutto questo con Gesù? con i vangeli?
    NIENTE NIENTE E NIENTE IL NULLA.


    Quindi io non riconosco nel vaticano la Chiesa di Gesù.
    il papa non lo riconosco come tale.


    Il fatto che hanno tolto i funerali religiosi a Piero è l' ennesima
    ipocrisia dei ladri a viso aperto. Ma la benedizione religiosa Piero
    l' ha avuta in quella piazza con l amore, il vento il sole, cara mamma
    di Piero ti voglio bene tu seduta accanto a Piero eri in Chiesa,
    la vera chiesa quella del rosario che tenevi in mano.

    Mina la tua religione è quella pura che hai nel cuore, non è Ruini,
    nè il papa- è la luce del amore e rispetto per tutti.
    Caro Piero ti adoro lì quel giorno nella grande piazza
    c' erano la libertà e l amore.


    tvb



    ( commento preso dal 
    blog di Piergiorgio Welby  )


    Comunque Addio, Signori che fate della tortura infinita
    il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa
    dei vostri valori!

    Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno
    tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi.

    Io auguro a voi ogni bene. Spero davvero (ma temo
    fortemente che così non sia), spero davvero che questo
    augurio vi raggiunga, si realizzi, perché questo "voi"
    oggi manca anche a me, anche a noi altri.

     

    Matteo 23

    Gesù censura gli scribi e i farisei
    1 Allora Gesù parlò alle folle e ai suoi discepoli, 2 dicendo:
    «Gli scribi, e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè.
    3 Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono
    di osservare; ma non fate come essi fanno, poiché
    dicono ma non fanno. 4
    Legano infatti pesi pesanti e difficili
    da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini;
    ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito.

    5
    Fanno tutte le loro opere per essere
    ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie,
    e allungano le frange dei loro vestiti. 6
    Amano i posti d'onore
    nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, 7
    e anche i saluti
    nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi, rabbi.

    8
    Ma voi non fatevi chiamare maestro, perché uno solo
    è il vostro maestro: Il Cristo, e voi siete tutti fratelli.

    9
    E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché
    uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli.

    10
    Né fatevi chiamare guida, perché uno solo
    è la vostra guida: Il Cristo.

    11 E il maggiore di voi sia vostro servo.
    12
    Or chiunque si innalzerà sarà abbassato;
    e chiunque si abbasserà sarà innalzato.
    13 Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
    Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini;
    poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro
    che stanno per entrarvi. 14 Guai a voi, scribi
    e farisei ipocriti! Perché divorate le case delle
    vedove e per pretesto fate lunghe preghiere;
    per questo subirete una condanna più severa.

    15
    Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
    Perché scorrete il mare e la terra, per fare un proselito
    e, quando lo è diventato, ne fate un figlio
    della Geenna il doppio di voi.
    16 Guai a voi, guide cieche, che dite:
    "Se uno ha giurato per il tempio, non è nulla;
    ma se ha giurato per l'oro del tempio è obbligato".
    17 Stolti e ciechi! Perché, cosa è più grande,
    l'oro o il tempio che santifica l'oro?
    18 E: "Se uno ha giurato per l'altare, non è nulla;
    ma se ha giurato per l'offerta
    che vi è sopra è obbligato".

    19
    Stolti e ciechi! Poiché, cosa è più grande,
    l'offerta o l'altare che santifica l'offerta?
    20 Chi dunque giura per l'altare, giura per esso
    e per quanto vi è sopra. 21 Chi giura per il tempio,
    giura per esso e per colui che l'abita.

    22
    E chi giura per il cielo, giura per il trono
    di Dio e per colui che vi è assiso.

    23
    Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
    Perché calcolate la decima della menta
    dell'aneto e del comino, e trascurate le cose
    più importanti della legge: il giudizio,
    la misericordia e la fede, queste cose bisogna
    praticare senza trascurare le altre.

    24
    Guide cieche, che colate il moscerino
    e inghiottite il cammello. 25 Guai a voi,
    scribi e farisei ipocriti! Perché pulite l'esterno
    della coppa e del piatto, mentre l'interno
    è pieno di rapina e d'intemperanza.
    26 Fariseo cieco! Pulisci prima l'interno
    della coppa e del piatto, affinché anche l'esterno
    sia pulito. 27
    Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
    Perché rassomigliate a sepolcri imbiancati,
    i quali di fuori appaiono belli, ma dentro sono
    pieni di ossa di morti e di ogni putredine.

    28 Così anche voi di fuori apparite giusti davanti
    agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia
    e d'iniquità. 29 Guai a voi, scribi e farisei
    ipocriti! Perché edificate i sepolcri dei profeti
    e ornate i monumenti dei giusti,
    30 e dite: "Se noi fossimo vissuti al tempo
    dei nostri padri, non ci saremmo associati
    a loro nell'uccisione dei profeti".

    31
    Così dicendo, voi testimoniate contro voi stessi,
    che siete figli di coloro che uccisero i profeti.
    32 Voi superate la misura dei vostri padri!
    33 Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete
    al giudizio della Geenna? 34 Perciò, ecco
    io vi mando dei profeti, dei savi e degli scribi;
    di loro ne ucciderete e crocifiggerete alcuni,
    altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe
    e li perseguiterete di città in città, 35 affinché
    ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso
    sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino
    al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia
    che uccideste fra il tempio e l'altare.

    36
    In verità vi dico che tutte queste cose
    ricadranno su questa generazione.

    37
    Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi
    i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati!
    Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli
    come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto
    le ali, e voi non avete voluto! 38 Ecco, la vostra
    casa vi è lasciata deserta.
    39 Poiché io vi dico, che da ora in avanti
    non mi vedrete più, finché non direte:
    "Benedetto colui che viene
    nel nome del Signore!"».

    Gesù di Nazareth



    http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt+23&formato_rif=vp


    *********************
    Citazioni famose


    "La realtà è che quando un clericale
    usa la parola libertà intende la libertà
    dei soli clericali (chiamata libertà della Chiesa)
    e non le libertà di tutti.
    Domandano le loro libertà a noi laicisti
    in nome dei principi nostri, e negano
    le libertà altrui in nome dei principi loro."

    Gaetano Salvemini


    “Il progresso non è che l’avverarsi delle utopie”.
     Oscar Wilde


    "Ben lungi dal subordinare la libertà individuale
    allo Stato,  è lo Stato, la comunanza, che bisogna
    sottomettere alla libertà individuale"
    Pierre Joseph Proudhon


    "La democrazia sono due lupi e un agnello che discutono su
    cosa mangiare a cena. La libertà é un agnello ben armato che contesta
     il voto" Benjamin Franklin
    Per esprimere il suo punto di vista, il cardinale Tettamanzi
    si affida ad un suo predecessore, un Vescovo martire
    dei primi tempi della Chiesa, Sant’Ignazio di Antiochia:
    …Quelli che fanno professione di appartenere
    a Cristo si riconosceranno dalle loro opere.
    Ora non si tratta di fare una professione
    di fede a parole, ma di perseverare nella pratica
    della fede sino alla fine.
    È meglio essere cristiano senza dirlo,
    che proclamarlo senza esserlo.



    “ Le chiese, come società affermanti la loro infallibilità, sono
    istituzioni anti-cristiane. [...] Non solo le chiese non hanno
    mai unito nessuno, ma esse sono sempre state una delle cagioni
    principali del disaccordo fra gli uomini, dell'odio, delle guerre,
    delle inquisizioni, delle Saint-Barthélemy ecc., e mai le chiese hanno
    servito d'intermediario fra gli uomini e Dio, il che d'altronde
    è INUTILE e PROIBITO dal Cristo, il quale ha rivelato la sua
    dottrina DIRETTAMENTE ad ogni uomo. Esse mentono, al contrario,
    delle formule morte al posto di Dio, e lungi dal mostrarlo agli uomini,
    lo celano. Esse cercano di nasaconderla (la giusta dottrina), ma ciò
    è impossibile; perchè ogni progresso sulla via indicata dal Cristo
    distrugge la loro potenza.”


    Tratto da “il Regno di Dio è in voi” di Leone Tolstoi 1894
    Una grande lettura per tutti


    "Quando una persona soffre di un'illusione parliamo
    di pazzia, ma quando ciò accade a molte persone parliamo di religione
    "


    Robert M. Pirsig







     

    Questo blog aderisce come
    una tellina e osserva
    per inde ac cadaver
    il
    decalogo elfico.





    Decalogo elfico
    ( in parte aggiornato )




    1) Questo blog è laico ( o se preferite, un sito laicista  
    e anche un po' stronzo ).

    2) Questo blog è di sinistra, ( non comunista ) volutamente fazioso,
    antiberlusconiano ( sempre senza alcun dubbio) e mira
    ad orientare le coscienze dell'elettorato.

    3) In questo blog si critica apertamentela chiesa cattolica
    apostolica romana e qualsiasi ( altra ) forma di dittatura.

    4) In questo blog vige la libertà di pensiero e di parola ma
    se poi dite puttanate sarete trattati di conseguenza.

    5) Questo blog si batte per i diritti dei gay e di tutte le minoranze
     riconosciute e non riconosciute.

    6) Questo blog è egocentrico, ma non egotico.

    7) La materia trattata in questo blog
    oscilla dalle cose profonde alle profonde cazzate.

    8) Il tenutario di questo blog ci prova un po' con tutti.

    9) In questo blog non si accettano commenti anonimi e rancorosi.
    Si preferisce sapere chi è che vuole mandarti a cagare e in caso
    contrario i commenti in questione verranno cancellati.

    10) Questo blog non è una testata giornalistica perché, oltre
    al fatto che non viene aggiornato  con costanza,  nessun giornale
    in Italia potrebbe permettersi un decalogo come questo


    Questo blog è:

    Laico (!), Gay(!), Ateo(!), di Sinistra(!)
    [praticamente solo ad entrare
    si fa peccato
    ]   :)

    Dio esiste perchè non puoi
    dimostrare che non esiste!
    Hai mai visto l'uomo invisibile?
    No? Allora esiste!







    Ok, diciamolo chiaramente: gli ebrei, i cristiani
    e musulmani affermano che i loro libri sacri sono
    così profondi che devono essere stati scritti sotto
    la direzione di una divinità onnisciente.

    Un ateo è semplicemente qualcuno che ha preso
    in considerazione questa affermazione, ha letto
    i libri in questione, ed ha concluso che l'affermazione
    è ridicola. ( Sam Harris
    )





    Indipendenza della Sardegna.

    “Se un popolo non conquista la sua indipendenza politica,
    non può essere soggetto della sua storia, ma resterà
    ai margini della storia di quella nazione che lo avrà
    vinto e dominato. E se un popolo dovrà risorgere
    dal limbo nel quale si trova dovrà avere il suo “stato”.

    Con la conquista dell’indipendenza il popolo sardo potrà
    costituire il suo stato che avrà i poteri per promuovere
    il processo di riscatto e di evoluzione economico-sociale
    oggi impossibile, in quanto soggetto ad altra potenza
    che non mostra alcun interesse né alcuna buona volontà
     per dare alla Sardegna il posto che le compete per ragioni
    storiche, geografiche, etniche nel consorzio dei popoli liberi”.

    Antoni Simon Mossa

    http://www.sardignanatzione.it/





     

    L' albero eradicato, simbolo del Giudicato di Arborea
    che lottò fino all' ultimo sangue contro gli Aragonesi invasori.



    Brevissima storia della Sardegna

    Con la fine del giudicato di arobera che era riuscito
    in un primo tempo a unificare tutta lsa rdegna
    (che era quindi uno stato indipendente e con
    una sua lingua: il sardo) finì anche l'indipendenza
    della Sardegna, la quale infatti venne prima in possesso
    degli aragonesi, poi della corona di Spagna dopo
    la fusione tra Castiglia e Aragona e infine , dopo
    3 secoli venne ceduta ai Savoia dagli Spagnoli in
    cambio della Sicilia. 

    La Sardegna fece cosi parte del nucleo originario
    della futura repubblica italiana, ma non da
    protagonista, in quanto, sebbene lo stato di cui
    era parte si chiamasse "Regno di Sardegna", in realtà
    il potere era situato a Torino e la lingua ufficiale
    non era il sardo. 

    Con l'Invasione dei ducati dell'Italia del nord e del regno
    delle due sicilie, venne formato il regno di Italia.
    Le successive tre guerre di indipendenza sono servite
    a strappare all'Austria il Lombardo Veneto e finanche
    il Trentino-Südtirol.

    Ora l'Italia é popolata da italiani? Probabilmente si,
    ma il processo di unificazione linguistica é stato
    senzaltro un processo artificiale, pilotato dall'alto. 
    Fatta l'Italia, occorre fare gli italiani :
    disse Massimo d'Azzeglio. 

    Adesso che il processo di unificazione politica interessa l'Europa
    mi pare legittimo chiedersi se, nel caso l'Unione Europea
    diventasse una federazione,
    a quelle regioni italiane che
    ospitano al loro interno dlle nazioni senza stato,
    convenga continuare a far parte della repubblica italiana
    o non convenga piuttosto
    diventare stati federati
    della Federazione Europea
    : a fianco alla lingua veicolare
    europea, quale che essa sia (inglese, esperanto,
    latino o altra ancora ) ci sarebbe la vera lingua nazionale:
    per la Sardegna niente poco di meno che il Sardo (sia pure
    diviso in due varietà principali: campidanese e logudorese
    ) .

    Naturalmente oggi un'indipendenza della Sardegna
    dall'Italia non é ancora possibile;
    occorre però preservare
    la  vera lingua della Sardegna, che non é l'Italiano,
    ma il Sardo
    .

    Vero é altresi che nella mia isola si sono succedute
    decine di popoli diversi e che sono state
    quindi parlate decine di lingue differenti, delle quali
    é rimasto poco, se non nulla. Ma io non riconoscerei
    alla Sardegna una sua identità particolare se
    non recuperasse l'uso della sua lingua autoctona
    e lo erigesse a valore ufficiale anche nei campi
    informali, accademici, scientifici, amministrativi
    della vita isolana.  Le altre, a parte il nuragico,
    erano lingue parlate da invasori e, anche se è vero
    che il sardo deriva dalla lingua dell'invasore più
    potente, i Romani, è pur vero anche che
    questa lingua neolatina è parlata solo 
    in Sardegna e va salvaguardata esattamente
    come viene tutelato il
    muflone. 


    http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_di_Arborea



    Lode a sa Sardinnia


    Sardinnia, adamante incastonau,
    mi pares tue posta in mesu a su mari
    ca Deus de natura hat a tui donau,
    tesoru raru, fattu pro du ammirar.

    Ses astru in firmamentu collocau,
    ki s'infinidu depet illluminar
    e su balore ki has incorporau
    tantu est ki non si podet calcular.

    Su sole, sa luna, donn'istella,
    s'aera, sa terra ei su mare,
    minerales, metallos, fauna e flora,
    de totu ses tue sa prus bella
    ca ses reina dinna de lodi,
    ses subra a totus, superba seniora.




    La corrispondenza tra Nazione
    e Stato è un retaggio del falso storico
    che portò alla nascita degli stati nazionali,
    i quali erano sì degli stati, si legittimavano
    sì con le argomentazioni del diritto identitario,
    ma non erano affatto unitari, anzi,
    si trattava sempre di stati plurinazionali
    che per essere (mono)nazionali non seppero
    far altro che
    comprimere le identità
    più deboli o meno numerose,  per determinarne
    - se possibile - la scomparsa.


    L'Italia non esiste

    Genere: Saggi
    Autore: Sergio Salvi
    Editore:
    Leonardo Facco Editore
    Pagine: 225
    Anno: 2007




    Descrizione:
    Tutto l’ambaradan unitario e patriottico
    ha cercato e millantato giustificazione
    ideologica (dall’Ottocento a oggi)
    nell’esistenza di una nazione italiana,
    di una identità risalente a Roma (quella antica).
    Tutta la truffa del Risorgimento è basata
    sulla riformazione di una entità che c’era
    e che secondo la storia ufficiale sarebbe
    stata abbattuta e coartata da stranieri,
    poco precisati ma sicuramente incivili:
    così il Medioevo è stato trasformato in epoca
    oscura e nelle scuole del Regno e poi
    della Repubblica si racconta che la luce
    di Roma (e d’Italia) si è spenta con la caduta
    del patriottico e italico Impero romano
    e si è riaccesa quando i padri della Patria
    hanno cacciato gli eredi di quegli antichi barbari teutonici.
    La storiografia di regime, refrattaria
    a qualsiasi revisionismo, ha raccontato
    un passato zeppo di falsità e imprecisioni.

    Salvi, puntualmente, alza il velo sulla storia
     del bel paese.



    L'Italia


    non esiste


    di Sergio Salvi
    Camunia, Prato, 1996;
    pagg. 280, L. 28000.


     
    Chi ha detto per primo "Fatta l'Italia, bisogna
    fare gli italiani"?; il romanziere e politico
    Massimo d'Azeglio o il commediografo
    e politico Ferdinando Martini?

    Ecco uno dei molteplici interrogativi su cui
    è orchestrato questo documentatissimo libro.
    Le regioni naturali italiane e quelle politiche
    corrispondono? Quali sono state le tappe delle
    istanze autonomistiche, regionalistiche,
    federalistiche dopo l'unità?

    Nel 1861 nacque una Nazione o uno Stato?
    Perché l'Italia unita nella lingua scritta
    è disunita nella lingua parlata?

    Gli italiani (i cittadini delle molte Italie regionali)
    hanno un'identità antropologica e sociale,
    o il paese Italia è una realtà incompiuta
    (non solo per il divario Nord-Sud)?

    In quest'opera di maniacale rigore storico, geografico,
    socio-politico e di vivace aneddotica, Sergio Salvi
    indaga su un'unità nazionale cercata fin dai tempi
    antichi e non ancora perseguita; sulle istanze
    nazionalistiche, indipendentistiche, espansionistiche,
    irredentiste, centralistiche e secessionistiche
    che hanno terremotato quasi un secolo e mezzo
    di vita italiana; sull'arricchimento delle fantaregioni
    chiamate Padania e Appenninia e sulla "deportazione
    economica" subìta dal Meridione; sui falsi della
    mitologia risorgimentale e sulle ingenuità dell'utopia
    leghista. In altre parole, Sergio Salvi, inserendosi
    nell'attualissimo dibattito sulla questione nazionale
    e della riforma dello Stato, fornisce dati e idee
    per fare e disfare, in futuro, l'Italia.

    Note sull'autore




    Sardegna Collegio Unico Europeo

    Statuto della petizione

    A: Corte di Cassazione

    La rappresentanza della Sardegna presso il Parlamento Europeo
    costituisce una annosa battaglia più volte portata avanti da Enti,
    deputati e personalità politiche, purtroppo, forse per la poca
    convinzione o per altri motivi poco noti, senza successo.

    L'attuale legge, la 18/79 prevede, nella Tabella A, che vi sia
    un collegio insulare costituito dalla Sicilia e dalla Sardegna;
    Questa associazione consente ai Siciliani, che sono più numerosi
    dei sardi con una proporzione di 4 a 1, di eleggere tutti e otto
    i rappresentanti spettanti a tale collegio, negando di fatto,
    matematicamente, l'elezione di propri rappresentanti alla Sardegna.

    Con questa petizione vorremmo chiedere la costituzione
    di un nuovo collegio costituito dalla sola Sardegna,
    scindendo l'attuale collegio o creandone uno nuovo;
    Considerando le proporzioni tra tutti i collegi e il numero
    abitanti alla Sardegna potrebbero spettare 2 rappresentanti
    e ciò rappresenterebbe un passo storico per la rappresentanza
    della nostra isola nel parlamento Europeo.



    Firmate su: 
    http://firmiamo.it/sardegnacollegiounicoeuropeo



    *****************************


    _______________________________

    La triste storia
    di Jacqueline Saburido

    Il 19 settembre del 1999, alle prime ore del mattino,
    la vita dell’allora ventenne Jacqueline Saburido ebbe
    una svolta drammatica.

    Quella tragica domenica, lei e i suoi quattro amici,
    stavano tornando a casa dopo aver passato la serata
    ad una festa di compleanno quando Reggie Stephey,
    un diciottenne giocatore di football americano, andò
    a schiantarsi con il suo fuoristrada contro l’auto in cui
    viaggiava Jaqueline. Lei sola sopravvisse all’impatto,
    ma rimase gravemente ustionata per il 60% del corpo.

    Dai verbali della polizia e le successive indagini si scoprì
    che il guidatore del fuoristrada, al momento dell’incidente,
    era completamente ubriaco. Da allora Jacqeline ha subito
    oltre 40 operazioni chirurgiche e molti altri interventi
    di ricostruzione plastica la aspettano, ma niente e nessuno
    la potrà fermare dall’unico scopo che ha intrapreso per il resto
    della propria esistenza: essere il drammatico testimonial
    degli effetti distruttivi che una persona sotto l’effetto
    dell’alcool è in grado di causare. Jacqueline ha prestato
    il suo viso terribilmente deturpato, e la sua triste avventura,
    per una campagna pubblicitaria contro l’abuso di superalcolici
    che, soprattutto negli Stati Uniti, mietono parecchie
    vittime tra i giovani. A questo proposito sul web sono
    pubblicate le fotografie di questa sfortunata ragazza
    Venezuelana, oggi ventitreenne, e il racconto
    della sua attuale esistenza; un calvario di visite mediche,
    operazioni e un’infinità di quotidiane difficoltà legate
    al suo stato fisico.

    Si tratta di immagini forti, ma pur sempre una testimonianza
    ammonitrice del pericolo che un guidatore ubriaco
    è in grado di procurare lungo le trafficate strade
    di ogni parte del mondo.

    SOPRATTUTTO SE GUIDI, NON BERE!

    5 foto e video


     

    Jacqueline Saburido
     

    Non tutti quelli che fanno incidenti in auto muoiono.
    Questa foto è stata scattata 4 anni dopo l'incidente.
     

    Reggie Stephey 


     




    IL CANNOCCHIALE