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IlMondoDiGalamay
--Opinioni in bella vista sui temi scottanti di sempre--
POLITICA
5 ottobre 2008
Newropeans: il primo movimento politico transeuropeo
Newropeans:
il primo movimento
politico transeuropeo

Chi siamo ?

Newropeans è il primo movimento politico trans-europeo per la democratizzazione dell’Unione europea. Per le elezioni del 2009, per il rinnovo del parlamento europeo, presenterà proprie liste in tutti i paesi dell’Unione europea. Il nostro movimento è la risposta politica alla mancanza di leadership nell’Unione europea, un fatto che trova sfortunatamente quotidiane conferme.

Download the presentation of Newropeans in 4 pages (pdf) Newropeans è l’espressione del desiderio crescente, da parte dei cittadini europei, di prendere il futuro dell’Europa nelle proprie mani. I nostri iscritti si riuniscono per trovare un percorso d’uscita dalla crisi politica nell’UE - e per rivendicare il proprio
peso nel processo decisionale dell’Unione europea.

Scopri di più su di noi!





http://www.newropeans.eu/index.php?lang=it




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 5/10/2008 alle 0:0 | Versione per la stampa
POLITICA
10 dicembre 2007
Eurolandia a rischio senza stato federale

Eurolanda a rischio
senza stato federale




Vi segnalo qui sotto allegato il Federal Core Viewpoint n. 3, Dicembre
2007.
I precedenti Viewpoints di Ottobre ( su "Una scomoda verità europea:
l’unità politica non si farà finché la Francia e la Germania non lo
vorranno veramente) e di Novembre (su "La grande illusion"), sono
consultabili a partire da:

http://www.euraction.org/kern/index.htm




_____________

Federal Core Viewpoint n. 3, Dicembre 2007

SENZA UNO STATO FEDERALE EUROPEO,
EUROLANDIA E’ IN PERICOLO


I nodi dell’economia mondiale stanno venendo al pettine.
Il dollaro fatica sempre più a rimanere la moneta di riferimento del
sistema monetario internazionale, il mercato USA non è più in grado di
alimentare da solo la crescita e lo sviluppo dell’economia
internazionale. Ma nel mondo nessuna moneta e nessuna economia può in
questo momento ricoprire ruoli analoghi di leadership, né può diventare
il fulcro di un nuovo sistema monetario più stabile, che sia in grado
di conciliare le esigenze dello sviluppo delle economie e dei commerci con
quelle di una più giusta redistribuzione delle ricchezze e di un uso
più razionale delle risorse ambientali.

Sul piano monetario, le politiche attuate nell’area dell’euro e dalla
Cina hanno contribuito a ridurre il ruolo egemone del dollaro, ma non
sono state e tuttora non sono in grado di creare un ordine
politico-monetario alternativo credibile ed evolutivo. L’euro e il
renmimbi hanno dunque contribuito a sollevare il problema di superare
l’ordine di Bretton Woods, ma senza poter contribuire a risolverlo.
Infatti dietro l'euro non c'è uno Stato capace di farsi garante  delle
politiche di sviluppo sia sul continente europeo – attraverso  una
politica economica europea che l’Unione europea non  è in grado né di
elaborare né di attuare – sia fuori di esso –  attraverso una politica
estera europea che l’Unione europea non è in grado né di elaborare né
di attuare. Il renmimbi,  d'altra parte, è uno strumento che il governo
cinese ha mostrato di voler utilizzare anteponendo le esigenze di
sviluppo interno e di politica  estera della Cina agli interessi
globali.

Sul piano del commercio internazionale, gli USA stanno attuando una
politica monetaria ed economica sempre più aggressiva sul terreno delle
esportazioni, sia per cercare di sanare il pauroso deficit accumulato
negli ultimi anni - già da qualche tempo le esportazioni americane
crescono ad un ritmo superiore rispetto a quello delle importazioni -,
sia per evitare di accrescere troppo il potere contrattuale della Cina
- che detiene ingenti quantità di capitali e titoli in dollari - nel
determinare il valore della moneta USA e, con esso, le prospettive di
crescita dell’economia americana. In questo quadro, in assenza di
politiche continentali adeguate, i paesi europei sono destinati a
subire sempre di più la concorrenza delle produzioni d’oltre Oceano e
dall’Asia. Basti considerare il fatto che già oggi gli accordi che i
paesi europei, in ordine sparso, cercano di strappare in termini di
maggiori vendite di prodotti del vecchio continente alla Cina  sono
offuscati dal ritmo a cui cresce il deficit commerciale dell’Unione
europea rispetto alla Cina stessa (sull’ordine di 15 milioni di euro
all’ora). Così in poco più due mesi gli europei restituiranno alla Cina

l’equivalente di quanto quest’ultima verserà nei prossimi anni alle
industrie francesi a seguito degli accordi siglati dal Presidente
Sarkozy nel suo ultimo viaggio a Pechino.

Da più parti si invoca un maggior coordinamento delle politiche della
zona euro e addirittura un governo della moneta. E’ pensabile che ciò
accada nell’attuale quadro istituzionale dell’Unione europea o in
quello previsto dal nuovo Trattato di riforma? La risposta è no.
Per essere credibili queste proposte dovrebbero far parte del progetto
di rilancio dell’unità politica dell’Europa, che non può prescindere
dalla creazione di uno Stato federale europeo. E poiché è impensabile
che questo obiettivo sia condiviso dai Ventisette, è necessario che un
gruppo più ristretto di paesi si assuma tale responsabilità.
Spetta dunque ai fondatori, e fra essi in particolare alla Francia e
alla Germania uscire dalle ambigue politiche nazionali che stanno
conducendo e proporre un Patto federale per fondare un nucleo federale.

Solo così gli europei potranno cercare di affrontare le difficili sfide
che si prospettano in campo commerciale, economico e monetario a
livello internazionale.

________________
www.euraction.org
www.alternativaeuropea.org
www.ilfederalista.org
________________






L'Europa ha bisogno di una Costituzione e saranno i cittadini europei
a deciderlo! Firma la petizione: http://www.europeanreferendum.eu

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permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 10/12/2007 alle 0:0 | Versione per la stampa
SOCIETA'
15 giugno 2007
Il Latino come lingua della Federazione Europea??
Il Latino come lingua
della Federazione Europea??

( riedizione )


 


BENVENUTO NEL LATINO VIVO

Perché il latino vivo? Non è forse il latino una lingua morta?
Morta dopo la caduta dell’impero romano nel V secolo?
Nulla di più falso. E non si tratta affatto di un "errore",
ma piuttosto di un falso storico. Fu allorché i Francesi
vollero promuovere la loro lingua al rango di "lingua universale"
che fu teorizzata questa nozione di "lingua morta" per screditare
il latino, che fino a quel momento era stato la vera lingua universale. Nondimeno, il latino come lingua d’uso non ha mai cessato di vivere,
fino ai giorni nostri. Per saperne di più su questo argomento,
ecco qualche articoli in diverse lingue:

L'Europa alla ricerca di una lingua comune.

Pourquoi le latin aujourd'hui.

Como (no) se enseña el Latin.

Por qué hablar y escribir latín hoy día.

Nuntius pro lingua Latina.

Latin today.

O Latinitas!

Lebendiges Latein.

De Latine loquendo et scribendo hodiernis temporibus.

De praestanti methodo docendi ac discendi linguam latinam.

Après Avignon.

_____________________________

 

Ecco ora qualche esempio di latino parlato (o di latino moderno):

 

Il notiziario latino della radio finlandese fornisce un buon esempio di latino moderno... con l'accento finlandese, ovviamente.

Nuntii Latini 16.5.2003.

Nuntii Latini 23.5.2003.

Nuntii Latini 30.5.2003.

Nuntii Latini 6.6.2003.

Nuntii Latini 13.6.2003.

Per saperne di più su questa stazione radio e per ascoltare il prossimo bollettino andate al suo sito internet:

http://www.yleradio1.fi/nuntii/

 

 Un programma simile ma emesso dalla radio di Brema in Germania, questa volta con accento tedesco:

Nuntii Bremenses Mense Martii 2003:

Nuntii Bremenses mensis Aprilis 2003 :

Nuntii Bremenses Mense Junii 2003:

Nuntii Bremenses Mense Februarii 2002:

Nuntii Bremenses Mense Aprilis 2002:

Per sapere di più sui notiziarî latini di "Radio Bremen":

http://www.radiobremen.de/online/latein/

 

 "Radio" MELISSA fu un breve esperimento condotto dalla fondazione MELISSA di Bruxelles. Si trattava di audiocassette contenenti qualcosa di simile a una trasmissione radiofonica... in latino; con interviste, musica, ecc. Eccone alcuni estratti:

  • "Circa mensam rotundam". Intervista con tre invitati sul tema dei "Ludi Latini" organizzati in Germania da Valahfridus (Wilfried) Stroh. L'intervistatore è Gaius (Guy) Licoppe, belga francofono, presidente della fondazione MELISSA. Vi sono poi altri esempi di accento tedesco. Attenzione! Si tratta di latino parlato, spontaneo, e pertanto non sempre grammaticalmente irreprensibile.
  • "Carolus Rossi". Un esempio di accento italiano.
  • "Verba Papalia". C. Eichenseer, intervistato da Inga Pessarra-Grimm, ricorda quelle che furono le prime trasmissioni radiofoniche del mondo in latino. Con un bell'esempio di latino "ecclesiastico" (secondo i modi del Vaticano).
  • "Aretuneus Mitsuno". Un esempio di accento... giapponese!
  • "De pronuntiatu restituto". Il dott. C. Eichenseer spiega l'attuale norma di pronuncia del latino, detta "pronuncia restituita".
  • "Apollonius et Antiochus" e "Daedalus et Icarus". Per gli appassionati, due testi classici interpretati da Theodoricus Sacre e Renildus Capelle.
  • "Dido", opera in latino di Ianus Novak. Un'intervista di Valafridus Stroh e un estratti dall'opera "Dido".
  • Second interview de Valafridus Stroh, l'organisateur des "ludi".
  • Troisième interview de Valafridus Stroh.

Per sapere di più sulla rivista MELISSA: http://users.skynet.be/Melissalatina/

 

Ancora grazie alla fondazione MELISSA, ecco altri tre estratti meno recenti:

  • Discorso tenuto da un professore austriaco nel 1965, in occasione di un convegno accademico a Vienna. Si può vedere che da Vienna a Cracovia il latino è ancora una lingua ben viva. La pronuncia è del tipo "imperiale", vale a dire (a un dipresso) quella che fu di uso comune per secoli nel Sacro Romano Impero di nazione germanica e poi nell'impero Austro-Ungarico, stati ove, sarà bene rammentarlo, il latino aveva lo statuto di lingua ufficiale a fianco del tedesco.
  • Lettura di un estratto dalle "Egloghe" di Virgilio condotta dal prof. Schnur, statunitense, seguita da una domanda posta dal dott. Eichenseer, alla quale il prof. Schnur risponde.
  • Alcuni discorsi pronunciati a introduzione dei "Ludi Latini", celebrati in Germania nel 1983. La qualità delle registrazioni è assai deteriore, ma vale per lo meno a dare l'idea dell'atmosfera che regnava in questi "ludi". >

  Infine, ecco quattro testi proposti da VOX LATINA di Saarbrücken (Germania). Essi sono letti assai lentamente, con forte marcatura di quantità e accento. I temi trattati traggono spunto dalla vita quotidiana, e possono pertanto essere utili per i principianti. La locutrice è Sigrides (Sigrid) Albert.

  • "Animalia".
  • "cibi".
  • "fabulae criminales".
  • "jejunium".

Per sapere di più sulla rivista VOX LATINA:

http://www.voxlatina.uni-saarland.de/

 

 FUMETTI IN LATINO. Ritrovate Tintin, Asterix e Alix in latino premendo sulla figura di Asterix:

 IL LATINO VIVO SU INTERNET. Navigate nel mondo del latino vivo su internet (TTT=www).

E tra questi rimandi, non tralasciate l'imperdibile "GREX LATINE LOQUENTIUM", un luogo d'incontro ove potrete discutere in latino sugli argomenti più diversi con persone che si trovano in ogni parte del mondo. Per iscrivervi (è gratuito) selezionate il rimando seguente: Subnotatio Gregis.

_____________________________

Noi Italiani abbiamo grandi possibilità di apprendere il latino in maniera viva, poiché disponiamo del miglior metodo di apprendimento: il metodo ASSIMIL. Questo metodo ben noto è fondato sulla ripetizione, l’ascolto e l’immersione nella lingua. Noi vi presentiamo qui le prime 17 lezioni della versione Francesa, in forma d’immagine in formato JPEG, che voi potrete stampare per meglio seguire le lezioni registrate sulle filze audio.

 

Testo (premere sul libro):

 

Filze audio: (premere sull oratore):

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Un altro metodo, concepito soprattutto per gli allievi delle scuole, è assai conosciuto (e assai raccomandato) negli ambienti aperti a latino vivo. Si tratta del metodo Ørberg (dal nome del professore danese Hans H. Ørberg, che lo ideò nel corso degli anni Cinquanta [non 60!], ovvero LINGVA LATINA PER SE ILLVSTRATA. Questo metodo, detto "metodo diretto" non prevede l'uso di altra lingua se non il latino. I testi delle lezioni sono immediatamente comprensibili per l'allievo. Effettivamente, i testi sono composti in maniera tale che il senso delle parole e la morfologia sono resi evidenti grazie alle illustrazioni, al contesto e alle note marginali (esse pure in latino). Basato sull'immersione nella lingua, questo metodo assai vivido consente progressi rapidi. Attenzione! Si tratta di un metodo vivo per l'insegnamento del latino, e non di un metodo d'insegnamento del "latino vivo". In effetti, tutti i temi trattati sono assolutamente "classici", senza alcun riferimento all'epoca moderna. Si può altresì affermare che questo metodo è universale poiché s'indirizza a tutti gli studenti d'Europa e del mondo, quale che sia la loro lingua madre.

Vi potete fare un'idea di questo metodo selezionando il rimando seguente:

LINGUA LATINA PER SE ILLUSTRATA

 

Segnaliamo altresì il libro "Piper Salue", pubblicato in Germania. Esso è un corso di latino moderno che tratta argomenti dei nostri tempi. Come nel metodo Ørberg, le spiegazioni sono in latino; per contro, il vocabolario è latino-tedesco e tedesco-latino. Scoprite un estratto da questo libro selezionando questo rimando:

PIPER SALVE

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Ecco tutto! Speriamo che questo disco ottico abbia potuto aiutarvi a conoscere meglio il latino vivo.


 






GUIDO ANGELINO

L'Europa alla ricerca
di una lingua comune.

«L'Idea Liberale», Organo del Centro Studi dell'Idea Liberale - Milano
     N. S. - Fasc. III - Nov. Dic. 1988.
    

    «Quel che ha facilitato la cultura del Medioevo e l'espansione fantastica delle Università, è che allora si usava una lingua internazionale, la lingua dei chierici, il Latino, albero rigoglioso della comunicazione al centro del Medioevo. Oggi non c'è più il Latino. Ed è anche inutile far prevalere una lingua sull'altra. Certo, dobbiamo tenere conto dell'importanza che ha assunto l'inglese nel mondo. Ma per l'Europa «della materia grigia» è fondamentale far circolare tutte le lingue.
     Occorre che le scuole delle nazioni si strutturino in modo nuovo, al fine di far imparare ai loro figli tutte le lingue europee fondamentali. L'Europa può inventare il nuovo, anche per intendersi, per parlarsi. Ma deve basarsi sulla propria eredità. Ed ogni lingua - l'inglese, il tedesco, il francese, l'italiano, il portoghese, lo spagnolo, il greco - veicola un'enorme eredità culturale, che dobbiamo rendere operante. Come? Rafforzando la presenza delle lingue nei programmi d'istruzione di tutte le scuole.» (M. A. Macciocchi, Di là dalle porte di bronzo, Mondadori, 1987, pag. 76)
     Sono parole del professore della Sorbona Jacques Le Goff a Maria Antonietta Macciocchi, una delle intellettuali italiane più colte, parole che affrontano il problema del pluralismo linguistico dell'Europa, l'ostacolo forse più ingombrante per raggiungere un'autentica unità europea, culturale e spirituale.
     C'è in esse una frase lapidaria che mi lascia perplesso: «Oggi non c'è più il Latino».
     E se invece il Latino avesse già cominciato a rinascere, e se, quasi miracolosamente, oggi fosse già presente sulle labbra dei loquentes Latine, cioè di quella legione di Europei, tedeschi italiani francesi belgi polacchi ungheresi finnici... (legione che sta irrefrenabilmente accrescendosi), i quali riescono a intendersi limpidamente tra loro, usando la gran lingua di Roma?
     Ma qui bisogna fare una precisazione.
     Oggi, quando si dice Latino, si corre col pensiero a quel prodigio di architettura e di eleganza che è il Latino dei massimi prosatori, di quegli autentici strateghi della lingua di Roma, quali Cicerone, Cesare, Livio, Tacito, Latino solenne, spesso arduo e labirintico.
     È naturale che chi pensi a un simile Latino, si chieda con un sorriso divertito come si possa pensare al Latino come linguaggio comune, come lingua veicolare tra gli Europei.
     Ma se si pensa a un Latino di lineare struttura, ignaro di inversioni ed eleganze, Latino che non si proponga di porre caparbiamente i verbi in fondo al periodo (tecnica di cui si faceva gioco già Seneca (Quid de illa [compositione] loquar, in qua verba differuntur et diu exspectata vix ad clausulam veniunt? [Ep. 114, 16]. Si noti quel saporoso diu expectata), Latino che invece segua rigorosamente le leggi della grammatica e della sintassi Latina, ecco che l'idea di un sermo Latinus colloquialis come lingua comune europea comincia ad apparire praticabile.
     Se poi ci si guardi attorno, oggi, in Europa, ci si accorgerà che tale idea è già in atto, da tempo.
     L'iniziativa è partita da Saarbrücken, dove un valente professore universitario, dottissimo latinista, il benedettino P. Caelestis Eichenseer, ha lanciato, ed attuato, l'idea dei Seminari Latini.
     Tre, quattro volte l'anno, un gruppo di fautori del Latino vivo (professori, studenti, cultori della lingua di Roma) si raccolgono in qualche antico Convento o Castello o Sede Culturale, e quivi trascorrono una settimana quasi di ferie, parlando solo Latino.
     S'intende che nelle primissime ore, chi si è saziato per anni solo di letture e di interpretazioni dei Classici, non sa che balbettare qualche modesta frase Latina, ma presto, anche guidato dall'esempio di chi il Latino vivo già lo sa usare con disinvoltura, si accorge con stupore e tacita commozione, di cominciare a diventare un civis Romanus, che riesce ad esprimersi, anche se con cauta lentezza, nella lingua di Roma.
     L'esempio del prof. Eichenseer è stato presto seguito dall'eccezionale linguista P. Suitberto Siedl, viennese, professore di ebraico all'Università di Strasburgo, conoscitore di una dozzina di lingue sia del ceppo neolatino, sia di quello germanico e slavo, che ha raccolto (e continua a raccogliere) attorno a sé, due volte l'anno, gruppi di innamorati del Latino vivo per le cosiddette Ferie Latine, ora in Austria, ora in Francia, in Jugoslavia, ora in Italia, Feriae latinae che, come i Seminaria eichenseriani, attuano il miracolo della rinascita del Latino come lingua viva.
     Stanno poi sorgendo, un poco dovunque per l'Europa, Circoli Latini, i cui membri si radunano, a date fisse, a mescere in allegria vini, a gustare paste e a conversare in Latino, con realizzazioni di brevi spettacoli e di brevi conferenze su argomenti di attualità, svolte in un piano e trasparente Latino.

     Ma, si dirà, un Latino così lineare, così esile, così inornato, come quello usato in questi incontri di latinisti vivi, non sarà piuttosto una specie di Latino maccheronico?
     Qui occorre avere le idee chiare. Il Latino maccheronico (sia quello di raffinata fattura, come, ad esempio, quello di Teofilo Folengo, dagli esametri metricamente perfetti del Baldus, sia quello popolaresco, tipo

cur, quare, quia, fuerunt la rovina mia -
cur, quia , quare, fecerunt me arare -
quia, quare cur, fecerunt me sonare tambur)

è un'allegra e folle mistura di Latino classico e di termini tolti dall'italiano e dai dialetti e umoristicamente latinizzati: si veda, ad esempio, dal Baldus:

Quo fugis? Unde venis? Quis facit te ire galoppum? (111, 382)

0 macaro, macaro, quae te mattezza piavit? (IV, 285)

Exspectant pivae danzam quis chiamet un'altram (VII, 228)

Facilis cosa est descendere bassum,
sed tornare dretum, bracas bagnare bisognat (XXII, 54-55)

     Il Latino maccheronico nasce dunque da un'esigenza puramente comica, con un preciso fine umoristico. Profondamente diverso è invece il Latino di noi latinisti vivi, che, come ho già osservato, si impone un rigoroso rispetto delle strutture morfologiche e sintattiche del Latino classico e che, in luogo del labirintico e raffinato ordo verborum degli Autori classici, si propone una struttura lineare e spontanea, quale la mentalità cartesiana di oggi richiede.
     Chi scriva: «Si unusquisque hodie cogitaret minus de suis rebus et magis de rebus communibus, vita civilis esset hodie multo humanior» forma un periodo di tipo colloquiale, ma di assoluta legittimità Latina; volendo invece classicheggiare, scriverebbe: «Si minus de suis quisque rebus, ac magis communibus de rebus cogitaret, multo humanior hodie exsisteret vita».
     C'è poi un'altra obiezione, che mi è stata fatta in un incontro tra professori di Latino: «Ma l'uso di questo vostro Latino così terra terra, senza un minimo di concinnitas e di eleganza, non vi contaminerà in modo irreparabile, così da rendervi sordi e ciechi dinanzi alla squisita e complicata bellezza dei Classici?»
     Ho risposto interrogando a mia volta se i nostri studenti liceali, per il fatto che parlano spesso un italiano grezzo e impreciso, mescolato di termini stranieri, italiano che sta eliminando disinvoltamente il congiuntivo, divengano per questo sordi e ciechi dinanzi alla purità, all'eleganza, alle raffinatezze strutturali dei grandi Classici Italiani che commentiamo loro in classe. Anzi, proprio dal contrasto e dall'urto delle due lingue, meglio e più acutamente avvertono l'aristocratica e molteplice bellezza delle pagine dei nostri grandi Scrittori.
     Così l'uso del nitido Latino colloquiale non solo non offusca ai latinisti vivi l'architettonica e musicale bellezza delle pagine dei Classici Latini, ma ne rende più acuta e consapevole la fruizione.

     C'è tuttavia un grosso ostacolo che sembra porsi di traverso contro l'attuazione di un semplice e accessibile Latino colloquiale, che possa porsi come linguaggio di comunicazione europea.
     Come potrà essere espresso in Latino tutto lo sterminato numero di realtà nuove che tecnologia, evoluzione spirituale ed evoluzione civile hanno offerto alla società di oggi, di cui quindi mancano gli equivalenti Latini?
     Rispondo che una cospicua parte di questi neologismi, di cui si sono arricchiti i nostri linguaggi moderni, è composta di termini Latini e greci, termini che, ripresa, quando occorra, la loro ortografia classica, sono già pronti per essere immessi nella corrente del Latino vivo.
     Eccone, come esempio, un gruppetto:
     Helicopterum, hydròvora, telescopium, neoplasma, electromagneticus, televisio, isotopus, photogramma ... Ridare vita a questa innumerevole schiera di termini greco-latini, inserendoli nel nostro Latino vivo, non è che dare a Cesare ciò che è di Cesare.
     E poi, una pattuglia di squisiti latinisti, dotati non solo di profonda preparazione linguistica, ma pure di genialità creativa e di una specie di sesto senso Latino, hanno, da ormai cinquant'anni a questa parte, compiuto (e stanno tuttora compiendo), applicando con vigile attenzione le leggi di derivazione, l'analogia e basandosi sull'evoluzione semantica, un imponente e originalissimo lavoro, sì da rendere il Latino vivo capace di esprimere ogni realtà odierna. Il loro lavoro non è molto diverso da quello dei Comitati tecnicolinguistici, che ogni grande azienda ha, oggi, per battezzare in linguaggio moderno tutte le novità, soprattutto tecniche, della loro produzione.
     Ecco una breve scelta di questi neologismi:

l'automobile =  autocinetum
musicassetta =  phonocapsella
grissini =  panicilli
nave rompighiaccio =  navis glacifraga
sciopero =  operistitium (per analogia a solstitium)
carrozza ferroviaria =  carruca ferriviaria
i crakers =  quadrulae
i fumetti =  nubeculati libelli
la biro =  calamus sphaerulatus
le tagliatelle =  segmentulae
la roulotte =  domuncula vectabilis
il mitra =  manuballista
telegiornale =  telediurnum
calcolatore =  computatrum
la guida dei Touring =  libellus periegeticus
un pallone imparabile =  follis imprensabilis...

    Legge fondamentale di questi neologismi plasmati dai neolatinisti è che siano «translucidi», cioè immediatamente interpretabili e insieme siano di buon sapore Latino. Chi voglia avere un'idea dettagliata della questione dei neologismi, può sfogliare il Nuovo Vocabolario della lingua Latina, di J. Mir e C. Calvano (Mondadori, 1986) o anche il Lexicon recentis Latinitatis, 2 voll. (Editrice Vaticana, 1992) o anche prendere in mano qualcuna delle Riviste di Latino vivo (non ho ancora detto che il fervido moto per la rinascita dei Latino vivo è affiancato, già da qualche anno, da Riviste quali Vox Latina (tedesca), Latinitas (vaticana), Melissa (belga), gli articoli delle quali sono una sorprendente dimostrazione di come qualunque argomento, sia di vita antica, sia di attualità, possa essere oggi espresso in un linguaggio limpidamente accessibile ad ogni Europeo, che sia stato iniziato alla lingua Latina.

     Proviamo ora a riallacciarci al punto di partenza.
     Lo storico prof. Jacques Le Goff sostiene che, per dare unità culturale all'Europa, occorra anzitutto ampliare nelle scuole europee lo studio delle principali lingue di Europa.
     Chi venga, come me, dal mondo della scuola, sa però bene quanto sia arduo aggiungere nuove ore ai programmi attuali, o mutarne, anche solo in parte, la struttura.
     È certamente vero che ogni grande lingua europea è un formidabile veicolo di cultura, e ben venga uno studio almeno più accurato, se non più ampio, delle lingue nei vari ordini di scuole europei, ma qui mi pare che il problema non sia tanto conoscere molte lingue per accedere ai mirabili tesori culturali europei, quanto di avere, tutti, tra le mani, una lingua che ci permetta di intenderci con semplice chiarezza tra noi, abitanti di Europa, una lucida lingua veicolare, che, oltre a servire negli incontri e nelle conversazioni, permetta un'immediata semplificazione delle strutture (durante i Congressi e di stesura dei vari decreti approvati.
     Che il Latino colloquiale, o neolatino, come ormai comincia ad essere chiamato, Latino dalla piana struttura e arricchito dei necessari neologismi, possa davvero fungere da lingua comune per l'Europa, lo dimostrano alcune recenti esperienze.
     Dal 9 al 14 Settembre 1985, si tenne a Coimbra il VII Congresso do Grupo de Matematicos de expressao Latina, alla presenza di studiosi portoghesi, spagnoli, italiani, francesi, rumeni, dell'America Latina e del Giappone. Il prof Rodolfo Salvi, docente al Politecnico di Milano (e mio ottimo amico), tenne una relazione «sull'esistenza di soluzioni deboli periodiche circa le equazioni di Navier-Stokes».
     Alla relazione, fece precedere questa breve nota, preparata con me e letta scandendo le parole con lentezza e precisione: «Ego exponam meam demonstrationem lingua Latina, utique lingua latina planissima et crystàllina. Ego enim pro certo habeo linguam Latinam posse esse optimum et liquidum instrumentum communicationis inter omnes viros doctos non modo Europae, sed etiam exterarum nationum. At una condicione, ut sit non   l i t t e r a r i a,   id est non sit implicata et architectonica ut fuit lingua exquisita Auctorum Latinorum, sed sit   c o l l o q u i a l i s,   c a r t e s i a n a,   id est praedita dispositione recta et subitanea intelligibilitate. Debet enim sequi morem saeculi vicesimi; quod est saeculum evidentiae et velocitatis, saeculum quod hoc tantummodo postulat a scribentibus et a loquentibus ut sint illico et penitus intelligibiles.
     Il prof. Salvi mi riferì personalmente di essere stato ascoltato con molto interesse e che, nel dibattito che seguì, ad eccezione dei Francesi, i presenti giudicarono l'uso del Latino colloquiale una novità molto stimolante e di notevole utilità nei congressi scientifici.

     Chi legga il n. 24 di Melissa (la Rivista neolatina belga, cui ho già accennato - Editrice in Avenue de Tarvueren, 76 - 1040 Bruxelles), troverà la relazione del viaggio compiuto dal prof. Thomas Pèkkanen, dell'Università finnica di Helsinki, la cui recentissima traduzione in Latino del poema nazionale Kalèvala, è stata da lui personalmente presentata nel marzo dell'anno scorso, con un'orazione in limpido Latino colloquiale, a Bruxelles a un folto uditorio, nella Sede della Comunità europea.
     Partito in aereo da Helsinki, atterra a Milano, ove incontra i componenti della Sodalitas Latina mediolanensis, poi scende a Firenze, ove è accolto nel Circolo Latino fiorentino, indi ad Arezzo, ove tiene all'Università una conferenza sul Kalèvala Latino.
     Qualche giorno dopo, all'aeroporto di Budapest, è accolto da professori ungheresi e tiene all'Università un discorso riguardante i problemi postigli dalla traduzione Latina dei Kalèvala, a cui è seguito un animato dibattito. Il giorno dopo, nella città di Debrecen, ha luogo un secondo incontro presso il Seminario di Latino nell'Università L. Kossuth, alla presenza di un folto gruppo di professori. Di nuovo, dopo le orazioni ufficiali, si svolge una vivace discussione.
     Orbene, in tutti questi incontri in Italia e in Ungheria, il linguaggio che ha permesso a questi Europei di nazioni diverse di salutarsi, di intendersi tra loro, di discutere, è stato il Latino vivo colloquiale.

     Il dottor Rosario Casalone, ricercatore in genetica presso l'Università di Pavia, ricevette, il 29/IX/1987, il seguente biglietto, inviatogli dal prof. B. B. Wittwer, dell'Istituto di genetica di Magdeburgo (Rep. Dem. Ted.): «Humanissime collega, pergratum mihi feceris si exemplar tui recentis libri mihi miseris. Reverenter summas gratias agens et salutem tibi plurimam dicens, Wittwer».
     Ecco la limpida risposta del dottor Casalone: «Docte et humanissime collega, libenter libi mittam meam opellam, quam rogas, sperans eam tibi fore utilem. Laetor quod adhibueris linguam Latinam, quae optime esse potest instrumentum communicationis inter doctos variarum nationum. Spero fieri posse ut aliquando vel in Italia vel in Gemiania, invicem cognoscamus et coniungamus gratam amicitiam. Casalone».

     Se posso richiamarmi ad una mia esperienza, nelle Ferie Latine del 1982, tenutesi in Carinzia, a St. Georgen am Längsee, potei conversare e discutere per un'intera settimana con un giovane professore svedese, Ioannes Persson de Malmogia, nel nostro nitido Latino colloquiale: un nordico e un mediterraneo, che con le loro lingue patrie non avrebbero neppure saputo salutarsi, poterono così fraternamente parlarsi e perfettamente intendersi.

     Vorrei tornare un momento ad una delle frasi succitate dello storico Le Goff: «L'Europa può inventare il nuovo, anche per intendersi, per parlarsi. Ma deve basarsi sulla propria eredità.» È proprio quello che ci proponiamo noi, Latinisti vivi: diffondere in Europa un Latino che nasca da un geniale impasto di antico e di moderno, un Latino che da un lato ci allacci alla poderosa sorgiva culturale Romana, dall'altro ci renda idonei ad esprimere, in questo linguaggio mescolato di passato e di presente, ogni realtà moderna.
     Certamente la conoscenza delle grandi lingue europee ci permette di attingere agli splendidi tesori culturali delle singole nazioni, ma possedere un linguaggio comune sovrannazionale, col quale potersi comprendere sia nei congressi europei, sia nei contatti con Europei di nazioni con lingue meno diffuse, col quale poter redigere articoli e contributi culturali che siano immediatamente accessibili ad ogni abitante colto d'Europa, è certo un esaltante obbiettivo per ogni Europeo a cui stia a cuore l'unità non solo mercantile, ma soprattutto culturale, dell'Europa.
     Bisogna però subito notare che tutto questo fervore di iniziative, che sorgono un poco dovunque in Europa, a favore del Latino vivo, restano inadeguate se noi, suoi fautori, non ci proponiamo un importante e coraggioso obbiettivo: p e n e t r a r e   n e l l e   s c u o l e.
     Il Latino ha la fortuna di essere insegnato, e insegnato bene, in buona parte delle scuole d'Europa (e c'è da sperare che i politici italiani si accorgano presto dl delitto di lesa cultura, perpetrato togliendo il Latino dalle Medie, contro il sacrosanto diritto degli studenti italiani di essere iniziati a una delle più splendide fonti di cultura e di arte, e si sappiano muovere per reintrodurvelo), ma è ormai tempo che, con un vigoroso colpo di timone, si passi dall'insegnamento tradizionale, troppo astratto e troppo legato ai modelli letterari, a un insegnamento del Latino trattato come una lingua viva.
     Questo implica che fin dalla prima lezione, il professore sappia accortamente mescolare lingua patria e lingua Latina, sì che gli studenti odano finalmente parlare Latino e vengano pian piano iniziati a questa nuova eccitante esperienza. Ed è notevole quanto presto il professore (ne parlo con cognizione di causa), si senta, con segreta commozione, divenire un concivis Romanus, capace in breve tempo di esprimere, in un lucido e semplice Latino, le sue idee; non parlo degli studenti, a cui non par vero di divenire a poco a poco degli autentici adulescentuli Romani!
     E vorrei notare ai colleghi, a cui l'insegnamento del Latino in Latino appaia piuttosto complesso e audace, che noi, professori di Latino, siamo, a ben guardare, degli autentici lessici Latini viventi, tale è il cumulo di vocaboli e di costrutti Latini che conosciamo; tutta però questa imponente massa lessicale giace nelle nostre menti come assopita, confusamente mescolata insieme, priva quindi di quella rapida «velocità di comparizione» dinanzi alla mente e di qui alla bocca. È solo necessario un rapido e geniale esercizio (at de hoc alias) per destarla e per, diciamo così, sdipanarla, sì da poterla padroneggiare con crescente velocità e sicurezza.
     E dunque (mi rivolgo specialmente ai giovani colleghi) lasciatevi attrarre dal fascino del Latino vivo, e soprattutto trasfondetelo, questo fascino, negli studenti. L'uso del semplice e lucido Latino vivo servirà loro di efficacissima propedeutica per avvicinarsi, in un secondo tempo, ai Classici Latini, che sembreranno loro non più astrusi e lontanissimi Autori, ma concittadini di un'unica grande respublica Latina.
     E se prende piede, nelle scuole d'Europa, l'insegnamento del Latino come lingua viva, sarà posto un solido fondamento per raggiungere il grande obbiettivo di offrire all'Europa una lingua comune, che affratelli tutti i suoi figli, ne semplifichi i rapporti e insieme li renda idonei a riappropriarsi e a riapprofondire il grande retaggio Romano e Cristiano.

     Forse a qualche lettore piacerà leggere qui un limpido brano Latino colloquiale.
     Ecco la relazione di un derby Iuventus - Torino.

     Hodie est Dominica extraordinaria: magna pars Taurinensium relinquit domum et cetera negotia et affluit ad stadium: duae enim turmae (squadre) eiusdem urbis certabunt inter se maxima alacritate.
     Cum arbiter emittit sibilum initii, omnes graidus amplissimi stadii sunt iam referti «typhosis», qui emittunt dìssonum boatum, agitantes vexilla et sonantes corniculas.
     Per primum quartum horae, lusores
(i giocatori) procedunt velocissimi (sunt enim omnes vegeti viribus) et follis (il pallone)
vel radit terram vel volat, propulsus modo ad unam aream portariam, modo ad alteram.
     Et ecce, fere transacta media hora lusus acris ac prementis, ala sinistra iuventina captat follem, quem ei perite
(abilmente) direxit medianus, evìtat duos defensores taurinianos, offert follem eleganti ictu tali (colpo di tacco) occurrenti medialae dexterae, quae rapido ac vehementi ictu pròicit follem in angulum portae, dum ianitor, etsi citissime insiliens, non valet nisi eum praestringere (sfiorare)
digitis.
     Tònitrus ingens rèboat per stadium, dum auctor retis, currens huc illuc velut amens et pluriens iactans per aera brachia, vicissim ab uno et ab altero lusore iuventino cingitur brachiis et fervide basiatur, quasi peregisset gestum heroicum.
     Lusus iterum inchoatur, et dum iuventini nituntur praesertim defendere portam, et tantummodo raro irrumpunt in aream adversariorum velocibus incursionibus, athletae taurinarii pergunt
(continuano)
rabida alacritate premere indefatigati contra rete adversariorum, trahentes secum etiam proprios defensores, ita ut saepe dimidium stadium maneat desertum et unicus conspiciatur, deambulans placide inter palos portae, manitor taurunianus.
     At integer globus iuventinus intentissime vigilat et rumpit quàmlibet
(qualsiasi) actionem adversariorum qui, licet crescenti impetu conentur, astutis traiectibus (passaggi)
apparare occasionem reti, semper, veluti undae quae franguntur contra scopulos, frenantur et assidua tenacia repelluntur retro.
     Et ecce sibilus arbitri: prius tempus certaminis est transactum; athletae relinquunt stadium et Iuventini cursu, Tauriniani contra tardis passibus, recedunt in spoliarium.
     Initium secundi temporis: refecti
(ristorati)
intervallo, athletae incipiunt velocem lusum, conantes Tauriniani Assequi paritatem, Iuventini autem, etsi non intermittentes cautam et ferream vigilantiam suae portae, parati ad fruendam quamlibet occasionem ut augeant numerum retium.
     At improviso, medius aggressor taurinianus, potitus
(impadronitosi) folli, ingreditur in aream «rigoris» et callida simulatione (finta) se èxpedit a mediano sinistro iuventino, qui conatus erat eum cohibere, sed in ipso momento quo se àpparat ad proiciendum follem in rete, ab accurrente defensore iuventino deicitur humi (è fatto cadere) apertissima supplantatione (sgambetto).
Sibilat arbiter: calx rigoris.
     Super totum stadium cadit repente ingens silentium, et dum athletae se glomerant taciti extra aream rigoris, taurinianus «rigorista» (ita appellatur athleta qui excellit peritia proiciendi follem in rete adversariorum) deponit follem in circulo, circumscripto lineola alba, inde retrocedit lente aliquot passus, postea velocitate crescenti irruit in follem et, simulata declinatione corporis in partem sinistram, eum impingit ictu veliementi in angulum dextrum. G o a L !! Unum contra unum!!!
     Exoritur a typhosis taurinianis immanis boatus, dum incipiunt agitari phrenetice vexilla et explodi capsulae pyricae.
     Ergo certamen redit ad paritatem! Dum autem in cavea stadii tumultus pergit effrenatus, athletae redintegrant festinanter lusum, incitati novo impetu et alacritate Tauriniani, impulsi acriore fervore Iuventini.
     At dum follis transit velociter ab uno ad alterum lusorem et dum premitur et obsidetur modo una, modo altera porta, intentissima vigilantia defensorum impedit quòminus follis possit pròici in rete.
     Et iam propinquat finis secundi temporis, cum follis impingitur incaute a lusore taurinensi ultra lineam extremam stadii, ideoque decernitur calx anguli pro Iuventinis.
     Volat follis, apte impulsus ab ala sinistra et inclinatur in proximitate portae, ubi densantur athletae utriusque turmae; inter ceteros, agili saltu emergit medianus iuventinus, qui vehementi et callido ictu capitis percutit follem eumque impingit «imprensabilem»
(imparabile)
in superiorem angulum dextrum portae: g o a l !
     Hac vice, totum stadium explodere videtur: clamant insanientes laetitia thyphosi iuventini, se invicem complectentes
(abbracciandosi)
et quassantes sua vexilla et vexillula, dum contra una pars typhosorum taurinianorum rumpit in exsecrationes et blasphemias, altera vero, quasi percussa fulmine, assidit muta in gradibus, velut si eos perculisset extrema calamitas.
     Et ecce, post pauca minuta, sibilus finis.
     Omnes athletae repente consistunt, inde contendunt ad spoliarium, dum interea thyphosi iuventini, gestientes irrefrenabili gaudio, invadunt pacifice stadium atque turmatim iactant ad aerem vexilla et elatis vocibus celebrant victoriam turmae cordis.

----------------

Vos invenendum potestis istum articulum in isto mundialis retis
calculatorium sito:


http://www.latinitatis.com/latinitas/textus/angelino.htm

Ego vobis bonam lecturam auguro.




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 15/6/2007 alle 15:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
9 maggio 2007
Oggi e` la festa nazionale dell' Unione Europea... ma chi se ne e`accorto??

Oggi e` la festa nazionale
dell' Unione Europea...
ma chi se ne e`accorto??




9 Maggio, festa dell'Europa
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EUROPA > L'UE in sintesi > I simboli dell'Unione europea > Festa dell'Europa
L'UE in sintesi
Che cos'è la festa dell'Europa?
Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950
Galleria di manifesti della festa dell'Europa

9 Maggio 2007 - manifestoIl 9 maggio 1950, Robert Schuman presentava la proposta di creare un'Europa organizzata, indispensabile al mantenimento di relazioni pacifiche fra gli Stati che la componevano.

La proposta, nota come "dichiarazione Schuman", è considerata l'atto di nascita dell'Unione europea. 

Questa giornata (Festa dell'Europa) del 9 maggio è diventata un simbolo europeo che, insieme alla bandiera, all'inno, al motto e alla moneta unica (l'euro), identifica l'entità politica dell'Unione Europea. La festa dell'Europa è l'occasione di dar vita a festività e di organizzare attività che avvicinano l'Europa ai suoi cittadini ed i popoli dell'Unione fra loro.




permalink | inviato da il 9/5/2007 alle 10:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
14 aprile 2007
I RAPPORTI TRANSATLANTICI LETTI DA UN ARTEFICE DELL'OSTPOLITIK TEDESCA
Il Riformista - Diplomatique, 12 aprile 2007

STRATEGIA. I RAPPORTI TRANSATLANTICI
LETTI DA UN ARTEFICE DELL'OSTPOLITIK
TEDESCA. MOSCA È DI NUOVO
UN PARTNER INDISPENSABILE -
DI EGON BAHR


Gli Usa temono per il proprio ruolo mondiale, l'Europa cerca il suo


La priorità dell'Unione europea deve essere la creazione di un
rapporto da pari a pari con gli Stati Uniti. Le cancellerie del
continente debbono cercare insieme una linea comune senza
assecondare l'unilateralismo della Casa Bianca

Pubblichiamo un intervento di Egon Bahr sulla politica estera e la
politica della sicurezza comune europea, tenuto nel corso di una
celebrazione del Spd in occasione del suo 85esimo compleanno. Egon
Bahr, già ministro per gli Affari Speciali della Repubblica federale
tedesca fu tra i principali promotori della Ostpolitik.

Esistono tre fattori particolarmente significativi per definire
l'orientamento della politica tedesca in tema di questioni estere e
di sicurezza comune: in ordine di importanza l'America, l'Europa e
infine la Russia.
Personalmente ritengo che l'elemento essenziale sia riuscire a
essere estremamente chiari sul nostro rapporto con l'America. E
questo per una serie di motivi molto semplici: l'America è l'unica
superpotenza, l'America è la forza motrice della Nato, è stato
grazie alla credibilità e alla solidità dell'America che la guerra
fredda si è conclusa positivamente e all'America ci vincolano una
serie di valori, in parte condivisi, in parte diversi.

Due scale di valori. Non pretendo di essere esauriente e comincio
dalle differenze. Tra i valori dell'America ci sono la pena di
morte, il diritto alla detenzione di armi del privato cittadino, la
facoltà del presidente di mettere in campo l'esercito anche senza
l'approvazione del Parlamento e senza una dichiarazione di guerra,
l'ampio spazio di azione, privo di vincoli legali nel trattamento
die detenuti, uno spazio sufficiente a definire se una pratica
costituisce o meno una forma di tortura, il rapimento illegittimo di
cittadini stranieri e il rifiuto di far giudicare i cittadini
americani da una corte internazionale, il rifiuto di rispettare
regole internazionali, quindi il diritto di annullare un contratto
nel momento in cui non è più conveniente per l'America o il diritto
alla guerra preventiva se all'America fa comodo. Coscienza nazionale
e spirito missionario sono due concetti inseparabili e
interconnessi. Un amalgama che crea un parametro di misurazione
morale su cui gli americani non sono disposti a trattare. Sulle due
sponde dell'Atlantico ci saranno sempre due concetti molto diversi
di Nazione e di Stato: differenze culturali maturate entrambe di
pari passo con la storia.
Ognuno di noi potrebbe citare valori comuni come ad esempio
democrazia e pluralismo, fondamenta ancora sufficientemente solide
del vincolo che ci unisce all'America, indipendentemente dai
rapporti economici esistenziali; ma chi fa un uso della formula di
giuramento senza differenziarla dalla comunità di valori deve sapere
che si può trasformare in espressione di sottomissione se quelli che
sono i propri valori non vengono più rappresentati in maniera
chiara. Se siamo i primi a non rispettare i nostri valori, noi
europei siamo destinati a passare dallo status di protettorato a
quello di colonia.
E a conferma di ciò esistono due dati di fatto. Se non avesse avuto
la propria scala di valori, difficilmente l'America sarebbe
diventata la potenza che è. E quei valori continueranno a esistere,
indipendentemente da chi governerà il paese. Forse, se sono ancora
legati all'Europa è perché, per dirla in modo un po' brusco, gli
stati europei non hanno più quella forza che, in passato, non hanno
certamente disprezzato. Nessuno ha dimenticato la storia del
colonialismo. Un'altra argomentazione, meno brutale ma pur sempre
onesta, potrebbe essere che l'Europa ha imparato molto, con grande
dolore e sofferenza, dalla sua terribile storia di guerre ed è
riuscita a trasformare la sua debolezza, in termini militari, in un
punto di forza: il miracolo avvenuto nella qualità della vita e la
sua attuale forza di attrazione li deve soprattutto all'amicizia e
alla collaborazione. Chi guarda ai gravi problemi del secolo,
l'ambiente, le tensioni tra Cristianesimo e Islam e la lotta al
terrorismo, non può non ammettere che l'unica possibilità di
superarli non sta nell'uso delle armi ma nella collaborazione
pacifica. Fare della collaborazione la parola chiave del nostro
secolo è una responsabilità tutta europea. Anche le divergenze sul
concetto di nazione e di stato sulle due sponde dell'Atlantico sono
dovute, in parte, alla diversità tra due culture che rappresentano
un risultato degli eventi storici ormai impossibile da cambiare.
Ma perché si instauri una fruttuosa collaborazione, in futuro questo
dato di fatto non può costituire un ostacolo più di quanto lo sia
stato in passato. Partendo da quelle solide fondamenta cui si è
accennato in precedenza, sarà determinante saper distinguere tra
interessi comuni, simili e divergenti. L'America ha una
responsabilità globale ed è imprescindibile nella sua funzione
politica. L'Europa sta iniziando ad acquisire un potere di
trattativa a livello globale. L'America ha una propria identità,
solidamente radicata. L'Europa la sta cercando.

Equilibri reciproci. L'analisi ci indica due chiare conseguenze: da
un lato, che America ed Europa non riusciranno più a riavvicinarsi
come durante la Guerra Fredda; dall'altro che l'Europa arriverà
all'autodeterminazi one soltanto se saprà emanciparsi dall'America.
In realtà l'attuale situazione è nata con l'emancipazione
dell'America rispetto all'Europa, cominciata già nel corso della
guerra fredda, quando la potenza garante ha visto come il suo
pupillo, l'Europa, per secoli aveva tentato di raggiungere
l'obiettivo dell'autodeterminaz ione e poter parlare, a livello
politico, con un'unica voce. L'America ha capito che non doveva
prendere sul serio l'Europa e, invece, ha trattato in base alla
propria responsabilità e ai propri interessi. Non poteva e non
doveva fare diversamente. Alle ripetute proteste degli europei che
si lamentavano di non essere stati informati e ancor meno
consultati, rispondeva ogni volta, rassicurante, con la promessa che
in futuro le cose sarebbero andate meglio. Se cerchiamo di
immaginare come Washington, ancora oggi, vede l'Europa, il risultato
non può essere diverso: non esiste ancora alcun dato attendibile a
dimostrazione del fatto che la Ue parli con un'unica voce.
Nell'emancipazione dell'America dall'Europa, la svolta decisiva l'ha
data l'insediamento dell'attuale amministrazione. Nonostante il
successo ottenuto nella Guerra Fredda, la superiorità militare e
l'assoluta mancanza di minacce da parte di un qualsiasi altro stato,
è stato progettato un gigantesco programma di riarmo per terra, mare
e per spazio aereo, con nuove armi atomiche e con la
militarizzazione dell'intero pianeta. Qualsiasi stato e qualsiasi
unione di stati dovevano essere scoraggiati dall'idea di sfidare
l'America nella corsa agli armamenti. Dopo l'umiliazione e il trauma
subiti con l'attacco terroristico dell'11 settembre 2001, il
programma è stato approvato dal Senato e dalla Camera dei
rappresentanti praticamente senza nemmeno essere discusso e da quel
momento è stato messo in pratica, mettendo in moto una valanga di
armamenti che ha raggiunto l'Asia e non ha lasciato immune la
Russia. Armamenti che non sono stati definiti o delimitati in base a
contratti ma in base alle possibilità tecniche ed economiche dei
singoli stati. Nell'agenda internazionale la voce "controllo degli
armamenti" è una voce morta.
Un passo veramente distruttivo nel processo di emancipazione è stata
la risposta che l'America ha dato quando l'Europa ha mostrato la
propria disponibilità alla più totale e illimitata solidarietà. I
sentimenti dell'Unione dopo l'11 settembre erano scevri da qualsiasi
calcolo di natura politica, dopo la nascita dell'Alleanza contro il
terrorismo e il conseguente mandato dell'Onu contro i terroristi in
Afghanistan. Per la prima volta nella sua storia, la Nato era
disposta a far scattare il casus foederis. Il cortese ringraziamento
di Washington con la sua decisione di fare una selezione
tra "volenterosi" e "non volenterosi" , ha diviso l'Alleanza e la
distinzione tra "vecchia" e "nuova" Europa ha spaccato l'Europa. La
distinzione non deve essere stata necessariamente il risultato di un
calcolo utilitaristico fatto in base al principio del divide et
impera. Potrebbe essere scaturita anche dall'equazione, tipicamente
americana, secondo cui il nuovo è sempre meglio e il vecchio è
sempre peggio. Le parole di Rumsfeld, infatti, potrebbero non
derivare soltanto da un momentaneo atteggiamento di distacco, ma
svelare invece un'altra sfaccettatura della diversa sensibilità
culturale su questa e sull'altra sponda dell'Atlantico. Da loro
l'indiscussa certezza sul valore della missione, da noi la ricerca
dell'adeguata responsabilità .

Realpolitik e fattore Iraq. Che Germania, Francia e altri paesi
europei si siano rifiutati di prendere parte alla guerra in Iraq è
stato un segnale positivo: in Europa si sta iniziando a definire i
propri interessi e ad agire in base ai risultati di una propria
analisi che, tra l'altro, si è rivelata corretta. Una campagna
militare brillante e ben ponderata non è la garanzia del successo
politico. Chi non vuol dire no alla superpotenza che ha in mano le
redini del gioco non può arrivare all'autodeterminazi one.
Nello stesso tempo, è ammirevole il rigore con cui il presidente
Bush segue la propria linea strategica. Durante la sua prima visita
in Polonia formula, senza però esser preso sul serio da tutti,
l'idea di un istmo tra Mar Baltico e Mar Nero. Se qualcuno ha
guardato sulla cartina, sul lato opposto ha visto la Georgia e la
regione del Caucaso. La linea strategica della politica americana,
che dall'inaffondabile portaerei Europa punta a sud-est e al Vicino
e Medio Oriente e che vuole almeno poter controllare una regione
della quale fanno parte Afghanistan e Iran e dove fanno capolino i
nuovi stati del margine meridionale dell'ex Unione Sovietica,
corrisponde a quelli che sono gli interessi americani. Nemmeno i
contraccolpi costati tante perdite di vite umane hanno indotto il
presidente Bush ad abbandonare la sua linea strategica.
Uno dei contraccolpi è stata la fine dell'altezzoso atteggiamento di
unipolarismo, dopo il 2001, secondo il quale l'America pensava di
poter evitare gli sgraditi ostacoli posti dalle Nazioni Unite e
dalla Nato. Si è trattato della fase di massima consapevolezza del
proprio potere da parte degli Usa, durata fino al 2005. Da quel
momento in poi, non deve essere stato facile, per la Casa Bianca,
doversi impegnare e lottare per ottenere l'appoggio dell'Onu e
dell'alleanza nella crisi con l'Iraq. Forse siamo testimoni del
fatto che, in maniera metodica, la politica americana si sta
adattando, con una certa cautela e un po' controvoglia, a una
realtà: che mese dopo mese Cina e India stanno diventando sempre più
forti mentre la Russia non diventa più debole e ormai l'America non
può evitare di guardare al multipolarismo. E forse può farci sperare
che il successore dell'attuale presidente abbandonerà la sua
arrogante dottrina di sicurezza comune e che l'ordine mondiale
ritornerà nelle mani dell'Onu. Sarebbe un grosso sollievo.
Per quanto riguarda il loro orientamento, si presentano tre tesi:
1. I futuri presidenti continueranno a impegnarsi per rafforzare il
paese ed espanderne il potere di influsso. L'America continuerà a
essere, almeno per i prossimi 20 anni, una potenza dotata di una
superiorità militare in continuo aumento.
2. La National Grand Strategy richiede, come minimo, il controllo
della regione che si estende sul Vicino e sul Medio Oriente per poi
espandersi oltre. E rimarrà, anch'essa, immutata. Entrambi i punti
godono del sostegno di tutti i partiti.
3. Non può esserci un grande interesse che l'Europa diventi e
rimanga il quinto polo.
Per quanto riguarda l'ultimo punto, le riflessioni di Washington
sulla Nato sono importanti e illuminanti. La riscoperta della Nato
alla luce della parola chiave Trasformazione scorre su diversi
binari ma va in un'unica direzione: come si può trasformare
l'alleanza in uno strumento di sostegno della nostra politica
mondiale? In questo, i vantaggi per i singoli paesi membri vengono
dopo gli interessi degli Usa. L'interesse degli Usa, e forse anche
della Turchia, a limitare l'influenza russa sul Caucaso, per
esempio, è evidente, ma non esattamente per la Norvegia e la
Germania.

Eserciti rivali. Il fatto che la Nato non sia più il nucleo del
dialogo transatlantico, come ricordava 2 anni fa il monito di
Schröder a Monaco di Baviera, a Washington ha incontrato una certa
approvazione, facendo tuttavia sorgere anche qualche dubbio
sull'unità dei partner, tra i quali forse bisognerà andarsi a
cercare, per ogni singola azione, i volenterosi e gli idonei.
Inoltre non c'è alcuna tendenza a voler formalizzare il dialogo
politico tra Ue e Usa sulla questione sicurezza comune, poiché
questo contribuirebbe a fare della Ue un polo. L'allargamento
dell'Unione in termini di paesi membri e di competenze deve
trasformarsi in maniera pragmatica in un elemento utile alla
National Grand Strategy degli Usa. Di ciò fanno parte, per esempio,
il tema della sicurezza energetica per la quale la Nato dovrebbe
assumersi la responsabilità e quello di un maggiore impegno in
Africa.
Nel frattempo aumenterà la pressione sui paesi membri dell'Unione
affinché stanzino maggiori somme di denaro per una rapida
modernizzazione delle forze armate. Quella che permetta alle
federazioni europee di affiancare quelle americane. Finché gli
armamenti non saranno sufficienti, bisognerà definire la divisione
tra opera di stabilizzazione, cioè peace-keeping, e opera di guerra,
cioè peace-enforcing, così come era stato previsto per
l'Afghanistan. La cosa strabiliante è che le aspettative di riarmo,
le modalità, l'ubicazione e il ritmo degli interventi sono stati e
sono stabiliti dagli americani, senza che gli europei finora siano
stati in grado di decidere, in base alla propria analisi, quale tipo
di globalizzazione, quali punti nevralgici dal punto di vista
geografico e quali armamenti siano i più adeguati ai loro interessi.
È tuttora valido il detto: la povertà viene dalla povertà. Che dal
punto di vista americano significa: non si può contare sul fatto che
la Ue diventi un Global Player, gli europei non sono uniti e sono
quindi più facili da manipolare, tanto più che, per il nostro ordine
di grandezza, le loro capacità militari sono decisamente inferiori.
All'interno dell'Unione la nostra egemonia è incrostata; la Ue,
quale organizzazione che non fa parte dell'America, non ha il ruolo
di stato sovrano. Non bisogna appoggiare lo sforzo die paesi della
Ue per arrivare a poter gestirne in maniera autonoma le forze armate
e decidere come impegnarle, atteggiamento che si può facilmente
giustificare con l'indiscutibile argomentazione che le doppie
funzioni vanno evitate. In ultima analisi, il detto sulla povertà
per gli europei significa che finché l'Europa non arriva
all'autodeterminazi one non sarà autonoma.

Globalizzazione Nato. Nella situazione attuale, l'Europa invita gli
americani a considerala un elemento di sostegno alla loro National
Grand Strategy. E non possiamo fargliene un torto. Riflessioni di
questo tipo vengono raggruppate sotto il titolo di «Globalizzazione
della Nato». Questa alleanza per la difesa regionale dovrebbe
trasformarsi in una organizzazione globale pronta a collaborare con
qualsiasi partner, senza alcun tipo di limitazione geografica, per
la soluzione di una crisi o di una minaccia alla sicurezza comune.
In altre parole, dalla vecchia Nato, in cui l'America ha garantito
ai suoi partner la sicurezza dalla potenziale minaccia proveniente
dall'Est, dovrebbe nascere una nuova Nato, in cui i partner hanno
l'obbligo di sostenere l'America quando questa vuole imporre i suoi
obiettivi a livello mondiale. L'abitudine americana suggerirebbe di
far valere per la Nato un concetto simile a quello in uso per
l'Europa: il nuovo è preferibile al vecchio.
Si tratta niente meno che dell'espansione istituzionale della Nato
verso l'Asia, per la quale i paesi in lizza, quali stati
democratici, sono innanzi tutto il Giappone, la Corea del Sud, la
Nuova Zelanda, l'Australia e forse le Filippine. Poiché la Nato non
possiede alcuna facoltà decisionale autonoma e sovranazionale,
l'America continuerebbe ad avere il ruolo predominante esercitato
finora ed entrerebbe in possesso di uno strumento che le
permetterebbe di mettere fuori campo l'Europa ma che danneggerebbe
anche l'Onu. Chi vorrebbe, infatti, opporsi a decisioni di una Nato
di dimensioni così globali? Con una Nato di questo tipo, l'America
potrebbe tranquillamente guardare al multipolarismo. L'adesione di
Israele alla Nato darebbe già luogo a domande estremamente
complicate. L'idea che la vecchia Europa sia coinvolta e
corresponsabile di conflitti che abbiano come scenario l'Asia è di
per sé piuttosto bizzarra. Nel momento in cui si accettano impegni
di questo tipo, finisce l'autodeterminazion e dell'Europa. La Francia
non auspica alcun ampliamento della Nato, né funzionale né
istituzionale e tanto meno geografico; se su questo punto Parigi e
Berlino non sono d'accordo, l'asse franco-tedesco non avrebbe più
senso di essere.
È plausibile aspettarsi, da parte dell'America, una proposta di
globalizzazione della Nato nella primavera del 2008. Vista la
complessità della questione c'è da aspettarsi che si tratterà della
prima stesura, ancora moderata, di una risoluzione di base per la
quale sono sufficienti la disponibilità a verificare, sondare e
studiare questa prospettiva. Ma attenzione, questo sarebbe solo
l'inizio e, come sappiamo, il buongiorno si vede dal mattino. Per
difendere gli interessi dell'Europa bisognerà opporre un netto
rifiuto.

Occidentalismi. A sostegno di questa posizione esiste anche una
questione di politica mondiale. Tra i più gravi problemi del secolo
ci sono le tensioni tra Cristianesimo e Islam. Il silenzio carico
d'ira del fondamentalismo islamico, durato settimane, ha avuto un
importante effetto collaterale: il rifiuto di molti paesi europei a
prendere parte alla guerra in Iraq. All'improvviso, accanto
all'Occidente cristiano in America, compariva un altrettanto
indubbio Occidente cristiano in Europa che si rifiutava di
partecipare all'attacco dell'America contro l'Iraq. Una situazione
che faceva traballare l'oramai consolidata immagine di un fronte
islamico serrato contrapposto a una presunta coesione politica del
Cristianesimo. L'esplicito appoggio del Papa alla posizione
dell'Europa non poteva passare inosservato. La preoccupazione,
decisamente inusuale da parte di un pontefice, di far dimenticare
alla Turchia islamica la rabbia causata dal discorso di Ratisbona,
rifletteva chiaramente l'apprensione della Santa Sede, che non
poteva permettere che una differenza di fede si trasformasse in una
guerra tra religioni.
Un ampliamento istituzionalizzato della Nato verso l'Asia verrebbe
interpretato come una inconfutabile dimostrazione del fatto che
sotto la guida dell'America il mondo cristiano si salda con una
coesione che rende inevitabile, fomenta, quanto meno suggerisce
l'opportunità di dare vita a una pari coesione del mondo islamico.
Nella Nato il mondo vede soltanto l'America in veste multinazionale.
E non a torto. Una globalizzazione della Nato sarebbe un regalo per
l'ala fondamentalista dell'Islam. Qualsiasi gesto istituzionale
della Nato per agganciarsi all'Asia renderebbe praticamente
inevitabile lo scontro tra civiltà. (…)
In questo mondo l'Europa vuole avere la facoltà di decidere. Non
essere stati in grado, per troppo tempo, di definire i propri
confini è stata chiaramente una debolezza. La tardiva risoluzione di
non accettare nuove richieste di adesione da parte di paesi con i
quali, tuttavia, si istituiscono partenariati tagliati su misura,
permette comunque a questi stati di non perdere le speranze di
annessione. Ma a prescindere dalle speranze, la Ue è comunque troppo
estesa e gravata da problemi relativi alla capacità di governo
all'interno e all'esterno dei propri confini. È già abbastanza
difficile stabilire una seppur relativa autonomia amministrativa.
Per avere forza di trattativa verso l'esterno è imprescindibile
l'autodeterminazion e. Se non raggiunge l'obiettivo
dell'autodeterminaz ione, l'Europa non sarà mai un Global Player e si
dovrà accontentare dell'influenza che, a livello economico e
politico, può esercitare sulle diverse organizzazioni già esistenti
nel mondo.

Il gioco di Londra. L'eccessiva estensione è una conseguenza
dell'impegno e della decisione storica di lasciare una porta aperta
agli stati appartenuti al Patto di Varsavia nel momento in cui
avessero potuto decidere liberamente. D'altro canto l'Inghilterra è
riuscita appieno nel suo intento di portare la Ue all'allargamento
prima che all'approfondimento , un risultato consono al suo interesse
di fondo: evitare di instaurare un legame istituzionale
irreversibile con il continente e mantenere un rapporto privilegiato
con l'America. Significativo che il Regno Unito abbia creato delle
difficoltà quando, prima della Dichiarazione di Berlino, e dopo
quasi cinquant'anni di successo nello sviluppo europeo si è trattato
di aderire agli accordi di Schengen e all'Euro. L'Inghilterra
continuerà a sottrarsi a una totale integrazione con l'Europa,
soprattutto se è implicita la possibilità che l'Europa possa
prendere decisioni non gradite all'America in tema di politica di
sicurezza comune interna ed estera. Finché l'Europa non trova la
forza di mettere l'Inghilterra di fronte alla necessità di decidere
se preferisce mantenere una relazione privilegiata con gli Usa o la
totale integrazione nella Ue, il Regno Unito rimarrà nella
situazione di comodo in cui si trova oggi. Finché le cose rimarranno
così, la facoltà di trattativa dell'Europa sul piano globale sarà
concepibile e realizzabile soltanto senza l'Inghilterra.
Il che sarebbe a dir poco deplorevole. Ma l'Europa non può
rinunciare all'obiettivo di raggiungere l'autodeterminazion e che le
darebbe facoltà di trattativa a livello mondiale, così come non può
permettere che l'Inghilterra continui a bloccare questo ambizioso
progetto. Anni fa Schäuble e Lamers avevano pensato a una soluzione
logica ma anche pratica: iniziare con un nocciolo duro costituito da
paesi interessati e idonei a una maggiore integrazione e aperto a
tutti gli stati desiderosi di entrarne a far parte. Al termine del
conflitto tra Est e Ovest, ripensando a questa vecchia proposta dei
miei colleghi, mi sono convinto del fatto che, fin dall'inizio, a un
processo di questo tipo deve assolutamente prendere parte un paese
dell'Europa dell'Est, preferibilmente la Polonia. Una scelta che,
tra le altre cose, verrebbe a garantire che l'identità europea non è
destinata a degenerare in antiamericanismo.
Quanto vale per l'Inghilterra deve valere come minimo anche per la
Polonia: i paesi della Ue decisi ad aggregare le loro capacità di
politica di sicurezza comune interna ed estera, non devono
permettere che venga loro impedito di farlo. Ma a differenza
dell'Inghilterra, la Polonia ha una lunga tradizione continentale e
saprà vedere i vantaggi non soltanto di Schengen e dell'euro ma
anche quelli di un esercito europeo.

La via mitteleuropea. La Germania deve concentrare tutte le sue
forze sul progetto di fare dell'Europa il quinto polo del mondo
multipolare, e deve farlo nella consapevolezza che l'Europa sarebbe
l'unico fattore globale privo di interessi di potere a livello
territoriale. Il peso esercitato dall'Europa è dato dalla somma di
due fattori: l'Europa non costituisce una minaccia per nessuno e ha
come obiettivo la stabilità. E il suo peso sarebbe anche maggiore se
esistesse un esercito autonomo europeo. Un esercito dotato di
attrezzature moderne e in grado di assicurare determinate garanzie;
che non abbia la piena facoltà far guerra, per esempio all'Iraq e
vincolato dal divieto assoluto di intraprendere qualsiasi azione se
non su mandato dell'Onu. Ciò renderebbe possibili dei profondi
cambiamenti nell'equipaggiament o e nell'armamento ma richiederebbe
un maggiore, e non un minore investimento per l'esercito federale.
La globalizzazione implicherà sicuramente costi maggiori, sia che si
continui ad agire a fianco dell'America, sia che a livello europeo
si possa decidere autonomamente.

Guardando a Mosca. Rimane ancora da presentare una definizione del
nostro rapporto con la Russia. Da circa 40 anni, con incredibile
costanza, cinque Cancellieri tedeschi si sono impegnati per
lasciarsi alle spalle il peso indimenticabile del passato e
instaurare con la Russia un rapporto basato su fiducia,
collaborazione e, se possibile, amicizia. Brandt, Schmidt, Kohl,
Schröder e Merkel ciascuno con il proprio stile inconfondibile,
hanno lavorato per raggiungere questo obiettivo, trovandosi di
fronte partner altrettanto inconfondibili nel loro stile: Breznev,
Andropow, Gorbachov, Eltsin e Putin. I rapporti tra i due paesi
hanno resistito allo stazionamento di armi nucleari che l'uno
puntava sull'altro, alla fine dell'Unione Sovietica e a un
avvenimento epocale per l'Europa come lo è stato l'unificazione
della Germania che, in termini di politica di sicurezza, si basava
su accordi sanciti tra il presidente americano Bush e il presidente
sovietico Gorbachov. L'economia tedesca ha fornito sostegno al
processo a vantaggio di entrambi i paesi. Schröder ha coniato
l'espressione «partnership strategica», un'espressione ripresa da
Merkel nella sua prima dichiarazione di governo. La Cancelliera
federale è ben consapevole del valore dell'eredità che è passata
nelle sue mani.
Il processo ha assunto dimensioni che Brandt, Schmidt e Kohl non
avrebbero potuto nemmeno immaginare: la Russia è indispensabile a
una risoluzione pacifica della più grave crisi della storia
contemporanea, quella della politica atomica dell'Iran. La Russia è
indispensabile per trovare, per la regione del Medio Oriente di cui
fanno parte la Siria, l'Arabia Saudita, l'Iraq e l'Iran una
soluzione che faccia sperare nella stabilità. Si dovrà ricorrere
alla Russia per risolvere la questione del Kossovo. La Russia è
diventata un fattore chiave nel settore dell'energia, specialmente
per l'Europa, e lo sarà finché il fabbisogno energetico continuerà
ad aumentare e i prezzi continueranno a non scendere, come
probabilmente accadrà nei prossimi 20 anni.

La chiave di Berlino. La Germania è il paese che per quasi 40 anni
ha accumulato, in termini di fiducia, il più grande capitale che si
possa immaginare a esclusione, forse, della Cina. E in questo modo
la Germania si è assunta una responsabilità che non conosce
precedenti: quella di mettere in gioco questo capitale per
collaborare con la Russia nel tentativo di attenuare le gravi,
pericolosissime crisi che minacciano il mondo. Tanto più che
l'imprescindibile America, a causa della sua politica di confronto
soltanto parziale nei confronti della Russia, deve fare i conti con
una forte perdita non solo in termini di stima ma anche in termini
di potere di influenza. Desidero rimandarvi esplicitamente
all'articolo dell'ammiraglio Ulrich Weisser pubblicato nel numero di
marzo di Internationale Politik. Si è venuta a creare una
costellazione senza precedenti nella storia tedesca, con una
Germania in grado di esercitare più influenza di qualsiasi altra
media potenza europea. La politica estera e la politica di sicurezza
comune richiedono lungimiranza e facoltà di comprendere quali sono
le priorità, senza lasciarsi confondere da altre questioni e da
altre tendenze.
Durante la guerra con la Yugoslavia si è delineato il quadro
metodico del nostro spazio di trattativa. Washington e Londra
stavano esercitando una pressione sempre più forte sulla Germania
per convincerla a spiegare le sue truppe di terra contro Belgrado,
una pressione a cui il nostro Cancelliere ha messo fine rispondendo
con un "no" chiaro e definitivo al presidente americano. Questa
esperienza ci ha insegnato che in una situazione di dimensioni
europee in cui è necessaria la sua presenza, la Germania ha un
valore che equivale quasi al peso di un veto. Qualche tempo dopo
abbiamo definito un piano in cinque punti che ha rimesso in gioco la
Russia ed ha avuto l'approvazione dei cinesi, ha ottenuto un mandato
dell'Onu nonché il consenso dell'America a intavolare le trattative
con Milosevic per porre fine al conflitto. Fortunatamente alla
presidenza della Ue era di turno la Finlandia e Athisari ha riscosso
pieno successo. Questa esperienza ci ha mostrato che la Germania,
con una buona idea, l'adeguato sostegno e un numero sufficiente di
partner, è in grado di prendere in mano le redini di una situazione
senza glorificarsene. Senza partner, tuttavia, anche la migliore
delle idee rimane infruttuosa.
Il nostro è un quadro metodico esauriente, pressoché ideale in
quanto nessuno deve preoccuparsi dei tedeschi. Tuttavia, rispetto
alla dimensione globale della responsabilità della Germania di oggi,
appare soltanto come un primo, timido passo.



permalink | inviato da il 14/4/2007 alle 12:36 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
29 marzo 2007
I PAESI DELL' UNIONE EUOPEA CHE VOGLIONO L’UNIONE POLITICA DEVONO ANDARE AVANTI DA SOLI
I PAESI DELL' UNIONE EUROPEA
CHE VOGLIONO L’UNIONE POLITICA
DEVONO ANDARE AVANTI DA SOLI



Pubblico alcuni messaggi del forum del Movimento Federalista Europeo
che reputo debbano essere diffusi il più possibile.
Guido Montani è il presidente del MFE.

Nel MFE esistono due mozioni: quella maggioritaria, volta
a richiedere che la costituzione europea venga fatta approvare
da parte dei cittadini europei tramite un
referendum da svolgersi
contestualmente alle elezioni del parlamento europeo
che si terranno nel 2009
, e quella minoritaria, che ritiene
la costituzione europea uscita dalla Convenzione nel 2004
assolutamente insufficiente e che quindi sia irrilevante approvarla,
si facciano pionieri del processo di unificazione politica costituendo
un
nucleo federale.


 



-----------------------

Ecco il testo della mozione di minoranza
come commento alla celebrazione del 50° dei trattati di Roma.

Mio commento:

In merito alla mozione di minoranza
e ai mezzi da adottare per cercare
di innescare la formazione la formazione
del nucleo federale.


Riguardo ai promotori del nucleo federale, io sono pienamente d'accordo con loro sui fini,
ma non sul metodo: è ovvio che la Federazione Europea potrà iniziare solo da un'avanguardia di Paesi (in primis i sei paesi fondatori della CEE); ma questo non vuol dire che non si debba approvare il trattato (che, sia pur impropriamente, dato che non costituisce un nuovo stato, è stato definito "Costituzione Europea"), perchè quel trattato è comunque necessario al fine di mantenere coesa l'Unione Europea e permettere in futuro nuovi allargamenti.

(Gli allargamenti  comunque, con l'eccezione, forse , della Turchia e dei paesi del Caucaso, oltre che di paesi pienamente europei anche dal punto di vista geografico come la Svizzera, l'Islanda , la Norvegia e gli stati a ovest della Russia che sono ancora fuori, in primis quelli della Ex Jugoslavia, non potranno certo spingersi in Africa o in Asia...)


Il trattato stesso, peraltro, non preclude affatto l'ipotesi che alcuni stati possano integrarsi
maggiormente, e ciò apre la porta anche alla formazione del nucleo federale.

Quello che vorrei è che i promotori della mozione di minoranza, invece di starsene
con le mani in mano e fare convegni di dubbia efficacia, proponessero di fare,
negli Stati che hanno già adottato l'Euro (e che quindi possono già fare parte
della Federazione Europea, posto che
una federazione non può non avere la stessa moneta,
la stessa politica di difesa e la stessa politica estera...
) anche un referendum consultivo
(
che metterebbe, in caso di voto affernativo, i capi di stato nella condizione
di dovere andare, eventualmente, contro il consenso popolare se, per loro,
l' ipotesi di fare uno stato federale europeo sia da considerare velleitaria
)  per vagliare
se i cittadini dell'area Euro (Eurolandia) siano favorevoli a larga maggioranza
(almeno il 66 % degli votanti effettivi; peggio per chi si astiene!! chi lo fa non
dice ne si nè no e non va conteggiato) a che i 13 stati che hanno adottato l'Euro si federino tra loro.

Occorre però superare lo scoglio del diritto di veto degli stati e permettere
a chi si senta già pronto di effettuare il "salto federale".

Comunque se anche non tutti gli stati che hanno l'euro come moneta comune
dovessero federarsi, non importa; non importa neppure se i cittadini di paesi
come la Francia dovessero votare, in maggioranza, no. 
La Federazione Europea la si fa con chi ci sta anche se dovesse essere
geograficamente framentata, polimerica.
 
Gli altri stati seguirebbero a ruota, se non per convinzione, almeno
per opportunità, e comunque sarebbero pur sempre integrati in quella
che è già una confederazione di stati, l'Unione Europea,
di cui la Federazione Europea sarebbe uno stato membro.
 
Quando tutti gli stati dell'Unione Europea saranno inglobati nella Federazione,
l'Unione Europea sarà sciolta, a meno che essa non possa diventare la base
di partenza per la Federazione Mondiale, nel momento in cui essa dovesse
includere almeno due federazioni distinte: la Federazione Europea
e la Federazione Russa (che per la sua immensità non potrebbe mai far parte
della prima) e in seguito altre federazioni che nel frattempo si fossero venute
a formare, come, per esempio, la Federazione Araba, la Federazione del Turkestan
e la Federazione Africana e chissà quante altre....

***************************************************************



CELEBRARE I TRATTATI NON BASTA,
SERVE UNA VERA FEDERAZIONE EUROPEA



L’anniversario della firma dei Trattati di Roma offre l’occasione per celebrare il cammino percorso dall’Europa nel suo lungo processo di integrazione.
Tuttavia, non bisogna dimenticare non solo il fatto che questo cammino è ben lungi dall’essere completato, ma anche che gli Stati nazionali continuano a rifiutarsi di trasferire la loro sovranità all’Europa.

Ancora oggi valgono le parole con le quali Altiero Spinelli cinquant’anni fa commentava la nascita del Mercato Comune:

“Volere l’Europa significa volere un governo europeo il quale amministri
gli affari del popolo europeo; significa perciò colpire molte cose e molti interessi,
ma soprattutto la posizione ed i privilegi dei detentori del potere nazionale:
i ministri con le loro burocrazie, i parlamenti, i partiti nazionali.
Tutti costoro si difendono con abilità e con tenacia. Il loro inconfessato
e talvolta inconsapevole, ma fermo proposito, è di allontanare da sé l’amaro
calice della perdita di una parte sostanziale dei loro poteri; e fare l’unità europea
significa proprio questo. Quando si trovano insieme a dover discutere problemi europei, il loro scopo consiste perciò sempre nella ricerca di quel che bisogna fare e dire per non fare l’Europa. E quando ci sono riusciti, si affrettano a coprire il loro
misfatto con un bel velo europeista. Nel caso del Mercato Comune abbiamo
assistito ancora una volta a questa beffa”
(Altiero Spinelli, La beffa del Mercato Comune, 24 settembre 1957).


Oggi, la beffa è rappresentata dalla pretesa di risolvere la crisi europea mediante l’accordo su un trattato che è stato ambiguamente chiamato “costituzionale” proprio per cercare di accontentare in un colpo solo i sostenitori di un’Europa più forte politicamente (cui è destinato il termine “costituzione” che
evoca lo Stato e la legittimità popolare) e i paesi che hanno una visione esclusivamente economica del processo di integrazione, i quali trovano garanzia nella sostanza del trattato.

La realtà è che l’Europa, dopo la creazione dell’euro e dopo l’allargamento, è paralizzata dalla contraddizione insanabile tra questi due diversi approcci che convivono al suo interno e che rendono impossibile proseguire nel quadro a Ventisette il cammino dell’unificazione.
Come ammoniva Spinelli, il fatto che a lungo si sia vissuti in una situazione di continui progressi e di successi, come è in effetti stata quella europea nell’ultimo mezzo secolo, non significa che essa sia permanente.

L’Europa, nonostante i passi realizzati, è tuttora incapace di contribuire alla pace e alla sicurezza nel mondo, di promuovere uno sviluppo più equo e non riesce a sostenere la crescita, la competitività e l’innovazione della propria economia, così come l’euro, pur essendo un importante fattore di coesione tra alcuni dei paesi europei, resta una moneta senza Stato, la cui sopravvivenza, nel quadro attuale, è a rischio.

Non è tempo dunque di celebrazioni retoriche. Il tempo per portare a compimento il processo di unificazione europeo si sta esaurendo. Occorre, con urgenza, tornare all’ispirazione dei Padri fondatori e riprendere il progetto di un’Europa politica, che significa creare uno Stato federale europeo con un governo pienamente sovrano in materia di politica estera, di sicurezza e di difesa e nella politica economica e fiscale.
L’unica possibilità perché ciò avvenga è che un gruppo di Paesi agisca come avanguardia e indichi agli altri la via da percorrere.

La responsabilità storica di tutto ciò grava in particolare sulla Francia e sulla Germania e sugli altri Paesi che hanno fondato la prima Comunità europea.
Ad essi spetta dunque il compito di assumere l’iniziativa e proporre un Patto federale per mettere in comune le rispettive sovranità nazionali e creare il primo nucleo dello Stato federale europeo, aperto ai Paesi che vorranno aderirvi.

Solo questo nucleo potrà indicare agli Europei la via dell’unità e agire come un magnete nei confronti di tutti i Paesi che vorranno aderire in unafase successiva. E solo in questo modo i cittadini europei potranno tornare ad essere padroni del propriodestino.

Milano, Marzo 2007




************************************************************************


Dichiarazione di Nicola Forlani , in risposta
alla dichiarazione di Guido Montani.





Il vertice di Berlino si è concluso con la sottoscrizione di un testo
stucchevole e tragicamente banale! Ha l'unico pregio di sottolineare, per
l'ennesima volta, come la vuota retorica delle foto di gruppo non riesca più
a dissimulare le manchevolezze di un' Europa incapace di agire.

La Dichiarazione, inutile ed evanescente, è uno schiaffo al più comune buon
senso di ognuno dei cinquecento milioni di cittadini europei che attendono,
sempre più disillusi, risposte di governo per il futuro di se stessi e del
mondo.

Cos'altro ci toccherà sopportare prima che i federalisti, come per il
passato, ritrovino il coraggio della denuncia?


Le nostre capacità di autonomia nei confronti della classe politica
nazionale sono orami irrimediabilmente pregiudicate?

Nicola Forlani




-----Messaggio originale--- --
Da:
mfe@yahoogroups. com [mailto:mfe@yahoogroups. com] Per conto di Guido
Montani
Inviato: lunedì 26 marzo 2007 16.39
A: Forum
Oggetto: [Forum MFE-GFE] Berlino

Cari amici,

vi invio qui di seguito una mia dichiarazione dopo il Vertice europeo
di Berlino.

Guido Montani

I PAESI CHE VOGLIONO
L’UNIONE POLITICA
DEVONO ANDARE AVANTI


A Berlino, i capi di Stato e di governo hanno deciso di rinnovare “le
fondamenta comuni”, prima delle elezioni del Parlamento europeo del
2009. Con questa Dichiarazione, si annunciano la fine della pausa di
riflessione e il rilancio del processo costituente. A giugno, la
presidenza tedesca si è impegnata a convocare una nuova Conferenza
intergovernativa.

Tuttavia, questa dichiarazione unanime cela una decisa ostilità da
parte di almeno quattro paesi euroscettici, guidati dalla Gran
Bretagna, che non vogliono una Costituzione europea come fondamento di
un’Unione politica, capace di agire per affrontare le grandi sfide del
nuovo secolo: il riscaldamento climatico, la globalizzazione
dell’economia, la lotta alla povertà e la pace internazionale.

I paesi che vogliono l’unità politica dell’Europa non devono cedere al
ricatto dei paesi euroscettici, che potranno imporre la loro volontà
sino a che si accetterà la prassi del diritto di veto. Avanzare
all’unanimità in un’Europa a 27 è impossibile.

L’Europa ha bisogno di una Costituzione, migliorata rispetto al testo
attuale. La via per sottrarsi al ricatto dei paesi euroscettici è
quella indicata dai federalisti europei: abbinare all’elezione europea
del 2009 un referendum europeo. Il nuovo Trattato costituzionale
entrerà in vigore se approvato da una maggioranza di cittadini e di
Stati dell’Unione.

E’ venuto il momento di dare la parola ai cittadini europei. Decida il
popolo europeo.

Guido Montani
Presidente del Movimento Federalista Europeo


Pavia, 26 marzo 2007





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Le richieste di iscrizione vanno indirizzate a

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Per un Patto federale tra i paesi fondatori

 

L'impotenza dell'Europa e la necessità di una politica estera e di difesa

L'Unione europea si trova oggi di fronte a molte impasse - politiche ed economiche. Ma l'occupazione dell'Iraq da parte delle truppe americane e britanniche, che ha fatto seguito alle vicende dei Balcani, ha messo in luce con drammatica evidenza che il problema dell'unità politica dell'Europa non mette in gioco soltanto il benessere degli europei e il loro ritardo tecnologico nei confronti degli Stati Uniti ma è, come l'ex-Cancelliere Kohl non si stancava di ripetere negli ultimi anni del suo mandato, una questione di pace o di guerra. L'Europa si è dimostrata totalmente incapace di giocare un qualsiasi ruolo nell'equilibrio internazionale. I suoi popoli volevano la pace, ma i suoi governi non hanno potuto far valere concretamente questa richiesta. Alcuni di essi hanno preferito sfidare la propria opinione pubblica pur di non correre il rischio di essere privati della benevolenza della potenza imperiale. Altri si sono opposti alle posizioni americane, ma la loro impotenza non ha consentito loro di far altro che impedire che l'attacco preventivo di Stati Uniti e Gran Bretagna ottenesse l'avallo del Consiglio di Sicurezza, il che non ha potuto per nulla evitare gli eventi successivi.
L'egemonia americana sull'Europa non è certo un fatto recente. Essa data almeno dalla fine della seconda guerra mondiale. Ma fino a che è durata la guerra fredda essa è stata parzialmente mascherata dal comune impegno nel contenimento della potenza sovietica e dalla sostanziale coincidenza di interessi tra Stati Uniti ed Europa. Con la fine della guerra fredda questa coincidenza ha cessato di esistere e il compito che gli Stati Uniti si sono trovati a dover svolgere è stato quello di garantire una qualche forma di ordine mondiale, per quanto precario, estendendo la propria egemonia all'intero pianeta. In questo quadro la condizione di vassalli degli Stati europei è diventata drammaticamente evidente, così come è diventata acuta, nella parte più sensibile dell'opinione pubblica, la consapevolezza del fatto che la causa dell'incapacità di agire dell'Europa sta nella sua divisione. E' così che si è fatta più forte e si è diffusa la richiesta che l'Europa parli con una sola voce.

La Convenzione

Molti hanno creduto che a questa aspirazione potesse dare una risposta la Convenzione che ha da poco terminato i suoi lavori. Essi si sono sbagliati. La Convenzione non ha prodotto che ciò che le era stato chiesto dal Consiglio europeo di Laeken: un modestissimo toilettage dei trattati precedenti. Tra le innovazioni istituzionali, peraltro tutte di scarsissimo rilievo, che essa ha proposto, quelle che hanno un apparente rapporto con la politica estera (anche se non con la difesa, alla quale si riferiscono le disposizioni assolutamente anodine dell'art. I-40) sono le norme relative al Presidente del Consiglio europeo (che non dovrà essere un capo di governo in carica, dovrà dedicarsi al suo compito a tempo pieno e durerà in carica due anni e mezzo, rinnovabili per una volta) e alla creazione del cosiddetto Ministro degli Esteri dell'Unione (che sarà nominato dai governi, ma sarà insieme Vice-presidente della Commissione, e riunirà in sé le prerogative del cosiddetto Mr. PESC e del Commissario incaricato dei rapporti esterni dell'Unione).
Non occorre una argomentazione elaborata per dimostrare che, in presenza di venticinque Stati membri che mantengono intatta la loro sovranità e quindi hanno una propria politica estera e conservano il controllo degli strumenti che servono per realizzarla, questi personaggi saranno dei puri figuranti. Essi saranno condannati all'inazione e all'impotenza dal fatto di dover interpretare gli orientamenti divergenti di venticinque Stati sovrani. Basti pensare a che cosa avrebbe potuto fare un Presidente o un Ministro degli Esteri dell'Unione di fronte agli opposti atteggiamenti di Gran Bretagna e Francia in occasione della guerra in Iraq.

La regola della maggioranza

Molti pensano però che ben diverso sarebbe stato il giudizio da dare dei lavori della Convenzione se essa avesse proposto (e la Conferenza intergovernativa accettasse) la regola della maggioranza in materia di politica estera e di difesa (oltre che di fiscalità). Anche questa opinione è manifestamente erronea. In verità la capacità di agire dell'Europa in materia di politica estera e di difesa non è una questione di regole ma di potere. E' ovvio che in materia di politica estera e di difesa le decisioni devono essere prese (anche se per lo più da un governo e non, tranne che in casi particolari, da un organo legislativo). Ma una volta prese esse devono essere eseguite. Si tratta di due aspetti che nell'azione del governo di uno Stato coincidono, perché in uno Stato chi ha la maggioranza dispone per ciò stesso degli strumenti di potere necessari per imporre l'esecuzione delle decisioni prese. Ma che non coincidono affatto in una confederazione di Stati sovrani, come l'attuale Unione europea. In questo caso il potere di eseguire le decisioni non appartiene alle istituzioni dell'Unione che le prendono, ma ai governi degli Stati che dell'Unione fanno parte e che, nelle materie importanti, si riservano di eseguirle o di non eseguirle a seconda della condotta che viene loro imposta dal perseguimento dei propri interessi. Del resto quando la regola della maggioranza fu effettivamente applicata nelle tredici ex-colonie inglesi dell'America settentrionale, sotto la vigenza, dal 1781 al 1787, degli Articles of Confederation dal cui totale fallimento emerse l'esigenza di unire le tredici ex-colonie in una more perfect union, gli Stati che di volta in volta rimanevano in minoranza, soprattutto nelle decisioni che riguardavano la fornitura all'esercito della Confederazione di contingenti militari e il pagamento dei contributi finanziari ad essi spettanti, si rifiutavano sistematicamente di applicare le decisioni prese dal Congresso.
Non bisogna dimenticare che, in una confederazione, la mancata attuazione da parte di uno o più Stati di una decisione presa è un fatto fortemente disgregante, che mina l'esistenza stessa dell'Unione. Ne consegue che la coesione di questa, per debole che essa sia, dipende u-nicamente dal consenso degli Stati membri e quindi dall'osservanza, in diritto o in fatto, della regola dell'unanimità. Né bisogna dimenticare che i governi degli Stati membri di una confederazione sono democraticamente responsabili di fronte ai loro elettori e che, qualora gli organi della confederazione prendessero decisioni fortemente impopolari, sarebbero i governi degli Stati membri che subirebbero le conseguenze dell'insoddisfazione e delle proteste dei cittadini e dei gruppi di interesse in cui essi sono organizzati. In casi gravi potrebbe essere messo in pericolo lo stesso ordine pubblico che essi, e non certo la confederazione, devono garantire.
L'Unione europea è più solida e organizzata dell'Unione delle ex-colonie inglesi del 1781-1787. Ma ciò comporta semplicemente la con-seguenza che in essa la regola della maggioranza, nelle materie im-portanti, non viene nemmeno adottata. E quando viene adottata per le decisioni non essenziali, essa non viene quasi mai di fatto applicata. Viene invece seguita la strada del mercanteggiamento e del compromesso in modo che ogni sacrificio di un governo in un settore venga compensato da un vantaggio per lo stesso governo in un altro settore. E' così che di fatto tutte le decisioni vengono prese all'unanimità.

Necessità di uno Stato europeo

E' evidente quindi che le modalità dell'esecuzione delle decisioni condizionano quelle della loro assunzione e il loro stesso contenuto. Le decisioni di un'Unione di Stati sovrani sono compromessi tra gli interessi di tutti i governi. E il profilo di questi compromessi è tanto più basso quanto più numerosi ed eterogenei sono gli Stati che partecipano al processo decisionale. Nessuna confederazione può avere una politica estera efficace, ma è chiaro che una confederazione di venticinque Stati - con collocazioni geopolitiche talora diametralmente opposte - non ne potrà avere nemmeno la parvenza. Bisogna quindi prendere atto del fatto che perché l'Europa possa far sentire la sua voce nel mondo e dare espressione alla volontà di pace dei suoi cittadini non servono né un Presidente del Consiglio che abbia una durata in carica più lunga, né un "Ministro degli Esteri" europeo, né l'introduzione della regola della maggioranza nelle materie della politica estera e della difesa (nonché in quella, strumentale rispetto ad esse, della fiscalità). Il problema riguarda la sovranità, cioè la creazione di un vero e proprio Stato federale - certo decentrato in quanto federale, ma nel quale la capacità di prendere decisioni non sia disgiunta dal potere di dar loro esecuzione. E parlare di Stato significa parlare di monopolio della forza fisica, cioè di disarmo degli Stati membri e di controllo esclusivo da parte di un governo europeo di un unico esercito europeo: e non certo della creazione di una cosiddetta "forza di intervento rapido" di sessantamila uomini, il cui comandante sia responsabile di fronte a venticinque capi di Stato e di governo, dai quali riceva le direttive per la sua azione. Sia detto en passant che, se nascesse un vero e proprio Stato europeo, sarebbe futile discutere dell'opportunità o meno di mantenere un legame istituzionale tra di esso e gli Stati Uniti d'America. Uno Stato federale europeo sarebbe in grado di garantire da sé la propria difesa. Esso stipulerebbe certo accordi e alleanze, ma seguirebbe di volta in volta politiche in assonanza o in contrasto con quelle degli USA a seconda della natura degli interessi in gioco.

Il nucleo federale

Uno Stato europeo non potrà essere fondato nel quadro delle attuali istituzioni, anche se vi potrà essere reinserito dopo la sua fondazione. Del resto pensare alla sua creazione sulla base del consenso dei governi di venticinque paesi, nella maggior parte dei quali l'opinione pubblica è dichiaratamente contraria a ogni avanzamento verso qualsiasi forma di unione politica, e che comunque sono profondamente diversi per il loro grado di integrazione e per le loro tradizioni in materia di politica estera e di difesa, sarebbe pura follia. Perché uno Stato federale europeo possa essere fondato è necessario che un gruppo di paesi con un forte grado di omogeneità, una forte interdipendenza economica e sociale e un grado avanzato di maturità europea dell'opinione pubblica prenda l'iniziativa. Questo gruppo non può essere costituito che dai paesi fondatori della prima Comunità europea. Esso, malgrado le note ambiguità del governo italiano, si è già manifestato, anche se embrionalmente, in più di una occasione. Ma deve essere chiaro che l'iniziativa di questo gruppo non si deve limitare a un generico impulso o alla proposta di un progetto da negoziare con gli altri membri dell'Unione. Essa deve invece consistere nella creazione di un nucleo federale da proporre senza ulteriori nego-ziati, dopo che la sua Costituzione sia stata definitivamente approvata, all'adesione degli altri membri dell'Unione che siano disposti ad en-trarvi.
Va ribadito che questo passo deve essere compiuto al di fuori delle istituzioni dell'Unione. Pensare che un nucleo federale possa essere realizzato all'interno di esse, mediante lo strumento delle cooperazioni rafforzate (ora "strutturate"), significa tentare ipocritamente di neutralizzare l'iniziativa deviandola su di un binario morto. Le cooperazioni strutturate non sono che la manifestazione attualizzata della vecchia idea dell'Europe à la carte. Il loro meccanismo prevede che gruppi di paesi di composizione di volta in volta diversa si formino per realizzare diversi obiettivi; ed esse devono essere autorizzate da tutti i paesi facenti parte dell'Unione europea. L'ipotetica nascita di un nucleo federale secondo questa procedura dovrebbe quindi ottenere il consenso anche dei paesi contrari e dare luogo ad un'entità compatibile con la struttura istituzionale e le leggi dell'Unione. Tutto questo è chiaramente impossibile. La nascita del nucleo federale può essere soltanto l'espressione di una forte e unanime volontà politica dei paesi che vogliono farne parte e dar luogo ad un vero e proprio atto di rottura, così come di fatto è stata un atto di rottura l'unificazione tedesca, della quale i governi degli altri Stati membri della Comunità hanno dovuto soltanto prendere atto adattando, a cose fatte, le regole della Comunità alla nuova realtà.

Le obiezioni

Al progetto del nucleo federale si rivolgono abitualmente due obiezioni. La prima è che esso divide invece di unire, escludendo in una prima fase dal nucleo la maggioranza dei paesi dell'Unione. Niente potrebbe essere più falso. L'idea del nucleo federale è nata proprio dalla constatazione che un'Unione politica è impossibile in presenza di una compagine formata da venticinque Stati. Chiedere che il governo inglese, o quello spagnolo, o quelli dell'Europa dell'Est prendano insieme ai paesi fondatori l'iniziativa di unirsi in un vincolo federale è semplicemente cervellotico. Ma molti di essi e, a medio termine, tutti non potrebbero non unirsi ad uno Stato federale che esistesse già. Ci si deve quindi rendere conto che il nucleo federale avrebbe la funzione di motore dell'unione e che esso sarebbe il solo strumento in grado di dare un contenuto e uno sbocco politico all'allargamento, impedendo che esso abbia come proprio esito la completa ingovernabilità dell'Unione, l'inapplicabilità delle sue regole e il suo conclusivo disfacimento dopo la sua trasformazione in un'area di libero scambio. Il nucleo sarebbe quindi un fattore decisivo di promozione di quell'unità dell'Europa nel suo complesso che l'Unione attuale è totalmente incapace di garantire.
La seconda è che in nessuno dei paesi fondatori esiste attualmente la forte volontà politica necessaria per costituire un nucleo federale. Questo è vero, e lo è tanto più alla luce del fatto che il governo di uno di essi è guidato da un personaggio come Berlusconi ed ha al suo interno tre ministri appartenenti alla Lega. Ma se la volontà di creare il nucleo non esiste oggi nella sua espressione definitiva, è realistico pensare che essa si formerà se se ne creeranno le condizioni. E la creazione di queste a sua volta dipenderà dal quadro nel quale verrà posto il problema della riforma delle istituzioni comunitarie, perché è soltanto nel quadro di un gruppo di paesi ristretto e coeso che le crisi che si stanno abbattendo sull'Europa con sempre maggior forza e frequenza tenderanno - come già oggi in parte fanno - a suscitare le stesse reazioni e a trovare una rispondenza più aperta e più pronta da parte dell'opinione pubblica. E' per questo che il gruppo dei paesi fondatori è il solo nel quale è oggi sensato e possibile battersi per la fondazione di uno Stato federale europeo.

La difficoltà della scelta e l'alternativa

Rimane il fatto che si tratta di una battaglia di grande difficoltà. La sovranità nazionale si è radicata in Europa nel corso dei secoli. Essa condiziona il comportamento dei governi, della classe politica, dei media e dell'opinione pubblica. Ma il problema è ormai drammaticamente maturo. E non si deve dimenticare qual è l'alternativa alla sua mancata soluzione: si tratta della trasformazione dell'Europa in un insieme di Stati vassalli della potenza egemone, condannati all'impotenza e al-l'impoverimento, e in ultima analisi all'uscita dall'intreccio principale delle vicende della storia. Ciò è accaduto in passato in tutte le regioni del mondo che non hanno saputo adeguare per tempo le dimensioni dello Stato alle esigenze poste dall'evoluzione degli eventi, come la Grecia all'epoca della conquista macedone e poi romana e l'Italia del Rinascimento. L'Europa, a meno di una drastica inversione di tendenza, sta avviandosi verso la propria sudamericanizzazione: essa deve decidere se rassegnarsi alla propria decadenza seguendo la strada facile dell'inerzia e della subordinazione o opporvisi seguendo quella ardua dell'unificazione politica.

Il Patto federale

La storia dell'unificazione europea è stata una storia di corruzione delle parole. Soprattutto negli ultimi tempi, per dare all'opinione pubblica l'illusione che un processo che sta rischiando di esaurirsi stia al contrario avanzando verso esiti progressivi, è stato stravolto e banalizzato il significato di termini come "Federazione" e "Costituzione". E' quindi importante sottolineare che la Federazione è uno Stato, dotato della prerogativa della sovranità, e quindi del monopolio della forza fisica, e che non vi è costituzione che non sia la costituzione di uno Stato. Ma è altrettanto importante sottrarre alla stessa corruzione anche la parola "Stato", che perderebbe le sue connotazioni essenziali se si lasciasse circolare la menzogna secondo la quale lo Stato si identificherebbe con l'estensione alla politica estera e alla difesa (nonché alla fiscalità) del principio di maggioranza.
Allo stesso modo è importante mettere in chiaro che l'unione di più Stati nazionali in un unico Stato federale europeo, al di là dei problemi legati alle dimensioni del quadro, non potrà mai nascere dalle deli-berazioni di un'assemblea. I protagonisti della creazione di uno Stato federale non potranno che essere coloro nei quali si manifesta il massimo livello di responsabilità politica, cioè gli uomini di governo. Essi esercitano il potere reale, e quindi possono trasferirlo ad una nuova entità, anche se la loro iniziativa non potrà manifestarsi che in una situazione eccezionale, sulla base di una forte spinta del popolo, cioè del detentore ultimo del potere costituente, e in un clima di dibattito che coinvolgerà l'intera classe politica. Altro è l'elaborazione della sua Costituzione, cioè la formulazione delle regole che disciplineranno la vita di questa nuova entità, un volta che essa sarà stata creata: in ogni caso il pactum unionis non coincide con il pactum constitutionis. E' del resto quello che, in un contesto non federale, è accaduto in occasione della ricostituzione dello Stato repubblicano dopo la seconda guerra mondiale in Francia e in Italia, dove prima è stato costituito il governo repubblicano, e dopo gli è stata data una costituzione.
Il primo nucleo di uno Stato europeo non può quindi nascere che da un Patto federale, stipulato dai governi dei paesi fondatori, con il quale si realizzi il trasferimento della sovranità. Esso creerà un governo provvisorio, che controllerà l'esercito europeo e provvederà successivamente alla convocazione di un'Assemblea costituente.

Il contenuto del Patto federale

Non si può evidentemente in questa sede andare al di là di una indicazione sommaria del contenuto del Patto federale, che dovrà essere completata, perfezionata e corretta da chi possegga le conoscenze tecniche necessarie. Una prima formulazione è comunque necessaria per mettere in vista la natura dei problemi da affrontare, cioè per far apparire chiaramente che cosa significhi creare uno Stato federale europeo e per impedire che si giochi sull'ambiguità di espressioni come quella di "Federazione di Stati nazionali". In questo modo si metterà in cruda evidenza anche la difficoltà dell'obiettivo da raggiungere. Il progetto sarà quindi accolto dai più come un sogno o come una pura esercitazione teorica. Resta il fatto che, se gli europei vogliono realizzare l'obiettivo dell'unità politica dell'Europa - quello che ha guidato tutto il cammino dell'integrazione - essi devono affrontare e risolvere questi problemi e non altri, perché non vi è altra via per rilanciare il processo e per impedire il suo inesorabile e rapido declino. Ritenere invece che il progetto del nucleo federale sia una pura utopia, e che l'opinione pubblica dei paesi fondatori e la classe politica che la rappresenta non siano comunque, né saranno in un futuro relativamente prossimo, in grado di esprimere le energie e la volontà necessarie per realizzarlo, significa rassegnarsi fin d'ora all'ingloriosa conclusione del cammino dell'unificazione europea e conseguentemente alla crisi delle istituzioni democratiche e all'imbarbarimento della convivenza nei paesi del continente. L'Europa si sta avvicinando ad una crisi radicale: e situazioni radicali richiedono risposte radicali. Del resto la storia alterna a fasi di evoluzione lenta fasi di rapida e profonda trasformazione. In queste ul-time diventa realistico ciò che nei periodi normali sembrava utopistico. Ci troviamo quindi di fronte ad una battaglia difficile, ma che è la sola per cui oggi valga la pena di combattere.

Ecco quindi, nei suoi punti fondamentali, il contenuto che dovrebbe avere il Patto federale:


1. I governi dei paesi fondatori convengono di unire i loro Stati in un Patto federale creando uno Stato federale denominato "Stati Uniti d'Europa".

2. Gli Stati Uniti d'Europa saranno retti da un governo provvisorio composto dai capi di Stato e di governo firmatari del Patto.

3. Il governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa sarà composto dal Presidente, da un Vice-presidente e da quattro ministri, che avranno rispettivamente come competenza gli affari esteri, la difesa, l'economia e le finanze, i rapporti con l'Unione europea e con gli Stati membri.

4. Gli affari esteri e la difesa saranno competenze esclusive del governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa e nel loro ambito esso avrà pieni poteri; l'economia e le finanze saranno gestite in via concorrente e in collaborazione con le istituzioni nazionali ed europee; i rapporti con l'Unione europea e con gli Stati membri saranno gestiti secondo le modalità rese necessarie dalla natura dei problemi da risolvere.

5. Nel Patto viene designato il Presidente del governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa e vengono attribuiti la Vice-presidenza e i ministeri agli altri suoi membri.

6. Il governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa, procedendo per cooptazione, porterà nel più breve tempo possibile la propria composizione a dodici membri, affiancando ad ognuno dei ministri (oltre che al Presidente e al Vice-presidente) un sottosegretario scelto in ognuno degli Stati contraenti, di preferenza nell'ambito degli schieramenti di opposizione. Ciascuno di essi eserciterà le proprie funzioni in un ministero diverso da quello gestito dal capo del rispettivo governo nazionale.

7. La successione ai membri del governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa alla guida dei rispettivi governi nazionali sarà disciplinata dalle regole in vigore in ciascuno di essi.

8. L'esercito, la marina, l'aviazione e la gendarmeria nazionali ven-gono unificati in un unico esercito europeo il cui capo supremo sarà il Presidente del governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa. L'esercito europeo passerà sotto il comando di uno stato maggiore europeo di cui faranno parte i Capi di stato maggiore e altri alti ufficiali di ciascuno dei paesi che avranno sottoscritto il Patto. Il Capo di stato maggiore generale risponderà al Ministro della Difesa del governo provvisorio. Nel Patto sarà nominato il Capo di stato maggiore generale.

9. Vengono automaticamente soppressi i ministeri degli esteri e della difesa degli Stati i cui governi hanno sottoscritto il Patto. I rispettivi bilanci confluiranno nel bilancio del governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa.

10. Le rappresentanze diplomatiche e consolari degli Stati che avranno sottoscritto il Patto saranno unificate nel più breve tempo possibile. Prima che ciò avvenga ognuna di esse rappresenterà non più un singolo Stato membro, ma gli Stati Uniti d'Europa.
11. Il Ministro dell'economia e delle finanze viene autorizzato a emettere un prestito pubblico secondo le modalità definite dal governo provvisorio su proposta della stesso Ministro dell'economia e delle finanze.

12. Fino alla prima elezione generale, che sarà indetta dopo il termine dei lavori dell'Assemblea costituente menzionata al punto successivo, il controllo parlamentare sull'attività del governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa sarà esercitato in via consultiva dai deputati al Parlamento europeo appartenenti agli Stati che hanno sottoscritto il Patto federale.

13. Entro due mesi dal completamento del processo delle ratifiche del Patto federale, di cui al punto 15, il governo provvisorio degli Stati Uniti d'Europa indirà l'elezione, con un sistema elettorale uniforme, di un'Assemblea costituente il cui mandato sarà quello di redigere la Costituzione degli Stati Uniti d'Europa. Questi dovranno avere la forma di uno Stato federale, fondato sul principio di sussidiarietà, nel quale le istituzioni europee disporranno almeno dei poteri della politica estera e della difesa, delle grandi linee della politica economica e delle infrastrutture nonché della politica della ricerca scientifica e dello sviluppo tecnologico; il capo dell'esecutivo, o l'esecutivo nel suo complesso, dovranno essere democraticamente responsabili di fronte all'elettorato o di fronte al Parlamento (o ad un suo ramo) e corrispondentemente dovrà essere eletto dai cittadini o dal Parlamento; il potere legislativo sarà affidato ad un Parlamento bicamerale del quale un ramo rappresenterà proporzionalmente i cittadini e l'altro rappresenterà gli Stati; il potere giudiziario avrà la sua massima espressione in una Corte di Giustizia il cui compito sarà quello di interpretare la Costituzione dichiarando la nullità delle norme di legge che confliggeranno con essa; la Costituzione dovrà essere emendabile attraverso una procedura che non implichi l'unanimità dei consensi degli Stati membri; il diritto di secessione sarà escluso; le istituzioni europee saranno dotate di un potere di imposizione autonomo o esercitato in collaborazione con quello degli Stati membri, delle regioni e dei poteri locali; la Costituzione conterrà una norma transitoria che consenta a tutti gli Stati dell'Unione europea che non avranno sottoscritto il Patto di diventare Stati membri degli Stati Uniti d'Europa accettandone la Costituzione e gli obblighi che ne deriveranno. La Costituzione elaborata dall'Assemblea costituente sarà sottoposta a referendum popolare.

14. Gli Stati Uniti d'Europa continueranno a far parte dell'Unione europea e dell'Unione monetaria europea, sempre che le rispettive istituzioni non vi si oppongano. Il ministro degli Stati Uniti d'Europa deputato ai rapporti con l'Unione europea darà avvio senza indugio con le autorità dell'Unione europea alle trattative necessarie per concordare le condizioni alle quali tale partecipazione potrà continuare.

15. Il Patto verrà sottoposto alla ratifica degli Stati i cui rappresentanti lo avranno sottoscritto, secondo le modalità previste dalla Costituzione di ciascuno di essi, ed entrerà in vigore tra gli Stati che lo avranno ratificato, a condizione che questi rappresentino almeno i cinque sesti degli Stati che lo hanno sottoscritto e i tre quarti della popolazione complessiva di questi ultimi.

Publius


Tratto da :

http://www.euraction.org/lett/readit.htm



I fini sono gli stessi. Cambiano i metodi.
Ma il risultato finale sarebbe sempre lo stesso: la Federazione Europea.




Non so come la prenderebbero i cittadini dei paesi fuori dell' Area Euro ad essere esclusi dal referendum consultivo per il nucleo federale, ma siccome non ne potrebbero fare parte senza avere la stessa moneta, per il momento sarebbero da escludere a priori. Questo tra l'altro permetterebbe di eliminare sul nascere il problema del paesi euroscettic ( come la Gran Bretagna e la Polonia ), sempre che nel frattempo, le paure dei francesi e degli olandesi circa un peggioramento delle loro condizioni sociali siano fugate.

Del resto si tratterebbe non di votare per la vecchia costituzione (anche se il referendum sulla "costituzione europea" facesse cilecca nulla vieterebbe di avere un successo sull'altro referendum, quello sul nucleo federale )
ma di votare per la nuova europa federale, e quindi , in caso di voto positivo per un'assemblea costituente per una vera costituzione, cioè per un testo fondante un nuovo stato, nato dall'unione degli stati che hanno già ceduto parte della loro sovranità ( quella monetaria ) e che avrebbero solo da guadagnarci se cedessero a livello federale anche la plitica estera e la politica di difesa.

Angela Merkel ha detto che l'Europa ha bisogno di un esercito continentale, ma ha anche sentenziato che non ci sarà una federazione europea neppure tra altri 50 anni.
Eppure mi pare ragionevole pensare che se gli stati europei uniscono i loro eserciti sotto un unico comando, questo comando militare debba a sua volta essere sotto un solo governo: un governo eletto dai cittadini e indipendente dal beneplacito dei singoli governi nazionali. Se cosi non fosse l'esercito europeo non potrebbe funzionare adeguatamente.

Paradossalmente la politica funzionalista continua e l'esercito europeo, ammesso che lo si faccia, darebbe un incentivo alla formazione della federazione.

Il principale ostacolo a che ciò accada, secondo me sta nelle gelosie nazionaliste ( come la puara di perdere i fondi comunitari... o, ancora, quella di perdere la propria tradizione culturale a causa di un processo di omologazione) e nel timore dei politici nazionali di perdere prestigio nel momendo in cui gli stati nazionali perdessero la loro personalità internazionale.

Il referendum , sia quello per la costituzione dell'Unione Europea sia quello per la Federazione Europea sono armi a doppio taglio perchè gli altri cittadini europei potrebbero anche persarla diveramente da noi.

Ma non possiamo sperare che i capi di stato e di governo prendano da soli l'iniziativa ; dobbiamo rifarci al popolo dopo averlo adeguatamente informato sulla necessità che gli Stati Europei ( a ovest dell'immenza Russia ) si uniscano progressivamente in un unico stato.

Del resto la federazione europea funzionerebbe in modo molto più veloce e snello rispetto all'attuale unione europea , appesantita dalla volontà degli stati nazionali di non perdere  la loro sovranità in campo militare e nella politica estera.
Ma cederla non vuol dire indebolirsi, ma semmai rafforzarsi.
Un Europa con una sola voce conterebbe molto di più di un europa confusa e senza un politica estera e difesa uniche e univoche.

Mi scuso per la lunghezza dei testo.

Cordiali saluti.

Alessio Mameli


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Ue: Merkel, prossimo passo deve essere l’esercito europeo

23 marzo 2007 alle 08:31 — Fonte: repubblica.it2 commenti
I prossimi obiettivi dell’Unione europea devono essere la costituzione di un esercito europeo e la maggiore tutela delle specificità nazionali.
Lo afferma Angela Merkel in una lunga intervista al quotidiano “Bild”, in cui spiega che “bisogna andare verso un esercito europeo”, ma sottolinea anche che “non ci sarà uno Stato federale europeo neanche tra 50 anni. Manterremo la molteplicità degli Stati nazionali”.
Alla domanda se in Europa il pericolo di guerra è stato eliminato per sempre, la signora Merkel risponde che la cosa vale “in ogni caso per gli Stati dell’Unione europea, ma deve diventare un obiettivo per l’intero continente”. Il cancelliere e presidente di turno dell’Ue ammonisce poi a non esagerare troppo in fatto di competitività.
“Dobbiamo fare attenzione” spiega “a che all’interno della Commissione europea determinate questioni non vengano viste solo attraverso gli occhiali della competitività, senza tener conto delle tradizioni nazionali. La competitività è senza dubbio importante e deve essere anche protetta da una Commissione europea indipendente, ma la politica necessita di spazi di realizzazione”. Tra i valori che caratterizzano di più l’Ue, la Merkel mette al primo posto “la tolleranza”, poiché il modello europeo è basato sull’equilibrio e sulla comunanza. E come esempio cita il fatto che “chi guadagna di più, paga più tasse” ed aggiunge che un’altra grande caratteristica europea è che “abbiamo un solido sistema di protezione sociale”.
Trattto da:
http://www.kataweb.it/news/item/292080/ue-merkel-prossimo-passo-deve-essere-l-esercito-europeo



Altri link in tema:

Discorso di Hans-Gert Pöttering, presidente del parlamento europeo.
 
http://www.epp-ed.eu/Activities/docs/hgp_future-it.pdf


"Ipotizzare la fondazione dello Stato federale fuori dai Trattati non sembra solo un’ipotesi irrealistica, ma addirittura pericolosa per la stabilità europea e mondiale"
http://www.taurillon.org/Fuori-dai-Trattati-per-fondare-lo


"PER IL POPOLO EUROPEO SOVRANO. 1943-2003. Sessanta anni di lotte per la Federazione europea ... incomincia ad avviarsi la costruzione dell’esercito europeo; ..."
http://www.mfe.it/unitaeuropea/2003/UE_352.pdf



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Esercito Europeo: senza la Federazione Europea è solo una grande balla.
Mio commento:

Non credo che un esercito europeo metterebbe la Nato in soffitta.

Semplicemente la Nato verrebbe riformata in senso più paritario e avrebbe, in una prospettiva
di medio-lungo periodo, solo 3 membri: Stati Uniti, Canada e Federazione Europea.

Se poi si volessero unire in un' unica alleanza tutte le alleanze che vedono gli Stati Uniti d' America
come fulcro, penso che non sarebbe affatto male.

Nascerebbe l' Unione Mondiale delle Democrazie.

Link in tema:

http://www.google. it/search? hl=it&q=Riforma della Nato& btnG=Cerca& meta=
http://www.google. it/search? hl=it&q=Alleanza Mondiale delle Democrazie &btnG=Cerca con Google& meta=

http://www.google. it/search? hl=it&q=Organizz azione Mondiale delle Democrazie &btnG=Cerca& meta=

Certamente ci sono negli Stati Uniti persone che temono che l'Europa possa scontrarsi
con gli USA e possa interferire con i suoi interessi. A queste persone occorrebbe rendere noto
che l' Occidente è uno solo ma che ciò non implica che l'Europa debba essere sempre d'accordo
con il modo con cui gli USA difendono gli interessi dell'Occidente.

Questi interessi per altro non sono affatto coincidenti con quelle delle multinazionali
(anche se purtroppo la politica americana è pilotata dalla multinazionali che finanziano
le campagne presidenziali );

L'interesse dell'Occidente è che il mondo sia pacifico, stabile, e che, senza mettere in ginocchio
la nostra economia, anche altri paesi possano godere di uno sviluppo economico attraverso l'uso
delle risorse ivi presenti (di cui purtroppo noi siamo privi; quando sento dire che l'Europa avrà
tra le sue facoltà quella di rendere migliore e più giusto il Mondo mi rallegro, ma al tempo
stesso resto perplesso, dato che noi, al pari degli U.S.A. basiamo il nostro benessere s
ullo sfruttamento delle altrui risorse....) .

http://www.google. it/search? hl=it&sa= X&oi=spell& resnum=0& ct=result& cd=1&q=Against European Union, Weekly Standard& spell=1

Tra gli interessi dell'Occidente c'è anche che le civiltà non occidentali, pur senza omologarsi
in toto alla nostra civiltà, assumano almeno i caratteri migliori di essa:
la centralità dell'individuo nella società, la libertà individuale, la democrazia, la laicità.

Questo di certo non lo si può imporre con la forza, ma lo si può insegnare dando l'esempio:
quale migliore esempio di un nuovo stato federale, la Federazione Europea, che unisce Paesi
che fino a 60 anni fa si sono fatti decine di guerre?

http://www.proteo. rdbcub.it/ article.php3? id_article= 325

http://www.repubbli ca.it/2007/ 03/sezioni/ esteri/europa- anniversario/ europa-anniversa rio/europa- anniversario. html

Cordiali saluti

Alessio Mameli
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Ma il varo di un esercito unificato

è oggi un progetto irrealizzabile



di Andrea Nativi

Un esercito europeo, alla cui realizzazione attribuire la massima priorità, questa
è la proposta che la cancelliera tedesco Angela Merkel ha lanciato quale presidente
dell’Unione Europea. Ma si tratta di una iniziativa velleitaria, che non ha suscitato
entusiasmo nelle capitali e che anche nella stessa Germania è stata accolta con scetticismo,
soprattutto negli ambienti militari che vedono in questa proposta la volontà politica d
i ridurre la rilevanza della Nato.

Ma la costituzione di un vero esercito europeo pienamente integrato a livello
di struttura di comando, ordinamento, dottrina e impiego operativo non è un obiettivo
ragionevole neanche nel medio termine.

Anche ammesso che esistesse il consenso degli Stati nazionali, un esercito europeo
non avrebbe alcun valore in assenza di un accordo costituzionale e di un governo
federale che ne legittimi e ne consenta praticamente l’utilizzo.

Una semplice politica estera e di sicurezza comune, peraltro ancora da venire,
non sarebbe sufficiente.
Ecco perché gli Stati membri dell’Unione Eiropea, soprattutto quelli che hanno
effettive capacità militari indipendenti e sono pronti a utilizzarle,
non pensano affatto a rinunciarvi.

Perché l’esercito europeo comporterebbe la specializzazione dei contributi
nazionali e la fine degli eserciti indipendenti con capacità complete.
È il caso della Francia e della Gran Bretagna, che poi sono gli unici
Paesi europei dotati di un deterrente nucleare. E l’Europa, Germania
in testa, non vuole aver nulla a che fare con lo “scudo” nucleare.

Va anche notato che tutte le volte in cui l’Europa ha l’opportunità
di intervenire militarmente come tale, finisce invece per procedere
in ordine sparso: basti pensare a quanto è avvenuto in Libano.
Già oggi l’Unione Europea ha strumenti militari, a partire dai battle
groups ad alta prontezza, in grado di svolgere missioni che nessuno
si sognerebbe mai di avviare.

Tuttavia qualcosa si può fare per rendere più efficiente la macchina militare
europea in attesa che i governi decidano se vogliono passare dall’unione
economica a quella politica. Si può ad esempio integrare l’investimento
per la ricerca e sviluppo, istituendo fondi europei almeno equivalenti
a quelli dedicati alla ricerca aeronautica “civile”, si può procedere
all’acquisizione unificata di nuovi sistemi ed equipaggiamenti,
dando un significato a quella agenzia europea della difesa che per ora
è solo l’ennesima scatola burocratica, si può aprire il mercato della
difesa alla concorrenza, si può continuare a costruire quelle capacità
militari critiche teorizzate con gli Headline Goals e che in larga misura ancora mancano.
Con i piccoli passi non si arriverà certo all’esercito europeo di cui parla
la signora Merkel, ma almeno si otterrà una maggiore capacità a parità di spesa.
E questo sarebbe già un grande risultato.


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Fonte:

http://www.ilgiorna le.it/a.pic1? ID=166537& PRINT=S



Re: [Forum MFE-GFE] Re: Forum MFE-GFE]
In merito alla mozione di minoranza e ai mezzi da adottare
per cercare di innescare la formazione del nucleo federale.

Mi scuso con l'interessato se divulgo questa email nel forum, ma dato che è di comune interesse
per noi federalisti europei, lo faccio lo stesso, al fine di spiegare meglio come la penso
e preposto che comunque non avevo intenzione di aggiungere altro a mio, peraltro modesto,
"pensiero sul metodo": aggiungere al referendum sulla costitzuione un altro referendum,
ristretto all' Area Euro, sul nucleo federale.

Servirà? Non lo so! ma non farlo aiuterà di più a svegliare l'opione pubblica a sollecitare i politici?
Non lo credo affatto.

Io non avrei voluto offendere nessuno di voi. Comunque un conto è fare un referendum esteso a tutta la UE,
con tanto di paesi notoriamente euroscettici e con il diritto di veto ancora in vigore,
un altro è farlo ristrettamente ad "Eurolandia" , con nuove regole.

Lo so bene che, purtroppo, i politici, specie quelli della destra, per ragioni di revanscismo
nazionalistico, e in generale tutti, per ragioni di prestigio personale (che verrebbe ridimensionato
nel momento in cui gli stati europei vedessero ridotta la loro influenza diretta sul mondo alla stregua
degli stati federati del Nebraska, del Rio Negro, o della Kamtchatka) possono anche trincerarsi
dietro al fatto che i referendum consultivi non siano per loro affatto vincolanti; so anche
che i referendum sono un' arma a doppio taglio perchè i cittadini potrebbero votare di no alla
creazione di uno stato federale europeo. Ma non credo che i convegni servano davvero a qualcosa;
a questi convegni ci va chi è già convinto. Per convincere me e uno come me non avete bisogno
di fare dei convegni.

Occorrebbero più soldi per fare campagne pubblicitarie nei giornali, sui cartelli per le strade, nella TV,
addirittura nelle case di tutte le famiglie europee. Occorre che l'Idea delle Federazione Europea entri
nelle case dei cittadini dell'Unione Europea, in specie di quelli dei Paesi che hanno già raggiunto un livello
più che confederale, cioè federale, almeno nell'ambito della politica monetaria.

Ci sono meno di 3 anni da qui alle elezioni del 2009. Occorrerebbe che tutti, anche quelli della mozione
di maggioranza, che non è affatto contraria al contenuto della mozione di minoranza
(tutti vogliamo il nucleo federale), facciano pressione sull'opinione pubblica e sulla classe politica
per la formazione del nucleo federale; farlo non significa che non si debba lavorare anche per salvare
il sia pure imperfetto "trattato che addotta una Costituzione per l'Europa", perchè questo servrirà comunque
per far funzionare meglio l'Unione Europea, la quale sarebbe , in ongi caso, la confederazione di cui farebbe
parte lo stesso Nucleo federale (che è vero che potrebbe funzionare anche da solo, ma non credo
sia positivo lasciare gli altri stati a barcamenarsi nel nulla che si sarebbe creato in torno ad esso).

Le due mozioni non sono in competizione l'una con l'altra e la divisione entro il MFE
non ha ragione d'esistere. dato che il fine, la Federazione Europea, è lo stesso e si possono
percorrere, tutti insieme, entrambe le vie.

Cordialissimi e calorosi saluti

Alessio Mameli

Giovanni <> ha scritto:
Gabriele Lai ha scritto (mio il grassetto):


>> ... Quello che vorrei è che i promotori della mozione di minoranza, invece di starsene con le mani in mano e fare convegni di dubbia efficacia, proponessero di fare, negli Stati che hanno già adottato l'Euro (e che quindi possono già fare parte della Federazione Europea, posto che una federazione non può non avere la stessa moneta, la stessa politica di difesa e la stessa politica estera...) anche un referendum consultivo (che metterebbe, in caso di voto affernativo, i capi di stato nella condizione di dovere andare, eventualmente, contro il consenso popolare se, per loro, l' ipotesi di fare uno stato federale europeo sia da considerare velleitaria) per vagliare se i cittadini dell'Area Euro (Eurolandia) siano favorevoli a larga maggioranza (almeno il 66 % degli votanti effettivi; peggio per chi si astiene!! chi lo fa non dice ne si nè no e non va conteggiato) a che i 13 stati che hanno adottato l'Euro si federino tra loro. ...


Sarebbe il caso, una volta per tutte, di finirla con questa denigrazione preventiva della minoranza che, poichè non fa l¹azione della maggioranza, se ne sta con le mani in mano. I militanti federalisti di Alternativa Europea, con il medesimo spirito e la medesima passione del giorno in cui ciascuno di loro si è imbattuto nel MFE, conducono da anni una Campagna per lo Stato Federale Europeo fatta di raccolte di firme in piazza, azione sulla classe politica locale e non, dibattiti nelle sezioni e in pubblico, incontri con gli studenti (che, ad esempio, consentono il reclutamento di nuovi militanti nella GFE), seminari regionali ed internazionali ... e convegni.


Davvero basterebbe un referendum consultivo nei paesi dell¹Euro (scusate, Eurolandia non riesco proprio a dirlo) con il 66% dei voti favorevoli per mettere in scacco i capi di stato e di governo? Nel 1989 l¹88% (su circa il 90% di votanti, se non erro) degli italiani ha affidato un mandato costituente ai propri deputati europei eletti lo stesso giorno. Ebbene, non solo non ricordo un governo italiano, nei decenni successivi, che si sia sentito in scacco, ma nemmeno ricordo uno solo degli 81 italiani eletti quell¹anno che si sia mai ricordato, nei cinque anni in cui ha occupato (direi abusivamente) lo scranno di Strasburgo, di aver ricevuto quel
mandato.

Quanto alla ³dubbia efficacia² dei convegni, sono ammirato della capacità del mio interlocutore di essere in grado di misurare l¹efficacia di un convegno (e, quindi, di poter mettere in dubbio quella dei nostri). Molto più modestamente (vorrei dire umilmente, ma pare un termine ormai fuori dimoda) mi limito ad osservare che l¹efficacia dell¹azione politica deifederalisti (non solo di un convegno!) si è sempre misurata con la capacitàdi ³stare sul campo²: analizzare correttamente il quadro politico (con gliocchiali federalisti, come diceva Spinelli) e saper indicare, prima deglialtri, la via da percorrere, la soluzione da adottare. Quando il MFE è statoin grado di fare questo, ha ³vinto², questo è il patrimonio di 60 e più annidi vita del MFE. E da militante federalista sono assolutamente determinato a
salvaguardare questo patrimonio che, a me sembra, l¹attuale dirigenza del
MFE sta ottusamente dilapidando.

Giovanni Solfrizzi




"Gli Stati Uniti d'Europa" rivista diretta da Giulio Ercolessi, Francesco Gui e Beatrice Rangoni Machiavelli
Una Costituzione federale
per l'Europa


Durante il primo forum sull'Europa dal titolo "Una Costituzione federale per l'Europa", svoltosi a Roma nel febbraio 2003 presso la Biblioteca Giustino Fortunato, con la partecipazione, tra gli altri, di Piero Bellini, Innocenzo Cipolletta, Pier Virgilio Dastoli, Ugo Ferruta, Dino Frescobaldi, Sergio Lariccia, Stefano Micossi, Gian Giacomo Migone, Gerardo Mombelli, Federico Orlando, Alfredo Pieroni, Giovanni Russo, Mario Segni, Paolo Sylos Labini, Valerio Zanone oltre ai direttori della Rivista ed agli altri amici della Fondazione Critica Liberale, è stato presentata la nuova rivista "Gli Stati Uniti d'Europa" e discusso il Manifesto per l'Europa Federale di seguito riprodotto.

Una Costituzione federale per l'Unione
Dieci punti prioritari PER UN'ALTERNATIVA ALL'EUROPA DEGLI EGOISMI NAZIONALI

1. La costruzione dell'Europa federale deve essere il programma politico prioritario di tutti i liberali e i democratici.

2. La riscossa dell'Italia civile passa oggi, come in tutte le tappe decisive della storia del nostro paese - dal Risorgimento alla fondazione della Repubblica - attraverso l'integrazione dell'Italia nell'Europa occidentale e nei suoi valori di libertà, sulla linea di Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi.

3. La difesa di questo patrimonio, contro la deriva antieuropea dell'attuale governo, è dovere di tutte le espressioni politiche italiane, sia moderate che progressiste. L'interesse nazionale si identifica infatti con il contributo attivo alla costruzione degli Stati Uniti d'Europa.

4. Solo un'Europa dotata di proprie istituzioni democratiche, direttamente legittimate, e di una forza adeguata alle sue responsabilità, può realizzare quel compito storico di consolidamento della pace che è alla base dei suoi fondamenti ideali.

5. Solo questa Europa, chiamata a farsi promotrice dei diritti umani universali, può bilanciare ogni tentazione unilaterale ed egemonica, rispondendo alle aspirazioni di sviluppo diffuso e di libertà che sono proprie di tutti gli uomini.

6. Solo questa Europa, forte dell'Unione economica e monetaria felicemente raggiunta, può salvaguardare e proporre il valore di un sistema sociale che coniuga libertà, uguaglianza, equità e innovazione.

7. Compito dei cittadini responsabili è battersi perché la Convenzione predisponga una Costituzione che attribuisca all'Unione un vero governo federale.

8. La Costituzione deve riaffermare i valori laici delle istituzioni europee, sulla linea della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione.

9. Il processo di allargamento deve valorizzare l'identità dell'Europa e le sue specificità politiche e civili.

10. Spetta ai paesi fondatori promuovere fin d'ora un nucleo federale avanzato di democrazia europea, elemento essenziale per garantire unità ed efficienza di direzione politica all'Unione nella fase di ampliamento.


Proprio mentre si predispone e si celebra l'allargamento delle istituzioni comunitarie a gran parte dell'Europa ex comunista, e proprio mentre è in corso la discussione sul futuro costituzionale di tali istituzioni, l'Unione europea - le sue opinioni pubbliche e le sue classi dirigenti - sembra avere smarrito la consapevolezza e il significato storico dell'intero processo di integrazione avviato da ormai più di mezzo secolo.

Venute meno la minaccia geopolitica e l'alternativa di sistema e di civiltà rappresentate dal modello sovietico, attenuatasi la centralità della stessa alleanza atlantica nello scenario politico internazionale per effetto delle scelte unilateraliste dell'attuale Amministrazione americana, l'Europa non avverte più l'urgenza delle spinte che ne avevano determinato quel percorso di pace e di integrazione che ancora alla fine della seconda guerra mondiale poteva apparire utopistico, seppur corroborato da realistiche motivazioni e convinzioni.

Anche mezzo secolo fa, la costruzione europea non avrebbe potuto essere avviata senza una forte spinta volontaristica e senza un lungimirante esercizio di leadership da parte delle classi dirigenti di quei vecchi Stati nazionali che Luigi Einaudi chiamava "polvere senza sostanza". Il processo di costruzione dell'Europa federale non sarebbe infatti mai stato neppure avviato, se abbandonato alla spontaneità delle dinamiche sociali.

Al giorno d'oggi la consuetudine e le quotidiane ragioni di contatto fra europei hanno attenuato di molto le diffidenze reciproche e forse anche il peso di secolari pregiudizi e stereotipi. Tuttavia nell'opinione pubblica persistono preconcetti, diffidenze, incomprensioni verso le istituzioni comuni, per decenni descritte come lontane dalla concretezza e della quotidianità della vita sociale ed economica dei cittadini e intente alla produzione di regolamentazioni burocratiche spesso incomprensibili. All'incapacità delle classi politiche nazionali, per lo più di livello assai modesto, di promuovere una reale democratizzazione delle istituzioni europee, attribuendo ai suoi organi, a cominciare dal Parlamento, poteri adeguati alle forti ragioni geopolitiche, economiche e ideali dell'integrazione, si è aggiunta da molti anni l'abitudine delle stesse classi politiche di scaricare sull'Europa la responsabilità di ogni scelta che apparisse impopolare. Soprattutto in Italia, elettorati diseducati alla politica e alla gravità delle sue scelte da campagne elettorali sempre più ridotte a operazioni pubblicitarie si vedono proporre da partiti e candidati promesse spesso irrealizzabili, o realizzabili al prezzo di pesanti costi economici futuri. Ogni scelta necessaria, ma sgradevole o impopolare, viene al tempo stesso scaricata sulle imperscrutabili e insindacabili decisioni dell'Europa dei tecnocrati, contribuendo alla denigrazione delle istituzioni comuni.

Il costante discredito che ne deriva per le istituzioni europee è ulteriormente aggravato dall'instabilità sociale e dai mutamenti generati dai più generali processi di mondializzazione dell'economia. Molti cittadini hanno l'impressione che le loro vite siano governate da poteri incontrollati e lontani. Demagoghi populisti hanno difuso la convinzione che la sola via d'uscita sia costituita dall'impossibile rifugio nel calore di comunità locali idealizzate e premoderne, fondate sulla condivisione di identità statiche e di valori tradizionali, negatrici in realtà di libertà individuali e scelte di vita non conformate a quelle del passato: in una parola, nel rifiuto della modernità politica e di ogni istituzione e valore peculiare e tipico dell'Occidente liberale.

Ma le classi politiche nazionali sembrano incapaci di far comprendere ai cittadini che è proprio e soltanto la dimensione europea che può consentire di influire in qualche misura sugli stessi processi e mutamenti globali. E che solo istituzioni europee dotate di un'identità politica forte e di una legittimazione propria possono forse essere all'altezza di un tale ruolo e di un tale compito.

E' indispensabile richiamare i ceti dirigenti europei alle loro responsabilità. E lo stesso vale per una larga parte della cultura europea, che vede il solo merito del processo di integrazione dell'Europa nell'aver spinto alla cooperazione pacifica popoli che poco e nulla avrebbero in comune. L'Unione europea non sarebbe che una versione regionale e più sofisticata delle Nazioni unite, dotata della stessa vocazione universale, che si tratterebbe solo di estendere progressivamente alle regioni limitrofe, in un processo al quale non avrebbe neppure senso segnare confini storici o geografici. Un simile approccio finisce per privare l'Unione di qualunque identità etico-politica, legittimando l'ipotesi di estenderla progressivamente all'intero bacino mediterraneo e ai paesi euro-asiatici.

A questo smarrimento delle motivazioni politiche e ideali vanno contrapposte nuovamente le ragioni dell'Europa e del suo processo di unificazione federale. L'Europa è all'origine della libertà garantita dalle leggi, dei diritti umani, della democrazia, del liberalismo, dello sviluppo economico capitalistico, della rivoluzione scientifica, della libertà di sperimentare nuovi modi di vivere, dell'emancipazione dai vincoli di tradizioni costrittive e autoritarie. Ed è il luogo in cui, nell'ultimo mezzo secolo, lo sviluppo economico si è associato più che altrove a un diffuso sviluppo umano e a migliori opportunità di vita per la generalità dei suoi cittadini; è il luogo in cui più che in ogni altra parte del mondo si sono affermati non solo il governo delle leggi e la certezza del diritto, ma anche la mitezza e l'umanità delle leggi. La Federazione europea deve costituire quindi una tappa decisiva, e in qualche modo un compimento e lo strumento per l'espansione ulteriore di questi valori e di questi principi.

Se sono i valori etico-politici e la qualità civile delle istituzioni a determinare più di ogni altra cosa il carattere e l'identità di una collettività, l'Unione europea è infatti già oggi il soggetto di un'identità forte, che proprio nel mondo globalizzato dovrebbe apparire maggiormente evidente e riconoscibile. Se il patriottismo (contrapposto al nazionalismo aggressivo) che ha inizialmente caratterizzato alcuni dei paesi che più di altri hanno contribuito alla formazione di una tale identità era soprattutto l'amore per le libertà tipiche delle istituzioni del proprio paese, oggi è il patrimonio costituzionale e civile comune dell'Europa occidentale a meritare in massimo grado un tale tributo, ed è per questo che va respinta l'idea insistentemente riproposta dagli euroscettici, secondo cui sarebbero necessariamente le nazioni storicamente date il solo e naturale luogo possibile della democrazia. In natura non esistono né la democrazia né le nazioni. Le istituzioni democratiche e liberali europee sono conquiste storiche, di cui l'Europa federale ci appare come la più ragionevole evoluzione e la più efficace, se non la sola possibile salvaguardia e garanzia di sviluppo futuro.

Particolarmente grave appare la crisi dell'orientamento federalista in Italia, cioè nel paese che più di ogni altro, assieme alla Germania, aveva potuto contare sull'Europa per risalire la china in cui l'avevano spinta l'avventura totalitaria e la sconfitta nella seconda guerra mondiale. Ma anche per non essere ridotta a totale irrilevanza nel contesto della politica e dell'economia internazionali. Era infatti dal 1861 che l'Italia, ultima fra le grandi potenze o prima fra le piccole, non aveva trovato, se non nell'ultimo cinquantennio, come autorevole membro dell'Europa comunitaria, una voce rispettata e un ruolo significativo nella politica internazionale.

Ancora nel referendum consultivo del 1989, gli elettori italiani avevano espresso preventivamente, e in misura plebiscitaria, l'adesione alla costruzione di un'Europa federale, diventata obiettivo comune e condiviso della generalità dei cittadini e della larga maggioranza delle forze politiche. Tale comune obiettivo, per quanto spesso espressione di un'adesione più superficiale che consapevole, era probabilmente la più importante acquisizione politica dell'intero cinquantennio repubblicano, e rappresentava bene la faticosa riconquista collettiva dell'identità democratica dell'Italia dopo la catastrofe fascista e il tramonto delle illusioni totalitarie.

Durante la campagna elettorale per le ultime elezioni politiche una tale scelta di fondo non è stata minimamente posta al centro delle questioni in gioco. Eppure, all'indomani delle elezioni, l'Italia, da paese maggiormente impegnato a favore dell'integrazione federale, quale era stato per decenni, si è ritrovata come capofila degli antieuropei, senza neppure avere a disposizione, come i conservatori britannici, una strategia alternativa.

L'inadeguatezza politica del maggior partito della nuova coalizione di governo e la cultura antieuropea dei suoi due maggiori alleati hanno generato una nuova linea, i cui esiti possono essere molto negativi per l'Europa e ancor più per l'Italia. Non si tratta qui solo della volgare rozzezza di singoli esponenti della maggioranza, ma di un filone antieuropeo che si esprime negli atteggiamenti del ministro dell'economia come nella disinibita incompetenza e improvvisazione in materia del Presidente del Consiglio. L'ostilità nei confronti dell'Unione europea è in realtà ostilità contro la sola istituzione che, ponendo un limite al saccheggio delle risorse pubbliche e imponendo la disciplina finanziaria propria dell'Unione economica e monetaria, è stata e resta in grado di impedire all'Italia di scivolare verso esiti di tipo latino-americano. Con buona probabilità è stato grazie all'euro, peraltro apertamente avversato da alcune forze politiche della maggioranza, che sviluppi del genere sono stati scongiurati; ed è stato solo grazie all'Unione economica e monetaria che la grave crisi del maggiore gruppo industriale italiano non ha avuto conseguenze sistemiche catastrofiche. Vero è che l'impatto con la realtà delle relazioni internazionali sperimentato nel primo anno di governo ha tuttavia imposto qualche battuta d'arresto agli iniziali furori antieuropei.

Di tutte le ottime ragioni che suggeriscono di contrastare con ogni mezzo democratico l'attuale maggioranza parlamentare, la sua politica antieuropea - che purtroppo esprime umori condivisi alle origini del processo di integrazione anche da buona parte della sinistra italiana e tuttora riemergenti nella sinistra autarchica e populista - ci appare come una delle più rilevanti e delle più urgenti. Ma anche una delle meno frequentate.



Gli Stati Uniti d'Europa intende fornire un luogo di incontro e uno strumento di lotta politica e culturale per chi non intende rassegnarsi al declino della prospettiva federalista europea e all'emarginazione dell'Italia dall'Europa. In particolare si pone i seguenti obiettivi.

  • Ricreare in Italia una componente politico-culturale dichiaratamente federalista, ispirata al pensiero e all'opera di Altiero Spinelli, in una linea già additata da Luigi Einaudi e ancor prima dall'Ottocento liberale e repubblicano, che vedevano nell'Europa federale la migliore garanzia del definitivo consolidamento del modello liberal-democratico in tutto il continente. Questo obiettivo deve tornare ad essere il traguardo primario irrinunciabile dei movimenti democratici, senza soluzioni di continuità fra livello nazionale ed europeo. La ragione e l'esperienza storica dimostrano che soltanto il quadro europeo è in grado di garantire, in stretto legame con gli Stati Uniti, la stabilità e la sicurezza socio-economica dei popoli del Vecchio Mondo. Purtroppo negli ultimi anni il federalismo europeo sembra quasi scomparso dalla scena politica e anche da quella intellettuale. Eppure la cultura politica federalista ha espresso una delle tradizioni più lungimiranti del movimento democratico e liberale italiano e probabilmente l'unica a cui gli stessi eredi del socialismo possono fare oggi riferimento per ritrovare un patrimonio di concezioni e di esperienze capaci di orientarne l'azione. Tanto più che l'attuale processo costituente dell'Unione europea si rivelerà presumibilmente decisivo nel condizionare l'evoluzione stessa degli equilibri interni dei singoli paesi e dell'Italia in primo luogo. Ugualmente, il ruolo dell'Italia potrebbe influire in maniera non secondaria sugli esiti di tale processo. Pertanto appare doveroso offrire un nuovo punto di aggregazione alle tante voci che continuano ad esprimere e a rivendicare le ragioni del federalismo europeo. È proprio per questo che probabilmente oggi esistono le condizioni perché i cittadini italiani che hanno a cuore la dignità del proprio paese e che si riconoscono nei valori della democrazia europea trovino nel federalismo l'ispirazione fondamentale e il cemento unitario per una riscossa civile. Come sosteneva Spinelli già negli anni Sessanta, l'Italia è uno dei paesi il cui interesse nazionale coincide più strettamente con quello dell'unificazione del continente.

  • Impegnarsi a neutralizzare le attuali forze di governo italiane il prima possibile e con ogni mezzo offerto dalla Costituzione, dalle leggi e dalle regole della democrazia liberale. Esse, infatti, nel momento stesso in cui privavano il paese di una qualunque credibilità a livello europeo, lo orientavano verso scenari pericolosi di improvvisazione politica, autarchia culturale e politica, malgoverno economico, illegalità diffusa, violando i più elementari principi costituzionali e dello Stato di diritto. La battaglia per la creazione della democrazia europea va oggi di pari passo con quella per la sconfitta dell'attuale maggioranza, che ha anche mancato al dovere di dare un contributo fondamentale, in senso federale, all'attuale fase costituente. In tale inaccettabile contesto di attacco generalizzato alla società liberal-democratica, appare pertanto indispensabile:

a) rinnovare le azioni di protesta e di opposizione civile sul piano interno, anche per dimostrare al resto dell'Europa la volontà di recupero democratico di tanta parte del paese e per contribuire in modo attivo alla costruzione di un'Unione fondata sulla legalità e sul reciproco rispetto, che sempre più si rivela come il più solido ancoraggio democratico, soprattutto per i paesi europei che in un passato più o meno recente hanno conosciuto forme di potere totalitario;

b) promuovere un dialogo con quelle componenti politico-culturali moderate, anche presenti nell'attuale maggioranza, che sono favorevoli all'integrazione europea in una prospettiva federalista e non paiono sempre disposte a fornire coperture allo stravolgimento della legalità e del patto costituzionale sottoscritto, dopo la sconfitta del fascismo, da tutti i partiti che lo avevano combattuto;

c) ricercare il sostegno del quadro europeo, facendo appello a tutti gli strumenti di tutela e di garanzia contro gli attacchi alla legalità interna e ai principi elementari della giustizia. In particolare appellarsi alle sedi europee, con il sostegno dei cittadini, nello spirito della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione e per far valere i principi affermati negli articoli 6 e 7 del trattato dell'Unione Europea che forniscono una tutela europea al rispetto della legalità interna nei singoli Stati membri.

  • Difendere la democrazia sovranazionale come alternativa al ricorso alla forza nelle relazioni internazionali, valorizzando, proprio nella chiave consapevolmente federalistica in cui era stato concepito, il dettato costituzionale italiano. Mediante tale approccio appare possibile:

a) evitare il pericolo di un pacifismo pregiudiziale, dalle valenze anti-occidentali e comunque carente di prospettive praticabili anche perché costantemente tentato di sottrarsi alla verifica delle conseguenze di un'azione politica improntata alla mera proclamazione di fini etico-politici. Tali fini possono essere spesso largamente condivisibili, ma, in mancanza di concrete scelte sui mezzi adeguati e congrui al loro perseguimento nelle situazioni storicamente date, la loro semplice proposizione può perfino tradursi all'atto pratico nella loro più brutale negazione

b) scongiurare il riproporsi di logiche di potenza sia di singoli Stati europei, sia della stessa Unione. L'Ue non dovrà essere lo strumento al servizio di una politica estera egemonica, ma, ovunque ne sussistano le condizioni, la protagonista di una sistematica trasformazione dei rapporti di forza in relazioni politiche e giuridiche. Anche per questo è auspicabile un'intensificazione dei legami fra partiti, sindacati, associazioni, dei paesi occidentali e delle altre aree del mondo, con il fine di accrescere l'integrazione fra le società

c) attivarsi per favorire un'evoluzione in senso liberale e democratico delle istituzioni dei paesi ancora soggetti al dominio di poteri autoritari o dispotici

d) scongiurare l'aggravarsi delle condizioni di sudditanza di taluni paesi europei, tra cui l'Italia, nei confronti dell'unica potenza egemone a livello mondiale, la cui attuale leadership appare incline a interventi unilaterali per fronteggiare le crescenti tensioni del quadro internazionale. Pur restando a tutt'oggi gli Usa fattore di stabilità e di coesione dell'Occidente, e pur restando necessaria e determinante per il destino della pace e delle libertà nel mondo la politica di integrazione fra democrazie, è un fatto che l'attuale strategia degli Usa coinvolge gli occidentali in un ruolo sempre più gravoso di gendarmi del mondo, rischiando di logorare i valori fondanti dei loro sistemi politici. In Italia, la sudditanza della maggioranza di governo verso l'attuale Amministrazione americana appare motivata dal tentativo di consolidare sul piano interno il proprio potere attraverso il ricorso ad una legittimazione esterna, alternativa a quella perduta a livello europeo. E questo anche a costo di esporre il paese a inutili rischi. Il recente emergere in Italia di forze politiche populiste inclini a porsi al servizio dei forti richiama alla mente l'Italia asservita delle epoche pre-risorgimentali. In definitiva sarebbe preferibile per gli stessi Stati Uniti avere al fianco un partner attivo e responsabile, cioè l'Europa nella pienezza della sua autonomia politica, piuttosto che dover sospingere singoli paesi lungo un percorso che essi non condividono, o che, anche se lo condividono, seguono di fatto con stanchezza e senso di frustrazione, perché si rendono conto di essere fortemente condizionati nelle loro scelte. Una simile situazione rappresenta un non trascurabile fattore di debolezza per l'Occidente e per l'insieme della comunità internazionale

e) avviare un approfondito dibattito che tenga conto della necessità della dimensione continentale dell'Europa, da un lato, ma anche dell'urgenza di definire i confini dell'Unione - che gli Stati Uniti vorrebbero notoriamente estendere alla Turchia e magari anche alla Russia - e soprattutto di dotare l'Ue di un governo efficiente, in grado di decidere e di agire. I punti di riflessione essenziali, prima di esprimere un giudizio definitivo, devono ricomprendere l'ipotesi di un nucleo duro federale, la possibile fisionomia dell'Unione allargata (ivi compresa l'eventualità di una confederazione europea più ampia, che comprenda l'Unione e i paesi limitrofi i quali, pur senza possedere i requisiti necessari all'adesione o non essendovi neppure interessati, siano però intenzionati a realizzare con essa una maggiore integrazione economica e sociale), i rapporti fra questa e il Consiglio d'Europa. In ogni caso il processo di allargamento dovrà salvaguardare e valorizzare le specificità politiche e civili dell'Europa

f) compiere un'approfondita analisi dei fattori di instabilità del quadro mondiale, con particolare attenzione ai fermenti di un mondo musulmano diviso fra aspirazione alla modernizzazione e richiamo fondamentalista, al ruolo della Turchia fra Oriente e Occidente, nonché alla crisi mediorientale, che richiede una riflessione sulla natura dello Stato di Israele e del futuro Stato palestinese alla luce delle concezioni federaliste

  • Sostenere l'attuale processo costituente dell'Unione europea, operando anche nei confronti della Convenzione affinché non vengano disattesi alcuni principi irrinunciabili: tra di essi, il rappporto fiduciario fra la Commissione (cui spetta il governo dell'Unione) e il Parlamento europeo; la non commistione fra i diversi livelli di rappresentanza (per esempio fra Parlamento europeo e Parlamenti nazionali); l'attribuzione alle istituzioni dell'Unione di responsabilità politiche limitate ma chiare e adeguate ai compiti di portata sovranazionale che le spettano; il voto a maggioranza generalizzato in Consiglio. In questo contesto, appare essenziale non strumentalizzare il principio di sussidiarietà per riappropriarsi di competenze già attribuite all'Unione, appoggiando invece attivamente la Commissione europea, impegnata in un decisivo braccio di ferro con le tendenze intergovernative e orientate alla rinazionalizzazione. Si deve inoltre sottolineare il basso profilo federalista assunto dai rappresentanti dell'Italia nella Convenzione, impegnandosi a denunciare il risultato stesso dei lavori della Convenzione, se alla fine esso dovesse rivelarsi inadeguato al livello della sfida per l'Europa e il suo futuro.

  • Incoraggiare una politica di alleanze tra i federalisti di tutta Europa, appoggiando al tempo stesso i leader politici europeisti più impegnati, tra cui il ministro degli Esteri della Germania, confermato in carica da un lungimirante suffragio popolare ed entrato recentemente nella Convenzione europea per difendere posizioni nettamente favorevoli alla prospettiva federale.

  • Esigere la creazione di un nucleo federale all'interno dell'Unione come condizione indispensabile per salvaguardare e rilanciare il processo di integrazione. Tale prospettiva, che costituisce una responsabilità storica ineludibile innanzitutto dai paesi fondatori, dovrà assolutamente vedere partecipe il nostro paese, sia per assicurare ad esso i giusti vantaggi derivanti da un ruolo trainante nel processo di unione, sia per motivare l'opinione pubblica in una fase in cui l'allargamento potrebbe provocare un senso di marginalità e di indifferenza, oltre al rifiuto degli inevitabili oneri economici.
  • Difendere le imprescindibili esigenze di sicurezza dei cittadini europei, in primo luogo contro il pericolo incombente di devastanti attentati terroristici, rivendicando la necessità di un governo europeo nella pienezza dei suoi poteri in materia di sicurezza. Un'Europa divisa infatti non solo è più debole, ma anche più esposta a ricatti in grado di minare la solidarietà fra gli Stati membri con conseguenze destabilizzanti

  • Impegnarsi per legare concretamente i cittadini all'avventura europea, attraverso una politica comune dell'Unione finalizzata al rilancio economico, degli investimenti, delle infrastrutture, della formazione permanente e di alto livello, delle tecnologie, delle comunicazioni, quale era stata prospettata nel piano Delors, ma mai attuata a causa della passività o degli egoismi dei governi. Oggi il piano Delors è tornato di attualità di fronte all'inadeguatezza delle attuali politiche economiche e al rallentamento del ciclo economico mondiale, suscitando l'interesse di ampi settori del mondo sindacale e imprenditoriale. In tale contesto appare indispensabile il conferimento alla Commissione europea di reali poteri in materia di politica economica, che vadano a completare il governo dell'euro, affidato all'unico organismo sovranazionale oggi operante, la Banca centrale europea.

  • Promuovere uno scambio virtuoso, in campo economico-sociale, tra la creazione di un governo europeo dell'economia e l'alleggerimento degli aspetti più ingombranti dello Stato sociale, favorendo così lo svecchiamento delle economie e delle società nazionali ed offrendo soprattutto ai giovani i vantaggi in termini di stabilità e di incentivi allo sviluppo assicurati da una dimensione europea delle politiche economiche. In primo luogo si impone l'armonizzazione delle politiche sociali e di quelle fiscali all'interno del mercato unico. Su tali scelte coraggiose sembra esserci un ampio consenso in Italia fra i sindacati e forze imprenditoriali.

  • Realizzare la società della conoscenza nel quadro dello sviluppo sostenibile, rimuovendo gli ostacoli posti dal pensiero oscurantista alla ricerca medica e scientifica, in un quadro di trasparenza, controllo e rispetto delle procedure stabilite dalla legge oltre che dalla comunità scientifica. Investire nell'innovazione, nella ricerca, nello sviluppo di tutte le possibili fonti di energia rinnovabili, in nuove risorse energetiche e in tecnologie pulite deve essere un terreno di elezione dell'affermazione economica e del progresso civile dell'Europa del XXI secolo. La materia prima dei sistemi economici contemporanei sono le risorse umane. Grazie alla ricchezza delle sue diversità culturali e a cinquant'anni di pace, che hanno messo fine a secoli di guerre civili, l'Europa dispone di un patrimonio inestimabile.

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Gli Stati Uniti d'Europa

Gli Stati Uniti d'Europa, che sono il miglior scritto di Rossi sull'unità europea e costituisce
un classico del pensiero federalista, vennero pubblicati nel giugno del 1944, con lo pseudonimo
di Storno, dalla casa editrice "Nuove Edizioni Capolago", di Lugano: il primo di una collana
di saggi a cura del MFE.

Ernesto Rossi
Fonte: radicali.it - 6 aprile 2005
6 aprile 2005
Gli Stati Uniti d'Europa
di Ernesto Rossi
da www.radicali.it
INTRODUZIONE

Da qualche tempo tutti parlano, spesso a sproposito, di federalismo, di Unione e/o Federazione
Europea; usano questi termini per dire tutto e il suo contrario. Ernesto Rossi è stato uno
dei più grandi rappresentanti nel XX secolo dell'Italia laica, democratica, autenticamente
antifascista e federalista europea. E' appena il caso di ricordare che, confinato dal fascismo
nell'isola di Ventotene, assieme ad Altiero Spinelli scrisse quel Manifesto di Ventotene
che intendeva essere, ed è, il Manifesto per un'Europa libera e unita.

Fondatore del Movimento Federalista Europeo (che avvenne in una riunione tenutasi
il 27-28 agosto del 1943 a Milano, nella casa del valdese Mario Alberto Rollier),
è stato uno degli animatori del settimanale il Mondo, diretto da Mario Pannunzio
ed esponente e militante del Partito Radicale fin dalla sua fondazione.

Per tornare al federalismo: per Rossi significava Stato federale sul modello
degli Stati Uniti d'America o della Svizzera; l'unica struttura costituzionale
in grado di consentire ai popoli di convivere pacificamente senza rinunciare
all'autonomo sviluppo della loro individualità.

Gli Stati Uniti d'Europa, che sono il miglior scritto di Rossi sull'unità europea
e costituisce un classico del pensiero federalista, vennero pubblicati nel giugno
del 1944, con lo pseudonimo di Storno, dalla casa editrice "Nuove Edizioni Capolago",
di Lugano: il primo di una collana di saggi a cura del MFE.

L'opuscolo è dedicato a Leone Ginzburg e a Eugenio Colorni, che avevano
partecipato alla fondazione del Movimento Federalista Europeo, ed erano
stati uccisi a Roma dai nazi-fascisti.

L'opuscolo significativamente si apre con un'epigrafe, da un radiodiscorso
di Thomas Mann dai microfoni della NBC, del 29 gennaio 1943: "La vera Europa
sarà creata da voi stessi, coll'aiuto delle potenze della libertà.
Sarà una federazione di stati liberi, che avranno uguali diritti,
potranno coltivare la loro indipendenza spirituale, le loro culture tradizionali,
e al tempo stesso saranno soggetti ad una legge comune della ragione
e della moralità; una federazione europea nel quadro del più vasto
della cooperazione economica delle nazioni civili di tutto il mondo".


Si vada al sito:

http://italy.peacelink.org/europace/articles/art_10470.html



Altri siti:


http://www.emmabonino.it/campagne/sue/


http://www.liberalcafe.it/modules.php?name=News&file=article&sid=20



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POLITICA
24 marzo 2007
NO alle Radici cristiane nella costituzione europea!! NO alla Teocrazia.

NO alle Radici cristiane nella
costituzione europea!!

NO alla Teocrazia.

La Federazione Europea dovrà
essere laica e aconfessionale.



*******************************

Il mio commento:


I cattolici vogliono il riconoscimento delle radici cristiane; perchè?
perchè sanno che se la costituzione sancisse che chi fa le leggi 
deve tener conto delle radici cristiane,  allora i politici  non potrebbero
legiferare in modo contrario alla dottrina della Chiesa Cattolica. 

Questo è ovviamente un modo per imporre le idee, ancorchè maggioritarie,
di una parte della Società anche su questioni che riguardano la libera
autodeterminazione degli individui che in uno stato laico sono tenuti
soltanto a non ledere i diritti degli altri cittadini, ma non sono
affatto tenuti ad accettare come propri tutti i valori della maggioranza dominante. 

Il Vaticano vuole che lo Stato, (fosse anche la Federazione Europea,
riedizione del Sacro Romano Impero, nei suoi auspici),  sia di nuovo
il suo braccio secolare. Ma lo Stato deve rappresentare tutti e riconoscere
i diritti di tutti, non solo quelli della maggioranza al potere.

Lo Stato laico deve vietare solo ciò che sia obiettivamente dannoso
e pericoloso e non tutto ciò che ripugni alla coscienza di una manica,
anche vasta, di cattolici conservatori.

In uno Stato davvero laico le dottrine morali delle varie religioni devono
valere solo per la vita privata di chi lo professa e non possono essere
imposte a chi invece non le professa, specie se sono lungi dall'essere
razionali e accettare la realtà.

Lo stato deve impedire che le maggioranze
schiaccino i diritti delle minoranze per via di ragioni ideologiche
e per un'idea distorta di libertà religiosa, che on vuol dire affatto
votare come comanda la Chiesa, ma significa solo che si è liberi
di credere alla propria fede nel proprio privato,
ma senza danneggiare l'esistenza altrui.



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Europa, da Roma l’appello al rilancio

Napolitano: per uscire dall’impasse decisivo il Consiglio di giugno.
«Nessuna frattura con gli Usa»

Da Roma Pino Ciociola

Molte voci in altrettante cerimonie (al Senato, al Quirinale, in Campidoglio), che finiscono per fondersi all’unisono. Un coro senza stecche. Cinquant’anni dopo la firma dei “Trattati di Roma” la necessità di un «rilancio» dell’Europa è in qualche modo il filo conduttore delle celebrazioni nella capitale italiana: da Napolitano a Prodi, da Marini a Bertinotti, le massime cariche istituzionali e di governo ripetono che l’attuale stallo va superato per proseguire sul cammino individuato da quella firma – che fu la prima pietra della “costruzione” europea – apposta da sei governi (Benelux, Francia, Germania e Italia) mezzo secolo fa in Campidoglio.
Decisivo il Consiglio di giugno. «La firma dei Trattati resterà una svolta epocale», dice il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, secondo il quale «la pausa di riflessione è terminata e bisogna far uscire presto l’Europa dal punto morto istituzionale in cui si trova». E poi lancia «un accorato appello» affinché «il Consiglio europeo di giugno abbia pieno successo, faccia uscire l’Ue dall’impasse istituzionale, non rimetta in discussione l’equilibrio faticosamente raggiunto con il testo del 2004».

Con gli Usa «nessuna frattura» Quanto ai rapporti transatlantici, il capo dello Stato non crede «si possa parlare di una grave frattura o incomprensione», convinto com’è che «gli Stati Uniti abbiano interesse che l’Europa si assuma le sue responsabilità». Ma è necessario che l’Europa riesca «a parlare con una voce sola», facendo «pesare» i suoi 490 milioni di abitanti. Perché «singolarmente non può contare, nel mondo di oggi e di domani, nessun singolo Paese europeo».

«Fatti, non solo celebrazioni». Il concetto illustrato da Romano Prodi è assai simile: il tempo delle decisione per l’Europa politica «non è più rimandabile, è ora di ripartire sul serio». Il presidente del Consiglio parla del futuro dell’intesa tra gli Stati europei, ricorda le «quattro lezioni» di Alcide De Gasperi: «Lungimiranza, senso dell’urgenza, consapevolezza dell’unità ideale dell’Europa e del proprio compito storico».

Ma invita a superare il momento delle celebrazioni: «Vorrei che fra qualche anno – fa sapere Prodi – non si guardi al marzo 2007 solo come al mese dei festeggiamenti, del ricordo, della memoria, ma anche come al mese dei nuovi progetti, della speranza, del rilancio».

Parlare a «un’unica voce». Mette a sua volta in guardia, il presidente del Senato, da certi rischi: «La nostra Unione – dice Franco Marini – non è solo un’alternativa al rischio di decadenza politica ed economica del vecchio continente, dopo secoli di gloria». Ed oggi più che mai, dunque, «dobbiamo proseguire con coraggio sulla strada dell’integrazione garantendo che l’Unione possa parlare con un’unica voce sulla scena politica internazionale». Ma per fare questo bisogna incoraggiare i cittadini e «incalzare senza respiro i nostri governi perché l’Europa si sappia liberare dai vincoli e dalle paure che la frenano».

Ue «troppo pigra». Batte a lungo su questo tasto Marini: «C’è troppa pigrizia nell’Unione europea per la costruzione di una politica estera e di una difesa comune», continua. Secondo lui si deve «fare uno sforzo più grande per dare una strategia politica internazionale all’Ue a cominciare dall’area del Mediterraneo». Dobbiamo, cioè, «costruire un minimo di politica estera e di difesa comune, anche per superare i rischi di unilateralismo da parte dei Paesi forti in situazioni di crisi».

Riscoprire le basi morali e civili. Il presidente della Camera, poi, sottolinea soprattutto come vadano riscoperte le basi morali e civili dell’Europa, senza che siano offuscate da «propensioni semplicemente adattative e tecnocratiche». Come invece di rimanere entro i confini «delle élite», si debba recuperare il «carattere plurale e aperto delle sue radici». Bertinotti suggerisce così di «innestare, all’interno di un continente che era stato teatro di guerre e di divisioni plurisecolari, uno spirito nuovo, capace di governare le differenze senza tuttavia negarle, valorizzandone anzi la ricchezza e la pluralità». Quindi «accettando il rischio, ma anche le straordinarie opportunità, di un progetto in grado di sorreggere uno sviluppo comune».

 
Fonte:
http://www.avvenire.it/






Il fine esclusivo

Angelo Bagnasco
presidente Conferenza Episcopale Italiana


Pubblichiamo il testo dell'intervento (venerdì 23 marzo) di mons. Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente della Cei, al Congresso Comece per i 50 anni dei Trattati di Roma.


Sono lieto di essere qui tra voi in occasione di una ricorrenza così importante come l'anniversario dei 50 anni della firma dei Trattati di Roma, con i quali si sono poste le solide fondamenta per lo sviluppo prima della Comunità e quindi dell'attuale Unione Europea.
Gli anniversari non rappresentano solo una ricorrenza celebrativa, ma anche un'occasione per riflettere su quanto rimane da fare in prospettiva futura.

Siamo tutti consapevoli che il processo di unificazione avviato con lungimiranza e coraggio dai padri fondatori, che ha conosciuto momenti di incertezza e di difficoltà insieme a slanci di forte entusiasmo, sollecita oggi una nuova assunzione di responsabilità e un rinnovato impegno comune.

L'Europa è chiamata a superare l'originaria vocazione economica per aprirsi a una più ampia dimensione anche politica e istituzionale. In questa prospettiva, se assumono sicuramente rilievo i problemi relativi al governo istituzionale dell'allargamento e alla conservazione dello stato sociale, appare egualmente necessaria la ricerca di valori condivisi, sul piano di una unità culturale e spirituale alimentata dal dialogo e del rispetto delle identità.

Perché il processo di integrazione avviato sia veramente fecondo occorre che l'Europa riconosca le proprie radici cristiane, dando spazio ai principi etici che costituiscono parte integrante e fondamentale del suo patrimonio spirituale, dal quale la modernità europea stessa attinge i propri valori. Consapevolezza delle proprie radici cristiane non significa in alcun modo negare le esigenze di una giusta e sana laicità - da non confondere con il laicismo ideologico - delle istituzioni europee, ma significa affermare prima di tutto un fatto storico che nessuno può seriamente contestare, perché il cristianesimo appartiene in modo radicale e determinante ai fondamenti dell'identità europea. Significa richiamare l'attenzione e la ragione sul fatto che il rifiuto del riferimento alle radici religiose dell'Europa, lungi dall'essere espressione di tolleranza - perché la vera tolleranza si fonda sulla libertà religiosa e non sul rifiuto delle religioni - è piuttosto espressione di una tendenza che vuole relegare la religione a fatto esclusivamente privato e soggettivo, elevando il relativismo etico a dogmatismo etico (in tal senso cfr. J. Ratzinger, Conferenza in occasione del premio S. Benedetto "per la promozione della vita e della famiglia in Europa" , Subiaco, 1 aprile 2005).

Nel processo di sviluppo dell'Unione europea appare necessario da un lato applicare con sempre maggiore coerenza il principio di sussidiarietà e dall'altro riconoscere il contributo peculiare delle Chiese e comunità religiose allo sviluppo della casa comune europea.
In particolare le Chiese, nel condividere l'impegno comune per valori essenziali quali la giustizia, la pace, la libertà, la solidarietà, la tutela dell'ambiente, riaffermano che questi valori non possono realizzarsi in modo autentico prescindendo dalla dimensione trascendente della persona e dal rispetto di norme che sono iscritte nella natura umana.
Interesse principale e fine esclusivo di ogni intervento della Chiesa cattolica, nonché suo spazio naturale di dialogo e di contributo, è la promozione e la tutela della dignità della persona e della sua centralità etica, la quale si esplicita in principi che non sono negoziabili perché espressione e contenuto stesso di tale dignità (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal PPE , 30 marzo 2006).

Da questa concezione e da tali principi derivano in special modo:

- la tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, resistendo a forme di aggressione e di minaccia talvolta mascherate sotto l'apparenza di un malinteso progresso scientifico e sociale: si pensi alla clonazione umana, alla manipolazione genetica, all'aborto, all'eutanasia;

- il riconoscimento e la promozione della famiglia, come relazione fondamentale e naturale tra un uomo e una donna che si apre ai figli, e la sua difesa dai frequenti tentativi di relativizzarla, rendendola giuridicamente uguale o equivalente ad altre forme di unione;
- la tutela del diritto dei genitori ad educare i propri figli;

- il fondamentale diritto alla libertà religiosa, nella sua dimensione non solo individuale ma anche propriamente istituzionale.


Si tratta di principi comuni a tutta l'umanità. Come sottolineato dal Santo Padre Benedetto XVI, "l'azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Al contrario, tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi perché ciò costituisce un'offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia stessa" (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti al Convegno promosso dal PPE , 30 marzo 2006).


GLI ALLEGATI
eur23.rtf (Allegato RTF)



Fonte:
http://www.agensir.it/pls/sir/V2_S2DOC_B2.europa?tema=Sir Europa italiano&argomento=dettaglio&sezione=&data_ora=23-MAR-07&id_oggetto=130291&id_session=1462903&password=zzIJNOzzGHHIABz{JLIKCErswx&lingua=1





24 marzo 2007 12.52
CHIESA

UE: PAPA, È APOSTASIA IL RIFIUTO

DEI VALORI CRISTIANI FONDATIVI




Parole molto dure sono state utilizzate oggi da Papa Ratzinger
per denunciare una "singolare forma di apostasia da se stessa
prima ancora che da Dio" che caratterizza l'Europa odierna,
portandola "a dubitare della propria identità".

"Se, in occasione del cinquantesimo dei trattati di Roma, i governi
dell'Unione desiderano avvicinarsi ai loro cittadini, come potrebbero
escludere un elemento essenziale dell'identità europea qual è
il cristianesimo, in cui una vasta maggioranza di loro continua
ad identificarsi?", si è domandato Benedetto XVI parlando al Convegno
dalla Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (Comece).

"Non è motivo di sorpresa - ha aggiunto - che l'Europa odierna,
mentre ambisce di porsi come una comunità di valori, sembri
sempre più spesso contestare che ci siano valori universali
ed assoluti?"

Il Papa ha ripetuto dunque la proposta tante volte avanzata
da Giovanni Paolo II e dal card. Camillo Ruini: "non si può
pensare di edificare un'autentica casa comune europea
trascurando l'identità propria dei popoli di questo nostro
Continente. Si tratta infatti di un'identità storica, culturale
e morale, prima ancora che geografica, economica o politica.
Un'identità costituita da un insieme di valori universali,
che il Cristianesimo ha contribuito a forgiare, acquisendo
così un ruolo non soltanto storico, ma fondativo
nei confronti dell'Europa".





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POLITICA
24 marzo 2007
Petizione per il Referendum Europeo sulla Costituzione Europea
COMUNICATO STAMPA
del MOVIMENTO
FEDERALISTA EUROPEO (MFE)


Pubblico, anche se in ritrardo di un giorno, il comunicato
uffficiale de MFE sulle celebrazioni per il 50entario del trattato
di Roma, che istituì l'embrione dell'attuale Unione Europa, la CEE.


Ieri a Cagliari c'è stato un convegno al T Hotel ( in via dei giudicati ) sull costituzione europea.

Sono interventui vari uomini  e donne politici:

Asssesore Comandini, come coordinatore.

Onorevole Raggio, in quanto ex parlamentare europeo
per la Sardegna.

Maria Grazia Caligaris, in quanto cosndielira socialista.

Un politico del centrodestra di cui non ricordo il nome.

Andrea Deffen, professore di diritto pubblico
e constituzionale dell'Università di Cagliari.

Valentina Usai: segretaria regionale del Movimento
Federalista Europeo.

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Valentina ha ribadito che l'obiettivo del MFE è la Federazione
Europea
e che la costituzione cosi com'è non ci piace, ma che la approveremmo ugualmente in quunto prezioso passo in avanti.


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Il prof. Deffenu ha detto che la costituzione in pratica esiste già,
sebbene sia "non scritta", e si compone della carta dei diritti
fondamentali dell'Unione Europea ( una specie di Habeas Corpus ),
e della carta di Nizza. 

L'Unione europea si presenta, a suo avviso, come una federazione
di costituzione e la costituzione europea si affianca alle constituzioni
nazionali e non le sostituiscese non nei punti che vanno in contradizione perchè tutelano più diritti; Invece il fatto che la costituzione europea
non prescriva i diritti sociali non implica che le costituzioni nazionali
che invece li prevedono debbano essere disattese. 

Quindi non c'è ragione di temere di perdere i diritti riconosciuti
dalla costituzione del proprio paese; la costituzione europea
è solo un compromesso, un Minimo Comune Multiplo
tra costituzione di paesi molto diversi.




VENERDI 23 MARZO A ROMA IL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO (MFE), IN OCCASIONE DEL CINQUANTENARIO DEI TRATTATI DI ROMA, LANCIA
LA CAMPAGNA PER UN MILIONE DI FIRME PER UN REFERENDUM EUROPEO SULLA COSTITUZIONE UE IN OCCASIONE DELLE ELEZIONI EUROPEE DEL 2009


PREVISTI ALLE ORE 8,30 UNA MANIFESTAZIONE
DEI FEDERALISTI EUROPEI E DEI RADICALI ITALIANI
NELLA CORSIA AGONALE DAVANTI A PALAZZO MADAMA,
SEDE DEL SENATO E DELLE CELEBRAZIONI PER IL 50°ANNIVERSARIO DEI TRATTATI DI ROMA, E NEL POMERIGGIO
IL VIA ALLA RACCOLTA FIRME DEI MILITANTI DEL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO IN PIAZZA NAVONA E PIAZZA MONTECITORIO


A Roma venerdì 23 marzo 2007, durante le celebrazioni per il cinquantenario
dei Trattati di Roma, il Movimento federalista europeo (MFE), lancia la campagna per raccogliere un milione di firme nel Vecchio Continente,
al fine di chiedere al Parlamento europeo, ai Capi di Stato e di Governo,
alla Commissione europea, un referendum consultivo sulla Costituzione
europea, da tenersi nello stesso  giorno dell'elezione del Parlamento
europeo nel 2009.

Il prologo della giornata è previsto nella Corsia Agonale davanti a Palazzo Madama, sede del Senato e delle Celebrazioni per il 50° anniversario
dei Trattati di Roma, alle ore 8,30 di mattina, quando centinaia
di federalisti europei, insieme a Radicali italiani, daranno vita a una manifestazione per chiedere appunto il referendum europeo.

Gli europarlamentari Marco Cappato e Marco Pannella hanno già promosso all'interno del Parlamento europeo una raccolta di firme dei loro colleghi per chiedere che il nuovo testo della Costituzione sia sottoposto ad un referendum in tutti i paesi dell'Unione. Nel pomeriggio i militanti del Movimento Federalista Europeo si trasferiranno in piazza Navona (angolo via della Cuccagna) e piazza Montecitorio, dove inizieranno la raccolta delle firme.

<<Una manifestazione federalista - spiega il segretario nazionale del Movimento federalista europeo, Giorgio Anselmi -  si tenne proprio nella Corsia Agonale nel 1990, in occasione del Consiglio europeo dei Capi di Stato e di Governo del 14 e 15 dicembre che convocò la Conferenza intergovernativa, che avrebbe poi elaborato il Trattato di Maastricht. Vale la pena sottolineare che proprio in questi giorni il Senato e la Camera hanno approvato, su proposta del senatore Valerio Zanone e dell'onorevole Sandro Gozi, che coordinano l'Intergruppo federalista nelle due Camere, un ordine del giorno ed una mozione che recepiscono la proposta del referendum europeo e che invitano il Governo a farla propria>>.

<<Di fronte alle sfide della globalizzazione - sottolinea il presidente del Movimento federalista europeo, Guido Montani - del terrorismo internazionale, della guerra e di una incombente crisi ambientale, per l'Europa è venuto il momento di compiere un altro passo avanti. Dopo i no francese e olandese, bisogna rilanciare il progetto di Costituzione Ue, che deve essere modificata da una nuova Convenzione europea. Il Parlamento italiano deve impegnare il Governo affinchè nel Consiglio europeo persegua due obiettivi. Il primo è¨ non rinunciare alla Costituzione, rifiutando l'ipotesi minimalista di un mini Trattato.
E il secondo è non accettare più le ratifiche dei singoli Stati nazionali sulla Costituzione Ue, proponendo, invece, il referendum europeo in tutti i Paesi dell'Unione nel 2009. Un'Unione Europea efficace deve essere democratica e fondata sul consenso popolare. Perciò il Movimento federalista europeo lancia la campagna europea per un milione di firme, affinchè la Costituzione rivista sia sottoposta ai cittadini con un referendum consultivo, in tutti gli Stati europei, nello stesso giorno delle elezioni europee del 2009 e approvata da una doppia maggioranza di cittadini e di stati dell'Unione>>.

Il lancio della campagna avviene in contemporanea a Roma e a Berlino.
Si può dare la propria adesione tramite il sito
http://www.european referendum. eu

PER ULTERIORI INFORMAZIONI GUIDO MONTANI, PRESIDENTE
DEL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO 0039.347.14. 07.760, GIORGIO ANSELMI, SEGRETARIO NAZIONALE DEL MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO, 0039.340.87. 40.616, SITO INTERNET MOVIMENTO FEDERALISTA EUROPEO:
http://www.mfe. it

Il Movimento Federalista Europeo (MFE) è stato
fondato a Milano il 27 e 28 agosto 1943 da un
gruppo di antifascisti raccolti intorno ad Altiero Spinelli.

I principi sulla base dei quali esso è nato
sono contenuti nel Manifesto di Ventotene,
elaborato nel 1941 dallo stesso Spinelli,
con la collaborazione di Ernesto Rossi
e Eugenio Colorni.

L'analisi e le proposte politiche contenute
nel Manifesto di Ventotene si basano sulla
presa di coscienza della crisi dello stato
nazionale, ritenuto la causa principale delle
guerre mondiali e dell'affermazione del nazifascismo,
e sulla convinzione che solo il superamento della sovranità assoluta degli Stati attraverso
la creazione della federazione europea avrebbe assicurato la pace in Europa.


Allegati:
- Il volantino della campagna del Movimento Federalista Europeo
http://www.mfe. it/referendum/ volantino. pdf
- Il modulo per la raccolta firme per il referendum europeo
http://www.mfe. it/referendum/ modulo_it. pdf
- Altiero Spinelli
http://www.mfe. it/congresso2007 /ufficiostampa/ AltieroSpinelli. doc
- Il Manifesto di Ventotene
http://www.mfe. it/congresso2007 /ufficiostampa/ IlManifestodiVen toteneLectio1944 .doc
- Il Movimento Federalista Europeo
http://www.mfe. it/congresso2007 /ufficiostampa/ MovimentoFederal istaEuropeo. doc


PETIZIONE

Al Parlamento europeo
Ai Capi di Stato e di Governo
Alla Commissione europea

Chiedo un referendum consultivo europeo sulla Costituzione
europea, da tenersi nello stesso  giorno dell'elezione
del Parlamento europeo nel 2009


Puoi firmare via Internet:  

www.europeanreferendum.eu




Un milione di firme per un referendum europeo
www.europeanreferendum.eu

Union of European Federalists e Young European Federalists
214D, Chaussée de Wavre – B 1050 Bruxelles – Tel +32.2.508.30. 30  â€“
info@europeanrefere ndum.eu

In Italia: Movimento Federalista Europeo, 37122 Verona – Via Poloni 9 – Tel. e fax 045 8032194 – www.mfe.it



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POLITICA
11 gennaio 2007
Stati Uniti d' Europa

Stati Uniti d'Europa


Ecco la descrizione, scritta da me su Wikipedia,
del M.F.E. ,  di cui faccio orgogliosamente parte.


Movimento Federalista Europeo

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Il Movimento Federalista Europeo è stato fondato a Milano il 27-28 agosto 1943 da Altiero Spinelli
insieme a un gruppo di antifascisti, tra i quali Ernesto Rossi. Esso si fonda sui principi contenuti nel
Manifesto di Ventotene, elaborato nel 1941 dallo stesso Spinelli, insieme con Ernesto Rossi ed Eugenio Colorni.

Questi principi sono l'analisi e le proposte politiche basate sulla presa di coscienza della crisi dello stato
nazionale e che essa è stata la prima causa delle guerre mondiali e del nazifascismo; Il M.F.E., come il suo
principale fondatore, Altiero Spinelli, è convinto che soltanto superando la sovranità assoluta degli Stati
con la creazione della Federazione Europea si potrà avere la pace in Europa.

Indice

[nascondi]

Attività del M.F.E.

Il Movimento Federalista Europeo è un'organizzazione politica autonoma rispetto ai partiti e non partecipa
direttamente alle elezioni; è costituito da persone votate alla promozione del
federalismo inteso come
organizzazione della società che, partendo dal livello più "basso", più vicino ai cittadini, come il quartiere
o gli enti locali, giunga ai più alti livelli, europeo e mondiale. Esso non ricerca vantaggi particolari per cerchie
ristrette, cioè non è un
gruppo di pressione. Il MFE mira alla promozione e realizzazione della pace, prerequisito
essenziale per le condizioni necessarie affinché la politica svolga il suo ruolo di azione per il perseguimento
del bene comune. Il MFE svolge un'iniziativa politica autonoma affinché vernga fondato uno Stato nuovo,
la Federazione europea.

Il MFE è la sezione italiana dell' Unione Europea dei federalisti (UEF), costituita nel 1947, e del World Federalist Movement, ( WFM ) fondato anch'esso nel 1947; è un insieme di centri di cultura politica militante, che collaborano all'elaborazione  e diffusione della teoria generale del federalismo - che rappresenterebbe il nucleo vitale
della cultura della pace,  secondo loro - e la critica verso le falsità del
nazionalismo.

Il M.F.E. promuove quindi il federalismo come idea rivoluzionaria e innovativa rispetto alle ideologie tradizionali
(
liberalismo, democrazia, socialismo). Ciò che divide le forze progressiste dalle forze conservatrici, secondo i federalisti,  é il ritenere compito prioritario la creazione di uno Stato federale europeo per i primi, mentre
i secondi agiscono  perché l'
Europa resti divisa in Stati nazionali sovrani e sono disposti ad accettare al massimo una lega confederativa che chiamano "Europa delle patrie".

Fermo restando che esso vorrebbe per l'Unione Europea e, in prospettiva, per l'intera Europa, una costituzione
che istituisse una
federazione, il MFE appoggia l'attuale costituzione come passo in avanti nel processo di integrazione,
ed è anzi preoccupato del fatto che alcuni stati non l'abbiano ancora ratificata o l'abbiano addirittura bocciata.

La Federazione Europea

Il M.F.E. pone come suo principale obiettivo la Federazione Europea, e del resto per i federalisti il grado
di interdipendenza raggiunto nei rapporti politici, economici e sociali rende indispensabile e anche possibile,
e comunque opportuno e logico, completare il processo di integrazione inziato alla fine degli anni '50 e giunto
ormai allo stadio cruciale della cessione da parte degli Stati europei della loro sovranità, dapprima in campo
monetario e poi, auspica il M.F.E., anche nella sfera politica con la perdita dell'identità internazionale dei singoli
paesi dell'Unione e il conferimento, in via esclusiva, della personalità giuridica internazionale all'
Unione Europea, che avrebbe in mano essa soltanto la politica estera, la difesa e la politica economica (ovvero i tre elementi
fondamentali che costituiscono uno stato) lasciando agli stati membri le altre funzioni. Questa è la Federazione,
per cosi dire, "al minimo"; nulla vieterebbe che il governo federale si impegni anche in altre questioni, in collaborazione con gli stati federati.

Ciò che dispiace ai federalisti è che, pur essendocene tutta la possibilità, la Federazione Europea non riesca
a nascere per ragioni riconducibili solo al fatto che il
nazionalismo non è morto, si è solo addormentato.
I singoli Stati, per paura di perdere la loro peculiarità e, soprattutto, la loro
sovranità,
non vogliono integrarsi troppo. Eppure solo con una maggiore integrazione sarà possibile superare
il deficit di democrazia che viene rinfacciato alle istituzioni dell'
Unione e dare all'Europa maggiore forza
e una sola voce nella
Comunità Internazionale.

La Federazione Europea (il nome che potrebbe assumere l'Unione Europea qualora superasse il suo
attuale livelllo intergovernativo, cioè
confederale, per assurgere a quello federale) non sarebbe fatta
contro i suoi cittadini, come alcuni partiti localisti e micronazionalisti hanno paventato (ad esempio la
Lega Nord in Italia), ma per dare loro uno Stato più forte e al tempo stesso più libertà, più garanzie
sociali, più sicurezza.

Invero le ultime evoluzioni pongono delle ombre su ciò che debba essere l'Unione Europea nel futuro.
La stessa
Costituzione Europea, pur da loro appoggiata come passo in più verso l'obiettivo finale,
non piace ai federalisti per due ragioni:

  • perché non è una costituzione, a loro modo di vedere, ma anche obiettivamente, in quanto non fonda un nuovo stato.
  • perché non garantisce tutti i diritti ai cittadini e in questo le costituzioni dei singoli stati sono più avanzate.
  • perché mantiene, in materie cruciali, il diritto al veto di ogni stato.

La nuova Unione Europea, basata su una costituzione rigida e federale, non solo garantirebbe agli europei
il controllo democratico sulle decisioni che li riguardano, ma costituirebbe la prova più evidente che è possibile
superare la divisione dell'
Umanità in Stati sovrani.

A questo va aggiunto che il successo dell'unificazione dell'Europa farebbe da catalizzatore, sempre secondo
le previsioni e gli auspicii dei federalisti, per la progressiva unificazione del Mondo. I federalisti sono presenti
in tutto il Mondo e operano proprio affinché, dall'unione di federazioni subcontinentali, si formi la Federazione Mondiale.

Voci correlate

Collegamenti esterni

 Movimenti federalisti In Italia

 Alcuni movimenti attivi in altri stati dell'Unione Europea



A seguire le due mozioni sul futuro dell' Unione Europea.


Io ho aderito alla mozione di minoranza: l'ho fatto online.
Tuttavia la mozione di maggioranza non esclude quella di minoarnza perchè
prevede che un avanguardia di  Paese possa integrarsi maggiormente
in un nucleo federale. 

Le divergenze stanno nel metodo: difatti io sono d'accordo che gli attuali trattati
non diano spazio a ulteriori sviluppi in senso federalistico e che quindi urga un vero
e proprio salto federale dei paesi che sono già in grado di unire la loro poltica estera,
di difesa e le loro economie per formare uno stato federale. 

Inoltre credo che la Federazione Europea non possa relaisticamente contare
tutti i 27 stati dell'Unione Europea.

Credo che il Nucleo Federale debba comprendere i Paesi che hanno già aderito
all'Euro:  uno stato, ancorchè federale (quindi non unitario) non può non avere
un' unica moneta a corso legale circolante al suo interno.

Non c'è però ragione di limitarsi ai soli stati fondatori e comunque se anche il nucleo
fosse polimerico (cioè formato da stati non contermini) e alcuni degli aderenti all' euro
dovessero restarne temporaneamennte fuori, fosse anche la Francia, 
non importa, basta che si vada avanti nel processo di integrazione politica.

Per questo un primo passo fondamentale è l'abolizione del diritto di veto.





Mozione di maggioranza.
-------------------------------------------------------------------


XXIII Congresso nazionale del MFE

Roma, 2-4 marzo 2007

 

UN REFERENDUM EUROPEO PER LA COSTITUZIONE EUROPEA

“La parola ai cittadini. Decida il popolo europeo!”

 

Mozione di politica generale presentata dal Presidente e dal Segretario

 

Il XXIII Congresso nazionale del Movimento Federalista Europeo

 

celebra

con orgoglio il centesimo anniversario della nascita del suo fondatore, Altiero Spinelli, che nel Manifesto di Ventotene ha indicato nel federalismo il pensiero politico necessario per superare le tragiche divisioni nazionali del passato in Europa e nel mondo; ha individuato nella strategia costituente, sostenuta da una mobilitazione popolare, il modello d’azione indispensabile per la costruzione di uno Stato democratico di Stati democratici; ha combattuto tenacemente, sino agli ultimi giorni della sua vita, per trasformare l’Europa in una Federazione, arrivando alle soglie del successo in occasione della CED e del Trattato di Unione europea;

 

ricorda

che, nonostante Altiero Spinelli sia oggi considerato come uno dei padri fondatori dell’Europa, l’Europa federale per la quale si è lungamente battuto non esiste ancora;

 

rinnova

la propria determinazione a continuare la lotta per la costruzione della Federazione europea, primo passo verso la Federazione mondiale e la pace internazionale;

 

osserva

che la situazione mondiale ed europea è oggi radicalmente mutata rispetto ai tempi in cui Spinelli ha agito. Occorre pertanto adattare la strategia federalista al nuovo quadro di potere, tenendo in considerazione questi aspetti fondamentali:

 

  al livello mondiale

-         dopo la disgregazione dell’URSS, la superpotenza statunitense sta perdendo rapidamente il controllo dell’ordine internazionale che aveva costruito nel dopoguerra, come dimostrano il fallimento dell’intervento in Iraq; l’incapacità di arginare il terrorismo internazionale e la proliferazione delle armi nucleari; la crisi irreversibile del dollaro, dopo il crollo del sistema di Bretton Woods;

-         l’umanità vuole un futuro di cooperazione pacifica, come manifesta la sempre più intensa partecipazione di ogni popolo al processo di globalizzazione, ma è dilaniata quasi quotidianamente da conflitti sanguinosi, umiliata per l’ingiusto divario di ricchezza che separa i popoli ricchi da quelli poveri e minacciata da una crescita industriale insostenibile che, sfruttando sempre più intensamente l’ambiente naturale, mette in pericolo il futuro della vita sul Pianeta;

-         gli europei hanno il dovere di assumersi il loro carico di responsabilità sul fronte della politica estera e della sicurezza, della cooperazione per lo sviluppo dei paesi poveri e della lotta contro l’inquinamento della biosfera;

-         oggi, l’Europa federale non può più essere concepita come terza forza, o superpotenza militare, ma come potenza di pace e di giustizia, avanguardia del nuovo ordine mondiale fondato sul progressivo superamento di ogni frontiera tra popoli, nazioni, religioni e culture differenti;

 

 

• al livello europeo

-         l’Unione europea non è ancora uno Stato federale, ma è una Unione sovranazionale che garantisce una condizione di pace e di relativa prosperità ai suoi popoli, perché dotata di poteri effettivi in molti settori dell’economia, del commercio e della moneta;

-         si è così diffuso un egoistico senso di appagamento dello status quo. L’Europa sarebbe un’isola di benessere che va difesa contro assalti esterni. L’euroscetticismo, sostenuto da molti partiti e governi, è una nuova forma di nazionalismo, secondo la quale, dopo la moneta europea e l’allargamento, occorre accettare l’Unione europea così com’è, senza trasferire ulteriori poteri nazionali ad un’Europa burocratica e priva di legittimità democratica;

-         l’europeismo dei cittadini – segnalato continuamente dai sondaggi di opinione che rivelano maggioranze significative a favore di una politica estera europea e della Costituzione europea, anche in Francia e in Olanda – è frustrato e tradito dalle resistenze dei governi e dei partiti europei a concedere i necessari poteri sovranazionali all’Unione europea;

-         l’elezione del Parlamento europeo a suffragio universale rappresenta un progresso strutturale decisivo per la formazione di una classe politica europea. Nella prima fase dell’integrazione europea, Spinelli ha potuto affermare che i governi nazionali erano al tempo stesso strumento ed ostacolo della costruzione europea. Oggi, occorre considerare anche il Parlamento europeo, il legittimo rappresentante della volontà popolare europea, come lo strumento – lo ha dimostrato Spinelli stesso con il Trattato di Unione europea – e l’ostacolo della lotta federalista – per la difficile formazione di una maggioranza federalista nei partiti europei. Per superare queste difficoltà, è indispensabile che i federalisti premano non solo sui governi, ma anche sul Parlamento europeo, mantenendo in vita l’Intergruppo federalista al suo interno;

-         per battere l’euroscetticimo, i federalisti devono mobilitare i cittadini e tutte le forze politiche europeistiche disposte a superare il principio dell’unanimità, nel Parlamento europeo e nei governi nazionali, al fine di creare un’Europa federale sulla base di una Costituzione che consenta al popolo europeo di affermare la propria volontà sovrana, mediante elezioni europee, dalle quali emergano una maggioranza parlamentare e un governo federale;

 

nella convinzione

che la storia dell’integrazione europea rappresenti un prezioso patrimonio culturale a cui può attingere chi vuole realizzare la pace tra stati nazionali e popoli rivali; abbattere barriere commerciali; trovare forme nuove di cooperazione sovranazionale per lo sviluppo tra regioni ricche e povere; istituire una Unione monetaria per eliminare ogni barriera nazionale alla circolazione delle persone, dei beni e dei capitali; costruire una cittadinanza sovranazionale e una unione politica democratica tra popoli, nazioni, religioni e culture differenti;

• che solo se l’Unione europea diventerà uno Stato federale, con un proprio governo dotato dei poteri necessari per realizzare un’efficace politica estera, della sicurezza e uno sviluppo sostenibile, tutti i popoli del mondo considereranno il federalismo come il pensiero politico indispensabile per costruire il loro futuro nel quadro di nuove unioni continentali di stati e, al livello mondiale, nell’Unione federale mondiale;

• che, se vuole avere una sola voce in politica estera, l’Unione europea deve riformare se stessa cominciando a parlare con una sola voce all’interno del Consiglio di sicurezza dell’ONU e di tutti gli organismi internazionali;

• che il governo dell’Unione europea dovrà dialogare con USA, Russia, Cina, India e tutte le altre potenze mondiali, in vista di una riforma radicale dell’ONU, fondata su una Costituzione cosmopolitica che consenta all’umanità di darsi i mezzi necessari per assicurare la pace e uno sviluppo sostenibile mondiale, che elimini le ingiustizie, la povertà, le discriminazioni e garantisca la salvaguardia ecologica del Pianeta;

 

 

 

fa propria

la Campagna per una Costituzione federale europea promossa dall’Unione Europea dei Federalisti, per il rilancio del processo costituente europeo, interrotto dopo i referendum in Francia e in Olanda, sulla base del seguente Piano:

• il Consiglio europeo assegni un mandato ad hoc ad una nuova Convenzione europea, affinché i rappresentanti dei cittadini europei rivedano alcune parti sensibili della Costituzione sulla base delle esigenze emerse nel corso delle ratifiche nazionali;

• il nuovo progetto di Costituzione europea venga sottoposto, nel medesimo giorno, in tutti paesi dell’Unione, al giudizio dei cittadini europei, mediante un referendum consultivo da abbinare alle elezioni europee del 2009;

• la Costituzione europea entri in vigore se approvata da una maggioranza di cittadini e di Stati dell’Unione. I paesi che l’avranno respinta potranno riprendere la procedura di ratifica dopo una pausa di riflessione oppure decidere, in accordo con l’Unione europea, una nuova forma di partecipazione;

 

considera

il referendum europeo per la Costituzione europea, come una tappa cruciale verso uno Stato federale europeo – fondato su una Costituzione che preveda la creazione di un governo federale, dotato dei poteri indispensabili per un’efficace politica estera, della difesa, della sicurezza e per uno sviluppo sostenibile – poiché il referendum europeo consentirà ad un gruppo d’avanguardia di paesi di superare, grazie al consenso popolare, il principio dell’unanimità che oggi paralizza l’Europa, introducendo così una nuova dinamica democratica nella vita dell’Unione europea;

 

chiede

al Parlamento italiano di approvare un ordine del giorno che impegni il Governo a sostenere il Piano di rilancio del processo costituente europeo proposto dall’UEF in tutte le sedi istituzionali europee, in particolare nel Consiglio europeo;

 

impegna

gli organi nazionali del MFE, i centri regionali, le sezioni e tutti i militanti a battersi, nel quadro della nuova fase della Campagna dell’UEF, denominata “Let the European People decide”, per: a) lanciare la raccolta di 1.000.000 di firme per un referendum europeo nel 2009, b) far approvare dagli enti locali un Ordine del giorno da inviare al Parlamento italiano affinché si esprima a favore del referendum europeo; c) creare un Intergruppo federalista nel Parlamento italiano; d) stringere un’alleanza con tutte le organizzazioni della società civile e delle forze politiche che non si rassegnano a un’Europa euroscettica, specialmente quelle che hanno già partecipato, nel 2005, alla Convenzione dei cittadini europei di Genova, per promuovere una permanente mobilitazione popolare ed esercitate una costante pressione sulla classe politica europea;

 

invita

i militanti e, in particolare, la Gioventù Federalista Europea a dibattere e rinnovare il pensiero federalista, per mostrare ai giovani e a tutti coloro che intendono impegnarsi in politica, che la lotta annunciata dal Manifesto di Ventotene, e tenacemente perseguita dal Movimento Federalista Europeo, merita di essere fatta propria dalle nuove generazioni. 

 

 



Mozione della minoranza.
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XXIII Congresso nazionale del MFE - Roma, 2-4 marzo 2007

Documento Precongressuale

 

SI’ ALLO STATO FEDERALE EUROPEO

 

AL FINE DI CONTRIBUIRE AL DIBATTITO PRECONGRESSUALE, I MILITANTI DELLE SEZIONI CHE SI RICONOSCONO NELLA CAMPAGNA PER UNA INIZIATIVA DEI PAESI FONDATORI PER LA CREAZIONE DEL PRIMO NUCLEO DI STATO FEDERALE APERTO AGLI ALTRI STATI DELL’UNIONE EUROPEA CHE VORRANNO FARNE PARTE, PROPONGONO ALL’ATTENZIONE DI TUTTI GLI ISCRITTI DEL MFE LA SEGUENTE BOZZA DI MOZIONE DI POLITICA GENERALE.

 

* * *

 

Il XXIII Congresso nazionale del MFE, riunito a Roma dal 2 al 4 Marzo 2007,

 

constatato

il profondo cambiamento in atto nei rapporti tra gli Stati Uniti d’America e i paesi europei, l’emergere di nuovi poli quali la Cina e l’India sulla scena mondiale e la ripresa d’iniziativa della Russia che torna a giocare un ruolo negli equilibri regionali ed internazionali;

 

constatata

- l’impossibilità dei governi nazionali e delle istituzioni dell’Unione Europea di promuovere efficaci politiche monetarie, economiche, energetiche e di sviluppo e un’autonoma politica estera e di sicurezza europea;

- lassenza dellEuropa a livello internazionale, che le impedisce di contribuire ad affrontare e risolvere i problemi posti dalle crisi regionali (a cominciare da quelle in Medio Oriente e in Africa), dalle nuove forme di terrorismo, dagli squilibri economici ed ecologici tra le diverse regioni del mondo;

 

manifesta la propria preoccupazione per il fatto che,

nonostante i passi avanti compiuti sulla strada dell’integrazione, l’unità dell’Europa non è ancora una realtà, ma è tuttora solo una speranza e potrebbe benissimo rimanere un sogno in quanto:

- il tempo per rispondere alle sfide poste dal nascente nuovo ordine internazionale e dallassenza dellunione politica dellEuropa, va esaurendosi;

- leuro, e con esso lunione monetaria, sono in pericolo se non vengono inquadrati al più presto in una cornice statuale capace di esprimere una politica fiscale e di bilancio;

- il processo di allargamento dellUnione Europea (giunta ormai a contare 27 paesi) comporta inevitabilmente una diluizione della coesione tra gli Stati membri ed una diminuzione del consenso sulle stesse finalità dellunificazione europea;

- leventuale ratifica del Trattato che istituisce una Costituzione Europea, nella sua forma attuale o comunque emendato, potrebbe migliorare la gestione degli attuali rapporti confederali fra gli Stati membri dellUnione allargata, ma in ogni caso non potrà, a causa degli eterogenei orientamenti dei propri membri, porre le basi per levoluzione dellUnione Europea verso uno Stato federale europeo;

- benché molti denuncino limpotenza dellEuropa e sia evidente che tale impotenza è dovuta alla sua divisione, i governi e le classi politiche dei paesi dellUnione Europea non hanno ancora maturato la volontà di trasferire una sempre più illusoria sovranità nazionale ad uno Stato federale europeo;

ribadisce che

- non è pensabile che semplici aggiustamenti dei meccanismi comunitari o l’avvio di nuove cooperazioni, rafforzate o strutturate, permettano all’Unione Europea di perseguire un’unica politica economica, estera e di sicurezza, attuabili solo con un governo federale;

-         dopo la creazione dell’euro, non esistono più avanzamenti intermedi da perseguire in direzione dell’obiettivo dell’unificazione federale;

 

 

- solo la nascita di uno Stato federale europeo può consentire all’Europa di svolgere il ruolo che le compete sul piano continentale e mondiale;

 

richiama

- l’attualità delle parole con le quali Jean Monnet, nel Memorandum del 3 maggio 1950, incitava la classe politica francese a non cedere il campo alle forze della divisione in Europa ammonendo che : "Da qualunque parte ci si volga non si incontrano che dei vicoli ciechi... Bisogna cambiare il corso degli avvenimenti... Non bastano le parole. Solo un'azione immediata su un punto essenziale può smuovere l'attuale situazione di stasi. E' necessaria un'azione profonda, reale, rapida e drammatica che cambi le cose e faccia entrare nella realtà le speranze alle quali i popoli stanno per non credere più";

 

e perciò riafferma che

- di fronte all'evidenza delle crescenti difficoltà e divisioni dell'Europa, se si vuole che il processo di unificazione europea non fallisca, è davvero necessario cambiare drasticamente rotta promuovendo “un’azione immediata sul punto essenziale”: la creazione di una federazione (uno Stato federale) all’interno della confederazione (l’Unione Europea allargata);

- il problema attorno al quale questa azione deve svilupparsi è quello della cessione di sovranità necessaria per la nascita dello Stato federale europeo;

- il quadro iniziale in cui realisticamente si può manifestare la volontà di promuovere e realizzare tale trasferimento di sovranità è quello dei paesi fondatori, a cominciare da Francia e Germania. Solo se questo quadro emergerà con certezza, esso sarà in grado di attirare a sè altri paesi, a cominciare da quelli dell’area dell’Euro;

- il modo nel quale un’”azione profonda, reale, rapida e drammatica” può essere avviata è quello di un atto di rottura e dell’aperta azione al di fuori dei trattati europei esistenti. Solo così sarà possibile superare l’inevitabile opposizione di molti Stati membri alla creazione di un’entità statuale nuova all’interno dell’Unione Europea;

 

 sottolinea che

il ruolo dei federalisti, affinché un’avanguardia di Stati si manifesti sul terreno della costruzione del primo nucleo di Stato federale europeo, non deve essere di attesa, ma di iniziativa nel cercare di introdurre nel dibattito e nell’azione politica queste semplici verità:

a) non è sufficiente salvaguardare o migliorare i trattati dell’Unione Europea e l’acquis communautaire per garantire un futuro al progetto europeo;

b) la politica economica e la politica estera e di difesa europea non sono delle opzioni reali se non si fonda uno Stato europeo;

c) la creazione di uno Stato federale europeo non può essere perseguita attraverso una graduale più stretta integrazione, ma richiede un salto federale da parte di unavanguardia di Stati;

 

sollecita

-     il governo e la classe politica dell’Italia a riprendere nei fatti il proprio ruolo storico di catalizzatori e sostenitori del progetto di realizzazione della federazione europea a partire da un nucleo di Stati;

-           i governi e le classi politiche dei paesi fondatori, e in particolare quelli di Francia e Germania, ad assumersi la propria responsabilità storica per promuovere il rilancio della costruzione europea. E infatti loro compito prendere la decisione di lanciare uniniziativa attraverso un Patto federale per creare il primo nucleo di uno Stato federale europeo, e dare mandato ad unAssemblea costituente di elaborare il testo della Costituzione del nuovo Stato, che dovrà sin dallinizio dichiararsi aperto a successive adesioni;

 

si impegna

a organizzare una campagna di mobilitazione di cittadini, forze politiche e sociali, enti locali e associazioni basata sulle linee guida indicate da questa mozione.

 



Campagna per lo Stato Federale Europeo
FIRMA
E
FAI FIRMARE 
LA CARTOLINA
 AI CAPI DI STATI E DI GOVERNO DEI SEI PAESI FONDATORI

 

SI' OUI JA OUI OUI JA
ITALIA
Appello alla classe politica
FRANCE DEUTSCHLAND BELGIQUE LUXEMBOURG NEDERLAND
On. Silvio Berlusconi
Presidente del
Consiglio
Palazzo Chigi
I-00186 Roma
M. Jacques Chirac
Président
de la République
Palais de l'Elisée
F-Paris
Angela Merkel
Deutscher
 Bundeskanzlerin
Bundeskanzleramt
D- 11012 Berlin
M. Guy Verhofstadt
Premier Ministre
15 rue del la Loi
B-1049
Bruxelles

OPROEP

APPEL

M. Jean Claude Juncker
Premier Ministre
L-Luxembourg
M. Jan Peter Balkenende
Minister-President
Catshuis
NL-Den Haag


"Da qualunque parte ci si volga, nella situazione del mondo attuale [1950], ci si trova di fronte
soltanto a impasse [...].

Le parole non bastano. Soltanto un'azione immediata, diretta a un punto essenziale, può cambiare
l'attuale situazione di staticità.

Ci vuole un'azione profonda, reale, immediata e drammatica che cambi lo stato delle cose e ponga
nella realtà le speranze nelle quali i popoli stanno per non credere più".


Jean Monnet


SE VUOI PUOI RICHIEDERE LA CARTOLINA 
AL CENTRO DI COORDINAMENTO DELL'AZIONE
"SI' ALLO STATO FEDERALE EUROPEO"

Comitato per lo Stato federale europeo
c/o
Movimento Federalista Europeo
Via San Rocco, 20 - 20135 Milano
Tel. (+39) 02.5832.0969 - Fax (+39) 02.5830.9011
E-mail: mfegfelombardia@alternativaeuropea.org 






Il mio commento, in inglese, inviato insieme con la firma della suddetta cartolina.


The European Federal State must to be made not only by the 6 Founders,
but also by the other countries that have adopted Euro as their money!

The Federal Core have to relate itself with the other states of the European Union;
The European Union should be continues to exist as container of the Federal Core
and he States associated with it. When all the states of European Union will be part
of European Federation, wil be exist only the second.
 
The European Federation will can promote a World Confederation
(first step towards the World Federation) in substitution of U.N.O.



permalink | inviato da il 11/1/2007 alle 0:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
1 gennaio 2007
L'Unione Europea è più grande!!!!

L'Unione Europea
è più grande!!!!



Io da sfegatato europeista, membro del Movimento Federalista Europeo, sono entusiasta di questo avvenimento. 

Tuttavia auspico che ora si faccia il cosidetto approfondimento istituzionale, cioè il passaggio dell' Unione Europa dallo Status di Confederazione a quello di Federazione, con la riforma degli organi di governo e di quelli legislativi. Si può anche  fare all'interno della UE un nucleo federale che annoveri al suo interno almeno i 6 Stati fondatori, e magari anche i Paesi che hanno già adottato l'Euro ( dato che la Federazione Europea dovrà essere composta di stati che abbiano in comune almeno i seguenti 3 fattori: Politica estera, Politica di difesa e politica economica e monetaria).



Ue: da 25 a 27

ma cresce 'fatica' da allargamento



Dal primo gennaio 2007 l'Europa si allarga per la quinta volta
e arriva alle sponde del Mar Nero, ma l'affaticamento da allargamento
si fa sentire e dagli ultimi sondaggi condotti fra i cittadini europei
questo emerge chiaramente, se, come ha segnalato l'ultimo rilevamento
di Eurobarometro, il 42% degli europei si dice contrario e solo
il 46% favorevole all'allargamento nei prossimi anni.

Con l'ingresso di Sofia e Bucarest e trenta milioni di nuovi cittadini
europei, il baricentro dell'Unione europea si sposta ancora di piu'
ad Est, dopo la grande ondata di adesioni del maggio 2004, quando
entrarono dieci nuovi paesi, otto dei quali appartenenti all'ex blocco comunista.

I due nuovi paesi portano in dote tassi di crescita invidiabili dal punto
di vista della 'vecchia Europa', attestandosi fra il 5 e il 6% .
Ma i problemi rimangono, soprattutto in alcuni settori come la lotta
alla corruzione, la gestione dei fondi agricoli e strutturali, gli standard
di sicurezza alimentare per l'export di latte e carne e per quanto
riguarda la Bulgaria del trasporto aereo.

E' per questo motivo che la Commissione europea nel decidere
di non ritardare di un anno l'ingresso di Romania e Bulgaria,
nella sua raccomandazione di settembre ha di fatto messo i due paesi
sotto osservazione, prevedendo, cosi' come avvenne per i dieci precedenti,
la possibilita' di adottare clausole di salvaguardia fino a tre anni
dall'adesione, che possono arrivare anche alla sospensione
del trasferimento del fiume di fondi europei, nel caso in cui
venissero riscontrate "irregolarita' endemiche".

Dal 2007 al 2013, il periodo del prossimo bilancio Ue, potrebbero
affluire ai due paesi fino a 35 miliardi di euro. A preoccupare non poco
i Venticinque c'é anche la sindrome dell'idraulico polacco, considerando
che i due nuovi entrati saranno i paesi piu' poveri del club, con un reddito medio equivalente ad un terzo di quello europeo.

Nonostante la rassicurazioni della Commissione Ue sull'inesistenza
del temuta invasione da Est dopo l'allargamento del 2004, molti paesi
hanno deciso di fare ricorso alla possibilita', prevista dal trattato
di adesione, di imporre restrizioni al libero ingresso dei lavoratori
romeni e bulgari per un periodo transitorio.
Dei Venticinque solo dieci, in gran parte nuovi, hanno deciso
di aprire completamente le loro porte ai nuovi arrivati.
Si tratta di Polonia, Slovacchia, Lettonia, Estonia, Lituania, Cipro,
Repubblica ceca, Slovenia, Finlandia e Svezia.
Degli altri paesi, alcuni hanno deciso l'applicazione di quote
di ingresso, come Gran Bretagna e Irlanda, che in occasione
dell'allargamento del 2004 avevano invece deciso
di non adottare misure restrittive.

Altri, come Olanda, Danimarca, Spagna, Belgio, Grecia, Austria,
Lussemburgo prorogheranno di due anni misure analoghe
gia' adottate in occasione del precedente allargamento.
La Francia, ha optato per un via libera all'ingresso
in un numero ben definito di settori, come l'agricoltura,
l'edilizia, il commercio.
L'Italia ha deciso di optare per il regime transitorio
che stabilisce l'apertura immediata per i settori del lavoro
dirigenziale e altamente qualificato, di quello agricolo
e turistico-alberghiero, del lavoro domestico e di assistenza
alle persone, edilizio e metalmeccanico oltre al lavoro stagionale.
Superata la boa dei 27, ora l'Ue non si affrettera' con nuove adesioni.
Il segnale e' arrivato chiaro dall'ultimo vertice nel quale
i leader europei hanno sancito che il ritmo di allargamento
deve tenere conto della capacita' di assorbimento. (ANSA)




I due Stati balcanici allo scoccare della mezzanotte sono entrati nell'Unione europea
E la Slovenia è il tredicesimo paese ad entare in Eurolandia: adotterà l'euro

Bulgaria e Romania nella Ue
da oggi Europa a 27 Paesi




ROMA - L'Unione europea allo scoccare del primo gennaio ha 27 membri: Romania e Bulgaria hanno fatto il loro ingresso ufficiale tra i Paesi membri dell'Ue.
Un avvenimento di portata storica per Bucarest e Sofia che salda i Balcani all'Europa e che arriva 17 anni dopo la caduta del comunismo.
Con l'ingresso di Sofia e Bucarest e trenta milioni di nuovi cittadini europei, il baricentro dell'Unione europea si sposta ancora di più ad Est, dopo la grande ondata di adesioni del maggio 2004, quando entrarono dieci nuovi paesi, otto dei quali appartenenti all'ex blocco comunista.
I due nuovi paesi portano in dote tassi di crescita invidiabili dal punto di vista della 'vecchia Europa', attestandosi fra il 5 e il 6%. Ma i problemi rimangono, soprattutto in alcuni settori come la lotta alla corruzione, la gestione dei fondi agricoli e strutturali, gli standard di sicurezza alimentare per l'export di latte e carne e per quanto riguarda la Bulgaria del trasporto aereo. Per i due Paesi, dunque, a partire da oggi inizia una sfida per portare a compimento quelle riforme necessarie a colmare il ritardo che li separa dagli altri paesi dell'Unione.

Ma il primo gennaio 2007 segna anche l'allargamento dei paesi di Eurolandia: un tredicesimo Stato entra nella moneta unica. La Slovenia adotterà l'euro dopo essere divenuta dal maggio 2004 membro della Ue.
A due anni e mezzo dallo storico allargamento a dieci nuovi Stati membri - tutti dell'est europeo - Lubiana è l'unica capitale a presentarsi puntuale all'appuntamento con l'euro. In dote ha portato uno stato delle finanze pubbliche in buona salute, valutato positivamente da Bruxelles.

(1 gennaio 2007)
 

 

L'Europa riparte dall'Euro



La Stampa, 30.12.06

L'Europa
riparte dall'euro

JEAN-MARIE COLOMBANI



Siamo partiti in sei, e ora siamo 27! In cinquant'anni, dal Trattato
di Roma al 2007, la costruzione europea ha portato a un'Unione che
raccoglie ormai ciò che una volta si usava dividere in Europa
dell'Est e Europa dell'Ovest. In questi tempi grigi, quando la
delusione porta alla denigrazione, non è superfluo constatare che,
battendosi per garantire la pace tra i nostri Paesi - che hanno
passato la maggior parte della loro storia a combattersi - e per
contrapporre al blocco sovietico una regione di prosperità e
progresso, l'Europa ha avuto successo, ben oltre le speranze di
coloro che l'avevano concepita (in prima fila c'era Alcide De
Gasperi), considerato che la nuova ondata di allargamento che si
chiude con l'adesione della Romania e della Bulgaria è una
conseguenza felice del crollo del comunismo. L'Europa ha prodotto la
più estesa zona economica organizzata del mondo, e il destino di 487
milioni di cittadini dipende ormai in parte dallo sviluppo della Ue.
Eppure l'umore in Europa non è da festa. Sembra quasi che
all'estensione geografica dell'Unione corrisponda l'aumento dello
scetticismo che trasforma i popoli in grandi assenti. Come se fosse
sempre più difficile vedere un nesso tra il livello di ricchezza e la
costruzione dell'Europa, vedendone invece uno tra l'allargamento e la
disoccupazione di massa. Coloro che, per comodità politica, indicano
Bruxelles, o l'euro, come i responsabili dei problemi, dimenticano
che i politici inefficienti o incompetenti cercano sempre altrove le
giustificazioni ai propri errori.

Eppure bisogna guardare i problemi in faccia: l'Europa è oggi alle
prese con una questione più importante, quella della propria
identità. In altri tempi questo problema era stato affrontato dalla
coppia franco-tedesca: marciavamo con determinazione verso
un' Europa integrata, e indipendente.


Una «Europa-potenza», diceva la terminologia corrente all'epoca
di François Mitterrand. Sono stati però i francesi stessi a dare
la battuta d'arresto - o forse un colpo mortale - a questa visione,
respingendo al referendum il Trattato costituzionale.
I francesi hanno inflitto alla Francia (credendo ingenuamente
di colpire solo il presidente Chirac) una sconfitta
strategica maggiore e con conseguenze a lungo termine:
hanno «rimpicciolito» la Francia. Piccolo è bello, no?


Si è lasciata così via libera all'altra visione dell'Europa, quella
della Gran Bretagna, che non implica né l'integrazione né tantomeno l'indipendenza, ma solo una vasta zona di libero scambio, con qualche settore di interesse comune (a geometria variabile), mentre la leadership politica - e strategica - viene assicurata alla Nato.

Questa visione non ha ancora trionfato, perché suonerebbe
la campana a morto per le ambizioni dei Paesi fondatori, innanzitutto la Germania e l'Italia.
Essa passa per un allargamento continuo dell'Unione: da qui
l'importanza assunta dalla questione dell'adesione della Turchia.
Uno dei problemi che affliggono gli europei erodendo la loro percezione dell'Unione è proprio quello della frontiera:
quando essa si estende all'infinito - come accadrà
con l'entrata della Turchia - e non ci sono più limiti a segnarne il
confine, come potranno i popoli europei credere nell'Europa?


Almeno i Paesi della zona euro potrebbero avere una maggiore
coscienza identitaria. E invece no! Dopo l'Italia e la Germania,
anche la Francia comincia ad avere dubbi: 52 francesi su cento
pensano di essere stati danneggiati dall'entrata nell'euro. È vero
che in Francia sia Nicolas Sarkozy sia Ségolène Royal hanno preso di
mira la Banca centrale europea, e il suo presidente Jean-Claude
Trichet, trasformato in capro espiatorio. L'inflazione? Colpa
dell'euro! La disoccupazione? Guardate la politica dei tassi
d'interesse e dell'euro forte di Trichet! Il risultato è che solo il
48% degli europei ritiene di aver tratto vantaggi dall'euro.

Gli altri si dimenticano che, senza la moneta unica,
avrebbero dovuto subire pesanti terapie d'austerità
per uscire dalle crisi che non sarebbero certo mancate.
Per convincersene basterebbe guardare al triste stato
in cui versa la loro bilancia commerciale.
Va da sé che l'euro, e meno che mai la Bce, non sono
responsabili dell'andamento dei nostri Paesi.

La moneta può fungere, nel migliore dei casi, da
strumento al servizio di una politica. Che politica vogliamo avere?
Di «disinflazione competitiva»? Di sostegno alla crescita? Come si
può pensare che l'euro sia un motore unificatore se manca il
coordinamento tra le politiche nazionali, se manca la volontà
politica dei governi della zona euro? Nel frattempo, l'euro diventa
giorno dopo giorno sempre più una valuta di riferimento
internazionale, l'ultimo dei grandi produttori di petrolio a
convertirsi alla politica delle riserve in euro è nientemeno che
l'Iran.
Ed è di ieri la notizia che la quantità di euro in
circolazione nel mondo ha superato quella dei dollari.


Intanto, per i prossimi sei mesi - solo sei brevissimi mesi -
toccherà alla Germania  presiedere l'Unione Europea.
Per la cancelliera la questione di fondo è cercare di
superare le diversità nazionali e colmare il distacco tra i
due «blocchi» - la zona euro, teoricamente la più favorevole
all'integrazione, e gli altri Paesi, più inclini a condividere le
idee britanniche - per far emergere le basi di un modello nel quale
gli europei possano di nuovo riconoscersi. Angela Merkel dovrà
delineare i contorni di questo nuovo modello durante le celebrazioni,
il 25 marzo prossimo a Berlino, del 50° anniversario del Trattato di
Roma. Nel frattempo, i britannici fanno pressione, ufficialmente a
nome di un'Europa «concreta» per evitare di rimettere in cantiere la
Costituzione europea, lasciando l'Unione alla sua ingovernabilità.
Se, nonostante tutto, vorrà procedere, Angela Merkel avrà bisogno di
alleati, soprattutto della Francia.

Romano Prodi non ha torto a ripetere, assieme alla Merkel,
che ogni progresso futuro - intendendo con ciò il rilancio del processo
costituzionale - sarà condizionato dal nuovo presidente francese, il cui nome
si saprà a maggio
. Sperando che questi - o questa - sarà in grado di riportare
la Francia sui binari europei, e di ricordarsi la parola d'ordine di Mitterrand
che ciascun Paese membro dovrebbe adottare, opportunatamente adattata:
 «La Francia è la nostra patria, l'Europa è il nostro futuro».



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POLITICA
10 novembre 2006
L'esercito europeo: si fa o no???

L'esercito europeo: si fa o no???


La Germania, nazione sconfitta della seconda guerra miondiale, fa una proposta :
uniamo gli eserciti nazionali per farne uno unico federale  di tutta l'Unione Europa.

Questa è una notizia importantissima, sulla quale c'è molto da riflettere date
le implicazioni politiche che la formazione di un esercito europeo unico che sostituisca
i singoli eserciti degli stati nazionali, comporterebbe.


Infatti, se uno Stato può anche non avere un esercito, non può darsi invece un esercito
senza uno Stato a meno che non sia lui lo "Stato"  ( formando una dittatura militare);
senza un governo con una sua politica estera e di difesa un eserrcito non può funzionare.

Ed è per questa ragione che la proposta non è stata accolta con entusiamo
da nessun governo europeo, che non vede ancora di buon occhio cedimenti
di sovranità sul tema della difesa e della politica estera, sebbene farlo
sia necessario in tempi di globalizzazione. 

Finora si è solo fatta una collaborazione tra stati europei che mettano
insieme le loro forze armate ma senza perderne il controllo.





2006-11-07 15:49


La Germania propone l'esercito europeo

L'apertura arriva da presidente Spd, ma la Merkel temporeggia


(ANSA) - BERLINO, 7 NOV - Arriva dalla Germania, prossima
presidente di turno dell'Ue a partire da gennaio, la disponibilita'
a discutere di un esercito europeo.

Un passo deciso in avanti lo ha fatto Kurt Beck, presidente della Spd,
alleata con la Cdu di Merkel nell'attuale governo
di coalizione in Germania. 'Dovremmo andare - ha detto Beck -
verso un sistema di difesa con forze integrate'. 'Non vorrei arrivare
direttamente a proporre l'esercito europeo' ha detto invece
il cancelliere tedesco, Angela Merkel.



Altri link:


http://www.resistenze.org/sito/os/mo/osmo3e08.htm

http://www.radicalparty.org/monitor/eser_it.htm

http://www.repubblica.it/
online/mondo/esercitoue/esercitoue/esercitoue.html




permalink | inviato da il 10/11/2006 alle 11:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
diritti
18 ottobre 2006
Forum sulle coppie di fatto
Forum sulle coppie di fatto



http://www.dilloadalice.it/articolo.aspx?Articolo=124coppiefatto.xml

I miei commenti sono firmati "Alex"




L'opinione dei lettori di Alice.

(www.dilloadalice.it n.124 del 11/10/2006)



Cara Alice,

ricorderai sicuramente anche tu tutto quel violento dibattito divampato nell'ultima campagna elettorale sulle coppie di fatto.

La sinistra, per prendere qualche voto in più, ha cavalcato questa tema ma, una volta arrivata al Governo, questa battaglia, che era stata “venduta” come una priorità, è sparita dell'agenda dell'Unione e del Governo Prodi che oggi, per non subire reprimende dal mondo cattolico, le parole “coppia di fatto” non osa neppure pronunciarle.

Adesso che sono nelle condizioni di "fare" si sono "volatilizzati" perchè le priorità sono mettere nuove tasse e andare a cercarsi dei morti in Libano.

Allora riproviamo noi, se tu, cara Alice, ce lo consentirai, a richiamare l'attenzione sulle grandi ingiustizie a cui sottoposta questo tipo di convivenza non è, al momento, disciplinata da nessuna legge specifica, con l'implicazione che la situazione delle coppie di fatto spesso è vaga e confusa e i due partner rischiano di vedersi negati alcuni diritti fondamentali.

• Se uno dei due partner ha bisogno di un intervento medico urgente e rischioso, l'altro non può autorizzarlo, visto che non figura come parente.

• Il convivente non può chiedere permessi di lavoro se il partner si ammala.

• Il convivente che collabora all'impresa dell'altro non ha nessun diritto. Meglio, quindi, premunirsi con un regolare contratto di società o di lavoro dipendente

• Se la convivenza termina, il convivente in stato di bisogno non ha diritto a nessun sostegno economico da parte dell'altro

• Se dalla convivenza sono nati dei figli e questi sono ancora minorenni nel caso in cui la convivenza cessi, l'affidamento è stabilito in base al criterio dell'interesse del minore. Se vi è disaccordo, l'affidamento è deciso dal tribunale per i minorenni. Anche dopo la cessazione della convivenza, il genitore ha l'obbligo di mantenere il figlio che conviva con l'altro partner

• In caso di maltrattamenti di un convivente nei confronti dell'altro si configura il reato di maltrattamenti in famiglia

• Se uno dei conviventi sconta una pena detentiva, il partner ha lo stesso diritto a colloqui e permessi di un coniuge

• Se cessa la convivenza il proprietario o l'intestatario del contratto d'affitto ha diritto a restare nell'abitazione, salvo un diverso accordo tra le parti. Tuttavia non è lecito "cacciare" l'altro convivente e ogni contrasto dovrà essere risolto dal giudice

• Se uno dei due conviventi muore e l'appartamento era di sua proprietà, quest'ultimo spetta agli eredi legittimi del defunto. Il convivente potrà continuare ad abitarlo solo se l'altro ne aveva disposto con testamento in suo favore;

• Se invece la casa era in locazione, il convivente ha diritto di subentrarvi nel contratto.

E' giusto o no riconoscere diritti civili a due persone che si amano, pur senza la formalità di veder legittimato il loro amore davanti all'altare di una chiesa?

Noi diciamo di sì.

Discutiamone!






Commenti 
( ce ne possono essere di più recenti nel sito :  http://www.dilloadalice.it/articolo.aspx?Articolo=124coppiefatto.xml  )




Simone e Rossana
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I commenti all'articolo Nuovo Commento

Manca la loro lettera!!! Alex 18/10/2006
08:16
Ma che senso ha che non ci sia più la lettera di Simone Rossana??
Rispondi

R: Mannca la loro lettera!!! Alex 18/10/2006
09:24
Grazie per averla rimessa!! :)
Rispondi

i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili   francesco 13/10/2006
19:31
condivido le risposte di chi fa notare che il matrimonio religioso non c'entra nulla e che oggi una coppia se vuole regolarizzarsi davanti alla legge, può contrarre matrimonio civile.Il quale essendo un contratto che (purtroppo) può essere sciolto con il divorzio, è a tutti gli effetti un pacs, ma se non altro stabilisce dei paletti e fissa delle regole. I pacs come li vorrebbe la sinistra radicaolide non sono altro che un artificio per ottenere diritti senza contrarre i relativi doveri, oltre che essere un sotterfugio per dare copertura giuridica alle coppie omosessuali.
Rispondi

R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili    Lorenzo 16/10/2006
00:48
E perchè le coppie omosessuali non dovrebbero avere copertura giuridica? E non tirare fuori la solita storia della coppia contronatura, perchè si tratta sempre di esseri umani che hanno i miei ed i tuoi diritti e doveri.
Rispondi

R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili    francesco 16/10/2006
15:52

assolutamente no. Non hanno il diritto di sposarsi e adottare figli, poi in privato facciano pure quello che vogliono.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili   Alex 16/10/2006
23:20

Non sei molto diverso da Affus, cambia lo stile , ma l'ottusità e la chiusura mentale è la stessa, come del resto in tutti i cattolici conservatori di destra come di sinistra; vedi quella schifezza fatta persona che è la Binetti. Una coppia gay sta insieme da 25 anni, sarà pure un'eccezione felice; lei dice che durano poco sempre... ma non sarà forse perchè non hanno tutele giuridiche e che per i gay è difficile vivere in una società che li discirimina e li odia?? Ma per la Curia l'individuo non conta nulla, conta solo Dio e la sua CHIESA che dovrebbe inglobare tutta la Società, nei suoi aupsici. Così gli orientamenti delle persone devono essere soffocati e repressi, il matrimonio reso indissolubile, l'aborto abolito, la PMA vietata, le donne segretate in casa. Non si può vivere in un mondo dove comanda la Chiesa. L'umanità in mondo siffatto soffocchrebbe. La libertà senza diritti è mutilata.
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 17/10/2006
02:25
le discriminazioni sono un'altra cosa dal diritto di sposarsi, ammesso che in una società come quella attuale, dove i gay circolano apertamente in televisione e nello star system, sia ancora una società che discrimina in base all' orientamento... io sono contrarissimo alle discriminazioni sul lavoro o nella società verso gli omosessuali, nessuno deve essere trattato male per questo, ma non ammetterò mai il matrimonio gay, che è un' aberrazione che nessun ordinamento giuridico, fino a qualche anno fa, si è mai sognato di legalizzare.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
09:44

Non è un'aberrazione, è solo ciò che ci spetta di diritto. Anche quando le donne volevano la parità con gli uomini si diceva che "non si era mai visto" che una donnna votasse o che avesse voce in capitolo decidesse in merito alle vicende familiari e all'educazione dei figli e il fatto che gli uomini del passato la pensassero come te non è di nessun interesse: lotteremo per la fine di qualsiasi tipo di discriminazione e per i nostri diritti. In ogni caso, a parole sono capaci tutti di dire che non hanno nulla contro gli omosessuali, ma alla prova dei fatti saresti il primo a preferire un eterosessuale a un omosessuale se dovessi scegliere uno a cui dare lavoro. Oltretutto le coppie gay sono in balìa del beneplacito dei terzi esterni alla coppia: con il matrimonio questo non sarebbe più possibile a cominciare dai rapporti con la famiglia d'origine per finire con quelli con la società civile nel complesso.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
23:16
Avessimo avuto Martini come papa!!! stavo pregando, a modo mio, che avvenisse, e invece guardate che schifezza di papa ci ritroviamo: almeno avesse importanza solo per i cattolici!! No!! finchè lo Stato della Chiesa continuerà ad esistere, sia pure ridotto ai minimi termini, e avrà voce in capitolo su tutto, non ce ne potremo disinteressare del papa: c'è stato anche il convegno decennale dei cattolici italiani; O.D.G. : "Rompiamo i maroni un po' di più o un po' di meno?".
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 17/10/2006
01:53

il fatto che Martini non è diventato Papa è la prova che Dio esiste e agisce per mezzo dello Spirito Santo.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili becero 18/10/2006
06:30

Lo Spirito Santo o la coda del diavolo?
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
00:56

A me pare solo che il conclave sia tutta una farsa. Ratzinger era già papa dato che faceva il vice di Woytila, troppo malato per reggere la Chiesa. Le encicilche di Woytila in realtà erano scritte da ratinger. Lo spitito santo non esiste, serve solo per fare il numero tre, il numero perfetto degli antichi, dopo il padre e e il figlio. Comunque il papa dovrebbe essere eletto da tutti i cristiani, non solo da un cerchia ristretta. E lo stessi valga per i parroci.
Rispondi


R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 18/10/2006
16:37

sì, come no, magari cambiamo anche i dogmi a maggioranza vero? Ve lo sognate!
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
18:24

La Chiesa è una dittatura teocratica, ora, dominata dai santoni e dai guru del Vaticano; un domani mi auguro che sia una democrazia. Esiste già la Chiesa cattolica Sinodale: http://utenti.lycos.it/cattolici_sinodali/ Vorrei che surclassasse quella ufficiale e che si arrivasse alla scomparsa della gerarchia ecclesiastica e alla proclamazione della democrazia nell Chiesa e al libero esame delle sacre scritture come nei paesi protestanti, ma in maniera liberale e non integralista. E ciò che deve contare è il nuovo testamento più che il vecchio. Altra chiesa cattolica separata: http://www.mccchurch.org/AM/Template.cfm?Section=Home Ciao!
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
18:23

Allora la Chiesa può anche morire perchè una chiesa che mette al centro i dogmi e non la libertà individuale, schiacciando cosi la dignità dell' individuo e la sua volontà su se stesso, è dannosa oltre che inutile. Del resto mi pare che lo stesso Gesù avesse detto che si deve guardare alla trave nel proprio occhio prima che alla pagliuzza nell'occhio del vicino. Voi per imporre i DOGMI a tutta la società, che non è cristiana, ma è secolare, fate solo peccato di superbia. Non avete il diritto di fermare il progresso sociale che va di pari passo con il riconoscimento di tutti i diritti a tutte le persone, anche se contraddicono il dettato di un testo che in uno stato laico non ha un cazzo di validità.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
23:15

Noi chiedano solo ciò che ci spetta: il riconoscimento dei nostri diritti a un pari trattamento e la fine di goni discrimiazione "giusta" o ingiusta che sia. Le nostre unioni non sono meno valide di quelle eterosessuali, le quali non si sposano per dovere di fare figli, ma per AMORE RECIPROCO; noi lottiamo esattamente come le donne che poi, dopo 50 anni di strenue lotte, ottennero la parità dei diritti rispetto all'uomo, cosa peraltro puntualmente messa in discussione da questa Chiesa di merda che abbiamo e di cui tu sei un degnisssimo rappresentante inseime a pessimi figuri come Ratzinger, Trujillo, Ruini, Sgreccia, Caffarra... tutti , insieme a molti altri, fautori della dittatura teocratica.
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Effe64 17/10/2006
10:42
...di gay e lesbiche non amo quando sfilano nei cortei...sai bene come sono questi cortei e non è certo così che manifesti al mondo il grande amore!!!lì assisti solo ad uno spettacolo,e che razza di spettacolo!!!Comunque,mantenendo i piedi per terra e togliendo le fette di salame dagli occhi,non puoi insistere dicendo che sono coppie normali!non vuoi sentire parlare di "contro natura" ma è una verità da cui non si scappa!Perchè ce l'hai tanto con questo Papa?Preferivi Martini dici...non avrebbe certo cambiato la legge divina sai!E per tutte le altre leggi non ha solo il Papa voce in capitolo.Ciao
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili becero 18/10/2006
06:47

Piu' giusto dire che il Papa non dovrebbe avere voce in capitolo, non essendo piu' in Italia, la cattolica, religione di Stato. Ma Lui e i suoi fedeli seguaci, il suo esempio ne e' una prova, vogliono, a tutti i costi avere voce in capitolo e pagare con intolleranza la tolleranza che i non cristiani, non cattolici hanno a loro riguardo. Questo non e' un peccato di superbia?
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:17

Il matrimonio gay lo faranno persino in Irlanda , ne parlano in Romania, in Cechia. In altri paesi dell'Europa orientale la sitazione è invece esplosiva: movimenti neonazisti insieme alle frange estremiste della chiesa cattolica (in Polonia) e quella Ortodossa (in Russia) fanno paurosi attacchi di omofobia violenta. Sui paesi islamici stendiamo un velo pietoso; in Iraq gli omosessuali vengono decapitati sulle strade. Merito della "democrazia" di Bush che ha fatto rialzare la testa a quei mentecatti degli Sciiti.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:14

Sul gay pride è vero che una certa morigeratezza non guasterebbe: all'inizio li facevano in giacca e cravatta, poi si sono sbizzarriti. Comunque sono solo la punta dell'iceberg i gay che si mostrano mezzi nudi nei gay prride; la stragrande maggioranza è gente anonima e magari ne conosci tanti e neppure lo sai, anche perchè non tutti sono effemminati. In ogni caso il gay pride è una manifestazione di orgoglio, in commemorazione della prima vera rivolta ( quella del pub Stonewall Inn ) e non si guarda in faccia a nessuno; il punto è che in Italia, che non è un paese normale, ma è pieno di cattolici conservatori, il gay pride non serve a nulla. Servirebbe rafforzare la comunità gay in modo da avere potere economico e quindi politico e poi fare uno sciopero generale delle attività svolte da tutti i gay italiani per mandare al collasso il paese finchè non si avrà parità in tutti i diritti e la fine di ogni discriminazione. Altro che fare un gay pride che neppure te lo cagano alla TV!!!
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:10

Il fatto che io non mi metta con una donna e preferisca un uomo, sono solo cavoli miei e lo Stato Laico non mi può discriminare e dire che il mio rapporto d'amore con il mio uomo non vale nulla: vale per me ed è quanto basta perchè mi siano riconosciuti tutti i diritti e una tutela giuridica per la mia relazione.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:09
L'omosessualità non è innaturale dato che esiste in natura da sempre e senmpre esisterà. Può essere innaturale il rapporto carnale che , obiettivamente non è neppure sessuale dato che non c'è contatto tra sessi fra loro complemantari. In realtà due uomini che vivono insieme e si amano, possono anche essere casti, e sarebbero lo stesso omosessuali. Non sono le pratiche erotiche che fanno di uomo un omosessuale ( che dire allora degli uomini nelle carceri---?). Si tratta invece della tendenza ad avere una relazione sentimentale con persone del proprio stesso sesso. Ma forse per te è immondo tutto questo, anche se è amore.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:08

Ratzinger vuole avviluppare il mondo con la sua volontà teocratica. Se avesse la meglio, il mondo sarebbe una prigione dove solo lui dice cosa è bene e cosa è male. Ma lui deve contare solo per i cristiani e i cristiani non devono avere NESSUNA infuenza morale in una società laica che non fa discrimazioni: liberi voi di vivere secondo i dettami della vostra fede la vostra vita privata, ma senza togliere a noi nessuno dei nostri diritti, anche se sono ancora da riconoscere.
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Effe64 17/10/2006
10:32
Sono credente,praticante e vivo bene la mia fede perchè è una mia scelta,la Chiesa non me l'ha imposta.Non "odio"nè gay nè lesbiche,rispetto la loro scelta di vita diversa,credo fermamente che possano veramente amarsi come una coppia etero.Non li ho mai insultati,credimi,ma non tollero che tu insulti così la Mia Chiesa, il Mio Papa.Puoi mettere in discussione determinate situazioni che ai tuoi occhi non sono giuste ma insultare ti fa solo cadere in basso.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:33
Non c'è molto da andare sul sicuro. Forse è meglio prenderla alla larga; fare prima amicizia e poi vagliare: se è etero non dico nulla. Però cosi mi parrebbe di prendere in giro quella persona: perchè non dire le cose a viso a perto senza avere paura di reazioni esagerate? In Italia questo è possibile secondo voi? Siamo in uno stato dove il papa dice che i gay hanno solo "amore debole" e che se addottano bambini lo fanno solo per violentarli, vista l'equazione che fa tra omosessualità e pedofilia a causa dell'ambiguità circa il dato dell'età di certi minorenni violentati da alcuni presuli, minorenni che però non sono più dei bambini -- Dai 14 a i 18 anni: non è pedofilia , ma omosessualità, ma non significa un emerito fico secco!!! mica tutti i gay fanno cosi, altrimenti tutti gli etero violenterebbero una 15enne solo perchè uno di essi l'ha fatto??? Il papa mi insulta quasi ogni mese e poi io dovrei anche decantarne le lodi?
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:32

Ma ciò che è peggio è che a 26 anni non ancora un ragazzo, quelli che ho incontrato non mi interessavano e invece mi imteresserbero ragazzi di cui però non so nulla e che quasi sicuramente sono eterosessuali. Ho fatto coming out solo con amici fidati e con alcuni familiari. Non so se mi converrà uscire del tutto fuori e magari fare approcci con qualsiasi ragazzo mi piaccia, magari con un frase come questa: "Anche se quasi sicuramente non sei gay ( c'è solo il 10% di possibilità che un uomo a caso sia gay ) e anche se potrei comunque non interessarti semmai tu lo fossi, ti voglio dire che mi piaci molto e che vorrei almeno conoscerti e fare 4 chiacchere con te" Ecco: io una cosa del genere non ho ancora avuto il coraggio di dirlo ai ragazzi che mi piacevano: ho paura della loro reazione.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:26

Comunque sbagli: non si sceglie di essere gay! io al massimo posso aver scelto di accettare la mia omosessualità invece di andarle contro, stare con una ragazza a ogni costo, magari per poi lasciarla o tradirla per un uomo!
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
23:06

Non è vero che estendere il matrimonio civile anche alle persone omosessuali cancellerebbe la famiglia; si tratta solo di riconoscere ciò che esiste e non eisstete solo voi eterosessuali ma anche i gay e le lesbiche e non puoi negare i nostri diritti se non per stupidissime ragioni religiose. E io ne ho veramente le scatole piene di quelli come te che non ragionano. E ne ho le palle piene della Chiesa e del Vaticano che andrebbe semplicemente reso incapace di imporre la sua visione del mondo su tutta la società: occorre un rafforzamento della laicità dello stato, finora calpestata dai cattolici ( e in futuro , peggio ancora, dagli islamici ).
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili autogoverno 18/10/2006
08:16
Caro ALEX , porta pazienza ancora...qualche anno. Aspetta che si "sviluppi maggiormente " la civiltà ISLAMICA ANCHE QUI IN ITALIA, dopo di chà avrete finito di "sfilate pride " e discorsi come la Chiesa....il Papa....etcc. Loro si che vi darenno i diritti ...e altro.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
09:51
Ma infatti vanno solo presi e amazzati, sempre che non se ne stiano buoni nelle loro moschee. E comunque questo non vuol dire che il papa non debba parlare solo per i cristiani e che i mezzi di comunicazione non debbano censurare ogni suo discorso. Bastano Avvenire, l'Osservatore Romano e la Radio Vaticana per divulgare le il verbo della Chiesa ai diretti e unici interessati: i cattolici; non c'è bisogno di saturare tutti i mass media con il suo delirio.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Davide 18/10/2006
17:16

Non ti sembra di esagerare un po'? Vuoi beccari una denuncia per apologia di reato? (verso ignoto, visto che non si sa chi sei). Non è una minaccia,ma un invito a moderare i termini del discorso. Se pensi di ammazzare tutti i musulmani e ridurre forzatamente al silenzio i media cattolici, pensalo pure, ma dirlo in pubblico o proporlo in un dibattito pubblico, questo non puoi farlo.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
18:34

Per i cattolici è un po' diverso dato che loro non fanno attentati terroristici: tuttavia non si tratta di mettere il bavaglio, ma solo di impedire loro di limitare i diritti di gay e lesbiche e di altre categorie. Non avete il diritto di farlo, siamo cittadini anche noi, come voi. In ultimo: il reato di apologia va abolito,tenendolo solo per l'apologia di fascismo dato che il fascismo è l'antitesti della democrazia: è assurdo che in uno stato laico e liberaldemocratico ci sia ancora il reato di opinione ( di cui è stata assuradamente incriminata Oriana fallaci, che avrà detto svaraiate scemenza, a detti di molti, ma non ha torto un capello a nessuno!!! ) ; per tutto ciò che non è fascismo deve valere la libertà di espressione finchè non si ledono i diritti altrui: i cattolici i diritti degli altri li calpestano ogni volta che votano regole e divieti secondo la loro fede, alla faccia della laicità dello stato.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
18:33
Mica intedevo tutti i cattolici o tutti i musulmani: solo quelli che rompono i coglioni con l'imposizione dei loro valori. Coi terroristi isalmici userei il pugno di ferro: pena di morte; vabbè che si ammazzano loro stessi nell'attentato, ma mettiamo che vengano scovati prima che lo facciano, che li si si risparmia a fare se tanto sono accecati dalla loro schifosa fede sino al midollo???
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Davide 19/10/2006
12:42

Passi la libertà di sostenere la pena di morte (giammai passerà, altrimenti siamo fuori dall'UE e dal novero dei paesi civili), e la libertà di proclamare ogni credo politico e ideologico, anche balordo, però il reato d'opinione quanto all'apologia di reato è più che giusto: non si può dichiarare che uccidere qualcuno per le sue idee (per quanto balorde) sia giusto, è come incitare all'omicidio, mi pare evidente. Si è mandanti indiretti, sobillatori verso il reato. Di ideologie nemiche della democrazia, poi, ve ne sono tante, in ambito politico come in ambito religioso. Per questo rifiuto qualsiasi ideologia politica. Bene avere orientamenti ideali e politici,ma l'ideologia crea conflitto e distrugge la convivenza democratica. Ciò non giustifica una campagna per ammazzare che sostiene ideologie di morte! E' altrettanto illecito, in una democrazia liberale.
Rispondi


R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
23:04

Siete voi cristiani che in privato potete fare quello che volete, ma non avete nessun diritto di impedire agli omosessuali di sposarsi e di impedire altri diritti ( come avete fatto con la legge 40 ) anche se non sono conformi alla vopstra morale. Basta con le disciminazioni: senza matrimonio la coppia non ha diritti ed è alla mercè degli stronzi come te. Non capisci nulla e comunque non dai nessuna ragione delle tue posizioni, i tuoi sono solo pregiudizi senza alcuna sostanza nè logica.
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 17/10/2006
01:52

ti ho dato una ragione grande come una casa: la costituzione, che tu continui a ignorare. Non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire!
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:37

La costituzione è sbagliata, o meglio, l'articolo 29 della costituzione è sbagliato, dato che va contro i miei diritti, e contraddice il senso degli articoli 2 e 3 su eguaglianza sostanziale e sul divieto di ogni discriminazione. Sei ti che sei solo un fascista e ti fai bello di una costituzione che non vedresti l'ora di modificare in senso monarchico e dittatoriale ( altrimenti perchè caspita hai votato la Mussolini???). Sei in mala fede.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 18/10/2006
16:39

puoi solo subire l'articolo 29, e rosicare!
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
18:43

L'articolo 29 non dice espressamente che il matirmonio è tra uomo e donna. Occorre fare una corposa aggiunta all'articolo 29: 
"1)L'istituzione del matrimonio civile è accessibile oltre che a coppie di sesso diverso anche alle coppie dello stesso sesso. Gli effetti in termini di diritti e doveri reciproci e di rapporti con terzi esterni alla coppia sono gli stessioper coppie eterosessuali e omosessuali. L'adozione è riservata in linea di principio alle coppie eterosessuali a parità di condizioni con quelle gay e lesbiche, salvo che i bambini adottabili siano di più delle coppie eterosessuali.
 2) La poligamia è permessa, ma solo se consensuale.
 3) Il matrimonio non può mai essere combinato e non può mai riguardare minori di 16 anni".
Rispondi


R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
15:06

Quelli che non vogliono l'estensione del matrimonio a gay e lesbiche sono gli stessi che vorrebbero abolire il divorzio e magari abolire anche l'aborto, persino nei casi in cui serva per salvare la madre dalle complicazioni che la gravidanza può casuare a una sua patologia in corso. Sono coloro per i quali importa solo che ci sia una società con valori unici e innegoziabili, validi per tutti, dove ci sia ordine, coesione, sicurezza ma nei limiti imposti da una teocrazia. Mi chiedo se una società dove non si può essere se stessi pur se cosi facendo non si farebbbe male ad altri ne si lederebbe il godimento dei loro diritti, sia una società dove si vorrebbe vivere. Esempi di questo tipo di società sono esistenti ancora oggi: basta andare in Iran o in Arabia Saudita per sincerarsene. Meglio una società non "perfetta" , ma che sia composta di uomini e donne liberi.
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R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
15:05

In Occidente per fortuna le cose sono diverse anche se rischiano di regredire perchè dietro la volontà di non riconoscere come accettabile l'orientamento sessuale di una persona anche se non è volto a persone di sesso opposto, c'è solo la volontà di annientare la libertà del'individuo.
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R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
15:02

Grazie!!! e comunque il fatto che siamo contro natura è una fregnaccia. Siamo quasi il 10% della popolazione mondiale. Per semplicità, su sei miliardi di persone ci sono circa 500 milioni di persone omosessuali, come minimo. Non hanno problemi per il fatto di non essere eterosessuali se non per via della discriminazione e dell'odio che devono subire. La maggioranza di esse alla fine si dovrà sposare con una donna ( o con un uomo, se sono donne ) anche se non ne provano felicità e non ne sono minimamente attratti. Del resto molte persone sono costrette a sposarsi con matrimoni combinati appena diventano puberi senza un vero percorso personale alla sessualità. Il sesso viene visto solo come dovere sociale a scopo unicamente procrativo; l'unica cosa che conta nella culture tradizionali è tramandare la famiglia e le sue usanze. L'individuo non conta nulla.
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R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 16/10/2006
17:52
1) ma chi l'ha detto che siete il 10% della popolazione? Perchè dovrei credere a questa sparata? 2) CHi vi obbliga a sposarvi controvoglia con persone di sesso opposto? Non siamo pià nell' '800! Fate quello che vi pare nel chiuso delle vostre camere, ma non pretendete cose che nessun ordinamento giuridico fino alla follia moderna olandese vi ha mai dato, nemmeno quello pagano!
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 17/10/2006
01:53

E comunque fino a meno di 40 anni fa i gay si dovevano sposare con donne e basta; se non lo facevano erano dolori. Il movimento di liberazione omosessuale è nato solo nel 1969, il 28 giugno, durante la rivolta che scoppiò nel pub newyorkese "Stonewall Innn". La gay pride parade commemora l'inizio della lotta. ---
http://it.wikipedia.org/wiki/Stonewall_Inn
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R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 17/10/2006
13:02
fino a 40 anni fa esisteva una legge che obbligava al matrimonio? E' la prima volta che sento una cosa del genere...
Rispondi

R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:43
Non c'era nessuna legge, ma forse non hai idea di quanto fossero forti le consuetudini. Sposarsi era un dovere morale prima ancora che una scelta dettata dall'amore e dall'attrazione: chi non lo faceva doveva necessariamente avere dei "problemi"... e se per un gay è difficile vivere bene oggi, figuriamoci 40 o 60 anni fa. E cosi milioni di omosessuali si sposavano con donne per ottemperare al loro dovere e fare onore alla loro famiglia. Ed era persino indissolubile quel matrimonio.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 18/10/2006
18:00

e tutto questo cos' ha a che fare con il matromonio omosessale? Oggi nessuno costringe nessuno a sposarsi controvoglia.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Davide 18/10/2006
17:25
Non si può assolutamente negare che gli omosessuali abbiano subito in passato, e ancora oggi subiscano, ogni sorta di discriminazione sociale e violenza fisica e morale. Si deve lottare contro questi fenomeni, ma sinceramente da qui al riconoscimento giuridico del matrimonio omosessuale, parificato a quello eterosessuale, c'è un po' di strada. Occorre discuterne, però. Seriamente e con moderazione. E, soprattutto, laicamente (che non vuol dire escludendo i valori in cui si crede, ma senza far guerre per difendere la propria assoluta verità).
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
18:48
Io dico solo che non è vero che estendere il matrimonio civile anche agli omosessuali, distruggerebbe la famiglia. In decine di paesi hanno dato tutela giuridica alle unioni omosessuali, dal più modesto PaCS al matrimonio civile, e non è successo nulla. Infatti che cosa sarebbe dovuto succedere??? forse per il fatto che due gay o due lesbiche si sposano allora una coppia eterosessuale non si può più sposare?? non può più fare figli?? ma non vi sembra assurdo tastare su questo? e poi voi cristiani tradizionalisti non volete ammettere di essere degli integralisti? anzi, dei farisei??
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Davide 19/10/2006
12:49

Ci sono, in ambito cristiano, posizioni integraliste e posizioni laiche ma orientate dalla fede. La differenza è che per le prime il valore in cui si crede (che il matrimonio è naturalmente contratto tra una coppia di eterosessuali ed è indissolubile) è automaticamente legge dello Stato e nessuna volontà lo può cambiare, al punto di rinunciare, se necessario, alla democrazia. Per i cattolici politicamente laici, invece, il valore è l'obiettivo da realizzare e da difendere, ma non ad ogni costo: cioè nel rispetto della democrazia, della volontà popolare, dei meccanismi istituzionali che garantiscono la pace e il rispetto tra culture diverse.
Rispondi


R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 17/10/2006
01:49

Le stime in realtà sono al ribasso... probabilmente contando anche i gay repressi, siamo il 30%. Comunque anche se fossimo solo l' 1% saremmo comunque 100 milioni di persone nel mondo; 500mila in Italia. In realtà i gay iscritti a movimenti sono ciorca 1 milione mezzo. Questi comunque sono solo i gay dichiarati: e tutti gli altri??? mica tutti si dichiarano o militano. Quindi siamo molti di più. Le stime per l' Italia dicono che ci siano circa 5 milioni di gay e lesbiche. Leggi qui: http://www.gay.it/channels/view.php?ID=14489 ---Ciao.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 17/10/2006
13:01

Stime di parte, quindi assolutamente inattendibili. E' come ai tempi della legge sull' aborto: a furia di ripetere che c'erano migliaia e migliaia di casi di aborto clandestino (ma se era clandestino come si facevano a conoscere le cifre?), i radicali hanno convinto l' opinione pubblica della necessità di legalizzarlo. Ma una menzogna anche ripetuta mille volte, resta sempre una menzogna.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:52

E comunque anche se i gay fossero solo 30.000 , non li si potrebbe discrimare... Riguardo all'aborto clandestino era un trisstissima realtà: se credi che abolire la 194 ridurrà gli aborti, ti sbagli. Non li ridurrà e le donne che vorrano abbortire lo farnno a loero rischio e percilo, cosi oltre al feto, morireà anche lei. Stai in campana. La donna vale più del feto. La donna non è un incubatrice o una protesi del marito e non deve subire la sua gravidanza. Quindi, fatti salvi i feti sani, ma solo se la gravidanza non lede la salute della donna, che magari ha una patologia in corso, tutti gli altri vadano pure a morte precoce sotto controllo medico.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:48
Guarda che i dati sono dell'EURISPES!!!! Leggi qui: http://www.asca.it/docs/NewsLetters/Target/autonomie/03/06/09/qal20.htm --- http://www.unpacsavanti.it/stampa/eurispes_6giugno03.htm ---http://www.eurispes.it/ Come vedi non sono in mala fede e tu sei solo un fascista pieno di odio. Sei come AFFUS. Ciao.
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 17/10/2006
01:43
NO!!! l'omosessualià è anche amore!!! non si tratta di fare sesso in un buco!!! vogliamo il diritto di avere validità legale con diritti e doveri messi nero su bianco e tutela giuridica rispetto al mondo esterno alla coppia!!! tutto questo non lederebbe il diritto di nessun altro, se non il tuo fantomatico "diritto" di vivere in un mondo dove i gay vengono discriminati e annientati socialmente.
Rispondi

R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 15/10/2006
12:38

Il divorzio è sempre una cosa che si fa perchè insieme non si sta più bene; non è la causa della fine di un' unione sentimentale ma solo la sua conseguenza giuridica, specularmente opposta al matrimonio; sancisce la fine dell'unione, mentre il matrimonio ne sancisce pubblicamente l'esistenza (e varrebbe anche per i gay e le lesbiche, che però voi cattolici fondamentalisti volete continuare a discrimanare). Due persone non devono stare insieme per forza; naturalmente la potestà sui figli deve essere, se non ci sono controindicazioni specifiche riguardanti la personalità di uno dei coniugi, sempre congiunta, anche dopo il divorzio. Saluti.
Rispondi

R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 15/10/2006
12:36
Il PaCS non è un matrimonio nel momento in cui non si fissano dei doveri e si prevede addirittura che si possa rescindere da un momento all'altro il patto senza sentire il parere del partner. D'altro canto in Spagna hanno rivoluzionato l'istituto del matrimonio civile permettendo di ottenere unilateralmente il divorzio in soli 3 mesi: credo che 3 anni siano troppi e forse è questa la ragione per cui alcune coppie preferiscono non sposarsi; ma 3 mesi sono troppo pochi; direi che va bene un anno di separazione e poi si potrebbe ottenere lo scioglimento del matrimonio senza peraltro dire il perchè, che rientra nella riservatezza della coppia.
Rispondi

R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 15/10/2006
15:19

finalmente uno che lo ammette: i pacs sono dei diritti senza i relativi doveri. Ecco perchè li osteggiamo.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 15/10/2006
18:55

Non chiediamo che ci venga accordato il matrimonio religioso; mi dispiace per i gay cattolici, ma questo lo Stato non lo può pretendere come non può ottenere che finisca la discriminazione contro le donne nella loro vocazione al sacerdozio. Ma lo stato non può esimersi dall' estendere il matrimonio civile anche alle coppie omosessuali: deve riconoscere tutti i loro diritti civili. --Riguardo al divorzio ritengo che sia opportuno ridurre il tempo di separazione da 3 ad 1 anno. Comunque ancora non capisco perchè ci siano persone che, pur potendosi eventualmente divorziare, non si vogliono sposare... Saluti.
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili miki 16/10/2006
11:46

Allora perché lo stato non dovrebbe tutelare un'eventuale bigamia? Non vedo differenze significative...
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
15:23

Però non ho capito come ti sia venuta in mente la bigamia nel contesto di quello che ho scritto in precendenza...
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
15:21

Comunque la poligamia non regge le esigenze della nostra società consumistica e almeno che tutti i membri dela famiglia poligamica abbia un lavoro è difficile mandarla avanti. ---Ultimo assunto: una famiglia poligamica aumenta la variabilità genetica della specie umana grazie agli amplessi incrociati che possono avvenire al suo interno. Più variabilità c'è, più la specie se ne giova. Inoltre i figli che ne deriverebbero avrebbero due padri e due madri, e non sarebbero mai soli perchè è difficile che in una famiglia cosi non si facciano almeno 2 o 3 figli. Ciao. :) Peace and Love!
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
15:18

Ovviamente per chi trova il valore della monogamia basilare in un rapporto di amore, il fatto che la poligamia fosse consentita non sarebbe un fattore di alcun interesse; non sarebbe un istituzione nè la monogamia nè la poligamia; ognuno farebbe ciò che vuole della sua vita sentimentale. :) Attualmente però conttarre matrimonio con un'altra persona, mentre è vige un precedente matrimonio, è reato punibile con ben 5 anni di carcere: ma d'altro canto si tratta di una forma di truffa ai danni del primo coniuge e infatti io accetterei la poligamia solo se con il consenso di tutte le parti in gioco. Quindi riguardo ala poligamia musulmana che spesso viene fatta solo pagando il prezzo della sposa, non necessariamente potrebbe essere consentita se non c'è vero consenso da parte di tutte le donne.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
15:16

Infatti io legalizzerei la poligamia , a patto che sia consensuale, che non sia una situazione di costrizione... Deve essere una scelta voluta da tutte le parti dela famiglia poligama. Ad esempio , nel caso della comune besessuale: se un uomo sta con un uomo, ma ama anche una donna la quale ama un'altra donna se vogliono e se lo Stato acconsente, potrebbero dapprima convivere insieme e poi fare un matrimonio collettivo....
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 15/10/2006
18:54

Non è proprio vero, sono pochi diritti con pochi doveri. Io mi chiedo perchè preferiscano cosi invece di sposarsi con rito civile. Comunque io ai miei amici gay ho sempre detto che non capisco perchè noi dovremmo contentarci di una brutta copia del matrimonio. Naturalmente la risposta è che in Italia il matrimonio è ancora considerato un sacramento a livello generale e riservato a uomo e donna: altro che stato laico; ma noi mica pretendiamo che la Chiesa faccia carta straccia di quello che c'è scritto in quello che ritiene essere il libro ispirato da un dio, la cui validità deve essere limitata all'ambito ecclesiale e non esteso al resto della società.
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 16/10/2006
16:15

e dagli con la Chiesa... lo dice l'articolo 29 della costituzione laica caro Alex, l'articolo 29 della costituzione laica!
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
23:30

La vostra società teocratica sarebbe invivibile per chiunque non fosse bigoto e ottuso come voi. La costituzione non è davvero laica finchè non cancella ogni discriminazione insensata. Non è vero che estendere il matrimonio ai gay e alle lesbiche impeirebbe alle coppie eterosessuali di continare a sposarsi e avere figli. La famiglia non verrà mai distrutta. --In altri Paesi il matrimonio è stato già esteso alle persone omosessuali, e non è avvenuta nessuna catastofe, dato che si trattava solo di riconoscere ciò che già esisteva senza togliere diritti a nessuno, ma solo riconoscendoli a chi gli venivano negati. Ciao.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
23:28
Ma non è mica la Bibbia, che peraltro in uno stato laico vale quanto la favola di Cenerentola. Se non fosse che il parlamento è pieno di cattolici che impongono i loro valori al,la faccia della laicità dello stato, solo sulla carta ma non sostanziale, l'articolo 29 potrebbe essere modificato in conformità con quanto detto negli articoli 2 e 3 che sanciscono il diritto all'eguaglianza e a non essere discriminati per nessuna ragione ( a parte la selezione in base alla sola competenza per le assunzioni nel lavoro: invece capita che una transessuale non venga assunta solo in quanto tale, anche se prima di svelare che non era una donna, veniva considerata ottimale per il posto).
Rispondi

R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 15/10/2006
12:34

Senti... se non fosse per voi cattolici che fatte ostruzionismo e negate i nostri diritti dicendo che non esistono, i gay se ne sbatterebbero del PaCS,che comunque può essere inteso come patto di solidarietà tra conviventi, non necessariamente per motivi sentimentali, ma anche solo per ragioni economiche. E comunque per voi cattolici, che non volete estendere il matrimonio civile anche alle coppie omosessuali, sarebbe un modo per dare comunque loro dei diritti: e invece pretendete che il matrimonio sia solo quello cattolico e che svariate decine di migliaia di coppie restino senza tutela giuridica pubblicistica, anche se non recano male a nessuno.
Rispondi

R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 15/10/2006
15:13

Allora sei de coccio! Noi vogliamo che il matrimonio sia quello CIVILE di cui parla la Costituzione, la religione non c'entra nulla! Quante volte lo dobbiamo ripetere?
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
00:21
Non di discriminare noi c'è bisogno, ma di rendere più facile la vita alle giovani coppie garantendo lavoro, mutui agevolati, assegni famigliari e indice fiscale famigliare; non crediate di fare il bene della famiglia e della società solo perchè continuate a non riconoscere tutti i nostri diritti. Il vostro è solo fondamentalismo e vi fate scudo di una costituzione votata in maggioranza da cristiani. Ma quell'articolo ci discrimina e in base all' articolo 2 e 3 della stessa costituzione non può non essere modificato. Meno male che non dice esplicitamente che i coniugi siano uomo e donna, ma temo che nel '48 fosse semplicemente una cosa scontata non essendoci ancora un movimento di liberazione omosessuale e non essendoci ancora il '68 che pure contribuì alla rifoma del diritto famigliare del '75. Diciamocelo!! la nostra costituzione è già vecchia in molti suoi punti.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
00:20

La famiglia non ha bisogno di fare finta che sia solo eterosessuale per continuare a esistere. A parte che esisterà sempre e comunque, visto che è la forma basilare di società esistente per natura degli uomini, anche dei più primitivi, ma poi semmai occorrerebbe chiedere maggior attenzione in termini economici che non ideologici e confessionali.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
00:15

Estendere alle coppie omosessuali il matrimonio civile come istituzione che lo Stato prevede al fine di riconoscere valore legale, stabilendo diritti e doveri reciproci, alle unione sentimentali, non implicherebbe una sia pur minima diminuzione di tutela giuridica e socioeconomica delle famiglie eterosessuali da parte dello stato stesso e non inficierebbe in nulla il diritto delle coppie eterosessuali di sposarsi e fare figli.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
00:12
Non so perchè ma manca il primo pezzo ( erano tre messaggi non due !!!). Dicevo che l'articolo 29, scritto nel 48 all'inizio del quarantennio di dominio democristiano, non rispecchia la realtà delle cose è cioè che il matrimonio non fonda affatto la famiglia ma si limita a sancirne l'esistenza. Ciò che fonda la famiglia è l'amore tra le parti. Il matrimonio non basta a fondare una famiglia mentre se c'è amore la famiglia sopravvive anche senza il matrimonio, (però si trova in balia del beneplacito di terzi esterni alla coppia e di qui deriva la necessità del matromonio: dare valore pubblico all'unione sentimentale).
Rispondi

R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 16/10/2006
15:54
Troppo comodo dire che la costituzione quando non vi piace è vecchia e va cambiata, poi però disposizioni transitorie che sicuramente hanno meno valore dell' articolo 29 dovrebbero essere immutabili ed eterne! E poi, l'articolo che parla di famiglia naturale non l'hanno votato anche i costituenti liberali e comunisti?
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
23:41
Ma sono passati 60 anni da allora e se non scadrà mai il divieto di rifondare il partito fascista, non possono non scadere certe pesanti incongruenze della costituzione che, da un lato dice che non si possono discriminare le persone per nessuna ragione inerente a come esse sono fatte e alle loro condizioni personali, e dall'altro però non riconosce validità alle formazioni sociali costituite dalle unioni omosesuali, contro lo stesso dettato costituzionale all'articolo 2!! La costituzione va riformata. Certo non nel modo egoistico della Lega che voleva far morire di fame il sud, lasciando quasi tutte le tasse del nord al nord e mandando a Roma solo il 10% delle entrate. Poi con il premierato Berlusconi avrebbe avuto carta bianca e fatto a pezzi l'Italia per i suoi soli interessi. Perchè non mi venga a dire che è sceso in Politica per il bene dell'Italia perchè saremo anche dei "coglioni", ma fino a un certo punto... Ciao.
Rispondi

R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 16/10/2006
23:40

L'hanno votato nel '48, quando, se un gay usciva allo scoperto, veniva ucciso anche più di oggi. ---Pensa che ci fu pure una proposta, di un cattolico fondamentalista, per rendere reato, punibile con 20 anni di carcere, l'omosessualità. Per fortuna la proposta venne bocciata.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili francesco 17/10/2006
01:56

sono contento che fu bloccata, perchè sono contrarissimo alla sanzione penale per gli orientamenti sessuali privati. Certe cose le lascio ai fondamentalisti protestanti. Ribadisco però la contrarietà al matrimonio gay.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 18/10/2006
01:58
Guarda che se mi si garantisse tutela giuridica anche dandole un nome diverso da "matrimonio" a me andrebbe benissimo lo stesso. Ti formalizzi per il nome??? che colpa ne abbiamo noi se l'italiano è inerte all' evoluzione culturale?? è come per la "penna" che continua a chiamrsi cosi anche se è una "biro". Lo stesso sarà per il matrimonio ai gay: il matrimonio eterosessuale continuerà ad esistere sempre e comunque anche se verrà esteso agli omosessuali. Cosi è avvenuto in svariati paesi e non è successo nulla di ciò che tu paventi: gli etrro contunuano a sposarsi e ci sono ancora tante famiglie. Ma il punto è che la tua è solo una chiusura pregiudiziale e non dai alcuna ragione logica del tuo rifiuto, se non il solito trita e ritrita su quanto è schifoso essere gay (usi un eufemismo: "innaturale" , ma in realtà pensi: "schifoso"). Ciao.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 15/10/2006
19:15

Ciò che deve contare è il rapporto affettivo che si crea tra persone adulte conviventi e tra i loro conoscenti e amici. In effetti alla fine sarebbe solo la riscoperta, in senso moderno ed egualitario, del significato antico di "familia" che comprendeva tutti i membri di una stessa casa, anche non imparentati tra loro. E chissà quante storie di amore omosessuale ci sono state e ci sono anche oggi e non sono riconosciute per quello che sono: famiglia, eventualmnte componibile con l'altra famiglia, fatta da 2 lesbiche, per ottenere una famiglia allargata e allevare insieme dei bambini nati con inseminazione artificiale o magari adottati ( come io vorrei fare anche se fossi etero ): voglio vedere se ci vietereste anche l'adozione congiunta che eliminerebbe il, peraltro falso, problema della non complementarità delle figure genitoriali. Saluti.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 15/10/2006
19:14

Non è giusto considerare il matrimonio un' istituzione indissolubile perchè costringe le persone a convivere con altre persone di cui magari non gliene può fregare di meno e pure a buon ragione. I legami di sangue vadano a farsi benedire se non ci viene ricambiato amore: mio padre ha ucciso mia madre e altre 4 persone 20 anni fa: forse io lo dovrei considerare ancora mio padre?? per me è come se fosse morto.
Rispondi

R: R: R: i pacs ci sono già, e sono i matrimoni civili Alex 15/10/2006
19:08

Si, ma la costituzione la si può cambiare per estendere il matrimonio civile anche alle coppie gay e porre fine cosi alla discriminazione millenaria a nostro danno. La costituzione è stata scritta prevamentemente da democristiani ed è evidente che l'articolo 29 è scritto male. Intanto non è vero che basta il matrimonio per fondare una famiglia: lo dimostrano tutte le famiglie che vanno male. Il matrimonio è solo un istituto del diritto pubblico con cui lo Stato riconosce diritti alla coppia e con cui i membri si promettono doveri reciproci. Ma ciò che fonda la famiglia è l'amore tra le sue parti. Quindi, finito l'amore, fine della famiglia. Famiglia vuol dire essere amati dalle persone che noi amiamo.
Rispondi

Altare no, ma in comune sì X 12/10/2006
23:26

L'altare non c'entra niente. Il matrimonio è prima di tutto un contratto civile che oltre a riconoscere dei diritti, vincola anche a dei doveri. Perchè non volete quella che chiamate formalità? Per avere gli stessi diritti senza gli stessi doveri?
Rispondi

Simone e Rossana, becero 12/10/2006
16:45

avete tutta la mia solidarieta' e la mia amicizia. Volevare discutere della vostra unione di fatto, del vostro diritto a vivere come volete in un Paese detto libero. Leggo i commenti e rimango di stucco di sasso: rabbia, vergogna che tali "discorsi" vengano, nel 2006, da gente di quel Paese che fu culla della civilta' universale e che tutt'ora tanti ci invidiano. Mentalita' retrograda a dimostrare che in questo campo tanti italiani sono lontani anni luce da quello che e', oggi, la normalita', nella maggioranza dei Paesi (civili) in Europa, nel mondo.
Rispondi

R: Simone e Rossana, guttalax 13/10/2006
12:57

lo stato deve riconoscere a te quello che tu non sei in grado di riconoscere alla tua compagna!...
Rispondi

R: Simone e Rossana, Antonello 13/10/2006
11:25
Infatti tu vivi su Marte!. Mah! Roba da Marco er scendiletto mortadelliano.
Rispondi

R: R: Simone e Rossana, becero 13/10/2006
17:12

Per Antonello e gli altri "medioevali", nei Paesi "marziani" come Australia, Nuova Zelanda, Stati Uniti, Canada, Francia, Belgio, Spagna, Messico, Cile etc. etc., Simone e Rossana avrebbero, dopo sei mesi di vita in comune, tutti i diritti legali, civici. Che tristezza e che turpitudine un Bel Paese con un marasma, una assenza legale ...filippina.
Rispondi

R: R: R: Simone e Rossana, francesco 13/10/2006
19:25
ecco, da bravo, se ne stia nei paesi marziani e non rompa i maroni all' Italia, che vuole restare medievale!
Rispondi

R: R: R: R: Simone e Rossana, becero 15/10/2006
05:57
Modesto il fraticello! Lei e il suo gruppettino di pavidi "medioevali" non e', non rappresenta il Popolo italiano.
Rispondi

R: R: R: R: R: Simone e Rossana, francesco 15/10/2006
15:14

di sicuro non lo rappresenta lei con i suoi sproloqui buonisti e massonici.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: Simone e Rossana, Alex 16/10/2006
23:42
Sempre meglio della tua ottusità cattofascista.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: Simone e Rossana, francesco 17/10/2006
01:57

qui di ottuso c'è solo il tuo ostinato rifiuto della costituzione. Rassegnati ad accettare l'articolo 29, eversivo!
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: Simone e Rossana, Alex 18/10/2006
02:10

Tu mi vieni a parlare di eversione quanto aneli al ritorno del fascismo?? E comunque i diritti si ottengono solo con la lotta e serve, con al rivoluzione. Essere eversivo non è di per se un male, tanto più che quello che chiediamo è solo ciò che ci spetta di diritto ( tutela giuridica per la nostra relazione ) e non lederebbe i diritti di nessun altro individuo o categoria. Mi sembra veramente poco per tacciarmi di eversione.
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R: R: R: R: R: Simone e Rossana, Alex 15/10/2006
13:46

Lascerei quindi libertà di coscienza e di scelta alle singole persone, e non ai parlamentari che, votando a maggioranza su temi di bioetica, limitano ingiustamente la libertà dei cittadini. Lo stato deve rispettare la volontà su se stessi di tutti i cittadini, senza dare peso a quello che pensano i cattolici, i cui valori religiosi e dogmatici devono valere solo per la loro vita privata e non per tutta la nazione.
Rispondi

R: R: R: R: R: Simone e Rossana, Alex 15/10/2006
13:45

Naturalmente i cattolici che vogliono un bambino anche se storpio e scemo non sarebbero obbligati a effettuare la diagnosi preimpianto. Altro divieto da abolire e quello di fecondazione etorologa ( se si può adottare un figlio non vedo perchè non si possa fare un figlio con lo sperma o con gli ovociti di un terzo soggetto; però questo terzo soggetto non dovrebbe essere anonimo, per dare al figlio la possibilità di conoscere il padre o la madre naturale ) nonchè il divieto di farlo tra persone omosessuali... alla fine lascerei solo il divieto della clonazione a scopo riproduttivo e alla formazioni di chimere e ibridi, per via della loro pericolosità sociale.
Rispondi

R: R: R: R: R: Simone e Rossana, Alex 15/10/2006
13:42
Meglio anche abolire il divieto della selezione genetica degli embrioni mediante diagnosi preimpianto, che serve solo a evitare di impiantare un mebrione con geni difettosi: in questo modo si impianta una embrione senza geni recanti malattie incurabili e si fa nascere un bambino sano ( che non vuol dire che sarà perfetto, bello, alto, muscoloso e superintelligente: vuol dire solo che non avrà malattie incurabili come fibrosi cistica, sclerosi multipla, corea di Huntigton, e quant'altro ancora).
Rispondi

R: R: R: R: R: Simone e Rossana, Alex 15/10/2006
13:37

Oltretutto i cattolici integralisti vorrebbero abolire il divorzio e l'aborto. Nel primo caso avremmo di nuovo che le donne sarebbero soggette al loro marito dato che si legherebbero mani e piedi alla sua volontà non potendo più separsi da lui. Nel secondo caso abolire la legge 194 portrebbe solo ad un aumento degli aborti clandestini. Meglio puntare sulla contraccezione gratuita. I feti sani non ptranno essere abortiti. Una volta che un embrione sano è impiantato nell'utero seolo ragioni di salute della madre possono adurre nei primi mesi di abortirlo. Nei mesi dopo il quinto direi che si può interrompere la gravidanza senza uccidere il feto sano, e che si debba metterlo in incubatrice. La donna che non vuole il suo bambino può già darlo in adozione. Io direi che deve darlo, non è una scelta eludibile.
Rispondi

R: R: R: R: R: Simone e Rossana, Alex 15/10/2006
13:33

Il problema è che in Italia si abusa della democrazia per negare i diritti delle minoranze, siano le persone omsessuali, siano le coppie affette da problemi di infertilità o dal rischio di trasmettere ai figli geni recanti gravi malattie incurabili. La legge 40 è stata voluta dai cattolici i quali, sulla base del fatto che è un compromesso con i laici meno liberali del parlamento, dicono che non è una legge cattolica. In realtà è una legge che impone un valore morale ( la difesa della vita sempre e comunque anche quando sarebbe meglio evitare che nasca un bambino malato ) rispetto ai diritti delle persone reali, quelle con una mente ben formata e funzionante, in grado di prendere decisioni sul loro futuro. La legge 40 non da alcun beneficio alla società e neppure agli individui, posto che gli embrioni non sono ancora delle persone.
Rispondi

R: R: R: Simone e Rossana, X 13/10/2006
18:27

Non è vero, il PACS francese non consente tutti i diritti del matrimonio non configurando gli stessi doveri. Inoltre molti dei problemi sollevati posso essere risolti con un contratto civile fra le parti (la casa si può cointestare, il conto corrente pure ecc.)
Rispondi

Ecco come stanno le cose Alex 12/10/2006
10:12

Purtroppo a sinistra non c'è una maggioranza solida in grado di neutralizzare l'ostruzionismo dei cattolici, quindi di questi temi non se ne parlerà mai almeno finchè le percentuali di laici e di cattolici liberali in parlamento non supereranno quelle dei cattolici conservatori e integralisti alla Binetti, alla Giovanardi, alla Mantovano, ecc. E questo vale anche per la necessaria abrogazione parziale della legge 40 / 2004 nei punti assurdi come il divieto della diagnosi preimpianto. Non è colpa della sinistra, ma dei cattolici. Le sto vicino in quanto gay : il PaCS non è quello che vorrei ( io vorrei il matrimonio civile anche per i gay e le lesbiche ), ma sarebbe pur sempre meglio di niente. Il mio blog : --http://www.ilmondodigalamay.ilcannocchiale.it Saluti.
Rispondi

R: Ecco come stanno le cose cirullino 13/10/2006
20:30

io invece vorrei tutti i giorni uncono gelato, la bici a vapore e cicciolina vergine. Se po fa?
Rispondi

R: Ecco come stanno le cose X 12/10/2006
10:59

Quindi sono cattolici anche quelli che hanno scritto l'articolo 16 della dichiarazione universale dei diritti dell'uomo? Allora va abolito e riscritto anche quell'articolo?
Rispondi

R: R: Ecco come stanno le cose Alex 15/10/2006
12:56

Riguardo poi alle adozioni c'è da fare una premessa: l'adozione non è fatta per dare un figlio a una coppia che non ne pèuò avere ma per dare una famiglia a un bambino che non ce l'ha più. Quindi non c'è un diritto di avere un figlio in adozione neppure per le coppie etero, le quali invece sono sottoposte a strenue verifiche. Inoltre in Italia i bambini adottabili sono meno delle coppie che li vorebbero; ma se fossero di più mi chiedo she sia giusto impedire l'adozione da parte anche delle coppie gay se ciò volesse dire dare a un bambino l'amore che troverebbe in una famgilia e che non trova in un orfanotrofio. Saluti.
Rispondi

R: R: Ecco come stanno le cose Alex 15/10/2006
12:52

La dichiarazione dei diritti umani del 1948 è incompleta: non riconsoce neppure l'esistenza degli omosessuali in quanto persone che hanno dei diriti non nonostante il loro orientamento sessuale ma anche tenendo conto di esso. Se è vero che la mia persona non si riduce al fatto che sono gay, è altresì vero che non si può neppure celare questo fatto; cosi facendo non si riconoscono tutti i miei diritti, i quali non sono in contrasto con quelli degli eterosessuali, dato che se io mi sposo con il mio compagno ciò non impedisce a un mio amico etero di sposare la sua donna. Saluti
Rispondi

R: R: Ecco come stanno le cose Alex 15/10/2006
12:50
Diversa la questione della pedofilia: un bambino è troppo immaturo per decidere in merito al suo futuro di lungo termine e comunque qualsiasi relazione, anche non violenta, con un adulto, sarebbe troppo sbilanciata a favore di quest'ultimo. Non si può però negare diritti alle persone omosessuali confondendole con i pedofili; sono fenomeni diversi, tanto più che i pedofili che cercano bambine sono di più di quelli che vogliono bambini. Mettere in gioco la pefofilia è solo un pretesto per continuare a discriminarci.
Rispondi

R: R: Ecco come stanno le cose Alex 15/10/2006
12:49
Non va abolito. Va solo esteso comprendendo anche uomini con uomini e donne con donne: cioè, si deve tenere conto che non tutti hanno lo stesso orientamento sessuale e che quindi secondo il proprio orientamento e purchè sia possibile il consenso informato e consapevole dei due partners, non ci possono essere discriminazioni e quindi anche gay e lesbiche devono poter vedere riconosciuta dallo stato l'unione col proprio partner (uso il termine in senso neutro).
Rispondi

Non si tratta solo di formalità... Effe 64 11/10/2006
14:38

Se siete una coppia credente sapete bene che non ci si sposa "davanti ad un altare"ma davanti a Dio.Comunque,qualunque sia la vostra scelta religiosa, penso che regolarizzare un'unione sia una grande forma di fiducia nel proprio partner e nel vostro amore.Se poi potrete trarne vantaggi anche a livello "burocratico" tanto meglio!!!Pensateci...auguri!
Rispondi

R: Non si tratta solo di formalità... anto 11/10/2006
17:13

Anche perché, se non ci fosse quella famigerata firma, come si farebbe a certificare l'esistenza della "coppia di fatto"? Non si possono pretendere diritti senza doveri!
Rispondi

Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Antonello 11/10/2006
06:57

Ma cosa pretendi? Vuoi fare tutti i comodi sfruttando se il caso la donna, per poi buttarla nel primo cestino dei rifiuti e vuoi pure essere tutelato come una famiglia vera. Ma prenditi le tue responsabilità (se conosci il significato) e regolarizza la tua posizione secondo quanto stabilito dalla legge, e non fare il clandestino della vita. Cosa ti cambia devi mettere solamente una firma. Mah!! Roba da Ulivista. Uomini si nasce non si ci diventa e tu non lo nascesti ( da Totò o quasi).
Rispondi

R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna becero 14/10/2006
06:34
Antonello tirannello. Bacchettone che ignora la LIBERTA' altrui.
Rispondi

R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 12/10/2006
10:17
Si, comunque è vero, non capisco perchè uno non dovrebbe sposarsi in municipio. Non è come il matrimonio religioso: non è una prigione, è e resta solo una scelta vincolante ( diritti e doveri reciproci sanciti nero su bianco ) ma non definitiva, visto che, se serve, se la relazione muore, si può ricorrere all'istituto opposto, il divorzio. Avessimo noi gay il matrimonio civile, penso che il PacS non ci interesserebbe proprio. Saluti
Rispondi

R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna becero 14/10/2006
03:40
Perche', caro Alex, I Simone e Rossana chiedono quello che sembra tanto ostico per alcuni "medioevali": la pura e semplice liberta' di vivere insieme punto e basta ed avere i diritti che hanno altrove, tutte le altre coppie, con o senza il "pezzo di carta", e, dove il Vaticano non si arroga il diritto di spiare nelle alcove per decidere quale AMORE e' legittimo o no. La vergognosa tirannia dei pinzocheri, dei bacchettoni (di destra, di sinistra o solo politicanti pavidi), deve finire dove imizia la liberta' di Simone e Rossana.
Rispondi

R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 15/10/2006
19:51

La verità è che io davvero non capisco che vantaggi dia il PaCS se c'è il matrimonio civile. Diverso sarebbe se non ci fosse e ci si dovesse sposare solo in Chiesa. Il PaCS potrebbe però essere un'anticamnera del matrimonio: ci sono persone che convivono per 10 anni e poi si sposano: peerchè non ricnoscere dei diritti alla coppia anche non sposata: il fatto che non si promettano deio doveri perchè ci dovrebbe riguardare: non sono fatto loro?? poi magari si sposeranno, oppure non lo faranno mai, e neppure diovorzeranno e magari vivranno felici insieme tutta la vita con l'illusione di non essersi mai arresi al matrimonio.
Rispondi

R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 15/10/2006
19:50

Beh in effetti il fatto che non si prendano dei doveri reciproci perchè magari hanno un modo diverso di vedere l'unione sentimentale ( magari sono coppie aperte ) potrebbe implicare che non vogliano vincolarsi a dei doveri. Ma comunque anche se si sposassero con rito civile lo stato non potrebbe proibire loro di fare in modo che il loro matrimonio regga anche se non rispettano alla lettera tutti i doveri... quindi potrebbero anche non convivere per un certo periodo, potrebbero anche non essere pienamente fedeli ma concedersi scapatelle erotiche senza tenerselo nascosto...
Rispondi

R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna francesco 14/10/2006
14:31

in pratica, avere i diritti senza assumersi la responsabilità dei doveri. Bella roba.
Rispondi

R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 17/10/2006
02:12
I doveri non li vogliono loro, cazzi loro. Io il Pacs non lo voglio visto che non tutela il membro più debole, dato che, se io possono rescindere il contratto in ogni momento, forse lascio l'altro in situazioni disagiate. Ma penso che anche nei PaCS vedrebbero previste forme di risarcimento e indenizzo e comunque scogliere un PaCS costerebbe molto meno che ottenere un divorzio da un matrimonio.
Rispondi

R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna becero 14/10/2006
03:40

Perche', caro Alex, I Simone e Rossana chiedono quello che sembra tanto ostico per alcuni "medioevali": la pura e semplice liberta' di vivere insieme punto e basta ed avere i diritti che hanno altrove, tutte le altre coppie, con o senza il "pezzo di carta", e, dove il Vaticano non si arroga il diritto di spiare nelle alcove per decidere quale AMORE e' legittimo o no. La vergognosa tirannia dei pinzocheri, dei bacchettoni (di destra, di sinistra o solo politicanti pavidi), deve finire dove imizia la liberta' di Simone e Rossana.
Rispondi

R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna paolo 14/10/2006
14:08

Ma la libertà non è solo diritti, bensì anche DOVERI. Non avere il pezzo di carta significa "io faccio quel che mi pare e piace". Se si amano veramente, che paura hanno di mettere una firmettina?
Rispondi

R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna becero 14/10/2006
19:14
La "firmettina", non garantisce amore eterno; se cosi fosse, i bravi avvocati morirebbero di fame. Davvero tanto difficile il non "impicciarsi" dei casi altrui? Perche' dovete decidere per gli altri? Perche' l'ignoranza deve seppellire la liberta', la tolleranza?
Rispondi

R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna miki 16/10/2006
11:51
Beh, sposarsi presupponendo già che non sarà amore eterno mi sembra un po' limitativo, una soluzione di comodo dettata dall'edonismo e forse dalla paura. Il matrimonio può essere una tutela nei confronti di chi prova realmente amore nei confronti del compagno. Per evitare che magari l'altro ne approfitti a sue spese.
Rispondi

R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna francesco 15/10/2006
09:40
davvero difficile capire che libertà non significa anarchia, che quando si forma una famiglia occorre rispettare delle regole, dei doveri? Altrimenti che si rinunci anche ai diritti.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna becero 16/10/2006
08:52

La mia, la sua liberta' sono sublimi solo quando sappiamo che ci dobbiamo fermare dove inizia la liberta' altrui; concetto ostico al "fondamentalista" che vuol vendere a tutti costi la sua presunta perfezione. Fondamentalista che il suo Dio ha fatto a sua immagine e somiglianza, ma non perfetto, come non sono perfetti tutti gli altri esseri umani. Fondamentalista che sapra' (forse), vivere in pace con il suo Dio, ma non con gli uomini.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna francesco 16/10/2006
16:13

la libertà di una coppia di stare insieme a prescindere dal riconoscimento legale esiste già. Nessuno impedisce a due persone, anche dello stesso sesso, di coabitare e vivere more uxorio, senza darne conto alla società. Ma nel momento in cui queste due persone pretendono dei diritti, le cose cambiano. Non esiste, non è mai esistito diritto senza relativo dovere. Quindi o la coppia in questione si assume i doveri connessi ai diritti che richiede e si regolarizza davanti alla legge dello Stato, oppure non ha nessun diritto. E' una questione di logica e di giustizia, il fondamentalismo di cui lei ciancia a sproposito non c'entra nulla.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 16/10/2006
23:49
Ma che stupidaggine dici??? i diritti sono vincolati ai doveri??? allora che dovere corrisponde al diritto alla vita??? al diritto alla libertà?? al diritto alla non discriminazione??? i diritti esistono e basta senza se e senza ma( grazuie all'esistenza dello stato senza il quale i più forti soggiogherebbeo i puù deboli negando loro ogni diritto, compreso eventaulemente quello alla vita ). Se la coppia di fatto non vuole prendersi dei doveri formali sono cavoli suoi, a te che te ne frega?? lo stato non può discriminare le coppie di fatto da quelle sposate. Comunque io ancora una volta penso che il PaCS non si indispensabile se si rende il matrimonio civile più flessibile in quanto a durata minima. La durata la fissino i coniugi senza dover aspettare 3 anni per separarsi. Lo stato non deve sindacare sulla natura e la durata della relazione; il matrimonio ha ragione di esistere finchè c'è la relazione che è un fatto privato e non un affare di Stato.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna francesco 17/10/2006
01:59

calmati e non sproloquiare anche tu come il canadese. I diritti a cui accedono le coppie sposate sono subordinati eccome ai dei precisi doveri, lo dice la legge da sempre! Ma vuoi rispettare o no la costituzione, eversivo che non sei altro?
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna becero 18/10/2006
01:04

Le leggi dei tempi "de Checco e Nina?" Leggi di quando il cattolicismo era religione di Stato e esistevano le "Leggi razziali?" le Leggi sono e vanno cambiate, per questo ci sono giuristi, politici, specialmente quando sono arcaiche, discriminatorie. Lei e' andato a Lecce, nel 2006, a dorso d'asino?
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna ulivista 17/10/2006
12:05
Eversivo è anche chi non rispetta la legge 20 giugno 1952, n. 645. Quindi tu sei un eversivo, caro cattofascista millantatore. O la Costituzione va rispettata solo quando fa comodo?
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna francesco 17/10/2006
13:25

tra l'altro: la cassazione ha stabilito che c'è reato di ricostituzione del partito fascista solo in caso di pubblico incitamento alla violenza contro oppositori politici antifascisti. In tutti gli altri casi no, tant'è che da 60 anni esistono in Italia partiti neofascisti e nessun tribunale li ha mai sciolti. Allora, ti ho ricoperto abbastanza di nutella o nei vuoi ancora, prezzolato?
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 18/10/2006
09:57

Chissà quanti nostalgici del fascismo ci sono dentro la cassazione, la quale ha sbagliato: il fascismo non è solo un modo di fare politica; conta anche il fine illiberale che si persegue con quella politica. Chiunque voglia imporre regole morali inutili è fascista e , nei miei auspici, va messo in carcere a marcire e possibilmente morire. Questa è la fine che farei fare a gente come la Binetti, come Giovanardi, Mantovano, Buttiglione e tutti i cattolici integralisti se non accettassero di vivere i loro valori nella loro vita privata e di votare per l'estensione di diritti anche a coppie gay e lesbiche. I cattolici conservatori dovrebbero morire, o almeno sparire e non avere più alcuna influenza in politica.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna ulivista 17/10/2006
17:21

Quindi i cortei di naziskin, le aggressioni ai gay, i cori e gli striscioni antisemiti che aizzano contro gli ebrei sarebbero non violenti? La nutella te la rimando indietro io con il seguente bigliettino: come mai c'è qualche cattofascista che chiede da tempo di abolire i partiti comunisti? In base a quale articolo della Costituzione?
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna francesco 17/10/2006
13:21

e quando l'avrei violata? Ti risulta che vado in giro con camicia nera e fez a fare l'apologia del fascismo? Fuori le prove!
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 18/10/2006
02:05
Non lo dici ma lo sei. Chiunque imponga i suoi valori morali con la forza o con l'abuso della democrazia, è solo uno sporco e viscido fascista. La Binetti è fascista, Ratzinger è fascista, e intendiamoci, fascismo non è sinonimo di nazismo. Fascismo è Chiesa andavano a braccetto, il nazismo invece aborriva il cristianesimo.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna ulivista 17/10/2006
17:14
Ma ci sei andato a Lecce a trovare i nostalgici, o era una delle tue tante balle?
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna becero 16/10/2006
17:47

Simone e Rossana, come lei, io e miliardi di esseri umani nel mondo, soli od accoppiati, col "pezzo di carta" o no, si alzano la mattina "presto" e vanno a lavorare. Pagano il normale "scotto" alla societa' umana: tasse, imposte, gabelle, bollette, assicurazioni, contavvenzioni e ...chi piu' ne ha ne metta! Simone, Rossana e tutti gli altri di cui sopra, compiono il loro dovere e devono avere, senza si o ma, diritti interi, completi; se questi sono loro negati, subiscono un furto un sopruso, un abuso, fino a quando questo avverra' in Italia, dovremo seriamente vedere il nostro Paese come una TEOCRAZIA governata da uno Stato Sovrano straniero: il Vaticano.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna francesco 17/10/2006
02:18

se vogliono i diritti, Simone e Rossana mettano una firmetta sul registro dello stato civile, altrimenti la società non potrà mai sapere che esistono in quanto famiglia.
Rispondi

R: R: R: R: R: R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna becero 17/10/2006
16:28

Come osa decidere per gli ALTRI? Mettere la "firmetta", a quando, caro il mio pinsochero fondamentalista, il basto, il giogo ed i paraocchi? Se lei si e' fatto "impastoiare" dal Clero, o ne fa parte, gli ALTRI hanno il diritto "sacrosanto" di "esistere" liberi.
Rispondi

R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Antonello 12/10/2006
15:02

Sono di destra e non ho nulla contro i gay. Secondo me si dovrebbe essere decisi in uno stato laico ( io sono cattolico). Il matrimonio civile è un contratto di fronte agli uomini? Nessun problema per i gay, però non parliamo di adozioni, i diritti possono essere equiparati alla coppia senza figli. Lo scandalo non sono i gay, ma un governo guidato da er mortadella. La materia e troppo complessa ed il mio è semplicemente un piccolo pensiero, in uno stato liberale deve esserci il posto per tutti e tutti devono assumersi le proprie responsabilità.
Rispondi

R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna ottimista 12/10/2006
11:04

Non capisco perchè vedi il matrimonio solo come una prigione, una scelta vincolante ecc...Parti già con l'idea che se dovesse finire l'amore puoi divorziare. Ma ti sei mai innamorato veramente?Quando si decide di unirsi in matrimonio si dovrebbe pensare o almeno sperare che duri per sempre,senza valutare in anticipo quali soluzioni ci sono per chiudere alla meglio il rapporto,questo vale per le coppie gay e non ovviamente.ciao
Rispondi

R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 17/10/2006
00:17
Mi sono innamorato solo una volta, di un ragazzo, a 18 anni; era un mio compagno di liceo. Ora ho 25 anni. Lo amo ancora, ma è lontano da me perchè è etero. Innamorandomi di lui ho scoperto finalmente la mia omosessualità. Se non fosse stato cosi superficiale avrebbe potuto trovare in me almeno il suo amico per la vita. Non mi ha voluto neppure come amico.
Rispondi

R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna francesco 17/10/2006
13:04

non conosci la regola dell'amico... non si può essere amici di chi si ama!
Rispondi

R: R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 18/10/2006
10:00

Io l'avrei fatto più che volentieri. Domenico si è perso un grande amico.
Rispondi

R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Alex 17/10/2006
00:14

L'amore può non essere eterno, in ogni caso un matrimonio indissolubile è di per se stesso una priogione perhcè non tiene conto dello svolgersi della vita. Il matrimonio indissolubile è per sempre anche se non c'è più amore, anche se c'è violenza, anche se c'è disprezzo reciproco, miseria interiore, incomprensioni insanabili. Il matrimonio dissolubile non è necessariamente precario: è solo a tempo indeterminato e dura finchè persiste la relazione e finchè lo vogliono i coniugi. Da questo matrimonio si può eventualmente uscire fuori, dall'altro, una volta dentro, non ne esci più, qualunque cosa accada. In ogni caso il divorzio non è mai la via di fuga dei pavidi e dei vili, visto che, comunque, si devono pagare alimenti a moglie e figli. Dalle responsabilità non si sfugge, l'unica cosa che si ottiene è la libertà di legarsi sentimentalmente ad altre persone. Come dire: al cuore non si comanda.
Rispondi

R: R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Effe64 17/10/2006
13:02

Non è vero che "l'altro matrimonio"non tiene conto di situazioni che possono avvenire all'interno di una coppia.Conosco situazioni dove c'è stato addirittura l'annullamento del matrimonio,nemmeno il divorzio!!!per cui la persona si è ritrovata libera di iniziare una nuova vita.La Chiesa non ti impone di subire violenze in silenzio perchè c'è il vincolo del matrimonio,e nemmeno di far soffrire eventuali figli assistendo a liti continue!è ovvio che per il bene loro a volte una coppia le tenta tutte ma è anche vero che ogni decisione DEVE essere presa anche per il loro bene e a volte il loro bene è proprio la separazione purtroppo...è per loro che non ci si deve unire con troppa superficialità
Rispondi

R: R: R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna Aldo 12/10/2006
15:46

Mi sembra evidente che per qualcuno tutto deve ridursi ad un contratto, una firma su un pezzo di carta senza la quale non si vive. I pacs sono sacrosanti, questo governo se non ci pensa fa un grosso errore.
Rispondi

R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna virus 11/10/2006
14:04

pretendono delle robe che nemmeno caruso riesce a pensare. non riesce questo a prendersi una responsabilità di una firma ( se due si amano come dice lui, non vedo dove sia il problema) e pretende uno stato che faccia quello che lui no fà! a calci nel popo' vi dovrebbero prendere.
Rispondi

R: Puoi sempre sposarti in Municipio senza pompa magna paolo 11/10/2006
13:41

Già, se il matrimonio per alcuni è solo un inutile contratto, non vedo perché diano tutta questa importanza al non voler fare una firmetta che metterebbe tutto a posto... Anche perché come dimostriamo che due persone costituiscono una coppia di fatto? Se è necessario un qualche contrattino, tanto vale sposarsi, altrimenti appena muore un'ereditiera, mi dichiaro suo compagno "di fatto".
Rispondi

Nulla di nuovo a sinistra Un coglione 10/10/2006
23:36

In campagna elettorale tutto è lecito. Prodi aveva detto anche che non avrebbe aumentato le tasse....
Rispondi

R: Nulla di nuovo a sinistra Alex 12/10/2006
10:21

Ma infatti le aumentate di poco e solo a chi è ricco. Sono di più i tagli allo stato sociale che non le tasse. Ha solo riportaro la vecchia aliquota del 43% al suo posto laddove Berlusca aveva alzato il reddito che la faceva scattare a 100.000 €. Adesso è di nuovo sotto i 100.000 ( è a 75.000 ), ma se fosse per me metterei un aliquota al 46% per i redditi sopra i 300.000€ e una al 50% per quelli sopra il milione. Saluti.
Rispondi

R: R: Nulla di nuovo a sinistra Calmati 13/10/2006
20:22

Tanto per chi aveva dei dubbi l'OCSE ci comunica che dal 41,8% del 2003 la pressione fiscale in Italia e scesa nel 2005 al 41%, segnali "rivoluzionari" in un paese che è al 10° posto per il peso delle tasse; questo grazie al governo di centrodestra di Berlusconi mentre la manovra economica di Prodi "appare basata per quasi i due terzi su incrementi di entrata", e cio' "indurra' un aumento della pressione fiscale". Il giudizio dell'Isae sulla finanziaria coincide con quello espresso ieri dalla Corte dei Conti.
Rispondi

R: R: Nulla di nuovo a sinistra paolo 12/10/2006
13:17
Ti lascio sperare... Poi ne riparliamo quando compilerai la denuncia dei redditi, sempre che nel frattempo non succeda qualcosa. Saluti
Rispondi

R: R: R: Nulla di nuovo a sinistra Alex 15/10/2006
19:39

5) Taglio delle spese non indispensabili. Taglio delle indennità parlamentari e regionali di almeno i due terzi. 6) Riforma delle pensioni nel senso che chi lavora paga per la sua pensione e non per quella di chi è vecchio mentre lui lavora. ---E sicuramente c'è anche altro che ora non mi viene in mente. ---Comunque vorrei che l'Italia fosse un paese dove governo e opposizione, invece di farsi guerra, collaborino per fare la finanziaria che permetta all'Italia di avere sviluppo per almeno 10 anni, salvo eventi esogeni cataclismatici, anche se questo potrà colpire interessi corporativi e clientelari. Saluti.
Rispondi

R: R: R: R: Nulla di nuovo a sinistra paolo 16/10/2006
11:54

Su queste proposte mi trovi d'accordo. Servirebbe una maggiore meritocrazia in Italia, ma forse meritocrazia significa anche precariato, perché poter sedere tranquilli sulla propria poltrona di lavoro implica necessariamente un progressivo adagiarsi. Quanti simili casi ci sono in Italia? Io non li so neanche contare...
Rispondi

R: R: R: Nulla di nuovo a sinistra Alex 15/10/2006
19:39

Servirebbero delle cose che nessun governo fa, ma che serverebbero per involgiare i cittadini disonesti a pagare le tasse: 1) Detassazione alle imprese che investono in ricerca e innovazione e che non delocalizzano. 2) Lotta senza quartiere all'evasione e all'elusione fiscale 3) Ultimo ma fondamentale: elevazione dello standard di qualità della pubblica amministrazione. Cosi facendo i cittadini avranno la certezza che i soldi sottrati con le imposte sono usati bene e allora pagherebbero le tasse. Inoltre penso che maggiore qualità ed efficienza dei servizi offerti dallo stato, voglia dire anche spendere di meno, nel medio-lungo periodo. 4)Licenziamento in tronco degli impiegati statali negligenti.
Rispondi

R: Nulla di nuovo a sinistra miki 11/10/2006
00:00

E che avrebbe ritirato le truppe italiane. Ma ora ai Comunisti va bene anche così. Siamo passati dal "via subito" al "va beh, prima o poi se ne andranno"



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VITA DI COPPIA


LUI E LUI, 25 ANNI INSIEME
Richard e Giovanni: ieri hanno festeggiato la loro felicità. Prime nozze d'argento senza nozze
domenica 08 ottobre 2006 , di
La Gazzetta del Mezzogiorno




COPPIE.
 
Lui e lui, 25 anni insieme: "Amici nostri cari, abbiamo trascorso venticinque anni insieme, come direbbe un antico rito "nel bene e nel male, in ricchezza e povertà". Ci sembra un tempo abbastanza lungo da meritare un festeggiamento".

Così hanno scritto su un semplice messaggio Richard e Giovanni, così hanno letto i tantissimi amici che ieri sera a Bari hanno festeggiato la coppia. Sì, la coppia. Un uomo e un uomo, che vivono un rapporto felice. I due si sono conosciuti quando avevano meno di trent'anni: uno è un musicista di origine australiana, l'altro un professionista dell'editoria informatica. Richard è stato il fondatore dell'Arcigay in periodi in cui a Bari la parola "omosessuale" faceva scandalo.
 
E, per qualcuno, la festa di ieri è stata il simbolo dei tempi che cambiano. "Ma in realtà non è cambiato nulla - dice con semplicità Richard - perché Bari è fatta di gente ospitale e intelligente. Se non ci fossimo trovati bene, saremmo andati via. Certo, oggi le persone viaggiano di più e sono più colte e più tolleranti, ma io avrei festeggiato anche 25 anni fa. Perché credo che il vero ostacolo sia superare la propria chiusura e quindi aprirsi agli altri, dare, essere generosi, senza mai aspettarsi nulla. Solo così nessuno ti respinge". E in effetti nessuno ha mai cacciato Richard e Giovanni, ieri davvero "abbracciati" da una marea di amici e parenti (compreso il padre di uno dei festeggiati), tra musica di violini e balli scatenati. Per espressa volontà dei festeggiati, nessun regalo: "La nostra piccola casa è già piena di tante cose".

Richard e Giovanni hanno chiesto a tutti un solo dono: "Dateci i vostri pensieri". E una grande giara è stata anche "un luogo di pensieri", tutti portati su bigliettini dagli invitati e lanciata in quella scatola degli affetti che ieri era la giara, ma che in fondo è la vita di ognuno. Pensieri diversi tra loro, com'è giusto che fosse. C'è chi ha scritto di felicità, chi ha citato Shakespeare in quel bellissimo inno all'amicizia: "Quegli amici che hai, aggrappali alla tua anima con uncini d'acciaio".
 
E poi amore: perché è bello ogni tanto parlare di amore universale, che si tratti di quello tra una coppia (etero o omo che sia) o che si parli di quello ancora più grande, l'amore per la vita. "La nostra realtà di coppia omosessuale - ha detto Giovanni - non è certo l'unica ed esiste da molto più tempo di noi. Abbiamo voluto festeggiare il nostro legame. Sì, oggi è più facile parlarne rispetto al passato, ma noi da sempre ci sentiamo una famiglia, abbiamo una nostra casa e anche anagraficamente siamo una famiglia". Una famiglia che ha festeggiato le nozze d'argento, senza le nozze ovviamente: "Sì, ci sarebbe piaciuto arrivare a questo traguardo dei "25 anni insieme", con la possibilità di sposarci. Ma in fondo nel nostro rapporto non cambia nulla". e. sim. 08/10/2006.

( fonte: http://www.gaynews.it/view.php?ID=70521 )


Infatti la famiglia non si fonda sul matrimonio, ma sull'amore: come si fa a dire che una convivenza, per di più di 25 anni, non vale come un matrimonio e non merita alcuna tutela giuridica? vale solo se si sono o ci possono essere dei figli?


*************


Siti sulle coppie di fatto


http://www.intrage.it/rubriche/famiglia/nuove/dirittinegati/index.shtml

http://www.liff.it/

http://www.tuttogratis.it/donna/coppie_di_fatto.html

http://www.repubblica.it/2003/j/sezioni/politica/coppiedifatto/coppiedifatto/coppiedifatto.html

http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/prodir/pacsin/pacsin.html

http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_civile

http://www.indicius.it/torpore/coppie%20di%20fatto.htm

http://www.acynson.it/Vita.di.Coppia.htm

http://www.gayroma.it/29luglio2004b.htm

http://www.divorzionline.it/news/dettaglionews.php?uid=303

http://www.divorzionline.it/news/dettaglionews.php?uid=355

http://www.abuondiritto.it/dettagli.php?ID=5538

http://passineldeserto.blogosfere.it/2006/07/coppie_di_fatto_2.html

http://www.rosybindi.it/cgi-bin/adon.cgi?act=doc&doc=313&sid=8

http://www.fattisentire.net/modules.php?name=News&new_topic=5

http://www.azionecattolica.it/aci/CS/2005/340

http://www.centroaccoglienza.org/matrimonio/matrimonio_e_coppie_di_fatto.php

http://www.lavoce.info/news/attach/del_boca_rosina_passato.pdf

http://www.lavoce.info/news/view.php?id=43&order=AUTHOR&order_method=DESC&cms_pk=1576&from=index

http://www.liberaliperlitalia.it/pagina.phtml?_id_articolo=858

http://www.gayroma.it/29agosto2006c.htm

http://www.unpacsavanti.it/



permalink | inviato da il 18/10/2006 alle 10:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
SOCIETA'
29 settembre 2006
L'Europa alla ricerca di una lingua comune.
L'Europa alla ricerca di una lingua comune.

«L'Idea Liberale», Organo del Centro Studi dell'Idea Liberale - Milano
N. S. - Fasc. III - Nov. Dic. 1988.

Fonte:

http://www.spazioforum.net/forum/index.php?act=ST&f=17&t=14267&st=0


Un mio breve commento.  L'Esperanto è più facile del latino, ma se diventasse la lingua ufficiale dell' Unione Europea perderebbe il suo carattere di neutralità, diventato la lingua di uno stato.

Invece usando il latino l'Europa avrà una lingua e il mondo se vorrà addotterà l'Esperanto come lingua davvero di tutti ma non propria di alcun popolo in particolare. Per la stessa ragione non si può adottare l'Inglese come lingua  ufficiale europea dato che è la lingua nazionale di tre degli stati membri, ma non di tutti. Se verrà usata coanra come lingua internazionale è un'altro discorso, qui si parla della lingua con la quale l'Europa deve comunicare al suo interno e presentarsi all'esterno. Latinus resuscitandus est.





«Quel che ha facilitato la cultura del Medioevo e l'espansione fantastica delle Università, è che allora si usava una lingua internazionale, la lingua dei chierici, il Latino, albero rigoglioso della comunicazione al centro del Medioevo. Oggi non c'è più il Latino. Ed è anche inutile far prevalere una lingua sull'altra. Certo, dobbiamo tenere conto dell'importanza che ha assunto l'inglese nel mondo. Ma per l'Europa «della materia grigia» è fondamentale far circolare tutte le lingue.
Occorre che le scuole delle nazioni si strutturino in modo nuovo, al fine di far imparare ai loro figli tutte le lingue europee fondamentali. L'Europa può inventare il nuovo, anche per intendersi, per parlarsi. Ma deve basarsi sulla propria eredità. Ed ogni lingua - l'inglese, il tedesco, il francese, l'italiano, il portoghese, lo spagnolo, il greco - veicola un'enorme eredità culturale, che dobbiamo rendere operante. Come? Rafforzando la presenza delle lingue nei programmi d'istruzione di tutte le scuole.» (M. A. Macciocchi, Di là dalle porte di bronzo, Mondadori, 1987, pag. 76)
Sono parole del professore della Sorbona Jacques Le Goff a Maria Antonietta Macciocchi, una delle intellettuali italiane più colte, parole che affrontano il problema del pluralismo linguistico dell'Europa, l'ostacolo forse più ingombrante per raggiungere un'autentica unità europea, culturale e spirituale.
C'è in esse una frase lapidaria che mi lascia perplesso: «Oggi non c'è più il Latino».
E se invece il Latino avesse già cominciato a rinascere, e se, quasi miracolosamente, oggi fosse già presente sulle labbra dei loquentes Latine, cioè di quella legione di Europei, tedeschi italiani francesi belgi polacchi ungheresi finnici... (legione che sta irrefrenabilmente accrescendosi), i quali riescono a intendersi limpidamente tra loro, usando la gran lingua di Roma?
Ma qui bisogna fare una precisazione.
Oggi, quando si dice Latino, si corre col pensiero a quel prodigio di architettura e di eleganza che è il Latino dei massimi prosatori, di quegli autentici strateghi della lingua di Roma, quali Cicerone, Cesare, Livio, Tacito, Latino solenne, spesso arduo e labirintico.
È naturale che chi pensi a un simile Latino, si chieda con un sorriso divertito come si possa pensare al Latino come linguaggio comune, come lingua veicolare tra gli Europei.
Ma se si pensa a un Latino di lineare struttura, ignaro di inversioni ed eleganze, Latino che non si proponga di porre caparbiamente i verbi in fondo al periodo (tecnica di cui si faceva gioco già Seneca (Quid de illa [compositione] loquar, in qua verba differuntur et diu exspectata vix ad clausulam veniunt? [Ep. 114, 16]. Si noti quel saporoso diu expectata), Latino che invece segua rigorosamente le leggi della grammatica e della sintassi Latina, ecco che l'idea di un sermo Latinus colloquialis come lingua comune europea comincia ad apparire praticabile.
Se poi ci si guardi attorno, oggi, in Europa, ci si accorgerà che tale idea è già in atto, da tempo.
L'iniziativa è partita da Saarbrücken, dove un valente professore universitario, dottissimo latinista, il benedettino P. Caelestis Eichenseer, ha lanciato, ed attuato, l'idea dei Seminari Latini.
Tre, quattro volte l'anno, un gruppo di fautori del Latino vivo (professori, studenti, cultori della lingua di Roma) si raccolgono in qualche antico Convento o Castello o Sede Culturale, e quivi trascorrono una settimana quasi di ferie, parlando solo Latino.
S'intende che nelle primissime ore, chi si è saziato per anni solo di letture e di interpretazioni dei Classici, non sa che balbettare qualche modesta frase Latina, ma presto, anche guidato dall'esempio di chi il Latino vivo già lo sa usare con disinvoltura, si accorge con stupore e tacita commozione, di cominciare a diventare un civis Romanus, che riesce ad esprimersi, anche se con cauta lentezza, nella lingua di Roma.
L'esempio del prof. Eichenseer è stato presto seguito dall'eccezionale linguista P. Suitberto Siedl, viennese, professore di ebraico all'Università di Strasburgo, conoscitore di una dozzina di lingue sia del ceppo neolatino, sia di quello germanico e slavo, che ha raccolto (e continua a raccogliere) attorno a sé, due volte l'anno, gruppi di innamorati del Latino vivo per le cosiddette Ferie Latine, ora in Austria, ora in Francia, in Jugoslavia, ora in Italia, Feriae latinae che, come i Seminaria eichenseriani, attuano il miracolo della rinascita del Latino come lingua viva.
Stanno poi sorgendo, un poco dovunque per l'Europa, Circoli Latini, i cui membri si radunano, a date fisse, a mescere in allegria vini, a gustare paste e a conversare in Latino, con realizzazioni di brevi spettacoli e di brevi conferenze su argomenti di attualità, svolte in un piano e trasparente Latino.
Ma, si dirà, un Latino così lineare, così esile, così inornato, come quello usato in questi incontri di latinisti vivi, non sarà piuttosto una specie di Latino maccheronico?
Qui occorre avere le idee chiare. Il Latino maccheronico (sia quello di raffinata fattura, come, ad esempio, quello di Teofilo Folengo, dagli esametri metricamente perfetti del Baldus, sia quello popolaresco, tipo

cur, quare, quia, fuerunt la rovina mia -
cur, quia , quare, fecerunt me arare -
quia, quare cur, fecerunt me sonare tambur)
è un'allegra e folle mistura di Latino classico e di termini tolti dall'italiano e dai dialetti e umoristicamente latinizzati: si veda, ad esempio, dal Baldus:


Quo fugis? Unde venis? Quis facit te ire galoppum? (111, 382)
0 macaro, macaro, quae te mattezza piavit? (IV, 285)

Exspectant pivae danzam quis chiamet un'altram (VII, 228)

Facilis cosa est descendere bassum,
sed tornare dretum, bracas bagnare bisognat (XXII, 54-55)


Il Latino maccheronico nasce dunque da un'esigenza puramente comica, con un preciso fine umoristico. Profondamente diverso è invece il Latino di noi latinisti vivi, che, come ho già osservato, si impone un rigoroso rispetto delle strutture morfologiche e sintattiche del Latino classico e che, in luogo del labirintico e raffinato ordo verborum degli Autori classici, si propone una struttura lineare e spontanea, quale la mentalità cartesiana di oggi richiede.
Chi scriva: «Si unusquisque hodie cogitaret minus de suis rebus et magis de rebus communibus, vita civilis esset hodie multo humanior» forma un periodo di tipo colloquiale, ma di assoluta legittimità Latina; volendo invece classicheggiare, scriverebbe: «Si minus de suis quisque rebus, ac magis communibus de rebus cogitaret, multo humanior hodie exsisteret vita».
C'è poi un'altra obiezione, che mi è stata fatta in un incontro tra professori di Latino: «Ma l'uso di questo vostro Latino così terra terra, senza un minimo di concinnitas e di eleganza, non vi contaminerà in modo irreparabile, così da rendervi sordi e ciechi dinanzi alla squisita e complicata bellezza dei Classici?»
Ho risposto interrogando a mia volta se i nostri studenti liceali, per il fatto che parlano spesso un italiano grezzo e impreciso, mescolato di termini stranieri, italiano che sta eliminando disinvoltamente il congiuntivo, divengano per questo sordi e ciechi dinanzi alla purità, all'eleganza, alle raffinatezze strutturali dei grandi Classici Italiani che commentiamo loro in classe. Anzi, proprio dal contrasto e dall'urto delle due lingue, meglio e più acutamente avvertono l'aristocratica e molteplice bellezza delle pagine dei nostri grandi Scrittori.
Così l'uso del nitido Latino colloquiale non solo non offusca ai latinisti vivi l'architettonica e musicale bellezza delle pagine dei Classici Latini, ma ne rende più acuta e consapevole la fruizione.



Altri siti sul tema

 
http://www.rosanelpugno.it/rosanelpugno/node/101
( con commenti in favore dell'Inglese ma solo per ragioni di realismo e praticità )



permalink | inviato da il 29/9/2006 alle 0:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
12 luglio 2006
L'Ordinamento da dare all' Europa e la lingua veicolare della Federazione Europea, secondo me.
Inoltro alla vostra gentile attenzione,una mia email, comparsa su varie liste di yahoo, che sono : http://it.groups.yahoo.com/group/ListaGeopolitica/  http://it.groups.yahoo.com/group/Lista_di_Geopolitica/  e soprattutto:
 
http://it.groups.yahoo.com/group/mfe/  forum del Movimento federalista europeo,  www.mfe.it
 
 
Koregajn salutojn al vi  ( ma si può fare il plurale?)
--------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
 
In realtà sulla lingua da usare, anche se un certo realismo mi fa credere che sarà , purtroppo ,o per fortuna dipende dai punti di vista, l'inglese, ho nel frattempo rivalutato l'Esperanto, come lingua propria dell' Unione, fermo restando che per le comunicazioni esterne si continuerebbe a usare l'Inglese a meno che anche gli altri paesi non decidessero di adottare l'Esperanto , che cosi diventerebbe la lingua ufficiale del mondo , risolvendo cosi , una volta per tutte i problemi di comunicazione ( risolti adesso a tutto vantaggio dei popoli anglosassoni ) , senza peraltro ammazzare le lingue nazionali, con una lingua che, pur essendo indeuropea --seppure pianificata-- è la più facile esistente e la più aperta.

Certo , bisogna comunque mettersi a studiarlo . Ma se lo si facesse tutti, avremmo questo risultato: una lingua nazionale per ogni individuo e in più una seconda lingua per tutti , lingua che non è propria di nessun popolo in particolare.
 
 
Inoltrerò in seguito altre email
 
ciao a tutti, state bene
 
 
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Ecco il testo che dicevo, ciao, stammi bene.

Ciao ......., ti inoltro un testo che ha generato polemiche con gli esperantisti del gruppo di discussione dei federalisti europei  che poi mi hanno persuaso a riprendere in mano l' Esperanto perchè ne vale comunque la pena ed è interessante...


<>
ha scritto:
Data: Wed, 13 Apr 2005 13:09:28 +0200 (CEST)
Da:

Oggetto: Europa: Repubblica Federale Semipresidenziale; (ci sono delle aggiunte)
A: Lista_di_geopolitica@yahoogroups.com, mfe@yahoogroups.com,


 
Avevo già inviato all' attenzione  del gruppo MFE ( www.mfe.it )questa mia proposta di un ordinamento dell'Europa.
 
 Vorrei sapere se sia possibile far giungere questa idea a qualche potente uomo politico europeo, magari traducendo il testo in inglese , francese e tedesco e inoltrandolo a raffica al maggior numero di uomini politici...
 
Mi chiedo poi se ci sia qualche uomo politico interessato a una evoluzione federalista dell'Unione Europea, qualunque sia la forma di governo. Sarei diposto ad accettare anche una forma più schiettamente presidenziale , come quella degli USA ,ma senza elezioni di medio termine, quindi ad esempio il mandato del Presidente del'Unione ,che sarebbe anche Presidente della Commisione, sarebbe  in questo di 5 anni rinnovabile per due volte; 
 
 Potrei  addirittura accettare un governo parlamentare , purchè la federazione si formi e sarei disposto ad accettare anche una confederazione più rafforzata ( come soluzione temporanea, del resto la Svizzera è stata tale per  6 secoli)  con politica  monetaria ,estera e di difesa comuni ma anche politiche estere specifiche dei singoli stati ,eventualmente concertate  con il governo confederale.
 
Tuttavia è questa la mia proposta di un progetto  di forma di governo federale dell'Unione Europea; Innazittutto la commissione deve diventare un vero esecutivo i cui commissari siano scelti dal suo presidente senza tenere conto  del beneplacito dei governi dei singoli Stati.  Inoltre il parlamento deve essere la vera fonte del potere legislativo e normativo comunitario e la commissione diventare la titolare unica del potere esecutivo. 
 
 Il consiglio europeo deve essere sostituito da una Camera degli Stati  ,eletta  per metà dai parlamenti dei singoli stati per 6 anni , per metà a suffragio universale ogni 3 anni, e diventa la seconda camera del parlamento europeo ( con un numero identico di senatori  ,4, per ogni stato , a prescindere dalla loro popolazione);  la prima camera è la camera dei rappresentanti ( è l'attuale parlamento europeo che però è monocamerale) ,eletta a suffragio universale per 3 anni.  
 
 Il presidente della commissione è nominato per 3 anni dal presidente dell'Unione sulla base del responso delle elezioni del parlamento europeo. Perchè ogni 3 anni invece di 4?   perchè così la carica di presidente della commissione può scadere allo stesso tempo della carica di Presidente dell'Unione .  La carica di presidente della commissione potrebbe essere riconfermata per una sola volta, poi quello stesso presidente si potrebbe candidare per la carica di presidente dell'unione ,e  dopo un mandato non potrebbe più essere rieletto, nel caso che avesse gestito lui l'esecutivo direttamente , altrimenti può essere eletto per un 'altra volta e poi basta. 

In questo modo, lo stesso uomo potrebbe anche , per sua bravura e nella misura in cui è stimato dai cittadini, stare al governo da un minimo di 3 anni a un massimo di 18 ( invece che da un minimo di 4 a un massimo di 24, addirittura). Un governo diadico penso sarebbe la soluzione ideale per uno stato sovranazionale ,come sarà la Federazione d'Europa, e permetterebbe politiche di più largo respiro che non una repubblica presidenziale tanto piu che impedirebbe derive autoritarie ( a meno che non siano armate, veri colpi di stato, ma queste cose in Europa sono storia del passato..almeno , me lo auguro!) visto che il responso elettorale è previsto con scadenza triennale per quanto riguarda le elezioni del parlamento e sono come una spada di Damocle sulla testa del Presidente dell'Unione. 
 
    Quest'ultimo  viene eletto a suffragio universale per 6 anni e non è super partes :  qualora la maggioranza al parlamento fosse a lui favorevole nominerebbe presidente della commissione il candidato del suo schieramento  e assumerebbe la guida dell'esecutivo , altrimenti se la forza di maggioranza è quella dello schieramento opposto al suo ,nominerebbe obbligatoriamente il candidato di quello schieramento.  In questo caso mantiene una funzione di garanzia e il comando delle forze armate, come in una repubblica parlamentare.
 
Tuttavia non può  sciogliere le camere se è lui a gestire l'esecutivo ;può farlo solo quando capo del governo è il leader dell'opposizione e soltanto per gravi motivi. Non  può mai essere sfiduciato dal parlamento visto che il suo potere deriva dal popolo. Anche il presidente della commissione  non può essere sfiduciato nè può sciogliere le camere: può solo chiederne lo scioglimento al presidente dell'unione e solo se è lui stesso a gestire l'esecutivo. Risponde del proprio operato solo al Presidente dell'Unione e il governo dipende da lui ed é  lui che nomina e revoca liberamente i  commissari esecutivi.  Se capo del governo è lo stesso presidente dell'unione egli non può sciogliere il parlamento per nessun motivo; questo per tenere ben separati i poteri legislativo ed esecutivo evitando abusi da una parte e dall'altra.
 
Se il Presidente dell'Unione è del suo stesso schieramento, il Presidente della Commissione viene ridimensionato nel suo ruolo,perchè l'altro assumerebbe la guida dell'esecutivo e lo ridurrebbe a ruolo di semplice vice, magari cumulando la sua carica con quella, tuttaltro che onorifica, di Segretario di Stato (in pratica, ministro degli esteri).     
 
 Forse un senato che dura più della camera non sembra foriero di stabilità ma non è cosi:  serve per temperare il fatto che un presidente eletto a suffragio universale è comunque detentore di un grande potere esecutivo  il cui abuso verrebbe pagato quando , dopo i primi 3 anni la camera e il senato verrebbero rinnovati  ; la quota di senatori di pertinenza dei parlamenti dei singoli stati , che dura 6 anni e in cui gli  eletti  non sono rieleggibili se non  a suffragio universale e per soli  3 anni, serve per dare una rappresentanza più diretta ai singoli stati.  I singoli stati avrebbero tutti un ordinamento repubblicano e presidenziale ; i loro governatori durerebbero in carica per 4 anni e mezzo; Stessa durata per le loro  camere.  Spero che si arrivi ad un' unione vera e siffatta entro i prossimi 20 anni: questo ordinamento impedirebbe la formazione di una coabitazione ( come avviene talvolta in Francia) o di un governo diviso ( come è avvenuto negli USA durante l'amministrazione  Clinton perchè la maggioranza del congresso era in mano ai repubblicani). 
-------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
 
C'è da dire, faccio una digressione, un commento anche sulla lingua veicolare dell' Unione; è chiaro che dovrebbe in partica essere l'inglese, difficile però imporla a tutti ma d'altra parte uno stato senza una lingua ufficiale è uno stato dominato dalla confusione e dalla incomprensione e credo che occorrerà scegliere la lingua più diffusa e piu pratica: l'inglese è senzaltro la lingua naturale che più si avvicina a questi criteri tanto più che è un felice connubio tra le lingue germaniche e lingue neolatine.
 
Peccato che negli U.S.A. gli ispanici pretendano che lo spagnolo diventi seconda lingua ufficiale. Questa è una cosa che mi dà molto fastidio : se va bene per loro perchè non dovrebbe andare per cinesi , giapponesi arabi e altri immigrati? Io imporrei l'uso del'inglese e punirei gli ispanici: come ?', vengono in un paese che li ospita e poi pretendono che  esso cambi per i loro comodi? ve lo immaginate se i marocchini pretendessero che l'arabo diventasse seconda lingua ?o che lo chiedessero gli albanesi per la loro lingua? 
 
 In Europa questo discorso si esaspera: ognuno è geloso della propria lingua e se passa il principio che ogni stato debba difendere spasmodicamente la propria lingua nazionale non si diffonderà nessuna lingua veicolare europea , che sia l'inglese o l'esperanto o il latino.
 
Forse in seno all'Europa dovrebbe valere un altro principio e cioè che non conta la territorialità della lingua ma la nazionalità; quindi tutte le lingue dovrebbero poter essere usate in tutto il territorio della federazione avendo però l'Inglese come lingua veicolare preferenziale. 
 
Ciao a tutti e state bene. 
 Viva l'Europa !!! 



permalink | inviato da il 12/7/2006 alle 21:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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Tra le altre cose , articolo sulla storia di Zach Stark....
Articolo in italiano sulla vicendda di un sedicenne del Tennessee: Zach Stark
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Per metà lo scibile m'è oscuro!
Mi separa, d'incomprension, un muro!




Ciao a tutti, mi chiamo 
Alessio Mameli, 
sono un ragazzo
di una città vicina
a Cagliari.

Il mio nickname su internet
è Galamay, in quasi tutti
i siti in cui sia iscritto.

Con questo blog voglio esporre, un po',
la mia visione delle cose...

Trovate una mia foto in sezione
"Sulla mia vita" ;
non la metto qua perchè
occupa troppo spazio

Sono nato il 29/12/80.
Sono alto 177cm, peso circa 73 kg, ho capelli
e occhi castani, fisico normale
(non atletico); sono in cerca,
ancora, di una relazione...l'età del
mio eventuale compagno
può spaziare dai 16 anni
(minimo legale) in poi...
anche uomini più grandi di me
mi possono interessare,
ma ho un debole per gli adolescenti
(ebbene si! )
specie se hanno un corpo asciutto
(senza un filo di ciccia)
e magari anche scolpito.

Tuttavia è già difficile
avere una relazione
con una persona della mia età,
comunque con una persona
adulta, figuriamoci con un adolescente.

Comunque a 18-19 anni
l'adolescenza
dovrebbe essere conclusa,
anche se in realtà sembra
che ormai si concluda
davvero oltre i 30 anni...
(con l'indipendenza economica,
il matrimonio, ecc)

Resta il fatto che gli adolescenti
(non proprio i teenagers!
tra i 16 e i 24 anni circa è meglio)
mi piacciono un casino,
quindi sono disponibile anche
verso di loro, soprattutto
per parlare (specie nel caso si siano
scoperti gay da poco
e vogliano un amico
con cui confrontarsi)

Gli uomini oltre i 40-45 anni
invece mi interessano poco...

Vi consiglio di andare su gay.tv
e leggere il mio profilo :

www.gay.tv/galamay

Ragazzi, uomini, fatevi vivi!

Il mio contatto di msn
è
yemilgo@hotmail.it 

Il link del mio
"myspace"
http://www.myspace.com/
aggadym




Consiglio di andare sempre al "Permalink" 
che trovate in sotto ogni articolo,
per aprire una pagina web ad esso dedicata. 
Ciò permetterà di leggere gli articoli
senza il disturbo di altre parti del blog
(foto, link, parole del dorso)
che, per errori di formattazione
 che io non so correggere,
travalicano il loro spazio.






Stato Laico
Cosa sará mai??


Qualcuno mi ha devastato la voce...
[modifica]

Meno male che l'avevo salvata nel mio blog

La incollo qui per farvela leggere. Non mi sembra affatto confusa,
( adesso si presenta disordinata perchè mancano i link...);
Fa giustizia del concetto di laicismo e laicità :
Il laicismo è l'ideologia che promuove la laicità dello Stato
e della Società. La laicità è l' indipendenza degli individui
dalle ideologie illiberali, religioni comprese, fermo restando
il rispetto della libertà e dei diritti degli altri individui.

Ratzinger, con tutta la sua Chiesa, invece vorrebbe
imporre DIO nella società e impedire che si facciano
doverose estensioni di diritti agli omosessuali e il riconoscimento
legale delle coppie di fatto e ha pure tuonato contro
l'emancipazione delle donne.

Il laicismo è semplicemente indispensabile per la difesa
della libertà individuale.

Nel mio blog trovate cose relative a questi temi,
ma sono chiaramente di parte:
[2]


Le voci di Wikipedia dovrebbero essere blindate una volta
che sono state scritte, previo controllo di uno non di parte.
Mi piacerebbe sapere come sarà la voce "laicità" di Citizendium.

Cordiali saluti


Laicità

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Scritto da me: il mio nickname su Wikipedia è Galaemyam.


Con laicità si indica un attributo riferito solitamente
ad una struttura politica o amministrativa che esprima
e misuri il grado di indipendenza da principi ed ispirazioni
di carattere religioso o ideologico tali da determinarne,
o perlomeno influenzarne, l'azione.


La laicità si configura anche come assenza di un'ideologia
dominante nell'opera di governo di uno stato.
Ad esempio , nel caso di una dittatura sia pure atea
definire lo stato retto da essa come "Stato laico" è un errore,
in quando in esso ogni pluralismo è combatutto per fare
posto solo all'ideologia ufficiale.

Il movimento d'opinione che si ispira alla laicità viene
definito laicismo(1). Il laicismo è anche il movimento
politico che si adopera per la laicità degli stati e quindi
per la libertà e l'eguaglianza di tutti i cittadini.

L'ideologia ufficiale sarebbe lo stesso laicismo, ma con ciò
non si fa eccezione alla laicità dello stato, in quanto il laicismo
si presenta solo come un contenitore in grado di fare convivere
insieme dottrine diverse e non impedisce di credere in una certa
religione o in una certa altra ideologia, e di professarle direttamente,
mentre invece l'ateismo di stato reprime duramente chi professa
una religione; inoltre le varie forme di dittatura, vedendo
nella religione dominante nello stato un'ostacolo all'instaurazione
del totalitarismo, si comportano verso di essa in due modi
differenti: o ne cercano la collaborazione, per usare la religione
come Instrumentum Regni o almeno come parte dell'indentità
nazionale (da usare quindi comme agente di coesione sociale,
anche se discriminante nei confonti di chi non crede in quella
religione), come nel caso del fascismo italiano, oppure la reprimono,
come avvenuto nel Nazionalsocialismo e ancora più nel Comunismo
sovietico (di cui la forma più dura fu lo Stalinismo)

Il Laicismo impedisce solo che i valori, le regole, le dottrine
insite nelle religioni o nelle ideologie non liberali, vengano
imposte a tutta la cittadinanza, anche solo mediante uso
del voto in parlamento, se dalla loro imposizione non derivi
alcun beneficio indiviuale o collettivo, ma solo il rispetto formale
di un dogma (ad esempio: quello della sacralità della vita ,
contrapposta alla sua qualità e opportunità).





Un paragone chiarificatore (forse...)


Credo che questo paragone possa contribuire
alla comprensione del rapporto tra i termini laicismo/laicità:

Laicista: chi sostiene il laicismo
relativista: seguace del relativismo

Laicismo: dottrina della laicità dello Stato
(=
corrente di pensiero che rivendica l’autonomia
dello stato da sistemi dogmatici,
in particolare dal dogmatismo cattolico
) relativismo:
dottrina della relatività della conoscenza

laicità: l'essere laico
relatività: l'essere relativo

laico:
1) (estens.)
che dichiara programmaticamente la propria
autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico
.
In part., dal dogmatismo cattolico.
2) improntato, ispirato ai principi e agli ideali del laicismo

relativo: che non ha valore o significato in sè ma rispetto
a q.c. con cui ha un rapporto

laicizzare: rendere laico
relativizzare: rendere relativo


Insomma: la prossima volta che il Papa ci dice
che gli va bene la laicità ma non il laicismo...
proviamo a rispondergli che a noi va bene
la cristianità (l'essere cristiano),
ma non il cristianesimo

(il complesso delle dottrine religiose
che si richiamano a Cristo) !!!


Quando uso una parola, disse Humpty Dumpty in modo
abbastanza sdegnoso
,
significa esattamente quello che voglio io,
né più né meno.
Il problema è, disse Alice, se puoi fare significare
alle parole così tante cose.
Il problema è, disse Humpty Dumpty,

chi è che comanda, tutto qua.

(da Alice attraverso lo specchio di L. CARROLL)
 
Corydon 04:28, 11 apr 2006 (CEST)

Tratto da:
http://it.wikipedia.org/wiki/
Discussione:Laicit%C3%A0


Di seguito un pezzo della voce di Wikipedia
(scritta da me!!! ma purtroppo rimaneggiata) 
circa che cosa deve essere uno stato laico.

Nessuno ha obbiettato che sia un ricerca originale
o una visione non neutrale della realtá; in effetti io penso
di aver scritto davvero quello che obiettivamente uno stato
che si definisce laico deve fare:

deve tutelare i diritti di tutti i suoi cittadini impedendo
che la maggioranza misconosca i diritti delle minoranze,
anche se ció non ´conforme ai valori morali e ideologici
della maggioranza stessa , fintanto che il riconoscimento
dei diritti della minoranza non danneggia qualcun altro
e non sia obietivamente pericoloso. 
Tuttavia la voce ´stata sintetizzata...


L' intera voce originale, oltre che
nel mio blog, la tovate su:
http://it.wikipedia.org/wiki/
Discussione:
Laicit%C3%A0

Questo link invece porta la sito della voce
ufficiale sul tema laicitá
http://it.wikipedia.
org/wiki/
Laicit%C3%A0


Lo Stato laico

La maggiore o minore laicità di uno Stato può essere
pertanto valutata sulla base del rispetto dei seguenti criteri:

  • la legittimità di uno Stato laico non è subalterna rispetto ad altri poteri, come istituzioni religiose o partiti politici; ad esempio, "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".
  • uno Stato laico rifugge da qualsiasi mitologia ufficiale, ideologia o religione di Stato;
  • uno Stato laico è imparziale rispetto alle differenti religioni e ideologie presenti al suo interno, e garantisce l’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, senza discriminarli sulla base delle loro convinzioni e fedi;
  • uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. compatibilmente con le proprie leggi e ordinamenti;
  • le leggi di uno Stato laico non devono essere ispirate a dogmi o altre pretese ideologiche di alcune correnti di pensiero, ma devono essere mosse dal fine di mantenere la giustizia, la sicurezza e la coesione sociale dei suoi cittadini.

Dibattito sulla laicità

Il dibattito sulla laicità, in Italia, si è acceso prevalentemente
attorno alla regolamentazione di alcuni temi, tra i quali:

  • la presenza o meno di simboli religiosi negli edifici pubblici di proprietà statale,
  • la possibilità o meno di fare riferimento nelle dichiarazioni ufficiali ad alcuna fede,
  • la possibilità o meno dell'insegnamento di una o più religioni nelle scuole pubbliche,
  • la possibilità di regolamentare alcuni temi eticamente sensibili, come il divorzio, l'aborto, la fecondazione medicalmente assistita, le unioni civili per coppie eterosessuali e omosessuali, l'eutanasia, prescindendo o meno dalle convinzioni etiche più restrittive di una parte del Paese.

Uno Stato laico è quello dove le religioni e le ideologie non hanno influenza sulla società nel suo complesso ma hanno valore solo per le persone, e al limite per le comunità formate da quelle persone, che credano in una certa religione o in una certa ideologia. Lo Stato laico deve prodigarsi perché nessuna parte della società prevarichi su una parte minoritaria della società stessa, se non per ragioni di utilità collettiva, ma mai per ragioni ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere usata per negare i diritti delle minoranze.


GOD is omnipotent? yes? then , god is bad, because it makes
NOTHING to prevent the accidents. About the Bible,
it, have the same value of other "sacred texts"; it means:
NO VALUE.

In fact, all the "holy writtings" are only invention
of the human mind, written by powerfull men
to dominate in serfdom other people.
God is only an idea, nothing of real.
It's like Snow White... or Mickey Mouse.

The Bible, like the Choran, or the Book of Mormon
or other texts... does'nt demonstrate the existence of god.
Futhermore, who trusts in god, believes
also that Bible ist God's Word,
but this is completeley senseless.

The humans would be better, if they cought
live together in peace, even without religions.
The Ethics can exist also without gods.

In the end: Reason and Faith are opposite,
because the Reason is to believe with objective probes,
meanwhile the Faith is to believe in something
without any probes.

The Bible is not a probe; it's only a tale, a legend.
 

Look these videos:

http://en.wikipedia.org/wiki/The_
Root_of_All_Evil%3F
 

 
http://www.google.com/search?q
=Root+Of+all+
Evil&rls=
com.microsoft:*:IE-
SearchBox&ie
=UTF-8&oe
=UTF-8&sourceid
=ie7&rlz=1I7GZAZ


http://www.google.com/search?
q=the+
virus+of+faith&rls=com
.microsoft:*:IE
-SearchBox&ie=
UTF-8&oe=UTF-8&
sourceid
=ie7&rlz=1I7GZAZ


 
http://razionalismo.
wordpress.
com/
2007/07/18/root-of
-all-evil-the-virus
-of-faith-sottotitoli-in-italiano/




Di seguito aggiungo in questa pagina alcuni commenti
( tra loro correlati)che ho lasciato su un sito: 
http://www.dilloadalice.it  nella puntata 147 al primo articolo
(quello sul Family Day ), con nickname Alex.



I valori teocratici e illiberali di certi cristiani conservatori,
per uno stato laico, devono valere SOLO PER LORO.


Se venissero resi validi per tutti, anche per via del principio
di maggioranza, usato in modo subdolo, la stessa
laicitá
andrebbe a farsi friggere e con essa la libertá e la dignitá
degli individui.

Le religioni devono contare solo per la VITA PRIVATA
di chi vi crede; impedire che abbiano influenza nella vita
pubblica non é una limitazione della
libertà religiosa (mica
vogliamo distruggere le religioni in quanto tali e la libertá
di vivere la propria vita, e solo quella, secondo i loro precetti
senza imporre nulla agli altri) ma solo impedire che la
maggioranza misconosca i diritti delle minoranze
per via di preconcetti irrazionali.

In Italia il fondamentalismo cristiano non arriva ai livelli
allucinanti del
Ricostruzionismo cristiano vigente nelle
frange piu estremiste della destra americana, ma é comunque
fatto di movimenti liberticidi; essi peraltro non possono
lasciare passare il messaggio che la loro ragione di vita sia
solo un cumulo di menzogne e che chi la propugna
sia moralmente eccepibile e sia stato coperto dalla Chiesa
che loro credono santa e divina... Leggete qui in merito
al cumulo di menzogne su cui si basa il potere
coercitivo della Chiesa cattolica:

http://www.disinformazione.it/deificazionedimaria.htm
 

 

Lo stato laico

Lo stato, per potersi definire compiutamente laico,
deve avere queste caratteristiche:

Fonda la sua legittimità sulla democrazia liberale
e non permette che il Potere sia trasmesso in via
ereditaria dinastica , men che mai permette che
debba ottenere la sua legittimità da parte di un'altro
potere esterno ad esso e correlato a una religione.
Lo Stato e la Chiesa sono quindi separati e non si devono
influenzare l'un l'altro ma devono restare indipendenti
ciascuno nel proprio ordine.

---Da un lato non può avere preferenze per nessuna
religione, non ci deve cioè essere una religione riconosciuta
come religione ufficiale, e quindi negli edifici pubblici
di proprità statale , non ci devono essere simboli di alcuna
religione e nelle dichiarazioni ufficiali non ci deve essere
rifemento a nessuna fede;
---Dall'altro deve garantire l'eguaglianza giuridica
di tutti i cittadini, anche dei non credenti in una certa religione
e dei non rifacentesi a una certa dottrina, assicurando
al contempo il massimo grado di libertà compatibile
con il massimo grado di sicurezza e coesione sociale.

Dovrebbe vietare solo ciò che è obiettivamente dannoso
per la collettività o per gli individui e non dovrebbe
imporre degli obblighi o dei divieti solo perchè la maggioranza,
magari afferente a una certa religione, lo desidera in quanto
considera che i suoi valori siano validi per tutti indistintamente.
Lo stato laico comunque, dovendo garantire la sicurezza
dell'individuo e della società tutta, e le libertà e i diritti
individuali, impone delle regole di convivenza civile,
le più condivisibili possibili, ma assolutamente tassative.


--Pertanto, ad esempio, se può, e forse deve, depenalizzare
l'eutanasia , sulla base del fatto che ogni individuo deve
essere lasciato libero di disporre della propria vita e di liberarsene
quando essa sia ormai insopportabile a seguito di un male
incurabile, non può però legalizzare l'omicidio: può depenalizzarlo
non tenendo conto degli anatemi della religione dominante,
che propugna la sacralità della vita, ma considerando solo
il movente del gesto omicida e valutare se la persona che
l'ha compiuto sia o non sia pericolosa per la Società.
--Quindi può discernere tra omicidio fatto per un movente
abietto (odio, avarizia, sadismo, pedofilia sadica e altro ancora)
e uno fatto per legittima difesa personale, per salvare
una terza persona dall'essere ucciso a sua volta, oppure,
ed è il caso dell'eutanasia, per amore e pietà, specie
se su richiesta del soggetto.

L'omicidio, sotto qualsiasi fattispecie, per la religione
resterebbe un grave peccato, ma nella forma di omicidio
del consenziente o di suicidio assistito (1) non sarebbe
da considerare un reato da parte dello Stato laico,
in quanto la persona che lo ha commesso o lo ha reso
 possibile, non è pericolosa per la società o per altri individui.

Uno stato laico quindi è quello stato dove le religioni
e le ideologie non hanno influenza sulla Società nel suo
complesso avendo invece valore solo per le persone,
e al limite per le comunità formate da quelle persone,
che credano in una certa religione o in una certa ideologia.

Lo Stato laico si prodiga perchè nessuna parte della Società
prevarichi su una parte minoritaria della Società stessa,
se non per ragioni di utilità collettiva, ma mai per ragioni
ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere
usata per negare i diritti delle minoranze.

Note

(1)Per le voci omicidio del consenziente e suicidio assistito
si rimanda anche alla voce Eutanasia, in quanto le voci
specifiche non possono comparire su Wikipedia
per via della loro eccessiva brevità.

(2)D'altro canto l'omicidio del consenziente
può essere anche considerato una fattispecie particolare
dell'omicidio su mandato: quindi mandante e vittima coinciderebbero;
l'omicida allora dovrebbe essere considerato comunque
un pericolo.

Quindi anche in uno stato laico la vita, benchè forse
non sia opportuno considerarla "sacra", deve comunque
essere tutelata, in quanto bene indisponibile, fintanto c
he c'è speranza che la vita di una persona duri.

Quindi nel caso dell'omicidio del consenziente, il consenso
deve provenire da una persona nel pieno della capacità
di intendere e di volere e le ragioni per cui richiede la morte
devono essere tali da non lasciare effettivamente alcuno
spazio a soluzioni e rimedi.

Quindi se, ad esempio, un depresso chiedo di essere ucciso,
nessuno lo può accontentare, dato che la depressione
è curabile. Ma se un soggetto con una malattia incurabile
allo stadio terminale, per di più mantenuto in vita con macchinari,
richiede di essere lasciato morire, o di essere ucciso,
in uno stato laico nessuno glielo potrebbe vietare.

Ma se un soggetto con una malattia incurabile allo
stadio terminale, per di più mantenuto in vita con macchinari,
richiede di essere lasciato morire, o di essere ucciso, in uno
stato laico nessuno glielo potrebbe vietare.

Lo stato dovrebbe autorizzare chi si offrisse volontario
per somministrare il veleno (Eutanasia attiva) e i medici,
i paramedici e i parenti a sospendere le terapie o il mantenimento a
rtificiale delle funzioni vitali anche di soggetti non in coma
(Eutanasia passiva).

Del resto lo Stato da già licenza di uccidere per legittima
difesa o per evitare che altri siano uccisi da parte di un terzo,
eppure la vita dovrebbe essere sacra sempre.
Allora in uno stato laico l'Eutanasia deve essere depenalizzata.

Temi eticamente sensibili


In questo paragrafo si tratteranno alcuni temi
di attualità riguardanti alcuni nuovi diritti civili,
prendendo in considerazione solo il punto di vista
laico che si vede come quello più razionale e
al tempo stesso più liberale possibile, e che
dovrebbero essere propri di uno stato laico,
secondo i suoi propugnatori.
Gli altri punti vista sono trattati nelle voci specifiche.

Embrione:
L'Embrione umano è sicuramente
in grado di diventare
una persona umana, ma lo è effettivamente?
Secondo una visione razionale, non emotiviva,
obiettiva e, quindi, laica, l'embrione umano è effettivamente
solo un grumo di cellule totipotenti che, se impiantato
nell'utero di una donna, può svilupparsi e, se lo sviluppo
prosegue senza intoppi, diventare una persona.
L'embrione fuori dell'utero è un insieme di cellule
che sono solo potenzialmente una persona, ma
che non lo sono ancora. Una volta impiantato
non dovrebbe essere toccato più se non
per gravi motivi ( si veda "aborto" )

Persona: La persona non si identifica nel corpo umano,
ma nella mente umana. Ne consegue che se non
c'è la mente, non c'è neppure la persona.
Quindi un embrione non può essere ancora una persona
dato che non ha un cervello. Al tempo stesso un essere
umano che ha subito un trauma tale da renderlo in stato
vegetativo permanente con la neocorteccia necrotizzata
non potendo più reagire al mondo esterno sotto sollecitazione
e non avendo più nè coscienza nè tanto meno intelligenza,
non è più una persona. Dell'essere umano che era,
resta solo il corpo. Lo stato laico non può imporre
a nessuno di lasciare morire il corpo di essere umano
che non abbia più una mente funzionante,
ma non può neppure impedirlo.

Procreazione medicalmente assistita :
Non ci dovrebbero essere limiti ad essa nè divieti di alcuna sorta.
In quanto l'embrione non è ancora una persona,
la sua eventuale soppressione non costituisce omicidio.
Quindi le tecniche volte non solo a permettere alle coppie
con problemi di infertilità di avere figli, ma anche a quelle
che siano portatrici di geni che causano malattie incurabili,
non dovrebbero essere vietate in uno stato laico.

Una legge volta a salvaguardare la vita di ogni embrione
è una legge che:
---1) si mette contro la libertà di ricerca anche sulle cellule
staminali embrionali.
---2) esclude il diritto delle persone di avvalersi della
possibilità di evitare la nascita di un bambino malato tramite
 la selezione embrionaria previa diagnosi genetica preimpianto.
Ciò porta all'assurdo che per salvaguardare la vita di ogni embrione
ci si affidi alla Provvidenza o al caso il quale decide che,
al posto di un embrione sano, vada a impiantarsi nell'endometrio
l'embrione malato, spesso cosi tanto che poi, o abortisce naturalmente,
oppure il bambino morirà dopo poco tempo dalla nascita;
con la selezione embrionaria, invece, nasce un bimbo, e nasce sano..

Figlio sano non vuol dire figlio perfetto, dato che l'ingegneria
genetica non consente ancora esseri umani transgenici
scegliendo i geni che producono di fenotipi migliori, e non lo
farebbe mai perchè anche in uno stato laico si metterebbe
il divieto di produzione di esseri umani in serie; men che mai
in uno stato laico può essere consentita la clonazione umana
a scopo riproduttivo, dato che alla lunga sarebbe dannoso
per la sopravvivenza della specie, perchè la specie
perderebbe variabilità genetica.

Matrimonio omosessuale:
in uno stato laico tutti i cittadini hanno gli stessi
diritti e gli stessi doveri. L'estensione del matrimonio
civile alle coppie omosessuali non causa alcun danno
alle coppie eterosessuali, le quali potrebbero continuare
a sposarsi come se nulla fosse cambiato.
La questione della adozioni alle coppie gay o lesbiche
invece è più controversa; intanto non esiste un diritto
all'adozione neppure per le coppie eterosessuali,
in quanto l'adozione è vista in funzione del bambino
che ha bisogno di una famiglia e non in vista di una
coppia che vuole un figlio.

Inoltre in Italia le coppie che vorrebbero adottare bambini
sono in esubero rispetto ai bambini dichiarati adottabili;
la questione quindi non è aperta. Tuttavia ci si chiede
da parte dei laici, se l'adozione di un bambino da parte
di una coppia omosessuale non sia comunque preferibile
a lasciare quel bambino in un brefotrofio.
Bisognrebbe però estendere anche il concetto di famiglia
ed è qui che sta lo scontro tra i conservatori e tradizionalisti
da una parte e i laicisti dall'altra.

Famiglia: Per i tradizionalisti , soprattutto cattolici,
la famiglia è data solo dall'unione fra uomo e donna
in vista della procreazione. Anche una coppia eterosessuale
senza figli , non è famiglia. Per uno stato laico invece ,
non ci devono essere limiti al concestto di famiglia e,
benchè la famiglia nucleare con figli sia senz'altro da
tutelare e agevolare in ogni modo ( con sgravi fiscali,
assegni familiari, servizi per l'infanzia, servizi alle donne
incinta e quant'altro ) ciò non implica che altre forme
di unione non possano essere riconosciute dallo stato.

La famiglia, lungi dall'essere fondata sul matrimonio,
è invece fondata sull'amore. Il matrimonio sancisce l'unione
sentimentale vigente tra due persone (anche dello stesso
sesso se si estendesse l'istituzione alle persone omosessuali)
che decidono quindi di promettersi fedeltà e di rispettare diritti
e doveri reciproci. Ma la famiglia esisterebbe lo stesso anche
in assenza di un vincolo matrimoniale. Di fatto in Italia ci sono
decine di migliaia di situazione di tipo familiare che chiedono
di essere tutelate dalla legge: si tratta delle coppie di fatto
per le quali si è richiesto anche in Italia il Patto Civile di Solidarietà ( Pa.C.S ).

Lo studio Spitzer:
vizi e abusi.
(parte I e II)


Concludiamo oggi, con la pubblicazione della seconda parte,
la traduzione del video sui vizi metodologici e sugli abusi c
he gruppi religiosi e politici hanno fatto dello studio Spitzer.

Come vedrete nei prossimi giorni - stiamo lavorando su un altro video -
ma già nei minuti finali di questo video, Spitzer si dice inorridito dall'uso
che i gruppi religiosi, in cerca di visibilità, soprattutto nell'era Bush,
stanno facendo della sua ricerca. Sulla base di questa affermano,
in modo strumentale, che l'omosessualità è una scelta, che chiunque
volesse può cambiare e la usano a supporto di leggi anti-gay o per vietare
costituzionalmente i matrimoni gay. Come dice lo stesso Dr. Spitzer infatti
il suo studio non è stato condotto - per altro come avete visto in maniera
un pò superficiale - per calcolare la percentuale di riuscita di cambiamento
nè per stabilire che l'orientamento sessuale è una scelta ma semplicemente
perchè, dopo esseresi impegnato affinchè l'American Psychiatric Association
eliminasse l'omosessualità dalla lista dei disordini mentali, rimase colpito
dall'esistenza di gruppi di persone che si dichiaravano "guarite" e, incuriosito,
volle capire se veramente era possibile un processo di "conversione".

Per chi non avesse visto la prima parte ve la ripropongo, s
ubito dopo c'è la seconda.
Buona visione!
PARTE I



PARTE II


Ringrazio, ancora,
Daw, Teo e Daniel Gonzales.




Casa editrice
il Saggiatore
Collana Pamphlet
Pagine 160
€ 12,00
ISBN 978-88-428-1467-2
novembre 2007



Vittorio Lingiardi
Citizen gay
Famiglie, diritti negati
e salute mentale


"Di questo passo
si sposeranno anche le scimmie."

Una volta erano discriminati
per la loro devianza. Oggi perché
chiedono di essere normali.

Come mai gli omosessuali, storicamente
marchiati come peccatori, invertiti
o malati mentali vogliono adottare
quell'ordine familiare che tanto
ha contribuito alla loro sfortuna?

Essere gay o lesbiche non è
un merito né un demerito.
È una cosa che capita.

Eppure, in un clima di crescente omofobia,
la dimensione affettiva di milioni di persone
in Italia è tuttora sacrificata.

La mancanza di una legge
che ne salvaguardi il valore e la cittadinanza
genera umiliazione, sofferenza,
paura, odio collettivo
.

Non servono anatemi o concessioni.
Serve un pensiero capace di sostenere
una trasformazione antropologica.
Perché uno Stato i cui cittadini sono
più felici è uno Stato migliore.




La mia fede politica

I miei video
  • La persecuzione degli omosessuali in Iran (parte I)


  • La persecuzione degli omosessuali in Iran (parte II)


  • La terapia ex-gay non funziona
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    In alternativa ci sono anche altre linee di aiuto





    http://www.vialeopardi3.it/arc/ 


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    http://www.associazionearc.eu/











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    sbattezzamoci con l'UAAR 

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    Blogaction - 2 aprile 2008

    2 aprile 2008

     

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    *La tanto discriminata "bisessualità"

    *Omosessualità in TV. Perchè no?

    *Le 10 grandi leggende sull'omosessualità maschile

    *Ghettizzazioni omosessuali nelle discoteche

    *Terminologie degli orientamenti sessuali

    *Sfatiamo i miti più comuni sulle cause dell'omosessualità

    *Ti sei appena scoperto omosessuale e credi di essere anormale?
    Ma sai cos'è la normalità?

    *I gay sono tutti effeminati?

     

     




















    Indirizzo del MySpace dell'ARC


    http://myspace.com/associazioneculturalearc

    ARC - Associazione Culturale
    "TUTELA E DIFESA DELLE PERSONE GLBT (Gay, Lesbiche, Bisex, Transessuali) "

    Uomo
    25 anni
    Cagliari
    Italia



    Ultimo accesso: 10/12/2007
    Visualizza: Immagini | Video


       Contatto ARC - Associazione Culturale


    A Cagliari, il 1° Dicembre 2002, è nata l’Associazione
    Culturale ARC.

    ARC si pone l’obiettivo di lottare contro ogni forma
    di discriminazione e di tutelare e difendere i diritti
    civili delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

    ARC è un’Associazione fondata sui principi di democrazia,
    pacifismo, antirazzismo e antitotalitarismo.
    Possono aderire persone di qualsiasi nazionalità,
    religione, orientamento sessuale e politico.

    ARC intende intervenire nel tessuto culturale,
    sociale e politico locale e regionale, promuovendo
    iniziative volte ad affermare i diritti civili
    delle persone omosessuali e a consentire
    un confronto con il variegato mondo GLBT.

    ARC ha la propria sede a Cagliari, ospite
    della sezione della Sinistra giovanile Pier Paolo Pasolini,
    in via Leopardi 3. Le riunioni in sede si tengono
    tutti i lunedì dalle 19 alle 22. Per qualsiasi informazione
    sull’Associazione potete venire a trovarci,
    oppure contattarci all’Help&Info Line nei giorni
    in cui è attivo il servizio (trovate il numero
    all’indirizzo www.vialeopardi3.it/arc)
    o all’email:
    arc@vialeopardi3.it.





    L'Associazione Studentesca universitARC nasce nel 2006
    per facilitare l'esigenza dell'Associazione Culturale ARC
    di confrontarsi e collaborare con gli enti universitari,
    con l'Ateneo di Cagliari e l'ERSU Ente Regionale
    per il Diritto allo Studio Universitario.
    La creazione di questa nuova articolazione di ARC permette
    all'Associazione di addentrarsi con maggiore facilita'
    ed efficacia nella vita universitaria e studentesca della citta',
    organizzando iniziative negli spazi della Casa dello Studente,
    nelle sale conferenze (Sala Giovanni Cosseddu, Sala Maria Carta)
    e nel Cineteatro Nanni Loy. La speranza e' quella di riuscire
    a portare fin dentro il mondo universitario le battaglie per i diritti LGBT
    che ARC manda avanti fin dal 2002, sensibilizzando studenti e giovani
    alle tematiche omosessuali e transessuali, e cercando
    di coinvolgerli nelle iniziative dell'Associazione.
















    Il bellissimo my space di Gigi...

    http://profile.myspace.com/index.cfm?
    fuseaction=user.viewprofile&friendid=139591923

    ______________________________________





























      





    Viva l'amore in ogni forma
    (tra persone consapevoli
    e quindi consenzienti)

     


    _______________________
    GAY AND PROUD!


    ___




    ____________________

    Amico dei bisessuali!!

    Bandiera dell'orgolio bisessuale





    ____________________


    ______________________

    Non lasciamoci ingannare
    dalle
    S a n t e    R a g i o n i 

    Dal nascere al morire -
    La mano della Chiesa sulla nostra vita


    Carla Castellacci , Telmo Pievani
    Editore: Chiarelettere

    Prezzo: Euro 13,60

    Venire al mondo, l’ora di religione,
    i simboli religiosi nelle scuole,
    il caso Darwin e la marginalizzazione
    delle materie su cui la chiesa
    non può far valere la sua posizione,
    il matrimonio e la vita di relazione,
    la “politica” riproduttiva (contraccezione,
    aborto, fecondazione assistita…),
    la ricerca biomedica (staminali e trapianto di organi),
    l’8 per mille, il trattamento fiscale della chiesa,
    il testamento biologico, la terapia del dolore,
    l’eutanasia… In pratica: la vita, dalla nascita
    alla morte.

    Su ognuno di questi temi gli uomini di fede,
    ma soprattutto le alte gerarchie del Vaticano,
    ormai da anni esercitano pressione per consolidare
    una visione del mondo arretrata, irrazionale
    e violenta.

    Questo libro non vuole essere una riflessione teorica
    sulla laicità.
    Questo libro segue passo passo la vita di uomini
    e donne, e mostra (non senza ironia) attraverso
    la cronaca di questi ultimi anni, le tante disposizioni
    di legge che limitano fortemente la libertà individuale,
    come la Chiesa da anni e con violenza decida
    il nostro destino.

    Un libro che denuncia uno stato di cose
    inaccettabile. Un libro che va in profondità
    sulle notizie che ormai da mesi troviamo sparate
    sulle prime pagine di tutti i giornali.

    Un libro scritto con ironia, perché gli argomenti
    di questa Chiesa politica spesso sfiorano il ridicolo,
    sebbene questo ridicolo sia ben nascosto dai media
    e dai grandi mezzi d’informazione.




    http://www.ilconsapevole.it/vetrina_libro.php?id=15273

    http://www.google.com/search?q=sante+ragioni&rls=
    com.microsoft:*:IE-SearchBox&ie=UTF-8&oe=UTF-8&sourceid=ie7&rlz=1I7GZAZ




    Inchiesta su Gesù. Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo Titolo  Inchiesta su Gesù.
    Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo
    Autore Augias Corrado; Pesce Mauro
    Prezzo € 17,00
    Prezzi in altre valute
    Dati 2006, 263 p., rilegato
    Editore Mondadori  (collana Varia saggistica)


    Tema

    Su Gesù sono proliferate nei secoli molte
    leggende e alcune autentiche fiabe, segno
    della curiosità di sapere
    chi lui fosse veramente prima che il mantello
    della teologia lo coprisse, celandone
    allo sguardo la figura storica.

    Corrado Augias ha dialogato su questo tema
    con uno dei massimi biblisti italiani, Mauro Pesce,
    rivolgendogli quelle stesse domande che molti di noi,
    cristiani e non cristiani, si pongono: sul periodo storico
    nel quale Gesù visse, sulle sue parole, sulla sua vita,
    sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano.

    Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota,
    fino alla nascita di una religione che da lui prese il nome,
    anche se egli non ha mai detto
    di volerla fondare. Il profilo di Gesù che questa "inchiesta"
    ci restituisce è quello di un ebreo, ligio alla Legge di Mosè,
    amante del suo popolo e delle sue tradizioni, eppure
    aspramente critico verso gli aspetti che giudicava 'superati'
    o 'secondari', e, soprattutto, portatore di un progetto
    di rinnovamento incentrato sul riscatto degli emarginati;
    una personalità complessa, mai svelata per intero
    nemmeno a chi gli era più vicino, una figura
    profondamente solitaria, coerente con i suoi principi
    fino alla morte in croce.

    Un noto giornalista e uno storico del cristianesimo
    hanno unito la curiosità laica del primo alle conoscenze
    sulla Bibbia del secondo per dare alla luce questa originale

    Inchiesta su Gesù
    , un libro scritto
    nel tentativo di costruire una specie di carta d’identità
    di Gesù: dov’è nato, quando, da chi, quale lingua parlava e così via.

    Un “documento anagrafico” che può essere completato
    solo in parte, dato che le fonti sono scarse e assai manipolate,
    e che presenta vari problemi storiografici come la possibilità
    che i dogmi teologici corrompano la ricerca storica, o quello
    della scelta di alcuni vangeli come documenti a scapito di altri.
    Augias inizia con le domande apparentemente più banali, ma subito
    si scopre che Gesù è nato verso gli ultimi anni del regno d’Erode
    (che morì nel 4 a.C. circa): oggi dovremmo essere nel 2010
    se davvero contassimo a partire dalla sua nascita.
     
    E’ poi improbabile che sia nato a Betlemme, ma dai vangeli
    di Marco, Luca e Matteo risulta che sia nato in Galilea,
    verosimilmente a Nazareth o che, comunque, vi abbia
    vissuto a lungo con la famiglia. Figlio di Giuseppe,
    carpentiere, e di Maria. Ebreo, il suo nome Gesù
    è la traduzione italiana dell’ebraico Yehòshuà
    o Yeshuà, il cui significato è “Dio salva”: credeva
    in un Dio unico quando nel I secolo gli altri popoli
    erano politeisti, mangiava e si vestiva secondo le
    regole dell’Antico Testamento rispettando alla lettera
    le prescrizioni della Torah.

    Inoltre, osservava le festività del suo popolo, frequentava
    le sinagoghe, pregava presto al mattino e andava in pellegrinaggio
    al Tempio di Gerusalemme. Come lingua, parlava l’aramaico
    della Galilea, che era il dialetto della sua regione, ma leggeva
    l’ebraico e conosceva anche un po’ di greco e qualche elemento
    di latino. Viveva, del resto, in una situazione multilingue.
    Un Gesù quindi che viene ritratto nei suoi molti aspetti perché
    ogni vangelo, sottolinea Augias, ha e dà una immagine diversa
    del protagonista: quella di Luca è di un uomo molto attento
    ai poveri e ai diseredati, Marco narra di un taumaturgo ed esorcista,
    Giovanni lo rende come parola di Dio che traluce attraverso
    la sua umanità.

    L’analisi di Augias e di Pesce prosegue con un’indagine
    sulle sue parole, sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano.
    Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota, fino alla
    nascita di una religione che da lui prese il nome, anche se egli
    non ha mai detto di volerla fondare. Il profilo di Gesù che questa
    “inchiesta” ci restituisce è quello di una personalità complessa,
    mai svelata per intero nemmeno a chi gli era più vicino.
    Una figura solitaria, affascinante anche in questa ricostruzione storica,
    coerente con i suoi principi fino alla morte in croce.

    Ascolta la lettura delle
    prime pagine del libro su RadioAlt


    Recensioni 1 - 20 di 98 recensioni presenti.  Media Voto: 2.87 / 5


    Giuseppe (03-12-2007)
    Ottimo libro. Adatto a chi pensa, a chi si pone sani dubbi, a chi
    sa calarsi nel contesto storico in cui sono narrati i fatti. Bisogna
    cercare di viaggiare nel tempo e vedere, sentire, vivere come
    in quel periodo. Allora molte cose ci saranno più chiare.
    Leggete anche Ehrman Bart D. e Elaine Pagels. Adatto anche
    ad atei e credenti di altre religioni, per capire e riconsiderare
    anche le proprie convinzioni. Certamente non è adatto a chi
    "crede obbediente" ad altri uomini (intermediari)
    e non cerca dentro di sè e fuori di sè.
    Voto: 5 / 5



    AliceInWonderland (20-11-2007)
    E' vero che, secondo me, non è uno dei migliori Augias,
    purtroppo, secondo me colpa della struttura "domanda-risposta"
    che rende la narrazione meno fluida...rimango però molto delusa
    dai commenti dei lettori attaccati ciecamente ai preconcetti.
    A pochi è venuta l'idea che forse alcune persone vorrebbero
    conoscere il Gesù "storico", o anche riconoscerlo in una forma
    più umana che divina (come nel Vangelo secondo Gesù Cristo,
    esempio un po' banale lo devo ammettere, ma un libro che ti tocca il cuore)
    per ricominciare a crederci. O che non sempre esiste una sola verità.
    O che bisogna vagliare (non ho detto "credere a", non voglio essere fraintesa)
    o anche solo semplicemente ascoltare tutte le possibili spiegazioni
    che ci vengono offerte. Un coraggioso Augias questa volta (tema sempre
    abbastanza scottante) e un bravissimo Pesce che riesce a spiegare
    in modo semplice e scorrevole le sue tematiche, secondo me per
    niente attratti dalla scia commerciale di Dan Brown (anche perché
    esiste una non sottile differenza tra questi autori, di stile sicuramente
    ma soprattutto di genere).
    Voto: 4 / 5


    Axe (07-11-2007)
    Sono rimasto molto deluso, dopo la lettura non mi è rimasto nulla,
    tutte cose già conosciute, Augias è abbastanza fazioso e a volte fastidioso,
    insiste con domande insignificanti mentre ne tralascia moltissime altre molto
    + importanti. Una perdita di tempo.
    Voto: 1 / 5


    Anthony (02-11-2007)
    Libro che non consiglio, non lascia nessun tipo di insegnamento
    e a tratti è molto noioso. L'ho trovato come una noiosa analisi
    dei testi religiosi. Non dò il minor voto solo perchè è ben
    schematizzato e alcuni punti ti prendono...anche se sono quasi rari
    Voto: 2 / 5


    erik (14-09-2007)
    Il libro è ben scritto e strutturato, e credo possa costituire un'ottima introduzione
    a chi si voglia accostare agli studi biblici. Data la molteciplità degli argomenti,
    risulta talvolta un po' "svelto" e superficiale (su alcune cose avrei anch'io
    delle domande da fare al prof. Pesce). Meriterebbe un quattro, ma gli do
    cinque per tentare di riequilibrare la miriade di giudizi negativi dettati solamente
    da furore ideologico e dottrinale, e da una certa ignoranza.
    Chi sa che dopo il Concilio di Trento la lettura e il possesso dei Vangeli venne
    proibita e i testi sacri messi all'Indice, perché non si voleva che il popolo ne
    conoscesse i contenuti (questo fino al 1963)? Evidentemente la conoscenza
    è ancora un tabù per certi cattolici, che dicono di credere in qualcosa
    di cui però si mantengono orgogliosamente ignoranti.
    Voto: 5 / 5

    Cristiano De Scisciolo (10-09-2007)
    Lettura molto interessante per scoprire tutti gli aspetti di un uomo
    che spesso pensiamo di conoscere ma che, dal punto di vista storico,
    conosciamo ancora troppo poco. Alcuni aspetti potevano forse essere
    approfonditi maggiormente, ma nel complesso il libro è comunque
    un'ottima opportunità di conoscenza. Scritto in maniera semplice,
    si legge senza problemi.
    Voto: 4 / 5

    mauro Ortis (01-09-2007)
    Il libro di Augias-Pesce, non é certo un testo per specialisti, per addetti ai lavori
    (leggi storiografi, teologi, critici, ecc), bensí é all'uomo comune che si dirige,
    per farlo riflettere su un argomento che avvolge da "sempre" la storia occidentale.
    Semplice e onesto, ci da dei dati interessanti, che sicuramente non si potranno
    mai trovare nelle note delle varie edizioni in commercio del Nuovo Testamento.
    In risposta a tutti coloro che hanno dato un voto negativo, mi domando quali
    i preconcetti, dove la ripetitivitá, in che senso difficile da leggere, perché
    si accusa Augias se le teorie sono di Mauro Pesce, riconosciuto esperto
    in storia del Cristianesimo, infine perché non piace che si parli di Gesú
    differentemente dai canoni prestabiliti. Nessuna di queste persone
    ha mai sentito parlare di critica biblica? Insieme a "Inchiesta su Gesú",
    consiglio di leggere anche "Gesú non l'ha mai detto", di Bart Ehrman,
    sempre della Mondadori.
    Voto: 4 / 5


    Giacomo (22-07-2007)
    Il libro del professor Pesce spiega molto bene l'evoluzione e l'interpretazione
    della lettura da parte dei primi cristiani della figura dell'ebreo Yehoshua
    da Nazareth. Il testo chiarische come la figura di questo rabbi e profeta
    sia stata usata nei vangeli e spiega l'influsso ellenistico che il cristianesimo
    nascente ha subito. Un libro chiaro, esaustivo, importante per le citazioni
    dai Vangeli e snello nella forma usata: dialogo tra Augias e il professore
    antropologo. un 5 e mezzo
    Voto: 5 / 5


    alexdelarge (18-07-2007)
    Non ho ancora finito di leggere il libro, che però fin'ora mi pare ben costruito
    e condotto con una certa maestria da chi, il mestiere di giornalista, lo sa fare.
    Noto però alcune cose, in certi commenti, che mi lasciano perplesso,
    soprattutto quello che parla dell'elettricità e del fatto che Gesù non
    ne parlò mai...mi sembra una delle più grosse assurdità che abbia mai sentito
    dire in tutta la mia vita, davvero. Perchè avrebbe dovuto parlare di elettricità?
    e perchè non della forza di gravità? Ancora: sul fatto che il libro sia di difficile lettura:
    il libro mi pare fin troppo semplice, troppo preoccupato di farsi capire da tutti.
    Pesce è un antropologo e uno storico riconosciuto ovunque, non è Dan Brown...
    se volete leggere qualche mistero misterioso, compratevi codice da vinci...su...
    Voto: 3 / 5

    Casimiro (20-06-2007)
    Libro che non giova a nulla, pieno di preconcetti. Da evitare, non lascia nessun
    segno edificante dopo la lettura
    Voto: 1 / 5

    chiara svetia76@hotmail.com (18-06-2007)
    Dopo aver preparato l'esame di Storia Romana sulla storia del cristianesimo
    ho avuto curiosità di leggere anche questo testo. Secondo me è leggibile
    e piacevole e spiega facilmente argomenti molto complessi. Mi è dispiaciuto
    vedere i commenti negativi fatti al testo legati da un'accecata fede
    e da una certa ignoranza. Senza offendere nessuno, ignoranza dal gergo ignorare.
    Non si possono accusare le persone senza possedere un bagaglio sufficiente
    di cultura per poter criticare. Che il libro tratti un tema ripreso in passato
    da altri autori è comprensibile visto che parla di un tema che tutt'oggi spacca
    l'opinione pubblica in due filoni di pensiero assai diversi(cattolici-atei).
    La cosa su cui riflettere di più è la costruzione di una chiesa cattolica che
    predica bene ma purtroppo al giorno d'oggi razzola male. Gesù parlava
    di carità al suo popolo e gli apostoli predicarono la buona novella in maniera
    universale, peccato che oggi il Santo Padre usi vestirsi e sfoggiare tutto
    quel benessere che non fa parte della chiesa povera...questa, secondo
    me, è la riflessione più importante che ci ha insegnato
    Gesù, sia stato semplice uomo o figlio di Dio.
    Voto: 4 / 5


    Roberto (05-06-2007)
    Credo che la diatriba in corso all'interno di questo forum tra sostenitori
    della fede e sostenitori della ragione non abbia motivo di esistere.
    Chi possiede infatti il dono della fede non ha certo bisogno di sapere
    che le gesta di Gesù siano corroborate da riscontri storicamente
    accertabili. D'altra parte, chi si appella a una visione laica dei fatti,
    non può prestare credito a fatti come la nascita verginale
    o la resurrezione. Sono due visioni inconciliabili che partono da due
    approcci diversi che non possono in alcun modo convergere.
    Detto questo, da non cattolico, credo che il libro di Augias e Pesce
    abbia comunque il merito di affrontare il tema in questione
    con una onestà intellettuale di fondo che difficilmente può essere
    contestata. Il libro, infatti, non mira a mio avviso a intaccare
    la fede dei credenti, ma ad analizzare i fatti secondo una prospettiva
    puramente storica. I dubbi sollevatinel testo, quindi, non hanno
    a che vedere con una critica della fede in sé, quanto, piuttosto,
    con la difficoltà oggettiva di operare una ricostruzione del tutto
    veritiera. Ritengo, quindi, che 'Inchiesta su Gesù' sia un libro
    da leggere assolutamente e, per questo, mi sento di consigliarlo.
    Voto: 4 / 5


    Marco (30-05-2007)
    Ho trovato il libro molto interessante se non altro per gli aspetti
    dei Gesù che nonostante siano palesi negli stessi vangeli canonici
    sono stati eclissati dalla dottrina da catechismo. Aspetti come
    la formazione ebraica di Gesù dovrebbero essere ben noti a chi
    si considera credente. Forse ha poco ritmo ed è un pò monocorde
    nel susseguirsi degli argomenti, ma tutto sommato è ricco di spunti
    e riflessioni stimolanti. Certo, chi legge la Bibbia da credente cerca
    sempre di trascendere i caratteri più prettamente umani di Gesù,
    nonchè i tanti elementi contraddittori e assurdi delle Sacre Scritture,
    ma chi come me non crede può trovarvi una testimonianza libera
    dalle apologie di una figura comunque rilevante dal punto di visto storico.
    Voto: 4 / 5


    vittorio (24-05-2007)
    Da ateo che negli ultimi tempi prova crescente interesse per le religioni
    sia per spontanee esigenze dello spirito sia per il peso che esse
    hanno nella storia del mondo odierno, trovo che questo libro fornisca
    importanti elementi su Gesù e sul cristianesimo. Alla fine mi è rimasta
    l'impressione viva per la grandezza del personaggio: è come se
    per la prima volta finalmente avessi incontrato “fisicamente”
    un Gesù vero, plausibile, concreto, un personaggio enorme,
    pur nella perdurante indeterminatezza storico-biografica.
    Un libro interessante, un pò noioso nella parte centrale
    (per lo stile pacato e monocorde di Pesce che non si scompone
    minimamente nemmeno di fronte alle sottili provocazioni di Augias
    che tenta ogni tanto di alzare il ritmo) ma chiaro, implacabile
    e oserei dire “sfrontato” nella sostanza delle cose affermate
    (sfrontato per i guardiani dell'ortodossia che impone -
    con il beneplacido della politica-che-rinnega-la-laicità-per-un-pugno-di-voti -
    la cappa di censura oggi imperante). Purtroppo l'irritazione di certi commenti
    mostra come intolleranza e fanatismo religioso siano veleni diffusi ovunque,
    anche “qua”. “Gesù era un ebreo, non un cristiano”: ovvio, ma che fastidio
    sentirselo dire! Comprensibile e scontata, d'altronde, la “condanna”
    da parte del Vaticano (peraltro abbastanza sommessa rispetto
    allo stile in voga di questi tempi, visti i pochi appigli che evidentemente
    il testo fornisce): è sufficiente avere un minimo di libertà di spirito
    per trarre l'ovvia conclusione di quale tradimento abbia operato la Chiesa
    nel corso di due millenni non solo rispetto alle “verità” storiche ma anche
    a quelle spirituali, ai fatti e all'insegnamento di Gesù. Temo che se
    Egli tornasse oggi dalle nostre parti e si ripetesse pari-pari nei gesti
    e nelle parole, finirebbe nuovamente crocefisso (si spera solo metaforicamente)
    dalla nuova santa alleanza politico-religiosa: un sovversivo, un agitatore,
    un disturbatore della quiete pubblica, un distruttore della famiglia..
    insomma, un terrorista!
    Voto: 4 / 5


    Giuseppe (22-05-2007)
    Nonostante le accese critiche delle frange "Integraliste" ho trovato
    il libro molto interessante. Ritengo pienamente condivisibili le teorie
    di Pesce sulle stesure dei vangeli e l'intero corpus dottrinale sviluppato
    nel corso dei secoli dalla Chiesa Cattolica. Ritengo assolutamente verosimile
    che molti abbiano aggiunto di loro pugno, in buona fede, e sia necessario
    scavare in profondità con le metodologie e le conoscenze odierne,
    per riportare alla luce la vera essenza delle parole di Gesù.
    Come cristiano la cosa non mi turba affatto, mi preoccupano
    di più i dogmi assoluti e intangibili.
    Voto: 5 / 5


    Francesco (22-05-2007)
    Libro, a mio modo di vedere, assolutamente inutile! Monotono, ripetitivo...
    una miscellanea di argomenti e soprattutto di ipotesi (si arriva ad accostare
    le parole Gesù e Comunismo, etc.). Non ho finito di leggerlo, cosa grave
    per me che i libri li divoro come si divora un gelato d'estate!!!
    Voto: 1 / 5

    Dino (20-05-2007)
    Ottimo spunto per una riflessione attenta ed accurata non solo del tronco di religione
    (comunemente chiamato Cristianesimo) ma anche delle sue radici (ebraismo)
    e dei suoi rami (cattolici e protestanti in genere). Facile da leggere perché
    improntato sotto forma di intervista evidenzia le poche certezze storiche
    su un personaggio tanto discusso e per il cui nome sono stati commessi
    atti di puro amore così come di atroce follia. Equilibrato e professionale
    Augias non si smentisce per la sua acutezza. Il voto complessivo risulta
    essere basso perché fonte di una cultura strettamente italiana pronta
    a contestare qualunque idea che vada contro i propri credi o principi.
    Il libro non critica la/e chiese ma si "limita" ad una ricostruzione storica
    dei primi secoli del primo millennio. p.s. Coloro che hanno paragonato
    questo libro al codice da Vinci hanno letteralmente dimostrato
    un'incompetenza letteraria a 360°
    Voto: 5 / 5


    Ocram (04-05-2007)
    Deludente e per nulla facile da leggere e capire. Uno di quei libri
    che si fa molta fatica a finire ed il cui prezzo non vale assolutamente il contenuto.
    Voto: 1 / 5


    ANTONINO CANDILORO antonino.candiloro@fastwebnet.it (03-05-2007)
    Non è altro che una "ribollita" di vecchi, triti ragionamenti già affrontati
    dai "razionalisti" degli ultimi due secoli: LOISY, HARNACK, BULTMANN
    e quant'altri. Sfrutta la tragica, diffusa ignoranza del pubblico in materia,
    attuando un'operazione a fini esclusivamente commerciali, sulla scia
    di Dan Brown che si è' furbescamente rifatto alle "rivelazioni" di Baigent,
    Leigh e Lincoln... (cfr. "Il Santo Graal, 1982). Peraltro l'unico motivo
    per cui viene rifiutato il DOGMA si basa su un altro DOGMA: quello
    (razionalista) DELL'IMPOSSIBILITA' DEL MIRACOLO!
    Voto: 1 / 5

    Francesco (03-05-2007)
    Niente di speciale..Peccato! mi aspettavo qualcosa in più da Augias.
    Voto: 2 / 5


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    Biblioteca

    L'illusione di Dio, di Richard Dawkins.

    Dio non è grande, di Christopher Hitchens.

    Perché non possiamo essere cristiani, di Piergiorgio Odifreddi.

    La Chiesa antievoluzionista, di Francesco D'Alpa.

    La mistica della soggettività, di Pier Giuseppe Milanesi.

    Il Dio ignoto, di Biagio Catalano.

    > Tutta la Biblioteca

    Dio non è grande

    Come la religione avvelena ogni cosa
    Christopher Hitchens

    Casa editrice: Einaudi
    Collana: Stile libero inside
    Anno pubblicazione: 2007
    Prezzo: 14,50
    Genere: altre religioni
    Volumi: 1
    Pag: 271


    Descrizione:
    Muovendosi tra l’analisi dei testi di fondazione
    delle grandi religioni
    ( in primis, Bibbia e Corano) e la riflessione
    sull’attualità politica e sullo scontro di civiltà
    in atto, Hitchens costruisce un atto
    di accusa contro le follie che l’uomo commette
    nel nome del suo credo.
    Partendo da una disamina del potenziale
    distruttivo delle religioni, ne mette a nudo
    le conseguenze piú devastanti: oscurantismo,
    superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore
    verso la sessualità, anti-secolarismo.
    Contro questi non valori, e memore
    della grande tradizione laica anglosassone,
    Hitchens reclama a gran voce un ritorno ai fasti
    dell’Illuminismo, intessendo un elogio arguto
    e a tratti commovente della ragione umana.





    Sito sul fondamentalismo cristiano negli USA.
    http://archiviomarini.sp.unipi.it
    /99/01/Religione_e_democrazia_negli_Stati_Uniti_1.pdf


    Tutto il libro di Odifreddi :
    "Perchè non possiamo essere cristiani
    (e meno che mai cattolici)" in PDF, gratis...
    http://www.buccarello.it/aldo/Odifreddi_Piergiorgio_
    Perche_Non_Possiamo_Essere_Cristiani.pdf



    Manifesto Laico

    I nuovi punti del MANIFESTO LAICO (3 giugno 2000)

    Adesioni e primi firmatari del MANIFESTO LAICO

    MANIFESTO LAICO
    Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto.
    L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile
    si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino.

    L'illusione di Dio

    Le ragioni per non credere



    Casa editrice: Mondadori
    Collana: Saggi
    Anno pubblicazione: 2007
    Prezzo: 19,00
    Genere: filosofia
    Volumi: 1
    Pag: 400


    Descrizione:
    Richard Dawkins è uno dei più famosi scienziati di oggi
    e uno dei più strenui difensori della teoria darwiniana
    della selezione naturale, a cui ha dedicato libri di enorme
    successo, a partire da Il gene egoista fino a Il racconto
    dell'antenato. Ma Dawkins, indicato recentemente come
    uno dei tre intellettuali più influenti del mondo, è anche
    un ateo convinto, e non ha nessuna intenzione di nasconderlo.

    La tesi di questo suo nuovo libro, che ha suscitato un enorme
    clamore nel mondo anglosassone e ha generato un dibattito
    accesissimo, è molto semplice:
    Dio non esiste e la fede
    in un essere superiore è illogica, sbagliata
    e potenzialmente mortale, come millenni di guerre di religione
    e la recente minaccia globale del terrorismo
    fondamentalista islamico dimostrano ampiamente.

    Agli occhi di Dawkins, ogni religione condivide lo stesso errore
    fondamentale, vale a dire l'illusoria credenza nell'esistenza
    di Dio, e, con essa, la pericolosa sicurezza di conoscere una verità
    indiscutibile perché sacra.


    Con il suo stile efficacissimo, sviluppando in dettaglio una grande
    quantità di argomenti, Dawkins ha scritto un manifesto di orgoglio
    intellettuale contro tutte le fedi e un attacco in piena regola
    a ogni forma di credenza religiosa, senza, tuttavia, cadere
    nella sterile polemica e nella contrapposizione dogmatica.

    Un saggio esplosivo, che affronta con il rigore
    del ragionamento scientifico una materia delicata
    e incandescente, prendendo in modo risoluto
    una posizione controversa.
     

    .............................................

    Ho appena finito di leggere “l’illusione di dio” di Richard Dawkins.
    Un bellissimo libro che definirei “terapeutico”.

    Leggetelo ve lo consiglio vivamente, specialmente se siete
    religiosi o superstiziosi, magari non praticanti, ma di quelli
    che ci credono così e così o per favore alla famiglia

    o per non dare adito a voci scomode e pettegolezzi.
    Si può essere senza dei e liberi da superstizioni eppure
    felici, sereni, moralmente saldi, curiosi del mondo,
    desiderosi di vivere la sola vita che abbiamo in pieno e molte altre cose.
    Insomma leggetelo, ve lo consiglio fortemente, alla fine
    vi sentirete più consapevoli di cose che molto probabilmente
    già macinavate più o meno coscientemente nel vostro cervello
    e soprattutto più leggeri e liberati.

    Liberate la mente, leggete questo libro, perchè guarire
    dal morbo delle superstizioni e delle religioni si può.

    collegamenti utili:

    http://richarddawkins.net/
    http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880457082.html
    http://www.libreriauniversitaria.it/illusione-dio-ragioni-
    non-credere/libro/9788804570820

    http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=
    9788804570820

    L'ILLUSIONE DI DIO

    Guardate questi filmati di Richard Dawkins. Sono da vedere e meditare:


    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a3gf_lillusione
    -di-dio-13-richard-dawkin


    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a2m1_
    lillusione-di-dio-23-richard-dawkin

    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a088_
    lillusione-di-dio-33-richard
    -

    Trattato di ateologia


    Michel Onfray

    Traduttore: Gregorio De Paola
    Casa editrice: Fazi
    Collana: Le terre interventi
    Anno pubblicazione: 2005
    Prezzo: 14,00
    Genere: filosofia
    Volumi: 1
    Pag: 224


     


    Descrizione:
    Dio non è affatto morto, o se lo era è ormai nel pieno
    della sua rinascita, in Occidente come in Oriente.
    Di qui l'urgenza, secondo Onfray, di un nuovo
    ateismo argomentato, solido e militante.
    Un ateismo che non si definisca solo in negativo,
    ma si proponga come nuovo e positivo atteggiamento
    nei confronti della vita, della storia e del mondo.
    L'ateologia (il termine è mutuato da Bataille)
    deve in primo luogo avanzare una critica massiccia
    e definitiva ai tre principali monoteismi, poi proporre
    un deciso rifiuto dell'esistenza del trascendente e promuovere
     finalmente, dopo millenni di trascuratezza, una cura
    per "il nostro unico vero bene: la vita terrena",
     il benessere e l'emancipazione dei corpi e delle menti
    delle donne e degli uomini. Ottenibile solamente
    attraverso una "decristianizzazione radicale della società".


    http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_ateologia

    Zapatero.
    Il socialismo dei cittadini


    Marco Calamai Aldo Garzia
    José Luis Rodriguez Zapatero

    Brossura. Feltrinelli 2006.
    ISBN: 8807171171 / 88-07-17117-1
    EAN: 9788807171178

    Zapatero. Il socialismo dei cittadini
    Descrizione della casa editrice


    Zapatero. Il socialismo dei cittadini:
    José Luis Rodríguez Zapatero, il giovane primo
    ministro spagnolo (45 anni) del più giovane
    governo europeo, è un premier politicamente
    "anomalo". Le sue scelte internazionali (tra cui
    l'immediato ritiro dall'Iraq) e quelle interne
    (in particolare, le riforme civili: matrimonio
    per i gay, legge integrale contro la violenza
    maschile, divorzio più facile, rilancio dell'istruzione
    pubblica, nuove normative sull'aborto e la procreazione
    assistita) hanno suscitato grande entusiasmo
    nella società civile spagnola e internazionale
    ma anche aspre critiche. Dubbi e incomprensioni
    nei riguardi del "radicalismo" di Zapatero sono
    emersi anche all'interno delle socialdemocrazie
    europee. Ma Zapatero rappresenta ormai un punto
    di riferimento, non solo in Spagna, per i nuovi
    movimenti, i collettivi femministi e anche per molti
    settori della sinistra europea, che auspicano
    con forza il rinnovamento della tradizione
    socialdemocratica. E dopo quasi due anni di governo,
    Zapatero resta un politico "alternativo".


    Il “socialismo dei cittadini” e gli studi di Amartya Sen ...

    “Il nuovo socialismo non teme la voce dei cittadini,
    contiene la libertà nel cuore del suo progetto.
    Un socialismo in cui l’estensione della democrazia, ...
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    2007 - 10:00. » playlist, Invia a un amico, Stampa.
    (dal 10 all'11 novembre 2007) ...
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    Local: Sat, Nov 24 2007 6:53 pm. Subject: Una fortuna cosmica
    ... Local: Mon, Nov 26 2007 3:59 am. Subject: Re: Una fortuna cosmica ...
    http://groups.google.com/group/it.scienza.fisica/browse
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    la Feltrinelli - Una fortuna cosmica

    Ma qual è, allora, la spiegazione della nostra fortuna cosmica?
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    Fortuna cosmica (Una). Mondadori. - Collana: Saggi. Pagine 367
    - Formato 15x21 - Anno 2007 - EAN13 9788804571674 Argomenti:
    Astronomia, Scienze ...
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    Paul Davies


    Prezzo di copertina: Euro 19,00


    Contenuto:
    Per millenni gli uomini hanno osservato il cielo
    pieni di meraviglia, chiedendosi: perché siamo qui?
    Come ha avuto origine l'universo? E che senso ha
    la nostra esistenza nel cosmo? Fino a tempi recenti,
    la risposta a questi grandi interrogativi
    è stata appannaggio di preti e filosofi, ma oggi
    gli scienziati stanno cominciando a intervenire nel dibattito,
    con idee che sono insieme sorprendenti e profondamente
    controverse.

    Come ci racconta con chiarezza Paul Davies, le recenti
    scoperte scientifiche mettono in luce un fatto che lascia
    perplessi: molte caratteristiche fondamentali dell'universo
    fisico - dalla velocità della luce alla struttura dell'atomo
    di carbonio - sembrano calibrate in modo
    apparentemente miracoloso per permettere
    l'esistenza della vita.

    Spostamenti anche minimi nei valori di queste costanti
    potrebbero dare luogo a universi
    altrettanto fisicamente sensati del nostro, ma senza
    alcuna speranza di ospitare qualcosa
    di simile a uomini, piante e animali. Com'è quindi
    possibile che, di tutti gli universi,
    ci sia capitato in sorte proprio l'unico che sembra
    fatto su misura per produrre la vita?

    Abbiamo forse vinto una sorta di lotteria cosmica,
    il cui premio era la nostra stessa esistenza?
    Una teoria radicalmente nuova afferma, per esempio,
    che esistono davvero tutti gli universi
    possibili, ognuno dei quali è leggermente diverso
    dagli altri, e che si tratta di un caso
    se proprio il nostro, tra gli innumerevoli mondi
    paralleli, è risultato così favorevole alla vita.

    Ma secondo Davies la semplice statistica non può
    risolvere davvero l'enigma della nostra
    esistenza. Il fatto che il nostro universo abbia
    prodotto una forma di vita capace di consapevolezza
    e in grado di comprendere le leggi fisiche
    che lo governano non può essere solo una questione
    di fortuna, per quanto cosmica: il sospetto, allora,
    è che ci sia una trama più profonda, forse
    il dispiegamento di un progetto, se non, addirittura,
    l'intervento di un'entità superiore.

    Componendo in modo rigoroso ma vivace un quadro
    divulgativo delle maggiori teorie cosmologiche,
    Davies passa in rassegna tutte le risposte
    scientifiche all'enigma della nostra esistenza, compresa
    quella per la quale lui stesso propende, ma mette anche
    in evidenza come la scienza non abbia trovato la spiegazione
    definitiva che cerca da sempre, lasciando per il momento
    (ma per quanto tempo ancora?) senza conclusione
    certa questo dibattito millenario.


     


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    Cartonato | 367 | Mondadori   | 2007 | EAN: 9788804571674




    Il  mio contatto di msn:

    yemilgo@hotmail.it


    come sono


    sesso: maschile

    segno: capricorno

    colore capelli: castani

    colore occhi: castani

    altezza: 177

    torace:  90


    corporatura: normale

    tatuaggi: no

    professione: per ora studente

    carattere: timido

    modi: maschili

    orientamento: gay

    stile capelli: corti

    peso: 70

    numero scarpe: 43

    etnia: europeo

    piercing: no
     
    look: casual


    animali:

    gatti !!!!




    alcool: qualche volta

    fumo: mai

    droghe leggere: mai

    droghe pesanti: mai

    non vivo senza: internet

    chi sa di me: fratello/i , parenti , gli amici ,
    i colleghi , alcuni colleghi

    ...e forse mezzo pianeta...
     
     




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    R: R: L'omosessualità non è anormalità
    Paola, ETERO    22/11/2006
    03:14

    Questa storia della natura davvero è avvilente per
    chi la cita, e assurgerla come canone di verità
    rasenta l'idiozia. La 'natura' fa venire i tumori,
    la 'natura' fa nascere i bambini autistici, la 'natura'
    non è che il paravento dei vigliacchi
    incapaci di accettare il diverso da sè.


    Paolo Rigliano - Amori senza scandalo

    (Feltrinelli)

    Amori senza scandalo. Cosa vuol dire essere lesbica e gay.

     

    Chi ha detto che essere gay significhi per forza
    trasgressione, anomalia, devianza? Perche' continuare
    a pensare in termini di "legittimazione del diverso"?

    E' tempo di considerare l'omosessualita' come uno dei
    possibili esiti di un percorso di vita normale e comune.

    Lo speciale dedicato al nuovo libro di Paolo Rigliano
    con decine di foto del World Gay Pride.

    Come si sviluppa la personalità gay?
    Perché gay non è solo una sessualità particolare
    ma è un mondo affettivo, un bisogno di relazionarsi
    sentimentalmente ed emotivamente con persone
    del proprio sesso. Questo libro sostiene una visione
    antideterministica dell’omosessualità, spiegandola
    in termini di normali dinamiche di sviluppo affettivo,
    il cui esito è guidato dal significato attribuito alle emozioni
    che il bambino prima, l’adolescente poi, elabora nel corso
    del suo sviluppo interagendo con le figure significative.

    I problemi, le vicissitudini, le opportunità e le scelte
    di questo percorso di vita aperto e non determinato
    vengono descritti nel libro dal punto di vista interiore
    della persona, raccontata seguendo la storia evolutiva –
    dall’infanzia alla maturità – nella rete delle relazioni familiari
    e sociali, nelle limitazioni che la società impone e nelle
    aperture oggi sempre più possibili.

    Per arrivare a delineare come si costituisca una coscienza
    positiva di sé, libera di realizzare il senso del proprio
    progetto esistenziale.

     

    http://www.feltrinelli.it/default.asp?url=/inprofondita/Amori.html

     

    Natura=Realtà. Ogni cosa che esiste è parte
    della natura, persino le malattie e persino la sterilità
    di certe coppie eterosessuali.

    L'omosessualità , che non è una malattia dato che
    non crea danni organici e non anticipa la morte,
    è e continuerà ad essere meno diffusa dell'eterosessualità,
    ma se fosse innaturale semplicemente non esisterebbe.

    Inoltre l'omosessualità non c'entra nulla con l'identità
    di genere...  chi è omosessuale non si sente del sesso
    opposto al suo sesso anatomico. 
    Non è vero che un uomo debba per forza essere attratto
    da una donna, per essere davvero un uomo (e viceversa);
    è vero, semmai, che in natura esistono persone che sono
    attratte da altre persone delo loro stesso sesso, come
    è vero che esistono persone che si sentono del sesso
    opposto è che però sono eterosessuali, quindi si sentono
    attratte da persone del loro stesso sesso anatomico,
    ma con identità di genere opposta alla propria.  
    Omosessualità e transessualità sono cose molto diverse
    e non vanno confuse.


    Il matrimonio, non essendo funzionale alla procreazione
    (che può avvenire anche in coppi non sposate: basta
    fare sesso) in quanto è valido anche per persone di sesso
    diverso che però non hanno figli per scelta deliberata
    o per infertilità o per vecchiaia, non è precludibile
    a noi omosessuali; è un nostro diritti vedere regolata
    e riconosciuta dallo Stato la nostra unione con il nostro
    compagno alla stessa stregua delle coppie omosessuali.

    Riguardo all'adozione di bambini alle coppie omosessuali,
    il problema sta solo nel fatto che verrebbero discriminati
    dai loro compagnetti perchè considerati strani
    (ancora una volta), alla stegua dei loro genitori adottivi,
    ma è molto meglio che vengano adotati anche da una
    coppia gay o lesbica piuttosto che restino in un brefotrofio.

    Caro cattolico e caro conservatore... per te e quelli come te
    le coppie omosessuali non sono famiglia, ma solo se
    per famiglia si intende la "culla della vita"; allora non
    sono famiglia neppure le coppie eterosessuali senza figli
    e le coppie risposate di anziani.

    Se invece intendi l'unione tra uomo e donna anche
    senza figli allora stai solo facendo una discriminazione
    a danno delle persone dello stesso sesso.
    La famiglia è un gurppo di persone (almeno due)
    che si amano reciprocamente e che per  questo
    vivono insieme condividendo un progetto di vita comune.

    Il fatto che le coppie eterosessuali possano anche
    fare dei figli è importante (e lo stato deve agevolere
    quelle coppie che fanno figli e hanno difficoltà
    economiche), ma non da loro il diritto di arrogarsi
    l'esclusività del termine "famiglia".
    Altrimenti siate coerentri e riservate il matrimonio
    soltanto a chi ha figli e precludetelo alle coppie
    di anziani e alle coppie eterosessuali sterili.




    G.al.A.ma.Y.



    Se Dio esistesse veramente ci avrebbe gia' liberato
    del famigerato Bruto Maria Bruti, che ha sparso
    per internet centinaia di articoli nei quali ci illumina
    d'immenso su tutto, con un solo e unico punto di vista:
    quello dell'invasato cattolico che e' convinto di essere
    superiore a tutti in quanto avrebbe la Verita' in tasca.

    La sua, ovviamente, ecco perche' (come Ratzinger)
    ce l'ha tanto col relativismo, perche' il relativismo
    introduce il concetto che le mie idee valgono quanto
    le tue (un affronto intollerabile per coloro
    che si considerano portavoci dell'Assoluto).

    Bruti scrive con furiosa velocita' articoli che vengono
    puntualmente ospitati solo dai tanti siti dell'ultraintregralismo
    cattolico, Alleanza Cattolica e simili. Tra i suoi bersagli
    preferiti ovviamente gli omosessuali, che si sforza
    con impegno degno di miglior causa di far apparire brutti,
    sporchi e cattivi, malati da curare, esseri inferiori
    moralmente disgustosi e naturalmente peccatori
    svergognati che bruceranno all'inferno.

    Bruti nei suoi "saggi" (le virgolette sono d'obbligo)
    mescola spesso con disinvoltura citazioni prese
    dai testi piu' disparati, alternando allegramente quelli
    scientifici e quelli scritti da papi, teologi e vescovi
    vari, per i quali stravede incondizionatamente.

    Insomma, e' un vero e proprio Guerriero della Cristianita'.
    Magari un giorno lo faranno beato, o santo.
    Non sorprende che il raziocinante e brillante libro
    di Dawkins gli abbia mandato di traverso l'ostia serale,
    visto anche il successo che ha avuto in tutto il mondo.



    **********************************

    La Bussola d'Oro parte bene ma...

    Pubblicato da Stefano Landenna alle 23:13 in Cinema


    Nell'ultimo fine settimana in pieno clima festivo i cinema italiani hanno registrato
    l'affermazione, come era ampiamente prevedibile, di "Natale in crociera"
    e "Una moglie bellissima" classici film di Natale, mentre ha sorpreso
    positivamente il debutto in terza posizione de "
    La Bussola d'Oro",
    controverso lungometraggio fantasy tratto dal romanzo di Philip
    Pulmann, il primo della celebre trilogia "Queste oscure materie".

    Il buon risultato al botteghino (ricordiamo però che in USA è stato un flop
    colossale) non è stato tuttavia accompagnato dal giudizio della critica
    che ha letteralmente stroncato il film ed anche i primi commenti
    degli spettatori (che possiamo leggere online) non sono lusinghieri.
    La storia, rispetto allo splendido libro, viene solo tratteggiata
    e i temi cari a Pulmann (l’esistenza di una presenza mistica oltre
    a quella di Dio e una totale volontà di liberarsi dai vincoli
    e dalle restrizioni delle istituzioni religiose organizzate)
    non vengono praticamente presi in considerazione.

    Certo gli effetti speciali sono sontuosi, ma ormai nessuno
    si sorprende più. Gli aspetti fondamentali in un film di questo
    tipo dovrebbero essere la profondità della storia
    e la caratterizzazione dei suoi protagonisti: entrambi lasciano
    molto a desiderare ne "La Bussola d'oro".

    Vi lascio con i primi cinque minuti in italiano del film che rimane,
    comunque, l'evento fantasy per il Natale 2007 e che merita un vostro giudizio:


    Leggi anche:


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    La bussola d’oro:
    il film etichettato
    dalla Chiesa come
    anticlericale

    La bussola d'oro

    Oggi in tutti i cinema italiani esce un film fantasy, che si appresta
    a fare a gara con le altre pellicole “panettone” per aggiudicarsi
    il titolo di film di questo
    Natale 2007: stiamo parlando
    de
    La bussola d’oro, dove troviamo una Nicole Kidman
    che veste i panni della cattiva e tanti altri attori famosi.
    Ma come è avvenuto in passato per altri film, anche
    in questa occasione la Chiesa ha voluto dire la sua:
    e la pellicola è stata etichettata come anticlericale.

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    La polemica è nata negli Stati Uniti, dove alcune associazioni religiose
    si sono scagliate contro questa pellicola, che fa parte di una trilogia.
    Ma anche qui in Italia le polemiche sono molte. La critica ha definito

    La bussola d’oro
    come anticlericale e la Chiesa Cattolica, come
    già successo in precedenza per Harry Potter o per Il codice Da Vinci,
    in questi giorni non ha usato mezzi termini per “scomunicare” il film.

    Forse la colpa è di un’organizzazoine presente nel film, che si chiama
    Magisterium, dove alcune persone vestite con un abito talare
    rapiscono i bambini per rubare loro l’anima. Nikole Kidman,
    protagonista del film, ha voluto difendere così il suo lavoro:
    “Sono stata cresciuta come cattolica e la Chiesa è parte
    della mia essenza. Non avrei potuto interpretare questo
    film se avessi pensato che fosse in qualche modo anticattolico”.


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    Commenti (14)

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    “la Chiesa Cattolica, come già successo per Harry Potter
    o per Il codice Da Vinci, in questi giorni non ha usato mezzi
    termini per “scomunicare” il film”: sempre più progrediti
    i “signori” della Chiesa! complimenti, così sì che riavvicinerete
    la Chiesa al popolo…
    “Forse la colpa è di un’organizzazione dove alcune persone
    vestite con un abito talare rapiscono i bambini per rubare
    loro l’anima”: bisogna capirli poverini: loro i bambini non
    li rapivano, semplicemente bruciavano le loro madri con
    (assurde) accuse di stregoneria e/o uccidevano tutti quelli
    che non professavano (o anche semplicemente aderivano)
    la loro fede (Giordano Bruno tra i tanti), anche andando
    a prenderli a casa loro (vedi Crociate & co.)!

    Come al solito la Chiesa si dimostra per quello che è realmente:
    un’istituzione vecchia, con regole obsolete e inutili, in una società
    dove riescono a trovare posto solo grazie a quei pirloidi
    che la seguono e la finanziano credendo alle promesse
    che vengono loro fatte…
    ps. as usual, ok per dettare leggi a chi vi segue e apprezza ma,
    per quanto riguarda chi non vi vuole, avreste la buona grazia
    di non rompere imponendoci le vostre idee assurde?
    se, per esempio, per voi l’aborto o l’eutanasia sono
    inconcepibili i vostri “seguaci” sicuramente vi seguiranno
    e le ostacoleranno, ma non è detto che io debba pensarla
    come voi! purtroppo il fatto che l’Italia sia uno stato laico
    è solo una scritta su un vecchio pezzo di carta ormai inutile…


    Mi dispiace contraddirti ma la Chiesa non ha etichettato
    proprio nulla. Semmai alcuni studiosi cattolici hanno sottolineato
    aspetti di ateismo e individualismo nell’opera e hanno espresso
    il loro giudizio come può fare ogni uomo.
    Se credi che uno in quanto cattolico non possa dare
    un suo giudizio allora è la tua mente che è vecchia e chiusa.
    Un pirloide


    vedi zetan, “un pirloide”, ognuno nel mondo è libero
    di dare il suo giudizio come io lo sono di dare il mio…
    nell’articolo veniva citata direttamente la Chiesa
    e non alcuni studiosi: nel caso, ad esempio, del “codice da Vinci”
    questo libro (e il successivo film) sono stati messi ALL’INDICE
    dalla Chiesa stessa e non da alcuni studiosi: quindi non sei
    un buon cattolico se vai a vedere il “codice da vinci”
    (forse potrebbe farti svegliare troppo dall’anestesia
     mentale imposta dalla Chiesa)!!! se non sai cosa vuol
    dire “mettere all’indice” vatti ad informare e fatti un’idea
    di come un’istituzione seguita da milioni di pecoroni abbia
    un suo sistema di censura, non molto diversa da quello
    del fascismo italiano o del comunismo russo-cinese,
    e lo faccia passare come una cosa normale!
    per dirti quanto influente sia questa istituzione, a scopo
    di lucro, in Italia, ti dico solo che, a seguito delle proteste
    per “il codice da vinci” (con la richiesta di NON-TRASMISSIONE
    nei cinema) alcuni cinema si sono rifiutati di proiettarlo!
    ps. ripeto, perchè evidentemente non hai capito: ogni essere umano
    è libero di esprimere le proprie idee (ci mancherebbe) il problema
    è che voi cattolici (la Chiesa in particolar modo) volete che le vostre
    idee vengano sempre etichettate come le migliori e, soprattutto,
    come le UNICHE da seguire PER TUTTI: io cattolico non lo sono
    e mai lo sarò, quindi le vostre idee medievali tenetevele!grazie!
    se uno esprime la propria idea ok, se un religioso la vuole imporre
    in uno stato laico c’è qualcosina che non va, o sono io strano?


    Caro Gio,
    la Chiesa Cattolica esprime una sua opinione e si rivolge ai Cattolici,
    quindi non capisco perchè (come al solito…) quando interviene,
    lo ripeto, RIVOLGENDOSI AI CATTOLICI si levi sempre un’ondata
    di anticlericalismo senza motivo. Mi sembra che inconsciamente
    quasi tutti gli anticlericali (non i veri atei, che scarseggiano…)
    quando condannano accanitamente senza motivo la Chiesa
    e appigliandosi a banali luoghi comuni, o sono gelosi del fatto
    che più di un miliardo di persone (caspita quanti pirloidi!) ne condivida
    le idee, o hanno paura di non avere ragione…
    Per cui, visto che la Chiesa si rivolge ai Cattolici e tu non sei cattolico,
    ergo non ti riguarda e non ti dovrebbe interessare quello che la Chiesa
    consiglia ai suoi fedeli. Ah, e bada che di religioni che vogliono imporre
    le loro idee ai non credenti, se non sbaglio c’è solo qualche ala
    “estremista” mussulmana…sempre che per te i Cattolici non siano
    come i Talebani…



    alcune precisazioni:

    1- io sono ateo in primis (forse una conseguenza di aver studiato
    anche la scienza, che ti aiuta a capire l’inutilità di TUTTE le religioni
    che pongono l’uomo al loro centro, non solo quella cattolica,
    che comunque, secondo me, è tra le più ipocrite e false di tutte)
    e anticlericale di conseguenza;

    2- quando la Chiesa parla non lo fa solo per i Cattolici ma vuole
    includere TUTTI nei suoi “preziosi consigli”: se credi che parli solo
    a voi cattolici sei tu che hai capito male… molto male…
     (in ogni caso consigliare ai propri seguaci di non andare a vedere
    quella cagata di Harry Popper perchè invita alla stregoneria
    mi pare una stupidaggine universale);

    3- “condannano accanitamente senza motivo la Chiesa”:
    senza motivo??????????

    4- il fatto che un miliardo di persone pensino che una cosa
    sia giusta non significa che questa lo sia veramente! se a te
    e altri 999.999.999 di persone sta bene credere a certe cose,
    non vuol dire che esse debbano essere prese per verità fondamentali
    da tutti (e non dire che questo la Chiesa non lo vuole…);

    5- non sono solo i talebani musulmani (una s sola) quelli che impongono
    le proprie regole ai non credenti e se la pensi così sei ancora più
    “close-minded” di quanto si potrebbe pensare…
    Opus Dei (tra le tante) ti dice niente?

    6- per me tra cattolici e talebani non ci sono molte differenze:
    semplicemente la Chiesa cattolica, sviluppandosi nel ricco occidente,
    ha dovuto e HA VOLUTO modernizzarsi rinunciando a cose tipo omicidi,
    violenze di gruppo e roghi di massa di “eretici” per dedicarsi più direttamente
    al dio denaro, cosa, evidentemente, non ancora venuta in mente ai musulmani!
    alcuni atteggiamenti cattolici ricordano molto da vicino quelli dei talebani,
    magari in maniera meno appariscente: nella bella italia cattolicizzata,
    queste prese di posizioni scomode raramente vengono divulgate
    (vedi ad es. il diniego del papa all’incontro col Dalai Lama del quale
    NESSUN tg ha riportato) prefendo tenerle “segrete”!
    in conclusione probabilmente io esaspererò anche il mio ateismo
    ad un anticlericalismo esagerato, ma è anche vero che molti di voi
    cattolici non riescono (o non vogliono) a vedere la realtà!
    il problema forse è che, mentre io ateo i Cattolici semplicemente
    non li posso sopportare, ma non farei mai loro del male, i Cattolici
    reagiscono diversamente se non condividi le loro “belle idee moderne”…
    svegliatevi!


    ah dimenticavo:
    nonostante i preti pedofili in America e non solo (pagate le famiglie
    vittime per non parlare), la ricchezza della Chiesa stessa (poi vengono
    a fare l’elemosina per i poveri mentre loro vivono nell’oro e nel lusso)
    e la diffusione di idee chiaramente sbagliate (no-condom agli africani
    (come se già non avessero aids a manetta), il creazionismo e l’idea
    che il pianeta sia stato creato 5.000 anni fa da Dio per gli uomini)
     la loro maggiore preoccupazione attuale è l’uscita di un film
    che porterebbe all’ateismo???
    bella scala di importanza dei valori che hanno…


    Mi intrometto in questo discorso, sicuramente spinoso e già fin troppo
    acceso, solo per puntualizzare qualche cosa:
    1- non è vero che la scienza faccia capire l’inutilità delle religione
    (lo dico da fisico teorico, non da filosofo o metafisico tanto per
    chiarirsi): ci sono due piani diversi come disse lo stesso Galileo
    (purtroppo allora non capito e condannato da una chiesa
    che ha sbagliato, come lei stessa ha ammesso, seppur con
    un ritardo a dir poco ingiustificabile) la scienza dice come va
    il cielo, la religione come si va in cielo. per quanto le nostre
    conoscenze potranno progredire ci sarà sempre il mistero
    del perché l’universo è a noi comprensibile con “semplici”
    leggi matematiche e del perché sono proprio quelle leggi e non altre…

    2- sono d’accordo con Gio sul fatto che spesso la Chiesa
    si riveli un’istituzione troppo vecchia, legata a idee e
    concezioni un po’ medievali e lenta al cambiamento, ma è
    fatta di uomini e in quanto tali comunque fallibili (i pedofili
    per esempio sono una piaga terribile non solo all’interno
    dei preti o dei cattolici ma in tutta la società): possiamo e
    dobbiamo migliorarla, mantenendola fedele al suo spirito
    originale che è il messaggio di Cristo, cercando comunque
    di capire il perché di certe sue posizioni senza sviluppare
    un rifiuto aprioristico e anticlericale di tutto ciò su cui non
    siamo d’accordo, perché solo così possiamo aiutare a
    sviluppare una coscienza critica in noi e nei nostri interlocutori.

    3- Quando uno è convinto di aver ragione si batte per le
    proprie idee e vorrebbe che anche gli altri cambiassero le loro.
    Se in una votazione la maggioranza delle persone vota secondo
    quanto dice la chiesa si deve accettare questo risultato senza pensare
    ad una imposizione ecclesiale, è il principio fondante della democrazia.
    E’ comunque vero che la Chiesa viene da una storia in cui si è abituata
    ad imporre il suo volere, ma per questo sono convinto che grazie
    all’aiuto di tutti noi pirloidi che ancora ci crediamo potrà riuscire
    mano a mano a migliorare, non penso comunque che oggi come
    oggi imponga alcunché, anzi, chiunque è libero di parlare male
    della Chiesa cattolica e se qualcuno si ribella viene accusato
    di non permettere la libertà di opinione, appena però
    si parla male di altre religioni si viene bollati subito di intolleranza
    e accusati di seminare odio (vedi Oriana Fallaci)….
    4- mi fanno incazzare quelli che pensano che il problema dell’AIDS
    in Africa sia causato o comunque fortemente accentuato della chiesa:
    se in Africa ascoltassero ciò che dice il Papa non ci sarebbe neanche
    il problema, il no al preservativo non è il nocciolo della dottrina sessuale
    cattolica, ma si inserisce in un contesto molto più ampio di amore,
    rispetto e fedeltà (comunque io non sono d’accordo né con il no
    ai preservati né a quello ai rapporti pre-matrimoniali) se tutti facessero
    l’amore solo con la persona che amano (che poi può anche cambiare
    nel corso della vita) la diffusione delle malattie a trasmissione sessuale
    sarebbe praticamente nulla. Il problema sta nel modo in cui si vive
    il sesso, e non solo in Africa: non come manifestazione d’amore ma
    come un momento di puro piacere in cui l’altra persona è ridotta
    a semplice strumento di piacere, per cui il fatto che possa portare
    una malattia è solo una rottura di scatole che ci obbliga ad usare
    delle protezioni. Comunque se in Africa non riescono neanche
    a comprarsi da mangiare come fanno a permettersi i preservativi??
    Conosco delle persone che sono state in missione in Africa che hanno
    visto profilattici stesi ad asciugare…
    5- per tornare a ciò che dovrebbe essere questa pagina, nonostante
    ciò che dice la Chiesa su questo film, penso proprio che se mi capiterà
    l’occasione andrò a vederlo (come ho già fatto con il codice e con
    harry potter) ma con in mente anche il commento della Chiesa
    in modo da poter stare più attento a cogliere quei passi incriminati
    e poter giudicare io stesso….


    premetto che non ho letto il libro!quindi il mio commento è da spettattore
    ignaro della trama(ok..lo aveva letto mio fratello e qualcosa ne sapevo
    ma nulla di più :P ) comunque devo dire che un pochino mi ha deluso.
    Nulla da obiettare ai personaggi,effetti speciali e company..
    ciò che non tollero è che è tutto troppo abbozzato e veloce..
    parte bene(eccetto il riassuntino parlato iniziale =.=) e poi scivola
    inesorabile passando sopra eventi con una velocità e a volte tagli
    mostruosi (speriamo in una versione estesa..ma di molto) i personaggi
    spesso e volentieri sono a malapena abbozzati e gli eventi seguono uno
    dietro l’altro senza nemmeno darti il tempo di raccapezzare qualcosa !!
    il che è un peccato perchè la base per fare un buon film c’era tutta eccome!
    peccato peccato!(non è brutto ma si poteva fare molto ma molto di più)

    vedevo mio fratello nella poltrona accanto a me esagitato per lo scempio
    fatto del libro(secondo lui..io ho appena iniziato a leggere per avere conferma)

    E dire che dopo la boiata di Eragon si fosse capito come lo stravolgere
    e rendere frettolosa la trasposizione di un libro non porti a buoni risultati.

    oltretutto non si deve mai dare per scontato che tutti abbiano letto il libro,
    quindi la realizzazione deve essere comprensibile e godibile anche per chi
    è estraneo alla storia:Il Signore degli Anelli c’è riuscito in pieno,Harry Potter
    se pur stravolto(come mi hanno detto perchè non letto) ha successo perchè
    comunque cinematograficamente funziona!!anche Narnia(letto!!) è stato reso
    bene,nonostante molti accorgimenti tecnici(il cinema non è un libro quindi è
    normale aspettarsi delle modifiche purchè la linea base resti)!
    Invece La bussola d’oro non ha questa caratteristiche,perchè anche e se
    modificata la storia e gli eventi..non funziona..peccato peccato!!!

    riguardo al fattore chiesa o autore ateo,trovo che i commenti
    dei bigotti siano da considerarsi solamente ridicoli e assurdi!
    mi stupisco che la chiesa e le associazioni cristiane non abbiano
    di meglio a cui pensare che non al cinema e ai libri (credo vi siano
    problemi di gran lunga peggiori al mondo)ho visto questo film
    e il Codice Da Vinci e Harry potter (thò..non sono diventato e
    ancora ateo, e non vedo orde di ragazzini per il mondo a volare
    per scope o a inneggiare contro la chiesa)per favore fate il piacere
    di non mostrare la vostra stupidità e fate cose più costruttive per il prossimo magari!!!


    Gio, ti faccio osservare che la tua risposta mi conferma che le argomentazioni
     della maggior parte degli atei (i falsi atei), si basano su luoghi comuni.
    Inoltre ti consiglio di non fare di tutta l’erba un fascio perchè la religione
    Cattolica, o comunque il Cristianesimo, non sono da confodere con la Chiesa,
    che in quanto fatta di uomini è soggetta a sbagli ed errori, e da questi isolati
    errori (perchè se affermi che non sono isolati allora sarebbe meglio che
    ti informassi ed aprissi la mente un po di piu, tu non io) non puoi generalizzare
    e trarre conclusioni moraliste… Ribadisco che la Chiesa istituzionale quando
    parla si rivolge unicamente al popolo Cattolico, di certo non vuole convertire
    nè convicere alcuna persona al di fuori della Chiesa, e in quanto guida
    ogni singolo Cattolico puo decidere se seguire i suoi consigli o no…
    Infine, siccome io ho studiato la scienza e, da quanto vedo che scrivi,
    al contrario di te ho studiato anche la religione (forse perchè non ho
    la mente cosi chiusa come tu dici), ti posso garantire che sono perfettamente conciliabili.

    PS: ci vuole un bel coraggio (o ignoranza?) ad affermare che
     i Cattolici sono come i Talebani…ah, sarà meglio per te,
    al fine di non fare brutte figure quando ne riparlerai, di andarti
    a informare un po meglio sull’Opus Dei, senza basarti sulle
    invenzioni de “Il Codice Da Vinci” (”questo libro è un’opera
    di fantasia” detto da Dan Brown…)


    per Dani
    a prescidere dalla bellezza del film (personalmente non l’ho
    trovato eccezzionale) quello che non condivido, non è tanto
    la presenza di film “fantastici” ma il (non tanto) velato attacco
    verso la Chiesa, che ha il film “La bussola d’oro” (il libro non so).
    Attacco e demonizzazione della Chiesa, che palesemente
    si manifestano attraverso la voluta identificazione del Magisterium e la CHiesa stessa.


    se non te ne fossi accorto, caro soluan, la mia critica è chiaramente
     divisa: da una parte alla Chiesa e dall’altra alla religione cattolica!
    per quanto riguarda la religione: se ci credi bene, se non ci credi bene
    uguale! io non potrei mai credere a fandonie del genere ma moltissime
    persone nel mondo ci credono e non mi permetterò mai di far loro
    qualcosa che non sia tentare di aprire loro gli occhi! se poi non
    ci riesco amen! sia io che loro loro viviamo bene lo stesso!
    per quanto riguarda la Chiesa: penso tutto il peggio possibile
    della Chiesa e ci sta proprio bene una bella generalizzazione!
    il fatto che qualche decina di preti in Africa, e qualcuna in vari
    paesi sparsi in giro, siano brave persone, non salvano un’istituzione
    che ha come unici scopi il denaro e il potere (e provate a negarlo)!
    anche altre istituzioni ce l’hanno ma loro almeno non si nascondono
    dietro a dio per tirarli su… sinceramente cose come la banca della
    Chiesa (una delle più ricche del mondo), il sistema di carriera (legato
    principalmente al lecchinaggio al papa) e l’Opus Dei (magari leggiti
    qualche articolo super partes, magari straniero: ovvio che se vai sui
    siti della chiesa sia descritto come una corporazione per fare torte
    ai bambini malati)TRA LE CENTINAIA DI MAGAGNE non
    mi farebbero andare fiero di seguire la chiesa… poi sta alla volontà
    di ognuno… mai picchiato nessuno perchè religioso comunque…
    il fatto che io ritenga inutili entrambe non penso sia una cosa da criticare…
    ps. sinceramente poi mettermi a studiare religioni inventate per far
    sì che l’uomo non sia quello che è realmente (uno dei tanti animali
    sulla Terra, anzi uno di quelli peggiori, in quanto paragonabile ad
    un virus per questo pianeta) dandogli talmente importanza da
    definirlo “ad immagine e somiglianza di dio” mi pare uno spreco
    di tempo… io ho anche provato qualche anno fa ad interessarmici
    ma non son riuscito a trovare spunti che mi interessassero…
    pps. fatto di questi giorni: siamo l’ultimo stato europeo in cui arriva
    la pillola abortiva RU486! chi dobbiamo ringraziare di questa inciviltà?
    capisci che la chiesa si intromette dove non dovrebbe? questa pillola
    serve (provato scientificamente), funziona (provato scientificamente)
    ed è migliore dell’aborto invasivo (provato con interviste ad un
    campione di 100 donne)! mettere bocca su tutto ok, ma impedire la scienza
    per i vostri valori sinceramente non ci sto… mah…
    continuate a preoccuparvi dei film (non si sa mai che tutti escano dal cinema
    stregoni o con una scopa volante) ed evitate di pensare ai veri problemi
    del mondo… brava chiesa: era proprio questo il messaggio di gesù:
    al posto di dare da mangiare a chi non ne ha fatevi le chiese in oro,
    mangiate come porci e preoccupatevi che nessuno etichetti il magisterium
    del film la bussola d’oro come la chiesa…ma per favore…
    comunque restate convinti delle vostre idee: per voi c’è il paradiso no?
    quindi che preoccupazioni avete?


    Continui a mostrare la tua ignoranza usando ancora luoghi comuni,
    generalizzazioni e pregiudizi per argomentare le tue idee, di fronte
    a ciò la discussione diventa impossibile. Ti auguro di diventare
    un po piu maturo e saggio, allora forse sarai un vero ateo capace
    di supportare le proprie affermazioni con efficacia e padronanza.
    Saluti


    beh, mi pareva di avertene date di motivazioni plausibili ma,
    a quanto pare, per te, sono solo generalizzazioni e pregiudizi
    di un ignorante quindi non c’è verso di farti capire come la penso…
    continua pure a rimanere cieco e a credere a tutto quello che
    ti viene detto. bravo! è così che la chiesa ti vuole!
    ti auguro, un giorno, di riuscire a capire che non tutto quello
    che ti racconta la religione e la Chiesa sia vero! magari allora
    capirai anche come la penso io (non che sia giusto per forza,
    essendo uomo posso sbagliare anch’io!)!
    ciao!





    per soluan!
    guarda…mi stò divorando il libro in questi giorni e sono
    alla fine del primo!!
    comprendo che il film non può piacere!( e assicuro che lo hanno
    un pochino devastato) se poi non convince a una persona che non ha
    letto il libro vuol dire che il regista ha fallito nel suo intento a parere mio.
    (passi stavolgere qualcosa ma se il tutto è sorretto da una scenggiatura
    frettolosa butti all’ortiche tutto quanto)
    comunqe..la questione clericale e il tanto velato attacco alla chiesa!!
    ti dico che nel libro(bellissimo che consiglierei di leggero prima di tutto..
    si si)questo attacco è decisamente più evidente..sinceramente mi domandavo
    (prima di vedere il film perchè mio fratello avendolo letto mi aveva accennato
    qualcosa) su come avrebbero potuto risolvere la questione senza creare troppo clamore!
    a mio parere la questione è stata risolta in maniera egregia,in quanto il fattore
    Magisterium si! viene interpellato ma viene messo in terzo piano rispetto a tutta la storia
    (direi che avrebbero potuto osare di più) e comunque bisogna sempre ricordare
     che la storia avviene in un universo parallelo!!se qualcuno avverte analogia
    nel nostro mondo..bhè..qualcuno forse ha la coda di paglia!!;

    a parere mio lo scandalo creato dalla chiesa americana e qualla italiana
    non ha motivo di esistere perchè questo tema (seppure spinoso)è stato
    trattato abbastanza bene senza eccedere…molti credo abbiano attaccato
    il film senza nemmeno guardarlo basandosi solo sui libri(cui invito vivamente
    a leggerli…tranquilli..non si diventa atei per questo =.='’)
    credo ce se avessero guardato il film..se sarebbero messi il cuore in pace..
    perchè(haimè)non regge al confronto del libro(peccato peccato…)

    Il virus della fede

    Vedete questo documentario,
    fa comunquei paradossi all'interno
    dei quali vivono i bibbia-fedeli.

    Al sito 
     
    http://anticristiano.altervista.org/
    popup.php?a=2&q=20070721110417
     
     
    oppure su YouTube cercando
    "Il virus della fede".

    Un libro che acquisterò molto presto
    e poi commenterò
    in questo sito è "La favola di Cristo",
    potete vedere
    cos'è al sito

     
    http://www.luigicascioli.eu/cascioli_italia/

    Poi leggetevi la Bibbia, quel libro che alcuni
    dicono essere sacro. Un libro. Sacro. Scritto da Dio.
    Dio ha scritto un libro.
    La Madonna l'ha corretto. Gesù e Maometto
    ne hanno fatto un paio di ristampe.
    Troppo lungo. I primi due capitoli. Gli ultimi due.
    Chi dice di seguire questo libro allora è anche
    un fiancheggiatore dello stupro, assassinio, 
    e genocidio. Leggete, leggete.
    Se leggeste il vostro libro sacro diventereste
    dei mostri o smettereste di crederci.
    Ma non lo leggete. L'ignoranza è miracolosa
    per gli uomini di potere.


    *********************





    In Memoria di Welby e di tutti coloro
    che lottano per la libertà


    Io dico che la verità deve essere detta-
    Gesù nn centra nulla con il vaticano,
    ma rendiamoci conto di quanto segue:
    il vaticano ha :
    lo stato vaticano , opere , quadri, statue,
    dipinti oggetti che valgono miliioni di euro.

    ha appartamenti , immobili, istituito di credito,
    istituti finanziari, ha istituiti di ricerca, ha azioni, bot, dà prestiti.
    ha privilegi dallo stato italiano; ha l' 8 x mille

    ha fatto della chiesa di Gesù una SPA ,
    ha inventato il diritto canonico,
    mette guardie svizzere con lance ,
    (armi), davanti alla chiesa di Dio.

    Ha potere.


    Mi dite che cosa centra tutto questo con Gesù? con i vangeli?
    NIENTE NIENTE E NIENTE IL NULLA.


    Quindi io non riconosco nel vaticano la Chiesa di Gesù.
    il papa non lo riconosco come tale.


    Il fatto che hanno tolto i funerali religiosi a Piero è l' ennesima
    ipocrisia dei ladri a viso aperto. Ma la benedizione religiosa Piero
    l' ha avuta in quella piazza con l amore, il vento il sole, cara mamma
    di Piero ti voglio bene tu seduta accanto a Piero eri in Chiesa,
    la vera chiesa quella del rosario che tenevi in mano.

    Mina la tua religione è quella pura che hai nel cuore, non è Ruini,
    nè il papa- è la luce del amore e rispetto per tutti.
    Caro Piero ti adoro lì quel giorno nella grande piazza
    c' erano la libertà e l amore.


    tvb



    ( commento preso dal 
    blog di Piergiorgio Welby  )


    Comunque Addio, Signori che fate della tortura infinita
    il mezzo, lo strumento obbligato di realizzazione o di difesa
    dei vostri valori!

    Chi siano (e in che modo) i morti o i vivi che rimarranno
    tali quando saremo tutti passati, non sappiamo, né noi né voi.

    Io auguro a voi ogni bene. Spero davvero (ma temo
    fortemente che così non sia), spero davvero che questo
    augurio vi raggiunga, si realizzi, perché questo "voi"
    oggi manca anche a me, anche a noi altri.

     

    Matteo 23

    Gesù censura gli scribi e i farisei
    1 Allora Gesù parlò alle folle e ai suoi discepoli, 2 dicendo:
    «Gli scribi, e i farisei siedono sulla cattedra di Mosè.
    3 Osservate dunque e fate tutte le cose che vi dicono
    di osservare; ma non fate come essi fanno, poiché
    dicono ma non fanno. 4
    Legano infatti pesi pesanti e difficili
    da portare, e li mettono sulle spalle degli uomini;
    ma essi non li vogliono smuovere neppure con un dito.

    5
    Fanno tutte le loro opere per essere
    ammirati dagli uomini; allargano le loro filatterie,
    e allungano le frange dei loro vestiti. 6
    Amano i posti d'onore
    nei conviti e i primi posti nelle sinagoghe, 7
    e anche i saluti
    nelle piazze, e di sentirsi chiamare dagli uomini rabbi, rabbi.

    8
    Ma voi non fatevi chiamare maestro, perché uno solo
    è il vostro maestro: Il Cristo, e voi siete tutti fratelli.

    9
    E non chiamate alcuno sulla terra vostro padre, perché
    uno solo è vostro Padre, colui che è nei cieli.

    10
    Né fatevi chiamare guida, perché uno solo
    è la vostra guida: Il Cristo.

    11 E il maggiore di voi sia vostro servo.
    12
    Or chiunque si innalzerà sarà abbassato;
    e chiunque si abbasserà sarà innalzato.
    13 Ma guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
    Perché chiudete il regno dei cieli davanti agli uomini;
    poiché né entrate voi né lasciate entrare coloro
    che stanno per entrarvi. 14 Guai a voi, scribi
    e farisei ipocriti! Perché divorate le case delle
    vedove e per pretesto fate lunghe preghiere;
    per questo subirete una condanna più severa.

    15
    Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
    Perché scorrete il mare e la terra, per fare un proselito
    e, quando lo è diventato, ne fate un figlio
    della Geenna il doppio di voi.
    16 Guai a voi, guide cieche, che dite:
    "Se uno ha giurato per il tempio, non è nulla;
    ma se ha giurato per l'oro del tempio è obbligato".
    17 Stolti e ciechi! Perché, cosa è più grande,
    l'oro o il tempio che santifica l'oro?
    18 E: "Se uno ha giurato per l'altare, non è nulla;
    ma se ha giurato per l'offerta
    che vi è sopra è obbligato".

    19
    Stolti e ciechi! Poiché, cosa è più grande,
    l'offerta o l'altare che santifica l'offerta?
    20 Chi dunque giura per l'altare, giura per esso
    e per quanto vi è sopra. 21 Chi giura per il tempio,
    giura per esso e per colui che l'abita.

    22
    E chi giura per il cielo, giura per il trono
    di Dio e per colui che vi è assiso.

    23
    Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
    Perché calcolate la decima della menta
    dell'aneto e del comino, e trascurate le cose
    più importanti della legge: il giudizio,
    la misericordia e la fede, queste cose bisogna
    praticare senza trascurare le altre.

    24
    Guide cieche, che colate il moscerino
    e inghiottite il cammello. 25 Guai a voi,
    scribi e farisei ipocriti! Perché pulite l'esterno
    della coppa e del piatto, mentre l'interno
    è pieno di rapina e d'intemperanza.
    26 Fariseo cieco! Pulisci prima l'interno
    della coppa e del piatto, affinché anche l'esterno
    sia pulito. 27
    Guai a voi, scribi e farisei ipocriti!
    Perché rassomigliate a sepolcri imbiancati,
    i quali di fuori appaiono belli, ma dentro sono
    pieni di ossa di morti e di ogni putredine.

    28 Così anche voi di fuori apparite giusti davanti
    agli uomini, ma dentro siete pieni d'ipocrisia
    e d'iniquità. 29 Guai a voi, scribi e farisei
    ipocriti! Perché edificate i sepolcri dei profeti
    e ornate i monumenti dei giusti,
    30 e dite: "Se noi fossimo vissuti al tempo
    dei nostri padri, non ci saremmo associati
    a loro nell'uccisione dei profeti".

    31
    Così dicendo, voi testimoniate contro voi stessi,
    che siete figli di coloro che uccisero i profeti.
    32 Voi superate la misura dei vostri padri!
    33 Serpenti, razza di vipere! Come sfuggirete
    al giudizio della Geenna? 34 Perciò, ecco
    io vi mando dei profeti, dei savi e degli scribi;
    di loro ne ucciderete e crocifiggerete alcuni,
    altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe
    e li perseguiterete di città in città, 35 affinché
    ricada su di voi tutto il sangue giusto sparso
    sulla terra, dal sangue del giusto Abele, fino
    al sangue di Zaccaria, figlio di Barachia
    che uccideste fra il tempio e l'altare.

    36
    In verità vi dico che tutte queste cose
    ricadranno su questa generazione.

    37
    Gerusalemme, Gerusalemme, che uccidi
    i profeti e lapidi coloro che ti sono mandati!
    Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli
    come la gallina raccoglie i suoi pulcini sotto
    le ali, e voi non avete voluto! 38 Ecco, la vostra
    casa vi è lasciata deserta.
    39 Poiché io vi dico, che da ora in avanti
    non mi vedrete più, finché non direte:
    "Benedetto colui che viene
    nel nome del Signore!"».

    Gesù di Nazareth



    http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt+23&formato_rif=vp


    *********************
    Citazioni famose


    "La realtà è che quando un clericale
    usa la parola libertà intende la libertà
    dei soli clericali (chiamata libertà della Chiesa)
    e non le libertà di tutti.
    Domandano le loro libertà a noi laicisti
    in nome dei principi nostri, e negano
    le libertà altrui in nome dei principi loro."

    Gaetano Salvemini


    “Il progresso non è che l’avverarsi delle utopie”.
     Oscar Wilde


    "Ben lungi dal subordinare la libertà individuale
    allo Stato,  è lo Stato, la comunanza, che bisogna
    sottomettere alla libertà individuale"
    Pierre Joseph Proudhon


    "La democrazia sono due lupi e un agnello che discutono su
    cosa mangiare a cena. La libertà é un agnello ben armato che contesta
     il voto" Benjamin Franklin
    Per esprimere il suo punto di vista, il cardinale Tettamanzi
    si affida ad un suo predecessore, un Vescovo martire
    dei primi tempi della Chiesa, Sant’Ignazio di Antiochia:
    …Quelli che fanno professione di appartenere
    a Cristo si riconosceranno dalle loro opere.
    Ora non si tratta di fare una professione
    di fede a parole, ma di perseverare nella pratica
    della fede sino alla fine.
    È meglio essere cristiano senza dirlo,
    che proclamarlo senza esserlo.



    “ Le chiese, come società affermanti la loro infallibilità, sono
    istituzioni anti-cristiane. [...] Non solo le chiese non hanno
    mai unito nessuno, ma esse sono sempre state una delle cagioni
    principali del disaccordo fra gli uomini, dell'odio, delle guerre,
    delle inquisizioni, delle Saint-Barthélemy ecc., e mai le chiese hanno
    servito d'intermediario fra gli uomini e Dio, il che d'altronde
    è INUTILE e PROIBITO dal Cristo, il quale ha rivelato la sua
    dottrina DIRETTAMENTE ad ogni uomo. Esse mentono, al contrario,
    delle formule morte al posto di Dio, e lungi dal mostrarlo agli uomini,
    lo celano. Esse cercano di nasaconderla (la giusta dottrina), ma ciò
    è impossibile; perchè ogni progresso sulla via indicata dal Cristo
    distrugge la loro potenza.”


    Tratto da “il Regno di Dio è in voi” di Leone Tolstoi 1894
    Una grande lettura per tutti


    "Quando una persona soffre di un'illusione parliamo
    di pazzia, ma quando ciò accade a molte persone parliamo di religione
    "


    Robert M. Pirsig







     

    Questo blog aderisce come
    una tellina e osserva
    per inde ac cadaver
    il
    decalogo elfico.





    Decalogo elfico
    ( in parte aggiornato )




    1) Questo blog è laico ( o se preferite, un sito laicista  
    e anche un po' stronzo ).

    2) Questo blog è di sinistra, ( non comunista ) volutamente fazioso,
    antiberlusconiano ( sempre senza alcun dubbio) e mira
    ad orientare le coscienze dell'elettorato.

    3) In questo blog si critica apertamentela chiesa cattolica
    apostolica romana e qualsiasi ( altra ) forma di dittatura.

    4) In questo blog vige la libertà di pensiero e di parola ma
    se poi dite puttanate sarete trattati di conseguenza.

    5) Questo blog si batte per i diritti dei gay e di tutte le minoranze
     riconosciute e non riconosciute.

    6) Questo blog è egocentrico, ma non egotico.

    7) La materia trattata in questo blog
    oscilla dalle cose profonde alle profonde cazzate.

    8) Il tenutario di questo blog ci prova un po' con tutti.

    9) In questo blog non si accettano commenti anonimi e rancorosi.
    Si preferisce sapere chi è che vuole mandarti a cagare e in caso
    contrario i commenti in questione verranno cancellati.

    10) Questo blog non è una testata giornalistica perché, oltre
    al fatto che non viene aggiornato  con costanza,  nessun giornale
    in Italia potrebbe permettersi un decalogo come questo


    Questo blog è:

    Laico (!), Gay(!), Ateo(!), di Sinistra(!)
    [praticamente solo ad entrare
    si fa peccato
    ]   :)

    Dio esiste perchè non puoi
    dimostrare che non esiste!
    Hai mai visto l'uomo invisibile?
    No? Allora esiste!







    Ok, diciamolo chiaramente: gli ebrei, i cristiani
    e musulmani affermano che i loro libri sacri sono
    così profondi che devono essere stati scritti sotto
    la direzione di una divinità onnisciente.

    Un ateo è semplicemente qualcuno che ha preso
    in considerazione questa affermazione, ha letto
    i libri in questione, ed ha concluso che l'affermazione
    è ridicola. ( Sam Harris
    )





    Indipendenza della Sardegna.

    “Se un popolo non conquista la sua indipendenza politica,
    non può essere soggetto della sua storia, ma resterà
    ai margini della storia di quella nazione che lo avrà
    vinto e dominato. E se un popolo dovrà risorgere
    dal limbo nel quale si trova dovrà avere il suo “stato”.

    Con la conquista dell’indipendenza il popolo sardo potrà
    costituire il suo stato che avrà i poteri per promuovere
    il processo di riscatto e di evoluzione economico-sociale
    oggi impossibile, in quanto soggetto ad altra potenza
    che non mostra alcun interesse né alcuna buona volontà
     per dare alla Sardegna il posto che le compete per ragioni
    storiche, geografiche, etniche nel consorzio dei popoli liberi”.

    Antoni Simon Mossa

    http://www.sardignanatzione.it/





     

    L' albero eradicato, simbolo del Giudicato di Arborea
    che lottò fino all' ultimo sangue contro gli Aragonesi invasori.



    Brevissima storia della Sardegna

    Con la fine del giudicato di arobera che era riuscito
    in un primo tempo a unificare tutta lsa rdegna
    (che era quindi uno stato indipendente e con
    una sua lingua: il sardo) finì anche l'indipendenza
    della Sardegna, la quale infatti venne prima in possesso
    degli aragonesi, poi della corona di Spagna dopo
    la fusione tra Castiglia e Aragona e infine , dopo
    3 secoli venne ceduta ai Savoia dagli Spagnoli in
    cambio della Sicilia. 

    La Sardegna fece cosi parte del nucleo originario
    della futura repubblica italiana, ma non da
    protagonista, in quanto, sebbene lo stato di cui
    era parte si chiamasse "Regno di Sardegna", in realtà
    il potere era situato a Torino e la lingua ufficiale
    non era il sardo. 

    Con l'Invasione dei ducati dell'Italia del nord e del regno
    delle due sicilie, venne formato il regno di Italia.
    Le successive tre guerre di indipendenza sono servite
    a strappare all'Austria il Lombardo Veneto e finanche
    il Trentino-Südtirol.

    Ora l'Italia é popolata da italiani? Probabilmente si,
    ma il processo di unificazione linguistica é stato
    senzaltro un processo artificiale, pilotato dall'alto. 
    Fatta l'Italia, occorre fare gli italiani :
    disse Massimo d'Azzeglio. 

    Adesso che il processo di unificazione politica interessa l'Europa
    mi pare legittimo chiedersi se, nel caso l'Unione Europea
    diventasse una federazione,
    a quelle regioni italiane che
    ospitano al loro interno dlle nazioni senza stato,
    convenga continuare a far parte della repubblica italiana
    o non convenga piuttosto
    diventare stati federati
    della Federazione Europea
    : a fianco alla lingua veicolare
    europea, quale che essa sia (inglese, esperanto,
    latino o altra ancora ) ci sarebbe la vera lingua nazionale:
    per la Sardegna niente poco di meno che il Sardo (sia pure
    diviso in due varietà principali: campidanese e logudorese
    ) .

    Naturalmente oggi un'indipendenza della Sardegna
    dall'Italia non é ancora possibile;
    occorre però preservare
    la  vera lingua della Sardegna, che non é l'Italiano,
    ma il Sardo
    .

    Vero é altresi che nella mia isola si sono succedute
    decine di popoli diversi e che sono state
    quindi parlate decine di lingue differenti, delle quali
    é rimasto poco, se non nulla. Ma io non riconoscerei
    alla Sardegna una sua identità particolare se
    non recuperasse l'uso della sua lingua autoctona
    e lo erigesse a valore ufficiale anche nei campi
    informali, accademici, scientifici, amministrativi
    della vita isolana.  Le altre, a parte il nuragico,
    erano lingue parlate da invasori e, anche se è vero
    che il sardo deriva dalla lingua dell'invasore più
    potente, i Romani, è pur vero anche che
    questa lingua neolatina è parlata solo 
    in Sardegna e va salvaguardata esattamente
    come viene tutelato il
    muflone. 


    http://it.wikipedia.org/wiki/Regno_di_Arborea



    Lode a sa Sardinnia


    Sardinnia, adamante incastonau,
    mi pares tue posta in mesu a su mari
    ca Deus de natura hat a tui donau,
    tesoru raru, fattu pro du ammirar.

    Ses astru in firmamentu collocau,
    ki s'infinidu depet illluminar
    e su balore ki has incorporau
    tantu est ki non si podet calcular.

    Su sole, sa luna, donn'istella,
    s'aera, sa terra ei su mare,
    minerales, metallos, fauna e flora,
    de totu ses tue sa prus bella
    ca ses reina dinna de lodi,
    ses subra a totus, superba seniora.




    La corrispondenza tra Nazione
    e Stato è un retaggio del falso storico
    che portò alla nascita degli stati nazionali,
    i quali erano sì degli stati, si legittimavano
    sì con le argomentazioni del diritto identitario,
    ma non erano affatto unitari, anzi,
    si trattava sempre di stati plurinazionali
    che per essere (mono)nazionali non seppero
    far altro che
    comprimere le identità
    più deboli o meno numerose,  per determinarne
    - se possibile - la scomparsa.


    L'Italia non esiste

    Genere: Saggi
    Autore: Sergio Salvi
    Editore:
    Leonardo Facco Editore
    Pagine: 225
    Anno: 2007




    Descrizione:
    Tutto l’ambaradan unitario e patriottico
    ha cercato e millantato giustificazione
    ideologica (dall’Ottocento a oggi)
    nell’esistenza di una nazione italiana,
    di una identità risalente a Roma (quella antica).
    Tutta la truffa del Risorgimento è basata
    sulla riformazione di una entità che c’era
    e che secondo la storia ufficiale sarebbe
    stata abbattuta e coartata da stranieri,
    poco precisati ma sicuramente incivili:
    così il Medioevo è stato trasformato in epoca
    oscura e nelle scuole del Regno e poi
    della Repubblica si racconta che la luce
    di Roma (e d’Italia) si è spenta con la caduta
    del patriottico e italico Impero romano
    e si è riaccesa quando i padri della Patria
    hanno cacciato gli eredi di quegli antichi barbari teutonici.
    La storiografia di regime, refrattaria
    a qualsiasi revisionismo, ha raccontato
    un passato zeppo di falsità e imprecisioni.

    Salvi, puntualmente, alza il velo sulla storia
     del bel paese.



    L'Italia


    non esiste


    di Sergio Salvi
    Camunia, Prato, 1996;
    pagg. 280, L. 28000.


     
    Chi ha detto per primo "Fatta l'Italia, bisogna
    fare gli italiani"?; il romanziere e politico
    Massimo d'Azeglio o il commediografo
    e politico Ferdinando Martini?

    Ecco uno dei molteplici interrogativi su cui
    è orchestrato questo documentatissimo libro.
    Le regioni naturali italiane e quelle politiche
    corrispondono? Quali sono state le tappe delle
    istanze autonomistiche, regionalistiche,
    federalistiche dopo l'unità?

    Nel 1861 nacque una Nazione o uno Stato?
    Perché l'Italia unita nella lingua scritta
    è disunita nella lingua parlata?

    Gli italiani (i cittadini delle molte Italie regionali)
    hanno un'identità antropologica e sociale,
    o il paese Italia è una realtà incompiuta
    (non solo per il divario Nord-Sud)?

    In quest'opera di maniacale rigore storico, geografico,
    socio-politico e di vivace aneddotica, Sergio Salvi
    indaga su un'unità nazionale cercata fin dai tempi
    antichi e non ancora perseguita; sulle istanze
    nazionalistiche, indipendentistiche, espansionistiche,
    irredentiste, centralistiche e secessionistiche
    che hanno terremotato quasi un secolo e mezzo
    di vita italiana; sull'arricchimento delle fantaregioni
    chiamate Padania e Appenninia e sulla "deportazione
    economica" subìta dal Meridione; sui falsi della
    mitologia risorgimentale e sulle ingenuità dell'utopia
    leghista. In altre parole, Sergio Salvi, inserendosi
    nell'attualissimo dibattito sulla questione nazionale
    e della riforma dello Stato, fornisce dati e idee
    per fare e disfare, in futuro, l'Italia.

    Note sull'autore




    Sardegna Collegio Unico Europeo

    Statuto della petizione

    A: Corte di Cassazione

    La rappresentanza della Sardegna presso il Parlamento Europeo
    costituisce una annosa battaglia più volte portata avanti da Enti,
    deputati e personalità politiche, purtroppo, forse per la poca
    convinzione o per altri motivi poco noti, senza successo.

    L'attuale legge, la 18/79 prevede, nella Tabella A, che vi sia
    un collegio insulare costituito dalla Sicilia e dalla Sardegna;
    Questa associazione consente ai Siciliani, che sono più numerosi
    dei sardi con una proporzione di 4 a 1, di eleggere tutti e otto
    i rappresentanti spettanti a tale collegio, negando di fatto,
    matematicamente, l'elezione di propri rappresentanti alla Sardegna.

    Con questa petizione vorremmo chiedere la costituzione
    di un nuovo collegio costituito dalla sola Sardegna,
    scindendo l'attuale collegio o creandone uno nuovo;
    Considerando le proporzioni tra tutti i collegi e il numero
    abitanti alla Sardegna potrebbero spettare 2 rappresentanti
    e ciò rappresenterebbe un passo storico per la rappresentanza
    della nostra isola nel parlamento Europeo.



    Firmate su: 
    http://firmiamo.it/sardegnacollegiounicoeuropeo



    *****************************


    _______________________________

    La triste storia
    di Jacqueline Saburido

    Il 19 settembre del 1999, alle prime ore del mattino,
    la vita dell’allora ventenne Jacqueline Saburido ebbe
    una svolta drammatica.

    Quella tragica domenica, lei e i suoi quattro amici,
    stavano tornando a casa dopo aver passato la serata
    ad una festa di compleanno quando Reggie Stephey,
    un diciottenne giocatore di football americano, andò
    a schiantarsi con il suo fuoristrada contro l’auto in cui
    viaggiava Jaqueline. Lei sola sopravvisse all’impatto,
    ma rimase gravemente ustionata per il 60% del corpo.

    Dai verbali della polizia e le successive indagini si scoprì
    che il guidatore del fuoristrada, al momento dell’incidente,
    era completamente ubriaco. Da allora Jacqeline ha subito
    oltre 40 operazioni chirurgiche e molti altri interventi
    di ricostruzione plastica la aspettano, ma niente e nessuno
    la potrà fermare dall’unico scopo che ha intrapreso per il resto
    della propria esistenza: essere il drammatico testimonial
    degli effetti distruttivi che una persona sotto l’effetto
    dell’alcool è in grado di causare. Jacqueline ha prestato
    il suo viso terribilmente deturpato, e la sua triste avventura,
    per una campagna pubblicitaria contro l’abuso di superalcolici
    che, soprattutto negli Stati Uniti, mietono parecchie
    vittime tra i giovani. A questo proposito sul web sono
    pubblicate le fotografie di questa sfortunata ragazza
    Venezuelana, oggi ventitreenne, e il racconto
    della sua attuale esistenza; un calvario di visite mediche,
    operazioni e un’infinità di quotidiane difficoltà legate
    al suo stato fisico.

    Si tratta di immagini forti, ma pur sempre una testimonianza
    ammonitrice del pericolo che un guidatore ubriaco
    è in grado di procurare lungo le trafficate strade
    di ogni parte del mondo.

    SOPRATTUTTO SE GUIDI, NON BERE!

    5 foto e video


     

    Jacqueline Saburido
     

    Non tutti quelli che fanno incidenti in auto muoiono.
    Questa foto è stata scattata 4 anni dopo l'incidente.
     

    Reggie Stephey 


     




    IL CANNOCCHIALE