.
Annunci online

IlMondoDiGalamay
--Opinioni in bella vista sui temi scottanti di sempre--
vita familiare
6 maggio 2011
Missaju de unu fillu a su babbu.
Un'omine ki no isket se nde pigare is responsabilidades suas, depit tènnere bregundja

Pensas de poder fàere ancora parte de sa vida nostra, ma no ti agattas ca tue ti nche ses bogadu in su propriu momentu in cuas ìas bocchidu a sa mama de is fillos tuos.

No podis prus intrare in-d una familia ca tu has arruinadu, andande aforas de su rolu de babbu e pigande su de mortore.

Custa est sa sententzia finale.



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 6/5/2011 alle 18:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
9 gennaio 2010
Incipit del mio romanzo autobiografico "Che brillasse il sereno"

 

 

Il ragazzo sulla destra è Andrew Graham, che ho avuto il piacere di opsitare per 4 giorni nel Wohnheim in cui ero alloggiato.

Traggo dal mio romanzo (in lavorazione) il racconto di questo incontro, che purtroppo non ha dato seguito ad un amicizia.... anche per ragioni di distanza (e comunque non lo trovo neppure su Facebook.)

Tratto dal romanzo Che brillasse il sereno (romanzo autobiografico) (per ora ci sono solo 8 pagine... non l'ho continuato, sto raccogliendo le idee).

Che brillasse il sereno
     Romanzo autobiografico




Parte Prima: Kassel.


A Francoforte presi il treno regionale, per risparmiare, ché tanto non mi sarebbe servito a nulla arrivare due ore in anticipo, dato che l’ufficio del pensionato studentesco a mezzogiorno sarebbe stato già chiuso. Arrivai verso le 16 a Kassel, la città dove avrei trascorso 6 mesi grazie al programma di scambio universitario Erasmus, ma era troppo presto per recarmi al Novostar Hotel, in cui avevo prenotato una camera, ma che mi avrebbe ricevuto solo dopo le 22.

Uscito dalla stazione centrale, mi imbattei in una città forse banale, ma vitale …

Ero solo e senza chi potesse indicarmi la strada. La sbagliai, infatti, benché, subito dopo essere sceso dal treno, avessi comprato una cartina all’edicola della Stazione, che però interpretai male. Faticosamente, sotto un sole inspiegabilmente troppo caldo per la stagione, trascinavo i bagagli lungo uno spiazzo ghiaioso fra le transenne di un cantiere in cui degli operai stavano disponendo le piastrelle sul marciapiede. Per un attimo mi parse di essere piombato su un altro pianeta, tanto era ordinata e pulita quella città. Dopo circa 10 minuti di cammino, mi trovai di fronte a un ristorante italiano: il “Da Gino”dal quale, per una coincidenza fortuita, uscì proprio in quel momento la moglie del proprietario. Le chiesi subito informazioni.

“Signora mi scusi, lei è italiana?”. La signora rispose che era della Calabria. “Ma per arrivare a Wolfhager Strasse da che parte devo andare?” Le domandai. Lei mi disse di tornare indietro: quella era la Filipp Erbert Strasse, e portava dalla parte diametralmente opposta alla mia meta…

Cosi dopo altri 10 minuti, e una scarpinata coi bagagli, giunsi a Wolfhager Strasse: per arrivare al numero 10 dovevo passare sotto l’incrocio tra Wolfhager Strasse e Hollaendische Strasse); Non sapevo che fare, dato che l’albergo non mi poteva accogliere alle 16 e il pensionato (Wohnheim), era chiuso, stando a ciò che ne sapevo io; Nel frattempo mi telefonò Maria, una delle mie zie paterne, per chiedermi se tutto andasse bene; le risposi che ero di fronte al pensionato e che stavo per recarmici al fine di assicurarmi che fosse davvero chiuso e poi decidere il da farsi.

Giunto proprio di fronte all’ingresso, squillò nuovamente il cellulare; era Gigi, il marito di Maria … che voleva, anche lui, sincerarsi che stessi bene … (tutto solo com’ero in terra straniera …). Quella telefonata fu davvero provvidenziale, dato che un ragazzo italiano, sul metro e settanta e di media corporatura, biondo e con gli occhi azzurri, labbra sottili (più tedesco che italiano, al primo aspetto), sentendo che ero un suo connazionale, si avvicinò e mi chiese: “posso esserti di aiuto?”.

Aveva l’accento dolce e melodioso di chi abita in una città del nord: gli chiesi quale fosse e chi fosse lui; la città era Venezia e lui si chiamava Marco. Mi disse che stava andando a far visita a Gina, una ragazza ungherese, per salutarla in vista della partenza di lei al suo paese per le vacanze pasquali… Prese un bagaglio a mi accompagnò di sopra …

Gina viveva nel mio stesso “Wohngruppe”, un gruppo abitativo, che io d’ora in avanti chiamerò “appartamento”. Mi disse che potevo restare dentro, anche se la chiave della stanza l’avrei avuta solo il giorno dopo dalla Signora Otto… ma, diceva Marco, che avrei eventualmente potuto chiedere compagnia a Matthias, il ragazzo tedesco che stava al piano di sotto, e che parlava anche Italiano, per essere stato 12 mesi a Milano, grazie all’Erasmus. Marco e Gina si misero a confabulare tra loro in inglese. Io a malapena riuscii a presentarmi a Gina. Né il mio inglese né il mio tedesco erano sufficienti per reggere una conversazione di un medio livello.

All’albergo chiaramente non ci andai più. Nell’appartamento ero rimasto, però, da solo; non conoscevo ancora nessuno e non potevo neppure uscire, dato che non avevo le chiavi. Passai la sera a piluccare le cose, più o meno buone e più o meno strane, trovate nel frigo e nella credenza, e a vedere i programmi tedeschi alla T.V.
Verso le 23 qualcuno aprì la porta. Era Matthias. Me lo ero immaginato si alto, ma molto più robusto, biondo e con gli occhi azzurri. Invece era molto asciutto, allampanato, con capelli e occhi castani. Ci presentammo e fu piacevole parlare con lui in italiano; peccato non avergli potuto ricambiare il favore parlando in tedesco.
Successivamente entrò nella camera di Candy per accudire il coniglio, che lei vi teneva dentro. Candy era una ragazza americana che studiava a Kassel già da un anno e che era tornata momentaneamente negli USA per le vacanze pasquali. Doveva essere davvero sui generis come ragazza. La sua sembrava la stanza di un ragazzo, tanto era disordinata e sporca. Vi si sentiva l’odore del coniglio. Matthias apri la gabbia e fece uscire il coniglio, che si mise a scorrazzare per la stanza. Era di candido e morbidissimo vello, davvero molto bello e simpatico, ma che idea strana tenere una bestia in camera!

Matthias dopo 10 minuti se ne andò ed io verso mezzanotte mi accovacciai sul divano e mi addormentai
Il giorno dopo, una volta preso possesso della chiave , ottenni anche la possibilità di uscire. Girai per il campus universitario e feci un giro in centro, per fare la spesa.

Kassel non è una città d’arte, e per via delle distruzioni subite durante la seconda guerra mondiale oggi ha un aspetto prettamente moderno, quasi anonimo. Il Pensionato si trovava in una delle strade più trafficate della città, vicino al Campus (che comodità!) ma anche alla caserma del pompieri (camion dei pompieri anche di notte a sirene spiegate). Il Campus universitario, constava di un insieme di edifici collegati tra loro da stradine pedonali lastricate. Tranne quello della facoltà di ingegneria (un prefabbricato di acciaio e vetro), gli edifici erano di mattoni e avevano tutti una forma geometrica ricorrente: l’esagono. Quindi il campus, visto dall’alto, mostrava tanti edifici affiancati, incastonati e raccordati armoniosamente dalla figura dell’esagono che si presentava ora in forma convessa (la Mensa è esagonale), ora in forma concava (la facciata della Biblioteca si incava in modo da abbracciare la piazzetta centrale, la quale ha quasi la forma di un esagono). Gli edifici erano privi di intonaco e mostravano orgogliosi i loro mattoni rossi.

Nel centro della città potevo trovare molti negozi, supermercati e numerose botteghe di turchi venditori di Kebab. Fra Holländischer Platz (piazza Olanda)e la Königsplatz c’è un strada, chiamata Unterkönigsstrasse che poi prosegue dopo la piazza per giungere fino all’incrocio con la Fünffesterstrasse (via delle 5 finestre .. ?? ). In prossimità dell’incrocio, a lato della Ueberkönigstrasse c’è il Rathaus , cioè il municipio (letteralmente: casa del consiglio). Tutta la “via della regina” è riservata ai pedoni e , insieme alla “piazza della regina” forma il salotto cittadino. Un grande spiazzo interrompe la Ueberkoenigstrasse : è la Friedrichsplatz (piazza Federico) che termina sulla Frankfurter Strasse e tra gli altri edifici mostra il Museum Fridericianum.
Kassel come la maggior parte delle città tedesche ha una rete di tram (Strassenbahn) la quale si diparte dalla Königsplatz (piazza reale) , attraversata da quasi tutte le linee. Con l’immatricolazione alla università di Kassel acquistai anche la possibilità di usare i mezzi pubblici gratis, entro la Kreis di Kassel (cioè la provincia) e una parte della Bassa Sassonia facente capo a Gottinga, ma solo dopo una decina di giorni dal mio arrivo, cioè dopo la settimana di orientamento (Orientierungswoche) fatta da studenti tedeschi messi a disposizione come tutori.
Due giorni dopo il mio arrivo, uscii dal pensionato verso le 10 del mattino, attraverso la porta sul retro, che dava su una scaletta. Aggirai il pensionato, girai a sinistra verso la HoPla (Holländischer Platz), e vidi un ragazzo seduto sulla scala dell’ingresso principale.
Era alto, atletico e ben piazzato e aveva una faccia tipica da statunitense WASP.
Gli dissi, nel mio inglese scolastico: “My name is Alessio, i’m an Italian boy! What’s your name?” Si chiamava Andrew. “Where are you from??” Viveva a Green Bay, città del Wisconsin.
Era arrivato troppo tardi: a parte che era pure venerdì santo, comunque il pensionato quel giorno sarebbe rimasto chiuso, (apriva solo dal lunedì al giovedì); quindi Andrew sarebbe dovuto tornare all’ostello della gioventù dove aveva già pernottato, ma ne approfittai (troppo bello quel ragazzo per lasciarmelo sfuggire così) e quindi lo invitai a salire su da me, per poggiare i bagagli e rassettarsi un po’…. Presi uno dei suoi bagagli e gli dissi “follow me, please!!”

Entrammo cosi nel mio appartamento e gli feci sistemare i bagagli nel piccolo soggiorno. Ci mettemmo a parlare delle nostre origini… Se voleva poteva rimanere fino a lunedi, giorno di riapertura dell’ufficio. Mi domandò se mi dovesse pagare, ma era una domanda assurda dato che l’appartamento non era mio. Gli dissi che comunque mi stava già pagando, dato che io sarei rimasto da solo fino a lunedì e che in un certo senso per me che lui ci fosse era una fortuna. Cosi accettò di restare. Andrew non lo sa (cosi penso) che ha realizzato un mio desiderio: ospitare un bel ragazzo sotto il mio tetto, per accudirlo.

Siccome era stanco gli dissi che poteva stendersi sul mio letto. Dopo un po’ di titubanza accettò ed io ne fui felice. Non potevo toccarlo, abbracciarlo o corteggiarlo, ma potevo, almeno, farlo stare comodo. E, a proposito del pagamento: io mi divertivo a fotografarlo mentre dormiva; peccato che non avessi una vera macchina fotografica, ma solo la fotocamera del cellulare. Andrew si addormentava sempre verso le 10:30 e a me piaceva guardarlo dormire sul divano, con la testa poggiata al grosso orsacchiotto (che probabilmente era un dono della fidanzata); una volta però mi spaventò: digrignò i denti e mi sembrava che mi stesse minacciando. Un brivido mi percorse la schiena. Durante il giorno Andrew aveva anche il tic di strofinarsi la bocca. Penso che fosse il rovescio della medaglia del suo bruxismo.
Al suo risveglio si sedette per la cena. Mi chiese se avessi una ragazza ed io, in tutta sincerità, gli risposi di no. Andrew invece l’aveva e gli mancava. Mi domandò se mi mancasse la mia famiglia e gli dissi, ancora con sincerità, che in fin dei conti, se ero venuto in Germania, era anche per staccare un po’ da essa, la quale, tanto, avrei ritrovato tale e quale al mio ritorno. Non me ne fregava nulla, non ero mica partito in esilio!

Ma lui invece era triste. Durante i 4 giorni che stette da me, si mise a scrivere una lettera per i genitori e volle parlare anche di me e della mia ospitalità. Mi chiese allora di scrivergli in un foglietto il mio nome.
Cenammo insieme; cucinai una pasta alla carbonara che però non era uscita bene come avrei voluto, ma lui disse che era buona; non saprò mai se abbia detto la verità (il che potrebbe dirla lunga sulle abitudini alimentari statunitensi) o se fosse solo una frase di circostanza. Andrew infatti era il tipico “uomo-che-non-deve-chiedere-mai”; aveva un certo understatement e se non era un musone, non era neppure un allegrone. Aveva una voce nasale e grave ed un pesante accento, tanto che non riuscivo a capire granché di ciò che diceva. Dovetti quindi, a un certo punto, scrivergli su dei fogli di carta e farmi rispondere per scritto. Si stupì della correttezza della mia scrittura. Il punto è che non avevo mai parlato in inglese prima d’ allora, ma comunque l’inglese lo avevo studiato.
Il giorno successivo andammo al parco dell’ Orangerie, a piedi. Il parco sta poco a sudest del municipio. Ci sedemmo su delle panche di marmo lungo un viale con alberi presenti in un solo lato mentre dall’altro lato c’è uno spiazzo ampio antistante al palazzo dell’Orangerie. Scattai delle foto ad Andrew .

A dire la verità io volevo salire su una collina dalla quale ammirare la città, ma non era là. Stava dall’altra parte, nel parco di Wilhelmsoehe in cui andammo, sempre a piedi, il giorno seguente. Fu una scarpinata formidabile, specie alla fine, quando, dopo aver percorso tutta Wilhelmsoehe Allee ed essere arrivati al castello del langravio Wilhelm, salimmo tutti i gradini della scala monumentale che portava presso l’Erkules. Io avevo la lingua a terra; Andrew, invece, non mi sembrò affaticato. Era un giocatore di football americano, quindi decisamene allenato.

Tornati a casa, quella notte, dato che avevo visto che si era portato una bibbia (cosa normale per molti americani, non solo degli USA, ma anche di altri stati; anche una ragazza messicana ne aveva una sul suo comodino, avrei visto in seguito) gli chiesi se credesse molto in Dio.

Gli dissi che io non credevo, ma che in quei 3 giorni erano avvenute per me delle coincidenze fortunate: l’aver incontrato delle persone che mi hanno guidato e, in alcuni casi, anche accolto e, infine, aver incontrato lui, che mi ha tenuto in compagnia. Andrew ribattè: “I prayed God, that he did send to me a guy to help me, and you have come”. Quindi ai suoi occhi ero come un angelo di dio mandato in suo soccorso. :) *.*

Mentre dormiva, scrissi il padre nostro in italiano con traduzione inglese, su un foglietto che misi sopra il suo diario, che mi guardai bene dall’aprire anche se mi attirava.

Il giorno dopo Andrew fece alcune osservazioni sulla vera forma ufficiale del padre nostro in inglese. Verso le 10 se ne andò ed io rimasi di nuovo solo, con un senso di vuoto dentro. Doveva andare al suo monolocale in un altro pensionato dello Studentenwerk (opera studentesca). Il giorno dopo sarebbe tornata Gina, la ragazza ungherese, ma per quel giorno sarei rimasto da solo.

Orientierungswoche: Settimana d’orientamento: questo mi aspettava a partire dall’ 11 aprile. Io ero arrivato a Kassel il 4, prima di Pasqua, proprio per non mancare alla settimana d’orientamento. Ci divisero in tre gruppi una volta che ci presentammo al numero 9 della Diagonale, la stradina che da Hollaendische Platz va alla Mensa. Venni indirizzato dalla professoressa Sabine Russ per discutere del piano di studi. Ma io avevo un piano di studi fittizio, perché il programma del secondo semestre non era stato ancora pubblicato quando dovevo presentare il learning agreement alla mia facoltà, a gennaio. Cosi ne compilai uno sulla base dei titoli dei corsi del semestre esistivo dell’anno precedente.

Siccome non riuscivo a farmi capire dato che il mio tedesco e il mio inglese erano stentati, a un certo punto scoppiai a piangere: farfugliai in tedesco che non sarei dovuto partire (ich musste nicht ausfahren!) ; la professoressa , che capiva l’italiano ma non lo parlava bene, mi disse: “Mi dispiace, ma non capisco che cosa vuoi…” Io mi illuminai a sentirla parlare in italiano, ma lei subito mi disilluse, schernendosi dicendo che il suo italiano era alquanto insufficiente. Le dissi, allora, che volevo un colloquio con il professore referente per Cagliari, Harmut Ullrich e che dovevo scrivere un nuovo piano di studio. Siccome il professore sarebbe stato disponibile solo il lunedì successivo e dato che non c’era poi tanta fretta, mi diede tempo per riscrivere il piano, consultando il programma esposto in una bacheca al piano di sotto.
Il lunedì successivo incontrai il professor Ullrich ed ebbi la possibilità di parlare con lui in italiano, che egli conosceva benissimo e senza un forte accento. Gli presentai il piano di studi e lo approvò.

Circa dieci giorni dopo il mio arrivo a Kassel, suonarono al campanello del mio appartamento due ragazze italiane, proprio mentre io stavo andando in bagno; la mia accoglienza non fu quindi delle migliori, ma non potevo fare diversamente. Le feci quindi attendere nel salottino, loro malgrado. Me lo rinfacceranno bonariamente per i successivi sei mesi … :)

Erano piombate all’ improvviso nella mia vita, dato che io neppure lo sapevo che ci fosse un’altra italiana nell’edificio. Si chiamava Veronica, veniva da un paesino in provincia di Brescia e stava a Kassel già da sei mesi;. Come lei anche Martina, che però veniva da un paese della provincia di Trento, a 8 km dall’Alto Adige.
Mi invitarono a venire con loro quella sera stessa al Freuden Haus (Casa della Gioia … alla lettera) il pub che, per la sua vicinanza all’università, era il punto di incontro preferenziale per gli studenti Erasmus, in particolare ogni mercoledì; la prima volta che ci andai era pieno di gente, proveniente da decine di paesi; c’erano persone anche fuori del locale, davanti all’ingresso. Una volta entrati, Martina e Veronica mi presentarono una sarda, Barbara, che mi parve fredda, poco simpatica. Le dissi che, se avesse voluto, saremmo potuti tornare insieme al ritorno a Cagliari, ma lei non apprezzò molto (o così mi parse dalla sua faccia inespressiva).
Il locale era davvero troppo piccolo per il numero di persone che lo frequentavano, ma d’altro canto aveva il vantaggio di essere al tempo stesso un pub e una discoteca (sia pure minuscola) e che non si pagava per entrare. Le discoteche di Kassel erano tutte a basso costo ma, in Italia, sarebbero state fuorilegge per via dell’assenza di uscite di sicurezza.

Un altro lato negativo dei locali di Kassel era dato dall’assenza di una legge contro il fumo nei luoghi aperti al pubblico; quindi per entrare in essi dovevi accettare di fumarti anche tu, passivamente, almeno un pacchetto, tutto in una volta.

Tra le altre persone che mi vennero presentate al Freuden Haus ho il piacere di ricordare alcuni ragazzi spagnoli tra i quali in particolare Seryio, detto Papi dalle italiane … Seryio è un ragazzo molto affettuoso, alto e grosso (un tempo era anche muscoloso). Ha una faccia alta e larga, squadrata ma non spigolosa, occhi castani, fronte rugosa, naso a patata e un sorrisone (quasi) sempre stampato in viso.

L’altro ragazzo spagnolo che menziono (se non altro perché, devo dire la verità, mi attraeva, soprattutto per il suo viso, da cucciolone che ti chiede: “mi coccoli un po’?”) si chiama Enrique, detto Quique. Le ragazze, anche loro, lo consideravano attraente, sebbene fosse fuori forma, con la pancia. A me piaceva anche con la pancia, e poi non è che avesse così tanta … era robusto ma la ciccia copriva solo l’addome, in maniera tonica (la pancia non era pendente né flaccida).

Quella sera venne anche Andrew con un suo connazionale, di origine pachistana. Lo avevo conosciuto già durante la settimana d’orientamento, prima della divisione in gruppetti. Io pensavo
fosse mediorientale, e rimasi un po’ stupito quando lo sentii parlare in inglese con spiccato accento americano. Difatti lui non si considera pachistano, ma statunitense, sebbene non abbia la cittadinanza; giunse negli USA con la famiglia a soli 3 anni. Del Pakistan non ricordava nulla e neppure gliene importa anche se ha detto di conoscere un po’ di urdu, ma meno dello spagnolo e del francese, lingue che studia in quanto iscritto in lingue straniere.

Andrew disse alle persone presenti vicine a lui (italiane, spagnole, polacche, più un ragazzo olandese…) che lo avevo ospitato per 4 giorni nel mio appartamento.

Fu un piccolo atto di riconoscenza.

[...]




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 9/1/2010 alle 19:27 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
vita familiare
8 agosto 2009
Un articolo de La Repubblica, il mio quotidiano preferito, sulla stronzata di mio padre. Rivelazione di una strage.

Un articolo de La Repubblica, il mio quotidiano preferito, sulla stronzata
di mio padre.

Rivelazione di una strage.

 

La mia psicologa sostiene che l'omicidio non sia naturale (tanto più che si fa distinzione tra morte naturale e morte provocata); io però penso che purtroppo sia parte delle variegate fattispecie della natura umana odiare e che la bestia più feroce sia proprio l'Uomo, l'unico animale che abbia ammazzato sistematicamente membri della propria specie per fini di potere (dicesi "Guerra"  ). 

Inoltre la natura coincide sempre con la realtà: se uccidere fosse innaturale sarebbe anche irreale, quindi impossibile.

Mio padre invero non è una persona malvagia ma neppure una persona giusta ed equilibrata; fece la guardia giurata come ripiego, mentre in realtà avrebbe voluto un posto nelle forze dell'ordine: non fu preso perché dichiarato psicologicamente non idoneo e quando riuscì ad essere preso nella Guardia di Finanza rovinò tutto andando a fare il bambino nelle altre caserme (della serie: "avete visto? ce l'ho fatta!"); bastò una telefonata per annullare il suo arruolamento, in quanto psicologicamente inadatto.

Mio padre aveva la passione per le armi, quasi che avesse ragione di sentirsi più sicuro armato, come se avesse qualcuno che lo perseguitasse; mi è stato riferito dai parenti materni (conosciuti quest'anno) che era abbastanza ossessivo: dormiva con la pistola sotto al cuscino (forse per non perderla); andava in un campo aperto che usava come poligono di tiro (abusivamente) e mi è stato riferito da un becchino del cimitero di Monserrato, che lo conosceva, che una volta sparò in testa a un cane preso come bersaglio (sarà vero? e in che circostanze lo fece?).

Mi è stato riferito, da parenti materni, che mio padre incuteva paura in tutti loro e che tra l'alro era violento e che mia madre venne anche picchiata varie volte da lui (ma chissà se le cose stanno davvero così....) ; di contro mia nonna paterna mi ha riferito una frase dettale da mia madre: "io non mi sarei neppure voluta sposare; a me sarebbe bastato avere questo figlio per me, per la mia vecchiaia"  in riferimento a me, suo primogenito, concepito prima del matrimonio (e sua madre non lo doveva sapere).  Ma mia madre aveva anche dei valori e sebbene fosse gravemente provata dalla talassemia, quando le dissero che avrebbe dovuto abortire il secondo figlio, si rifiutò categoricamente.

Probabilmente mia madre, pur essendo più grande di mio padre di ben 13 anni, era più moderna di lui; piuttosto che sostenere una situazione ormai ingestibile, preferì gettare la spugna anche sollecitata dalla sorella Alma, che nel frattempo aveva trovato na sistemazione come operaia nei pressi di Milano. 

Fu così che Palmira Picciau, mia madre, prese la decisione di andare anche lei in Lombardia, dalla sorella, portandoci con lei (suppongo...); ma come si suol dire,  fece i conti senza l'oste... e il conto fu molto salato: un conto definitivo con la vendetta di un uomo lasciato solo, scartato, come un giocattolo che non serve più. Sentirsi rifiutati può far scatenare istinti omicidi, specie se interviene un fenomeno neurologico definito "sequestro neurale".

http://www.google.com/search?q=sequestro+neurale

&rls=com.microsoft:it:IE-SearchBox&ie=UTF-8&oe=UTF-8&sourceid=ie7&rlz=1I7ADBS_it

 

Ci potrà essere spazio per il perdono?

 Non dico solo mio e di mio fratello, che è già avvenuto, ma anche dei superstiti delle famiglie che mio padre ha contribuito a distruggere?

Io vorrei che ci fosse possibilità di coesione tra i due rami della mia famiglia: quello materno e quello paterno.

Ho incontrato mio padre che mi ha raccontato la sua versione dei fatti; dice che in sostanza è avvenuta una lite tra i fratelli di mia madre per questioni di denaro e che lui ha commesso l'errore di intromettersi e preso da uno scatto di rabbia ha ammazzato tutti.... 

C'è poco di che sentirsi scagionati, ma del resto lui si prende tutta la responsabilità delle sue azioni. Ha diritto a una seconda possibilità, ma il tempo perduto è irrecuperabile.

 

_________________________________________________________________

 

A seguire commento l'articolo che il quotidiano La Repubblica scrisse, in modo inesatto, forse per la tempestività con cui ha voluto diffondere la notizia.

 

 

Nel frattempo mio padre ha letto questo articolo e mi ha fatto arrivare, oggi 10 dicembre 2009, un messaggio orale tramite mia nonna (posto che io vivo ancora a casa di mia nonna, con mio fratello, due zie, uno zio e persino un cugino).

Mio padre vorrebbe farmi sentire la sua versione dei fatti, penso per cercare di scagionarsi dei delitti compiuti.  Anche i miei familiari sostengono che mio padre, sebbene abbia commesso quei delitti, non è una persona malvagia: sono d'accordo. Infatti mio padre non è cattivo, mio padre è uno sprovveduto totale!!! lo si evince dal fatto stesso che abbia voluto fare un figlio (me, perchè cristian venne 3 anni dopo) con quella che a mio avviso (e spero di sbagliarmi) era la prima donna che gliela diede!!!

Quella povera donna poi era gravemente malata (era talassemica) e in più era più vecchia di lui di ben 13 anni! 

Quando lei ottenne la separazione e si allontanò per sempre da mio padre, da sempre inviso alla famiglia di mia madre (i Picciau), mio padre non ci vide più; anni di piccole e grandi scarramucce tra cognati, e infine la morte della madre di mia mamma, (mia nonna, in qualche modo, teneva tutto in equilibrio), fecero accadere l'irreparabile.

Mio padre aveva una pistola in qualità di guardia giurata, e la portava sempre con sé;  proprio con quell'arma regolarmente in suo possesso ha tolto la vita a 4 persone.

Se ne sentono di tutti i colori in Tv e in fondo nella strage causata da mio padre, come suggello di un matrimonio fallimentare, non c'è quasi niente di speciale.

Per dirla con Hannah Arendt,  la banalità del male implica che chiunque può usare violenza a livelli irreparabili, sia pure per eseguire ordini (com'era in particolare nei casi studiati dalla filosofa), ma anche se chi compie l'omicidio si trova nel momento sbagliato, nel posto meno adatto... e per di più con un'arma che in realtà NON avrebbe mai dovuto possedere!  Basta allora un niente, una parola di troppo, un rifiuto (come nel caso di mio padre, che non fu accettato per i funerali di mia nonna materna), per scatenare la furia di una persona; e basta pure la disperazione e la mancanza di senso critico, l'impulsività, l'irascibilità di mio padre (magari anche peggiore di adesso, a quell'età; aveva circa 30 anni) per compiere azioni deleterie. 

http://www.google.com/search?hl=it&rls=com.microsoft:it:IE-SearchBox&rlz=1I7ADBS_it&ei=XpohS5K9E8PK_gbn6JyfBA&sa=X

&oi=spell&resnum=0&ct=result&cd=1&ved=0CAYQBSgA&q=la+banalit%C3%A0+del+male&spell=1

 


 


Ecco il link del mio blog in cui ho espresso già nel 2006, le mie impressioni sul triste fatto.  Riporto integralmente il commento scritto in quella pagina del blog.


http://ilmondodigalamay.ilcannocchiale.it/
2006/08/09/rivelazione_di_una_strage.html
vita familiare  9 agosto 2006

Rivelazione di una strage


La breve e, probabilmente, incompleta storia dell'omicidio
di mia madre e di altre tre persone, da parte di mio padre.





CITAZIONE (Gatsu1989 @ 9/8/2006, 16:25)
cmq per il fatto dell'adozione, io penso che un bambino
debba avere una figura maschile e una femminile.
Anche se so che ci sn alcuni gay che probabilmente
crescerebbero un bambino meglio di una coppia etero...
Però penso cmq che sia meglio una coppia etero




Questa è la risposta che danno tutti per un semplice pregiudizio di conservazione. Comunque se c'entrasse qualcosa l'orientamento sessuale dei genitori o il fatto che ci siano entrambe le figure, io dovrei essere etero....

Fatto sta che io sono cresciuto senza un padre per via di fatti incresciosi accaduti quando avevo solo 5 anni, in mia presenza.

Mio padre è uscito di prigione pochi giorni fa per via dell'indulto, ma sarebbe uscito comunque fra un anno per l'accorciamento della pena per buona condotta.

Mi chiedo come si possano dare sconti di pena così massicci a un pluriomicida, considerando che fu punito con l'ergastolo in prima istanza, e con 30 anni di carcere in appello; tanto più che la buona condotta dentro un carcere non denota quasi mai un vero cambiamento di mentalità; si tratta il più delle volte di un comportamento opportunistico in vista dell'accorciamento della pena.

---------------------------------------------

Mio padre mi ha ricordato per telefono, nel giorno del suo compleanno (sembra che gli abbiano fatto il regalo scacerandolo...) quella "promessa" che gli feci a 17 anni e cioè che dopo la sua scarcerazione avremmo parlato di quel che voleva dirmi. In realtà era solo un modo per prendere tempo.

Non credo proprio che parlerò mai con lui. Egli ha fatto cose di cui magari si è pentito (anche se non ha capito la reale portata del suo gesto) e anche se ha sanato il suo conto con la Giustizia, il reato resta e i moventi pure rimangono. Se io gli dessi ascolto sarebbe come dargli ragione.

Lui ha ucciso mia madre e altre 3 persone, parenti naturali e acquisiti di mia madre (un fratello e due cognati) quando io avevo 5 anni. Mia madre, che per fortuna io non ricordo, aveva ottenuto la separazione e aveva intenzione di andare a Milano con la sorella e di portare con lei me e mio fratello.

Dopo la morte dei miei nonni materni la famiglia di lei, cioè i suoi fratelli, ebbe la libertà di cacciare di casa mio padre, che si comportava in modo prepotente e irrispettoso.

La goccia che gli fece traboccare il vaso del raptus (cosi io lo interpreto , come raptus,---è avvenuto tutto nell'arco di una settimana--- non come omicidio premeditato, almeno spero, anche se forse il raptus è peggio) fu la notifica da parte di mia madre che sarebbe partita per Milano portandoci con lei.

Lui con la pistola che aveva in qualità di guardia giurata ha commesso una mattanza.

Il movente eravamo noi, i figli , considerati alla stregua di proprietà.

Mio padre non potrà mai rivolgersi come padre...
se lo incontrerò sarà un incontro fra estranei, o poco di più....


A conti fatti sono orfano di padre e non di madre.
Sono stato affidato alle mie zie paterne e alla nonna... non ho avuto vere figure paterne... Ma neppure mio fratello le ha avute e lui non è gay.
Quindi non c'è una correlazione tra genitori e figli riguardo alla tendenza eroticosentimentale.



Vi ringrazio per l'attenzione e mi scuso per la crudezza di questa rivelazione.


Ciao

Alessio


permalink | inviato da il 9/8/2006 alle 21:27 | commenti (4) |

 



Un altro articolo su tale oscenità era disponibile nell'archivio telematico del quotidiano La Stampa, ma questo link non si apre più. :(

http://www.archiviolastampa.it/component/option,com_lastampa/task,search/action,viewer/Itemid,3/page,0009/articleid,1370_02_1985_0318_0009_19858402/  

________________

Revisionato il 31 luglio 2018








permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 8/8/2009 alle 0:0 | Versione per la stampa
sentimenti
27 aprile 2009
Mio commento al risultato di un test sulla personalità...

Comprendi te stesso molto meglio di quanto facciano le persone che ti conoscono. Detesti la superficialità; preferisci rimanere isolato piuttosto che soffrire l´impatto di un dialogo sterile. Ma ti relazioni con gli amici in modo intenso e profondo, e questo ti da tranquillità ed armonia spirituale indispensabile affinché tu possa star bene. Non ti preoccupi della solitudine, anche se a volte dura per lunghi periodi di tempo: é una situazione che non ti dispiace.
14 minuti fa

Non mi pare proprio azzecatissimo... Di certo non sono estroversissimo e neppure un buontempone, ma non sono neanche un eremita.

Inoltre, magari le mie amicizie fossero davvero intime e profonde come descritte nella didascalia del risultato; in realtà so davvero poco dei miei amici (intendendo per amici persone con cui vado d'accordo, che mi vogliono bene e a cui ne voglio altrettanto);

In quanto alla superficialità, quella riguarda anche me, in quanto non tutto ciò di cui si può discutere è alla mia portata... o per disinteresse (come per esempio il calcio e lo sport in genere) o per incapacità di comprendere l'argomento in questione (mi piacerebbe parlare di cose complesse, tipo matematica, fisica, chimica, ecc ecc... o giocare con quiz logici difficilissimi, sfidando gli amici --- che però dovrebbero essere intelligenti tutti allo stesso livello: in un mondo giusto saremmo tutti altamente intelligenti --- ma perderei sempre oppure non avrei nulla di interessante da dire...)

In quanto alle materie umanistiche... ne so quanto basta per non essere considerato un ignorante, ma non abbastanza per essere considerato persona di vastissima cultura e che ha una risposta a tutto ciò che concerne la cultura.

Ergo: le mie conversazioni non possono che essere superficiali :(

Non posso allora recriminare sull'altrui superficialità. Cio su cui mi sento di esprimere disappunto è sul fatto che non so se ci si possa davvero fidare l'uno dell'altro e darci man forte a vicenda; mi pare che il rapporto che ho coi miei amici (e che essi hanno tra di loro) sia, piuchealtro, derivi dall'incontro casuale tra individui aventi la comune esigenza di non restare soli.
 
Alessandro Farci
 Alessandro Farci alle 21.06 del 27 aprile
invece hai molti più pregi di quelli che pensi
Alessio Giandomenico Mameli
 Alessio Giandomenico Mameli alle 21.11 del 27 aprile
a su mancu fethat!!!



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 27/4/2009 alle 21:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
23 marzo 2009
La mia pagina di informazioni personali su Facebook
 

Alessio Giandomenico Mameli

 



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 23/3/2009 alle 22:28 | Versione per la stampa
letteratura
19 febbraio 2009
Poesia per un ragazzo, troppo furbo per me, disonesto con me.
Poesia per un ragazzo, 
troppo furbo per me,
disonesto con me


Sei scappato via come un folletto
lasciandomi, dopo avermi fatto
fesso, a rimuginar sol soletto
sul perchè del tuo rapido commiato.


E non capisco se t'abbia trattato
mal e ti sia allor così impaurito,
oppur se avessi già stabilito
di considerarmi qual un oggetto,
foriero di un cazzo ben eretto.


Ma se sei disposto a rimediare,
mi volessi di nuovo incontrare,
non ti dirò di no! basta che tu
di maggior fiducia faccia virtù.


Se la voglia di commetter un atto
di lussuria con me andò passando,
e se la goduria andò scemando,
dovevi soltanto dir di finire,
non prenderti di me sifatto gioco,
non prendere i piedi di nascosto
e, come un disonesto, fuggire.

Vorrei tra noi accender un fuoco,
fucina d'intima condivisione
di un'unica dolce emozione.
Vorrei andare di più in profondo,
per far di sensazioni un' unione.



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 19/2/2009 alle 12:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
SCIENZA
25 ottobre 2008
Ho iniziato una terapia con Sertralina cloroidrato... chissà se gli effetti su di me saranno come quelli che vengono raccontati in questo articolo...
Ho iniziato una terapia con Sertralina cloroidrato... 
chissà se gli effetti su di me saranno come quelli
che vengono raccontati in questo articolo...
lo saprò tra circa due , tre settimane.



INVECE DEL PROZAC

Depressione Calano le vendite del farmaco. La pillola magica
è diventata obsoleta? No: semplicemente, ci sono più prodotti tra cui scegliere


di Antonio Caperna
Foto di D.Lovegrove - T. Evans/SPL/G.Neri
Foto di A. Wyant/L. Ronchi/Stone


La "pillola della felicità" è in crisi. Le vendite del Prozac, antidepressivo a base di fluoxetina, sono in netto calo. Capostipite della classe degli inibitori specifici della ricaptazione della serotonina-Ssri (molecola la cui carenza provoca, appunto, la depressione), nella metà degli anni Ottanta la fluoxetina ha aperto la strada a un nuovo e più efficace modo di curare la patologia, in alternativa agli antidepressivi triciclici. "Ma il calo delle vendite non dipende da nuovi prodotti, definiti erroneamente più forti o con minori effetti collaterali", specifica Enrico Tempesta, docente di Neuropsicofarmacologia all'Università Cattolica di Roma, "piuttosto dalla possibilità che le nuove molecole hanno di rispondere meglio alle forme individuali di depressione. In pratica, si personalizza la terapia. Come per altre malattie, c'è più scelta di cura, essendoci diversi prodotti sul mercato".

Ansia e depressione colpiscono dai 6 a 10 milioni di italiani l'anno, soprattutto tra i 40 e i 50 anni, ma anche il 3 per cento dei bambini, il 5 dei ragazzi e il 38 degli anziani. Quanto alle differenze sessuali, dopo la pubertà le donne hanno un rischio doppio, soprattutto dopo il parto: circa l'85 per cento delle neomamme soffre di depressione. Sull'argomento ci ha rilasciato un'intervista il professor Fabrizio Stocchi, del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Irccs Neuromed, Università La Sapienza di Roma. Possiamo considerare la fluoxetina una molecola sorpassata? "A mio avviso, è stato un errore considerarla la pillola della felicità, ma ugualmente si sbaglia ora se si pensa di metterla da parte.

A 15 anni dall'entrata in commercio resta un farmaco eccellente, anche perché ha avvicinato alla cura tante persone con depressione minore o mascherata (crisi di panico, ansia somatizzata, fobie, insonnia), soprattutto giovani". Come spiegare, allora, il calo delle vendite? "La specialità farmaceutica ha certamente risentito della presenza sul mercato del suo generico, reperibile a prezzi inferiori. Ciò ha portato probabilmente la casa produttrice a diminuire la ricerca clinica sul prodotto, poiché il brevetto era in scadenza, concentrando gli sforzi su altre molecole.

Da non sottovalutare poi la pubblicità che ha accompagnato il medicinale in commercio, spesso positiva (il Prozac ha anche dato il nome a un gruppo musicale), ma anche negativa ogni qualvolta si è fatto riferimento a eventi drammatici di tipo psicopatologico. Invece, se un soggetto con turbe psichiche compie un gesto estremo, non è certo perché assume la fluoxetina. Infine, trattandosi di un farmaco molto noto, nel particolare rapporto medico-paziente con problemi psicologici può accadere che sia prescritto un farmaco della stessa classe ma leggermente diverso, poiché il malato cerca qualcosa di migliore e più specifico per il suo caso". Non siamo, quindi, di fronte alla ricerca di farmaci più forti, magari per problemi di assuefazione o di effetti collaterali? "Nessun inibitore della ricaptazione della serotonina dà dipendenza dal punto di vista farmacologico.

L'eventuale sospensione si fa in maniera graduale solo per riabituare l'organismo a produrre serotonina. Non è corretto, quindi, parlare di assuefazione. In psicofarmacologia, poi, l'efficacia di un farmaco dipende anche dalle dosi, e quindi dalla sua tollerabilità. Anche se la fluoxetina può dare talvolta un aumento dell'ansia e disturbi del sonno, non credo sia un motivo valido per evitarne l'assunzione". Quali sono le nuove molecole che insidiano la leadership della fluoxetina? "Fanno parte della stessa classe, e alla comune azione antidepressiva ognuna associa qualche piccola caratteristica, che la differenzia e permette una terapia più personalizzata.

La paroxetina, per esempio, è anche indicata contro la fobia sociale e l'ansia generalizzata; la sertralina e il citalopram sono meno ansiogenetici; la venlafaxina e la reboxetina migliorano l'umore e la reattività del soggetto, poiché interferiscono anche con il sistema adrenergico e noradrenergico; la mirtazapina è più sedativa rispetto alle altre molecole. Gli effetti avversi sono simili e vanno dai disturbi gastrointestinali - nausea, perdita di peso - alla cefalea, dal nervosismo alla riduzione della libido, ai brividi". Non vi sono anche prodotti d'erboristeria contro la depressione? "Diversi studi hanno dimostrato la bontà di alcune di queste sostanze, che però vanno assunte sotto controllo medico. In ogni caso, ricorrere ai farmaci dà più garanzie, perché sono testati scientificamente, quindi sicuri e tollerabili".






Vantaggi: Molto efficace contro la depressione
Svantaggi: Lieve agitazione (i primi tempi), lievi disturbi sessuali

Lo consiglieresti ai tuoi amici? Sì 

Opinione completa



Iniziai ad assumere Zoloft (principio attivo: sertralina) nel 1996, quando
avevo quasi 25 anni.

Erano ormai 2 o 3 anni che ero moderatamente ma continuativamente
depresso, cioè mi trovavo in uno stato di malessere non grave -
non tale da non riuscire ad alzarmi dal letto la mattina, per intenderci -
ma più o meno costante. Appartenevo alla categoria di persone
che la scrittrice americana Elizabeth Wurtzel - autrice di un noto libro
in cui racconta la sua esperienza di depressa ("La felicità difficile:
il mio viaggio nell'inferno della depressione e ritorno", titolo originale,
molto più significativo: "Prozac Nation") - definisce "feriti in grado
di camminare": persone, cioè, che pur essendo depresse, riescono
comunque a funzionare, ad andare al lavoro, a fare una vita esteriormente
normale, ma fanno tutto questo stando sempre vagamente male,
con un malessere diffuso di sottofondo.

In quell'autunno del 1996 mi apprestavo ad affrontare un periodo difficile
e di grandi cambiamenti. Avevo vinto un concorso pubblico e iniziato
a lavorare. Il nuovo lavoro richiedeva impegno, dovevo ambientarmi,
affrontare inevitabili difficoltà e ostacoli, e per fare tutto questo dovevo
essere forte, non potevo permettermi di essere depresso, perché la depressione
rende fragili e vulnerabili. Decisi perciò che avevo bisogno di un aiuto esterno, altrimenti non ce l'avrei fatta. Avevo letto alcuni articoli sulla depressione,
mi ero documentato e sapevo che esisteva una nuova categoria farmaci
antidepressivi (allora erano ancora considerati una novità), il più noto
dei quali era il Prozac, che erano efficaci e privi dei pesanti effetti
collaterali degli antidepressivi tradizionali (i cosiddetti "triciclici": imipramina, clomipramina, ecc.), che facevano ingrassare, provocavano nausea,
danni al fegato e altro.

Mi recai dal medico di famiglia, una giovane dottoressa che non era specializzata
in psichiatria, ma che sembrava piuttosto preparata e aggiornata, e probabilmente avrebbe saputo prescrivermi il farmaco giusto. Solo nel caso che lei non fosse stata
in grado di aiutarmi, mi sarei rivolto a uno psichiatra, ma non prima di aver fatto
un tentativo con lei, anche perché non ero entusiasta all'idea di spendere carte
da centomila per una o più visite specialistiche. Spiegai alla dottoressa il mio problema, le dissi che soffrivo di depressione a forte componente ansiosa
e le chiesi di prescrivermi qualcosa. Lei fu dapprima un po' restia, disse
che non prescriveva volentieri antidepressivi a ragazzi così giovani,
ma dietro le mie insistenze mi diede una ricetta con questo farmaco
dal nome bizzarro: Zoloft. Un parente stretto del più famoso Prozac,
appartenente alla stessa "famiglia", ossia alla classe di farmaci denominati
SSRI (Selective Serotonine Reuptake Inhibitors: inibitori selettivi
della ricaptazione della serotonina). Mi disse che dovevo assumere
una compressa da 50 mg. al mattino a colazione e mi raccomandò
di contattarla in caso di effetti collaterali, che comunque, secondo
lei, avrebbero dovuto essere modesti.

Acquistai subito il farmaco (oggi sarebbe gratis, perché questi farmaci
sono ora classificati in fascia A: a totale carico del Sistema Sanitario
Nazionale; all'epoca bisognava pagarli, ma era una spesa sostenibile)
e la mattina dopo a colazione ne presi una compressa.
Ero molto fiducioso: avevo letto giudizi entuasiastici su questo
tipo di farmaci, che alcuni non esitavano a definire miracolosi,
e li chiamavano "pillole della felicità", perciò nutrivo grandi
aspettative da quella pillolina.

Aspettative che non andarono deluse, anche se di miracoli
non si può parlare. Le prime due settimane passarono senza
alcun miglioramento, ma ero preparato a questo: sapevo che questi
farmaci non agivano subito, ma dopo due o tre settimane
(dette "periodo di latenza"). Gli effetti indesiderati, invece, quelli sì,
si manifestarono immediatamente, fin dalla prima compressa.
Niente che non fosse sopportabile, comunque: uno stato di leggero
nervosismo, come se avessi esagerato col caffè, e difficoltà di eiaculazione.
Il nervosismo si attenuò nelle settimane successive, fino quasi a scomparire;
la difficoltà a raggiungere l'orgasmo diminuì un po', ma purtroppo permase.
Quello è un problema che non si risolve mai del tutto. Gli effetti collaterali, comunque, apparivano tollerabili. Intanto aspettavo con fiducia gli effetti positivi.

Questi arrivarono improvvisamente dopo circa quindici giorni.
Dico improvvisamente, perché non ci fu un graduale miglioramento dei sintomi depressivi, ma una brusca e improvvisa virata verso il buon umore.
Così, da un giorno all'altro, senza avvisaglie. Una mattina mi svegliai
senza il solito senso di angoscia (è noto che il risveglio al mattino
è il momento peggiore per i depressi, e io non facevo eccezione:
erano anni che mi svegliavo di pessimo umore), bensì con uno strano
senso di allegria addosso, quasi una sorta di leggera euforia.
Vedevo la luce che filtrava dalle tapparelle e mi sentivo contento
che una nuova giornata fosse iniziata (mentre per anni il mio primo
pensiero al mattino era stato: "Uffa, un'altra giornata da affrontare..."
).
Mi alzai dal letto, pieno di energia, con tanta voglia di vestirmi, uscire,
agire, realizzare cose. Persino l'idea di una giornata di lavoro in ufficio
mi sembrava allettante. Quel giorno avrei fatto volentieri qualsiasi cosa.
In realtà non avevo alcun motivo particolare per sentirmi allegro, mi sentivo così
e basta.
Forse essere leggermente allegri è la condizione normale per chi non è depresso. Forse - non voglio cadere nella retorica - la vita quotidiana ci offre sufficienti motivazioni per essere moderatamente allegri. O forse il farmaco produceva un artificiale e immotivato buon umore, agendo come una specie
di droga, ma senza gli effetti devastanti delle droghe vere e proprie.
Non sapevo, e in fondo non mi interessava: stavo bene, e questo
era ciò che contava.

Quel giorno (non ricordo la data esatta; avrei dovuto segnarmela!) rappresentò
una specie di spartiacque, perché separava il prima e il dopo, la vita da depresso
e la vita da persona normale. Quando mi svegliai quella mattina pensai fra me
e me: "E' finita, stavolta è proprio finita", riferendomi alla depressione e
alla mia vita negli anni precedenti. Capivo che era iniziata una nuova
fase della mia esistenza.

Cointinuai a prendere lo Zoloft, sempre alla stessa dose (50 mg),
per circa nove mesi. Penso di potermi ritenere fortunato per essere stato
così reattivo al farmaco. So che altre persone devono assumere dosi assai
più elevate (addirittura 300 mg, nel caso di un ragazzo che conosco) per ottenere un effetto; a me è sempre bastata la dose minima. Dopo circa nove mesi che stavo bene, decisi, d'accordo con la dottoressa, di interrompere l'assunzione del farmaco. Smisi senza problemi. Nessun sintomo di astinenza e nessuna ricaduta nei mesi successivi. Anni dopo avrei avuto bisogno di ricorrere nuovamente agli antidepressivi, ma quella è tutta un'altra storia.

Sono molto soddisfatto dello Zoloft e sono contento di averlo preso. Mi ha fatto un gran bene, mi ha aiutato a superare un momento difficile e credo che, entro certi limiti, abbia anche modificato, in meglio, il mio modo di pensare (il mio "stile cognitivo", direbbero gli psichiatri), la mia visione del mondo, il mio atteggiamento verso la realtà, rendendolo più positivo. Prima, invece, vedevo le cose attraverso la lente deformante della depressione. Vorrei sottolineare che lo Zoloft (ma lo stesso credo si possa affermare anche degli altri antidepressivi della medesima categoria), contrariamente a ciò che molti pensano o temono, non intontisce, né stordisce, né provoca sonnolenza, ma anzi, al contrario, rende più più svegli, più lucidi, aumenta la capacità di concentrazione e il livello di vigilanza. Puntualizzo, inoltre, che il suo effetto è perfettamente naturale: il benessere psichico che induce non si distingue da quello spontaneo, e chi lo assume non avverte la sensazione di essere "drogato".

Sul versante negativo, devo rilevare soltanto il fastidioso effetto collaterale rappresentato dall'eiaculazione ritardata. So che altre persone hanno avuto effetti collaterali ben maggiori (nausea, vomito, astenia e altri), ma io ho riscontrato solo questo. Si tratta di un inconveniente con il quale si impara a convivere. In fondo non impedisce l'attività sessuale (non si tratta di impotenza: l'erezione c'è, e anche il desiderio), la rende solo più faticosa. Per alcuni uomini, poi, che raggiungono l'orgasmo troppo in fretta, l'eiaculazione ritardata può, paradossalmente, rivelarsi un vantaggio, un effetto positivo e desiderabile, benché collaterale (ho letto, infatti, che alcuni sessuologi usano basse dosi di antidepressivi per curare l'eiaculazione precoce).

Per concludere: lo Zoloft mi ha dato grandi benefici a fronte di effetti collaterali modesti e tollerabili. Il bilancio è indubbiamente positivo. Il farmaco non compie certo miracoli, ma può davvero costituire un aiuto prezioso per chi soffre di depressione, sia moderata (come nel mio caso) sia grave (come nel caso di un mio amico). Non bisogna avere pregiudizi verso gli antidepressivi: adoperati in modo appropriato e nelle circostanze indicate, possono migliorare notevolmente la qualità della vita.     



Depressione: dubbi sull’ipotesi della serotonina
e sulla validità della terapia con un farmaco SSRI

Negli Stati Uniti, gli antidepressivi SSRI ( inibitori selettivi del riassorbimento della serotonina ) sono pubblicizzati direttamente ai consumatori.

In queste campagne di advertising dirette al pubblico gli antidepressivi SSRI sono presentati com efarmaci in grado di correggere uno squilibrio clinico causato da mancanza di serotonina.

Le campagne pubblicitarie sono state particolarmente intense a tal punto da gonfiare le vendite di questi farmaci.

Zoloft ( Sertralina ), ad esempio, nel 2004 è diventato il sesto farmaco più venduto ed ha generato un fatturato superiore ai 3 miliardi di dollari.

Gli Autori si sono chiesti se le affermazioni fatte nell’advertising degli antidepressivi SSRI fosse congruente con l’evidenza scientifica.

L’ipotesi serotonina

Nel 1965, Joseph Schildkraut aveva ipotizzato che la depressione fosse associata a bassi livelli di norepinefrina.
Successivamente altri ricercatori hanno teorizzato che la serotonina fosse il neurotrasmettitore coinvolto.

Negli anni successivi si è tentato di dimostrare la connessione tra serotonina e depressione, ma senza riuscirci.

Venendo a mancare la prova della deficienza della serotonina nei disturbi mentali, si è sostenuto che l’efficacia dichiarata degli antidepressivi SSRI fosse a sostegno dell’ipotesi della serotonina.

Questo ragionamento è tuttavia debole, secondo gli Autori.
Come se l’efficacia dell’Aspirina in alcune forme di cefalea potesse tradursi nell’affermazione che questi pazienti avessero bassi livelli di acido acetilsalicilico nel cervello.

Dubbi sull’ipotesi della serotonina vengono anche dalle analisi degli studi clinici che hanno valutato i farmaci SSRI.
Il 57% degli studi clinici presentati all’FDA ( Food and Drug Administration ), sponsorizzati dall’industria farmaceutica, ha fallito nel mostrare una differenza statisticamente significativa tra antidepressivi e placebo.
La modesta efficacia dei farmaci SSRI, a differenza di quanto osservato nel diabete con la deficienza di insulina, non appare confermare l’ipotesi della serotonina.

Inoltre, una revisione Cochrane non ha riscontrato particolari differenze tra farmaci SSRI e gli antidepressivi triciclici.
Studi clinici randomizzati hanno mostrato che il Bupropione e la Reboxetina sono efficaci quanto gli SSRI nel trattamento della depressione.
Uno studio clinico ha dimostrato che nei pazienti anziani l’esercizio fisico è efficace quanto la Sertralina, un SSRI.

Sebbene gli SSRI siano considerati farmaci antidepressivi, il loro impiego è stato approvato anche in altri disturbi psichiatrici, dal disturbo d’ansia sociale al disturbo ossessivo-compulsivo e a quello disforico premestruale.

I produttori di due farmaci SSRI, Zoloft e Paxil ( Paroxetina ) hanno promosso l’ipotesi della serotonina, non solo nella depressione ma anche in altre patologie psichiatriche.
E’ molto improbabile che le alterazioni dei livelli di serotonina riescano a spiegare manifestazioni comportamentali così differenti. ( Xagena2006 )

Lacasse JR, Leo J, PLoS Med 2006; 2: e392


Psyche2006 Farma2006

http://www.mediexplorer.it/indice_analitico/html/
medicina/show.php?a=10991&l=s&w=sertralina



Cura della depressione


La depressione si manifesta sulla base di una predisposizione biologica
(genetica e biochimica) e psicologica. I fattori di rischio possono essere
gli eventi critici della vita, ma anche la comparsa di altre malattie.
La depressione è una malattia curabile, e i diversi trattamenti
disponibili sono efficaci.

La Guarigione spontanea
Attraverso la depressione si può imparare a conoscere meglio se stessi
e l'esperienza può rivelarsi utile per il futuro.
Tuttavia, prima dell'avvento delle moderne terapie psicologiche e farmacologiche,
la spontanea risoluzione dei sintomi della depressione avveniva in un periodo
di tempo variabile da circa sei mesi a qualche anno.
Perciò pensare di poter guarire da soli, fa rischiare di prolungare inutilmente
il tempo della sofferenza. Anche se costa fatica, fatevi aiutare.
Chiedere aiuto non significa essere deboli.

I Trattamenti
Quando la depressione è lieve, il paziente può avvantaggiarsi di un trattamento volto all'individuazione e alla comprensione del contesto psicosociale e ambientale circostante
e ricorrere alla psicoterapia da sola o in combinazione con farmaci antidepressivi.
Se la depressione è di gravità moderata o severa bisogna considerare che la terapia farmacologica consente di risolvere i sintomi più gravi in maniera abbastanza rapida e la psicoterapia può essere convenientemente associata.

I farmaci antidepressivi
I farmaci sono efficaci in circa l'80% dei casi di depressione, indipendentemente
dalla causa che nè è all'origine.

Come funzionano
I farmaci antidepressivi agiscono sui sistemi del cervello che regolano la trasmissione
 nervosa e in modo particolare sulle monoamine serotonina e noradrenalina, implicate
nella genesi della depressione.
Il principio di funzionamento consiste nell'aumentare i livelli delle monoamine,
potenziandone quindi gli effetti a livello cerebrale, e di riequilibrare nel tempo
i meccanismi neuronali alterati dalla malattia.

L'azione dei farmaci risulta evidente dopo un periodo variabile che va da due
a tre settimane, ma può essere necessario anche più tempo per raggiungere
il massimo di efficacia. Anche se tutti i farmaci sono potenzialmente efficaci,
non tutti i pazienti rispondono ugualmente bene allo stesso composto.

Allora la scelta dell'antidepressivo da parte del medico, dipende dal tipo
di depressione, dalle caratteristiche del paziente e dagli effetti collaterali
che il farmaco può indurre.
Sulla base di questa modalità d'azione riconosciamo diversi gruppi
(i principi attivi elencati sono solo alcuni tra tutti quelli riportati
nel prontuario dei farmaci):

Antidepressivi classici
Bloccanti non selettivi della ricaptazione

Amitriptilina, imipramina, clomipramina, desipramina, dotiepina,
nortriptilina.

Farmaci in commercio da diversi anni, bloccano in modo variabile
e senza specificità, la cattura dei neurotrasmettitori noradrenalina
e serotonina. Ne consegue che queste monoamine sono più disponibili
per trasmettere i segnali.
Influenzano anche altri sistemi di neurotrasmettitori, non implicati
nella depressione. Sono di conseguenza farmaci molto efficaci,
che però possono dare effetti collaterali di tipo sedativo e cardiovascolare.

Inibitori delle monoaminoossidasi (IMAO)

Fenelzina, tranilcipromina, moclobemide.

Impediscono la distruzione metabolica delle monoamine e le rendono
più disponibili. Possono dare ipertensione e il loro uso richiede
particolari restrizioni dietetiche.

Antidepressivi di nuova generazione
Bloccanti selettivi della ricaptazione

Fluoxetina, fluvoxamina, sertralina, paroxetina, citalopram

I farmaci di questo gruppo, sono selettivi nei confronti del neurotrasmettitore
serotonina, bloccandone la ricaptazione da parte del neurone. La loro efficacia
è analoga a quella degli antidepressivi classici, senza averne gli effetti collaterali,
tranne qualche disturbo gastrico e nausee.

Bloccanti non selettivi della ricaptazione

Tra i farmaci più recenti, mirtazapina, e in particolare venlafaxina e milnacipran
bloccano in modo duplice sia la serotonina sia la noradrenalina, hanno rispetto
agli antidepressivi classici stessa efficacia e minori effetti collaterali.

Gli effetti collaterali
Oltre che per l'efficacia, variabile da paziente a paziente, gli antidepressivi
si differenziano tra loro per gli effetti collaterali che determinano.

Tra gli effetti indesiderati più comuni si riscontrano:

  • Secchezza della bocca
  • Disturbi visivi
  • Stitichezza
  • Vertigini
  • Sonnolenza durante il giorno
  • Aumento o perdita di peso
  • Insonnia
  • Irrequietezza
  • Mal di testa

Sono da considerare più gravi:

  • Disturbi nell'urinare
  • Disturbi cardiovascolari
  • Disturbi sessuali

Gli antidepressivi non danno dipendenza, ne assuefazione. Particolare
attenzione dovrà essere prestata durante la guida di macchine.

La durata della terapia
Il trattamento dovrebbe durare almeno per tre mesi dopo la scomparsa
dei sintomi, successivamente la necessità di continuare a lungo termine dovrà
essere considerata sulla base delle necessità individuali e sulla valutazione
del rapporto tra effetti collaterali e benefici della cura.
Ottenuti i primi effetti terapeutici si distinguono un periodo di continuazione
e uno di mantenimento dell'assunzione del farmaco, questo prolungamento
della terapia è necessario per evitare eventuali ricadute di una depressione
non completamente guarita.

Regole per l'assunzione dei farmaci antidepressivi
A casa

  • Non fate da soli! Gli antidepressivi sono farmaci efficaci e sicuri, tuttavia solo l'esperienza del medico può orientare la scelta di un farmaco o di un altro.
  • Nell'assumere il farmaco seguite scrupolosamente la ricetta medica, non sospendete la terapia di vostra iniziativa anche se vi sentite bene.
  • Non bevete vino, birra o altre bevande alcoliche durante la cura.

Dal medico

  • Non andate dal medico con l'idea di ricevere un farmaco perchè ne avete sentito parlare o perchè di moda.
  • Riferite il nome dei farmaci che state assumendo per altre malattie.
  • Descrivete al vostro medico gli eventuali fastidi che provate durante il trattamento. Se qualcosa non vi convince ditelo apertamente.

La psicoterapia
Definisce diversi tipi di trattamento psicologico, individuale, di gruppo o familiare, che attraverso colloqui ed esercizi, gestiti da un terapeuta qualificato, aiutano il paziente a superare la crisi, lo rassicurano e lo sostengono.

Terapia comportamentale:
Evidenzia abitudini, comportamenti, pensieri, che possono favorire l'insorgenza dei sintomi depressivi.

Terapia cognitiva:
Esamina i pensieri e la visione della realtà.

Terapia interpersonale:
Inquadra le modalità di relazione con gli altri.

Psicanalisi:
Fa emergere le cause profonde del malessere.

Altre terapie:
Privazione del sonno

Dopo la deprivazione totale o parziale di un sonno notturno, si ottiene un miglioramento dei sintomi depressivi immediato ma transitorio: in circa la metà dei casi, infatti, dopo una dormita si torna allo stato iniziale.

Terapia con la luce
L'esposizione a una luce dieci volte più intensa di quella di una stanza, determina il miglioramento dei sintomi dopo alcuni giorni, in circa il 60% dei pazienti affetti da depressione di tipo stagionale.

Terapia elettroconvulsiva
Risulta molto efficace nel trattamento delle depressioni gravi, con rischio di suicidio, che non hanno risposto ad adeguate terapie farmacologiche.

Tecniche di auto aiuto e risoluzione dei problemi:
Con un'opportuna analisi della propria esistenza e imparando a riconoscere i motivi della nostra tristezza, si possono apprendere delle regole di rilassamento, igiene di vita, impiego del proprio tempo, riconoscimento dei problemi, che possono aiutarci nell'intervento terapeutico.


Tenetevi lontano dalla depressione!
Fate un'indagine dei vostri pensieri negativi, quindi provate a occupare il tempo con alcune attività costruttive di vostro gradimento:

Lista dei pensieri negativi

  • Avete una cattiva opinione di voi stessi
  • Lavoro peggio degli altri
  • Sono un cattivo genitore
  • Non ho capacità di giudizio
  • Tutti mi disprezzano
  • Vi criticate e biasimate troppo
  • Sono inefficiente
  • Non svolgo bene il mio lavoro
  • Agisco male nei confronti degli altri
  • E' sempre colpa mia
  • Non lo merito, non valgo tanto
  • Reagite in modo negativo
  • Per me tutto è difficile
  • Spendo troppo
  • Gli altri mi criticano
  • Nessuno mi vuole
  • Il futuro è buio
  • Sicuramente non ce la farò
  • Tutto ciò che faccio viene male
  • E' inutile cercare di cambiare
  • La sfortuna mi perseguita
  • Tutto è un fallimento

Lista delle attività costruttive

Uscire

  • Andare a passeggio
  • Fare una gita
  • Andare a uno spettacolo
  • Andare in un parco
  • Andare in un museo
  • Assistere ad un avvenimento sportivo
  • Andare in un locale
  • Fare uno sport
  • Fare un corso
  • Guidare l'automobile, una motocicletta
  • Andare a una conferenza
  • Fare un viaggio
  • Andare a una festa
  • Andare a una manifestazione religiosa

Da soli

  • Comprare qualcosa per se stessi
  • Parlare da soli
  • Canticchiare
  • Progettare, programmare qualcosa
  • Fare un solitario, un puzzle, parole crociate
  • Occuparsi di animali
  • Fotografare, filmare
  • Riflettere, pensare, meditare
  • Contemplare
  • Pregare
  • Studiare
  • Suonare
  • Collezionare
  • Curare il proprio corpo
  • Rilassarsi

Con gli altri

  • Stare con gli amici
  • Giocare con i figli
  • Stare con i nipotini
  • Baciarsi
  • Fare un nuova conoscenza
  • Fare attività politica
  • Fare attività di volontariato
  • Giocare a carte, dama, scacchi
  • Mangiare, bere
  • Partecipare a cerimonie
  • Criticare, lodare qualcuno
  • Fornire il proprio aiuto
  • Dare un consiglio
  • Discutere, chiacchierare, parlare
  • Cantare in un coro, recitare
  • Fare un regalo

In casa

  • Fare giardinaggio, bricolage
  • Fare lavori domestici
  • Fare un bagno, una doccia, una sauna
  • Cucinare
  • Leggere giornali,romanzi, racconti, poesie
  • Modificare la disposizione dei mobili
  • Giocare col computer
  • Guardare la televisione
  • Ascoltare la musica
  • Scrivere un racconto, una poesia, una canzone
  • Disegnare, dipingere
  • Fare lavori creativi (creta, uncinetto, modellismo)

Sempre e dovunque

  • Guardare il cielo, il mare, gli alberi
  • Guardare gli edifici, le strade
  • Guardare le persone
  • Sognare
  • Piangere
  • Ridere


(da www.depressione.it)

Nella redazione di questo elaborato sono stati consultati i seguenti testi:

- E. Bleuler. Trattato di psichiatria. 1967; Feltrinelli, Milano
- A.A. Rizzoli, E. Smeraldi. Psichiatria e psicologia clinica. 1993; Poletto Edizioni, Milano
- Diagnostic and statistical manual of mental disorders: DSM IV- 4th ed. 1994; American Psychiatric Association, Washington D.C.
- P. Decina, P. L. Scapicchio, M. Trabucchi. Farmacoterapia in psichiatria. 1994; Idelson, Napoli
- D. Goldberg, S. Benjamin, F. Creed. Psichiatria nella pratica medica. Edizione italiana a cura di M. Tansella. 1996; Il Pensiero Scientifico Editore, Roma
- H.U. Wittchen, H.J. Moller, A. Wossen, M. Hautzinger, S. Kasper, I. Heuser. Depressione, indirizzi terapeutici. 1996; Momento Medico, Salerno
- Understanding depression. 1996, University of Illinois at Urbana-Champaign, Counseling Center, counsctr@uiuc.edu
- Depression Guidelines. 1997, Northamptonshire Health Autority, www.nhantphd.demon.co.uk/content1.htm
- M. Piccinelli, F. Gomez Homen. Gender differences in the epidemiology of affective disorders and schizophrenia. 1997; World Health Organization, Ginevra

 

 

Questa pagina è parte di un sito dedicato alla cura della depressione e della colite spastica:
 | Depressione > Sintomi e diagnosi > La cura > Colite Spastica > I miei sogni


*********




--




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 25/10/2008 alle 2:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
18 ottobre 2008
Ancora sul disturbo evitante di personalità.

Ancora sul disturbo evitante di personalità.

Io penso che lo avevo in forma grave quando ero minorenne,
adesso forse lo ho ancora, ma comunque, mentre, prima dei 18 anni,
in pratica non socializzavo, oggi che ne ho quasi 28, socializzo molto
di più: il problema è che con le persone sconosciute, mi sembra sempre
di essere di troppo, un intruso, comunque irrilevante, come
se fossi superfluo e , se penso di farmi avanti con qualche persona,
mi viene da pensare che magari essa potrebbe rivolgersi a me
in questi termini: "ma che vuoi? ma chi ti vuole conoscere?".
 
Inoltre il livello di intimità ottenuto con le persone
con le quali ho raggiunto un rapporto di buon vicinato,
quando non di vera amicizia, non mi pare del tutto 
soddiscafente...  lo vorrei ancora più profondo.





 Disturbi di personalità

Che cos’e’

Il disturbo evitante di personalità (DEP) è un disturbo di personalità caratterizzato dalla convinzione radicata del soggetto di valere poco; ciò porta la persona a sentire un profondo senso di inadeguatezza nella vita di relazione, con un enorme timore delle critiche, della disapprovazione altrui e di esclusione. Per evitare queste esperienze dolorose e la sensazione di sentirsi escluso dagli altri, la persona con disturbo evitante di personalità tende ad avere una vita ritirata; il ritiro sociale, seppur conduce ad una esistenza priva di stimoli, triste, con un visibile senso di vuoto e, a volte, quasi senza senso, evita alla persona di esporsi e di vivere il malessere dell’inferiorità e del senso di inadeguatezza.
Questi soggetti, non hanno un gruppo di amici con i quali uscire la sera e sul lavoro si mantengono ai margini rinunciando alla carriera per non essere sottoposti al giudizio altrui; tuttavia desiderano fortemente istaurare delle relazioni, poter avere un partner, condividere esperienze ed interessi con i gli altri. Ma la difficoltà a vivere l’imbarazzo o l’umiliazione li induce ad evitare il confronto.
Si tratta di un disturbo comune nelle popolazioni cliniche con una prevalenza dell’1-10%. Ad oggi non abbiamo informazioni chiare su come si distribuisce nei due sessi o sulla presenza di familiarità.

Torna su

Come si manifesta

Le persone affette da disturbo evitante di personalità sono caratterizzate da problemi relazionali associati ad un radicato senso di inadeguatezza e timore del giudizio negativo altrui; manifestano, infatti, un elevato grado di inibizione e ritiro sociale, legato al fatto che ritengono che la valutazione negativa dagli altri sia un dato di fatto. Preferiscono allora tenersi fuori dalle relazioni, ad eccezione di quelle abituali e rassicuranti (es. con i familiari più stretti), pur desiderando di avere delle relazioni sociali. Queste persone, infatti, sentono come gli altri il bisogno di una vita di relazione soddisfacente, che rimane, però, inespresso; questo comporta un estremo malessere che può essere sperimentato come senso di vuoto o come un doloroso senso di esclusione.
Assistono in questo modo allo svolgimento della vita degli altri come se fossero in un film di cui sono spettatori passivi; vivono costantemente la distanza dagli altri, nelle situazioni di coppia non riescono a trovare elementi di condivisione con l’altro, così come non sentono di appartenere ad alcun gruppo.
Quando si trovano a confrontarsi con le altre persone vivono il disagio della sensazione di non essere visti, di non essere considerati, alla stregua di persone di poco valore; questa esperienza favorisce il mantenimento della convinzione di valere poco e di non avere abilità sufficienti a stabilire e mantenere una pur minima relazione. Si sentono, infatti, incapaci nell’approccio e nel mantenere un discorso, hanno l’idea di non avere nulla di interessante da proporre agli altri e di non essere attraenti.
Ricorrono, quindi, all’evitamento come unico comportamento autoprotettivo da ciò che provoca malessere, dalle proprie emozioni negative; tale comportamento non permette loro di sviluppare quelle risorse ed abilità necessarie nelle relazioni, così come la capacità di venire a contatto con le proprie emozioni. Per poter vivere sensazioni positive e gratificanti, anche se momentanee, coltivano interessi ed attività solitarie (es. musica, lettura, chat) che non implicano necessariamente un contatto con gli altri; in alcuni casi ricorrono anche all’uso di sostanze, in particolare dell’alcool, per sedare il malessere interiore ritagliandosi così una parentesi di piacere virtuale. Talvolta è possibile che questo stile di vita povera di stimoli, monotona contribuisca all’insorgenza di un quadro depressivo.
Quando riescono a stabilire una relazione, in genere, le persone con DEP tendono ad assumere un atteggiamento sottomesso per il timore di perderla e di ritornare ad essere soli; si attaccano, quindi, con tenacia all’altra persona assecondandola per evitare il rifiuto temuto. Con il passare del tempo, tuttavia, tale situazione di costrizione può indurre a reazioni di rabbia non sempre controllate; i soggetti con questo disturbo, infatti, possono non tollerare l’idea di dover vivere il rapporto di coppia come se fosse l’unica via d’uscita ed esplodere quando devono affrontare le difficoltà con il proprio partner.

Torna su

Come capire se si soffre di disturbo evitante di personalità

L’evitante si sente diverso ed inadeguato rispetto agli altri e considera questa condizione come immutabile. Tende allora a restare solo, a casa, in famiglia, lontano dal mondo, con la sensazione che la vita non possa riservargli piacevoli sorprese. Desidera liberarsi da questo stile di vita che si ripete monotono, ma quando tenta un qualsiasi approccio con le altre persone, si ritrae temendo il giudizio negativo ed il rifiuto non ritenendosi all’altezza del confronto; si comporta allora in maniera impacciata, per rifugiarsi poi nella fuga.
Dal momento che è possibile riscontrare la presenza di alcune di queste caratteristiche anche in altri disturbi psicologici, è opportuno chiarire alcune distinzioni tra il disturbo evitante di personalità ed altre condizioni che possono sembrare apparentemente simili.
Il disturbo evitante di personalità, in generale, va differenziato dai disturbi d’ansia o dalla depressione, che possono rappresentare fasi transitorie del disturbo legate alle diverse circostanze di vita, e da coloro che reagiscono con timidezza e con comportamenti di evitamento in situazioni che vivono come problematiche e stressanti.
Questo disturbo va, inoltre, distinto da altre patologie con caratteristiche simili con cui può essere confuso, che sono:

  • il disturbo schizoide di personalità, in cui il soggetto non desidera costruire delle relazioni, ma preferisce la solitudine ed è indifferente all’accettazione o al rifiuto da parte degli altri;
  • la fobia sociale, con cui ha in comune uno stato di attivazione ansiosa, sostenuta da una bassa autostima, che lo porta ad aspettarsi un giudizio negativo da parte degli altri; la differenza sta nel fatto che l’evitante ha un timore pervasivo in tutte le situazioni sociali e relazionali, nella fobia sociale, invece, possiamo osservare, in genere, specifiche paure correlate alla prestazione sociale;
  • il disturbo dipendente di personalità (DDP), dove si presume che la persona abbia una paura di essere abbandonato, o non amato, maggiore rispetto all’evitante;
  • il disturbo narcisistico di personalità (DNP), in cui ci si aspetta una conferma della propria grandezza dagli altri; l’evitante, invece, cerca inutilmente smentite alla propria inadeguatezza;
  • il disturbo paranoideo di personalità (DPP), che condivide con il paziente evitante la difficoltà a leggere le intenzioni altrui, che vengono interpretate a partire dal proprio punto di vista; questi due disturbi, tuttavia, si differenziano per il fatto che il paziente paranoideo percepisce in termini di minaccia i pensieri degli altri, mentre l’evitante tende a pensare di essere oggetto di giudizio negativo.
    È, quindi, necessario rivolgersi a persone competenti che possano fare una diagnosi seria ed accurata.

Torna su

Cause

Il disturbo evitante esordisce nella tarda adolescenza e prima età adulta; esistono casi in cui tratti marcati di timidezza oppure di altre manifestazione dei disturbi d’ansia sociale si manifestano nell’infanzia e precedono lo sviluppo successivo di una personalità evitante.
Alcuni autori sostengono che aspetti evitanti appaiono precocemente e derivano in parte da fattori biologici temperamentali innati. Tale predisposizione biologica non sarebbe però sufficiente per determinare lo sviluppo del disturbo.
Sono state descritte come altri possibili fattori di rischio, infatti, storie di abusi fisici, storie di rifiuto da parte dei genitori, atteggiamenti che vengono rinforzati dal rifiuto dei coetanei, precoci esperienze di vita che hanno condotto ad un esagerato desiderio di accettazione e ad un’intolleranza alle critiche. Ad esempio, un bambino oggetto di continui scherzi ed umiliazioni da parte coetanei potrebbe rifugiarsi nel proprio mondo familiare, compatto e chiuso, che percepisce come rassicurante nei confronti di un ambiente esterno fatto di persone minacciose e rifiutanti, e sviluppare negli anni delle caratteristiche di personalità evitanti.

Torna su

Conseguenze

Diversi pazienti riescono a mantenere un discreto funzionamento sociale e lavorativo, organizzando il loro stile di vita in un ambiente familiare e protetto. Tendono a mantenere il proprio lavoro negandosi ambizioni di carriera e quindi di confronto; si limitano a vivere le ristrette relazioni abituali, generalmente quelle familiari. Se il loro sistema di supporto cede, tuttavia, vanno incontro a depressione, ansia e collera. L’umore depresso è una delle motivazioni che può spingere il paziente a richiedere l’intervento psicologico. Tale aspetto sintomatologico può diventare anche molto serio, per sfociare anche in ideazione suicidaria. Per affrontare il malessere legato all’ansia o alla depressione, a volte i pazienti evitanti possono fare uso di sostanze, in particolare di alcolici; tale abitudine a volte può assumere le caratteristiche di una vera e propria condotta di abuso, che va ad accrescere l’isolamento del paziente che vede la propria immagine e la propria autostima crollare inesorabilmente. Nel complesso, il paziente evitante tende ad accettare con fastidio l’abitudine alla solitudine e vive rassegnato circa la possibilità di recuperare un’accettabile vita di relazione; convive con la propria solitudine, a volte con rimpianto, altre volte con fastidio.

Torna su

Differenti tipi di trattamento

Da quando il disturbo evitante di personalità è stato descritto, sono stati effettuati solo pochi studi per valutare l’efficacia clinica dei diversi protocolli terapeutici.
In generale si sono rivelati efficaci i trattamenti psicoterapeutici individuali e di gruppo con caratteristiche supportivo-espressive. L’obiettivo comune è quello di regolare empaticamente l’imbarazzo e l’umiliazione del paziente quando si trova in situazioni sociali.
Le modalità terapeutiche utilizzate sono spesso associate a strategie comportamentali e di skill training per incoraggiare l’esposizione della persona alle situazioni temute ed incrementare le abilità sociali.
I training assertivi all’interno di una terapia cognitivo-comportamentale possono migliorare l’autostima dei pazienti.
Generalmente, il lavoro psicoterapeutico contribuisce a diminuire il disagio emotivo delle persone e permette loro di confrontarsi con meno timori alla vita relazionale e sociale. Riteniamo opportuno consigliare simili strategie solo quando il paziente appare in grado di definire e riconoscere i propri pensieri e le proprie emozioni, ed è pronto quindi a cercare di affrontare le situazioni problematiche.
La terapia di gruppo può aiutare i soggetti a capire gli effetti che la loro sensibilità al rifiuto ha su di loro e sugli altri; riteniamo necessario non trascurare nelle prime fasi del trattamento un approccio psicoterapeutico individuale, questo per il livello d’ansia che le prime sedute di gruppo potrebbe generare nel paziente e per favorire la costruzione di una salda relazione terapeutica.
Il trattamento farmacologico viene usato in determinate fasi del trattamento e in combinazione con altri interventi, per gestire aspetti sintomatici come ansia e depressione. Vengono utilizzati ansiolitici (es. alprazolam) che aiutano a gestire la riacutizzazione ansiosa o brevi episodi di panico causati dal dover affrontare situazioni solitamente evitate, oppure farmaci betabloccanti per gestire l’iperattività del sistema nervoso autonomo che si ha quando si affrontano situazioni temute. Gli inibitori della ricaptazione della serotonina (es. fluoxetina, paroxetina) si sono rivelati efficaci nella gestione di sintomi tipici della fobia sociale, e possono essere utili nel complesso nei confronti della sensibilità al rifiuto e della timidezza.
Comunque il disturbo evitante sembra rispondere abbastanza bene alla terapia cognitivo-comportamentale a medio-lungo termine (da uno a due anni) come anche a interventi di social skills training.

Torna su

Il trattamento cognitivo-comportamentale

Il nucleo centrale del disturbo evitante è la sensazione dolorosa di non riuscire a condividere l’esperienza con gli altri e ad appartenere ai gruppi. Tale sensazione di distacco interpersonale viene favorita e mantenuta dalla difficoltà che i pazienti hanno nel monitoraggio metacognitivo, ovvero nel riconoscere e descrivere le proprie emozioni e i propri pensieri. E’ necessario allora intervenire subito su questo aspetto, poiché la non consapevolezza degli stati di sofferenza emotiva, comporta che nessun intervento di comprensione e condivisione sarà possibile.
In particolare, la difficoltà ad identificare gli stati interni, si accompagna alla tendenza a creare cicli interpersonali quando i pazienti entrano in contatto con gli altri: possono sentirsi inadeguati e per questo esclusi (“Quando le persone capiscono chi sono, mi evitano”); possono sentirsi distaccati (“Non capisco gli altri e gli altri non capiscono me”) o costretti nelle relazioni (“Sono costretto a tollerare la presenza degli altri”). Tale funzionamento alimenta il distacco interpersonale e le difficoltà di comunicazione anche nella relazione terapeutica.
Il passo seguente è quello di incrementare le capacità di collegare i propri pensieri e le emozioni che si provano alle variabili esterne; questo anche attraverso tecniche cognitive standard (come compiti di auto-osservazione,  tecniche di ristrutturazione cognitiva o di role-playing).
Soltanto successivamente si cercherà di portare il paziente a sperimentare nuove strategie di padroneggiamento delle difficoltà relazionali efficaci come autoimposizione di un comportamento o l’autoesortazione per verificare e confutare all’esterno le proprie convinzioni errate circa le relazioni e acquisire o incrementare quelle abilità sociali che nel tempo si sono impoverite.
Altro aspetto fondamentale su cui intervenire è il decentramento, ovvero la tendenza che i pazienti evitanti hanno di interpretare le intenzioni e i pensieri degli altri secondo proprio punto di vista disfunzionale ed egocentrico.
Durante l’intero trattamento sarà necessario riconoscere e modulare i cicli interpersonali. Attraverso una linea strategica mirata ad incrementare l’esperienza condivisa tra paziente e terapeuta; la condivisione dell’esperienza ridurrà il rischio che il terapeuta venga percepito critico o giudicante e aumenterà il senso di sicurezza del paziente rispetto all’incontro con un estraneo quale il terapeuta.
In altre parole, il modello di trattamento metacognitivo-interpersonale del disturbo evitante di personalità presso il Terzo Centro di Psicoterapia Cognitiva è il seguente:

  • aiutare il paziente a identificare le emozioni, raccontare gli eventi di vita e connetterli con l’esperienza soggettiva (incrementare il livello di monitoraggio) per modulare la sensazione di estraneità e distacco che prende i partecipanti alla relazione terapeutica;
  • identificare e gli stati mentali problematici, ovvero quelle emozioni, pensieri e stati fisici, che provocano sofferenza al paziente;
  • cercare di favorire momenti di condivisione tra paziente e terapeuta; la condivisione dell’esperienza ridurrà il rischio che il terapeuta venga percepito critico o giudicante;
  • riconoscere e gestire in seduta i cicli interpersonali disfunzionali cercando di favorire i momenti di condivisione tra paziente e terapeuta; ciò riduce il rischio che il terapeuta venga percepito critico o giudicante.
  • interventi mirati a modificare i cicli interpersonali e gli schemi che li sostengono;
  • acquisire le strategie sociali per migliorare la comunicazione e la comprensione delle regole condivise socialmente;
  • aiutare il paziente a interpretare il funzionamento mentale degli altri abbandonando il proprio punto di vista (migliorare il decentramento);
  • evitare di “evitare”.
  • permettere attraverso il recupero della percezione delle proprie emozioni e della capacità di leggere adeguatamente gli stati mentali degli altri, di sperimentare un senso soggettivo di appartenenza e di condivisione.

Torna su

Per saperne di più

copertina

I disturbi di personalità

Clarkin J.F., Lenzenweger M.F. (Eds.), 1997, Raffaello Cortina, Milano.

 

 

Acquista questo libro on-line »
copertina

I disturbi di Personalità. Modelli e trattamento. Stati mentali, metarappresentazione, cicli interpersonali

Dimaggio G.; Semerari A.; 2007; Laterza

 

 

Acquista questo libro on-line »
copertina

Psicoterapia delle personalità borderline

Clarkin John; Yeomans Frank E.; Kernberg Otto F.,2000; Cortina Raffaello

 

 

Acquista questo libro on-line »
copertina

Il trattamento basato sulla mentalizzazione. Psicoterapia con il paziente borderline

Bateman Anthony; Fonagy Peter, 2006, Cortina Raffaello

 

 

Acquista questo libro on-line »
copertina

Trattamento cognitivo-comportamentale de Trattamento cognitivo-comportamentale del disturbo borderline

Linehan Marsha, 2001, Cortina Raffaello

 

 

Acquista questo libro on-line »
copertina

I processi interpersonali nella terapia cognitiva

Safran Jeremy D.; Segal Zindel V., 1993, Feltrinelli

 

 

Acquista questo libro on-line »
copertina

Teoria e pratica dell'alleanza terapeutica

Safran Jeremy D.; Muran J. Christopher, 2003, Laterza

 

 

Acquista questo libro on-line »
copertina

Psicoterapia cognitiva del paziente grave. Metacognizione e relazione terapeutica

Semerari A., 1999, Raffaello Cortina Editore, Milano.

 

 

Acquista questo libro on-line »



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 18/10/2008 alle 0:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
9 ottobre 2008
Disturbo della "personalità evitante"
 

Disturbo evitante
di personalità

Le caratteristiche essenziali del Disturbo Evitante di Personalità sono una modalità diffusa di inibizione sociale, sentimenti di inadeguatezza e ipersensibilità al giudizio degli altri.

I pazienti con disturbo evitante hanno un forte desiderio di stabilire relazioni intime con gli altri a cui si accompagna una costante paura di essere criticati, disapprovati o rifiutati. Considerano le reazioni negative degli altri come giustificate, senza riuscire a formulare ipotesi alternative. 

I pazienti evitanti non hanno criteri interiori con cui giudicare se stessi in modo positivo; al contrario, confidano unicamente nella percezione dei giudizi degli altri. Interpretano il rifiuto come causato esclusivamente dalla loro inadeguatezza e questo confermerebbe la loro convinzione di non essere amabili. La prospettiva del rifiuto è talmente dolorosa e inaccettabile che preferiscono tenersi a distanza dalle persone che, avvicinandosi, potrebbero scoprire la loro reale natura (negativa). 

Ne consegue la tendenza ad evitare e a fuggire i rapporti con gli altri, soprattutto se essi implicano un certo coinvolgimento emotivo. L’evitamento, se da un lato allevia stati d’animo negativi legati al timore di sentirsi imbarazzato e umiliato in presenza di altri, dall’altro conduce al ritiro in una solitudine vissuta con tristezza. Il paziente evitante, infatti, soffre spesso di
depressione. Una volta solo, intraprende attività che momentaneamente lo gratificano e lo proteggono dal contatto interpersonale. Tuttavia, quando prende consapevolezza che questo è il segno dell’incapacità a vivere una vita come gli altri, si deprime profondamente. 

Un’emozione centrale del disturbo evitante è la vergogna: le situazioni sociali devono essere evitate perché è lì che le loro inadeguatezze sono esposte alla vista di tutti. I pazienti evitanti possono agire con inibizione, avere difficoltà a parlare di sé e trattenere sentimenti intimi per timore di esporsi, di essere ridicolizzati o umiliati. 

Spesso la diagnosi può essere confusa con quella di
fobia sociale, ma il disturbo evitante prevede un sentimento di ansia generalizzato a tutte le interazioni con gli altri e un forte senso di estraneità rispetto al mondo esterno, che in genere non riguarda i social fobici. Gli evitanti si sentono come alieni sulla terra, diversi dagli altri, incapaci di condividere i loro sentimenti, distanti, inferiori; è come se vedessero la vita degli altri scorrere dietro a un vetro, ma si rendessero conto che loro non saranno mai “dentro” a quella vita “normale”.

Il disturbo evitante di personalità non ha un’ottima prognosi, ma risponde abbastanza bene alla terapia cognitivo-comportamentale a medio-lungo termine (da 1 a 2 anni).

Torna alla pagina sui disturbi di personalità
A chi rivolgersi



Ecco cosa, secondo il risultato del test di Millon,
dovrei avere...


http://www.ipsico.org/disturbo_evitante_di_personalit%C3%A0.htm



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 9/10/2008 alle 19:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
8 ottobre 2008
Motivazioni del mio eventuale suicidio.


Motivazioni 
del mio eventuale suicidio


Vi pare giusto che uno debba vedersi precluse 
tutta una serie di cose per via del suo 
mediocre quoziente intellettivo?

Io in particolare ho abilità solo nello scrivere... 
per tutto il resto non ho talento.

Se avessi saputo di avere un QI tra 104 e 115 
a seconda dei test, probabilmente avrei fatto 
altre scelte...  d'altro canto sono stato 
stupido a inseguire sogni irrealizzabili 
come una laurea in medicina.

Mi sento 
un fallito senza alcun futuro 
decente e tutta per colpa del mio quoziente 
di intelligenza di solo 110!! e del fatto 
che non ho alcun talento (a parte, forse, scrivere).

 

Non trovo giusta tutta questa disparità 
tra gli umani e preferirei farmi fuori...  
non trovo giusto fare parte della fascia 
dei mediocri in grado di capire solo le cose 
del mondo umano e non quelle più astratte 
della scienza e della tecnica; mi sento circondato
da stupidità e ignoranza,  colpevole di far parte 
di un mondo di gente subnormale che ha pure 
la faccia tosta di dire che la scienza non è 
importante, quando non si rende conto 
che, se non fosse per l'esistenza in tutte 
le epoche di persone davvero intelligenti, 
a quest'ora saremmo ancora nelle caverne 
o, nella migliore delle ipotesi, a zappare 
la terra e mungere le pecore.

L'intelligenza è l'unica caratteristica 
che ci distingue davvero dalle bestie; 
che differenza c'è tra un umano oligofrenico 
e un cane?  a me pare che il cane essendo 
più intelligente dell'umano oligofrenico 
sia paradossalmente più "umano". 
A maggior ragione, io ritengo 
che gli unici essere umani davvero 
completi (e davvero "umani") siano 
quelli dotati di intelligenza molto 
superiore alla media.

C'è più differenza tra me è un ragazzo bianco 
con 150 di QI che tra me è un ragazzo nero 
col mio stesso QI.
 

Ed è peggio delle altre differenze fisiche 
tra le persone , peggio che essere 
più bassi o meno robusti degli altri.  

Io mi sento come se fossi parte 
di una sottospecie inferiore. 

L'amara verità è che la fascia di QI 
compresa tra 90 e 110 è considerata 
normale solo per due ragioni

1) perchè interessa il 50% della popolazione 
mondiale

2) perchè permette comunque un vita 
autonoma e la gestione di una professione, 
anche se non di tipo scientifico


A me però non pare normale affatto.

Mi sento circondato da ignoranza e stupidità; 
la maggioranza delle persone vive un eterno 
presente, non si pone domande, 
né produce ipotesi, ma si accontenta del dato 
materiale terra-terra, delle cose propinate 
dalla televisione (reality show, spettacolini, 
veline, calcio, televendite, ecc).  

Posso accettare di essere parte 
di questa massa di esseri mediocri?


L'ideale sarebbe che tutti gli esseri umani avessero 
almeno un QI di 130, tale da renderli in grado 
di capire cose complesse senza troppo sforzo.

Pensate a quanto migliore sarebbe la nostra 
società se tutti fossero abbastanza intelligenti 
da capire le cose al volo.


Invece esistono tremende disparità.   
E non mi consola di certo sapere che altri stanno 
peggio di me (con QI ancora più bassi del mio).

 


Il 25 avrei diritto internazionale (sono 
in scienze politiche, facoltà in cui sono pure 
in fuori corso nonostante sia più facile d'altre...  
ma devo dare anche esami come statistica 
e informatica che per me sono difficili)

 






 

Risultato Test

 

Domanda Numero 1  2  3  4  5  6  7  8  9  10  11  12  13  14  15  16  17  18  19  20 
Tue Risposte23645142135124353256
 Správná Risposte Esatte; 23645142145124363356


 

Domanda Numero 21  22  23  24  25  26  27  28  29  30  31  32  33  34  35  36  37  38  39  40 
Tue Risposte42147768516548426167
 Správná Risposte Esatte; 42158763565143426187


 

Domanda Numero 41  42  43  44  45  46  47  48  49  50  51  52  53  54  55  56  57  58  59  60 
Tue Risposte77414255616512883785
 Správná Risposte Esatte; 37614258736512438782


 
Numero risposte esatte= 40

Il Tuo Quoziente di Intelligenza QI= 104

____________________

Ci sono però altre ragioni 
che potrei addurre al mio suicidio


1)non ho una famiglia normale, con un padre 
e una madre degni di questo nome; che siano quindi 
lungimiranti, assennati, intelligenti e colti.  
Per fortuna non sento la mancanza di mia madre. 
Sento di più la mancanza di un padre, 
ma dato che mio padre è un essere immondo,
indegno di considerazione, preferisco farne a meno.


2)i miei familiari sono tutti delle persone 
afferenti agli strati più bassi della società  
e il problema è che io non è 
che mi distingua poi molto da loro.  
Come loro faccio parte del proletariato 
(anzi, neppure quello dato che non posso 
permettermi di allevare un figlio).

3)non ho e non avrò mai una posizione sociale 
elevata e dovrò eseguire lavori umili 
a servizio di quelli più intelligenti 
o, semplicemente, più ricchi di me.  
Piuttosto mi faccio fuori....

4)non sono forte e neppure sano.

5)non sono felice neppure sul fronte delle 
relazioni sentimentali e amicali, visto che a 27 anni 
non ho ancora un ragazzo e temo 
che non lo avrò mai...
Inoltre ho alcuni amici ma non quanti ne vorrei; 
e nulla mi ripagherà degli amici che non mi sono 
fatto da adolescente..
 
Ormai l'adolescenza è finita.  

6)sono un completo fallimento: a 27 anni 
dovrei già essere in una casa tutta mia, 
avere un lavoro che mi piace e che sia 
ben pagato, essere legato sentimentalmente 
a una persona che sia diversa da quelle della 
mia famiglia, magari anche andare a vivere 
fuori della Sardegna
...  

7)a tutto questo si aggiunge il rammarico 
per le occasioni perdute
; perchè non ho 
imparato a suonare la chitarra e mi sono 
arreso agli accordi di settima? e perchè 
non ho dato retta a chi diceva che con la mia 
voce potevo diventare un cantante professionista? 

e perchè non mi ero iscritto in lettere 
moderne come consigliava la professoressa 
di italiano?
 al tempo dicevo che non avrei 
trovato lavoro, ma almeno adesso sarei già 
laureato e forse avrei comunque trovato 
lavoro come giornalista!    

Ho già quasi 28 anni e nessuna esperienza lavorativa in nessun campo!  e in campo giornalistico non vedo grandi 
prospettive, almeno non in Sardegna.  


Motivazioni per non suicidarmi

Sono sempre le stesse:

1) la paura di ciò che potrebbe
aspettarmi dopo la morte. Non ci sarà nulla?
Che fretta ho di arrivare ad essere nulla?
Non potrei accontentarmi di ciò che sono
e aspettare il mio momento di liberazione
dalla vita che comunque un bel giorno verrà?


2) la paura di sopravvivere
al suicidio (dato che non ho il coraggio
di pugnalarmi o di impiccarmi,
quindi resterebbe solo la "caduta
dal bastione" o l'iniezione di insulina
o l'elettrocuzione...
e potrei sopravvivere con gravi
danni cerebrali o corporali


3) il dispiacere che incuterei
nei miei parenti ed amici.


4)
se mi uccidessi non saprei mai come sarebbe
andata la mia vita altrimenti...
E se diventassi un famoso e importante scrittore
e giornalista nonchè uomo politico? o magari un famoso fotografo professionista?   sarei diventato  comunque una persona importante anche senza essere
fuori della massa delle persone con intelligenza normale o mediocre?  



___


5) C'è, inoltre, il rischio del ludibrio da parte di persone a me intrinsecamente avverse, come i cattolici integralisti, che direbbero che mi sono ucciso perché ero ateo , e come gli omofobi (che non sempre coincidono in toto con gli integralisti religiosi) ; gli omofobi direbbero che mi sono ucciso perché ero un malato di mente , cioè che mi sono ucciso perché ero omosessuale. 


____



Approfondimento sulle vicissitudini infantili.

Rivelazione di una strage.




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 8/10/2008 alle 9:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
cercare lavoro
4 ottobre 2008
Tirando le somme
Tirando le somme


Sono (quasi) un fallito, dovrei essere già a lavoro, magari come giornalista.
Ho fatto scelte sbagliate in passato seguendo interessi al di là delle
mie reali possibilità (come studiare medicina,   ahahaha)...


Per curiosità, tu che legi, fai questo test:
http://www.iqtest.dk
Misura la capacità di risolvere problemi logico-astratti
con il ragionamento, cioè, in pratica, l'intelligenza.
Ne fossi più dotato , sarei qualcuno.... sono invece un' "umanista",
definizione caritatevole per dire che sono di intelligenza media...


A dire il vero voglia di vivere ne ho poca o nulla, ma la morte
mi fa anche più schifo.... quindi resisto, cerco di dare
nuove occasioni alla mia vita; sto riseguendo
le lezioni di diritto privato, e seguo anche diritto internazionale
(per fortuna le lezioni sono in orari diversi)...

Da gennaio diritto internazionale non lo avrò più
(devo sostenere solo un modulo, per fortuna) e avrò però
le lezioni di statistica (sai che gioia...)...
spero di laurearmi entro il 2010.

Non so se prenderò la specialistica, ma so che non sarà a Cagliari.
Me ne voglio andare da qui, rifarmi una vita altrove. Magari la prenderei
in Comunicazione e giornalismo... Forse avrei dovuto seguire il consiglio
della professoressa Chessa, che mi disse di iscrivermi in lettere moderne.

Dicevo che non dava lavoro (come se medicina ne desse).
Probabilmente mi sarei laureato bene e avrei comunque
trovato un posto come giornalista...

Vorrei scrivere romanzi ma ho già quasi 28 anni e non ho ancora iniziato.
Mi rendo conto di avere una cultura media, nulla di eccezionale,
e ho remore riguardo al contenuto che potrebbero avere i miei romanzi....
E se scrivo cose già scritte da altri? Che senso ha scrivere
se non si ha una cultura vastissima? Però continuando
così rimandare, va finre che divento vecchio...
senza aver combinato nulla nella mia vita.

Anche sul fronte della politica, sono abbastanza disilluso; a parte
che io, come radicale, non iscritto perchè costa ben 200€ l'iscrizione
e anche perchè sono molto favorevole sul fronte dei diritti civili,
ma non su quello della politica economica, troppo liberista; io reputo
che l'istruzione pubblica debba essere salvaguardata e incentivata,
non smantellata; i diritti sociali devono essere garantiti...;
sono quindi unliberal (nel senso americano del termine....
Io voterei per Obama, giusto per intenderci), laicista, in pratica non ho
una rappresentanza, visto che il parlamento, sia a destra sia a sinistra
(ammesso che abbia ancora senso la distinzione) è permeata
di conservatorismo e minaccia sempre più di scendere nel confessionalismo,
ma comunque io sono poco incline ai compromessi: mi vedrei come
"dittatore illuminato" (magari appoggiato da una schiera di collaboratori
intelligenti :D ), piuttosto che come uno dei tanti in mezzo al grande
palco in cui si scazzottano i promotori di interessi particolari contrastanti.




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 4/10/2008 alle 16:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
3 ottobre 2008
Chi si accontenta gode.
 
Chi si accontenta gode.


Ieri, 2 ottobre, mentre ero dalla psicologa per la quinta seduta (e giovedì prossimo avrò il risultato del test di Millon) sono arrivati a casa due poliziotti perchè qualcuno li aveva avvisati che io mi sarei ucciso il 3 ottobre.  
In realtà, se è vero che io avevo scritto quella data nel mio blog e anche in alcuni profili su siti come Badoo e Netlog, è vero anche che poi quella data
l'ho cancellata (quasi 3 settimane fa).

I poliziotti non hanno potuto farmi ricoverare perchè per fortuna sono solo triste, ma non pazzo, e ho deciso di mia sponte di andare da una psicologa,
la quale ha descritto la mia situazione come sotto controllo. 
Certo che non pensavo si sarebbe giunti a tanto.  Sono stato un irresponsabile a chiedere aiuto così... Vorrei sapere chi è stato a denunciarmi.... magari lo ha fatto per tutelarsi (se sono stati i gestori
dei siti in cui ho il blog o i profili) oppure perchè mi vuole bene.... e ha temuto che io potessi davvero realizzare il mio intento o quello
che esprimevo in quanto tale. 
 
Io però di questi pensieri ne ho da almeno 8 anni...  e non li ho mai messi in pratica.  Ero andato da uno psicologo, lo stesso che mi seguiva da piccolo per i miei problemi di socializzazione, al momento del risveglio della parte
emozionale della mia mente, che era stata tenuta in sordina da quella razionale, a seguito di un fatto avvenuto nel 1985.  
 
Mi sentivo solo e pensavo che era solo colpa mia dato che fino a quel momento, fino ai miei 18 anni, non avevo socializzato con nessuno o quasi...  (qualche compagno di classe e basta).
 
Lo psicologo però mi seguì per qualche mese ma poi dovette dirmi di andare da uno psicologo per adulti.... io però feci l'errore di non andarci. 
 
I poliziotti hanno chiesto ai miei familiari, se sapessero già del mio intento suicida: mio fratello, in tutta sincerità, ha risposto : "lo sappiamo da 9 anni".  
Mio fratello mi ha detto che il loro sconcerto è stato notevole,
peggiorato
poi dal fatto
che nessuno in casa ricordava il numero della mia psicologa. 

Mia zia (io vivo con una nonna, due zie, uno zio, mio fratello e un gucino) ha telefonato a me per farsi passare, con una scusa (una visita per una sua amica) la psicologa, per raccontarle dell'arrivo della polizia... 
 
_______________________________
 
In realtà, la mia vita non mi piace, ma la morte
mi piace anche di meno.
 
Visto che voglio comunque vivere, anche se non sono come
vorrei essere (più intelligente,
più forte, più ricco, più colto,
più importante,
indipendente, fidanzato, felice), vorrei
almeno farlo
senza pensare in modo così negativo. 
Vedrò cosa la psicologia saprà fare per me.
 
Un bicchiere mezzo vuoto è sempre megliodi un bicchiere
vuoto del tutto. 
Una vita mezza vuota di gioia e piacere
(ma non vuota del tutto, intendiamoci)
è sempre meglio di nessuna vita.... 

Vivere la propria vita sino alla fine
e al meglio
delle proprie capacità  è sempre meglio del nulla
assoluto
dopo la morte, che tanto arriverà
comunque e per tutti.

Mi spiace di avervi allarmato (si faccia avanti
chi ha preso provvedimenti in mio favore).  

Grazie a tutti, di esistere. 



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 3/10/2008 alle 17:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
sentimenti
2 ottobre 2008
Che brillasse il sereno!
 
Che brillasse il sereno


Pubblico una mia poesia, scritta quasi  8 anni fa, in un momento
di crisi nera,  e continuamente rimaneggiata sino a tempi molto recenti
.

Una poesia sempre attualissima


****************

Venturo
, mi sento schiacciato dal timore
di sbagliare strada, paura che la vita
mi si ritorca
contro e di andare alla deriva.
 
Se quest'erma riva sia di gioia colma
o di dolore
non mi è dato sapere,
ma vi son di salici piangenti molte schiere.
 
Anch' io del vivere ho conosciuto
il male; era l'anima straziata
che sussulta, il bimbo mutilato
che singulta, era il groppo strozzato
nella gola
, era il cuor, all'amor non abituato,
abbattuto.
 
Spesso della morte mi ha circuito
il desiderio ed era solo per non gettare
i miei cari nello strazio più amaro,
per non scatenare un  putiferio,
se non gli ho acconsentito,
ed anche per non pagare grave dazio
a Dio, onde poter entrare in paradiso. 
 
Sarebbe senza senso allorquando
del miracol continuo ch'è la vita
privassimo, con gesto esecrando,
noi stessi, solo per farla finita?
Se così fosse, che fare per dimostrare
alla vita maggior sorriso e viverla con sfizio?
 
Nella mia mente imperversa una guerra civile.
Le due parti, della ragione e dell'emozione,
si danno, l'un l'altra, il veleno. Ideale
sarebbe, se non la pace, quantomeno
un armistizio:  che brillasse il sereno!



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 2/10/2008 alle 22:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
sentimenti
27 settembre 2008
Riflessioni sulla sostanziale mediocrità dell'esistenza
Riflessioni sulla sostanziale mediocrità dell'esistenza 

Sto andando da una psicologa. Avantieri ho avuto
la quarta seduta. Mi ha dato da compilare il Test di Millon,
per valutare se io sia affetto da depressione o da altri
disturbi (come ad esempio il disturbo d'ansia e il disturbo
ossesssivo compulsivo; altre domande vagliano la possibilità
che ci siano disturbi dell'alimentazione
-- come anoressia e bulimia -- e anche dipendenza
da droghe e alcol --- che io non uso, ma forse
sono drogato di internet... però domande su un uso
di internet esagerato non ce ne sono in quel test).
Saprò il responso giovedì prossimo.

Mi sento come una torta fatta con ingredienti scadenti.
Che se ne farebbe uno di una torta fatta male
e con un sapore cattivo? io la butterei....


Come già detto, ritengo del tutto ingiusta la disparità
della distribuzione delle doti nelle persone.
Dovremmo essere tutti sufficientemente intelligenti
da capire cose complesse come la scienza e la tecnica.
Dovremmo essere tutti in grado di capire la musica
e di produrne. Dovremmo essere tutti abbastanza
forti da sollevare ripetutamente il nostro peso
senza troppo sforzo. Dovremmo essere tutti immortali.


Siamo invece poco più che bestioline pensanti,
ma la maggioranza delle persone non lavora
per aumentare le proprie conoscenze e scoprire
il mondo che lo circonda, ma solo per la mera
sopravvivenza del proprio corpo. E che differenza
c'è tra noi e le bestie, se dobbiamo lavorare
solo per mangiare e avere un letto in cui dormire
e magari degli svaghi (calcio, reality show, filmetti...)
che non hanno nulla di sostanzialmente diverso
rispetto ai "panem et circenses" che costituivano
le fittizie ragioni che mantenevano in vita i membri
della plebe romana ?

Una vita così è degna secondo voi di essere vissuta?





Ciao!


Alessio




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 27/9/2008 alle 10:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
25 settembre 2008
Come riconoscere i segni della depressione. Sarò depresso anche io?
 
Come riconoscere
i segni della depressione

Esistono criteri precisi per diagnosticare la depressione.
I sintomi più importanti sono calo dell’umore e perdita
di interessi. Ma ne servono anche altri per essere
certi di avere a che fare con questa malattia



Io sono triste ma non so se sia anche depresso: ci sono alcuni
sintomi: mancanza di autostima, senso di fallimento, senso di vuoto,
senso di inutilità, disprezzo per la vita, scarsa voglia di fare le cose
che pur devo fare....   Ma non mi sono rinchiuso in me stesso,
non ho disturbi alimentari e non ho disturbi del sonno (anche
se vado a letto tardi e quindi dormo poco)



Sono oltremodo infelice e la vita
mi fa sempre più schifo.

Non so se manterrò la promessa fatta
alla psicologa di non uccidermi prima
della fine della  terapia.







I sintomi più ricorrenti della depressione sono perdita di interesse,
tristezza cronica, ecc. Tuttavia non si può rimanere così nel vago.

A tale scopo gli esperti concordano sul fatto che per parlare
“veramente” di depressione occorre che si presentino
contemporaneamente e in modo persistente (per almeno due settimane)
cinque o più di nove sintomi (e almeno uno dei due cosiddetti sintomi cardine “rivelatori”). È una specie di test che usano i medici,
ma che può essere utile anche a chi sospetta di essere depresso,
o ai suoi familiari, per controllare se nei sintomi che lo riguardano
si possono riconoscere i tratti di questa malattia.

Qualora il timore venisse confermato vale la pena di rivolgersi
a un medico. Ecco i sintomi, seguiti da una breve spiegazione
e da qualche esempio sui modi e sulle parole con cui si traducono
nel “vissuto” di chi è colpito da depressione.

Sia i sintomi del primo gruppo sia quelli del secondo,
per essere significativi, devono essere presenti per due
settimane ogni giorno o quasi ogni giorno.

Sintomi cardine rivelatori

Questi due sintomi sono ritenuti i più importanti
per la diagnosi di depressione.

1)Umore depresso
“Non ho più speranza”, “Nessuno mi può aiutare”,
“Tutto è inutile”, “Neppure il pianto mi consola”.
Queste sono alcune delle frasi che è più facile sentir
pronunciare da chi soffre di depressione. Ma l’umore
depresso può manifestarsi anche con aumento dell’irritabilità
(soprattutto nei bambini e negli adolescenti), con facilità
a lasciarsi andare a veri e propri accessi di rabbia
oppure a un incongruo senso di frustrazione.

2) Diminuito interesse o piacere per tutte,
o quasi, le attività precedentemente ritenute piacevoli

“I miei hobby non mi interessano più”,
“Non provo più piacere per nulla”,
“Non mi interessa più niente del sesso”,
“Non sono più capace di far niente”. Un piccolo
segnale rivelatore di questo sintomo è accorgersi
di cercare sempre scuse per non accettare inviti,
per evitare di partecipare a eventi sociali.

Sintomi associati

I sette sintomi che seguono possono anche
non essere presenti tutti contemporaneamente.
Sono indice di depressione solo se associati
ai due sintomi cardine rivelatori.

3) Perdita o aumento significativi del peso
o dell’appetito

Chi è depresso può anche non avere meno appetito
del solito, può anche soltanto non apprezzare più
come prima il cibo, non sentire i gusti con la stessa intensità.
Ma, attenzione, è possibile anche il contrario: una bramosia
per determinati alimenti (soprattutto i dolci).
Un indice abbastanza evidente in questi casi sono
i chili in più o in meno che segna la bilancia,
spesso parecchi anche in poche settimane.

4) Insonnia o ipersonnia
L’insonnia è uno dei più comuni sintomi nella depressione.
Ma questo non vuol dire che i depressi non riescano più
a dormire, ma solo che possono avere alterazioni del loro
normale ritmo di sonno, dormendo di più o di meno
rispetto al solito.
È facile per esempio che riferiscano di svegliarsi spesso
durante la notte, oppure di destarsi più presto al mattino
rispetto a come erano abituati a fare prima.
La conseguenza è avere continuamente sonno durante il giorno.
Anche in questo caso, però, attenzione: un depresso
può avere sonnolenza diurna anche se dorme molto di notte.
Altro disturbo possibile, infatti, è la cosiddetta ipersonnia,
cioè la tendenza a dormire molto di più di prima,
col desiderio di non svegliarsi mai la mattina,
quasi a cercare rifugio nel sonno per non affrontare la vita.

5) Rallentamento o agitazione psicomotoria
Chi soffre di depressione spesso parla con voce
bassa e monotona, ha pochi argomenti di conversazione
e si muove anche più lentamente. Non è insolito,
però, nemmeno l’opposto: per esempio, spesso,
i depressi si tormentano continuamente le mani,
non riescono mai a stare seduti.

6) Affaticamento o perdita di energia
“Sono sempre stanco“, “Ci metto il doppio di prima
a fare le stesse cose”, “Mi sento prostrato”.
Ai depressi mancano le energie, tutto riesce più faticoso,
anche attività di minimo impegno, come per esempio
il vestirsi, richiedono molto più tempo ed energia del normale.
Chi è depresso, non di rado, non pensa nemmeno a lavarsi,
ad avere cura del proprio corpo e del proprio aspetto
e, in maniera abbastanza tipica (ma non necessariamente),
veste in modo “grigio” e piuttosto trascurato.

7) Sentimenti di autosvalutazione o di colpa
eccessivi o inappropriati

“Non valgo niente”, “non sono capace”. I depressi
si sentono insicuri e questo li porta spesso a pensare
che la prostrazione che provano continuamente
sia colpa loro (e per tale motivo non accettano di farsi aiutare).

8) Diminuita capacità di pensare o di concentrarsi, indecisione
“Non riesco più a ricordare niente”, “non riesco a concentrarmi”.
Il depresso si distrae facilmente, non riesce più a ricordare
con la facilità di prima, non riesce a concentrarsi.
Molto significativa è la difficoltà a prendere decisioni.

9) Ricorrenti pensieri di morte, ricorrenti idee di suicidio
Per il paziente questo si traduce in idee del tipo: “La morte
è l’unica cosa che mi può aiutare” quando non in pensieri
o veri progetti di commettere suicidio. Ovviamente
questo è in assoluto il segnale più preoccupante e pericoloso.

Disturbi depressivi dell’umore

Finora abbiamo parlato di depressione intendendo
quella che i medici chiamano in linguaggio scientifico
depressione maggiore.
Infatti la depressione fa parte di un gruppo di disturbi
che hanno diversi punti in comune e come caratteristica
dominante l’alterazione dell’umore. Nei disturbi
depressivi dell’umore rientrano:

- la distimia (umore cronicamente depresso per la maggior
parte del giorno per almeno due anni, ma con intensità
minore rispetto alla depressione maggiore);

- la depressione maggiore, che, tra tutti i disturbi
dell’umore, è il più frequente e rilevante;

- i disturbi bipolari, che consistono nell’alternarsi
di periodi di euforia e di depressione (la cosiddetta
sindrome maniaco-depressiva). Chi soffre di questa
particolare forma di depressione passa da un estremo
all’altro. Nei periodi in cui è “giù” presenta i sintomi
classici della depressione,mentre in quelli in cui è “su”
diventa iperattivo, si sente benissimo, ha mille idee
che gli si accavallano nella mente.

Questa condizione può generare non pochi problemi
perché durante le fasi di euforia può perdere in parte
la percezione della realtà assumendo comportamenti
eccessivi, quando non addirittura pericolosi.

Per esempio fa spese al di sopra delle sue possibilità,
acquista automobili o gioielli che non si potrebbe
mai permettere, sorretto da un incontrastabile ottimismo.

Miete idee in continuazione, fa mille progetti, parla rapidamente,
è fin troppo brillante, è infaticabile, veste in modo appariscente
e incongruo. Classicamente rifiuta di farsi curare
(pensa che sia il medico ad aver bisogno di aiuto, non lui,
che sta benissimo).

Salvo passare, improvvisamente, senza alcun preavviso,
dalla fase “su”, alla fase “giù”, piombando nel pessimismo
più nero e ritrovandosi a volte anche in circostanze drammatiche
in conseguenza delle azioni intraprese nella fase maniacale.

Le persone affette da disturbi bipolari sono chiamate
maniaci-depressivi ma i loro alti e i loro bassi sono “più alti”
e “più bassi” di quelli che hanno le persone normali.

La durata e il ritmo di alternanza di questi periodi sono
imprevedibili: possono durare mesi come giorni e fra gli alti
e bassi si interpongono periodi di normale benessere
dalla durata altrettanto imprevedibile.

Il rischio, in media, è di avere 3-4 episodi l’anno,
ognuno della durata di vari mesi. Questo disturbo,
tuttavia, se diagnosticato in modo adeguato può
essere trattato con efficacia.

Recentemente c'è stata un'ulteriore conferma dell'importanza
di un precoce riconoscimento diagnostico del disturbo bipolare:
infatti, più tardi s'interviene con un corretto trattamento,
più i periodi di benessere fra un ciclo di alterazione
dell'umore e l'altro si accorciano, fino ad arrivare
addirittura alla loro scomparsa, con pazienti
che continuano ad oscillare direttamente fra mania
e depressione, senza mai un attimo di tregua con umore normale.

Inoltre l'intervallo libero fra un episodio e l'altro è spesso
segnato da sintomi sottosoglia che possono minare
la qualità di vita, restando a lungo inosservati nei molti casi
in cui non si verifica una completa remissione dagli episodi
acuti di umore alterato.


In mancanza di un adeguato trattamento, con ogni nuovo
episodio di mania e depressione il rischio di recidive aumenta,
ma fortunatamente si sta dimostrando sempre più promettente
l'uso di farmaci nati per altri scopi che a dosaggi diversi sono
efficaci anche in questo disturbo: l'antiepilettico lamotrigina
o l'antipsicotico olanzapina, che sembra, fra l'altro,
anche quello che tiene più a lungo lontane le recidive.

La precocità del trattamento appare sempre più importante,
soprattutto al primo episodio quando ancora la malattia
non ha cominciato la sua esponenziale progressione,
perché si va facendo strada l'idea di disturbo bipolare
anche nell'adolescente, dove rischia di essere confuso
con altre condizioni, prima fra tutte l'ADHD (il disturbo
da inattenzione e iperattività) o altre manifestazioni
spesso superficialmente ascritte alle comuni "paturnie" giovanili.

A differenza di queste, però, il disturbo bipolare giovanile
può gravemente compromettere la carriera scolastica
e lo sviluppo sociale ed emotivo dei ragazzi, sfociando
a volte addirittura nel suicidio (30 volte più frequente
che nella popolazione generale), ma che un corretto
trattamento riduce drasticamente.


http://www.corriere.it/Speciali/Scienze_
e_Tecnologie/2005/salute/depressione/riconoscere.shtml




____________________________________________________

Però non è giusto che a uccidersi
siano i migliori; guardate la fine
fatta da questi ragazzi.

____________________________________________________

Dalle prime interrogazioni sarebbero emersi diversi
episodi di bullismo
Perizia calligrafica su un biglietto che riportava
frasi ingiuriose nei confronti del giovane

Ragazzo di 14 anni suicida a Ischia
Segnalati alla procura tre minorenni


<b>Ragazzo di 14 anni suicida a Ischia<br>Segnalati alla procura tre minorenni</b>

Il liceo classico Scotti, dove studiava il giovane che si è suicidato una settimana fa

ISCHIA - Due ragazzi ed una ragazza, compagni di classe del quattordicenne
che si è suicidato la settimana scorsa, a Ischia, sono stati segnalati
alla procura per i minori con l'accusa di violenza privata.
Il ragazzo, studente del liceo classico Scotti, si è impiccato;
il suo corpo è stato trovato in un terreno vicino alla casa
nella quale viveva con la famiglia.

La polizia ha sentito nei giorni scorsi alcuni compagni
di classe del ragazzo, accompagnati dai rispettivi genitori:
dagli interrogatori sarebbero emersi episodi di bullismo,
soprattutto legati a minacce rivolte al quattordicenne
morto suicida e ad altri ragazzi della stessa scuola.

Secondo indiscrezioni raccolte dall'agenzia Ansa, il titolare
dell'inchiesta, il pubblico ministero del tribunale dei minori
di Napoli, Valeria Rosetti, ha già disposto una perizia
calligrafica su un biglietto che riportava frasi ingiuriose
nei confronti del ragazzo suicida.

Il biglietto è stato trovato tra le schede per l'elezione
del rappresentante nel consiglio di classe, carica
alla quale il ragazzo si era candidato senza
ricevere neanche un voto.

Secondo le prime ricostruzioni, che tengono conto
sia della testimonianza della madre del ragazzo
che di quelle dei compagni, il giovane sarebbe
stato più volte deriso dai compagni per la sua
"eccessiva bravura", testimoniata dalla media
del 9 conseguita in diverse materie.

Fra le "accuse" degli altri alunni del quinto ginnasio,
anche il fatto che il loro compagno volesse entrare
sempre in classe, anche nei giorni di sciopero.
Da quanto si apprende, la madre aveva già in passato
informato gli insegnanti dello stato di disagio
nel quale il figlio viveva.

(5 novembre 2007)


http://www.repubblica.it/2007/10/sezioni/scuola
_e_universita/servizi/bullismo-5/minorenni-
denunciati/minorenni-denunciati.html



Apr 15

A volte, dietro una notizia di cronaca si cela un vissuto che,
solo chi si sofferma a riflettere ed a cercare di penetrare
umilmente nel profondo dei sentimenti dell’animo umano,
può raccontare e spiegare con commossa partecipazione.

Questa storia mi ha profondamente colpito.

Taranto, 14 apr. (Apcom) -

Si chiamava A. S. aveva 17 anni, ed era figlio di un falegname e di una casalinga. Si è tolto la vita questa mattina all’alba impiccandosi ad un albero, nella casa di campagna tra Grottaglie e Villa Castelli, in provincia di Taranto.

Dal pomeriggio di ieri non si avevano più notizie di lui, e nella tarda serata, sempre di ieri, il padre ed il fratello avevano iniziato a cercarlo per le vie della cittadina tarantina. Avevano provato molte volte a chiamarlo sul cellulare, ma senza esito: l’apparecchio squillava libero, ma il ragazzo non rispondeva. Poi nel pomeriggio la macabra scoperta, nel giardino della casa in campagna: il corpo del giovane pendeva da un albero.

Apparentemente un gesto senza spiegazioni, l’unica potrebbe essere quel 5 in matematica rimediato ieri a scuola, all’istituto Righi di Taranto, dove frequentava il quarto anno. Lui ci teneva ad avere la media dell’otto, e quel 5 quella media gliela rovinava. Sul suicidio indaga la polizia di Grottaglie con la supersione della Procura di Taranto che ha aperto un inchiesta. Per domani è prevista l’autopsia.

Un professore della sua scuola scrive:

"La vita è una merda". Uno studente della mia scuola si toglie la vita Gli amici lo chiamavano "Petrarca", per il carattere schivo e solitario.
Enorme impressione e tristezza. Questa era il clima che si respirava oggi a scuola.
Oggi non ho fatto lezione e ho ascoltato i miei studenti per capire. Ho chiesto in giro: "Ma veramente è stato un 5 in matematica, come scrivono alcuni giornali?"
Non era un mio studente, né lo conoscevo.
Per questo abbiamo parlato, parlato molto, cercando di raccogliere tutte le informazioni e i più piccoli indizi per spiegare una scelta così disperata.
Parlando con i ragazzi, alla lavagna ho scritto: "La vita è camminare insieme e illuminare il buio". Una frase di una canzone di Luca Carboni. Quando cominciai la mia carriera di insegnante, divenne la traccia un tema che creò scompiglio in classe, tanto che i miei studenti chiesero aiuto disparatamente al docente di religione per svolgerlo. Non avrei mai pensato che quella frase l’avrei riscritta alla lavagna in circostanze così tragiche.
S. era un ragazzo di diciassette anni che - mi ha raccontato i suoi compagni - chiamavano "Petrarca", per il suo carattere, schivo e solitario.
Sulla sua sedia aveva scritto: "La vita è una merda". I suoi compagni se ne sono accorti oggi, oggi che quella sedia è rimasta vuota.
S. con i suoi compagni di classe giocava in porta, e nella sua vita ha giocato spesso in difensiva. Mai attaccante. Non amava fare vita di comitiva né fare il gradasso. Era schivo, gentile e riservato. Quando si trattava di fare delle foto di gruppo si defilava ed erano i suoi compagni di classe a dire: "Vieni a farti la foto con noi".
E. è un compagno di S. e mi dice queste cose con aria sincera. E’ turbato. "Non ne voglio parlare con i giornalisti, di loro non mi fido, succedono delle cose e loro ne scrivono delle altre". Ma con me prende fiato, dopo una partita di calcetto, e vuota il sacco: "Forse non aveva autostima. Si sentiva inadeguato di fronte agli altri, tanto che non voleva essere fotografato con noi. Misurava le sue vittorie e le sue sconfitte attraverso il rendimento scolastico. Non aveva genitori oppressivi o esigenti, anzi aveva un buon rapporto con loro. Ma era attentissimo ai voti. Non possedeva altri metri di paragone, oltre alla scuola, per capire quanto valeva veramente".
Chiedo chi è la sua docente di Italiano. E’ una brava collega, sensibile, garbata, aperta al dialogo. E l’intera classe, sia come docenti, sia come studenti appare normale. Una classe come le altre, nessun caso di emarginazione forzata o di bullismo.
S. in passato sarebbe però persino finito in ospedale, mi raccontano, per questa forte "ansia da prestazione" in ambito scolastico. Qualche voto che aveva rovinato la media, qualche calo che aveva eroso la sua autostima scolastica. Ed era andato in crisi per una sorta di "sindrome da delusione" che lo portava a non avere fiducia in se stesso fino in fondo.
"Allora è stato un 5 in matematica?", chiedo nuovamente. "No, no. Aveva già preso anche 3 e mezzo in un’altra occasione. Non è quello il vero motivo". L. esclude che alla base ci sarebbe il 5 in matematica.
Ed esce fuori quella maledetta scritta sulla sua sedia: "La vita è una merda".
"Non ce ne eravamo accorti, solo oggi l’abbiamo scoperta".

E’ una storia che fa riflettere quella di S.
Fa riflettere perché non c’è un cattivo, un solo responsabile o una sola causa. Man mano che faccio domande mi convinco sempre di più che S. si sarebbe potuto suicidare in qualsiasi scuola. E che solo una vita più piena e più bella lo avrebbe potuto salvare dalle sue delusioni.
In queste ore si rincorrono varie voci e informazioni anche non vere: "Come quella di un SMS che S. avrebbe inviato ad un amico prima di suicidarsi". Precisa L.: "Non è vero. L’SMS che si era diffuso riguardava la voce che S. si era suicidato". Nel passaparola l’informazione sarebbe stata distorta e adesso viaggerebbe un’informazione non vera che riceve conferma attraverso altri che hanno avuto la stessa informazione distorta.
La verità forse è che S. era un ragazzo senza la corazza scanzonata dei suoi compagni, era un adolescente fragile che prendeva troppo sul serio la vita e la scuola, sembra dire L. Un ragazzo ferito che cercava disperatamente conferme nel successo scolastico. Leggeva la vita attraverso i voti ed era uno dei migliori: una media da far invidia. Prendeva pagine e pagine di appunti. E quando parlava con i suoi amici parlava prevalentemente di scuola. "Esci con noi?". Si negava dicendo che nel suo paese aveva già la sua comitiva. "Ma secondo noi non ce l’aveva ed era un modo per sfuggire", aggiunge L.
Come in una storia strana in cui non c’è un responsabile di tutto l’immenso dolore, come in ogni storia complessa, come in ogni nodo intricato, anche nella storia di S. si avverte un senso di mistero e un po’ di fastidio per tutte le semplificazioni che servono a fare "titolo" in un giornale.
"E’ colpa della società", viene da dire. Una società che dovrebbe accogliere, unire le speranze e costruire la solidarietà… già, un futuro bello da vivere per un giovane. Facile a dirsi. Intando fra poco S. sarà salutato da tanti di noi a cui non ha potuto raccontare tutta la sua angoscia di vivere e la sua fatica nel reggere gli sguardi e il confronto con la ruvida e dura scorza di una realtà che non gli piaceva e che, impiccandosi, ha voluto cancellare per sempre.

Autore: Alessandro Marescotti - 15 Aprile 2005
Fonte:
Peacelink


http://liberaleparole.altervista.org/?p=164



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 25/9/2008 alle 12:41 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
14 settembre 2008
Una poesia a mo' di scuse.
Scusami Giulia se l'animo inquieto
ti ho reso, per via del mio messaggio
recante, di un feroce passato,
allucinante e truce retaggio.

Chiedo perdono se ti ho turbato
con la brama di non esser di passaggio
per te, lui e loro, che ho stimati
degni del mio affetto e del mio omaggio.

Ma ciò varrà in gioia e doglianza:
che io vi ho per sempre adottati
in, sia pur ideal, fratellanza.



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 14/9/2008 alle 22:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
vita familiare
13 settembre 2008
Lettera d'amore ad un'intera famiglia.
Lettera d'amore ad un'intera famiglia


Ecco il commento a questa lettera (elettronica)
che ho scritto a una cara amica


Probabilmente sono un malato di mente o quasi.... 
comunque mi rendo conto di essere leggermente squilibrato
e del resto se vado da una psicologa un motivo ci sarà pure...
 

Del resto mi rendo anche conto della variabilità
dei miei sentimenti a seconda delle persone per cui li provo.
 

Ieri una zia, la moglie di un mio zio paterno, è stata ricoverata perchè ha ingerito troppe pillole, ha cioè tentato il suicidio. 

Io ai miei familiari ho detto che, probabilmente, si è accorta di essere
una persona inferiore, e ho aggiunto: "lo avesse fatto 20 anni fa!! "
Sarebbe stato meglio, dato che così non sarebbero nati i suoi figli
che sono uno più disgraziato dell'altro; il figlio di 20 anni
non ha ancora il diploma di Ragioneria (eppure a 4 anni sapeva già leggere);
la figlia, che ha 16 anni, è sordomuta e i genitori non hanno pensato
che fosse indispensabile darle un'istruzione particolare, invece che la stessa
delle persone normali, quindi a tuttoggi non sa nè parlare ,
nè leggere, nè scrivere...  totalmente estraniata dal mondo...

Il figlio piccolo di 13 anni vive con noi da quando aveva 1 anno
perchè lei 12 anni fa si prese la tubercolosi... come abbia fatto chi lo sa... 
Fatto sta che  anche dopo la guarigione della madre, Marco è rimasto con noi;
tanto meglio per lui, visto che comunque è meglio che sia
seguito dalle stesse persone che hanno educato me, piuttosto
che da quegli incapaci dei loro genitori... ma intanto ce lo
dobbiamo sorbire noi e, se  da un lato gli voglio bene come
ad un fratellino, da un lato penso che se non fosse mai nato sarebbe stato
meglio, prima di tutto, per lui stesso, visto che ha dei problemi:
ha la
sindrome da disattenzione con iperattività e a causa
di questa il suo rendimento scolastico è mediocre, nonostante
non sia stupido.

Comunque, le persone non sono uguali;
ci sono persone
di molto valore, persone di medio valore e persone di scarso valore.

Tutti i miei parenti sanno che quella donna è una totale
incapace, prima di tutto nel suo ruolo di madre... eppure
nessuno pensa che la sua morte sarebbe stata un bene...
oppure, il che è peggio, tutti lo pensano ma nessuno,
a parte me, lo dice...

Penso che certe persone non dovrebbero fare figli:
sono troppo inferiori alla media perchè sia un bene
per quegli stessi figli nascere se poi devono vivere
in condizioni di esistenza precarie, come esseri
socialmente inferiori.

-------------------------------

Ritornando al discorso originario....

 
Mi auguro che Giulia non si arrabbi... ma penso
che non abbia ancora letto l'email; non ho ancora
ricevuto un messaggio,
un 'email, una telefonata,
anche solo per dirmi di andarmene
al manicomio. 

Forse Giulia non sa cosa fare: come fare
a mandare a quel paese uno che dice di amare
la tua famiglia anche più della propria?
e a dirgli, senza offese, che non può farne parte 
 
Ecco l'email in cui ho detto tutto a Giulia... 
Non ce la facevo a tenermi le cose dentro.



____________________________________
Ciao Giulia, come stai?
 
Mi sono chiesto se fosse opportuno dirti
la verità e sono giunto alla conclusione
che io di faccia ne ho una sola e che
non ci devono essere segreti tra di noi.
 
Avevi detto che, quando ci fossero stati dei problemi,
avrei potuto rivolgermi a te.  Il problema che ho, però,
è di tipo spirituale più che materiale.  Per farvi fronte 
mi sono rivolto a una psicologa.
 
La mia vita non mi piace, ma neppure la famiglia che ho
mi piace; non la considero affatto una famiglia normale
per tutta una serie di ragioni (non ho un padre degno
di questo nome, mia madre è morta, ma paradossalmente
non sento la sua mancanza, vivo con una nonna, due zie,
uno zio, un fratello e mio cugino).  Inoltre i miei familiari
sono tutti di intelletto mediocre e svolgono lavori umili
e sottopagati (mio zio fa il panettiere, una delle mie zie
fa la cuoca e lavora 8 ore a notte per solo 1000€, l'altra
zia è invalida civile per via della schizofrenia, io
e mio fratello siamo sostanzialmente senza futuro,
mio cugino di 13 anni è un elemento di disturbo,
presente in casa da quando ne aveva 1
---in pratica è mio fratellino--- per via della situazione
precaria della sua famiglia di origine, dove vivono suo
fratello e sua sorella, la quale ultima ha anche un grave
handicap: è sordomuta; mentre lui ha l'ADHD,
una sindrome da danno cerebrale minimo
che comporta una difficoltà di concentrazione
e una marcata iperattività...  insomma, come
avere 5 bambini scalmanati in  casa...)
 
 
 
Prima o poi i miei parenti grandi moriranno
ed io e mio fratello resteremo soli, magari
neppure con dei partners, continuando così. 
 
Per me una famiglia non è data da legami legali,
che sono importanti per certificare l'esistenza
di un nucleo familiare e riconoscere diritti
e regolare doveri, ma non fondano la famiglia.
 
La famiglia si basa sull'amore.
Tutte le persone che io amo sono la mia famiglia.
 
So che la proposta che ti sto per fare ti sembrerà
allucinante, ma se ti va potrei essere il fratello
maggiore tuo e di Gianluca....  in quanto ai tuoi
genitori, sono senz'altro migliori dei miei e non
sarà difficile voler loro bene.
 
Verrò a capodanno a trovarvi (dovrei avere i soldi
dell'eredità della vendita della casa dei miei nonni
materni entro ottobre): vi tratterò come se foste
la mia seconda famiglia, pur senza ripudiare
la mia famiglia reale. 
 
Mi sono innamorato di voi, in particolare
di Gianluca
.  Questo sentimento che provo
è definibile in greco antico "philìa" che alla
lettera significa amicizia, ma che vuol dire
anche "
amore disinteressato teso
a provvedere al bene della persona amata
".
 
Siamo a settembre, mancano ancora più di 3 mesi
a capodanno e avremmo tempo per discutere
e per conoscerci meglio...
 
Intanto ritengo necessario che tu legga tutti
gli articoli della rubrica del mio blog intitolata
"
Sulla mia vita"
 
Spero che nulla di ciò che ho scritto ti faccia inquietare.
 
Vorrei vederti su msn: magari puoi dirmi via sms
quando ti collegherai e mi farò trovare online.
 
In quanto a Gianluca, non so come mai non
mi abbia aggiunto su msn... se derivi dal fatto
che usa poco il pc, se se ne sia dimenticato,
se non gli interessi avere il contatto di msn
di persone che vede solo in estate (Stefano
mi ha detto che non lo ha neppure lui, sebbene
lo conosca da anni)  oppure se, semplicemente,
non voglia comunicare con me... perchè magari
non gli sono simpatico, o non mi stima,
o sono troppo grande... o che ne so...
 
Tendo ad essere un tantino ossessivo... 
...spero che la psicoterapia mi aiuti
a migliorare il mio modo di affrontare la vita
.
 
Per finire, incollo qui due degli articoli della rubrica
"Sulla mia vita" che più interessano te e la tua famiglia...
 
Decidi tu se Gianluca possa leggerli o non...
magari è cosa troppo grossa.  Io non so cosa fare...
il problema è che ha solo 15 anni.... è più maturo
della sua età e potrebbe decidere anche da solo
se essermi amico o no, ma è pur sempre minorenne
e voglio prima sentire un tuo parere.
 
Spero che, dopo queste rivelazioni, le cose tra noi
non cambino, se non in meglio...
 
Di cose da dire su di me ce ne sono tante altre 
e sono così complesse che sto andando
dalla psicologa (ci vado una volta la settimana,
il giovedì) per cercare di capirmi.
 
Ciao!
 
Un caro saluto alla tua famiglia.
 
Alessio

__________________________________________________________
Per ragioni di spazio mi limito a scrivere i link
degli articoli, già pubblicati su questo blog
e che ho copiato e incollato nell'email spedita a Giulia.

Alcune domande che mi sono sovvenute sulla mia sessualità

Poesia in duplice versione al virgulto d'ingegno fecondo





permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 13/9/2008 alle 15:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sessualità
12 settembre 2008
Alcune domande che mi son sovvenute circa la mia sessualità
Alcune domande che mi sono
sovvenute circa la mia sessualità


Sono omosessuale perchè durante l'infanzia
e l'adolescenza ero chiuso in me stesso oppure
ero chiuso in me stesso perchè sono omosessuale?  

D'altro canto lo psicologo che mi seguiva anni
fa diceva che ero chiuso in me stesso in reazione
all'aver visto mia madre morire sotto i colpi
di pistola infertele da mio padre.... 

Ho un ricordo un po' vago di quanto successe.... 

Mi ricordo di piedi che scalpitano, di un vaso
che cade e si rompe, di un bambino, mio fratello
presumo,sotto al tavolo della cucina, di una vetrata
illuminata (un ricordo congruo dato che la casa
dovevo vivevo da piccolo, quella dei miei nonni materni, 
era una casa campidanese, con la "Lolla")
Davanti alla vetrata un corpo cade e si accascia a terra;
da esso una macchia scura scorga e macchia il pavimento....
...sangue.

Ricordo anche che, dopo, ero nella macchina
insieme a zia Alma, la sorella di mia madre; fuori era
già buio, il che ha senso, dato che la strage avvenne
il 12 dicembre del 1985 e quindi il buio
venne presto.

Ricordo poi di quando vennero i carabinieri (o la polizia)
a portare mio fratello a casa di mia nonna paterna,
alla quale fummo affidati;  mio fratello era stato preso
da mio padre.... 
Non so perchè lo fece ma penso che il motivo fosse
ottenere una garanzia sulla propria incolumità;
in pratica lo prese come ostaggio per non essere ucciso
dai superstiti della famiglia Picciau, la famiglia
di mia madre.  Poi andò a costituirsi...

_________________________

Forse sono omosessuale e basta, a prescindere da tutto.

Ma, ecco l'altra questione: a me piacciono
non solo i ragazzi della mia età ma anche gli adolescenti
(i bambini, per fortuna, no)

Cosa vorrà mai dire ciò?  una semplice predilezione
per la bellezza dei "virgulti" ?   oppure un tentativo
disperato di sentirmi vicino all'adolescenza perduta
e mai davvero vissuta?  del resto anche se ho quasi
28 anni, me ne sento 10 di meno nella testa.

Io non ci vedrei nulla di male in una relazione
con uno più piccolo di me, anche minorennne,
purchè sia maturo, dolce , intelligente, in gamba.
Ci sono 15enni più maturi di ragazzi che all'anagrafe
sono già maggiorenni, ma nella testa no.



-----------------------------------------


Ho pubblicato questo articolo anche se Netlog e potete leggere
i commenti ricevuti da parte di utenti del sito tramite questo link


Di quei commenti ne traggo uno, l'ultimo, scritto da me.


In questo periodo sento di amare un ragazzo di 15 anni, Gianluca.
Ma non è amore nel senso di eros, ma nel senso di philìa.
Sento che sacrificherei la mia vita per salvare la sua
.

Ciò che mi stupisce (ma forse non ne ho ragione) è che
non provo un sentimeno equivalente per altre persone
a parte mio fratello, la mia migliore amica (che si chiama Maura)
i parenti stretti di Gianluca, 
(cioè la sorella e i suoi genitori e non solo perchè sono suoi
parenti, ma per il loro valore intrinseco) , Lorenzo (mio migliore amico),
il suo ragazzo (ma più che altro per amore verso Lorenzo),
Stefano, un altro mio amico, e poi non so chi altri (forse
il ragazzo che ho amato quando ero al liceo, Domenico,
anche se mi ha fatto soffrire).

I miei familiari, al di fuori di mio fratello, non mi sono così
cari da dover pensare di perdere la mia vita per salvare la loro.
Non so come reagirei alla morte di uno di loro.

Ma con Gianluca è diverso perchè lo vedo come se fosse
la metà che mi manca per essere completo: non potendo
fondermi con lui ed essere una persona completa, mi vedo
limitato a desiderare di essergli vicino e di dedicarmi a renderlo felice
.

Penso che purtroppo non sia così per lui nei miei confronti.
Chissà cosa potrò fare per guadagnarmi la sua stima e il suo
affetto, un affetto che vada al di la della cordialità rivolta
ad un ospite (ero nella casa al mare dei suoi genitori su invito
della sorella, amica di infanzia di Stefano).

Vorrei essere per lui come se fossi il suo fratello maggiore:
una persona di cui si può fidare, una persona che ama
e da cui si sente amato e uno dei suoi punti di riferimento
nei momenti di difficoltà
.

Ma mi chiedo se questo che provo verso un ragazzo
che considero intellettualmente superiore a me (come il 25%
dell'Umanità, se si tiene conto solo del quoziente intellettivo)
e che mi ha conquistato con la sua simpatia, sia un sentimento
nobile o non sia solo un capriccio.

Ciao a tutti e grazie per l'attenzione





permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 12/9/2008 alle 21:45 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
10 settembre 2008
Filastrocca sul corpo di Domenico
 

Filastrocca sul corpo di Domenico

Domenico dal forzuto aspetto
esprimi possanza con le tue membra
gambe scattanti, braccia di buon tempra
spalle piene, ventre piatto, ampio petto 
fisicamente sei quasi perfetto.




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 10/9/2008 alle 0:40 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
9 settembre 2008
Il fulcro dell'amore
Il fulcro dell'amore


Dell'amor non è il sesso il fulcro
poichè l'amor trova nel
desiderio
di dedicarsi al bene dell'altro
il suo serio e principal criterio.



permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 9/9/2008 alle 21:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
9 settembre 2008
Poesia (in triplice forma) al virgulto d'ingegno fecondo :)
Poesia (in triplice forma)
al virgulto d'ingegno fecondo




Commnento:

Di certo ho di che discutere con la psicologa...
si si... povero me...


Infatti io, forse confondo la natura dei miei
sentimenti e allora credo di amare persone
cui invece voglio solanto bene e tutto finisce la.

Inoltre mi è capitato 7 anni fa di infatuarmi
per un compagno di liceo , Domenico Sabiu,
che ammiravo e invidiavo per via del suo fisico
atletico e del suo carattere simpaticissimo.

In quel periodo ero davvero messo male psicologicamente
in quanto ero appena uscito dal mio semi-isolamento
(dovuto a un fatto che se volete potete conoscere
andando a leggere un articolo nel mio blog attraverso questo
link diretto:
http://ilmondodigalamay.ilcannocchiale.it
/2006/08/- 09/rivelazione_di_una_strage.html
)
Mi davo la colpa della mia solitudine e mi facevo schifo da solo.

Mi sono probabilmente innamorato di quel ragazzo
atletico e simpatico che stava nella mia classe....
che per me rappresentava, eventualmente, se lui mi avesse
accettato (sia pure come amico, dato che è etero)
un compensativo per la mia bilancia degli affetti.

Ma lui considerava l'amicizia possibile
solo con persone con cui avesse
comunanza di intenti e di interessi.


Io desideravo solo stare con lui; quando uscivo
da scuola desideravo andare a casa sua
con lui anche se abitava dalla parte diametralmente
opposta alla mia; se non era presente in classe mi preoccupavo....
ho anche fantasticato sul suo corpo,
sul farmi stringere dalle sue braccia forti....
su notti focose passate insieme...

Eppure non sono sicuro che fosse amore....
anche se desideravo fare il suo bene ed essere
presente nei lati belli come in quelli brutti della sua esistenza,
ho desiderato, però, anche annientarmi dentro di lui regalandogli le mie doti complementari alle sue...
c'è stato anche un periodo in cui, siccome non mi dava
l'attenzione che avrei voluto, ho desiderato vederlo morto,
ma vicino a me, piuttosto che vivo ma lontano da me.

Può essere definito amore questo? o è solo follia?


2 anni dopo la presa della cotta, mi accorsi di avere idealizzato Domenico.... e che aveva ragione Enrico, un mio compagno di classe che frequentavo in quel periodo, quando mi diceva che Domenico era un indifferente, che si preoccupava solo delle cose che lo interessavano personalmente.... e che quindi non si sarebbe mai interessato a me...  

Non lo vedo ormai da 4 anni (prima lo vedevo in facoltà quando frequentavo Biologia e poi Medicina... --- anche se lui era rimasto in Biologia)....

Mi piacerebbe sapere come sta,
ma so che lui non gradirebbe una mia visita.

A volte amare può voler dire anche togliersi dalle palle...

Ho visto il suo nome scritto in un
sito sul surf 
(il suo secondo sport dopo il tennis) 

Quello in una delle foto è lui,
ma mi sembra più vecchio di quando lo vedevo...


Ecco la sua foto , a quasi 9 anni da quando mi innamorai di lui...


La trovate cliccando su questo
link

Ho trovato nel web questa foto di Domenico Sabiu;
e si, il tempo passa per tutti;
non è più il ragazzo del liceo...si intravedono
rughe profonde... sarà il troppo sole...
la calvizie minaccia le sue tempie...
anche il fisico non è più come un tempo...

Comunque gli voglio bene lo stesso...


--------------------------


Adesso mi trovo in una situazione simile,
sia pure, per mia fortuna, solo in parte

ho nutrito invidia per l'intelligenza, superiore  alla media,
di un ragazzo, fratello di una ragazza amica
d'infanzia di un mio amico, la quale
ci ha ospitati nella casa al mare della sua
famiglia, presso Olbia...

Anche con lui ho desiderato la stessa cosa che provai
per quel mio compagno di liceo;
annientarmi dentro di lui
e regalargli le mie doti complementari alle sue
.
Lui, che si chiama Gianluca, detto Giai, ha solo 15 anni
ma è più maturo della sua età (mentre io a 15 anni
ne dimostravo, si e no, 13...) ha molta intelligenza
logico-matematica (e prende 10 in latino e 8 in matematica
quasi senza studiare... ha spiegato i Limiti di funzione
alla sorella più grande, inoltre risolve il sudoku in 3 minuti....);
se ricevesse da me il dono di saper scrivere bene
(non che non sappia scrivere, ma non ha fantasia,
non ha estro creativo, non è nella sua forma mentis)
sarebbe perfetto....

In più lui, al contrario di me, ha un bellissimo carattere.

Io , dopo la fusione, non esisterei più, ma non sarebbe
un male.... nessuno sentirebbe la mia mancanza
perchènon sarei mai esistito...
e in più, sia pure in quanto l'altro in cui vivrei,
avrei una famiglia normale, anzi, una famiglia modello,
con un padre e una madre eccellenti (
sia pur non perfetti).


Tutto ciò purtroppo e ovviamente è impossibile
e sarebbe folle credere altrimenti.


---------------------

Non penso ci sia amore dietro,
e non provo attrazione fisica, ma , anche
se fosse, non perseguirei cose per lui innaturali;
il sesso ha senso solo se è consapevole
e se il piacere è reciproco...
D'altro canto l'amore non è solo quello
erotico, ma anche quello amicale, fraterno,
genitoriale... insomma, ha tante forme...


Io vorrei essere amico fraterno
di quel ragazzo, anzi, il suo fratello maggiore....
gli voglio un mondo di bene.


Peccato che abbia 12 anni più di lui e che,
forse, a lui non interessi avere un rapporto
di amicizia con uno così più grande di lui
e così diverso...


 

 

 


Adesso, la poesia in triplice forma.

Oh, virgulto d' ingegno fecondo,
per te nutro amore inesorabile
e inconfessabile. Tenerlo
celato mi par davvero
ignobile e immondo.

 seconda versione

 
Oh, virgulto d' ingegno fecondo
e di fulgido e dolce carattere,
nutro per te un sentimento irresistibile,
di affetto profondo, che immondo
e ignobile mi par dover nascondere.


Terza versione

Oh, virgulto d'ingegno fecondo
e di fulgido e dolce carattere,
provo per te affetto profondo
e irresistibile. Doverlo nascondere
mi par davvero ignobile e immondo.





permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 9/9/2008 alle 14:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
letteratura
7 settembre 2008
Poesia in dedica a chi è davvero intelligente (cioè oltre 120 di QI)
A Giai, un ragazzo molto intelligente



Per metà lo scibile m'è oscuro!
mi separa, d'incomprension, un muro!
ma, per fortuna, per te è diverso
poichè sai trovar la chiave d'accesso.

Questo don che la natur ti ha dato
non permettere che vada sprecato.
La pigrizia non puoi che debellare
al fin di rendere alla tua mente
il servigio che si sa meritare.

Non è per tutti aver l' intelligenza
in grande dose, e se tu cosciente
sei di questo fatto, devi pazienza
coltivare e al tuo ruol nel mondo,
per maggior ben di tutti, combaciare.
Sarai quindi espansor della scienza?






permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 7/9/2008 alle 10:15 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
fotografia
21 luglio 2008
Due foto di quando ero a Kassel, Germania, per sei mesi in Erasmus

Due foto di quando ero a Kassel, Germania, per sei mesi in Erasmus


 





permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 21/7/2008 alle 2:5 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
22 marzo 2008
Un ragazzo muscoloso che mi piace tanto

Un ragazzo muscoloso
che mi piace tanto


 


Forse lo sopravaluto, ma mi pare che ci sia
in lui un grande potenziale, se pensate
che quel fisico, armonicamente muscoloso,
se lo è fatto solo con la ginnastica a corpo libero,
in due anni, e che ora in palestra si pomperà
alla grande (spero senza diventare un mostro tarchiato...);


Ora ha 15 anni e 8 mesi....  chissà come sarà
a 18 anni e come a 20... e a 24!! 

Certo è che se tutti avessimo la pazienza
e la disciplina di questo ragazzo
saremmo tutti più sani e forti...
 


Ho fatto vedere il profilo di Badoo di questo ragazzo
ad amiche e ad amici (gay come me). 

Tutti, anche i gay, dicono che non è bello...
che la sua faccia lascia a desiderare,
ma che ha davvero un bel fisico...  

Io però, anche se vedo che non è bello, non riesco
a vederlo brutto... insomma non è nè bello nè brutto,
ed è ampiamente passabile... e poi ho parlato con lui,
è simpaticissimo e ha un bellissimo sorriso...
che me ne importa se non è Richard Gere o Bred Pitt??



_____________________________________________________________

Chi fosse interessato a contattarlo può farlo su badoo all'indirizzo:  

http://097264625.badoo.com/



Vi avviso che non è gay... purtroppo. 






permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 22/3/2008 alle 1:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
27 giugno 2007
Il mio profilo su Badoo.it

Il mio profilo su Badoo




  

Parlo di me | Visualizza sessione…



Sono qui per incontrare nuovi amici, condividere i miei interessi,
incontrare uomini e donne, condividere foto e/o chattare.
Parlo Inglese (Normale), Tedesco (Basso),
Francese (Basso), Spagnolo (Basso)
e Italiano (Madrelingua).
Io sono un uomo single Gay. La mia professione
— Per ora sono solo uno studente universitario.
Io sono alto 178 cm (5' 10''), peso 70 kg (154 lbs), corporatura
nella media, capelli castani e occhi marroni.
...la pancetta, che per quanto sia piccola, giá si vede!
ma sono pigro e non vado a correre. Eppure bene mi farebbe,
e tanto! sono diabetico, non basta mantenere sotto controllo
la glicemia, anche se questa è la cosa fondamentale da fare
(e la faccio anche bene! ).

Comunque, per il resto non mi dovrei lamentare: la mia famiglia
é amorevole come deve essere una famiglia.
In piú sono nel pieno della realizzazione di un sogno
(anche se temo che si rivelerá un incubo alla fine se dovrò
restriruire i soldi della Borsa... :( ); sono in Erasmus!
e sto a Kassel!! in Germania!! che é il mio paese dei sogni
(Dreamland in inglese... Träumenland in tedesco)
Il mio contatto di msn é  yemilgo@hotmail.it 
Forse andro´al Gay Pride a Roma, ma non lo so
ancora visto che viaggiare costa un casino!! :(  

Ciao!!! :)

Background | Visualizza sessione…

Diploma di scuola media superiore — Liceo Classico Brotzu,
Quartu Sant'Elena, Italia 1998 Anno di conseguimento del diploma;
Ora sono in scienze politiche dopo un periodo quasi tragico di permanenza
in Medicina... sob, strabuuh
Non mi sono mai sposato. Vorrei avere dei figli in futuro.


...l' ingegnere!!! quello dei ponti e dei grattacieli. Ora grande lo sono
diventato, e non sono né ingegnere, né medico né altro...
ma se diventeró un giornalista e uno scrittore potró definirmi realizzato,
specie se godró di un alto successo da parte del pubblico lettore
e della critica.
La mia professoressa di latino e italiano aveva detto che io mi sarei
dovuto iscrivere in lettere (le avevo detto che avevo intenzione
di iscrivermi in Medicina, ma lei mi consiglió lettere moderne...);
la professoressa di greco, dal canto suo, diceva che avevo un dono!
uno stile giornalistico avvincente, che andava valorizzato.

Io, dopo il mio disastro in medicina, ho scelto Scienze politiche:
eppure le Lettere sono effettivamente la mia passione, specialmente
la filologia. Ma per essere dei buoni giornalisti occorre analizzare
la realtà e trovare spiegazioni ai fatti accaduti; Scienze politiche
forse é piu adatta di Lettere in quest' ottica; comunque dopo
la laurea forse me ne prenderó un'altra.

Opinioni e Punti di vista | Visualizza sessione…

Non mi riconosco in nessuna religione. Politicamente sono liberale.
Mi piacciono sia i cani che i gatti. Sono cosciente della necessita' di rispettare l'ambiente. Ho gia’ incontrato persone conosciute in internet.
Credo che qualsiasi droga debba essere legalizzata.
(se lo si facesse il consumatore di stupefacente non dovrebbe rivolgersi
a criminali senza scrupoli e non dovrebbero commettere reati, come i furti ,
per ottenere i soldi per le dosi... l'idea dells cosidette "stanze del buco"
non é affatto malvagia)
...certi cattolici; non tutti intendiamoci. Intanto occorre sfatare un mito:
il Laicismo! ma che cosa puó essere il lacismo se non un' ideologia
(cioé un sistema di pensiero organizzato) volta alla promozione
della Laicitá dello Stato e della Societá?? Chi dice che lo stato
deve avere una "sana laicitá", contrapponendola al "greto laicismo"
in pratica promuove il confessionalismo perché, se vivessimo tutti
"veluti si Deus daretur" come auspica il divino vicario Joseph,
non ci sarebbe traccia alcuna di laicitá dato che le leggi dello stato,
invece di limitarsi a vietare ció che é pericoloso per i terzi che subissero
le azioni indiviuali altrui (esempio: divieto di fumare nei luoghi pubblici)
si spingono a vietare cose che non sono pericolose solo perchè
non conformi alla morale della loro religione.

Laicitá non vuol dire che la maggioranza vince anche quando
non ha ragione, ma che i dettami morali delle religioni devono
valere solo per chi le professa e limitatamente alla sua vita
.

Stile di vita e Ozio | Visualizza sessione…

Politica, Geografia, Natura, Attualitá, Letteratura, Lingue straniere,
Germania, Europa, Altre culture... ....ragazzi boni.... :)
Ich habe keine Lust ;) (non ne ho voglia)
La mia priorità nella vita è la famiglia. Vado in bicicletta.
Scambio i cd con i miei amici.
Io sono contro il fumo e non ho mai provato sostanze stupefacienti.
Mangio di tutto con equilibrio. Mi piace la birra. Quando mi ubriaco dormo.
Melanzane alla parmigiana!
...abbatterei di 4/5 l'indennitá parlamentare e regionale: i soldi
ricavati li darei a tutte le donne disagiate con figli;
ridurrei da 20 a 10 il numero delle regioni, mediante accorpamenti
di piu regioni confinanti in macroregioni; darei poteri alle regioni
in tutti i campi in cui lo stato non ha competenza e cioé tutto tranne
la difesa, la pol. estera (che peraltro andrebbero
delegate all' Un. europea che a quel punto diverebbe Fed. Europea...
http://www.mfe.it  é  il sito del Movimento Federalista Europeo,
di cui faccio parte)---la poltica monetaria é gia in mano alla BCE.

Riserverei alle regioni i 50% del gettito fiscale al loro interno; l'altro 50% verrebbe dato dalle regioni allo stato il quale lo dividerebbe tra se stesso,
per il suo funzionamento per opere di interesse nazionale, e le regioni
meno ricche che gioverebbero di un fondoperequativo formato dal 20%
del gettito fiscale complessivo.

Riguardo alla forma di governo opterei per quella presidenziale:
il capo dello stato sarebbe eletto dal popolo direttamente e avrebbe
anche la guida dell' esecutivo. La legislatura durerebbe 4 anni;
Col sist. unin. a dop. turno ci sarebbero solo 2 partiti: il partito
conservatore a destra, il partito socialista liberale (liberale alla maniera
di John Rawls) a sinistra; naturalmente IO sarei il capo del secondo ;)




permalink | inviato da IlMondoDiGalamay il 27/6/2007 alle 12:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa
diritti
31 maggio 2007
Il video degli arresti e pestaggi al Gay Pride di Mosca
Home"

Il video degli arresti e pestaggi al Gay Pride di Mosca










Pubblicato su You Tube il documentario realizzato
da RadioRadicale.it contenente un video esclusivo girato
dal militante del Partito radicale Ottavio Marzocchi durante
il suo arresto, la radiocronaca in diretta per Radio Radicale
di David Carretta, la documentazione sui pestaggi
contro i partecipanti al Gay Pride, l'arresto di Marco Cappato
da parte delle forze speciali russe, il duo Tatu, la complicità
della polizia russa con i naziskin e gli ortodossi anti-gay.

Le prove di come il regime di Putin continua a reprimere
con ogni mezzo la libertà di espressione.


Guarda e diffondi:

http://www.youtube.com/watch?v=1-dhQfJmODs


 



Altri video sui gay pride,
alcuni dei quali sono stati  repressi




Add Video to QuickList
From: emdiesus
Views: 999
Add Video to QuickList
From: djmil
Views: 420
Add Video to QuickList
From: pierreSE
Views: 1472
Add Video to QuickList
From: calmbefore00
Views: 248
Add Video to QuickList
From: gata13l
Views: 8614
Add Video to QuickList
From: bangkokcityboys
Views: 21371
Add Video to QuickList
From: dewiser
Views: 10183
Add Video to QuickList
From: tobyross
Views: 1689
Add Video to QuickList
From: mckleininc
Views: 14613



permalink | inviato da il 31/5/2007 alle 11:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
31 marzo 2007
Erasmus in Germania!!!


Erasmus in Germania!!!


Il 4 aprile partirò in Germania per stare a Kassel,
nel centro del Paese, sei mesi presso l'Universität Kassel !!

Metto un po' di immagini di questa città:

























http://map.megatel.de/kassel/stadtplan/index.jsp








http://www.csd-kassel.de/



05 Familie & Soziales -
Schwule & Lesben
( Famiglia è società; Gay e lesbiche )


Zurück

Zurück



Kassel - Christopher-Street-Day
Am 27.6.1969 begann, ausgehend von der Stonewall Bar in der Christopher
Street in New York, ein mehrtägiger Straßenkampf schwuler, lesbischer,
bisexueller und transsexueller Menschen für Akzeptanz und Gleichberechtigung
und gegen gesellschaftliche und politische Unterdrückung und Missachtung.
Zum Symbol für den Stolz und das Selbstbewusstsein homosexueller Menschen
gibt es Anlass für viele CSD-Feiern weltweit.

Kassel - Gay Bistro Bel Ami
Gemütliches Lokal für deutsch-italienische Gaumenfreuden.
Wir sind in Kassel in der Kölnischen Straße zu finden
 
Kassel - Gay Sauna 
Gay Sauna im Pferdestall.

Kassel - Menboy Party
Dance acts for Gays, Lesbien and Friends.

Kassel - Sinnlust Party
Party für Gay,Lesbian,&Friends









Universität Kassel



International aktiv und regional verankert ist die junge,
1971 gegründete Universität Kassel.
Sie ist ein attraktiver Studienort für über 17.000 Studierende, davon mehr als 14 Prozent internationale Studierende aus über 110 Ländern in aller Welt. Modulare Studiengänge, wie sie den internationalen Standards entsprechen, Praxisnähe, gute Betreuung, eine der bundesweit schönsten Campusanlagen und eine hervorragende Versorgung mit Wohnheimen und Mensen
zeichnen die Universität Kassel aus.



Universität Kassel: www.uni-kassel.de
Studentenwerk Kassel: www.uni-kassel.de/stw
Stadt Kassel: www.stadt-kassel.de



Hochschulprogramm | Kontakt | Sitemap | Impressum  
Programm ~ Kontakt ~ Aktuelles ~ Universität Kassel ~ Hochschulorte  




permalink | inviato da il 31/3/2007 alle 13:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sentimenti
4 gennaio 2007
Dovrei essere felice e invece....
Dovrei essere felice e invece...


...è dall'inizio dell'anno che mi sento triste.

Il 29 dicembre era il mio 26esimo compleanno. 
Ho fatto una pizzata con degli amici
ma molti non sono venuti.

Ecco una serie di messaggi scritti
nel forum dell' ARC.

A parte molti che non sono venuti ma
che mi avevano preavvisato, gli altri sono
tutti dell' ARC e se ne sono completamente
dimenticati.

Da: 
http://www.vialeopardi3.it/
forum/viewthread.php?tid=266


****************

Galamay
Membro affezionato

biggrin.gif Inviato il 3/12/0606 at 22:49



Organizzazione festa di Compleanno
per Alessio Mameli




Ho intenzione di fare una festa per il mio
compleanno , anche in vita della mia futura partenza
per la Germania ( Erasmus ) il 29 prossimo.

La festa dovrà essere unica per tutti gli ambiti
della mia vita, da quello universitario a quello sociale
(gli amici del MFE, gli amici della CVX ), compreso quello gay
(Gli amici dell' ARC ); Nonchè gli amici di sempre....

...quindi ci saranno persone di tutte le sponde e rive.

Qualcuno mi sa dare un consiglio sul locale più adatto??
qualcuno ne ha uno disponibile per fare una pizzata
e poi una festa da ballo.... ma non una vera discoteca
( troppi soldi )... mi piacerebbe di più il Karaoke.

fatemi sapere

Contattatemi su messenger a: yemilgo@hotmail.it
il mio numero di cell: 349 16 49 417

Ciao!!!
:D 




Marco66
Membro Junior

Inviato il 11/12/0606 at 17:37



Ciao Alessio, una possibilità sarebbe farla dove
canto io, a Monserrato in via Riu Mortu 6/8 : è una pizzeria,
e si fa il karaoke...ed i cantanti sono molto bravi :-)

A stasera
Marco



Marco66



Galamay
Membro affezionato
***


 Inviato il 12/12/0606 at 09:02



Grazie!! mi va più che bene; tra l'altro ci sarei voluto
andare a presendere dalla festa , proprio per sentire
Diego cantare. :D... e mgarai cantare anchio... :P

Gigi però mi stava dicendo che Carlo Cotza organizza
feste in un locale dello zio a Castello, che se non altro
sarebbe più centrale ( dove inizia via Riu Mortu???
come ci arrivo??? )...

Ma non è affatto detto che il fatto che il locale che
intendi tu sia a Monserrato sia penalizzante, a patto
che riesca a trovare un passaggio per il rientro, che
comunque temo sia un esigenza anche se la festa
la facessi a Cagliari.


La festa sarebbe il prossimo 29, chiamami al numero
349 16 49 417 per farmi sapere notizie sul locale....
Lo devo sapere al più presto; devo inoltre sapere
quante persone ci possono stare in quel locale cioè
quante ne posso invitare.

Inoltre pensavo che eventualmente si potrebbe fare
anche un'altra cosa: ognuno porta una pietanza
(decideremo chi un primo, chi un secondo e chi un dolce)
e poi uniamo tutto per fare una grande cena.

Alla festa a parte alcuni amici davero tali, non saprei
chi invitare. Penso che non inviterò più gli amici cristiani:
le cose sono due.

1) Li metto di fronte al fatto compiuto facendoli venire
senza dire loro che ci saranno anche degli omosessuali
di cui alcuni in coppia.

2) Li avviso che ci saranno anche degli omosessuali e che,
se la cosa da loro fastidio, saranno liberi di non venire.

Secondo voi quale è la scelta migliore??

Temo che avrebbero da recriminare anche i non cristiani.
Fare sapere che ci saranno anche dei gay mi pare
come dire: "attenzione, siamo degli appestati,
magari vi contagiamo!"

Io invece vorrei invitare gente normale insieme
con altra gente normale, e quindi non dire proprio nulla.

**************************

Siccome vorrei approfondire la conoscenza di ognuno
di voi, per iniziare, invito chi volesse a mandarmi un sms
con scritto, oltre a d eventuali dolci pensieri ;) , il suo
nome e cognome e ad aggiungermi nei suoi contatti di msn.

Il mio contatto di msn è yemilgo@hotmail.it

Il mio indirizzo email è galamay80@yahoo.it

Inoltre, a titolo di curiosità, indico il mio profilo su gay.tv :
http://www.gay.tv/galamay


Qualcuno che non sia dell'ARC entrerà mai in questo sito?
Se anche fosse è una tragedia se viene a conoscenza
della mia faccia??

Io non ho nulla di cui vergognarmi...

Ho però paura dei deficienti e degli intolleranti,
ma non possso lasciare che la paura condizioni la mia vita.

Se l'omosessualità non è normale prima di tutto
per noi, non possiamo pretendere che lo sia per
chi non è come noi.


Ciao!!! :)



Galamay
Membro affezionato
***

Inviato il 15/12/0606 at 11:54




Tempus tyrannus fugit, carpe diem...



A parte gli scherzi , mancano solo due settimane
al mio compleanno. Mi serve sapere quanto è grande
il locale di Monserrato, quanta gente posso invitare
(ne ho già invitate una ventina) come si chiama il locale
e se sia possibile fare un concertino.... magari invito
un mio amico a cantare con la sua rock band.

Ciao!!! :D



Galamay
Membro affezionato
***



[*]Inviato il 21/12/0606 at 00:22


URGENTISSIMO



Mi occorre sapere quanti di voi verranno il 29 alla mia festa,
che si terrà alla Pizzeria 90 in via Riu Mortu 6 / 8 vicino
alla rototoria, a Monserrato.

Devo ancora prenotare il locale e mi serve il numero
delle persone che verranno, comprendendo anche
eventuali fidanzati/e e amici/he

Preciso che non posso offrire nulla e che ognuno dovrà,
purtroppo, provvedere per se stesso.

Ciao!! :D


Galamay
Membro affezionato
***

Inviato il 23/12/0606 at 02:10


Ho prenotato un tavolo al locale per 15 persone.

La pizzata sarà alle 21 in via riu mortu 6/8 a Monserrato.


Fatemi sapere conferme o smentite....
cosi faccio le eventuali modifiche alla prenotazione.

Ciao!! ;)


Marco66
Membro Junior
**


Inviato il 28/12/0606 at 00:18




Ciao alessio.
penso che al locale ti avranno detto che la musica
la mettono solo nel caso i partecipanti siano più
di un certo tanto, quindi se siamo 15 io verrò, volentieri,
 come semplice invitato...purtroppo Diego non rientra
prima del 30, diversamente avrei potuto usare il suo
portatile per fare un po' di karaoke ugualmente così,
inter nos. Dovremo accontentarci della pizza !

A venerdì !
Marco



Marco66


Galamay
Membro affezionato
***

Inviato il 28/12/0606 at 10:45


FESTA!!!!



E si, anche perchè il Karaoke costerebbe 100 € ...
però mi hai fatto venire in mente che magari potrei
chiedere a un mio amico, che fa il Karaoke a casa sua,
se può portarsi a presso il portatile.... ma forse non
è un portatile quello che ho visto a casa sua... non mi
ricordo e se è un computer da tavolo non se ne fa nulla.

Comunque bastano 20 persone per poter fare il Karaoke
quindi se volete invitate qualcuno!!! poi però si dividerebbe
 per il costo per il numero di persone presenti perchè
io 100€ non li ho... :(

Mi spiace che non ci sia Diego, ci sarà meno allegria...
Spero che gli altri ci saranno... non vorrei che alla fine
la festa si riducesse ai soliti intimi ( a quel punto
l'avrei fatta a Quartu)

Ciao!!!! ;)




Galamay
Membro affezionato
***

sad.gif Inviato il 30/12/0606 at 10:19

La festa senza di voi è stata un mezzo fiasco



Faccio a tutti i miei auguri di buone feste
e felice anno nuovo. :D



Non so perchè, a parte Marco Fulgheri, che ringrazio
calorosamente, tutti gli altri non siano venuti,
e non abbiano neppure scritto un sms di auguri
(deduco quindi che ve ne siate tutti dimenticati, magari
a seguito di impegni che vi hanno occupato per tutto
il tempo facendovi pensare a tuttaltro che al mio
compleanno: organizzazione di partenze per Capodanno,
partite di pallavolo, cene con gli amici, altre feste,
e magari anche il lavoro ).

Comunque spero che non sia nulla di personale
contro di me ( o forse a qualcuno di voi sono antipatico?? )


Ciao!!! ;) State bene!!! :)

****************

Per rendere più fruibile il testo,
segnalo qui sotto i commenti, peraltro
visibili anche in fondo all'articolo.


IlMondoDiGalamay
Commenti al post
Dovrei essere felice e invece....

commento di ery   il 04/01/2007 11.46.34, 82.58.113.xxx

ciao scusa se te lo dico.. ma che amici di merda hai?
senza offesa.. ma dimenticarsi della tua festa di compleanno..
e poi tu che ti fai problemi a dire che ci sn 2 gay.. mica hanno
la lebbra... snono persone normale... anzi forse con più cervello
di molti altri.... be te li faccio io gli auguri sia di compleanno
che di buon anno!! anche se in ritardo!! baci erica
link

commento di IlMondoDiGalamay
  
L'identità di questo utente è certificata il 04/01/2007 12.06.55, 82.84.243.xxx


I gay sarebbero stati minimo 7, contando
anche me. Invece eravamo solo in due, perchè
è venuto solo Marco. Gli altri erano miei amici etero.
Mi è dispiaciuto che non ci fossero coppie gay; tra l'altro
Diego, il fidanzato di Marco, non è potuto venire
e mi è dispiaciuto parecchio, ma comunque almeno lo sapevo
già da prima. Gli altri amici gay mi hanno promesso
che sarebbero venuti ma poi non si sono neppure
fatti sentire. Comunque non fa nulla, dipende anche dal fatto
che il 29 dicemebre è un brutto giorno per festggiare gli anni. sad.gif
E comunque siamo stati bene: come si dice in sardo,
la lingua della mia regione, "Pagu genti, bona festa!!"
("Poca gente, buona festa!!")...
E tra l'altro ho ricevuto regali sfiziosi.
link


commento di IlMondoDiGalamay
  
L'identità di questo utente è certificata il 04/01/2007 12.14.52, 82.84.243.xxx

Tra l'altro un ragazzo dell' ARC, Gabriele, mi ha inviato
un sms la notte di capodanno!!! :) Mi ha fatto gli auguri
di buon anno e, scusandosi di non essere potuto venire alla festa,
mi ha fatto anche gli auguri di compleanno sia pure in ritardo.
Mi piace molto quel ragazzo, prima ancora che fisicamente
(non è brutto, ma neppure bellissimo), psicologicamente.
Gli ho detto che ci vedremo all'ARC e che spero potremmo
incontrarci anche altrove!!! :D 
link




*************

Ma non è solo questo che mi deprime.
Ho conosciuto degli amici di amici
di mio fratello. Hanno costituito un gruppo
di punk rock e sono bravi. Ma questo mi deprime,
perchè mi ha risvegliato una passione sopita
per la batteria  che ormai è quasi impossibile
da imparare a suonare:
--primo perchè ho già 26 anni
e non avrei molto spazio in un eventuale gruppo: verebbero preferiti nattersiti che suono
da più tempo e sono più bravi; 
--secondo perchè le batterie costano care e comunque
da soli non si può imparare e io non ho soldi
per pagarmi un maestro;
--terzo perchè forse non sono in grado di impararla:
non basta avere senso del ritmo, occorre anche indipendenza dei 4 arti e grande coordinazione.

Ma mi deprime il fatto stesso che dei ragazzi
che suonano come dei veri professionisti abbiano
scarse possibilità di sfondare, perchè
non trovano qualcuno che produca il loro disco. 

Vorrei fare qualcosa per loro (magari produrre
io il loro disco, che esiste già, con 10 canzoni originali) ma sono un poveraccio.

****************

Ma ci sono ancora motivi di apprensione.

Ho vinto la Borsa per un viaggio Erasmus
a Kassel, in Germania, per 6 mesi. 
Questo dovrebbe rendermi felicissimo:
è un sogno che si sta realizzando.

Tuttavia sono tante le incognite. 

1) Il programma del secondo semeste, cioè
quello che devo seguire non è stato ancora
pubblicato
nel sito della facoltà: quindi
io andrei là senza sapere se troverò esami
compatibili col mio corso di studi.
Ciò non è di poco conto perchè se uno non
da esami poi deve restituire i soldi.

2) Dato che io ho vinto il secondo bando
e non il primo, non posso avere la camera nel 
pensionato studentesco  perchè sono
già tutte occupate dagli studenti che sono
là dal primo semestre. 

Troverò una camera libera solo a partire
dal secondo semestre, quindi, o trovo una camera
da una locatore privato oppure parto ad aprile
e rinuncio a un periodo di 2 mesi di ambientamento
e di apprendimento della lingua tedesca,
che finora conosco e capisco in modo elementare, sufficiente solo a farmi tradurre
dei testi scritti, ma non a farmi capire
discorsi orali. 

3) I soldi dell' Erasmus arrivano
in due diverse soluzioni: la parte
dell' università di Cagliari e quella dell'ERSU.
Spero di non dover anticipare nulla.


^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^

Ma il motivo principale della mia infelicità
è la sensazione di non essere necessario:
se io non ci fosse non farebbe differenza
per nessuno. La mia scomparsa non causerebbe
alcun male a nessuno: non ho talenti che
mi rendano insostituibile, sono un cazzo di nessuno
e probabilmente avrò una vita grama e anonima: altro che carriera politica, giornalistica e letteraria.

Oltre a questo c'è il fatto che ho già 26 anni
e quindi verrò discriminato secondo l'età nelle assuzioni, dati che verranno preferiti individui
più giovani a pari requisiti di merito.

Se si aggiunge che mia nonna ha già 71 anni
e che prima o poi ci lascerà e che siamo dipendenti
in gran parte dalla sua pensione, non è che possiamo ( io e mio fratello ) avere grande fiducia
nel nostro futuro; inoltre i nostri familiari prima o poi saranno vecchi e li dovremmo mantenere: come, se non siamo in grado di mantenere noi stessi???.

Lavoro dipendente non ce n'è; il lavoro autonomo è un rischio e comunque  non è esaltante , almeno nel mio caso, se significa solo poter sopravvivere e non davvero vivere e avere successo, fama e gloria.

Se fosse per me io non sarei neppure nato.
A dio io non devo assolutamente nulla,
e lui semmai che deve tutto a me: io non gli
ho chiesto nulla, non gli chiesto di esistere
.
Dio per me vale meno di niente.

I cattolici amano ripetere una frase così:
"Eppure Lui ti ama ugualmente e continua
ad offrirti la Sua amicizia".


E a quelli che muoiono di fame e di malattie
atroci o per via di immani catastrofi naturali
(quindi non causate dall'Uomo, come magari
si può dire della fame) Dio che cosa ha offerto?

Se esiste un dio, perchè ci lascia soli
e ci lascia soffrire?






permalink | inviato da il 4/1/2007 alle 11:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
sentimenti
24 dicembre 2006
Il miracolo continuo
Il miracolo continuo



**Il miracolo continuo***

Sarebbe senza senso allorquando
del miracol continuo ch'è la vita
privassimo con gesto esecrando
noi stessi, solo per farla finita.



Carissimo ***

Questa poesia l'ho scritta subito dopo l'altra, circa
7 anni fa, nel pieno della mia crisi esistenziale.

...é in endecasillabi , l'altra invece non ha alcuna metrica.
Inoltre l'altra che ti riporto sotto, ha pesanti riflessi montaliani.
L'ho scritta dopo aver letto Ossi di seppia.




Che brillasse il sereno

Venturo, son schiacciato dal timore
di sbagliare strada,
paura che la vita mi si ritorca
contro e di andare alla deriva.
Se quest'erma riva sia di gioia colma
o di dolore non mi è dato sapere ,
ma vi sono di salici piangenti molte schiere.

Anche io del vivere ho conosciuto
il male; era l'anima straziata
che sussulta, il bimbo mutilato
che singulta, era il groppo nella gola
strozzata, era il cuor, all'amor non abituato,
abbattuto.

Spesso della morte mi ha circuito
il desiderio ed era solo per non gettare
i miei cari nello strazio più amaro,
per non scatenare un putiferio,
se non gli ho acconsentito,
ed anche per non pagare grave dazio
a Dio, onde poter entrare in paradiso.
Allora che cosa farò per dimostrare
alla vita maggior sorriso e viverla con sfizio?

Nella mia mente imperversa una guerra civile.
Le due parti, della ragione e dell'emozione
si danno, l'un l'altra, il veleno.
Ideale sarebbe se non una pace,
quantomeno un armistizio,
che brillasse il sereno.

( Alessio Mameli , Cagliari)
***********************************


Comunque la mia vena poetica è alquanto scarsa.
In ogni caso il senso della poesia in alto,
quella sul senso del desiderare la morte  
non rispecchia il mio vero pensiero
e quindi non la pubblicherei mai.

Era nata come un divertissement per vedere se riuscivo
a scrivere in endecassillabi. Ci sono riuscito, ma il punto
è che non credo a nulla di quanto ho scritto: non credo
che sia senza senso togliersi la vita, ma penso, anzi,
che sia parte della libertà individuale poterlo fare.

Certo le ragioni possono essere banali, ma in alcuni casi
possono essere obiettivamente crudeli
: ad esempio, uno
come Piergiorgio Welby doveva davvero vivere per forza,
solo perchè la vita è sacra in quanto dono di un dio?

Ma una cosa che ci è donata, in fin dei conti e in ultima analisi,
diviene nostra, quindi possiamo anche buttarla via.

Se invece la vita ci viene prestata, possiamo sempre restituirla.

Io non credo che Welby debba andare all'inferno (ammesso
che esista l'inferno, ma se non esiste allora non c'è neppure
il paradiso e, quindi, che senso ha vivere??) solo perchè ha detto
no al continuo rimando della sua morte naturale
.


Ci sono persone ben più malvage, di un uomo senza dio,
ma uomo onesto e sincero quale era Welby.


************************************

In definitiva, la prima poesia è davvero sincera e comparirebbe
in un libro di poesie, la seconda è solo una prova di metrica,
e non la pubblicherei anche se è fatta meglio dell'altra.

Non ho scritto altre poesie... e sto tergiversando troppo
anche per fare il romanzo "Che brillasse il sereno"
che avrebbe la poesia omonima al suo interno
e che dovrebbe trattare la storia della mia vita
dai 18 anni all' oggi....





permalink | inviato da il 24/12/2006 alle 14:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
DIARI
25 agosto 2006
Taedium Vitae
Taedium Vitae


Non ho voglia di vivere. Se tanto il nostro destino finale
è la morte che senso può avere vivere se non si è felici??? 

Il suicidio è sempre stata un'ipotesi che ho preso
in considerazione almeno a partire dai 18 anni ,
anno della mia crisi esistenziale.
 
L'ho bocciata per tre motivi:



1) Paura della morte ( e se poi vado all'inferno?? )

2) Paura delle conseguenze del mio gesto su
di me ( e se poi non muoio e peggioro
la mia situazione ??? )

3) Non voglio dare un dolore alle persone
che mi vogliono bene



E va bene non mi sono ucciso...
ma non garantisco di non poterlo fare
in un futuro più o meno lontano.


Esiste un dio??
se anche fosse, è talmente
indifferente ai nostri bisogni,
che non avrebbe nessuna importanza. 



permalink | inviato da il 25/8/2006 alle 22:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
sfoglia
  

Link
Chiesa alternativa: sarebbe ora!!!
Gay: Diritti e pregiudizi
Bisogna fare luce su ogni misfatto....
Il sito dell'Arcigay di Milano, vera miniera di articoli !!!
Il blog di Andrea Benedino
Nuova Politica
Il blog di Esperimento
A conservative mind
Il sito web di Ivan Scalfarotto
Kelebek: "Il deserto cresce: guai a colui che cela deserti dentro di sé"
Un Italiano in America
Gay Today
Eccezione: Blog GLBT
Sito sulla Sardegna: Bandiera Sarda
Il blog di Andrea Maccarrone : ragazzo gay e bellissimo
Comunità cristiana di base "Viottoli"
Link al msn space di Gigi...
Frankobollo; blog de unu sardu ki olit s'independentzia!
Il blog di Ivo Murgia, sardo indipendentista
Su portali de sa lingua sarda
Gay Today
Su Cuncordu: piattaforma tematica di Irs
Famiglia fantasma; sito pro matrimonio ai gay
Sergio Atzeni
L'altra voce
Queer Way
Il Megafono
Odio la Censura
The Queer World
Notizie gay
Il lume ritrovato
Circolo Mario Mieli
Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica
Partito Radicale
Il sito di Resistenza Laica
Sito sul Materialismo
Sito di Don Vitaliano
Nuovo sito dell'associazione GLBT di Cagliari "ARC".
Il sito di Franco Grillini
Estropido: sito sul transumanismo
I BLOG del cannocchiale
Alef
Anelli di Fumo
Anima di Terra
Arc En Terre
Bestoblog
Blue Highways
Cup
Elfo Bruno
Effetto di senso
Glun
Il diario di Kamar
Il Blog di Luigi il Verde
Il Blog di Antonio Piu
Malvino
Non siamo perfetti
Il sito della Destra Sociale
Mildareveno
Pikkietta 23: Il Blog
Il Blog di Titollo
Il Blog di Kiassaeva
La Rosa nel Pugno
Giornalttismo: un altro Blog ( un po' diverso....)
Il Blog di Regina Zabo
Blog di Fabio: le sue opioni
Il Blog di Hope
Due modi di esserlo....
Il Blog di Luciana
Altroconsumo
Blog per la libertà in Iran
Lettere persiane
Blog dei libertari....
Sostiene Proudhon
Prospettiva al confine
Zarathurstra: Blog per tutti e per nessuno ....
Il Blog degli strani cristiani ( come Socci) ; bisogna sempre sentire tutte le campane
Blog esterno al cannocchiale: Terrorpilots
Liberali per Israele
Il blog del forestiero
Rinascita nazionale
Il Blog di Fireman
Il sito di Don Perrone
Il blog di Kalash
Dillo ad Alice
Social Design
La fondazione in Onore di Matthew Shepard , ucciso perchè era gay.
Una delle associazioni che offrono terapie che, a loro dire, farebbero uscire dall'omosessualità
Tra le altre cose , articolo sulla storia di Zach Stark....
Articolo in italiano sulla vicendda di un sedicenne del Tennessee: Zach Stark
La gaia Scienza
Karamazov.it portale dei maggiori siti italiani cattolici fondamentalisti
Sito sull'Italia Laica
La Manica Tagliata
Da Wikipedia, l'encicolpedia libera on line, la voce : Etica
Giornali degli studenti e dei lavoratori laici e liberali
Generazione L
Critica Liberale
Sito degli Atei e degli Agnostici razionalisti
Sito sulla Filosofia
Il blog ottimista!!
Il Blog di Anerella
Il sito dei radicali di sinistra , liberali alla Rawls
Radicali : liberali , liberisti, libertari.
Contro la caduta dei capelli che sta già inziando sulla mia testa :-(
Il blog di Pietro Folena
Sito ufficiale, in inglese, di un libro americano che sbugiarda gli
sito di Love In Action, organizzazione cattolica che si pone il fine di
sito della NARTH, che è come la LIA.
Sito di Wayne Besen, la'utore del libro di cui al 69esimo link...
Il sito del giornale della loby dei vescovi italiani
I Gatti di Alice, altro blog...
Eclissi di sole
Il sito del Movimento Federalista Europeo
Sito sull'Esperanto, lingua ausiliare pianificata
Quello che sento...
Devarim
Pensieri di un muratore: Blog
Un Blog affiliato alla Rosa...
Gruppo Abele
Wittgestein... il superblog
Witty, un blog GLBT che cita un mio intervento su gay.tv realtivo alle persone transessuali !!!
Sito della GayTV
Il Blog di Medusa
Link del sito che fa vedere un video sullo scuiomento di animali vivi
Link dove potete guardare l'ennesima testimonianza video sulla realtà del mercato delle pellicce.
Altro blog gay con in più una bella colonna sonora
Il Blog di POP
Il Blog di Jacobs
Il Blog di Daw
Il Blog di Nonsonostatoio
Libertari
Une Belle Histoire
Il Blog del Libero Pensiero
Il Blog di Hirpus
Il blog di Yogayeti
Il sito dell' ARC, assoziazione cagliaritana per i diritti dei gay.
Blognews : il blog delle notizie
Il primo ( cosi dice ) GayBlog italiano
Il link del mio gruppo gay su Yahoo
Kelebek: dialogo tra Oriente e Occidente
CESNUR
Il Blog di Esperimento
Il Blog di Aldino
Ecpalnet
Il Blog di Il Signore degli anelli
Il Blgo di Tonio
Lager.it : sito sulla Shoah
Il Blog di Vexilla
Il blog di Ismael
h2so4 BLOG
Viva Marco Travaglio
Neo Machiavelli Blog
Papaboysajio: sito contro la Chiesa
Technorati Blog
Link sugli Omosessuali in Technorati
Il blog di Francesco Nardi
Fin-Occhio
Il blog di Bi-Sex
Ultimo 86
Vogliamo i PaCS ora!!
Appoggiare La RnP ( l'avessero fatto tutti i gay!! )
Il Blog di Aurelio Mancuso
Il Blog di Maredema
Il blog di Marco Cirrito
Uso Foresteria
Penna Rossa
Kerosene
Cultura Gay
Il blog di Don Franco Barbero
Il sito di Mirko
Blog destrorso
Le rose nere
Massimo Coppa
Il Calibano: blog di Piergiorgio Welby
Il blog del Laicista
Fenicottero blu
Drowned
Il Blog di Iwill
QueerBlog
Imbarco Immediato ( ass. Gay e Lesbica del Ticino)
Lettera 22
Il blog di Fireman
Libertalandia
Il blog del Laicista
Il Movimento Omosessuale Sardo
il blog di Andrea Benedino
Ideuskinki
Il blog di scontro frontale
Il blog di Pasquino
Islam riformista
Flavio Valerio Crespo
Mappunto
Icaroflyon
Il blog di Lino Banfi
TOM: Gay blog italiano
GayGuy
Il Gayettino
Disastro Mondo
Cinzi Ricci
Diritti e Libertà ; informazione lgbt
Sulla Lingua Sarda
Il blog di Giugioni
Predica bene, RATZOLA male
Fisicamente: Rivista di fisica, didattica della fisica, storia della fisica, fisica e filosofia,
Di fronte al Futuro
Estropico
Tranusmanisti
il sito italiano delle famiglie di fatto
Gruppo Yahoo sulle Coppie di Fatto
Boy toy: il web non e`mai stato cosi` gay
Il blog di Mario Cirrito
Libertalandia
Il sito della mitica Cinzia Ricci
Il Raziocinio
Il blog di Omaha
Il blog di Muta Favella
AZUR : Gay community della Svizzera italiana
Cerca

Feed

Feed RSS di questo 

blog Reader
Feed ATOM di questo 

blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 1 volte

Per metà lo scibile m'è oscuro!
Mi separa, d'incomprension, un muro!




Ciao a tutti, mi chiamo 
Alessio Mameli, 
sono un ragazzo
di una città vicina
a Cagliari.

Il mio nickname su internet
è Galamay, in quasi tutti
i siti in cui sia iscritto.

Con questo blog voglio esporre, un po',
la mia visione delle cose...

Trovate una mia foto in sezione
"Sulla mia vita" ;
non la metto qua perchè
occupa troppo spazio

Sono nato il 29/12/80.
Sono alto 177cm, peso circa 73 kg, ho capelli
e occhi castani, fisico normale
(non atletico); sono in cerca,
ancora, di una relazione...l'età del
mio eventuale compagno
può spaziare dai 16 anni
(minimo legale) in poi...
anche uomini più grandi di me
mi possono interessare,
ma ho un debole per gli adolescenti
(ebbene si! )
specie se hanno un corpo asciutto
(senza un filo di ciccia)
e magari anche scolpito.

Tuttavia è già difficile
avere una relazione
con una persona della mia età,
comunque con una persona
adulta, figuriamoci con un adolescente.

Comunque a 18-19 anni
l'adolescenza
dovrebbe essere conclusa,
anche se in realtà sembra
che ormai si concluda
davvero oltre i 30 anni...
(con l'indipendenza economica,
il matrimonio, ecc)

Resta il fatto che gli adolescenti
(non proprio i teenagers!
tra i 16 e i 24 anni circa è meglio)
mi piacciono un casino,
quindi sono disponibile anche
verso di loro, soprattutto
per parlare (specie nel caso si siano
scoperti gay da poco
e vogliano un amico
con cui confrontarsi)

Gli uomini oltre i 40-45 anni
invece mi interessano poco...

Vi consiglio di andare su gay.tv
e leggere il mio profilo :

www.gay.tv/galamay

Ragazzi, uomini, fatevi vivi!

Il mio contatto di msn
è
yemilgo@hotmail.it 

Il link del mio
"myspace"
http://www.myspace.com/
aggadym




Consiglio di andare sempre al "Permalink" 
che trovate in sotto ogni articolo,
per aprire una pagina web ad esso dedicata. 
Ciò permetterà di leggere gli articoli
senza il disturbo di altre parti del blog
(foto, link, parole del dorso)
che, per errori di formattazione
 che io non so correggere,
travalicano il loro spazio.






Stato Laico
Cosa sará mai??


Qualcuno mi ha devastato la voce...
[modifica]

Meno male che l'avevo salvata nel mio blog

La incollo qui per farvela leggere. Non mi sembra affatto confusa,
( adesso si presenta disordinata perchè mancano i link...);
Fa giustizia del concetto di laicismo e laicità :
Il laicismo è l'ideologia che promuove la laicità dello Stato
e della Società. La laicità è l' indipendenza degli individui
dalle ideologie illiberali, religioni comprese, fermo restando
il rispetto della libertà e dei diritti degli altri individui.

Ratzinger, con tutta la sua Chiesa, invece vorrebbe
imporre DIO nella società e impedire che si facciano
doverose estensioni di diritti agli omosessuali e il riconoscimento
legale delle coppie di fatto e ha pure tuonato contro
l'emancipazione delle donne.

Il laicismo è semplicemente indispensabile per la difesa
della libertà individuale.

Nel mio blog trovate cose relative a questi temi,
ma sono chiaramente di parte:
[2]


Le voci di Wikipedia dovrebbero essere blindate una volta
che sono state scritte, previo controllo di uno non di parte.
Mi piacerebbe sapere come sarà la voce "laicità" di Citizendium.

Cordiali saluti


Laicità

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Scritto da me: il mio nickname su Wikipedia è Galaemyam.


Con laicità si indica un attributo riferito solitamente
ad una struttura politica o amministrativa che esprima
e misuri il grado di indipendenza da principi ed ispirazioni
di carattere religioso o ideologico tali da determinarne,
o perlomeno influenzarne, l'azione.


La laicità si configura anche come assenza di un'ideologia
dominante nell'opera di governo di uno stato.
Ad esempio , nel caso di una dittatura sia pure atea
definire lo stato retto da essa come "Stato laico" è un errore,
in quando in esso ogni pluralismo è combatutto per fare
posto solo all'ideologia ufficiale.

Il movimento d'opinione che si ispira alla laicità viene
definito laicismo(1). Il laicismo è anche il movimento
politico che si adopera per la laicità degli stati e quindi
per la libertà e l'eguaglianza di tutti i cittadini.

L'ideologia ufficiale sarebbe lo stesso laicismo, ma con ciò
non si fa eccezione alla laicità dello stato, in quanto il laicismo
si presenta solo come un contenitore in grado di fare convivere
insieme dottrine diverse e non impedisce di credere in una certa
religione o in una certa altra ideologia, e di professarle direttamente,
mentre invece l'ateismo di stato reprime duramente chi professa
una religione; inoltre le varie forme di dittatura, vedendo
nella religione dominante nello stato un'ostacolo all'instaurazione
del totalitarismo, si comportano verso di essa in due modi
differenti: o ne cercano la collaborazione, per usare la religione
come Instrumentum Regni o almeno come parte dell'indentità
nazionale (da usare quindi comme agente di coesione sociale,
anche se discriminante nei confonti di chi non crede in quella
religione), come nel caso del fascismo italiano, oppure la reprimono,
come avvenuto nel Nazionalsocialismo e ancora più nel Comunismo
sovietico (di cui la forma più dura fu lo Stalinismo)

Il Laicismo impedisce solo che i valori, le regole, le dottrine
insite nelle religioni o nelle ideologie non liberali, vengano
imposte a tutta la cittadinanza, anche solo mediante uso
del voto in parlamento, se dalla loro imposizione non derivi
alcun beneficio indiviuale o collettivo, ma solo il rispetto formale
di un dogma (ad esempio: quello della sacralità della vita ,
contrapposta alla sua qualità e opportunità).





Un paragone chiarificatore (forse...)


Credo che questo paragone possa contribuire
alla comprensione del rapporto tra i termini laicismo/laicità:

Laicista: chi sostiene il laicismo
relativista: seguace del relativismo

Laicismo: dottrina della laicità dello Stato
(=
corrente di pensiero che rivendica l’autonomia
dello stato da sistemi dogmatici,
in particolare dal dogmatismo cattolico
) relativismo:
dottrina della relatività della conoscenza

laicità: l'essere laico
relatività: l'essere relativo

laico:
1) (estens.)
che dichiara programmaticamente la propria
autonomia rispetto a qualsiasi dogmatismo ideologico
.
In part., dal dogmatismo cattolico.
2) improntato, ispirato ai principi e agli ideali del laicismo

relativo: che non ha valore o significato in sè ma rispetto
a q.c. con cui ha un rapporto

laicizzare: rendere laico
relativizzare: rendere relativo


Insomma: la prossima volta che il Papa ci dice
che gli va bene la laicità ma non il laicismo...
proviamo a rispondergli che a noi va bene
la cristianità (l'essere cristiano),
ma non il cristianesimo

(il complesso delle dottrine religiose
che si richiamano a Cristo) !!!


Quando uso una parola, disse Humpty Dumpty in modo
abbastanza sdegnoso
,
significa esattamente quello che voglio io,
né più né meno.
Il problema è, disse Alice, se puoi fare significare
alle parole così tante cose.
Il problema è, disse Humpty Dumpty,

chi è che comanda, tutto qua.

(da Alice attraverso lo specchio di L. CARROLL)
 
Corydon 04:28, 11 apr 2006 (CEST)

Tratto da:
http://it.wikipedia.org/wiki/
Discussione:Laicit%C3%A0


Di seguito un pezzo della voce di Wikipedia
(scritta da me!!! ma purtroppo rimaneggiata) 
circa che cosa deve essere uno stato laico.

Nessuno ha obbiettato che sia un ricerca originale
o una visione non neutrale della realtá; in effetti io penso
di aver scritto davvero quello che obiettivamente uno stato
che si definisce laico deve fare:

deve tutelare i diritti di tutti i suoi cittadini impedendo
che la maggioranza misconosca i diritti delle minoranze,
anche se ció non ´conforme ai valori morali e ideologici
della maggioranza stessa , fintanto che il riconoscimento
dei diritti della minoranza non danneggia qualcun altro
e non sia obietivamente pericoloso. 
Tuttavia la voce ´stata sintetizzata...


L' intera voce originale, oltre che
nel mio blog, la tovate su:
http://it.wikipedia.org/wiki/
Discussione:
Laicit%C3%A0

Questo link invece porta la sito della voce
ufficiale sul tema laicitá
http://it.wikipedia.
org/wiki/
Laicit%C3%A0


Lo Stato laico

La maggiore o minore laicità di uno Stato può essere
pertanto valutata sulla base del rispetto dei seguenti criteri:

  • la legittimità di uno Stato laico non è subalterna rispetto ad altri poteri, come istituzioni religiose o partiti politici; ad esempio, "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani".
  • uno Stato laico rifugge da qualsiasi mitologia ufficiale, ideologia o religione di Stato;
  • uno Stato laico è imparziale rispetto alle differenti religioni e ideologie presenti al suo interno, e garantisce l’eguaglianza giuridica di tutti i cittadini, senza discriminarli sulla base delle loro convinzioni e fedi;
  • uno Stato laico riconosce e tutela i diritti di libertà di tutti i suoi cittadini: libertà di pensiero, di parola, di riunione, di associazione, di culto, ecc. compatibilmente con le proprie leggi e ordinamenti;
  • le leggi di uno Stato laico non devono essere ispirate a dogmi o altre pretese ideologiche di alcune correnti di pensiero, ma devono essere mosse dal fine di mantenere la giustizia, la sicurezza e la coesione sociale dei suoi cittadini.

Dibattito sulla laicità

Il dibattito sulla laicità, in Italia, si è acceso prevalentemente
attorno alla regolamentazione di alcuni temi, tra i quali:

  • la presenza o meno di simboli religiosi negli edifici pubblici di proprietà statale,
  • la possibilità o meno di fare riferimento nelle dichiarazioni ufficiali ad alcuna fede,
  • la possibilità o meno dell'insegnamento di una o più religioni nelle scuole pubbliche,
  • la possibilità di regolamentare alcuni temi eticamente sensibili, come il divorzio, l'aborto, la fecondazione medicalmente assistita, le unioni civili per coppie eterosessuali e omosessuali, l'eutanasia, prescindendo o meno dalle convinzioni etiche più restrittive di una parte del Paese.

Uno Stato laico è quello dove le religioni e le ideologie non hanno influenza sulla società nel suo complesso ma hanno valore solo per le persone, e al limite per le comunità formate da quelle persone, che credano in una certa religione o in una certa ideologia. Lo Stato laico deve prodigarsi perché nessuna parte della società prevarichi su una parte minoritaria della società stessa, se non per ragioni di utilità collettiva, ma mai per ragioni ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere usata per negare i diritti delle minoranze.


GOD is omnipotent? yes? then , god is bad, because it makes
NOTHING to prevent the accidents. About the Bible,
it, have the same value of other "sacred texts"; it means:
NO VALUE.

In fact, all the "holy writtings" are only invention
of the human mind, written by powerfull men
to dominate in serfdom other people.
God is only an idea, nothing of real.
It's like Snow White... or Mickey Mouse.

The Bible, like the Choran, or the Book of Mormon
or other texts... does'nt demonstrate the existence of god.
Futhermore, who trusts in god, believes
also that Bible ist God's Word,
but this is completeley senseless.

The humans would be better, if they cought
live together in peace, even without religions.
The Ethics can exist also without gods.

In the end: Reason and Faith are opposite,
because the Reason is to believe with objective probes,
meanwhile the Faith is to believe in something
without any probes.

The Bible is not a probe; it's only a tale, a legend.
 

Look these videos:

http://en.wikipedia.org/wiki/The_
Root_of_All_Evil%3F
 

 
http://www.google.com/search?q
=Root+Of+all+
Evil&rls=
com.microsoft:*:IE-
SearchBox&ie
=UTF-8&oe
=UTF-8&sourceid
=ie7&rlz=1I7GZAZ


http://www.google.com/search?
q=the+
virus+of+faith&rls=com
.microsoft:*:IE
-SearchBox&ie=
UTF-8&oe=UTF-8&
sourceid
=ie7&rlz=1I7GZAZ


 
http://razionalismo.
wordpress.
com/
2007/07/18/root-of
-all-evil-the-virus
-of-faith-sottotitoli-in-italiano/




Di seguito aggiungo in questa pagina alcuni commenti
( tra loro correlati)che ho lasciato su un sito: 
http://www.dilloadalice.it  nella puntata 147 al primo articolo
(quello sul Family Day ), con nickname Alex.



I valori teocratici e illiberali di certi cristiani conservatori,
per uno stato laico, devono valere SOLO PER LORO.


Se venissero resi validi per tutti, anche per via del principio
di maggioranza, usato in modo subdolo, la stessa
laicitá
andrebbe a farsi friggere e con essa la libertá e la dignitá
degli individui.

Le religioni devono contare solo per la VITA PRIVATA
di chi vi crede; impedire che abbiano influenza nella vita
pubblica non é una limitazione della
libertà religiosa (mica
vogliamo distruggere le religioni in quanto tali e la libertá
di vivere la propria vita, e solo quella, secondo i loro precetti
senza imporre nulla agli altri) ma solo impedire che la
maggioranza misconosca i diritti delle minoranze
per via di preconcetti irrazionali.

In Italia il fondamentalismo cristiano non arriva ai livelli
allucinanti del
Ricostruzionismo cristiano vigente nelle
frange piu estremiste della destra americana, ma é comunque
fatto di movimenti liberticidi; essi peraltro non possono
lasciare passare il messaggio che la loro ragione di vita sia
solo un cumulo di menzogne e che chi la propugna
sia moralmente eccepibile e sia stato coperto dalla Chiesa
che loro credono santa e divina... Leggete qui in merito
al cumulo di menzogne su cui si basa il potere
coercitivo della Chiesa cattolica:

http://www.disinformazione.it/deificazionedimaria.htm
 

 

Lo stato laico

Lo stato, per potersi definire compiutamente laico,
deve avere queste caratteristiche:

Fonda la sua legittimità sulla democrazia liberale
e non permette che il Potere sia trasmesso in via
ereditaria dinastica , men che mai permette che
debba ottenere la sua legittimità da parte di un'altro
potere esterno ad esso e correlato a una religione.
Lo Stato e la Chiesa sono quindi separati e non si devono
influenzare l'un l'altro ma devono restare indipendenti
ciascuno nel proprio ordine.

---Da un lato non può avere preferenze per nessuna
religione, non ci deve cioè essere una religione riconosciuta
come religione ufficiale, e quindi negli edifici pubblici
di proprità statale , non ci devono essere simboli di alcuna
religione e nelle dichiarazioni ufficiali non ci deve essere
rifemento a nessuna fede;
---Dall'altro deve garantire l'eguaglianza giuridica
di tutti i cittadini, anche dei non credenti in una certa religione
e dei non rifacentesi a una certa dottrina, assicurando
al contempo il massimo grado di libertà compatibile
con il massimo grado di sicurezza e coesione sociale.

Dovrebbe vietare solo ciò che è obiettivamente dannoso
per la collettività o per gli individui e non dovrebbe
imporre degli obblighi o dei divieti solo perchè la maggioranza,
magari afferente a una certa religione, lo desidera in quanto
considera che i suoi valori siano validi per tutti indistintamente.
Lo stato laico comunque, dovendo garantire la sicurezza
dell'individuo e della società tutta, e le libertà e i diritti
individuali, impone delle regole di convivenza civile,
le più condivisibili possibili, ma assolutamente tassative.


--Pertanto, ad esempio, se può, e forse deve, depenalizzare
l'eutanasia , sulla base del fatto che ogni individuo deve
essere lasciato libero di disporre della propria vita e di liberarsene
quando essa sia ormai insopportabile a seguito di un male
incurabile, non può però legalizzare l'omicidio: può depenalizzarlo
non tenendo conto degli anatemi della religione dominante,
che propugna la sacralità della vita, ma considerando solo
il movente del gesto omicida e valutare se la persona che
l'ha compiuto sia o non sia pericolosa per la Società.
--Quindi può discernere tra omicidio fatto per un movente
abietto (odio, avarizia, sadismo, pedofilia sadica e altro ancora)
e uno fatto per legittima difesa personale, per salvare
una terza persona dall'essere ucciso a sua volta, oppure,
ed è il caso dell'eutanasia, per amore e pietà, specie
se su richiesta del soggetto.

L'omicidio, sotto qualsiasi fattispecie, per la religione
resterebbe un grave peccato, ma nella forma di omicidio
del consenziente o di suicidio assistito (1) non sarebbe
da considerare un reato da parte dello Stato laico,
in quanto la persona che lo ha commesso o lo ha reso
 possibile, non è pericolosa per la società o per altri individui.

Uno stato laico quindi è quello stato dove le religioni
e le ideologie non hanno influenza sulla Società nel suo
complesso avendo invece valore solo per le persone,
e al limite per le comunità formate da quelle persone,
che credano in una certa religione o in una certa ideologia.

Lo Stato laico si prodiga perchè nessuna parte della Società
prevarichi su una parte minoritaria della Società stessa,
se non per ragioni di utilità collettiva, ma mai per ragioni
ideologiche. In altri termini: la democrazia non può essere
usata per negare i diritti delle minoranze.

Note

(1)Per le voci omicidio del consenziente e suicidio assistito
si rimanda anche alla voce Eutanasia, in quanto le voci
specifiche non possono comparire su Wikipedia
per via della loro eccessiva brevità.

(2)D'altro canto l'omicidio del consenziente
può essere anche considerato una fattispecie particolare
dell'omicidio su mandato: quindi mandante e vittima coinciderebbero;
l'omicida allora dovrebbe essere considerato comunque
un pericolo.

Quindi anche in uno stato laico la vita, benchè forse
non sia opportuno considerarla "sacra", deve comunque
essere tutelata, in quanto bene indisponibile, fintanto c
he c'è speranza che la vita di una persona duri.

Quindi nel caso dell'omicidio del consenziente, il consenso
deve provenire da una persona nel pieno della capacità
di intendere e di volere e le ragioni per cui richiede la morte
devono essere tali da non lasciare effettivamente alcuno
spazio a soluzioni e rimedi.

Quindi se, ad esempio, un depresso chiedo di essere ucciso,
nessuno lo può accontentare, dato che la depressione
è curabile. Ma se un soggetto con una malattia incurabile
allo stadio terminale, per di più mantenuto in vita con macchinari,
richiede di essere lasciato morire, o di essere ucciso,
in uno stato laico nessuno glielo potrebbe vietare.

Ma se un soggetto con una malattia incurabile allo
stadio terminale, per di più mantenuto in vita con macchinari,
richiede di essere lasciato morire, o di essere ucciso, in uno
stato laico nessuno glielo potrebbe vietare.

Lo stato dovrebbe autorizzare chi si offrisse volontario
per somministrare il veleno (Eutanasia attiva) e i medici,
i paramedici e i parenti a sospendere le terapie o il mantenimento a
rtificiale delle funzioni vitali anche di soggetti non in coma
(Eutanasia passiva).

Del resto lo Stato da già licenza di uccidere per legittima
difesa o per evitare che altri siano uccisi da parte di un terzo,
eppure la vita dovrebbe essere sacra sempre.
Allora in uno stato laico l'Eutanasia deve essere depenalizzata.

Temi eticamente sensibili


In questo paragrafo si tratteranno alcuni temi
di attualità riguardanti alcuni nuovi diritti civili,
prendendo in considerazione solo il punto di vista
laico che si vede come quello più razionale e
al tempo stesso più liberale possibile, e che
dovrebbero essere propri di uno stato laico,
secondo i suoi propugnatori.
Gli altri punti vista sono trattati nelle voci specifiche.

Embrione:
L'Embrione umano è sicuramente
in grado di diventare
una persona umana, ma lo è effettivamente?
Secondo una visione razionale, non emotiviva,
obiettiva e, quindi, laica, l'embrione umano è effettivamente
solo un grumo di cellule totipotenti che, se impiantato
nell'utero di una donna, può svilupparsi e, se lo sviluppo
prosegue senza intoppi, diventare una persona.
L'embrione fuori dell'utero è un insieme di cellule
che sono solo potenzialmente una persona, ma
che non lo sono ancora. Una volta impiantato
non dovrebbe essere toccato più se non
per gravi motivi ( si veda "aborto" )

Persona: La persona non si identifica nel corpo umano,
ma nella mente umana. Ne consegue che se non
c'è la mente, non c'è neppure la persona.
Quindi un embrione non può essere ancora una persona
dato che non ha un cervello. Al tempo stesso un essere
umano che ha subito un trauma tale da renderlo in stato
vegetativo permanente con la neocorteccia necrotizzata
non potendo più reagire al mondo esterno sotto sollecitazione
e non avendo più nè coscienza nè tanto meno intelligenza,
non è più una persona. Dell'essere umano che era,
resta solo il corpo. Lo stato laico non può imporre
a nessuno di lasciare morire il corpo di essere umano
che non abbia più una mente funzionante,
ma non può neppure impedirlo.

Procreazione medicalmente assistita :
Non ci dovrebbero essere limiti ad essa nè divieti di alcuna sorta.
In quanto l'embrione non è ancora una persona,
la sua eventuale soppressione non costituisce omicidio.
Quindi le tecniche volte non solo a permettere alle coppie
con problemi di infertilità di avere figli, ma anche a quelle
che siano portatrici di geni che causano malattie incurabili,
non dovrebbero essere vietate in uno stato laico.

Una legge volta a salvaguardare la vita di ogni embrione
è una legge che:
---1) si mette contro la libertà di ricerca anche sulle cellule
staminali embrionali.
---2) esclude il diritto delle persone di avvalersi della
possibilità di evitare la nascita di un bambino malato tramite
 la selezione embrionaria previa diagnosi genetica preimpianto.
Ciò porta all'assurdo che per salvaguardare la vita di ogni embrione
ci si affidi alla Provvidenza o al caso il quale decide che,
al posto di un embrione sano, vada a impiantarsi nell'endometrio
l'embrione malato, spesso cosi tanto che poi, o abortisce naturalmente,
oppure il bambino morirà dopo poco tempo dalla nascita;
con la selezione embrionaria, invece, nasce un bimbo, e nasce sano..

Figlio sano non vuol dire figlio perfetto, dato che l'ingegneria
genetica non consente ancora esseri umani transgenici
scegliendo i geni che producono di fenotipi migliori, e non lo
farebbe mai perchè anche in uno stato laico si metterebbe
il divieto di produzione di esseri umani in serie; men che mai
in uno stato laico può essere consentita la clonazione umana
a scopo riproduttivo, dato che alla lunga sarebbe dannoso
per la sopravvivenza della specie, perchè la specie
perderebbe variabilità genetica.

Matrimonio omosessuale:
in uno stato laico tutti i cittadini hanno gli stessi
diritti e gli stessi doveri. L'estensione del matrimonio
civile alle coppie omosessuali non causa alcun danno
alle coppie eterosessuali, le quali potrebbero continuare
a sposarsi come se nulla fosse cambiato.
La questione della adozioni alle coppie gay o lesbiche
invece è più controversa; intanto non esiste un diritto
all'adozione neppure per le coppie eterosessuali,
in quanto l'adozione è vista in funzione del bambino
che ha bisogno di una famiglia e non in vista di una
coppia che vuole un figlio.

Inoltre in Italia le coppie che vorrebbero adottare bambini
sono in esubero rispetto ai bambini dichiarati adottabili;
la questione quindi non è aperta. Tuttavia ci si chiede
da parte dei laici, se l'adozione di un bambino da parte
di una coppia omosessuale non sia comunque preferibile
a lasciare quel bambino in un brefotrofio.
Bisognrebbe però estendere anche il concetto di famiglia
ed è qui che sta lo scontro tra i conservatori e tradizionalisti
da una parte e i laicisti dall'altra.

Famiglia: Per i tradizionalisti , soprattutto cattolici,
la famiglia è data solo dall'unione fra uomo e donna
in vista della procreazione. Anche una coppia eterosessuale
senza figli , non è famiglia. Per uno stato laico invece ,
non ci devono essere limiti al concestto di famiglia e,
benchè la famiglia nucleare con figli sia senz'altro da
tutelare e agevolare in ogni modo ( con sgravi fiscali,
assegni familiari, servizi per l'infanzia, servizi alle donne
incinta e quant'altro ) ciò non implica che altre forme
di unione non possano essere riconosciute dallo stato.

La famiglia, lungi dall'essere fondata sul matrimonio,
è invece fondata sull'amore. Il matrimonio sancisce l'unione
sentimentale vigente tra due persone (anche dello stesso
sesso se si estendesse l'istituzione alle persone omosessuali)
che decidono quindi di promettersi fedeltà e di rispettare diritti
e doveri reciproci. Ma la famiglia esisterebbe lo stesso anche
in assenza di un vincolo matrimoniale. Di fatto in Italia ci sono
decine di migliaia di situazione di tipo familiare che chiedono
di essere tutelate dalla legge: si tratta delle coppie di fatto
per le quali si è richiesto anche in Italia il Patto Civile di Solidarietà ( Pa.C.S ).

Lo studio Spitzer:
vizi e abusi.
(parte I e II)


Concludiamo oggi, con la pubblicazione della seconda parte,
la traduzione del video sui vizi metodologici e sugli abusi c
he gruppi religiosi e politici hanno fatto dello studio Spitzer.

Come vedrete nei prossimi giorni - stiamo lavorando su un altro video -
ma già nei minuti finali di questo video, Spitzer si dice inorridito dall'uso
che i gruppi religiosi, in cerca di visibilità, soprattutto nell'era Bush,
stanno facendo della sua ricerca. Sulla base di questa affermano,
in modo strumentale, che l'omosessualità è una scelta, che chiunque
volesse può cambiare e la usano a supporto di leggi anti-gay o per vietare
costituzionalmente i matrimoni gay. Come dice lo stesso Dr. Spitzer infatti
il suo studio non è stato condotto - per altro come avete visto in maniera
un pò superficiale - per calcolare la percentuale di riuscita di cambiamento
nè per stabilire che l'orientamento sessuale è una scelta ma semplicemente
perchè, dopo esseresi impegnato affinchè l'American Psychiatric Association
eliminasse l'omosessualità dalla lista dei disordini mentali, rimase colpito
dall'esistenza di gruppi di persone che si dichiaravano "guarite" e, incuriosito,
volle capire se veramente era possibile un processo di "conversione".

Per chi non avesse visto la prima parte ve la ripropongo, s
ubito dopo c'è la seconda.
Buona visione!
PARTE I



PARTE II


Ringrazio, ancora,
Daw, Teo e Daniel Gonzales.




Casa editrice
il Saggiatore
Collana Pamphlet
Pagine 160
€ 12,00
ISBN 978-88-428-1467-2
novembre 2007



Vittorio Lingiardi
Citizen gay
Famiglie, diritti negati
e salute mentale


"Di questo passo
si sposeranno anche le scimmie."

Una volta erano discriminati
per la loro devianza. Oggi perché
chiedono di essere normali.

Come mai gli omosessuali, storicamente
marchiati come peccatori, invertiti
o malati mentali vogliono adottare
quell'ordine familiare che tanto
ha contribuito alla loro sfortuna?

Essere gay o lesbiche non è
un merito né un demerito.
È una cosa che capita.

Eppure, in un clima di crescente omofobia,
la dimensione affettiva di milioni di persone
in Italia è tuttora sacrificata.

La mancanza di una legge
che ne salvaguardi il valore e la cittadinanza
genera umiliazione, sofferenza,
paura, odio collettivo
.

Non servono anatemi o concessioni.
Serve un pensiero capace di sostenere
una trasformazione antropologica.
Perché uno Stato i cui cittadini sono
più felici è uno Stato migliore.




La mia fede politica

I miei video
  • La persecuzione degli omosessuali in Iran (parte I)


  • La persecuzione degli omosessuali in Iran (parte II)


  • La terapia ex-gay non funziona
  • Top posts
    Sostengo
    Tribute

     


     



    In alternativa ci sono anche altre linee di aiuto





    http://www.vialeopardi3.it/arc/ 


    Nuovo sito dell'ARC



    http://www.associazionearc.eu/











    Link di associazioni progay









    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us

     




        

     

    sbattezzamoci con l'UAAR 

    Image Hosted by ImageShack.us   
     
    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us
    Blogaction - 2 aprile 2008

    2 aprile 2008

     

    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us

     


     

     

    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us


     

    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us
    Image Hosted by ImageShack.us

     

     




    *La tanto discriminata "bisessualità"

    *Omosessualità in TV. Perchè no?

    *Le 10 grandi leggende sull'omosessualità maschile

    *Ghettizzazioni omosessuali nelle discoteche

    *Terminologie degli orientamenti sessuali

    *Sfatiamo i miti più comuni sulle cause dell'omosessualità

    *Ti sei appena scoperto omosessuale e credi di essere anormale?
    Ma sai cos'è la normalità?

    *I gay sono tutti effeminati?

     

     




















    Indirizzo del MySpace dell'ARC


    http://myspace.com/associazioneculturalearc

    ARC - Associazione Culturale
    "TUTELA E DIFESA DELLE PERSONE GLBT (Gay, Lesbiche, Bisex, Transessuali) "

    Uomo
    25 anni
    Cagliari
    Italia



    Ultimo accesso: 10/12/2007
    Visualizza: Immagini | Video


       Contatto ARC - Associazione Culturale


    A Cagliari, il 1° Dicembre 2002, è nata l’Associazione
    Culturale ARC.

    ARC si pone l’obiettivo di lottare contro ogni forma
    di discriminazione e di tutelare e difendere i diritti
    civili delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali.

    ARC è un’Associazione fondata sui principi di democrazia,
    pacifismo, antirazzismo e antitotalitarismo.
    Possono aderire persone di qualsiasi nazionalità,
    religione, orientamento sessuale e politico.

    ARC intende intervenire nel tessuto culturale,
    sociale e politico locale e regionale, promuovendo
    iniziative volte ad affermare i diritti civili
    delle persone omosessuali e a consentire
    un confronto con il variegato mondo GLBT.

    ARC ha la propria sede a Cagliari, ospite
    della sezione della Sinistra giovanile Pier Paolo Pasolini,
    in via Leopardi 3. Le riunioni in sede si tengono
    tutti i lunedì dalle 19 alle 22. Per qualsiasi informazione
    sull’Associazione potete venire a trovarci,
    oppure contattarci all’Help&Info Line nei giorni
    in cui è attivo il servizio (trovate il numero
    all’indirizzo www.vialeopardi3.it/arc)
    o all’email:
    arc@vialeopardi3.it.





    L'Associazione Studentesca universitARC nasce nel 2006
    per facilitare l'esigenza dell'Associazione Culturale ARC
    di confrontarsi e collaborare con gli enti universitari,
    con l'Ateneo di Cagliari e l'ERSU Ente Regionale
    per il Diritto allo Studio Universitario.
    La creazione di questa nuova articolazione di ARC permette
    all'Associazione di addentrarsi con maggiore facilita'
    ed efficacia nella vita universitaria e studentesca della citta',
    organizzando iniziative negli spazi della Casa dello Studente,
    nelle sale conferenze (Sala Giovanni Cosseddu, Sala Maria Carta)
    e nel Cineteatro Nanni Loy. La speranza e' quella di riuscire
    a portare fin dentro il mondo universitario le battaglie per i diritti LGBT
    che ARC manda avanti fin dal 2002, sensibilizzando studenti e giovani
    alle tematiche omosessuali e transessuali, e cercando
    di coinvolgerli nelle iniziative dell'Associazione.
















    Il bellissimo my space di Gigi...

    http://profile.myspace.com/index.cfm?
    fuseaction=user.viewprofile&friendid=139591923

    ______________________________________





























      





    Viva l'amore in ogni forma
    (tra persone consapevoli
    e quindi consenzienti)

     


    _______________________
    GAY AND PROUD!


    ___




    ____________________

    Amico dei bisessuali!!

    Bandiera dell'orgolio bisessuale





    ____________________


    ______________________

    Non lasciamoci ingannare
    dalle
    S a n t e    R a g i o n i 

    Dal nascere al morire -
    La mano della Chiesa sulla nostra vita


    Carla Castellacci , Telmo Pievani
    Editore: Chiarelettere

    Prezzo: Euro 13,60

    Venire al mondo, l’ora di religione,
    i simboli religiosi nelle scuole,
    il caso Darwin e la marginalizzazione
    delle materie su cui la chiesa
    non può far valere la sua posizione,
    il matrimonio e la vita di relazione,
    la “politica” riproduttiva (contraccezione,
    aborto, fecondazione assistita…),
    la ricerca biomedica (staminali e trapianto di organi),
    l’8 per mille, il trattamento fiscale della chiesa,
    il testamento biologico, la terapia del dolore,
    l’eutanasia… In pratica: la vita, dalla nascita
    alla morte.

    Su ognuno di questi temi gli uomini di fede,
    ma soprattutto le alte gerarchie del Vaticano,
    ormai da anni esercitano pressione per consolidare
    una visione del mondo arretrata, irrazionale
    e violenta.

    Questo libro non vuole essere una riflessione teorica
    sulla laicità.
    Questo libro segue passo passo la vita di uomini
    e donne, e mostra (non senza ironia) attraverso
    la cronaca di questi ultimi anni, le tante disposizioni
    di legge che limitano fortemente la libertà individuale,
    come la Chiesa da anni e con violenza decida
    il nostro destino.

    Un libro che denuncia uno stato di cose
    inaccettabile. Un libro che va in profondità
    sulle notizie che ormai da mesi troviamo sparate
    sulle prime pagine di tutti i giornali.

    Un libro scritto con ironia, perché gli argomenti
    di questa Chiesa politica spesso sfiorano il ridicolo,
    sebbene questo ridicolo sia ben nascosto dai media
    e dai grandi mezzi d’informazione.




    http://www.ilconsapevole.it/vetrina_libro.php?id=15273

    http://www.google.com/search?q=sante+ragioni&rls=
    com.microsoft:*:IE-SearchBox&ie=UTF-8&oe=UTF-8&sourceid=ie7&rlz=1I7GZAZ




    Inchiesta su Gesù. Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo Titolo  Inchiesta su Gesù.
    Chi era l'uomo che ha cambiato il mondo
    Autore Augias Corrado; Pesce Mauro
    Prezzo € 17,00
    Prezzi in altre valute
    Dati 2006, 263 p., rilegato
    Editore Mondadori  (collana Varia saggistica)


    Tema

    Su Gesù sono proliferate nei secoli molte
    leggende e alcune autentiche fiabe, segno
    della curiosità di sapere
    chi lui fosse veramente prima che il mantello
    della teologia lo coprisse, celandone
    allo sguardo la figura storica.

    Corrado Augias ha dialogato su questo tema
    con uno dei massimi biblisti italiani, Mauro Pesce,
    rivolgendogli quelle stesse domande che molti di noi,
    cristiani e non cristiani, si pongono: sul periodo storico
    nel quale Gesù visse, sulle sue parole, sulla sua vita,
    sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano.

    Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota,
    fino alla nascita di una religione che da lui prese il nome,
    anche se egli non ha mai detto
    di volerla fondare. Il profilo di Gesù che questa "inchiesta"
    ci restituisce è quello di un ebreo, ligio alla Legge di Mosè,
    amante del suo popolo e delle sue tradizioni, eppure
    aspramente critico verso gli aspetti che giudicava 'superati'
    o 'secondari', e, soprattutto, portatore di un progetto
    di rinnovamento incentrato sul riscatto degli emarginati;
    una personalità complessa, mai svelata per intero
    nemmeno a chi gli era più vicino, una figura
    profondamente solitaria, coerente con i suoi principi
    fino alla morte in croce.

    Un noto giornalista e uno storico del cristianesimo
    hanno unito la curiosità laica del primo alle conoscenze
    sulla Bibbia del secondo per dare alla luce questa originale

    Inchiesta su Gesù
    , un libro scritto
    nel tentativo di costruire una specie di carta d’identità
    di Gesù: dov’è nato, quando, da chi, quale lingua parlava e così via.

    Un “documento anagrafico” che può essere completato
    solo in parte, dato che le fonti sono scarse e assai manipolate,
    e che presenta vari problemi storiografici come la possibilità
    che i dogmi teologici corrompano la ricerca storica, o quello
    della scelta di alcuni vangeli come documenti a scapito di altri.
    Augias inizia con le domande apparentemente più banali, ma subito
    si scopre che Gesù è nato verso gli ultimi anni del regno d’Erode
    (che morì nel 4 a.C. circa): oggi dovremmo essere nel 2010
    se davvero contassimo a partire dalla sua nascita.
     
    E’ poi improbabile che sia nato a Betlemme, ma dai vangeli
    di Marco, Luca e Matteo risulta che sia nato in Galilea,
    verosimilmente a Nazareth o che, comunque, vi abbia
    vissuto a lungo con la famiglia. Figlio di Giuseppe,
    carpentiere, e di Maria. Ebreo, il suo nome Gesù
    è la traduzione italiana dell’ebraico Yehòshuà
    o Yeshuà, il cui significato è “Dio salva”: credeva
    in un Dio unico quando nel I secolo gli altri popoli
    erano politeisti, mangiava e si vestiva secondo le
    regole dell’Antico Testamento rispettando alla lettera
    le prescrizioni della Torah.

    Inoltre, osservava le festività del suo popolo, frequentava
    le sinagoghe, pregava presto al mattino e andava in pellegrinaggio
    al Tempio di Gerusalemme. Come lingua, parlava l’aramaico
    della Galilea, che era il dialetto della sua regione, ma leggeva
    l’ebraico e conosceva anche un po’ di greco e qualche elemento
    di latino. Viveva, del resto, in una situazione multilingue.
    Un Gesù quindi che viene ritratto nei suoi molti aspetti perché
    ogni vangelo, sottolinea Augias, ha e dà una immagine diversa
    del protagonista: quella di Luca è di un uomo molto attento
    ai poveri e ai diseredati, Marco narra di un taumaturgo ed esorcista,
    Giovanni lo rende come parola di Dio che traluce attraverso
    la sua umanità.

    L’analisi di Augias e di Pesce prosegue con un’indagine
    sulle sue parole, sulla sua morte, sui tanti testi che ne parlano.
    Ma anche su ciò che seguì la tragica giornata del Golgota, fino alla
    nascita di una religione che da lui prese il nome, anche se egli
    non ha mai detto di volerla fondare. Il profilo di Gesù che questa
    “inchiesta” ci restituisce è quello di una personalità complessa,
    mai svelata per intero nemmeno a chi gli era più vicino.
    Una figura solitaria, affascinante anche in questa ricostruzione storica,
    coerente con i suoi principi fino alla morte in croce.

    Ascolta la lettura delle
    prime pagine del libro su RadioAlt


    Recensioni 1 - 20 di 98 recensioni presenti.  Media Voto: 2.87 / 5


    Giuseppe (03-12-2007)
    Ottimo libro. Adatto a chi pensa, a chi si pone sani dubbi, a chi
    sa calarsi nel contesto storico in cui sono narrati i fatti. Bisogna
    cercare di viaggiare nel tempo e vedere, sentire, vivere come
    in quel periodo. Allora molte cose ci saranno più chiare.
    Leggete anche Ehrman Bart D. e Elaine Pagels. Adatto anche
    ad atei e credenti di altre religioni, per capire e riconsiderare
    anche le proprie convinzioni. Certamente non è adatto a chi
    "crede obbediente" ad altri uomini (intermediari)
    e non cerca dentro di sè e fuori di sè.
    Voto: 5 / 5



    AliceInWonderland (20-11-2007)
    E' vero che, secondo me, non è uno dei migliori Augias,
    purtroppo, secondo me colpa della struttura "domanda-risposta"
    che rende la narrazione meno fluida...rimango però molto delusa
    dai commenti dei lettori attaccati ciecamente ai preconcetti.
    A pochi è venuta l'idea che forse alcune persone vorrebbero
    conoscere il Gesù "storico", o anche riconoscerlo in una forma
    più umana che divina (come nel Vangelo secondo Gesù Cristo,
    esempio un po' banale lo devo ammettere, ma un libro che ti tocca il cuore)
    per ricominciare a crederci. O che non sempre esiste una sola verità.
    O che bisogna vagliare (non ho detto "credere a", non voglio essere fraintesa)
    o anche solo semplicemente ascoltare tutte le possibili spiegazioni
    che ci vengono offerte. Un coraggioso Augias questa volta (tema sempre
    abbastanza scottante) e un bravissimo Pesce che riesce a spiegare
    in modo semplice e scorrevole le sue tematiche, secondo me per
    niente attratti dalla scia commerciale di Dan Brown (anche perché
    esiste una non sottile differenza tra questi autori, di stile sicuramente
    ma soprattutto di genere).
    Voto: 4 / 5


    Axe (07-11-2007)
    Sono rimasto molto deluso, dopo la lettura non mi è rimasto nulla,
    tutte cose già conosciute, Augias è abbastanza fazioso e a volte fastidioso,
    insiste con domande insignificanti mentre ne tralascia moltissime altre molto
    + importanti. Una perdita di tempo.
    Voto: 1 / 5


    Anthony (02-11-2007)
    Libro che non consiglio, non lascia nessun tipo di insegnamento
    e a tratti è molto noioso. L'ho trovato come una noiosa analisi
    dei testi religiosi. Non dò il minor voto solo perchè è ben
    schematizzato e alcuni punti ti prendono...anche se sono quasi rari
    Voto: 2 / 5


    erik (14-09-2007)
    Il libro è ben scritto e strutturato, e credo possa costituire un'ottima introduzione
    a chi si voglia accostare agli studi biblici. Data la molteciplità degli argomenti,
    risulta talvolta un po' "svelto" e superficiale (su alcune cose avrei anch'io
    delle domande da fare al prof. Pesce). Meriterebbe un quattro, ma gli do
    cinque per tentare di riequilibrare la miriade di giudizi negativi dettati solamente
    da furore ideologico e dottrinale, e da una certa ignoranza.
    Chi sa che dopo il Concilio di Trento la lettura e il possesso dei Vangeli venne
    proibita e i testi sacri messi all'Indice, perché non si voleva che il popolo ne
    conoscesse i contenuti (questo fino al 1963)? Evidentemente la conoscenza
    è ancora un tabù per certi cattolici, che dicono di credere in qualcosa
    di cui però si mantengono orgogliosamente ignoranti.
    Voto: 5 / 5

    Cristiano De Scisciolo (10-09-2007)
    Lettura molto interessante per scoprire tutti gli aspetti di un uomo
    che spesso pensiamo di conoscere ma che, dal punto di vista storico,
    conosciamo ancora troppo poco. Alcuni aspetti potevano forse essere
    approfonditi maggiormente, ma nel complesso il libro è comunque
    un'ottima opportunità di conoscenza. Scritto in maniera semplice,
    si legge senza problemi.
    Voto: 4 / 5

    mauro Ortis (01-09-2007)
    Il libro di Augias-Pesce, non é certo un testo per specialisti, per addetti ai lavori
    (leggi storiografi, teologi, critici, ecc), bensí é all'uomo comune che si dirige,
    per farlo riflettere su un argomento che avvolge da "sempre" la storia occidentale.
    Semplice e onesto, ci da dei dati interessanti, che sicuramente non si potranno
    mai trovare nelle note delle varie edizioni in commercio del Nuovo Testamento.
    In risposta a tutti coloro che hanno dato un voto negativo, mi domando quali
    i preconcetti, dove la ripetitivitá, in che senso difficile da leggere, perché
    si accusa Augias se le teorie sono di Mauro Pesce, riconosciuto esperto
    in storia del Cristianesimo, infine perché non piace che si parli di Gesú
    differentemente dai canoni prestabiliti. Nessuna di queste persone
    ha mai sentito parlare di critica biblica? Insieme a "Inchiesta su Gesú",
    consiglio di leggere anche "Gesú non l'ha mai detto", di Bart Ehrman,
    sempre della Mondadori.
    Voto: 4 / 5


    Giacomo (22-07-2007)
    Il libro del professor Pesce spiega molto bene l'evoluzione e l'interpretazione
    della lettura da parte dei primi cristiani della figura dell'ebreo Yehoshua
    da Nazareth. Il testo chiarische come la figura di questo rabbi e profeta
    sia stata usata nei vangeli e spiega l'influsso ellenistico che il cristianesimo
    nascente ha subito. Un libro chiaro, esaustivo, importante per le citazioni
    dai Vangeli e snello nella forma usata: dialogo tra Augias e il professore
    antropologo. un 5 e mezzo
    Voto: 5 / 5


    alexdelarge (18-07-2007)
    Non ho ancora finito di leggere il libro, che però fin'ora mi pare ben costruito
    e condotto con una certa maestria da chi, il mestiere di giornalista, lo sa fare.
    Noto però alcune cose, in certi commenti, che mi lasciano perplesso,
    soprattutto quello che parla dell'elettricità e del fatto che Gesù non
    ne parlò mai...mi sembra una delle più grosse assurdità che abbia mai sentito
    dire in tutta la mia vita, davvero. Perchè avrebbe dovuto parlare di elettricità?
    e perchè non della forza di gravità? Ancora: sul fatto che il libro sia di difficile lettura:
    il libro mi pare fin troppo semplice, troppo preoccupato di farsi capire da tutti.
    Pesce è un antropologo e uno storico riconosciuto ovunque, non è Dan Brown...
    se volete leggere qualche mistero misterioso, compratevi codice da vinci...su...
    Voto: 3 / 5

    Casimiro (20-06-2007)
    Libro che non giova a nulla, pieno di preconcetti. Da evitare, non lascia nessun
    segno edificante dopo la lettura
    Voto: 1 / 5

    chiara svetia76@hotmail.com (18-06-2007)
    Dopo aver preparato l'esame di Storia Romana sulla storia del cristianesimo
    ho avuto curiosità di leggere anche questo testo. Secondo me è leggibile
    e piacevole e spiega facilmente argomenti molto complessi. Mi è dispiaciuto
    vedere i commenti negativi fatti al testo legati da un'accecata fede
    e da una certa ignoranza. Senza offendere nessuno, ignoranza dal gergo ignorare.
    Non si possono accusare le persone senza possedere un bagaglio sufficiente
    di cultura per poter criticare. Che il libro tratti un tema ripreso in passato
    da altri autori è comprensibile visto che parla di un tema che tutt'oggi spacca
    l'opinione pubblica in due filoni di pensiero assai diversi(cattolici-atei).
    La cosa su cui riflettere di più è la costruzione di una chiesa cattolica che
    predica bene ma purtroppo al giorno d'oggi razzola male. Gesù parlava
    di carità al suo popolo e gli apostoli predicarono la buona novella in maniera
    universale, peccato che oggi il Santo Padre usi vestirsi e sfoggiare tutto
    quel benessere che non fa parte della chiesa povera...questa, secondo
    me, è la riflessione più importante che ci ha insegnato
    Gesù, sia stato semplice uomo o figlio di Dio.
    Voto: 4 / 5


    Roberto (05-06-2007)
    Credo che la diatriba in corso all'interno di questo forum tra sostenitori
    della fede e sostenitori della ragione non abbia motivo di esistere.
    Chi possiede infatti il dono della fede non ha certo bisogno di sapere
    che le gesta di Gesù siano corroborate da riscontri storicamente
    accertabili. D'altra parte, chi si appella a una visione laica dei fatti,
    non può prestare credito a fatti come la nascita verginale
    o la resurrezione. Sono due visioni inconciliabili che partono da due
    approcci diversi che non possono in alcun modo convergere.
    Detto questo, da non cattolico, credo che il libro di Augias e Pesce
    abbia comunque il merito di affrontare il tema in questione
    con una onestà intellettuale di fondo che difficilmente può essere
    contestata. Il libro, infatti, non mira a mio avviso a intaccare
    la fede dei credenti, ma ad analizzare i fatti secondo una prospettiva
    puramente storica. I dubbi sollevatinel testo, quindi, non hanno
    a che vedere con una critica della fede in sé, quanto, piuttosto,
    con la difficoltà oggettiva di operare una ricostruzione del tutto
    veritiera. Ritengo, quindi, che 'Inchiesta su Gesù' sia un libro
    da leggere assolutamente e, per questo, mi sento di consigliarlo.
    Voto: 4 / 5


    Marco (30-05-2007)
    Ho trovato il libro molto interessante se non altro per gli aspetti
    dei Gesù che nonostante siano palesi negli stessi vangeli canonici
    sono stati eclissati dalla dottrina da catechismo. Aspetti come
    la formazione ebraica di Gesù dovrebbero essere ben noti a chi
    si considera credente. Forse ha poco ritmo ed è un pò monocorde
    nel susseguirsi degli argomenti, ma tutto sommato è ricco di spunti
    e riflessioni stimolanti. Certo, chi legge la Bibbia da credente cerca
    sempre di trascendere i caratteri più prettamente umani di Gesù,
    nonchè i tanti elementi contraddittori e assurdi delle Sacre Scritture,
    ma chi come me non crede può trovarvi una testimonianza libera
    dalle apologie di una figura comunque rilevante dal punto di visto storico.
    Voto: 4 / 5


    vittorio (24-05-2007)
    Da ateo che negli ultimi tempi prova crescente interesse per le religioni
    sia per spontanee esigenze dello spirito sia per il peso che esse
    hanno nella storia del mondo odierno, trovo che questo libro fornisca
    importanti elementi su Gesù e sul cristianesimo. Alla fine mi è rimasta
    l'impressione viva per la grandezza del personaggio: è come se
    per la prima volta finalmente avessi incontrato “fisicamente”
    un Gesù vero, plausibile, concreto, un personaggio enorme,
    pur nella perdurante indeterminatezza storico-biografica.
    Un libro interessante, un pò noioso nella parte centrale
    (per lo stile pacato e monocorde di Pesce che non si scompone
    minimamente nemmeno di fronte alle sottili provocazioni di Augias
    che tenta ogni tanto di alzare il ritmo) ma chiaro, implacabile
    e oserei dire “sfrontato” nella sostanza delle cose affermate
    (sfrontato per i guardiani dell'ortodossia che impone -
    con il beneplacido della politica-che-rinnega-la-laicità-per-un-pugno-di-voti -
    la cappa di censura oggi imperante). Purtroppo l'irritazione di certi commenti
    mostra come intolleranza e fanatismo religioso siano veleni diffusi ovunque,
    anche “qua”. “Gesù era un ebreo, non un cristiano”: ovvio, ma che fastidio
    sentirselo dire! Comprensibile e scontata, d'altronde, la “condanna”
    da parte del Vaticano (peraltro abbastanza sommessa rispetto
    allo stile in voga di questi tempi, visti i pochi appigli che evidentemente
    il testo fornisce): è sufficiente avere un minimo di libertà di spirito
    per trarre l'ovvia conclusione di quale tradimento abbia operato la Chiesa
    nel corso di due millenni non solo rispetto alle “verità” storiche ma anche
    a quelle spirituali, ai fatti e all'insegnamento di Gesù. Temo che se
    Egli tornasse oggi dalle nostre parti e si ripetesse pari-pari nei gesti
    e nelle parole, finirebbe nuovamente crocefisso (si spera solo metaforicamente)
    dalla nuova santa alleanza politico-religiosa: un sovversivo, un agitatore,
    un disturbatore della quiete pubblica, un distruttore della famiglia..
    insomma, un terrorista!
    Voto: 4 / 5


    Giuseppe (22-05-2007)
    Nonostante le accese critiche delle frange "Integraliste" ho trovato
    il libro molto interessante. Ritengo pienamente condivisibili le teorie
    di Pesce sulle stesure dei vangeli e l'intero corpus dottrinale sviluppato
    nel corso dei secoli dalla Chiesa Cattolica. Ritengo assolutamente verosimile
    che molti abbiano aggiunto di loro pugno, in buona fede, e sia necessario
    scavare in profondità con le metodologie e le conoscenze odierne,
    per riportare alla luce la vera essenza delle parole di Gesù.
    Come cristiano la cosa non mi turba affatto, mi preoccupano
    di più i dogmi assoluti e intangibili.
    Voto: 5 / 5


    Francesco (22-05-2007)
    Libro, a mio modo di vedere, assolutamente inutile! Monotono, ripetitivo...
    una miscellanea di argomenti e soprattutto di ipotesi (si arriva ad accostare
    le parole Gesù e Comunismo, etc.). Non ho finito di leggerlo, cosa grave
    per me che i libri li divoro come si divora un gelato d'estate!!!
    Voto: 1 / 5

    Dino (20-05-2007)
    Ottimo spunto per una riflessione attenta ed accurata non solo del tronco di religione
    (comunemente chiamato Cristianesimo) ma anche delle sue radici (ebraismo)
    e dei suoi rami (cattolici e protestanti in genere). Facile da leggere perché
    improntato sotto forma di intervista evidenzia le poche certezze storiche
    su un personaggio tanto discusso e per il cui nome sono stati commessi
    atti di puro amore così come di atroce follia. Equilibrato e professionale
    Augias non si smentisce per la sua acutezza. Il voto complessivo risulta
    essere basso perché fonte di una cultura strettamente italiana pronta
    a contestare qualunque idea che vada contro i propri credi o principi.
    Il libro non critica la/e chiese ma si "limita" ad una ricostruzione storica
    dei primi secoli del primo millennio. p.s. Coloro che hanno paragonato
    questo libro al codice da Vinci hanno letteralmente dimostrato
    un'incompetenza letteraria a 360°
    Voto: 5 / 5


    Ocram (04-05-2007)
    Deludente e per nulla facile da leggere e capire. Uno di quei libri
    che si fa molta fatica a finire ed il cui prezzo non vale assolutamente il contenuto.
    Voto: 1 / 5


    ANTONINO CANDILORO antonino.candiloro@fastwebnet.it (03-05-2007)
    Non è altro che una "ribollita" di vecchi, triti ragionamenti già affrontati
    dai "razionalisti" degli ultimi due secoli: LOISY, HARNACK, BULTMANN
    e quant'altri. Sfrutta la tragica, diffusa ignoranza del pubblico in materia,
    attuando un'operazione a fini esclusivamente commerciali, sulla scia
    di Dan Brown che si è' furbescamente rifatto alle "rivelazioni" di Baigent,
    Leigh e Lincoln... (cfr. "Il Santo Graal, 1982). Peraltro l'unico motivo
    per cui viene rifiutato il DOGMA si basa su un altro DOGMA: quello
    (razionalista) DELL'IMPOSSIBILITA' DEL MIRACOLO!
    Voto: 1 / 5

    Francesco (03-05-2007)
    Niente di speciale..Peccato! mi aspettavo qualcosa in più da Augias.
    Voto: 2 / 5


    Recensioni 1 - 20 Recensioni 21 - 40 Recensioni 41 - 60 Recensioni 61 - 80
    Recensioni 81 - 98


      http://www.internetbookshop.it/code/9788804560012/
    augias-corrado/inchiesta-gesu-chi.html   



    Biblioteca

    L'illusione di Dio, di Richard Dawkins.

    Dio non è grande, di Christopher Hitchens.

    Perché non possiamo essere cristiani, di Piergiorgio Odifreddi.

    La Chiesa antievoluzionista, di Francesco D'Alpa.

    La mistica della soggettività, di Pier Giuseppe Milanesi.

    Il Dio ignoto, di Biagio Catalano.

    > Tutta la Biblioteca

    Dio non è grande

    Come la religione avvelena ogni cosa
    Christopher Hitchens

    Casa editrice: Einaudi
    Collana: Stile libero inside
    Anno pubblicazione: 2007
    Prezzo: 14,50
    Genere: altre religioni
    Volumi: 1
    Pag: 271


    Descrizione:
    Muovendosi tra l’analisi dei testi di fondazione
    delle grandi religioni
    ( in primis, Bibbia e Corano) e la riflessione
    sull’attualità politica e sullo scontro di civiltà
    in atto, Hitchens costruisce un atto
    di accusa contro le follie che l’uomo commette
    nel nome del suo credo.
    Partendo da una disamina del potenziale
    distruttivo delle religioni, ne mette a nudo
    le conseguenze piú devastanti: oscurantismo,
    superstizione, intolleranza, senso di colpa, terrore
    verso la sessualità, anti-secolarismo.
    Contro questi non valori, e memore
    della grande tradizione laica anglosassone,
    Hitchens reclama a gran voce un ritorno ai fasti
    dell’Illuminismo, intessendo un elogio arguto
    e a tratti commovente della ragione umana.





    Sito sul fondamentalismo cristiano negli USA.
    http://archiviomarini.sp.unipi.it
    /99/01/Religione_e_democrazia_negli_Stati_Uniti_1.pdf


    Tutto il libro di Odifreddi :
    "Perchè non possiamo essere cristiani
    (e meno che mai cattolici)" in PDF, gratis...
    http://www.buccarello.it/aldo/Odifreddi_Piergiorgio_
    Perche_Non_Possiamo_Essere_Cristiani.pdf



    Manifesto Laico

    I nuovi punti del MANIFESTO LAICO (3 giugno 2000)

    Adesioni e primi firmatari del MANIFESTO LAICO

    MANIFESTO LAICO
    Esiste anche un’altra Italia. E se ne deve tenere conto.
    L’Italia laica di chi crede che la convivenza civile
    si fondi sullo spirito critico di ciascun cittadino.

    L'illusione di Dio

    Le ragioni per non credere



    Casa editrice: Mondadori
    Collana: Saggi
    Anno pubblicazione: 2007
    Prezzo: 19,00
    Genere: filosofia
    Volumi: 1
    Pag: 400


    Descrizione:
    Richard Dawkins è uno dei più famosi scienziati di oggi
    e uno dei più strenui difensori della teoria darwiniana
    della selezione naturale, a cui ha dedicato libri di enorme
    successo, a partire da Il gene egoista fino a Il racconto
    dell'antenato. Ma Dawkins, indicato recentemente come
    uno dei tre intellettuali più influenti del mondo, è anche
    un ateo convinto, e non ha nessuna intenzione di nasconderlo.

    La tesi di questo suo nuovo libro, che ha suscitato un enorme
    clamore nel mondo anglosassone e ha generato un dibattito
    accesissimo, è molto semplice:
    Dio non esiste e la fede
    in un essere superiore è illogica, sbagliata
    e potenzialmente mortale, come millenni di guerre di religione
    e la recente minaccia globale del terrorismo
    fondamentalista islamico dimostrano ampiamente.

    Agli occhi di Dawkins, ogni religione condivide lo stesso errore
    fondamentale, vale a dire l'illusoria credenza nell'esistenza
    di Dio, e, con essa, la pericolosa sicurezza di conoscere una verità
    indiscutibile perché sacra.


    Con il suo stile efficacissimo, sviluppando in dettaglio una grande
    quantità di argomenti, Dawkins ha scritto un manifesto di orgoglio
    intellettuale contro tutte le fedi e un attacco in piena regola
    a ogni forma di credenza religiosa, senza, tuttavia, cadere
    nella sterile polemica e nella contrapposizione dogmatica.

    Un saggio esplosivo, che affronta con il rigore
    del ragionamento scientifico una materia delicata
    e incandescente, prendendo in modo risoluto
    una posizione controversa.
     

    .............................................

    Ho appena finito di leggere “l’illusione di dio” di Richard Dawkins.
    Un bellissimo libro che definirei “terapeutico”.

    Leggetelo ve lo consiglio vivamente, specialmente se siete
    religiosi o superstiziosi, magari non praticanti, ma di quelli
    che ci credono così e così o per favore alla famiglia

    o per non dare adito a voci scomode e pettegolezzi.
    Si può essere senza dei e liberi da superstizioni eppure
    felici, sereni, moralmente saldi, curiosi del mondo,
    desiderosi di vivere la sola vita che abbiamo in pieno e molte altre cose.
    Insomma leggetelo, ve lo consiglio fortemente, alla fine
    vi sentirete più consapevoli di cose che molto probabilmente
    già macinavate più o meno coscientemente nel vostro cervello
    e soprattutto più leggeri e liberati.

    Liberate la mente, leggete questo libro, perchè guarire
    dal morbo delle superstizioni e delle religioni si può.

    collegamenti utili:

    http://richarddawkins.net/
    http://www.bol.it/libri/scheda/ea978880457082.html
    http://www.libreriauniversitaria.it/illusione-dio-ragioni-
    non-credere/libro/9788804570820

    http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?isbn=
    9788804570820

    L'ILLUSIONE DI DIO

    Guardate questi filmati di Richard Dawkins. Sono da vedere e meditare:


    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a3gf_lillusione
    -di-dio-13-richard-dawkin


    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a2m1_
    lillusione-di-dio-23-richard-dawkin

    http://dailymotion.alice.it/agnosticismo/video/x1a088_
    lillusione-di-dio-33-richard
    -

    Trattato di ateologia


    Michel Onfray

    Traduttore: Gregorio De Paola
    Casa editrice: Fazi
    Collana: Le terre interventi
    Anno pubblicazione: 2005
    Prezzo: 14,00
    Genere: filosofia
    Volumi: 1
    Pag: 224


     


    Descrizione:
    Dio non è affatto morto, o se lo era è ormai nel pieno
    della sua rinascita, in Occidente come in Oriente.
    Di qui l'urgenza, secondo Onfray, di un nuovo
    ateismo argomentato, solido e militante.
    Un ateismo che non si definisca solo in negativo,
    ma si proponga come nuovo e positivo atteggiamento
    nei confronti della vita, della storia e del mondo.
    L'ateologia (il termine è mutuato da Bataille)
    deve in primo luogo avanzare una critica massiccia
    e definitiva ai tre principali monoteismi, poi proporre
    un deciso rifiuto dell'esistenza del trascendente e promuovere
     finalmente, dopo millenni di trascuratezza, una cura
    per "il nostro unico vero bene: la vita terrena",
     il benessere e l'emancipazione dei corpi e delle menti
    delle donne e degli uomini. Ottenibile solamente
    attraverso una "decristianizzazione radicale della società".


    http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_ateologia

    Zapatero.
    Il socialismo dei cittadini


    Marco Calamai Aldo Garzia
    José Luis Rodriguez Zapatero

    Brossura. Feltrinelli 2006.
    ISBN: 8807171171 / 88-07-17117-1
    EAN: 9788807171178

    Zapatero. Il socialismo dei cittadini
    Descrizione della casa editrice


    Zapatero. Il socialismo dei cittadini:
    José Luis Rodríguez Zapatero, il giovane primo
    ministro spagnolo (45 anni) del più giovane
    governo europeo, è un premier politicamente
    "anomalo". Le sue scelte internazionali (tra cui
    l'immediato ritiro dall'Iraq) e quelle interne
    (in particolare, le riforme civili: matrimonio
    per i gay, legge integrale contro la violenza
    maschile, divorzio più facile, rilancio dell'istruzione
    pubblica, nuove normative sull'aborto e la procreazione
    assistita) hanno suscitato grande entusiasmo
    nella società civile spagnola e internazionale
    ma anche aspre critiche. Dubbi e incomprensioni
    nei riguardi del "radicalismo" di Zapatero sono
    emersi anche all'interno delle socialdemocrazie
    europee. Ma Zapatero rappresenta ormai un punto
    di riferimento, non solo in Spagna, per i nuovi
    movimenti, i collettivi femministi e anche per molti
    settori della sinistra europea, che auspicano
    con forza il rinnovamento della tradizione
    socialdemocratica. E dopo quasi due anni di governo,
    Zapatero resta un politico "alternativo".


    Il “socialismo dei cittadini” e gli studi di Amartya Sen ...

    “Il nuovo socialismo non teme la voce dei cittadini,
    contiene la libertà nel cuore del suo progetto.
    Un socialismo in cui l’estensione della democrazia, ...
     www.radioradicale.it/il-socialismo-dei
    -cittadini-e-gli-studi-di-amartya-sen
     - 20k -
    Copia cache -
    Pagine simili - Salva risultato

    Il Socialismo dei Cittadini | RadioRadicale.it

    Il Socialismo dei Cittadini. Perugia, 11 novembre
    2007 - 10:00. » playlist, Invia a un amico, Stampa.
    (dal 10 all'11 novembre 2007) ...
    www.radioradicale.it/scheda/239737/
    il-socialismo-dei-cittadini
     - 40k -
    Copia cache -
    Pagine simili - Salva risultato

    [ Altri risultati in www.radioradicale.it ]

    Giangiacomo Feltrinelli Editore - Libri/DVD - Zapatero. Il ...

    Interviste e reading. Aldo Garzia su Zapatero. Il socialismo
    dei cittadini · Marco Calamai presenta Zapatero.

    Il socialismo dei cittadini
    · Elenco completo ...
     www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5000594
    - 43k -
    Copia cache - Pagine simili - Salva risultato

    Giangiacomo Feltrinelli Editore - In Diretta - Aldo Garzia su ...

    Il socialismo dei cittadini. A cura della redazione
    di www.feltrinelli.it ... Marco Calamai presenta
    Zapatero. Il socialismo dei cittadini ...
     www.feltrinellieditore.it/IntervistaInterna?id_int=1772 -
    41k -
    Copia cache - Pagine simili - Salva risultato
    [ Altri risultati in www.feltrinellieditore.it ]

    La Nuova Ecologia - Zapatero, il socialismo dei cittadini

    SPAGNA|. Zapatero, il socialismo dei cittadini ...
    metà donne), l’estensione dei diritti di cittadinanza
    e dei diritti sociali,
    la conferma dell’idea laica ...
     www.lanuovaecologia.it/iniziative/spettacoli/5346.php -
    37k -
    Copia cache - Pagine simili - Salva risultato

    BOL | Libri | Calamai, Garzia, Zapatero, Zapatero. Il socialismo ...

    Il socialismo dei cittadini. | 1ª ed. Marco Calamai,
    Aldo Garzia, José Luis Rodriguez Zapatero. Prezzo
    di copertina: Euro 12,00 Servizio standard ...
     www.bol.it/libri/scheda/ea978880717117.
    html&referrer=lbsitvir010101
    - 52k -

    Copia cache
    - Pagine simili - Salva risultato

    Zapatero. Il socialismo dei cittadini - Libro - Calamai Marco ...

    Zapatero. Il socialismo dei cittadini, Calamai Marco,
    Garzia Aldo, Zapatero José L.. José Luis Rodríguez Zapatero,
    il giovane primo ministro spagnolo (44 ...
     www.libreriauniversitaria.it/zapatero-socialismo-
    cittadini-calamai-marc