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Il Giorno della Memoria

Il Giorno della Memoria



Il giorno della memoria riguarda
lo Sterminio degli Ebrei prima di tutto,
se non altro per via del numero elevatissimo
delle vittime: 6 milioni di persone
a vario titolo di origine ebrea sono
state sistematicamente uccise,
o immediatamente , nelle camere a gas,
o indirettamente con un lavoro durissimo
e un'alimentazione scarsa tali
da mantenerli al limite della sopravvivenza.

Tuttavia lo sterminio ha colpito anche
altre categorie di persone: da un lato
gli zingari, dall'alto i "devianti sociali",
non ultimi gli omosessuali, sia donne, sia uomini.



Il Giorno delle Memorie:

Gli Stermini Dimenticati

Rom e Sinti ed Omosessuali



26 Gennaio 2007 - ore 17,00






memoriagay@i-ken.org

il convegno sarà trasmesso e registrato da Radio Radicale.

Si ringrazia la Redazione e Sergio Rovasio della direzione nazionale della Rosa nel Pugno

scarica il programma

scarica il Manifesto

Sachsenhausen 1936

PACS di Morte

Prima e dopo la Castrazione. N Jensch, Undersuchngen an entmannten Sittli chkeitsverbrechem (orig. Hidden Holocaust ?, de Gunter Grau)

La castrazione era allora conosciuta dei nazisti come mezzo di profilassi o un modo terapeutico per sradicare l’omosessualità o per rieducare gli omosessuali. Nel 1935 il codice penale venne modificato perpermettere la “castrazione volontaria” dei “delinquenti sessuali” condannati in base al paragrafo 175.
Il 20 maggio del 1939, il Reichfuhrer – SS Himmler autorizzò la castrazione forzata dei “delinquenti sessuali”.

 

 
Guardate in questo sito :
http://www.i-ken.org/ilGiornodelleMemorie.htm



Gay.it - Mer 24 Gen


Roma: Giornata della Memoria 2007





ROMA – In occasione della Giornata della Memoria anche
nella capitale si ricordano i gay perseguitati dal nazifascismo .
Andrea Ambrogetti, responsabile cultura
dell'Arcigay di Roma, nell'introdurre le iniziative,
ricorda che “Il lato oscuro dello sterminio
perpetrato dai nazisti dal 1939 al 1945 contro milioni
e milioni di individui, quello che colpì non gli ebrei o
gli oppositori politici, bensì i "diversi" per eccellenza, persone
all´apparenza comuni ma con un orientamento sessuale
e un identità di genere differente da quella della maggioranza,
cioè gli omosessuali, arriva a Roma in occasione della
Giornata della Memoria 2007. Dal giorno in cui in tutto
il mondo si ricorderà l´apertura dei cancelli del lager
di Auschwitz sarà possibile visitare, in via San Francesco
di Sales 5, a Trastevere, nei pressi di Regina Coeli e
del Buon Pastore (fino al 10 febbraio), la mostra "Omocausto.
Lo sterminio dimenticato degli omosessuali".

La mostra non solo documenta le atroci sofferenze
che il regime nazista impose ai gay ma anche il brusco
passaggio della società tedesca dall´apertura degli anni
venti all´oppressione degli anni trenta. Un salto dalla
democrazia alla dittatura che in Europa nessuno spera
più di rivivere. Al centro della tavola rotonda che inaugurerà
la mostra il 27 gennaio alle 17.30, l´Arcigay di Roma
pone il delicato problema dei paradossi della memoria
e della storia: perché alcuni aspetti della nostra storia
recente sono stati tralasciati, per non dire rimossi?

È possibile consegnare alle giovani generazioni una memoria
completa dei regimi autoritari degli anni venti e trenta?
Il programma del 27 gennaio prevede l'inaugurazione
della mostra "Olocausto - Lo sterminio dimenticato
degli omosessuali" presso la Casa della memoria
e della storia, via S. Francesco di Sales, 5 (Trastevere),
fino al 10 febbraio tutti i giorni dal lunedì al sabato
dalle 10.00 alle 18.00.

Sempre sabato 27 alle ore 17.30 una tavola rotonda sul tema.
Presiede Andrea Ambrogetti, responsabile cultura
di Arcigay Roma. Introduce Alessandro Portelli,
consigliere del sindaco di Roma per le tematiche
relative alla valorizzazione del patrimonio di memorie
della città. Intervengono Lorenzo Benadusi, storico,
Anna Paola Concia, presidente Agensport Regione Lazio,
Maria Coscia, assessore alle politiche educative
e scolastiche del Comune di Roma, Franco Grillini,
deputato Ulivo e presidente onorario Arcigay.

Conclude Fabrizio Marrazzo, presidente Arcigay Roma.
Anche il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli,
da sempre presente alle iniziative cittadine su questo tema,
per non dimenticare l'«omocausto» ha predisposto
un'affissione di manifesti che ricordano lo sterminio
degli omosessuali da parte del regime nazista.
Il manifesto, nel quale campeggia un triangolo rosa,
verrà affisso su tutto il territorio comunale.

Inoltre il Circolo ha organizzato un incontro-dibattito
sullo sterminio degli omosessuali, dei rom, e
dei diversamente abili, che molto spesso vengono
dimenticati o considerati vittime di serie B.
Tale incontro dibattito avrà luogo nella sede
del Circolo Mario Mieli in Via Efeso 2/a, sabato 27 gennaio,
dalle ore 16.00 alle ore 20.00. Il dibattito sarà preceduto
dalla proiezione del film “Paragraph 175”, un documentario
che racconta la testimonianza di diversi uomini e donne
che furono arrestati dai nazisti per omosessualità
in base al paragrafo 175, la legge contro la sodomia
del codice penale tedesco, la cui prima stesura risaliva
al 1871 e che fu inasprito dal regime nazista.

Tra il 1933 e il 1945, in base a questa legge, furono
arrestate non meno di 100.000 persone: alcune di loro
furono imprigionate, altre mandate nei campi di concentramento.
Ne sopravvissero solo 4.000. Partecipano al dibattito
rappresentanti dell'Anpi, dell'Opera Nomadi e dell'AVI
(Associazione Vita Indipendente dei Diversamente Abili).
Domenica 28 Gennaio durante il Welcome Group alle ore 16:00
nella sede del Circolo Mario Mieli in Via Efeso 2/a il tema
dell'incontro sarà: “ La memoria storica gay" si commenta
di quanto il nostro vivere quotidiano sia influenzato
dalla memoria storica in quanto omosessuali
e quanto influisca questa consapevolezza nella comunità gay.

da  http://www.gay.it







L’Olocausto degli altri
Da: http://www.piazzablog.it/modules.php?name=News&file=article&sid=849

 15 gennio 2007 Luigi Stanziani



Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per riferirsi allo sterminio
sistematico di degli ebrei che vivevano in Europa prima della seconda guerra mondiale.
La parola 'olocausto' (dal greco holokauston, che significa letteralmente
"tutto bruciato", cioè "rogo sacrificale offerto a Dio"), si riferiva originariamente
ai sacrifici che venivano richiesti agli ebrei dalla Torah: si trattava di sacrifici
di animali uccisi in maniera rituale e bruciati sull'altare del tempio.
Solo in tempi recenti il termine olocausto è stato attribuito a massacri
o catastrofi su larga scala.

A causa del significato teologico che la parola porta, molti ebrei trovano
problematico l'uso di tale termine: viene infatti considerato offensivo
dal punto di vista teologico pensare che l'uccisione di milioni di ebrei
sia stata una "offerta a Dio". Molti Ebrei usano quindi il termine Shoah,
che in lingua ebraica significa "distruzione" (o "desolazione", o "calamità",
 con il senso di una sciagura improvvisa, inaspettata). I Rom invece usano
la parola Porajmos, che significa "divoramento", per descrivere il tentativo
nazista di sterminarli.

In alcuni ambienti il termine olocausto viene usato per descrivere
l'omicidio sistematico di gruppi di persone che vennero colpiti nelle stesse
circostanze dai Nazisti, compresi i gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari),
i comunisti, gli omosessuali, i malati di mente, i Testimoni di Geova,
e poi Russi, Polacchi e altri Slavi.
Aggiungendo anche questi gruppi il totale di vittime del Nazismo
è stimabile tra i dieci e i quattordici milioni di civili, e fino a quattro
milioni di prigionieri di guerra.

Nel luglio 1944 in Polonia era stato liberato il lager di Majdanek,
a novembre in Francia quello di Natzweiler e finalmente il 27 gennaio 1945
l’esercito dell’Armata Rossa liberava i tre Lager nazisti localizzati
attorno alla città polacca di Auschwitz: Auschwitz I Oswiecim,
Auschwitz II Birkenau, Auschwitz III Monowitz.

La deportazione nazista di civili era iniziata immediatamente
dopo l’ascesa al potere del nazionalsocialismo, il 30 gennaio 1933:
pochi giorni dopo, il 28 febbraio, venne emanato il provvedimento
legislativo denominato Schutzhaft (arresto protettivo) col quale
le polizie statali e quelle politiche erano autorizzate ad arrestare
e deportare nei campi di concentramento, chiunque esercitasse
una forma di opposizione politica al partito nazista oppure mostrasse
segni di devianza sociale. Il provvedimento veniva altresì applicato
ai gruppi etnici degli zingari e degli ebrei, considerati inferiori.

Il primo lager fu aperto a Dachau, vicino Monaco, il 23 marzo 1933,
due mesi dopo l’ascesa al potere di Hitler; era destinato, come dichiarò
ai giornali il presidente della polizia di Monaco “a tutti i comunisti e
ai funzionari marxisti che rappresentano un pericolo per la sicurezza
dello stato … nella convinzione di aver così tranquillizzato la popolazione tutta
e di aver agito secondo la sua volontà”. Nel 1977 la Gazzetta Ufficiale
tedesca ha pubblicato un elenco di 1634 lager nazisti

I lager furono progettati in modo razionale e uniforme: tutti avevano
una sola porta di accesso, una recinzione con reticolato elettrificato
e molte torrette di guardia; potevano avere anche muri, fossati
e altri impedimenti alle fughe dei deportati.
Le vie di comunicazione, sia stradali che ferroviarie, erano un punto
importante nella scelta del campo. Nei lager si cercava inizialmente
di rieducare i deportati attraverso una continua violenza fisica e psicologica.
Poi iniziò lo sfruttamento della mano d’opera gratuita sia in industrie
gestite dalle SS come cave e fabbriche di armi, sia in industrie private.
Successivamente l’obiettivo principale dei lager sarà l’eliminazione
fisica del deportato.

Le eliminazioni di massa erano condotte in modo sistematico:
venivano fatte liste dettagliate di vittime presenti, future e potenziali,
e sono state trovate le meticolose registrazioni delle esecuzioni.
Oltre a ciò, uno sforzo considerevole fu speso durante il corso
dell'olocausto per trovare metodi sempre più efficienti per uccidere
persone in massa, ad esempio passando dall'avvelenamento
con monossido di carbonio dei campi di sterminio dell'Operazione
Reinhard di Belzec, Sobibor e Treblinka, all'uso dello Zyklon-B
di Majdanek e Auschwitz; camere a gas che utilizzavano monossido
di carbonio per gli omicidi di massa venivano usati nel campo
di sterminio di Chelmno.

All'arrivo nei campi i prigionieri venivano divisi in due gruppi;
quelli troppo deboli per lavorare venivano uccisi immediatamente
nelle camere a gas (che erano spesso mascherate da docce)
e i loro corpi bruciati, mentre gli altri venivano impiegati come
schiavi nelle fabbriche situate dentro o attorno al campo.

I nazisti costrinsero anche molti prigonieri a lavorare alla rimozione
dei cadaveri e allo sfruttamento dei corpi. I denti d'oro venivano estratti
e i capelli delle donne (tagliati a zero prima che entrassero nelle camere a gas)
venivano riciclati per farne coperte o calze. In aggiunta alle esecuzioni
di massa, i nazisti condussero molti esperimenti con i prigionieri,
bambini compresi. Uno dei nazisti più noti, il Dottor Josef Mengele,
era conosciuto per i suoi esperimenti come l'"angelo della morte"
tra gli internati di Auschwitz.

Gli omosessuali erano un altro dei gruppi presi di mira durante l'olocausto.
L'ideologia nazista reputò l'omosessualità incompatibile con i propri ideali
considerando le relazioni sessuali unicamente finalizzate al processo
riproduttivo, il loro scopo la conservazione ed il proseguo dell'esistenza
del Volk [popolo]. I rapporti omosessuali, considerati «sterili» ed «egoistici»
vennero visti come un tradimento alle politiche demografiche di potenziamento
del popolo, non essendo i gay in grado riprodursi e così perpetuare la «razza padrona».


Di conseguenza gli omosessuali furono Ad ogni modo il partito nazista
non fece mai nessun tentativo di sterminare tutti gli omosessuali;
in base alle prime leggi naziste, essere omosessuali in sé non era un motivo
sufficiente per l'arresto, occorreva avere compiuto qualche atto omosessuale,
punibile in base al paragrafo 175. Col trionfo delle SS, però, la persecuzione
si aggravò, anche se rimase sempre limitata ai gay tedeschi che rifiutando
di unirsi alle donne, intralciavano la crescita della "razza ariana".
I nazisti si disinteressarono in genere degli omosessuali maschi
di altri popoli considerati inferiori, per concentrarsi a tentare
di "curare" i maschi gay tedeschi.

Alcuni membri prominenti dei vertici nazisti, come Ernst Röhm,
erano conosciuti dai loro stessi compagni di partito come omosessuali,
e questo può far capire perché la dirigenza nazista diede segnali
contrastanti su come trattare gli omosessuali.
Alcuni dei leader volevano chiaramente il loro sterminio, mentre altri
si limitavano a chiedere un rafforzamento delle leggi contro
gli atti omosessuali. Le stime sul numero di omosessuali internati
e uccisi variano molto. Si va da un minimo di 10.000 fino
a un massimo di 600.000. Questo ampio intervallo dipende in parte
dal criterio adottato dai ricercatori per classificare le vittime: se solo
omosessuali o anche appartenenti ad altri gruppi sterminati dai nazisti
(ebrei, rom, dissidenti politici).


La campagna Hitleriana di genocidio nei confronti dei popoli dzigani
principalmente Rom e Sinti dell'Europa venne vista da molti come
un'applicazione particolarmente bizzarra della scienza razziale nazista.
Gli antropologi tedeschi erano disorientati dalla contraddizione che gli zingari
erano discendenti degli originali invasori ariani dell'India, che tornarono poi in Europa. 

Ironicamente, questo li rendeva non meno ariani della stessa gente tedesca.
Questo dilemma fu risolto dal Professor Hans Gunther, uno dei principali
scienziati razziali, che scrisse: «Gli Zingari hanno effettivamente mantenuto
alcuni elementi della loro origine nordica, ma essi discendono dalle classi
più basse della popolazione di quella regione. Nel corso della loro migrazione,
hanno assorbito il sangue delle popolazioni circostanti, diventando quindi
una miscela razziale di Orientali e Asiatici occidentali con aggiunta di influssi Indiani, Centroasiatici ed Europei.»

Come risultato, nonostante le misure discriminatorie, alcuni gruppi di Rom,
comprese le tribù tedesche dei Sinti e dei Lalleri, vennero risparmiati
dalla deportazione e dalla morte. I restanti gruppi zingari soffrirono
all'incirca come gli ebrei (e in alcuni casi vennero degradati ancor
più degli ebrei), deportati e gasati ad Auschwitz e Treblinka.

I Testimoni di Geova furono tra i primi ad essere presi di mira dallo stato
nazionalsocialista con la deportazione nei campi di concentramento.
Essi rifiutavano il coinvolgimento nella vita politica, non volevano pronunciare
"Heil Hitler" né servire nell'esercito tedesco. Nel 1933, la comunità religiosa
fu messa al bando rendendo fuorilegge la loro opera di predicazione.
È stato l'unico gruppo perseguitato dal regime hitleriano per motivi religiosi:
mentre gli altri erano condannati senza alcuna possibilità di salvezza
per motivi razziali, politici o morali, solo per i Testimoni di Geova era prevista
l'opzione della liberazione dal campo di concentramento attraverso
una semplice firma di abiura.
Pochissimi la firmarono, la stragrande maggioranza, coraggiosamente,
non fece compromessi col regime nazista, anche a costo della propria vita.
Nell'agosto del 1942, constatando che tutte le misure più drastiche
non erano servite né a bloccare le loro attività né ad impedire le loro iniziative,
Hitler stesso dichiarò con fervore in un discorso che "questa genia
deve essere eliminata dalla Germania".

Pur infliggendo loro numerosi colpi mortali, i Testimoni di Geova
non furono sterminati dai nazisti. Da 25.000 all'epoca dell'ascesa
al potere di Hitler, dopo la capitolazione del Reich si contavano
ancora 7.000 attivi evangelizzatori.

Per quanto riguarda lo sterminio dei disabili, il 18 agosto 1941,
Adolf Hitler in persona ordinò la fine dell'eutanasia sistematica
per i malati di mente ed i portatori di handicap.
Questo in seguito a numerose proteste da parte della popolazione tedesca.
Le popolazioni slave erano tra gli obiettivi dei nazisti, soprattutto
per quanto riguarda gli intellettuali e le persone eminenti, anche
se ci furono alcune esecuzioni di massa e istanze di genocidio
(gli Ustascia croati ne sono l'esempio più noto).
Per identificare i prigionieri dei campi in base alla loro "offesa",
gli era richiesto di indossare dei triangoli colorati sugli abiti.
Anche se i colori usati differivano da campo a campo,
i più comunemente usati erano:

Giallo: ebrei -- due triangoli sovrapposti a formare
una stella di David, con la parola "Jude" (Giudeo) scritta sopra
Rosso: dissidenti politici, compresi i comunisti
Rosso con al centro la lettera S: repubblicani spagnoli
Verde: criminali comuni
Viola: Testimoni di Geova
Blu: immigranti
Marrone: zingari
• Nero: lesbiche e soggetti "antisociali"
Rosa: omosessuali maschi


Il numero esatto di persone uccise dal regime nazista è ancora
soggetto a ulteriori ricerche. Recentemente, documenti declassificati
di provenienza britannica e sovietica hanno indicato che il totale potrebbe
essere superiore a quanto ritenuto in precedenza.

Ad ogni modo, le seguenti stime sono considerate altamente affidabili.

5,6–6,1 milioni di ebrei;
 
3,5–6 milioni di civili Slavi;

2,5–4 milioni di prigionieri di guerra;

1–1,5 milioni di dissidenti politici;

200.000–800.000 tra Rom e Sinti;

200.000–300.000 portatori di handicap;

10.000–250.000 omosessuali;

8.000 Testimoni di Geova.

Totale: fra i 13 e i 19 milioni di persone uccise e cremate
nell'arco di quattro anni, per una media di 11.000 persone
uccise e cremate ogni giorno.


In base a questo dato, ogni forno cremava oltre 150 di corpi
al giorno, con un'efficienza almeno venti volte superiore
a quella di oggi.

Infatti esistevano 12 campi di sterminio, e in ciascuno
di essi c'era circa mezza dozzina di forni crematori.
Solo per questo motivo, del tutto opinabile,
alcuni revisionisti sostengono che le cifre delle vittime
dell'olocausto fossero grandemente esagerate.


La pubblica esposizione di tesi negazioniste è attualmente
un crimine in molti paesi europei: Francia, Spagna, Polonia,
Austria, Svizzera, Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania,
Germania, Cipro e Lussemburgo.


In Italia i lager nazisti furono quattro: Borgo San Dalmazzo (Cuneo)
in funzione dal 1 agosto ’43 a l 14 febbraio ’44 (poi i deportati
furono trasferiti a Fossoli).

Ex risiera di San Sabba (Trieste) costituita dopo l’8 settembre
sia come campo di transito verso il Nord che con funzioni di annientamento.
Fossoli di Carpi (Modena) trasformato da campo per prigionieri di guerra
a campo di transito, fino all’agosto ’44.
Bolzano, campo di transito aperto fino al 3 maggio 1945








Metto l'email di un mio amico, Diego,
sul tema della Shoah, di quella contro
gli ebrei ma anche contro gli altri
"inferiori" e in definitiva di quella
che va contro l'intera umanità, perchè
l'umanità è UNA SOLA e non ci sono umani
meno umani degli altri
(anche se forse
gli handiccapati mentali, dato che
non possono ragionare, sono meno umani
di noi, essendo la mente l'essenza dell'essere
umano, e non il suo corpo, ma questo potrebbe
non bastare per avere un diritto di disporre
della loro vita contro la loro volontà);
E , non dobbiamo dimenticarci,
si tratta anche di quella Shoah
che potrebbe sempre ripetersi,
e non solo contro gli ebrei.

Come diceva Primo Levi: "è accaduto,
quindi può accadere di nuovo".
E allora non lo si deve mai dimenticare.





Per la giornata della Memoria
(27 Gennaio 2007)




Questa è parte di una lettera inviata
ad un caro amico di penna e scritta
nei giorni in cui una gita scolastica
mi portava nel cuore della storia
d’Europa del secolo scorso, attraverso
i luoghi di un orrore che resterà
per sempre a marchiare il genere umano,
di una colpa che neanche il perbenismo
più estremo potrà mai nascondere.

Tutti lo dovremo ricordare, in ogni istante
della nostra vita, ogni insulto
razzista, ogni ondata di discriminazione,
ogni negazione di un diritto umano,
ogni pretesa di normalità o superiorità
rispetto ad un altro gruppo umano
che sia diverso per religione,
colore della pelle, filosofia, pensiero,
orientamento ed identità sessuali....




13 Marzo 2003
Caro Ale,
eccomi, la sera dopo, stavolta totalmente solo.
Jacopo sta bene ed è uscito, non so se in giro
o in una delle altre stanze.
Enrico è andato con gli altri compagni in uno
dei pub là fuori. Nevica, c’è un freddo intenso,
sono parecchio assonnato, i miei occhi si chiudono
e mi sembra di vederle ancora quelle foto di detenuti
ebrei condotti alla morte.
Continua a ronzarmi nella mente quel silenzio
così eloquente e così macabro, orrendo.
Ho odiato gli uomini, Alessandro, e non riesco
a tenere in piedi quella fede sull’Uomo che mi avevi
infuso attraverso le tue lettere.
C’era un cumulo immenso di capelli dentro il museo,
capelli di vittime rasate e gasate, uccise da una follia
del tutto umana, in ogni caso, priva di logica
e di comportamenti che non sembrino ferini...
16 Marzo 2003


Caro Ale,
il mio viaggio si conclude qui, nella solita attesa,
silenziosa, solitaria.Sono appena arrivato a Nuoro,
mi sono fatto lasciare in stazione sperando di riuscire
a prendere in extremis l’autobus per Posada, invece
adesso devo aspettare il prossimo, che passerà tra un’ora.
Così, visto che il parcheggio è deserto, ne approfitto per scriverti.
L’altra sera mi sono fermato, perché non riuscivo a comporre
le mille sensazioni che mi percuotevano l’animo, non riuscivo
a comprendere il mio stato di incoscienza ed ero
francamente molto stanco.

In questi ultimi due giorni ho avuto una forte ansia
di ritornare (anche se l’idea di una ripresa di certi ritmi
non mi allietava...), perché volevo ripensare a posteriori
a tutto il viaggio e specialmente ad Auschwitz.

Rivedrò le immagini appena le foto saranno pronte
e acquisteranno l’ordine di un catalogo, nel cassetto dei ricordi.
Ci pensavo, durante le interminabili ore di viaggio,
a ciò che mi ha spinto ad andarci, uno scopo che
credo non fosse principalmente ricreativo.
Ho appena visto ciò che di più insano, malvagio,
mostruoso, terribile, può fare l’uomo.

E la mia reazione più immediata è stata il silenzio,
un silenzio meditabondo che si uniformava
a quel più grande silenzio di Auschwitz e che
di quel silenzio coglieva un intimo grido di orrore
e di indignazione. Si parla di un Paradosso insostenibile,
inconcepibile, che però è giunto da un essere
potenzialmente razionale.
 
E sull’onda di questo paradosso, definiamo
disumano ciò che storicamente è stato un prodotto
dell’uomo. E questo proprio non riesco ad accettarlo.
Sono sconvolto e furioso per questo paradosso.
E terrorizzato, perché quando un pregiudizio si fossilizza,
diventa un sostrato costante, quotidiano, quando diviene
opinione comune e poi elemento di odio, allora la strada
per Auschwitz comincia a spianarsi.

Di questo ne ho una chiara percezione e sogno
idealisticamente che il genere umano ne abbia coscienza,
che l’Europa sappia di possedere nella sua storia
questo enorme buco nero. Io lo avverto dentro di me,
ho interiorizzato il baratro.
Non riesco a descriverti quello che ho visto,
solo i tuoi occhi potranno intimamente coglierlo.
Se c’è però una cosa di cui terrò memoria, al di là di tutte
le belle città che ho incrociato lungo il tragitto,
è stata proprio questa cruda visione, della morte
nel suo aspetto più spietato...

Diego

http://sunnysunnysmile.spaces.live.com/

Pubblicato il 27/1/2007 alle 1.32 nella rubrica Geografia e Storia, Scienza, Attualità e Società.

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