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Perché è giusto punite l'omofobia

Perchè è giusto punire l'omofobia



Caro direttore, era una fresca sera d'autunno e Matthew Shepard,
studente di scienze politiche all'Università del Wyoming negli Stati Uniti,
decise di uscire per vedere gli amici, bere qualcosa, divertirsi come fanno
tutti i giovani di vent'anni.

Quella sera, il 7 ottobre 1998, fece amicizia con due coetanei che si offrirono
di riaccompagnarlo a casa. Invece lo portarono fuori città, in un luogo isolato,
lo legarono ad una staccionata, lo pestarono furiosamente, gli spaccarono
il cranio con il calcio di una pistola e alla fine lo abbandonarono in fin di vita.

Un ciclista passando di lì il giorno dopo immaginò che alla staccionata
ci fosse appeso uno spaventapasseri ma avvicinandosi si rese conto
che quel fantoccio era un ragazzo che respirava ancora e diede l'allarme.

Matthew Shepard morì cinque giorni dopo in ospedale a causa delle ferite,
senza aver mai ripreso conoscenza. Sul crimine, commesso con lo scopo
esplicito e premeditato di punire un omosessuale, venne fatta presto
chiarezza e i due assassini condannati all'ergastolo.

Ma la motivazione per quel crimine brutale, ovvero l'odio, determinò
in molti stati americani numerose iniziative legislative sui cosiddetti
hate crime ed oggi si lavora ad una legge federale bipartisan,
il Matthew Shepard Act, già approvata da un ramo del Parlamento.

Oggi negli Usa, come in molti altri paesi del mondo, chi sostiene idee
che ammettano la discriminazione sulla base della razza, della fede religiosa,
della nazionalità, dell'orientamento sessuale non viene assunto in un'azienda
o ammesso in un'università.

La tolleranza è considerata una condizione indispensabile del convivere
civile al fine di garantire pieno senso di cittadinanza a tutti. Ma la motivazione
che sta alla base di leggi che fanno riferimento ai crimini dettati dall'odio
rispetto alla diversità è legata anche alla necessità, e alla volontà, di offrire
a tutti i membri di una società articolata e multietnica il senso di appartenenza.

Ci si propone così di evitare l'alienazione, il senso di estraneità alla collettività,
un sentimento che ostacola la realizzazione del bene comune.
Come tutti sappiamo, lo scorso 6 dicembre, la senatrice Paola Binetti
non ha votato la fiducia al governo Prodi, motivando la sua decisione
sulla base di una scelta di coscienza che le impediva di riconoscere come punibile la violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi,
o fondati sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere.

Questo, forzando l'interpretazione del riferimento legislativo, avrebbe
aperto le porte a chissà quali rivendicazioni, dalla senatrice considerate
inaccettabili. È risultato poi che l'emendamento conteneva un errore
tecnico: ma, errore o no, è comunque in gioco una questione di principi. Personalmente ho votato la fiducia al governo perché pienamente convinto dell'importanza di una legge sulla sicurezza che, tra le altre cose, condanni
la violenza di chi discrimina e perché ho orrore di chi vuole dividere
la società in buoni e cattivi sulla base delle convinzioni personali.

Anche io ho interrogato la mia coscienza prima di votare e vi ho trovato
delle risposte diverse da quelle rese pubbliche da chi ha contrastato
la legge di Giuliano Amato: io credo che le convinzioni personali
devono essere sempre rispettate e protette anche dalla legge,
se serve, purché non arrechino danno ad altri
.

Sono un credente e non pretendo di conoscere tutte le scritture
sulle quali si fonda la religione cristiana, so però che in uno
dei libri della Bibbia, il Levitico, vi è una condanna dell'omosessualità.


Ma quel libro, un monumento storico di indubbia rilevanza, non può costituire
la base per chi legifera né può valere per chi non lo riconosce come libro sacro.


Per chi come me crede nel messaggio di Cristo non dovrebbero comunque
valere di più le parole pronunciate di fronte all'adultera: «Chi tra di voi
è senza peccato scagli per primo una pietra contro di lei»?

Non credo che esistano giustificazioni, laiche o religiose, per ostacolare
una legislazione che mira a sanzionare l'odio.


Ricordiamoci di Matthew Shepard quando in Parlamento discutiamo
se sia giusto o no punire chi compie violenze spinto dall'odio.
Ricordiamoci anche del prosindaco di Treviso, Giancarlo Gentilini,
che lo scorso agosto invocò la «pulizia etnica contro i culattoni».
È questa la deriva che dobbiamo evitare, intervenendo dal punto di vista
legislativo ma anche culturale, per creare una società dell'accoglienza,
o per lo meno della tolleranza, laica e non in contrasto con il messaggio cristiano.


La Repubblica
di Ignazio Marino
11 Dicembre, 2007 - 20:00
Mercoledì, 12 Dicembre, 2007 - 00:46

Commenti

le fonti della morale





Concordo ampiamente con il ragionamento del Sen. Marino, del quale
specialmente condivido l’applicazione del metodo liberale alla risoluzione
dei conflitti di valori, e alla delimitazione dei loro rispettivi ambiti di competenza.

Non posso però esimermi dalla seguente precisazione, riguardante
il riferimento del Sen. Marino alla condanna biblica dell’omosessualità:
tale condanna (peraltro non esclusiva del Levitico, ma presente
anche in san Paolo, in diversi passi) è una condanna a morte,
come risulta dalla consultazione di Lev. 18:22 “se uno ha rapporti
con un uomo come con una donna, tutti e due hanno commesso
un abominio; dovranno essere messi a morte; il loro sangue
ricadrà su di loro”.

Nei Vangeli canonici, Gesù non si riferisce mai esplicitamente
all’omosessualità (la sua predicazione si sofferma solo marginalmente
su questioni riguardanti la morale sessuale, che è pressochè
tutta di derivazione paolina), tuttavia egli ribadisce con parole
inequivocabili la validità della Legge (Mt 5:17-19 “Non pensate
che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto
per abolire, ma per dare compimento.

In verità vi dico: finchè non siano passati il cielo e la terra, non passerà
neppure uno iota o un segno della Legge, senza che tutto sia compiuto.
Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi,
e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo
nel regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini,
sarà considerato grande nel regno dei cieli”.

Anche nell’episodio dell’adultera (Gv 8:3-11), citato come
esempio di tolleranza, Gesù in realtà non confuta la Legge
della lapidazione, ma si limita a trasgredirla, e a insegnare
a trasgredirla (sarà considerato minimo, nel regno dei cieli?),
osservando che nessuno dei presenti è sufficientemente puro
per applicarla; l’unico a poterlo fare sarebbe lui stesso, che però
perdona la peccatrice.

Queste riflessioni, che potrebbero apparire pedanti o inutilmente
polemiche, hanno al contrario un’intenzione costruttiva, giustificata
dalla preoccupazione per il generale riconoscimento dell’autorità
esegetica, invocato dal Papa, e sui vincoli che da questa autorità
discendono, per i credenti. Nel Catechismo della Chiesa Cattolica,
documento dottrinale ufficiale, leggiamo: “La santa Madre Chiesa,
per fede apostolica, ritiene sacri e canonici tutti interi i libri sia
dell'Antico che del Nuovo Testamento, con tutte le loro parti, perché,
scritti sotto ispirazione dello Spirito Santo, hanno Dio per autore
e come tali sono stati consegnati alla Chiesa
”:
quando una dottrina che si propone come moralmente autorevole,
e che ha l’ambizione di conformare la Società alle sue indicazioni,
è fondata su Scritture che contengono precetti superati dai tempi,
e non più accettabili da una civiltà evoluta, è necessario revocare
una simile responsabilità dalle mani di un solo uomo, per giunta capo di uno Stato estero concordatario con il nostro.


In una democrazia effettiva, una simile riflessione non dovrebbe essere
disattesa, né avrebbe bisogno di essere sollecitata. Ringrazio Ignazio Marino
per il lustro democratico che dà alla Commissione Sanità del Senato
e al dibattito politico italiano, nonché – non secondariamente -
per il suo meritorio contributo al progresso della chirurgia dei trapianti. 



Fonte:
http://www.lucacoscioni.it/perche_e_giusto_punire_lomofobia



Inghilterra: presentata la legge contro l'omofobia
di Gay.it
Martedì 9 Ottobre 2007
Gay.it - Inghilterra: presentata la legge contro l'omofobia
Il disegno, che deve ora essere approvato dalla Camera dei Lord, è fortememte osteggiata dalla comunità cristiana che parla di limitaziome della libertà di parola. Soddisfatte le organizzazioni LGBT

Il ministro della Giustizia britannico ha annunciato che ulteriori provvedimenti per affrontare l'incitamento all'odio per ragioni di orientamento sessuale saranno introdotti nel 'Criminal Justice and Immigration Bill'. Straw ha aggiunto che prenderà in considerazione lo stesso tipo di difesa per i trans e per le persone disabili. La Camera dei Comuni si è riunita oggi per la prima volta da luglio scorso per ascoltare una dichiarazione del primo ministro iracheno e per dare una seconda lettura al provvedimento. “E' la misura di quanto siamo rimasti indietro, come società, negli ultimi dieci anni, al punto che ora dobbiamo esprimerci rispetto ai crimini di odio perpetrati contro le persone in base al loro orientamento sessuale - ha dichiarato Straw –. E' ora che la legge lo riconosca”.
I gruppi religiosi fondamentalisti denunciano che i loro membri, secondo la nuova legge proposta, potrebbero dover affrontare sette anni di prigione per avere espresso il loro punto di vista sull'omosessualità. 

Il presidente esecutivo di Stonewall, Ben Summerskill, ha dichiarato: “Ne siamo felici. Abbiamo lavorato senza soste negli ultimi sei mesi cercando di convincere i ministri a equiparare l'attuale legislazione contro i crimini razziali ai reati commessi contro le persone per il loro orientamento sessuale. Un nuovo reato servirà da deterrente per quegli estremisti che commettono atti dettati dall'odio contro i gay e le lesbiche. Questi provvedimenti non mirano a impedire alla gente di esprimere il loro punto di vista religioso in modo moderato. Tuttavia ci rifiutiamo di accettare ancora che non ci siano connessioni tra  alcuni testi estremisti di canzoni rap che istigano all'attacco nei confronti di persone gay  o le dichiarazioni fondamentaliste secondo le quali tutti i gay sarebbero pedofili e l'epidemia di
violenza omofobica che sta dilagando per le strade britanniche. I nostri tradizionali oppositori stanno già diffondendo mistificazioni riguardo a quello che potrebbe comportare l'attuazione della nuova legge. Vi anticipiamo, come sempre, una dura battaglia alla Camera dei Lord, ma restiamo determinati nel volere assicurare l'equità totale rispetto alle leggi criminali”.

Il Christian Institute dichiara che questa legge limita il diritto alla libertà di parola che colpirebbe i cristiani e soffocherebbe il dibattito sull'omosessualità. All'inizio di quest'anno l'Istituto ha fallito nel tentativo di fermare l'introduzione delle  Sexual Orientation Regulations che protegge le persone LGBT dalle
discriminazioni nella fruizione di servizi e benefici.
Obietta sull'estensione della legge ai reati commessi contro le persone per il loro orientamento sessuale perché “l'omosessualità è una scelta di uno stile di vita. Molti 'attivisti per i diritti dei gay' direbbero che il loro orientamento sessuale è una scelta e non una caratteristica genetica”.
I cristiani sono già tutelati dalla legge rispetto alle
discriminazioni religiose.


http://gaychat.it/channel/attualita/
23511/Inghilterra-presentata-la-legge-contro-l-omofobia.html

Pubblicato il 27/1/2008 alle 19.12 nella rubrica Laicismo: lotta per la libertà.

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