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La trappola del primo anno record di bocciati al liceo

 Oggi è l'ultimo giorno possibile per l'iscrizione alle superiori
Una scelta difficile per i 600mila ragazzi usciti dalle medie

La trappola del primo anno
record di bocciati al liceo

Le statistiche: il 30% sarà bocciato, o getterà la spugna
prima dell'estateUn professore: "Spesso i genitori
non pensano ai figli, ma a loro stessi"
di MAURIZIO CROSETTI


<b>La trappola del primo anno<br>record di bocciati al liceo</b> 


Si chiude oggi il conto alla rovescia per una delle decisioni
più complicate della vita: dove iscrivere i ragazzi alle superiori,
e magari perché. Un problema che riguarda 600 mila studenti.
Anche perché i numeri forniti dall'Istat, dimostrano
che un tredicenne su tre cadrà al primo ostacolo
e non concluderà l'anno scolastico, oppure sarà bocciato.
Il secondo tredicenne su tre, sempre secondo le statistiche,
verrà invece promosso con riserva.

Tra i settecentoquindici incastri di quel sudoku che è la nostra
scuola si è spalancato un immane spettro di possibilità che va
dalla traduzione di Seneca alla guarnizione di una torta Saint Honorè,
spaziando da Heidegger alla filettatura di una vite: pare che per trovare
lavoro sia oggi più utile la seconda del primo (se ne può discutere),
però non ditelo ai genitori dei tredicenni in cerca d'autore,
cioè di professore.

Si chiude oggi il conto alla rovescia per una delle decisioni più
complicate della vita: dove iscrivere i ragazzi alle superiori, e magari perché.
Un problemone per 600 mila studenti. I numeri, impietosi non soltanto
quando c'è interrogazione di matematica, dimostrano che un tredicenne
su tre cadrà al primo ostacolo e non concluderà l'anno scolastico,
oppure sarà bocciato. Se Tizio sbaglia in partenza, il suo amico Caio
non ci rimette le penne ma quasi: il secondo tredicenne su tre verrà
promosso con riserva, mettendo cioè nello zainetto (firmato) uno
o più "debiti formativi", ovvero quell'invenzione lievemente ipocrita
che serve a promuovere facendo finta di rimandare.

Dei tre amici usciti dalle medie dodici mesi prima, solo il brillante
Sempronio andrà in seconda con le proprie gambe. Difficile sostenere
che un fallimento e mezzo su tre (Tizio, più mezzo Caio) non sia,
in realtà, una bocciatura per l'intero sistema. Ed è anche la prova
che ragazzi e famiglie non sanno come scegliere, e molte volte sbagliano.

"La mancanza di orientamento è la vergogna scolastica nazionale".
Non cerca l'eufemismo il professor Tullio De Mauro il quale,
da illustre linguista qual è, le parole per dirlo diversamente
(e più morbidamente), volendo le troverebbe. "Una vergogna perché
le opzioni sono troppe, e bisognerebbe semplificare. Un tempo c'erano
la strada classica o quella tecnica: non dico fosse l'ideale, però oggi
abbiamo intere generazioni allo sbando. Il vero problema sono
gli adulti, i quali dovrebbero aiutare i bimbetti tredicenni a scegliere:
secondo le ultime indagini, il 19,8 per cento dei grandi non possiede
i requisiti minimi per orientarsi nelle decisioni, e addirittura
il 41 per cento fatica a decifrare uno scritto, anzi una scritta.
Formare gli adulti dovrebbe essere la prima preoccupazione
del prossimo governo e Parlamento".

Ma perché i licei sono diventati così popolari? "Non certo
per un improvviso amore verso Atene o Roma. Il merito
è della signora Moratti, che quand'era ministro ipotizzò
di regionalizzare le scuole tecniche lasciando allo Stato
i licei: molti si rifugiarono lì, una fuga e non una scelta.
Anche da parte degli insegnanti".
Ma perché si manda il figlio al liceo, e qualche volta all'Itis?
Perché i genitori hanno studiato lì. Perché altri amici
e compagni delle medie ci vanno, e mica vorremo separare
le creature. Perché i prof delle medie qualcosa hanno consigliato
(ma in troppi non li ascoltano). Perché si va per esclusione:
chi odia la matematica finisce al classico, come se là non esistesse.

Oppure perché qualche istituto scolastico si è fatto pubblicità
meglio degli altri. È la famigerata macchina del "pof", il "piano
dell'offerta formativa" che rappresenta ormai il contratto
integrativo delle scuole.

Chi si vende meglio, o s'inventa il corso più fantasioso e allettante,
si accaparra gli iscritti: e i numeri sono vitali da quando è stata
introdotta l'autonomia che ha trasformato le scuole in piccole
aziende, regalando loro soprattutto vezzi e vizi delle medesime,
più che le virtù. "Una giungla che - dicono dal ministero della
pubblica istruzione - Fioroni aveva già in mente di snellire.
Ma a questo punto non possiamo che augurarci che i futuri
inquilini di viale Trastevere agiscano di conseguenza".

Ed eccoli, dunque, gli specchietti per intere famiglie di allodole.
Corsi di archeologia, hitball (una specie di palla muro), bridge,
vela, ascolto di musica jazz, lingua aggiuntiva, "patentini"
(non per il motorino, ma ci si arriverà), corsi di recitazione
all'accademia di arte drammatica (forse per simulare malanni
in vista del compito in classe) e scambi culturali con annesso
viaggio e soggiorno (anche sei mesi) dall'altra parte del mondo.
Così la scuola italiana assomiglia un po' ad un'agenzia turistica,
e un po' al famoso liceo "Marilyn Monroe" del film Bianca
di Nanni Moretti, con la foto di Zoff appesa al muro invece
di quella del presidente, e i ragazzini che hanno sempre ragione.

Ormai ci sono licei costretti al test d'ingresso sul modello
universitario, perché scoppiano di iscritti: a dicembre è accaduto
al civico liceo linguistico "Manzoni" di Milano, 600 aspiranti per
250 posti a disposizione, sessanta domande e due ore di tempo.
Così i poveri tredicenni vengono spediti a scalare aoristi o
equazioni con enormi incognite, senza tenere conto del mercato
che vede restare vacanti 85 mila posti di lavoro ogni anno:
le aziende cercano figure professionali intermedie e non
le trovano, perché stanno tutte a studiare filosofia.
Del resto Paola Mastrocola, insegnante e scrittrice, lo ripete
da tempo: per uscire dall'impasse della crisi da superofferta
scolastica "bisognerebbe dare pare dignità a tutti i tipi di scuola".
E invece...

"Non lo diciamo noi, che forse saremmo di parte.
Lo dice l'Unione Industriale". Il professor Nino Moro è da
vent'anni il preside dell'istituto tecnico industriale "Pininfarina" di Torino.
"E non è un problema di orientamento: spesso i genitori non pensano
ai figli ma a loro stessi, e al molto ipotetico prestigio legato a una scuola
piuttosto che ad un'altra. Ma i guai arrivano da lontano. Nel primo anno
delle superiori, vengono al pettine tutti i nodi non sciolti dalla scuola media.
Che, com'è noto, promuove tutti. Ma qui arrivano ragazzini che non sanno
le quattro operazioni, e men che mai scrivere senza erroracci".
Una zavorra, quella della scrittura, pesante come un'incudine
e non certo privilegio degli Itis: la stragrande maggioranza
dei laureandi non sa scrivere in italiano corretto, anche perché
all'università è quasi scomparsa la prova scritta, sostituita spesso
da quiz tipo patente di guida, e deve frequentare corsi specialistici
prima di affrontare la tesi (per tacere dell'ultima sessione di esami
per diventare procuratore, con centinaia di laureati in giurisprudenza
capaci di strafalcioni clamorosi).

"La situazione è di vera emergenza" prosegue il preside del "Pininfarina".
"Ragazzi che non sanno quasi nulla, seguiti pochissimo in casa, assai
peggiorati anche nel comportamento verso compagni e professori.
È così che l'allarme educativo e culturale si può trasformare in allarme sociale".

Tizio sbaglia scelta, Caio quasi. Uno studente su due dovrà frequentare
i corsi di recupero, autentica novità "interna" della scuola italiana:
ulteriore carico di lavoro per insegnanti, visti ancora come il male
assoluto e non come le vittime di ragazzi, famiglie e Stato, quali
spesso sono: sottopagati e sottoconsiderati (questo sempre).
Regna sovrano il caos su organizzazione, gestione e retribuzione
dei corsi medesimi, mentre tornano d'attualità le lezioni private,
tassa che i genitori pagano dopo avere sbagliato scelta, loro
e i loro pargoli. Pensarci prima, no?

Ma non è tutto così nero. C'è chi lavora molto su come indirizzare
i ragazzini alla scelta. Ad esempio il liceo classico "Gioberti" di Torino,
che negli ultimi anni ha visto il numero degli allievi in continua crescita.
La professoressa Stefania La Manna fa parte della commissione
orientamento. Più per i genitori o più per i figli? "Le famiglie
s'informano parecchio, confrontano le offerte formative delle
varie scuole e infine decidono. Noi effettuiamo incontri collettivi,
e tutti i sabati mattina siamo a disposizione per colloqui individuali.

Lo sforzo della nostra scuola è rendere più moderno il liceo classico:
abbiamo un indirizzo tradizionale, e un altro con tre lingue straniere
ma senza il greco. Per tutti più matematica e inglese,
che si studia fino al quinto anno". Ma perché si va così tanto al liceo?
"Perché, nel timore di ventilati cambiamenti e riforme, si preferisce
affidarsi alla tradizione culturale italiana". Ma non è che la scuola
sia diventata troppo severa, per questi tredicenni? "Anzi, semmai
è il contrario. Sono i ragazzini ad arrivare alle superiori meno attrezzati.
Anche la possibilità di scelta è più ampia di un tempo, compresa quella
di sbagliare. E non sarebbe male se i genitori ascoltassero
con maggiore attenzione i consigli orientativi degli insegnanti
delle medie". Tizio ne guadagnerebbe, e pure Caio.


(30 gennaio 2008

Da:

http://www.repubblica.it/2008/01/
sezioni/scuola_e_universita/servizi/primo-anno/primo-anno/primo-anno.html

Pubblicato il 30/1/2008 alle 9.40 nella rubrica Geografia e Storia, Scienza, Attualità e Società.

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